{"id":3185,"date":"2009-09-20T17:12:45","date_gmt":"2009-09-20T16:12:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3185"},"modified":"2009-09-20T17:18:45","modified_gmt":"2009-09-20T16:18:45","slug":"la-grande-bouffe-marco-ferreri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3185","title":{"rendered":"La grande bouffe > Marco Ferreri"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3186\" title=\"grandebouffe\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/grandebouffe.jpg\" alt=\"grandebouffe\" width=\"620\" height=\"397\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/grandebouffe.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/grandebouffe-300x192.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; vertical-align: middle; text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"font-size: 8pt; color: #000a0d; font-family: Tahoma;\">Articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2880\"><span style=\"color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none;\">RC NUMERO17<\/span><\/a> | settembre\u201909 (pag.12-14) <\/span><strong><span style=\"font-size: 8pt; color: black; font-family: Tahoma;\">free download <\/span><\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal; font-size: 8pt; color: #3399ff; font-family: Tahoma; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/Rapporto_Confidenziale-numero17-high.pdf\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #3399ff; mso-ansi-language: IT;\" lang=\"IT\">8,4mb<\/span><\/a><\/span><\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal; font-size: 8pt; font-family: Tahoma;\"> | <\/span><\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal; font-size: 8pt; color: #3399ff; font-family: Tahoma; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/Rapporto_Confidenziale-numero17-low.pdf\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #3399ff; mso-ansi-language: IT;\" lang=\"IT\">3,7mb<\/span><\/a><\/span><\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal; font-size: 8pt; font-family: Tahoma;\"> | <\/span><\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal; font-size: 8pt; color: #3399ff; font-family: Tahoma; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\"><a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/www.rapportoconfidenziale.org?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fsoftdark%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #3399ff; mso-ansi-language: IT;\" lang=\"IT\">ANTEPRIMA<\/span><\/a><\/span><\/strong><span class=\"postbody\"><strong><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Tahoma;\"><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Arial;\"><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"><span style=\"font-size: 8pt; font-family: Arial;\">Lingua di celluloide<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\" align=\"center\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 14pt; font-family: Arial;\">La grande bouffe<\/span><\/strong><\/p>\n<h2 style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\"><span class=\"msosubtleemphasis\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: Arial;\">Esercizi di stile da Queneau a Ferreri<\/span><\/span><\/h2>\n<h2 style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;\"><span class=\"msosubtleemphasis\"><span style=\"font-weight: normal; font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;\">cineparole di Ugo Perri<\/span><\/span><span style=\"font-weight: normal; font-size: 9pt; font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;\"><\/span><\/h2>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"background: white; margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span class=\"msosubtleemphasis\"><em><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">Il film narra di quattro uomini che, stanchi della vita noiosa e inappagante che conducono, decidono di suicidarsi, chiudendosi in una casa nei dintorni di Parigi, e mangiando fino alla morte. (wikipedia)<\/span><\/em><\/span><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"><\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\">DIVISMO<br \/>\nAncora un po\u2019 di trucco per Marcello. Non sta bene ch\u2019un porcello scopi e mangi in questa mise! Con le mani affusolate \u00e8 lontano da quel cibo e lo abbaglia il riflettore. Che fatica recitare! Che fatica essere belli. Tutti gli altri sembran veri e convincenti a mangiare quei gran piatti fino a dare senso estremo a una vita di vilt\u00e0.. Ma Marcello non ci sta, lui \u00e8 ancora troppo bello, muore primo e mangia poco, ecco: indossa il suo foulard, lascia il set, le mascherine per andarsene a donnine aspettando il botteghino. Morti di fame i suoi colleghi, lui muore di fama. Non v\u2019\u00e8 trippa nel bugatti.<\/p>\n<p>SOLITUDINE<br \/>\nIl vento autunnale spira leggero tra le fessure crespe delle finestre.. Lui \u00e8 in cucina, ha di fronte leccornie, ma non le vede. Pensa agli altri che non son pi\u00f9 l\u00ec, e al mondo cos\u00ec lontano e irrecuperabile. Stringe la mano di burro di una donna che si scioglie nel ricordo. E sotto un tiglio, con in mano una torta e i suoi vent\u2019anni dimenticati, con la carriera sotto le scarpe e il destino tra i denti, muove lento la forchetta. Le foglie cadono sui suoi piedi a tenergli compagnia, ma subito un refolo le allontana. Gli ultimi amici son chiusi nel ghiaccio eterno. Mangia l\u2019ultimo pezzo di torta e si abbandona sulla panchina fredda e umida. Un cane abbaia. Il salice piange.<\/p>\n<p>ROMANZO PICARESCO<br \/>\nLi quattro ronzini son pingui di biada. Cos\u2019havvi a pretender un cavaliero errante se non un mammalucco, un infedele, un mulino d\u2019eolo che possa dar gloria al moschetto e levar l\u2019onta del riposo? Ma quivi di nemici non v\u2019\u00e8 traccia, non si puote far l\u2019historia. Consoliamoci a cicoria che prepara le gran trippe per il troppo mangiamento. Salcicciotti e strutto in pasto, con agnelli e arrosticini, noncuranti delle vite combattiamo con gran foga. Ma chi \u00e8 che muove l\u2019uscio? Ha levato gi\u00e0 il serraglio e si muove a passi lesti. Masnadiera d\u2019una peste, non ci avrai prima del dolce! C\u2019infiliamo tutti e quattro nella torta di sambuchi e tendendole un agguato siam perduti tra la crema e il pane hispano, ci tradisce il deretano e rilascia l\u2019alma nostra alla terra brulla e scura.<\/p>\n<p>CONFUSIONE<br \/>\nTre persone decidono di isolarsi per mangiare. O per morire? Fors\u2019erano quattro e i morti due. E\u2019 per cannibalismo che gli altri li hanno mangiati. No&#8230; no&#8230; Mangiavano ben altro, cibo ce n\u2019era, pietanze prelibate. Escono dal ritiro pappatorio robusti e vitali. Forse uno muore. Probabilmente celiaco. O muoiono tutti? Si, si, non resta nessuno. Forse una donna, ma era gi\u00e0 pingue. O gravida di morte?<\/p>\n<p>PREMONIZIONE<br \/>\nVerranno con passi di piombo e bocche d\u2019acciaio. Il loro arrivo sar\u00e0 segnato dalla mor\u00eca delle vacche, che in quarti sanguinanti verranno accatastate nella casa. Non rimarr\u00e0 traccia del loro passaggio. Bruceranno e mangeranno oltre la saziet\u00e0. Si abbandoneranno ai vizi che non basteranno pi\u00f9 a consolarli. I giorni si faranno sempre pi\u00f9 piccoli e poi il grande buio. Ascoltate&#8230; si sente gi\u00e0 il lontano incedere.<\/p>\n<p>DECISIONI<br \/>\nAndiamo in una casa. L\u2019abbiamo riempita di cibo. Non possiamo pi\u00f9 esimerci. L\u2019idea \u00e8 venuta durante una cena. E l\u00ec andremo a porre fine alle nostre vite. Vino bianco o rosso? Rosso! Come il sangue che di ulcera ci macchia. Porteremo delle donne, cos\u00ec da allietarci. Bionde o more? Miste! Il sesso non ha colore vicino alla morte. Da oggi mangeremo tutti i giorni venticinque portate. Carne o pesce? Entrambi, per arrivare torniti alla morte. C\u2019\u00e8 una cella frigorifera in cui potremo conservare i nostri cadaveri. Stuzzicadente? No, grazie, ho ancora un\u2019uggiolina&#8230;<\/p>\n<p>OTTIMISMO<br \/>\nQuattro giovinotti s\u2019incontrano per caso e decidono per ischerzo di riunirsi in una casa per abbuffarsi alla faccia della tristezza. Tra vini, cibi raffinati e femmine disponibili sopraggiunge leggera la morte. Ma il buon signore dona a tutti il paradiso e si ritrovano a banchettare lieti tra le nuvole e le favole.