{"id":32050,"date":"2014-09-07T18:34:17","date_gmt":"2014-09-07T16:34:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32050"},"modified":"2014-10-17T16:57:56","modified_gmt":"2014-10-17T14:57:56","slug":"belluscone-una-storia-siciliana-franco-maresco-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32050","title":{"rendered":"Belluscone, una storia siciliana > Franco Maresco"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/belluscone_001.jpg\" alt=\"\" title=\"belluscone_001\" width=\"620\" height=\"450\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32051\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/belluscone_001.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/belluscone_001-300x217.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Palermo cuore di tenebra<\/b><br \/>\nNote di Umberto Cantone su <i>Belluscone<\/i> di Franco Maresco<br \/>\n<i>* con una risposta alla <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32044\">recensione di Alessio Galbiati<\/a> pubblicata su RC<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Quando una volta chiesero a Louis-Ferdinand C\u00e9line chi fossero gli scrittori che lo avevano ispirato, lui rispose di non avere maestri e che i suoi romanzi non erano che reportage.<br \/>\nPoi si corresse, dicendo che i ricordi delle cose vissute non contano pi\u00f9 di tanto. \u00abSono punti di partenza, pretesti che forniscono l&#8217;occasione per annotare i miei sogni\u00bb. E aggiunse: \u00abSe la letteratura ha una giustificazione, \u00e8 quella di raccontare i nostri deliri\u00bb.<br \/>\nLa stessa cosa si potrebbe dire del cinema, dove la realt\u00e0 affiora solo quando \u00e8 trasfigurata, quando diventa materia di un &#8220;delirio&#8221; autorale.<br \/>\nE questo lo si capisce vedendo un film come <i>Belluscone<\/i> di Franco Maresco. Dove la realt\u00e0 \u00e8 quella, terremotata e sulfurea, di una Palermo da tempo abituata a vedersi rappresentata con tutte le proprie maleodoranti viscere esposte, orgogliosa della propria criminale incoscienza perch\u00e9 restia a divenire indipendente della parte primitiva della propria natura.<br \/>\nMa tale natura fa parte della sua cultura, ed \u00e8 questo a rendere Palermo un&#8217;ambigua, fascinosa, rifrangente metafora del male e di ogni sua remota possibilit\u00e0 di redenzione.<br \/>\nA essere chiamato a specchiarsi non solo nella metafora, ma anche nella spaventosa e quotidiana evidenza di questo male, \u00e8 da anni l&#8217;intero nostro Belpaese, la nostra povera Italia.<br \/>\nPer Maresco, per\u00f2, la realt\u00e0 della sua Palermo (che conosce per averla sperimentata come pochi altri) continua a essere soltanto un punto di partenza. Non gli interessa documentarla, n\u00e9 tantomeno denunciarla o testimoniarne la devastazione. A Maresco, come a C\u00e9line, interessa la verit\u00e0 metafisica della storia come della cronaca. E tutte le verit\u00e0 metafisiche, si sa, sono le verit\u00e0 delle maschere e delle favole.<br \/>\n<i>Belluscone<\/i> pu\u00f2 dunque essere letto come la favola della verit\u00e0 metafisica di Palermo.<br \/>\nE, insieme, come il teorema autobiografico di un cineasta che, pasolinianamente, getta con generosit\u00e0 il proprio corpo nella lotta, recuperando quell&#8217;euforica lucidit\u00e0 che solo un&#8217;ossessione pu\u00f2 condurre.<br \/>\nIl cinema \u00e8 per Maresco la Zattera della Medusa, l\u00e0 dove si naufraga continuando a nuotare, e lui fa un po&#8217; il Willard di Conrad e il Welles di Mr.Arkadin nell&#8217;inseguire il cuore tenebroso del suo film da fare e da disfare.<br \/>\nUn film che sappia raccontare la maschera di Palermo e del suo destino, attraverso lo psicodramma di un&#8217;intera comunit\u00e0 e della sua grottesca, insensata caccia a quel Falcone maltese che fu, che continua a essere Berlusconi e il suo ingannevole mito.<br \/>\nQuello di Maresco, dopo la rottura con Cipr\u00ec, \u00e8 un cinema che si \u00e8 fatto ancora pi\u00f9 duro e tagliente.