{"id":32044,"date":"2014-09-06T14:56:19","date_gmt":"2014-09-06T12:56:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32044"},"modified":"2014-10-17T16:59:32","modified_gmt":"2014-10-17T14:59:32","slug":"belluscone-una-storia-siciliana-franco-maresco-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32044","title":{"rendered":"Belluscone, una storia siciliana > Franco Maresco"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/belluscone_rc.jpg\" alt=\"\" title=\"belluscone_rc\" width=\"620\" height=\"450\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32045\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/belluscone_rc.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/belluscone_rc-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>Belluscone, o della postumit\u00e0 contemporanea all&#8217;autore<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>\u00abIn fondo, io sono postumo di me stesso.\u00bb<\/i><br \/>\n\u2013 Giulio Andreotti<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Non si pu\u00f2 fare un buon film utilizzando materiale pessimo e senza mai dare vita a un&#8217;immagine. <i>Belluscone<\/i> \u00e8 un film deludente perch\u00e9 cavalca un&#8217;utopia autodistruttiva inconcepibile: creare un&#8217;opera su di un&#8217;intuizione folgorante, privarla delle parti di girato pi\u00f9 interessanti e montarla secondo logiche opposte allo stile cinematografico che da sempre ha contraddistinto il suo regista. L&#8217;inconcepibile non sta tanto nella poca coerenza (anche della struttura, del testo), ma nel gusto masochistico di infliggersi e infliggerci un giro a vuoto di un&#8217;ora e mezza che lambisce per tutta la sua durata il colpo di genio senza per\u00f2 mai centrarlo (deliberatamente o meno, non importa).<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">A Franco Maresco non si pu\u00f2 che volere bene. Da sempre sono un estimatore convinto del suo cinema e della sua visione tragica e disperata dell&#8217;Italia e del nostro tempo ma, proprio come a una persona a cui si vuole bene, non posso fare a meno di dire con sincerit\u00e0 quello che penso, senza la necessit\u00e0 di nascondermi dietro l&#8217;ipocrisia del giudizio precostituito, aprioristico e unanime che abbonda sul suo ultimo film e che, so per certo, lo disguster\u00e0 alquanto. Perch\u00e9 <i>Belluscone<\/i> \u00e8 talmente un film d&#8217;autore, del suo autore, imbevuto dalle sue proprie ossessioni, manie e derive da negarsi, isolandosi in una dimensione impossibile di autoparodia, di scimmiottamento tutt&#8217;altro che compiaciuto. Un film tragico al cubo.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Belluscone<\/i> non \u00e8 un film di Franco Maresco. Funziona come una di quelle opere postume al proprio autore, montate da altri a partire dal girato che il regista non ha avuto modo di ultimare e che, guardandole, non si pu\u00f2 che provare una infinita nostalgia per ci\u00f2 che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. <i>It&#8217;s All True<\/i>, <i>The Other Side of the Wind<\/i> e <i>Don Quixote<\/i>, solo per citare alcuni degli incompiuti wellesiani che, di questa <i>storia siciliana<\/i> \u00e8 tra le fonti di ispirazioni primarie: da Welles si pesca in <i>F for Fake<\/i> (come <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31977\">brillantemente<\/a> ricorda Andrea Inzerillo e conferma lo stesso Maresco in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31935\">un&#8217;intervista<\/a> pubblicata sempre su RC), ma anche <i>Citizane Kane<\/i> e <i>Mr. Arkadin<\/i>. Del resto il regista siciliano fu tra i soci fondatori della cooperativa \u00abRosebud\u00bb con la quale dalla fine del 1982 anim\u00f2 l&#8217;inanimata scena cinematografica palermitana e grazie alla quale nacque l&#8217;incontro nell&#8217;omonimo negozio di videonoleggio con Daniele Cipr\u00ec&#8230; ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia&#8230; Opera postuma come le letterarie <i>America<\/i> di Kafka, <i>Petrolio<\/i> di Pasolini e <i>L&#8217;uomo senza qualit\u00e0<\/i> di Musil, delle quali ignoriamo