{"id":31356,"date":"2014-04-29T14:56:43","date_gmt":"2014-04-29T12:56:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31356"},"modified":"2016-07-05T12:43:55","modified_gmt":"2016-07-05T10:43:55","slug":"piccola-patria-intervista-a-alessandro-rossetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31356","title":{"rendered":"Piccola Patria \u2013 Intervista a Alessandro Rossetto"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32906\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/rossetto.jpg\" alt=\"rossetto\" width=\"1112\" height=\"807\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/rossetto.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/rossetto-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/rossetto-1024x743.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/rossetto-436x316.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\">Ci sono film che funzionano ma non basta. Ci sono film che quando escono, dopo mesi di ricerca della propria strada verso il pubblico, ottengono una media sala alta ma ancora non sufficiente a far s\u00ec che in loro si creda un po&#8217; di pi\u00f9. Ci sono film che escono in poche sale in giro per l&#8217;Italia e che \u00e8 davvero complicato riuscire a vedere. Ci sono film che raccontano il nostro Paese, il nostro tempo, le nostre vite ma che <i>&#8216;O Sistema<\/i> cinematografico non vuole che siano visti. Ci sono film, come <i>Piccola Patria<\/i> di Alessandro Rossetto, che meriterebbero ben altro spazio.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\">Presentato in concorso nella sezione Orizzonti di Venezia 2013, passato per Rotterdam e il CPH PIX di Copenhagen, \u00e8 giunto nelle sale italiane il 10 aprile (sulla <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/piccola-patria-small-homeland-film\/111484802279416\">pagina facebook<\/a> del film trovate il calendario delle proiezioni), distribuito da Cinecitt\u00e0 Luce (e sospinto dal regista stesso e dalla sua squadra attraverso una capillare \u201cchiamata alle armi\u201d via SMS e posta elettronica), l&#8217;esordio al lungometraggio di finzione di uno dei documentaristi italiani pi\u00f9 solidi e apprezzati, anche all&#8217;estero, \u00e8 un noir che \u00e8 un pugno allo stomaco ambientato in un Nordest iperrealista fra centri commerciali e aree industriali, fra feste indipendentiste e raduni di musica country (<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29807\"><b>qui<\/b><\/a> la nostra recensione).<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><i>Piccola Patria<\/i> \u00e8 un film di cui vale la pena parlare.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/p4R6cgW4qHQ\" width=\"620\" height=\"349\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>Alessio Galbiati: Qual \u00e8 stata l&#8217;idea di partenza del progetto? Qual \u00e8 stata la scintilla, il seme, che ti ha fatto capire che avresti voluto realizzare quest&#8217;opera?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>Alessandro Rossetto:<\/b> Con Caterina Serra abbiamo scritto il soggetto partendo da due idee, raccontare il tempo del passaggio tra la giovinezza e la prima et\u00e0 adulta e trattare del corpo e del futuro dei giovani, messo in pericolo da adulti senza scrupoli. C\u2019erano poi pratiche da sperimentare sul procedere della scrittura, con una ricerca sul campo di storie e di profili che fossero d\u2019ispirazione e che portassero ad approfondire aspetti interstiziali, spesso dimenticati nelle storie cinematografiche. Personalmente volevo da tempo confrontarmi con la finzione e volevo farlo in un certo modo, piegando il racconto e le riprese a scelte di regia che venissero dalla mia esperienza.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: In tutte le fasi di ripresa la sceneggiatura (scritta con Caterina Serra e Maurizio Braucci) \u00e8 stata stravolta per lasciare spazio all&#8217;improvvisazione. Potresti illustrarmi questo processo? Quanto \u00e8 stato complesso non perdere il controllo e rimanere fedeli all&#8217;idea di partenza? E come \u00e8 stato possibile operare in questo modo in accordo con la produzione e i finanziatori?