<br \/>\n<i>Belluscone<\/i> \u00e8 dunque la cifra di un cinema prismatico e raffinatissimo, celibe e labirintico, di straordinaria intensit\u00e0 perch\u00e9 coinvolge lo spettatore inseguendolo e facendosi inseguire lungo ironici detour espressivi, in una sintesi incessante d&#8217; invenzioni stilistiche che, incrociandosi nel farsi trasparenti, demoliscono con rara efficacia stereotipi cinematografici e mediatici assieme al conformismo intellettuale esibito da paladini e retori del politicamente corretto.<br \/>\nInnanzi tutto, <i>Belluscone<\/i> \u00e8 un film finito che ne contiene un altro infinito, da sognare prima che da fare: il film impossibile, imbastito nell&#8217;arco di tre anni, che vuole dare immagine e valenza simbolica al microcosmo di un quartiere palermitano, quello dei neomelodici di Brancaccio e del loro impresario Ciccio Mira, come doppio del macrocosmo della condizione italiana, conseguenza di quella deriva tragica e grottesca che appese Berlusconi imprenditore e politico al nodo scorsoio di Cosa Nostra, lo status quo della nostrana anomalia e del presente comune degrado.<br \/>\nIl film finito ci restituisce quello infinito attraverso schegge evocative e arroventate bagattelle, le interviste consapevoli o rubate che evidenziano l&#8217;adesione scandalosa dei lumpen e di minuscoli borghesi palermitani a una weltanschauung mafiosa assolutamente aderente a quella berlusconiana, assieme alla fatiscente, ma ancora vitale, persistenza di una sottocultura omologata e cacofonica che afferma ridicolmente la propria disperata diversit\u00e0.<br \/>\nE lascia attoniti la fulminante, e ben ritagliata, entrata in scena di Mutolo collaboratore (di giustizia) e Dell&#8217;Utri fondatore (di Forza Italia) a ribadire convinti, con silenzi pi\u00f9 eloquenti di qualunque parola, la necessit\u00e0 ineluttabile dello sfacelo italiano, entrambi fantasmi di un&#8217;Opera che risulterebbe pure buffa se non fosse la tragica manifestazione di quello scellerato accordo tra mafia e politica che ha generato una guerra rovinosa e lastricato Palermo di lapidi, facili da onorare come da rimuovere nella sfatta coscienza dei pi\u00f9 sordidi (e della elaborazione della dimenticanza di quei lutti nobili ci raccontano, in coda al film, le stizzite dichiarazioni di alcuni abitanti della citt\u00e0 ferita per i quali il 23 maggio e il 19 luglio sono date qualunque).<br \/>\nUna volta smarrito il filo del film infinito, rimanendone annodato fino al soffocamento, Maresco rende ancora pi\u00f9 acuta la sua gi\u00e0 febbricitante ispirazione, tornando a posare lo sguardo sulla propria zona eletta, la pi\u00f9 periferica e rivelatrice, quella dei piccoli palcoscenici nei quartieri della Palermo crollata.<br \/>\nLa lama del suo stile si \u00e8 fatta ancora pi\u00f9 avvelenata rispetto ai tempi delle incursioni &#8220;ciniche&#8221;, del metacinema beffardo e citazionista, dell&#8217;espressionismo sbalzato di quei mosaici iconoclasti e immaginifici che, aggredendo ogni genere cinematografico e televisivo, bastarono a rendere epica la sostanza apocalittica del post-umano ghignante (e sempre pronto a mordere) di tutti i Sud del mondo.<br \/>\nServito dall&#8217;investigatore Caronte, che \u00e8 il disincantato ed eroico sodale Tatti Sanguineti, Maresco intraprende il suo viaggio terminale lungo i gironi di un affaire ridicolo che contrappone esecutore e artefice di un conteso inno trash a &#8220;Belluscone&#8221;: Vittorio Ricciardi, una specie di Ariel sottoproletario, divo del marcescente incanto del neomelodico, e il pi\u00f9 aspro Salvatore De Castro alias Erik che ostinatamente reclama del brano incriminato i diritti d&#8217;autore ( e a cui Maresco affida il depistante\/devastante epilogo dell&#8217;annichilito omaggio alla tomba del boss pentito Bontade).