le reali intenzioni degli autori in merito ad eventuali montaggi o omissioni o correzioni da apportare a testi tutt&#8217;altro che conclusi; o forse, l&#8217;opera di riferimento di questo strano-stranissimo film, potrebbe essere quel <a href=\"http:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845900389\"><i>Manoscritto trovato a Saragozza<\/i><\/a> del conte Jan Potocki, che condivide con <i>Belluscone<\/i> una travagliata storia \u201cproduttiva\u201d e una stratificazione di senso rizomatica tale da non farci comprendere davvero fino in fondo ci\u00f2 che stiamo leggendo\/guardando ma producendo, secondo Deleuze e Guattari, unicamente desiderio: \u00abPerch\u00e9 \u00e8 sempre per rizoma che il desiderio si muove e produce\u00bb (<i>Mille Plateaux<\/i>, 22). Ma un desiderio inappagato (il nostro) perch\u00e9 inappagabile (il suo) \u2013 e pure viceversa.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Con l&#8217;ultimo film di Franco Maresco ci troviamo di fronte a un bizzarro caso di postumit\u00e0 contemporanea all&#8217;autore. Paradosso di un film e di un regista paradossali che negano se stessi annegandosi in ci\u00f2 che mai vorrebbero essere. E non \u00e8 tanto l&#8217;escamotage narrativo del finto documentario su di un film mai realizzato, illustrato da un Tatti Sanguineti alla Francesco Rosi ne <i>Il caso Mattei<\/i>, che rimarca l&#8217;assenza\/presenza di Maresco, ma \u00e8 proprio il testo filmico complessivo a essere negazione punto per punto della macchina-cinema e del talento del cineasta palermitano.<br \/>\nForse per comprendere <i>Belluscone<\/i> bisogna volgere il capo a <i>Io sono Tony Scott<\/i> (2010; lo si pu\u00f2 <a href=\"http:\/\/www.rai.tv\/dl\/RaiTV\/programmi\/media\/ContentItem-e9b6dfe4-291d-4794-8d02-3ca26c8f3ad6.html\">vedere<\/a> online sul sito della RAI, anche solo per smettere di chiamarlo invisibile o addirittura ometterlo di sana pianta come se nemmeno fosse mai esistito) che, oltre a essere una magistrale opera che si destreggia con sapienza ed eleganza tra materiale d&#8217;archivio e interviste nella vita del pi\u00f9 grande clarinettista della storia del jazz, \u00e8 la prima e dannatamente autobiografica regia di Franco Maresco dopo una vita di sodalizio artistico con Daniele Cipr\u00ec. Maresco ci racconta cronologicamente la storia di Anthony Joseph Sciacca (1921-2007) ma, gi\u00e0 dal titolo, pare suggerirci di considerare quella traiettoria umana \u2013 che dai fasti della <i>Golden Age of Jazz<\/i> confiner\u00e0 il musicista italo-americano in un&#8217;immeritata marginalizzazione imposta e autoimposta dalla realt\u00e0 italiana e da una qualche forma di sofferenza psichica \u2013 la sua stessa medesima. Tony Scott sono io! Nel documentario del 2010, che manco a dirlo ha avuto un travagliatissimo percorso produttivo e distributivo, Maresco \u00e8 soprattutto affascinato dalla deriva umana e professionale di Tony, il quale, nel volgere di pochi anni dal suo rientro in quella nazione che sentiva come la sua propria di origine e appartenenza, finir\u00e0 per emarginarsi ed essere marginalizzato dal mondo del jazz. Un isolamento reso possibile dalla totale disattenzione dell&#8217;ambiente musicale e di un&#8217;Italia priva di istituzioni culturali o anche solo di intelligenze tali da comprendere la reale grandezza del personaggio in questione e della sua arte, ma pure per la sua autodistruttiva natura di clown depresso, pronto a fare tourn\u00e9e con Romano Mussolini nelle peggiori location d&#8217;Italia, e via via a rendere sempre pi\u00f9 ridicola, insopportabile e surreale la sua presenza su di un palco. C&#8217;\u00e8 dunque in <i>Io sono Tony Scott<\/i> una doppia e amarissima constatazione: non solo \u00e8 l&#8217;Italia, con il suo mondo di esperti settoriali incapace di riconoscere e tutelare il talento di una carriera grandiosa, ma c&#8217;\u00e8 qualcosa nella natura degli uomini (di alcuni uomini) che conduce all&#8217;isolamento perseguito con ostinazione e follia. Chiamiamola depressione, chiamiamola deriva o <i>cafard<\/i>, nominiamola come meglio crediamo ma