{"id":32318,"date":"2014-10-04T16:42:55","date_gmt":"2014-10-04T14:42:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32318"},"modified":"2014-10-04T16:46:10","modified_gmt":"2014-10-04T14:46:10","slug":"argo-ben-affleck","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32318","title":{"rendered":"Argo > Ben Affleck"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_01.jpg\" alt=\"argo_01\" width=\"620\" height=\"465\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32319\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_01-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"4\"><b>ARGO, VAFFANCULO!<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Argo<\/i> \u2022 Ben Affleck \u2022 USA\/2012<br \/>\na cura di Fabrizio Fogliato<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">da <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26974\">Rapporto Confidenziale 38<\/a> | <a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rapporto-confidenziale_38-preview?mode=window\">anteprima<\/a> | <a href=\"http:\/\/www.flows.tv\/store\/books\/content\/82%7C54f9c3d33d7d089c013d7df1d99b0001?channel=82\">compra<\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Teheran, 4 novembre 1979. In rappresaglia per l&#8217;accoglienza negli USA dello Sci\u00e0 di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, malato di cancro, i miliziani della rivoluzione religiosa degli Ayatollah assaltano l\u2019ambasciata americana e prendono con s\u00e9 pi\u00f9 di cinquanta ostaggi. Sei diplomatici, Bob Anders <\/i>(Tate Donovan)<i>, Joe Stafford <\/i>(Scott McNairy)<i>, sua moglie Kathy <\/i>(Kerry Bish\u00e8)<i>, e gli sposi Marc e Cora Lijek <\/i>(Christopher Denham e Clea DuVall)<i>, Lee Schatz <\/i>(Rory Cochrane)<i> riescono a fuggire e a trovare rifugio presso l\u2019ambasciata canadese, \u201cospiti\u201d di Ken Taylor <\/i>(Victor Garber)<i> e di sua moglie Pat <\/i>(Page Leong)<i>.<br \/>\nCon la situazione dei fuggitivi tenuta segreta, il Dipartimento di Stato comincia a esplorare le opzioni per \u201cesfiltrare\u201d il gruppo dalla capitale iraniana. Tony Mendez <\/i>(Ben Affleck)<i>, uno specialista della CIA critica le proposte di copertura suggerite dagli uomini del Ministero degli Esteri. Una sera, parlando al telefono con il figlio, Mendez cambia canale della televisione e vede una scena di <\/i>Battle for the Planet of the Apes<i> (Battaglia per il pianeta delle scimmie, 1973) di Jack Lee Thompson, e programma di creare una storia di copertura: un finto film di cui i fuggitivi sono una troupe cinematografica, inviata in luoghi esotici per cercare le location per un film di fantascienza.<br \/>\nMendez e il suo supervisore Jack O\u2019Donnell <\/i>(Bryan Cranston)<i> decidono di contattare John Chambers <\/i>(John Goodman)<i>, una truccatore hollywoodiano premio Oscar che in passato ha gi\u00e0 collaborato con la CIA.<br \/>\nChambers li mette in contatto con il produttore cinematografico Lester Siegel <\/i>(Alan Arkin)<i>. Chambers e Siegel mettono in piedi un ufficio cinematografico vero e proprio, scelgono un copione che ben si adatta alla necessit\u00e0, con una storia di fantascientifica in stile <\/i>Star Wars<i>, per poi organizzare un evento promozionale sulla terrazza del Beverly Hilton per \u201cvendere\u201d il finto-film alla stampa di settore.<br \/>\nA questo punto Mendez parte per l\u2019Iran con il ruolo di produttore associato del film <\/i>Argo<i>, incontra i sei clandestini, spiega loro il copione che devono seguire, fornisce loro passaporti canadesi e finte identit\u00e0. Dopo un primo momento in cui il gruppo, in particolare Joe Stafford, si mostra perplesso e scettico di fronte al piano esposto da Mendez, con l&#8217;incedere degli eventi e con le lancette che corrono sempre pi\u00f9 veloci, il gruppo vince la sua diffidenza e si affida alle mani dell\u2019\u201cesfiltratore\u201d. La tensione sale; una volta giunti all\u2019aeroporto di Teheran, oltrepassati tre check-point, si mettono in attesa dell\u2019imbarco su un volo Swissair. Tutto sembra procedere senza intoppi, ma sul pi\u00f9 bello il gruppo, a causa degli ossessivi controlli dei miliziani, rischia di perdere il volo.<br \/>\nRiescono a imbarcarsi ma non appena scoperti, lo speaker del volo transoceanico, annuncia: \u00abSignore e Signori, da adesso potranno essere servite bevande alcoliche; abbiamo lasciato lo spazio aereo iraniano\u00bb.