<br \/>\nIl loro duello, che suscita accese tensioni giuridiche al punto da mettere a repentaglio l&#8217;uscita del film stesso, viene infine risolto dalla mediazione di Ficarra &#038; Picone, la cui taumaturgica popolarit\u00e0 \u00e8 portatrice, in questa guerra tra perdenti, di una patetica pacificazione.<br \/>\n\u00c8 anche questa la favola anfetaminica di <i>Belluscone<\/i>, consumata nel declinare le affinit\u00e0 tra l&#8217;universo di quel recintato entertainment liminare e il rutilante, e altrettanto svaccato, bestiario televisivo da prime time marchiato Biscione ( i riferimenti, in tal senso, sono nel film lucidamente implacabili) .<br \/>\nLa geografia delle consonanze lascia che s&#8217;incastonino (en abyme e con un montaggio, dello stesso Maresco, che \u00e8 tra i pi\u00f9 ingegnosi ed espressivi visti negli ultimi anni) i motivi della cinefilia compulsiva di Francesco Puma e quelli della foia indagatrice del reporter in trincea Pino Maniaci, ridotti a contrappunto volutamente sfocato di un torso narrativo (emotivamente assai teso) che vede in primo luogo l&#8217; autore stesso invischiato, tra realt\u00e0 e finzione, nella corrispondenza con il suo Kurtz di turno, l&#8217;irresistibile Ciccio Mira, organizzatore di feste di piazza e dispensatore di dediche per quegli &#8220;ospiti dello stato&#8221; a cui non si pu\u00f2 (n\u00e9 si deve, costi quel che costi) negare la consolazione dei sentimenti elementari, naturalmente in forma neomelodica.<br \/>\nDi questa maschera etnica il film racconta l&#8217;emblematica (e un po&#8217; goffa) parabola esistenziale, forse anche come aberrato riflesso di quella berlusconiana.<br \/>\nParliamo di quella resistibile ascesa e caduta, che riemp\u00ec di palme il nord, dell&#8217;ineffabile Citizen Arkadin eletto a lider maximo di poveri e ricchi, tutti ingabbiati nello stesso inferno italiano che, dopo un ventennio, ancora ci ustiona con la sua sottocultura cafonesca, coi suoi corrotti sistemi di potere e con le formulette del suo profuso populismo kitsch, disgustoso quanto irreparabilmente contagioso (si veda l&#8217;inserto di repertorio che mostra l&#8217; attuale primo ministro Renzi quando fu ospite rampante, mascherato da Fonzie, al talk show della De Filippi).<br \/>\nMa \u00e8 nella sua ruvida torsione intimista (sostenuta dalle magmatiche invenzioni figurative nella fotografia di Luca Bigazzi e dei suoi collaboratori) che il film ci colpisce al cuore, quando mette a nudo il calvario creativo e la scommessa produttiva di Maresco (e del suo complice Rean Mazzone), delineando i contorni dolorosi della sua quotidiana emarginazione di artista, un po&#8217; cercata a tutela di un&#8217;ammirevole integrit\u00e0 etica, ma soprattutto vergognosamente provocata dal cortocircuito mediatico e istituzionale che in questo paese non perdona, con raggelante cinismo, i talenti veramente anticonformisti.<br \/>\nE <i>Belluscone<\/i>, importante\/prezioso\/sconvolgente racconto cinematografico di una vertigine umana che nessun reportage n\u00e9 alcuna fiction \u00e8 riuscita fin qui a far consistere con altrettanta efficacia, si trasforma nell&#8217;ammonitorio diario in pubblico di questo nostro C\u00e9line del cinema, da sempre convinto, come Conrad, che l&#8217; ultimo rifugio di noi esseri umani, appena si diventa consapevoli della rabbia e della lotta che ci trasforma tutti in schiavi, \u00ab\u00e8 nella stupidit\u00e0, nell&#8217;ubriachezza, nella menzogna, nelle fedi, nel delitto, nel furto, nelle riforme, nelle negazioni, nel disprezzo &#8211; ciascun uomo secondo i suggerimenti del suo demone particolare\u00bb.<br \/>\nQuel demone che, anche attraverso questo cinema purissimo, si pu\u00f2 continuare a esorcizzare da sconfitti, persino vivendo a Palermo. Fino all&#8217;ultimo respiro.