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> \u00c8 pi\u00f9 giusto dire che la sceneggiatura fu concepita per essere stravolta, lasciando gi\u00e0 in scrittura lo spazio previsto per il cambiamento. Possiamo parlare di due ordini d\u2019improvvisazione, l\u2019uno riguarda parte del lavoro degli attori, l\u2019altro appunto la sceneggiatura. Soffermandoci su quest\u2019ultimo, occorre dire che il \u201dcopione\u201d aveva un aspetto classico, con divisione per scene, dialoghi, linea del racconto riconoscibile e una strutturazione generale che lo rendesse comunque comprensibile e appetibile. Produzione e finanziatori hanno quindi maneggiato uno scritto quasi classico, introdotto per\u00f2 da una nota che spiegava le prospettive del cambiamento possibile e accompagnato da una sorta di prontuario di regia che scendeva nei dettagli di queste prospettive.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Improvvisare significa essere aperti a ci\u00f2 che accade durante le riprese, ma significa pure arrivare al montaggio con ore e ore di girato da dover legare fra loro. Come avete lavorato alla tessitura del film e con quanta fatica?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Non ho girato pi\u00f9 di quanto si giri usualmente per un lungometraggio complesso e stratificato. Sono stato l\u2019operatore alla macchina del film, lo ero stato in passato nei mie film documentari girati in pellicola e ho una formazione che non prevede certo la registrazione infinita, per lasciare poi la scelta al montaggio. Ho montato <i>Piccola Patria<\/i> con Jacopo Quadri, mio collaboratore da anni, abbiamo un\u2019esperienza comune vasta e un\u2019intesa ormai solida, questo \u00e8 stato essenziale. Le improvvisazioni degli attori, le variazioni delle scene rispetto alla sceneggiatura e il rapporto con i quadri di realt\u00e0 che costellano il film, sono stati ben preparati e controllati. Montando, la nostra guida rimaneva la sceneggiatura e nonostante in ripresa io abbia molto rimaneggiato struttura e scene rimanendo aperto alle incursioni della realt\u00e0, ritrovo nel film il lavoro di scrittura originario.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31358\" title=\"piccolapatria_2\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_2.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_2.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_2-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Mi interessa sapere con quale strumentazione avete lavorato? Quante macchine da presa avevate sul set? Avete lavorato in digitale o in pellicola? E perch\u00e9 l&#8217;uno o l&#8217;altro?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Abbiamo girato in digitale, con obiettivi cinematografici, raramente con due macchine. L\u2019opzione digitale \u00e8 ormai diffusa, la qualit\u00e0 d\u2019immagine e le possibilit\u00e0 di post produzione hanno raggiunto alti livelli, che permettono di raggiungere anche il calore della pellicola. Per un po\u2019 ho accarezzato l\u2019idea di girare <i>Piccola Patria<\/i> in pellicola, sarebbe stato un bell\u2019addio a un supporto che ormai scompare, ma il quadro produttivo non lo avrebbe permesso.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: La lingua \u00e8 un aspetto importantissimo di <i>Piccola Patria<\/i>. L&#8217;uso del dialetto veneto \u00e8 una soluzione registica estremamente interessante, capace di ampliare il carattere dei personaggi da una dimensione meramente psicologica a uno piano (anche) antropologico. Mi puoi raccontare i motivi di questa scelta?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Dialetti e forti accenti regionali sono una caratteristica del miglior cinema italiano, anche del passato. \u00c8 raro per\u00f2 un uso significativo e profondo del dialetto veneto, forse questo sorprende. Ma credo che il parallelo debba essere un altro. In Italia vediamo la maggior parte del film stranieri doppiati in un perfetto italiano nazionale, abbiamo perso la coscienza della verit\u00e0 e il piacere delle parole\/suoni portati dai corpi degli attori, in fondo sentiamo sempre lo stesso film, che sia ambientato in un sobborgo di Los Angeles, nel centro di Teheran, nel deserto australiano o nella Terra del Fuoco. Invece registi e attori di tutto il mondo lavorano sulla lingua dei luoghi e degli ambienti di appartenenza dei personaggi. Io credo di aver fatto questo.