<br \/>\nTutti gli ostaggi vengono liberati il 20 gennaio 1981.<br \/>\nIl film termina con il discorso del Presidente Jimmy Carter.<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\" align=\"center\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">+ + +<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Famoso senza mai diventarlo: John Sheardown, il diplomatico canadese che coordin\u00f2 le operazioni di copertura durante la crisi degli ostaggi americani a Teheran, \u00e8 deceduto il 30 dicembre scorso. Sheardown fu l\u2019uomo centrale dell\u2019operazione \u201cARGO\u201d, quell\u2019incredibile vicenda reale raccontata nel recente film di Ben Affleck, insignita del Premio Oscar 2013 per il Miglior Film. Il diplomatico canadese, responsabile per l\u2019immigrazione a Teheran non compare nel film, il suo ruolo \u00e8 stato cancellato per dare spazio e visibilit\u00e0 a quello, ben pi\u00f9 cinematografico, dell\u2019ambasciatore Ken Taylor. I sei americani, rifugiati clandestini, nella realt\u00e0 si rivolsero a John Sheardown per ottenere protezione un volta fuggiti dall\u2019ambasciata americana assaltata dalle milizie dell\u2019Ayatollah Khomeyni, il 4 novembre 1979. A differenza che nel film, dove \u201cgli ospiti\u201d sono tutti reclusi nella casa dell\u2019ambasciatore, nella realt\u00e0 quattro fuggiaschi si nascondono a casa di Sheardown e solo due nell\u2019appartamento di Taylor. Quello che il film non mostra, perch\u00e9 sarebbe superfluo, \u00e8 la quotidianit\u00e0 del gruppo nascosto in casa dei coniugi Sheardown, i quali prendono ogni possibile precauzione per mantenere la copertura, come acquistare vivande in luoghi sempre diversi e sparpagliare la spazzatura nei cestini della citt\u00e0 per occultare la presenza dei quattro clandestini. I sei, grazie all\u2019ingegno e alla \u201cfollia\u201d dell\u2019agente CIA Antonio \u201cTony\u201d Mendez, riescono a rientrare negli Stati Uniti il 28 gennaio del 1980, mentre i circa sessanta ostaggi dell\u2019ambasciata americana a Teheran vengono rilasciati il 21 gennaio 1981 dopo ben 444 giorni di prigionia. L\u2019operazione \u201cArgo\u201d fu declassata dalle informative coperte da segreto di Stato solo nel 1997, portando alla luce la verit\u00e0 su di un caso fino a quel tempo coperto dal mistero ma soprattutto svelando la centralit\u00e0 dell\u2019intelligence e della diplomazia canadese, vero artefice di un\u2019impresa al limite del probabile.<br \/>\n<i>Argo<\/i>, il film che Ben Affleck gira tra Los Angeles, Washington e Istanbul, \u00e8 sceneggiato da Chris Terrio a partire dalla relazione <i>Master in Disguise<\/i> di Antonio Mendez e dall\u2019articolo <i>How The CIA Used a Fake Sci-Fi Flick to Rescue American from Theran<\/i> a firma Joshuah Bearman presente sul numero della rivista \u201cWired\u201d dell\u2019aprile 2007. L\u2019articolo di Bearman mette in evidenza le difficolt\u00e0 logistiche dell\u2019operazione e la tensione crescente nella gestione dei clandestini. Questo aspetto \u00e8 trattato dallo sceneggiatore con una messa in scena, allo stesso tempo istintiva e claustrofobica, in perfetta antitesi con quanto avviene all\u2019esterno: tanto negli uffici della CIA in Virginia, quanto nell\u2019assedio all\u2019ambasciata di Teheran. L\u2019appartamento dei Taylor \u00e8 un luogo chiuso dal quale non \u00e8 possibile uscire, una trappola che ha come unica via di fuga l\u2019intercapedine sotto il pavimento della sala da pranzo.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_02.jpg\" alt=\"argo_02\" width=\"620\" height=\"257\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32320\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_02-300x124.