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">* * *<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b><i>* In risposta a una <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32044\">recensione di Alessio Galbiati<\/a> su \u201cBelluscone\u201d di Maresco apparsa il 6 settembre su \u00abRapporto Confidenziale\u00bb:<\/i><\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">A proposito dello scritto in questione, niente da (ri)dire, e semmai molto da ridacchiare (per dirne una, circa la rilevata &#8220;assenza d&#8217;immagini&#8221; in <i>Belluscone<\/i> quando, nel film, l&#8217;intensit\u00e0 straniata dell&#8217;objet trouv\u00e9-Palermo, fotografata in porzioni lunari nel magnifico frottage di Bigazzi, buca schermo, occhio e cervello, come certi spaesamenti di Magritte).<br \/>\nE riguardo alla presunta incompiutezza del capolavoro mancato e mancante, se c&#8217;\u00e8 un film pieno fino al proprio orlo, e arrivato al momento giusto (e che tale momento sa trasformare in memento), questo \u00e8 il capolavoro &#8220;sopravvissuto&#8221; <i>Belluscone<\/i>.<br \/>\nDetour conradiano e concettismo alla Welles a parte, l&#8217;en abyme di Maresco (una prospettiva, questa in abisso, visibilissima in tutte, proprio in tutte, le sue cose) mai si \u00e8 fatto cos\u00ec penetrante e acceso, a indicare con struggimento umanissimo il vuoto di senso delle situazioni (paradigmi di paesaggi, cose, persone) che egli aggancia alla propria morsa, riscontrando ancora una volta quanta verit\u00e0 possa contenere ogni finzione.<br \/>\n<i>Belluscone<\/i> indica, sciogliendosi e sciogliendoci all&#8217;impatto, l&#8217;attuale angosciosa annichilita maciullata condizione della nostra civilt\u00e0, interrogandosi come avrebbe voluto interrogarsi e interrogarci il Teo-Kolossal (kafkianamente <i>Porno<\/i>) del &#8220;postumo&#8221; Pasolini. E nel farlo indaga, con cinica generosit\u00e0, sull&#8217;impotenza cinematica del mondo e dei suoi falsi movimenti, individuando Palermo come Zona eletta dei sopravvissuti stalker visionari, privati tutti delle possibilit\u00e0 di dare forma al &#8220;racconto della realt\u00e0&#8221;, consapevoli che tale forma ha sempre abitato il Regno di Utopia.<br \/>\nDi questi stalker, qui e ora, Maresco si conferma la guida pi\u00f9 ispirata e coerente, proprio perch\u00e9 la sua scommessa non riguarda il cinema (morto e insepolto), n\u00e9 tantomeno la sua forma, ma come in tutti i grandi film odierni, una possibile idea di vero. Maresco sa bene come non si possa evocare, se non equivocamente, la contemporanea realt\u00e0 sociale, politica, culturale (che ormai si fa scudo di se stessa), e quanto sia vano declinare di essa significati e proporzioni, peraltro smisurati e &#8220;inconcepibili&#8221;. Il suo fare cinema sembra solamente interessato a fissare, di quel vero che insegue, il cuore rivelatore.<br \/>\nE lui si comporta da entomologo smagato e infelicemente perplesso (nel constatare la disfatta di cui il suo film ci dice), obnubilato dal sole calante di una memoria agita da paesaggi definitivamente perduti.<br \/>\nPerch\u00e9, al di l\u00e0 della sostanza-cinema, che in questo febbrile condensato di visioni migranti tracima potentissima fino a ottundere ogni circostanziata (e, diciamolo pure, mediocre) attesa, in <i>Belluscone<\/i> pulsa l&#8217;essenza del pensiero mareschiano esercitatosi sull&#8217;inconciliabilit\u00e0 sempiterna tra l&#8217;arte e la conduzione della societ\u00e0, denunciando (ed \u00e8 questa l&#8217;unica denuncia che si sente di fare) quanto tale relazione sia profondamente corruttrice per la vita delle arti stesse, le quali &#8211; ci avverte Vittorio Gregotti in un suo recente saggio &#8211; &#8220;devono sempre proporre una presa di distanza dalle maggioranze rumorose&#8221; (e persino, dolorosamente, da tutte le minoranze) per ci\u00f2 che concerne &#8220;la consistenza storica delle nozioni di bene e male, di giusto e ingiusto, di valori e fatti, della relazione tra l&#8217;individuo e la societ\u00e0&#8221;.<br \/>\nTrascinando se stesso e la propria realt\u00e0 a una distanza siderale, Maresco fa un film importante, ai confini di ogni valutazione cinefila o estetica tout court.