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Con <i>Piccola Patria<\/i> ho avuto l&#8217;impressione di trovarmi di fronte a un film che non solo \u00e8 stato realizzato da persone che quei luoghi li conoscono, ma da persone che di quei luoghi e dell&#8217;umanit\u00e0 che li abitano avessero un&#8217;opinione assolutamente definita. Un film costruito per dire qualcosa di chiaro e semplice, nella sua cruda tragicit\u00e0. \u201cFilm a tesi\u201d \u00e8 un termine spesso usato come sinonimo di un qualcosa di \u201csbagliato\u201d, di un approccio ideologico al materiale; personalmente ritengo che esporre una propria idea forte, e farlo con risoluta chiarezza, sia prima di ogni altra cosa un atto di onest\u00e0 intellettuale, di sincerit\u00e0 nei confronti del pubblico, del fruitore della propria opera. In <i>Piccola Patria<\/i> la finzione \u00e8 indirizzata a raccontare una condizione morale e antropologica degli individui portati in scena; il materiale preso dalla realt\u00e0 partecipa a questa visione rafforzandola, rendendola <i>politica<\/i>: penso alle vedute aeree dell&#8217;indistinto groviglio di abitazioni private e capannoni, penso alla festa indipendentista dentro alla quale si muovono i personaggi. <i>Piccola Patria<\/i> \u00e8 un film coraggioso perch\u00e9 contiene una visione personale di un tempo storico e di un luogo geografico definiti con chiarezza. Quanto \u00e8 stato complesso, anche da un punto di vista etico, dispiegare la propria visione autoriale distanziandosi dall&#8217;ambito documentaristico, facendo a meno della protezione che il cinema del reale offre alla voce del proprio autore?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> L\u2019aggettivo \u201ccoraggioso\u201d viene usato spesso per <i>Piccola Patria<\/i> e mi sorprende. Capisco che l\u2019uso del dialetto possa rappresentare una novit\u00e0, che \u201cnascondere\u201d parte della storia dietro e dentro ai quadri di realt\u00e0 sia inusuale, che una tragedia che si permette digressioni continue sia spiazzante. Ma il film \u00e8 anche un noir, con solidi elementi thriller, il plot \u00e8 un ricatto, i contrasti sono fra generazioni e fra indigeni e straniero, tutti ingredienti che definirei classici. I manuali di cinema spingono e insegnano a lavorare sulla condizione morale e antropologica dei personaggi e, se questo il progetto prevede, a portare una visione personale su un tempo storico e su un territorio definiti. Su questo il film tenta una sintesi che \u00e8 frutto della mia esperienza documentaria. Mi spiego. Il tempo \u00e8 quello della contemporaneit\u00e0, ma uno scarto temporale esiste, \u00e8 lieve per\u00f2 sostanziale perch\u00e9 location, costumi, scenografie e oggetti di scena sono stati scelti perch\u00e9 potessero raccogliere almeno un decennio, in modo che il necessario \u201cqui e ora\u201d di estendesse a una breve era. Lo stesso vale per la terra che contiene <i>Piccola Patria<\/i>: siamo in un nord est ideale e senza una chiara toponomastica. I luoghi del film sono un precipitato di sovrapposizioni, di vicinanze, di mescolamenti che sono quel che ci circonda da anni in periferie e in provincie, quello che potremmo anche incrociare facendo un viaggio fuori dai confini nazionali e alloggiando in un hotel vicino a un qualsiasi aeroporto. I film documentari fondano la loro cinematicit\u00e0 su questo, perch\u00e9, altrimenti, sarebbero dei reportage e perderebbero universalit\u00e0. Aver usato gli strumenti del documentario per creare la finzione ha permesso la creazione di un microcosmo quasi iperrealista, dove i personaggi diventano monumenti di una certa modernit\u00e0 e dove l\u2019atmosfera \u00e8 determinante.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31360\" title=\"piccolapatria_3\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_3.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_3.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_3-300x163.