c&#8217;\u00e8, in <i>Io sono Tony Scott<\/i> e in <i>Belluscone<\/i>, la tragica constatazione di essere figli di un mondo oramai scomparso, sopravvissuti in un tempo dentro al quale non si ha pi\u00f9 alcun appiglio cognitivo e affettivo. L&#8217;occhio depresso vede solo un mondo di rovine e rari bagliori provenienti da un passato dal quale non si \u00e8 pi\u00f9 in grado di uscire. Lo sguardo di Maresco si nutre della convinzione d&#8217;essere il soldato giapponese <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/esteri\/14_gennaio_17\/hiroo-onoda-ultimo-giapponese-giungla-morto-91-anni-1a2d2880-7f6f-11e3-aa77-33cce3d824e3.shtml\">Hiroo Onoda<\/a> al rientro in patria dopo trent&#8217;anni vissuti nel pi\u00f9 totale isolamento di una sperduta isola delle Filippine, occhio esploso che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di trovare nulla, nella realt\u00e0 che lo circonda, di quel che furono il suo mondo e il suo tempo. Ma la realt\u00e0 \u00e8 assai distante da questo convincimento, perch\u00e9 lo sguardo di Maresco \u00e8 \u2013 in tutto e per tutto \u2013 lucido sul nostro tempo, sull&#8217;oggi, totalmente centrato sulla reale natura delle trasformazioni politiche, sociali e antropologiche in atto nell&#8217;Italia contemporanea ed \u00e8 per questo che il passo indietro (o di lato o sopra o sotto) di <i>Belluscone<\/i>, la scelta parodistica di negare la forza della propria poetica, di negare lo stesso film che avrebbe potuto essere ma non \u00e8 stato, provoca un dispiacere cos\u00ec cocente.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Quello che rimane nel film, cio\u00e8 quel che \u00e8 <i>Belluscone<\/i>, \u00e8 l&#8217;abbozzo di un&#8217;opera impossibile, un trailer di un capolavoro a venire, come <a href=\"http:\/\/youtu.be\/XNKk3rgvua0\">ha detto<\/a> giustamente Ghezzi in un \u00abBlob\u00bb da Venezia, attraversato da brevi lampi di sublime e lambito da scosse telluriche di genialit\u00e0 che non trovano per\u00f2 mai spazio nel testo filmico. La scelta di utilizzare Tatti come indagatore del mistero della scomparsa del regista (nota <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31977\">argutamente<\/a> Inzerillo che una simile scomparsa accadeva ai fratelli La Marca ne <i>Il ritorno di Cagliostro<\/i>; anno 2003) appesantisce oltremodo il film e, sinceramente, non se ne sentiva proprio il bisogno. Potente l&#8217;incipit, con l&#8217;occhio della macchina da presa incollato su Ciccio Mira in un dialogo paradossale in pieno stile \u00abCinico TV\u00bb, ma subito questo viene interrotto dall&#8217;ingresso di Sanguineti e della paradossale ricerca del regista scomparso e del film mai ultimato. <i>Belluscone<\/i> trova i suoi momenti migliori proprio nel rapporto tra Franco (Maresco) e Ciccio (Mira), impresario di cantanti neomelodici tanto simile all&#8217;Enzo Castagna del sublime <i>Enzo, domani a Palermo!<\/i> (regia di Cipr\u00ec e Maresco, anno 1999) \u2013 film dal quale vengono prese di peso parecchie trovate \u2013, unico personaggio al quale il regista concede l&#8217;onore del bianco e nero, segno riconoscibilissimo di un&#8217;appartenenza a un mondo nel quale Maresco ancora riesce a rintracciare schegge di purezza pre-catastrofe. Nel complicato, macchinoso e lacunoso procedere della trama, non senza ripetizioni e incongruenze un po&#8217; troppo marchiane per passare inosservate, si articolano il piano di riflessione attorno alla figura di Silvio Berlusconi nel suo rapporto con la Sicilia e quello della scena neomelodica palermitana rappresentata da Ciccio Mira, nelle vesti di scettico impresario di un genere musicale che ama assai poco, nostalgico di una Mafia dei bei tempi andati, e dai due cantanti Erik e Vittorio Ricciardi. E salta subito all&#8217;occhio come Maresco non riesca ad amare nemmeno per un solo istante i due neomelodici cantori del brano <i>Vorrei conoscere Berlusconi<\/i>, non con l&#8217;intensit\u00e0 con la quale il suo cinema (con Cipr\u00ec) magnific\u00f2 <a href=\"http:\/\/youtu.be\/7zRU6lxYqrk\">Paviglianiti<\/a> e i suoi peti, il ciclista <a