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">La bravura di Chris Terrio \u00e8 quella di rendere, la dimensione caverna-tana-rifugio dell\u2019abitazione all\u2019ambasciata canadese, perfettamente complementare alle location del film. Il problema pi\u00f9 grosso che sceneggiatore e regista devono affrontare, \u00e8 quello di fornire credibilit\u00e0 a una storia come quella dell\u2019operazione \u201cArgo\u201d, e per fare ci\u00f2, l\u2019unica via perseguibile \u00e8 quella della \u201cimpressione di realt\u00e0\u201d. Cinematograficamente non sono dunque i fatti ad essere pregnanti ed empatici, bens\u00ec l\u2019empatia e l\u2019atmosfera che emanano dalla messa in scena. Non si tratta di un documentario, ma di una vicenda drammatizzata, opportunamente, secondo una messa in scena che ha l\u2019obiettivo di fare emergere dal grande schermo le sensazioni dei personaggi (non le parole), attraverso un\u2019operazione di sottrazione dei fatti finalizzata a delineare la condizione tangibile degli ostaggi e di far condividere al pubblico tanto le loro paure, quanto il loro sollievo. \u00c8 solo cos\u00ec, che l\u2019improbabile pu\u00f2 diventare verosimile, attraverso la narrazione di una storia, quella che Ben Affleck delinea mediante una costruzione cinematografica, all\u2019interno della quale inganni e menzogne sono allo stesso livello di verit\u00e0 ingannevoli.<br \/>\nLo scambio di battute tra Turner, \u00abNon avete una cattiva idea migliore di questa?\u00bb, e O\u2019Donnel, \u00abQuesta \u00e8 la migliore cattiva idea che abbiamo avuto, signore. Di gran lunga la migliore\u00bb, sintetizza al meglio il concetto centrale del film: quello secondo cui, come dice Mark Twain: \u00abL\u2019unica differenza tra la realt\u00e0 e la finzione \u00e8 che la finzione deve essere credibile\u00bb. Per dare questa credibilit\u00e0, fondamentale per la riuscita del film, Affleck ricorre all\u2019utilizzo di un processo anti-narrativo in cui la narrazione \u00e8 progressivamente destrutturata e frammentata, parallelamente a una costruzione filmica il cui fine \u00e8 quello di giungere all\u2019unit\u00e0 di luogo che \u00e8 punto d\u2019arrivo dei vari percorsi narrativi: l\u2019aeroporto.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_03.jpg\" alt=\"argo_03\" width=\"620\" height=\"413\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32321\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_03.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_03-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">La meticolosit\u00e0, quasi maniacale, con cui operano gli scenografi del film (come dimostra la costante presenza \u201cpoliticamente scorretta\u201d (<i>oggi<\/i>), di fumatori e posacenere) serve al regista per evidenziare il tratto di verosimiglianza della vicenda, come dimostrano alcuni espedienti narrativi in grado di rendere meta-cinematografico il racconto, e di far diventare il copione di <i>Argo<\/i>, come dice Tony Mendez rivolto a Joe Stafford: \u00abL\u2019unica risorsa tra voi e una pistola puntata contro la vostra testa\u00bb. Ecco dunque che l\u2019ufficio cinematografico nei Burbank Studios si chiama Studio Six Productions (chiaro richiamo al numero degli ostaggi), l\u2019operazione, in un primo momento viene denominata \u201cCanadian Caper\u201d (colpo gobbo canadese), e infine, con una scelta da Actor\u2019s Studio, Ben Affleck, prima dell\u2019inizio delle riprese, tiene i sei attori, che interpretano gli ostaggi, chiusi per una settimana all\u2019interno della stessa casa che poi diventer\u00e0 set per le riprese: spogliandoli di tutto: computer, cellulari, e qualsiasi strumento di comunicazione con l\u2019esterno.<br \/>\nEcco perch\u00e9 il risultato finale della messa in scena appare pienamente coerente e credibile, perch\u00e9 l\u2019ambizioso obiettivo di Affleck non \u00e8 solo quella di raccontare una storia, ma di farla vivere in presa diretta tanto ai suoi attori quanto agli spettatori seduti in sala. Per raggiungere il ragguardevole fine il regista opera direttamente sull\u2019estetica del film e sulla diversificazione delle modalit\u00e0 di ripresa in funzione delle location e degli eventi. Le sequenze girate nel <i>compound<\/i> dell\u2019ambasciata vengono realizzate in modo da sgranare l\u2019immagine, per trasmettere al meglio disagio e inquietudine; nell\u2019appartamento dei Taylor le riprese vengono effettuate camera a mano, e gli ostaggi, vengono ripresi come se fossero \u201cspiati\u201d da un occhio indiscreto e incombente. Parallelamente, anche la recitazione, cos\u00ec come la ripresa sono state gestite nell\u2019appartamento in funzione pi\u00f9 dell\u2019improvvisazione che del seguire un copione prescritto. Le riprese negli uffici della CIA, per mostrare l\u2019efficienza e il rigore del servizio segreto USA sono state effettuate con inquadrature fisse, uso di cavalletti, dolly e carrelli. In perfetta, ma coerente antitesi, le riprese di Hollywood fruiscono della tecnica utilizzata alla fine degli anni \u201970 con l\u2019alternanza di ampie panoramiche e di zoom improvvisi. Ma l\u2019effetto pi\u00f9 disorientante, efficace e spaventoso Affleck lo raggiunge nella sequenza, i primi dieci minuti di film, che mostrano l\u2019assalto all\u2019ambasciata. Qui il regista ha \u201cannegato\u201d tra le comparse operatori armati di cineprese in 16 mm, e lui stesso con altri operatori ha ripreso alcune immagini utilizzando una vecchia super-8.