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: La storia produttiva del film \u00e8 piuttosto complessa, testimoniata dalla coabitazione di ben quattro Film Commission (BLS S\u00fcdtirol Alto Adige, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Friuli Venezia Giulia Film Commission) \u2013 ed \u00e8 forse un record! \u2013 , con due piccole case di produzione come Arsenali Medicei e Jump Cut. Ti andrebbe di raccontare ai nostri lettori il percorso che ti ha portato dall&#8217;idea all&#8217;anteprima veneziana nella sezione Orizzonti della scorsa estate?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> L\u2019idea del film ha qualche anno, ho bussato ad alcune porte importanti della produzione italiana, ma senza risultato. La congiuntura ha voluto che la collaborazione con Arsenali Medicei sia nata giusto allo scadere della possibilit\u00e0 di finanziamento da parte della regione del Veneto. Questo \u00e8 diventato il primo passo di quella che per me era l\u2019unica via di finanziamento possibile: creare una vasta sinergia di piccoli soggetti. Lavoro lungo e difficile, che mi ha visto largamente nel ruolo di promotore e quindi anche di produttore. Se non avessi tessuto io stesso la rete delle collaborazioni, dalla coproduzione con Jump Cut all\u2019intesa fra le film commission del triveneto, fino al sostegno di privati del territorio, il progetto si sarebbe arenato. Mi sono fatto carico dell\u2019attesa che tutte le caselle andassero al loro posto, del location scouting e del casting, solo cos\u00ec \u2013 facendosi trovare pronti quando il quadro produttivo \u00e8 stato (quasi) chiaro \u2013 si \u00e8 potuti partire con le riprese, avendo la certezza di poterle concludere e di arrivare al montaggio.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Dopo il Leone d&#8217;oro a <i>Sacro Gra<\/i> sono rimasto totalmente disorientato dalle reazioni a quel premio. Ho letto e percepito una incredibile approssimazione circa la reale natura del mezzo cinematografico. Con molti amici abbiamo collezionato frasi e titoli di giornali, ma pure conversazioni, all&#8217;interno delle quali sembrerebbe esistere un confine invalicabile tra cinema di finzione e documentario. Come se nessuno fosse a conoscenza del fatto che un capolavoro del \u201cdocumentario\u201d come <i>Nanook of the North<\/i> di Robert J. Flaherty sia un&#8217;opera, del 1922, di assoluta \u201cfinzione\u201d. Il tuo percorso professionale rappresenta un caso estremamente interessante di documentarista giunto al primo lungometraggio di finzione con alle spalle una solida filmografia. Mi interesserebbe conoscere la tua opinione in merito a questa dicotomia, che a mio avviso andrebbe risolta in un&#8217;unit\u00e0, che tenderei a nominare &#8216;cinema&#8217;.<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Vecchia storia, ormai. Sar\u00e0 un discorso da specialisti (non ne sono per\u00f2 cos\u00ec sicuro), ma \u00e8 vero che sarebbe davvero tempo di parlare di cinema <i>tout court<\/i>. Il tema \u00e8 vasto e potrebbe essere interessante analizzare questo fittizio confine tra generi cinematografici (anche letterari). Ma riflettiamo soltanto su cosa determina la natura dello spettacolo cinematografico. La differenzia sta nel contratto con il pubblico. La finzione si presenta come invenzione dove qualcosa \u201cviene raccontato\u201d, esiste una sorta di preaccordo con il pubblico su questo piano. Il documentario promette realt\u00e0. Lo spettatore ideale dovrebbe essere abbastanza distaccato e critico da poter fruire comunque dello spettacolo offerto e addirittura coraggioso abbastanza per lasciare casa sua per recarsi in un cinema a vedere qualcosa di sconosciuto, come pu\u00f2 essere ancor oggi per molti italiani un film documentario. Allo stesso tempo, questo ideale spettatore colto dovrebbe mantenere la sana e primordiale attitudine dei primi spettatori cinematografici, che godevano dell\u2019eccitazione nel vedere sullo schermo simulacri della realt\u00e0 pi\u00f9 forti della realt\u00e0 stessa e questa offerta la fanno sia i film documentari sia quelli di finzione.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Qual \u00e8 la differenzia essenziale tra <i>Piccola Patria<\/i> e i tuoi film precedenti?