<\/p>\n<p>PESSIMISMO<br \/>\nChiusi in una stretta camera e sommersi da cibi di scarsa qualit\u00e0, cercavano di darsi la morte. Il vino era evidentemente adulterato ed avevano dimenticato di portare il sale. Inoltre nessuno di loro era bravo a cucinare. Prima ancora di iniziare a mangiare sopraggiunse la morte per mancanza d\u2019aria. Gli insaccati e il vino, in fermento, consumarono il poco ossigeno in breve tempo. Per contrappasso all\u2019inferno furono tenuti digiuni a bere succo di limone. Senza zucchero.<\/p>\n<p>CRONACA<br \/>\nAvevano fame, una fame infinita. Probabilmente non pensavano che li avrebbe portati alla morte. Quattro uomini sono stati trovati deceduti in una villa alla periferia di Parigi. Un macabro gioco a cui nessuno &#8211; dicono i loro cari &#8211; credeva veramente. Deve aver subodorato qualcosa Marcello, trovato al volante di una bugatti, assiderato da una bufera mentre cercava di fuggire a quel luogo d\u2019orrore. Tra loro anche il noto magistrato Philippe Noiret, la cui famiglia si dichiara sgomenta e incredula. All\u2019arrivo degli inquirenti la casa olezzava di carne marcia e corpi morti. Sparse per le stanze sono state trovate pietanze decomposte e avanzi coperti da formiche, vermi e scarafaggi. Sulla villa sono stati apposti i sigilli dalla polizia locale. Dalle indiscrezioni pare sia stata trattenuta una donna, tale Andrea M., che si trovava nella villa in uno stato di evidente delirio. La magistratura ha aperto un fascicolo. Disposti per marted\u00ec, dopo le autopsie, i funerali.<\/p>\n<p>CARNE<br \/>\nTrippe, lardi e cotenne ancora pelose. Gli stomaci dei quattro si gonfiavano come otri al peso di cosciotti e bistecche. I quarti di buesse sanguinosi, i polli senza testa, i conigli stecchiti ne contornavano i corpi nudi, avvinghiati a delle femmine polpose. Carne entrava dalle bocche e usciva intonsa dai culi, non filtrata da succhi gastrici lascivi. A furia di toccarsi freneticamente abbracciati allo spasmo, i corpi si consumarono, sfibrarono le pelli e sfilacciarono le carni. E carne trita, tremula e rossazza diventarono.<\/p>\n<p>CANZONE<br \/>\nUscir dalla vita<br \/>\nCome un gioco strano<br \/>\nGonfio il girovita<br \/>\nprende un po\u2019 la mano<\/p>\n<p>nell\u2019antica villa<br \/>\ncibo e gran silenzio<br \/>\nla morte piano stilla<br \/>\nil fiele dell\u2019assenzio.<\/p>\n<p>Rit.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"><span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span>Una grande abbuffata<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 Quattro amici, una serata<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 Nelle vite la tristezza<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 Che si affoga nell\u2019ebrezza<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0 Malinconiche pietanze<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 Giri a vuoto nelle stanze<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 E la crema per la torta<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 di cenere ormai morta.<\/p>\n<p>Spente le luci<br \/>\nSi chiudono le porte<br \/>\nPoche le braci<br \/>\nVa via anche la morte<\/p>\n<p>L\u2019amore \u00e8 una rosa<br \/>\ndi carne e di sangue<br \/>\nLa vita \u00e8 una sposa<br \/>\nChe gravida langue.<\/p>\n<p>Rit.<\/p>\n<p>ARISTOCRATICO<br \/>\nSoggiacciono satolli i signorotti del quartetto &#8220;Amanti del cibo&#8221;. La magione a loro uso \u00e8 stipata di cibi esotici e primizie stagionali, spezie importate dall\u2019oriente per mezzo di carri di legno trainati da stanchi ciuchi e pasticceria finissima decorata con gusto.<br \/>\nLa mattina riveste i baldacchini d\u2019un abbondante luce dorata, proveniente dal fulgido astro solare. E\u2019 l\u2019ora in cui l\u2019oscura signora li ha presi ormai tutti tra le sue braccia magre e sottili, ed essi suggono latte rancido dai suoi seni d\u2019ossa. La cagione del loro male, sottile e profondo, \u00e8 ignota, ma hanno scelto con fermezza di abbandonarsi ad un sonno profondo ed interminabile. Le soffici poltrone e le servette discinte non li soddisfacevano pi\u00f9. Gli incontri cortesi con uomini d\u2019onore e le partite svagate a criquet non ne solleticavano pi\u00f9 lo spirito d\u2019avventura. Meglio Nostra Signora dei Mali, a cui lasciare un corpo esanime ma gonfio di alimenti tra i pi\u00f9 nobili, portati in processione dai galantuomini della citt\u00e0, imboccati con posate finemente cesellate da leggeri damerini ed annaffiati con ambrosia e rosolio. Gli eredi, gi\u00e0 informati del triste lutto, discutono della spartizione dei beni.