href=\"http:\/\/youtu.be\/HZps3j13mR4\">Tirone<\/a> e la sua lingua trasognante, <a href=\"http:\/\/youtu.be\/OXD85L86rm4\">Cirrincione<\/a> e la sua dislessia, <a href=\"http:\/\/youtu.be\/Ubj4FG2kjNs\">Pietro Giordano<\/a> e i suoi tic nervosi. Gli esseri postumani dell&#8217;epoca \u00abCinico TV\u00bb erano dipinti cinematograficamente attraverso piani sequenza interminabili, rinchiusi in inquadrature dal sapore pittorico e illuminati con una gravit\u00e0 maestosa. Paviglianiti inghiottiva l&#8217;occhio dello spettatore con la fissit\u00e0 della deflagrazione del proprio corpo, facendo coincidere estetica e etica in un&#8217;unica inquadratura. In <i>Belluscone<\/i> il montaggio \u00e8 invece continuamente serrato, a tal punto da frantumare la raggelante staticit\u00e0 del mostruoso che credevo fosse segno imprescindibile del cinema di Franco Maresco.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Viene quasi da essere <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/09\/02\/cinema-forza-italia-chiede-il-sequestro-di-belluscone-bisogna-parlare-di-qualcosaltro\/1105468\/\">d&#8217;accordo<\/a> con il <i>peones<\/i> del berlusconismo Sen. Malan (ovviamente \u00e8 un iperbole) perch\u00e9 la ricostruzione della vicenda criminale del Cavaliere \u00e8 a tal punto didascalica da risultare puerile. Ben pi\u00f9 complessa e fuori campo \u00e8 la nevrosi criminale di un sistema italico barbaro e brutale rispetto alla ricostruzione un po&#8217; <i>cazzona<\/i> che Maresco si diverte (ma ne siamo poi cos\u00ec sicuri?) a mettere in scena con finti pentiti e voice over a go go. E allora lo stalliere, il braccio destro, Milano 2, i soldi riciclati e quelli restituiti, Marcello Dell&#8217;Utri e Stefano Bontade padre della Seconda Repubblica diventano nient&#8217;altro che figurine di un album dei ricordi sbiadito e oramai inutile per la memoria smemorata di un popolo irrimediabilmente perduto. Quali e dove si trovano le riflessioni cos\u00ec geniali che la critica ha rintracciato nel film che io fatico in tutta sincerit\u00e0, e con onest\u00e0 intellettuale, a trovare? \u00c8 davvero cos\u00ec sorprendente trovare una connessione tra la visione prepolitica di un Berlusconi primi anni &#8217;80, che in un&#8217;intervista scherza sul fatto che si viva meglio senza un Governo in carica, e la medesima <i>weltanschauung<\/i> pronunciata, quasi con le stesse identiche parole, dalla moglie di Ciccio Mira in un salotto popolare della Palermo dei quartieri attorniata da figli e nipoti in gran quantit\u00e0? \u00c8 davvero cos\u00ec stupefacente sapere che nei quartieri popolari di Palermo Belluscone sia amato come un calciatore o un Santo?<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Sui titoli di coda, ingabbiati in un frame ridotto, si susseguono microinterviste realizzate in una discoteca siciliana (palermitana?) con l&#8217;intervistatore di turno che domanda a giovani vagamente alla moda, cosa pensano della trattativa Stato-Mafia, cosa gli ricordano le date \u201c23 maggio\u201d e \u201c19 luglio\u201d. Le risposte \u2013 ovviamente \u2013 sono il vuoto pi\u00f9 assoluto. Ma, in tutta franchezza, che senso ha per Franco Maresco \u2013 e ripeto: FRANCO MARESCO \u2013 mettersi a fare un servizio televisivo delle Iene? Perch\u00e9? E cosa mai dovremmo ricavare che gi\u00e0 non sapevamo da questo siparietto pietoso?<br \/>\nLa realt\u00e0 \u00e8 ben pi\u00f9 complessa, gli italiani pure, \u00e8 tutto assai pi\u00f9 intricato e contorto e contraddittorio di quanto un paio di occhiali postideologici si ostini a raccontarci.<br \/>\nSia in <i>Belluscone<\/i> che in <i>Io sono Tony Scott<\/i> Maresco cita in maniera beffarda il celebre (e inevitabilmente contraddetto) concetto dell&#8217;economista Francis Fukuyama: la fine della storia. In entrambi i casi Maresco irride alla boutade che tanto successo ebbe a inizio anni &#8217;90, ricamandoci sopra in maniera assolutamente condivisibile e mettendo in luce la ridicolaggine dell&#8217;idea stessa. Ma allora perch\u00e9 il regista palermitano, sposando contraddittoriamente la medesima boutade, si ostina a raccontarci che tutto \u00e8 finito?