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Ho imposto alle riprese una serie di pratiche documentarie, nella gestione del tempo, nella flessibilit\u00e0 dei piani di lavoro, nell\u2019attenzione ai corpi, nell\u2019\u201cascolto\u201d dei luoghi di ripresa, nella disponibilit\u00e0 sempre viva per la visualizzazione frutto di ricerca e apparentemente insensata. <i>Piccola Patria<\/i> aveva per\u00f2 una sceneggiatura, con snodi narrativi precisi e necessit\u00e0 drammaturgiche. Le ho affrontate con una regia in parte documentaria pur essendo ineludibili e, contrariamente a quanto accade nel lavoro sulla realt\u00e0, ne avevo il pieno controllo. Poi c\u2019era la vasta troupe tipica della finzione, che ho reso il pi\u00f9 agile possibile, anche sulla base dell\u2019esperienza documentaria dei componenti. Ma, detto questo, <i>Piccola Patria<\/i> \u00e8 un film di attori. Ero preparato a dirigerli, il lavoro con loro \u00e8 stato un aspetto nuovo, un carico esaltante ed enorme, anche se avevo l\u2019esperienza del rapporto con i personaggi e del trattare potenzialit\u00e0 e umanit\u00e0 a servizio del film.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Hai in qualche modo vissuto il tab\u00f9 di oltrepassare il sopracitato confine tra documentario e fiction? Mi spiego meglio: hai in qualche modo dovuto vincere delle resistenze interiori per realizzare un&#8217;opera che, in partenza, si distaccasse dal mondo documentaristico? Quanto \u00e8 complesso cambiare strada, essere catalogati in maniera differente dal \u201csettore\u201d, dai colleghi e dall&#8217;industria? Hai incontrato diffidenze e perplessit\u00e0?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> La mia formazione mi proteggeva dal tab\u00f9, ho sempre ammirato in egual modo film e registi di finzione e documentaristi. Non ho mai pensato che gli uni fosse migliori degli altri, questo riguarda anche i miei colleghi. E la mia et\u00e0 e la mia esperienza spero impediscano la catalogazione, anche futura. La finzione rende pi\u00f9 visibili e si entra in un cono di luce pi\u00f9 ampio e brillante, il rapporto con il pubblico \u00e8 pi\u00f9 immediato, l\u2019organismo finzione t\u2019accoglie e macina, anche nonostante te. Tutto ok per\u00f2.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-31361\" title=\"piccolapatria_4\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_4.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_4.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/piccolapatria_4-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Rispetto ai tuoi lavori precedenti ho notato uno sguardo molto pi\u00f9 feroce, severo e spietato nei confronti della tua terra. Quell&#8217;ironia di fondo verso il rapporto degli esseri umani con gli <i>sch\u00e8i<\/i>, cos\u00ec leggera, surreale e metafisica in <i>Bibione Bye Bye One<\/i>, ha lasciato spazio a uno sguardo morale, senz&#8217;altro lucido e (personalmente) condivisibile, assai arrabbiato, se non proprio rabbioso. Ho visto in <i>Piccola Patria<\/i> un forte disgusto verso quello che racconti, verso la realt\u00e0 che metti in scena, e una totale assenza di speranza. Disse Pasolini, \u00abLa parola speranza \u00e8 completamente cancellata dal mio vocabolario\u00bb; ecco, in <i>Piccola Patria<\/i> questa parola, questa illusione, \u00e8 totalmente assente e proprio per questo ho amato il film. Hai raccontato una realt\u00e0 disperata e disperante, molto distante dai tuoi precedenti film, o comunque hai reso questo pessimismo pi\u00f9 esplicito. Nel tuo cinema la realt\u00e0 \u00e8 divenuta paradossalmente non scusabile proprio con il tuo primo film di \u201cfinzione\u201d, come se dovendola dirigere e inventare non sia stato pi\u00f9 possibile trovare al suo interno alcun barlume di speranza. Esiste realmente questo paradosso?