<\/p>\n<p>MITO GRECO<br \/>\nSprofondati nel Tartaro giacevano quattro Titani, concepiti con violenza da Urano nel ventre di sua madre Gaia.\u00a0 Ella domand\u00f2 aiuto ai figli deformi e segregati per punire l\u2019indomita ferocia di Urano che ogni giorno la violentava. Essi, impauriti da tale missione, accettarono non senza timore il piano che Gaia propose loro. Appena il membro di Urano penetr\u00f2 di nuovo nel ventre della Madre essi si gettarono indomiti su quel fallo immenso e con morsi vigorosi e scaltri lo divorarono. Urano grid\u00f2 di dolore e cerc\u00f2 di allontanarsi, ma essi continuavano impietosi a saziarsi di quella carne. Quando ebbero finito si accasciarono a terra stremati e furono assorbiti dall\u2019utero materno, in una dolce morte. Urano, senza fallo, si allontan\u00f2 da Gaia e il cielo e la terra furono separati. Da allora gli uomini sono vittime di un appetito senza mai saziet\u00e0, che \u00e8 responsabile del Caos che accompagna i popoli e le genti ancora oggi..<\/p>\n<p>SUD ITALIA<br \/>\nFilippo, Marcello, Michele e Ugo erano quattro fratelli nati nel sud italia. Un giorno si svegliarono con un discreto appetito e chiesero alla nonna, che viveva in casa con loro, di cucinare delle pietanze saporite e tradizionali per saziarli. La nonna li mand\u00f2 a fare la spesa al mercato. Si trovarono una lista lunghissima tra le mani, e d\u2019ogni cosa dovettero far compera. La nonna cucin\u00f2 senza sosta, anneg\u00f2 d\u2019olio le carni grasse di mandrie e pascoli interi, friggendo e cospargendo di sale grosso, torment\u00f2 gli orti in patine di sugna, insacc\u00f2 interi maiali e sform\u00f2 formaggi giganteschi, servendo i giovani che mangiavano a quattro palmenti.<br \/>\nEssi capirono di essere sazi, ma troppa era la roba e non si sarebbe mai conservata. E peccato era buttare via tutto quel ben di Dio. La nonna cucinava, noncurante del pericolo e felice di saziare quei cari nipoti. Ed essi per farla felice ed evitare lo spreco mangiarono cos\u00ec tanto che morirono.<br \/>\nLa nonna si vest\u00ec di nero e aspett\u00f2 per anni che il Signore prendesse anche lei. Passarono le stagioni, gli anni, i lustri. Tutti morirono ma non la nonna, intatta nella speranza di raggiungere la pace eterna. Sopravvivendo a tutti aspirava alla fine, premoniva il fuoco fatuo, annusava il legno fresco della bara, sperava in un tumulo di terra su di lei. E cucinando uccideva uomini, donne e bambini, parenti ed amici, ansiosi di farla contenta.<br \/>\nIl giorno che mor\u00ec fu infilata in un forno, cosparsa d\u2019olio e rosolata lentamente. La gente ne mangi\u00f2 abbondantemente pensando: \u00abera proprio una santa donna\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Arial;\"><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su RC NUMERO17 | settembre\u201909 (pag.12-14) free download 8,4mb | 3,7mb | ANTEPRIMA \u00a0\u00a0 Lingua di celluloide La grande bouffe Esercizi di stile da Queneau a Ferreri cineparole di Ugo Perri \u00a0 Il film narra di quattro uomini che, stanchi della vita noiosa e inappagante che conducono, decidono di suicidarsi, chiudendosi in una casa nei dintorni di Parigi,<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[72],"tags":[1625,176,357,1798,1801,1650,1800,1799,294],"class_list":["post-3185","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-critica","tag-la-grande-bouffe","tag-lingua-di-celluloide","tag-marco-ferreri","tag-mastroianni","tag-noiret","tag-numero17","tag-piccoli","tag-tognazzi","tag-ugo-perri"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La grande bouffe &gt; Marco Ferreri | Rapporto 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