<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">L&#8217;eredit\u00e0 degli anni d&#8217;oro di \u00abCinico TV\u00bb e l&#8217;utopia di Cinico Cinema \u00e8 complessa da superare ma nelle due prime prove da solisti sia di Franco Maresco, con l&#8217;ottimo <i>Io sono Tony Scott<\/i>, che di Daniele Cipr\u00ec, con il sottovalutatissimo <i>\u00c8 stato il figlio<\/i> (2012), hanno dimostrato di essere in grado di andare oltre il proprio stile di vent&#8217;anni di cinema, ampliandone la portata pur rimanendogli intrinsecamente fedeli, trasportando lo spettatore in una dimensione difficilmente rintracciabile altrove nel cinema italiano, in grado di maneggiare e modellare la realt\u00e0 come un corpo inerte per raccontare l\u2019incubo di quello che siamo: spaventosi e sublimi.<br \/>\n<i>Belluscone<\/i> segna un punto di arresto nella possibile evoluzione del discorso Cinico e tra poche settimane aspettiamo al varco Daniele Cipr\u00ec con la sua seconda regia, <i>La buca<\/i>, sperando che quel discorso possa proseguire per nuove vie.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Signor Maresco, se ne faccia una ragione, il suo cinema ha ancora molto da dire e la sua voce, \u00e8 per noi, viva e necessaria. \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Alessio Galbiati<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>BELLUSCONE SU RAPPORTO CONFIDENZIALE<\/b><br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31935\"><b>CONVERSAZIONE CON FRANCO MARESCO<\/b><\/a> a cura di Andrea Inzerillo<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31977\"><b>F FOR FRANCO<\/b><\/a> di Andrea Inzerillo<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32044\"><b>BELLUSCONE, O DELLA POSTUMIT\u00c0 CONTEMPORANEA ALL\u2019AUTORE<\/b><\/a> di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32050\"><b>PALERMO CUORE DI TENEBRA<\/b><\/a> di Umberto Cantone<br \/>\n\u2022 <a href=\"hhttp:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32536\"><b>BELLUSCONE, UNA STORIA MAINSTREAM<\/b><\/a> di Rubina Mendola<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/3syOtKCqBvY?rel=0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Belluscone, una storia siciliana<\/b><br \/>\n<b>regia:<\/b> Franco Maresco<br \/>\n<b>sceneggiatura:<\/b> Franco Maresco, Claudia Uzzo<br \/>\n<b>fotografia:<\/b> Luca Bigazzi, Tommaso Lusena De Sarmiento, Irma Vecchio<br \/>\n<b>montaggio:<\/b> Franco Maresco<br \/>\n<b>scenografia e costumi:<\/b> Cesare Inzerillo, Nicola Sferruzza<br \/>\n<b>aiuto regia:<\/b> Francesco Guttuso<br \/>\n<b>assistente regia:<\/b> Giuliano La Franca<br \/>\n<b>supervisione color correction:<\/b> Luca Bigazzi<br \/>\n<b>montaggio del suono:<\/b> Luca Bertolin<br \/>\nla canzone <i>Vorrei conoscere Berlusconi<\/i> \u00e8 di Erik<br \/>\n<b>laboratori video e audio:<\/b> Margutta Digital International \/ Time Line Studio<br \/>\n<b>produttori:<\/b> Rean Mazzone, Anna Vinci<br \/>\n<b>coproduttori:<\/b> Fausto Amato (Sicilia Consulenza), Sila Berruti (Frenesy Film Company)<br \/>\n<b>associati in partecipazione:<\/b> Claudia Amato, Vanio Amici, Nicola Favuzza, Mario D\u2019Amore, Giuseppe Figlioli, Giovanni Giannone, Giuseppe Lo Bianco, Francesco Ruffolo, Piero Scozzari, Marco Zummo<br \/>\n<b>con:<\/b> Ciccio Mira, Erik, Vittorio Ricciardi, Tatti Sanguineti, Ficarra e Picone<br \/>\n<b>produzione:<\/b> Ila Palma, Dream Film<br \/>\n<b>distribuzione cinematografica:<\/b> Parth\u00e9nos<br \/>\n<b>ufficio stampa:<\/b> Gabriele Barcaro, Alessandra Tieri<br \/>\n<b>colore:<\/b> colore e b\/n<br \/>\n<b>formato:<\/b> HD<br \/>\n<b>rapporto:<\/b> 16:9<br \/>\n<b>paese:<\/b> Italia<br \/>\n<b>anno:<\/b> 2014<br \/>\n<b>durata:<\/b> 94&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Belluscone, o della postumit\u00e0 contemporanea all&#8217;autore \u00abIn fondo, io sono postumo di me stesso.\u00bb \u2013 Giulio Andreotti Non si pu\u00f2 fare un buon film utilizzando materiale pessimo e senza mai dare vita a un&#8217;immagine. 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