<br \/>\nImportante perch\u00e9 scende sul campo come film-situazione nel proporre un &#8220;overlook&#8221; (fantascientifico\/fantasmatico) sull&#8217;eterno presente del nostro futuro caduto nel tempo, della nostra perdizione senza pi\u00f9 fughe (nemmeno musicali).<br \/>\nE dunque anche Palermo e la sua putrefatta mafiosit\u00e0 (che ci ha ridotto al rango di testimoni assenti) pu\u00f2 diventare il simbolo del deserto contemporaneo, popolato di non-morti intenti a spellarsi, dentro e fuori, tentando buffamente, nel far questo, di nascondere il proprio scheletro.<br \/>\nE che in <i>Belluscone<\/i>, Maresco l&#8217;abbia riquadrata e trasfigurata questa sua Zona, come mai prima nessuno, \u00e8 un fatto. <i>Belluscone<\/i> c&#8217;\u00e8, e la sua forza disintegra qualunque spasimo polemico circa il presunto &#8220;raccontabile&#8221; rimasto (a tutto o a mezzo tondo) di Palermo, dell&#8217;Italia, del mondo, della &#8220;realt\u00e0&#8221;.  \u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Umberto Cantone<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>BELLUSCONE SU RAPPORTO CONFIDENZIALE<\/b><br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31935\"><b>CONVERSAZIONE CON FRANCO MARESCO<\/b><\/a> a cura di Andrea Inzerillo<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31977\"><b>F FOR FRANCO<\/b><\/a> di Andrea Inzerillo<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32044\"><b>BELLUSCONE, O DELLA POSTUMIT\u00c0 CONTEMPORANEA ALL\u2019AUTORE<\/b><\/a> di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32050\"><b>PALERMO CUORE DI TENEBRA<\/b><\/a> di Umberto Cantone<br \/>\n\u2022 <a href=\"hhttp:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32536\"><b>BELLUSCONE, UNA STORIA MAINSTREAM<\/b><\/a> di Rubina Mendola<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"620\" height=\"349\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/3syOtKCqBvY?rel=0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>Belluscone, una storia siciliana<\/b><br \/>\n<b>regia:<\/b> Franco Maresco<br \/>\n<b>sceneggiatura:<\/b> Franco Maresco, Claudia Uzzo<br \/>\n<b>fotografia:<\/b> Luca Bigazzi, Tommaso Lusena De Sarmiento, Irma Vecchio<br \/>\n<b>montaggio:<\/b> Franco Maresco<br \/>\n<b>scenografia e costumi:<\/b> Cesare Inzerillo, Nicola Sferruzza<br \/>\n<b>aiuto regia:<\/b> Francesco Guttuso<br \/>\n<b>assistente regia:<\/b> Giuliano La Franca<br \/>\n<b>supervisione color correction:<\/b> Luca Bigazzi<br \/>\n<b>montaggio del suono:<\/b> Luca Bertolin<br \/>\nla canzone <i>Vorrei conoscere Berlusconi<\/i> \u00e8 di Erik<br \/>\n<b>laboratori video e audio:<\/b> Margutta Digital International \/ Time Line Studio<br \/>\n<b>produttori:<\/b> Rean Mazzone, Anna Vinci<br \/>\n<b>coproduttori:<\/b> Fausto Amato (Sicilia Consulenza), Sila Berruti (Frenesy Film Company)<br \/>\n<b>associati in partecipazione:<\/b> Claudia Amato, Vanio Amici, Nicola Favuzza, Mario D\u2019Amore, Giuseppe Figlioli, Giovanni Giannone, Giuseppe Lo Bianco, Francesco Ruffolo, Piero Scozzari, Marco Zummo<br \/>\n<b>con:<\/b> Ciccio Mira, Erik, Vittorio Ricciardi, Tatti Sanguineti, Ficarra e Picone<br \/>\n<b>produzione:<\/b> Ila Palma, Dream Film<br \/>\n<b>distribuzione cinematografica:<\/b> Parth\u00e9nos<br \/>\n<b>ufficio stampa:<\/b> Gabriele Barcaro, Alessandra Tieri<br \/>\n<b>colore:<\/b> colore e b\/n<br \/>\n<b>formato:<\/b> HD<br \/>\n<b>rapporto:<\/b> 16:9<br \/>\n<b>paese:<\/b> Italia<br \/>\n<b>anno:<\/b> 2014<br \/>\n<b>durata:<\/b> 94&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo cuore di tenebra Note di Umberto Cantone su Belluscone di Franco Maresco * con una risposta alla recensione di Alessio Galbiati pubblicata su RC Quando una volta chiesero a Louis-Ferdinand C\u00e9line chi fossero gli scrittori che lo avevano ispirato, lui rispose di non avere maestri e che i suoi romanzi non erano che reportage. 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