<br \/>\nQueste diverse ed eterogenee tecniche di ripresa, sono state assemblate dal montatore William Goldenberg seguendo un perfetto schema fatto di continue triangolazioni tra Teheran, Washignton e Hollywood. Il montaggio di <i>Argo<\/i>, che per gran parte dello sviluppo della pellicola segue un andamento di tipo parallelo mettendo continuamente a confronto le evoluzioni narrative dei tre ambienti cinematografici, nell\u2019ultima mezz\u2019ora innesca un procedimento alternato, in cui le diverse unit\u00e0 spaziali si \u201cavvicinano\u201d sempre di pi\u00f9 fino a sovrapporsi, magistralmente, nella sequenza, quasi insostenibile per l\u2019empatia che crea, all\u2019aeroporto di Teheran.<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_04.jpg\" alt=\"argo_04\" width=\"620\" height=\"253\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32322\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_04-300x122.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\">Solo cos\u00ec, Ben Affleck, attraverso un operare sui codici cinematografici della scrittura, della ripresa e del montaggio, riesce a rendere verosimile, credibile e avvincente una storia \u201chollywoodiana\u201d, \u201cda film\u201d, nel senso ben sintetizzato da due frasi pronunciate da Lester, il quale rivolto a Tony prima gli dice, \u00abBene, sei venuto ad Hollywood per fare un finto film, sei nel posto di giusto\u2026, quello in cui si mente per mestiere\u00bb, e successivamente, con fare beffardo replica a una domanda dell\u2019agente CIA dicendo: \u00abPerfino una scimmia riuscirebbe a diventare regista in un giorno!\u00bb.\u2022<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><i>Fabrizio Fogliato<\/i><\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_05.jpg\" alt=\"argo_05\" width=\"620\" height=\"413\" class=\"aligncenter size-full wp-image-32323\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_05.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/argo_05-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\"><font face=\"Georgia\" size=\"2\"><b>ARGO<\/b><br \/>\n<b>Regia:<\/b> Ben Affleck \u2022 <b>Soggetto:<\/b> Tony Mendez (dal suo libro <i>The Master of Disguise<\/i> e dall\u2019articolo <i>Escape from Tehran<\/i> di Joshuah Bearman) \u2022 <b>Sceneggiatura:<\/b> Chris Terrio \u2022 <b>Fotografia:<\/b> Rodrigo Prieto \u2022 <b>Montaggio:<\/b> William Goldenberg \u2022 <b>Musiche originali:<\/b> Alexandre Desplat \u2022 <b>Scenografie:<\/b> Sharon Seymour \u2022 <b>Costumi:<\/b> Jacqueline West \u2022 <b>Trucco:<\/b> Mike Westmore \u2022 <b>Effetti speciali:<\/b> Brett Angelillis \u2022 <b>Interpreti principali:<\/b> Ben Affleck (Tony Mendez), Bryan Cranston (Jack O\u2019Donnell), Alan Arkin (Lester Siegel), John Goodman (John Chambers), Victor Garber (Ken Taylor), Tate Donovan (Bob Anders), Clea DuVall (Cora Lijek), Scoot McNairy (Joe Stafford), Rory Cochrane (Lee Schatz), Christopher Denham (Mark Lijek) \u2022 <b>Produzione:<\/b> Warner Bros. Pictures, Smoke House in associazione con GK Films \u2022 <b>Suono:<\/b> SDDS, Datasat, Dolby Digital \u2022 <b>Camera:<\/b> Arri Alexa Plus, Arricam LT, Arricam ST, Bolex H16 REX-5, Canon 1014 AZ \u2022 <b>Rapporto:<\/b> 2.35:1 \u2022 <b>Paese:<\/b> USA \u2022 <b>Anno:<\/b> 2012 \u2022 <b>Durata:<\/b> 120&#8242;<\/font><\/p>\n<p style=\"line-height: 150%\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ARGO, VAFFANCULO! Argo \u2022 Ben Affleck \u2022 USA\/2012 a cura di Fabrizio Fogliato da Rapporto Confidenziale 38 | anteprima | compra Teheran, 4 novembre 1979. In rappresaglia per l&#8217;accoglienza negli USA dello Sci\u00e0 di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, malato di cancro, i miliziani della rivoluzione religiosa degli Ayatollah assaltano l\u2019ambasciata americana e prendono con s\u00e9 pi\u00f9 di cinquanta ostaggi. 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