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Sono in parte d\u2019accordo con Pasolini, ma questo riguarda pi\u00f9 la mia posizione di essere umano e di cittadino. I film sono altra cosa, rispondono a pulsioni anche di altro tipo e nella finzione le esigenze delle forme della narrazione s\u2019intersecano con il credo personale, l\u2019espressione della rabbia, dell\u2019amore, della disperazione, con la morale e il pessimismo o l\u2019ottimismo. <i>Piccola Patria<\/i> \u00e8 una tragedia classica, \u00e8 anche un <i>Romeo e Giulietta<\/i>, l\u2019unica speranza \u00e8 riposta nell\u2019amore, peraltro calpestato prima di essere riconosciuto come tale anche da chi lo prova. La rabbia e la disperazione sono dei personaggi, tutto \u00e8 scelto, anche le realt\u00e0 che affrontano per mostrare di che pasta sono fatti. Surrealt\u00e0 e metafisica sono demandate all\u2019aspetto visivo del film, caratterizzano la narrazione verticale e punteggiano la storia facendo quasi da contrappunto a una durezza senza sconti.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Ci sono dinamiche del mondo cinematografico che per chi non lo conosce un po&#8217; dall&#8217;interno sono imperscrutabili. Come mai <i>Piccola Patria<\/i> arriva nelle sale il 10 aprile 2014, distribuito da Cinecitt\u00e0 Luce, con ben otto mesi di ritardo rispetto all&#8217;anteprima veneziana?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> <i>Piccola Patria<\/i> \u00e8 arrivato al festival di Venezia senza distributore. Non dovrebbe accadere, un film selezionato in un importante festival internazionale si presume abbia alle spalle un\u2019architettura che gi\u00e0 prevede la sua distribuzione. A <i>Piccola Patria<\/i> non \u00e8 successo, ma non stupisce, in Italia il sistema cinema \u00e8 scadente, degno specchio di una societ\u00e0 corrotta, familistica, senza mobilit\u00e0 interna, poco aperta alla ricerca (se non dell\u2019immediato tornaconto personale), non meritocratica, ancora bigotta e gerontocratica. Il successo festivaliero ha convinto Cinecitt\u00e0 Luce a inserire il film nel suo listino, ma il potere sul mercato di questa strana societ\u00e0 distributrice \u00e8 molto basso. Anche il rapporto fra distribuzione e rete delle sale (parte del sistema cinema italiano) \u00e8 specchio del paese; il film \u00e8 stato relegato a fine stagione ed \u00e8 di questi giorni la polemica sulla sua semi invisibilit\u00e0 nonostante sia ufficialmente uscito. Nessuno si aspettava di arrivare in centinaia di sale o di raggiungere incassi stellari, ma la critica era ottima, l\u2019attesa c\u2019era, i primi riscontri di apprezzamento del pubblico anche. Non vi \u00e8 stata cura e preparazione nel portare un film \u201cdifficile\u201d nei cinema da parte di chi se ne doveva occupare. Il tutto all\u2019insegna del dilettantismo e dell\u2019insensatezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Quando scriviamo di cinema \u00e8 come se le nostre parole e i nostri ragionamenti evitassero accuratamente, per pudore o non so che altro, di parlare di denaro. Rileggendo un&#8217;intervista che hai concesso dieci anni fa, trovata per caso in rete, ho trovato una tua frase che mi ha molto colpito. Era una domanda che tua mamma ti faceva in continuazione durante le riprese di <i>Chiusura<\/i> (bellissimo documentario del 2002 che raccontava gli ultimi giorni di attivit\u00e0 del negozio di parrucchiera di tua mamma): \u201cma guadagni?\u201d. Dunque ti domando: si guadagna a fare il mestiere che fai? Si guadagna a fare il cinema? Oppure quella del regista cinematografico \u00e8 una professione che, in Italia, con tutti problemi produttivi e distributivi che ben conosciamo, \u00e8 impossibile concepire come (anche) portatrice di reddito?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Io sono stato fortunato. Sono stato produttore di alcuni miei film acquisiti dalle televisioni, il mio lavoro \u00e8 stato riconosciuto internazionalmente e ho seguito progetti che hanno raccolto finanziamenti sin dalla fase di sviluppo, alcuni di questi sono giunti a realizzazione e sono stati circuitati.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AG: Qual \u00e8 stata la tua formazione e come (e perch\u00e9) sei giunto al cinema?<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>AR:<\/b> Ho studiato antropologia ed ero un giovane cinefilo. Senza per\u00f2 essere un topo di cineteca, ho passato anche molto tempo in viaggi, molti dei quali senza meta. L\u2019antropologia visuale mi ha portato a scoprire il cinema documentario contemporaneo e del passato, che allora erano entrambi poco considerati o sconosciuti in Italia. Ho fatto studi di cinema a Parigi, l\u00ec ho visto il cinema di tutto il mondo e ho iniziato ad avere rapporti con l\u2019ambito professionale. I miei autori di riferimento sono molti, impossibile enumerarli. Essere arrivato al cinema attraverso l\u2019idea documentaria mi ha dato uno sguardo ampio sul linguaggio cinematografico e sugli stili, oltre che sulla professione. E realizzare film documentari di lungometraggio, cosiddetti \u201cdi creazione\u201d, in cui sono stato anche operatore (in alcuni casi ho lavorato completamente da solo), mi ha costretto a fare lunghe esperienze empiriche sul campo di ripresa, confrontandomi giornalmente e solitariamente con la concezione del film e con il racconto per immagini. Diciamo che il mio stile si \u00e8 formato quasi nonostante me.<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><i>\u2013 Maggio 2014<\/i><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29810\" title=\"Piccola Patria\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/piccolapatria_03.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/piccolapatria_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/piccolapatria_03-300x178.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>Alessandro Rossetto<\/b> (Padova, 1963)<br \/>\n<b>Filmografia<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\">2013 | <b>Piccola Patria<\/b><br \/>\n2012 | <b>Untitled Alex Zanardi Documentary<\/b><br \/>\n2010 | <b>Vacanze di guerra<\/b><br \/>\n2007 | <b>L\u2019orchestra di Piazza Vittorio<\/b> (episodio: <b>Raul<\/b>)<br \/>\n2006 | <b>Feltrinelli<\/b><br \/>\n2005 | <b>Nulla due volte<\/b> (cortometraggio)<br \/>\n2002 | <b>Chiusura<\/b><br \/>\n1999 | <b>Bibione bye bye one<\/b><br \/>\n1997 | <b>Il fuoco di Napoli<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29809\" title=\"Piccola Patria\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/piccolapatria_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/piccolapatria_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/piccolapatria_02-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia;\"><b>Piccola Patria<\/b><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><b>Regia: <\/b>Alessandro Rossetto<br \/>\n<b>Soggetto: <\/b>Alessandro Rossetto, Caterina Serra<br \/>\n<b>Sceneggiatura: <\/b>Alessandro Rossetto, Caterina Serra, Maurizio Braucci<br \/>\n<b>Fotografia: <\/b>Daniel Mazza<br \/>\n<b>Montaggio: <\/b>Jacopo Quadri<br \/>\n<b>Scenografia: <\/b>Renza Mara Calabrese<br \/>\n<b>Musiche: <\/b>Paolo Segat, Alessandro Cellai, Maria Roveran<br \/>\n<b>Suono: <\/b>Daniel Covi<br \/>\n<b>Capo elettricista, macchinista: <\/b>Stefania Bona<br \/>\n<b>Colorist: <\/b>Sergio Cremasco<br \/>\n<b>Direttore di produzione: <\/b>Luigi Pepe<br \/>\n<b>Segretaria di edizione: <\/b>Tiziana Poli<br \/>\n<b>Post produzione: <\/b>Officina Immagini<br \/>\n<b>Produttori: <\/b>Gianpaolo Smiraglia (Arsenali Medicei), Luigi Pepe (Jump Cut)<br \/>\n<b>Interpreti: <\/b>Maria Roveran (Luisa), Roberta Da Soller (Renata), Vladimir Doda (Bilal), Lucia Mascino (Anna Carnielo), Mirko Artuso (Franco Carnielo), Diego Ribon (Rino Menon), Nicoletta Maragno (Itala Menon), Giulio Brogi (il Vecchio), Mateo Cili (Anes), Drival Hajdaraj (cugino di Bilal), Valerio Mazzuccato, Stefano Scandaletti<br \/>\n<b>Produzione: <\/b>Arsenali Medicei Cinematografica, Jump Cut<br \/>\n<b>Con il contributo di: <\/b>MiBAC<br \/>\n<b>Con il sostegno di: <\/b>BLS \u2013 Film S\u00fcdtirol Alto Adige, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Friuli Venezia Giulia Film Commission<br \/>\n<b>Formato di ripresa: <\/b>HD<br \/>\n<b>Paese: <\/b>Italia<br \/>\n<b>Anno: <\/b>2013<br \/>\n<b>Durata: <\/b>110&#8242;<\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n<p style=\"line-height: 150%;\"><span style=\"font-family: Georgia; font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=29807\"><b>VAI ALLA RECENSIONE a cura di AG<\/b><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono film che funzionano ma non basta. 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