{"id":33122,"date":"2014-11-21T18:46:31","date_gmt":"2014-11-21T17:46:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33122"},"modified":"2014-11-21T18:53:25","modified_gmt":"2014-11-21T17:53:25","slug":"simone-massi-lanimazione-e-il-nuovo-medioevo-intervista-a-giannalberto-bendazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33122","title":{"rendered":"Simone Massi, l&#8217;animazione e il nuovo Medioevo. Intervista a Giannalberto Bendazzi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33123\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi.jpg\" alt=\"Giannalberto Bendazzi by ilcanediPavlov!\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Giannalberto-Bendazzi-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\nGiannalberto Bendazzi (Ravenna , 1946) \u00e8 la voce pi\u00f9 autorevole che il cinema d&#8217;animazione internazionale possieda. Autore dei pi\u00f9 importanti volumi dedicati alla storia del cinema d&#8217;animazione \u2013 il suo <em>Cartoons &#8211; Cento anni di cinema d&#8217;animazione<\/em> (tradotto in inglese, francese, spagnolo e persiano ma in Italia non \u00e8 mai pi\u00f9 stato ristampato) rappresenta una pietra miliare per studiosi e appassionati \u2013, Bendazzi \u00e8 ci\u00f2 che si suol dire un&#8217;istituzione. Attualmente \u00e8 Visiting Professor di Storia dell&#8217;animazione alla Nanyang Technological University di Singapore, in fuga dall&#8217;Italia, dalla sua decadenza e dalle sue miserrime dinamiche accademiche. Nel maggio 2015 sar\u00e0 pubblicato da Focal Press, in tre volumi per un totale di 1500 pagine, <em>Animation \u2013 A World History<\/em>, uno sforzo enciclopedico mai visto prima totalmente dedicato al cinema d&#8217;animazione degli ultimi trent&#8217;anni.<\/p>\n<p>[Rimando il lettore alla coda dell&#8217;intervista per un quadro pi\u00f9 esaustivo, ma comunque parziale, della bibliografia di Giannalberto Bendazzi]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alessio Galbiati: La storia di Simone Massi, il suo percorso artistico, i traguardi da lui raggiunti e le difficolt\u00e0 incontrate rappresentano un caso tanto eccellente e singolare quanto paradigmatico dell&#8217;Italia e del nostro tempo. Dopo aver pubblicato una lunga conversazione con lui (<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33055\" target=\"_blank\">Mordere nei sassi. Conversazione con Simone Massi<\/a>), ho pensato di chiederti, in qualit\u00e0 d&#8217;uno dei pi\u00f9 importanti e prestigiosi studiosi di cinema d&#8217;animazione a livello mondiale, di illustrare ai nostri lettori un breve profilo di Simone e del suo cinema. Dunque: chi \u00e8 Simone Massi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giannalberto Bendazzi:<\/strong> Prima di tutto \u00e8 un amico. Ho conosciuto Simone 13 o 14 anni fa, quando ancora era un giovane promettente, ma gi\u00e0 molto determinato. Ci siamo stimati, abbiamo fatto amicizia e ci siamo sempre voluti molto bene. La mia prima risposta \u00e8 che Simone \u00e8 una persona che amo. Se poi vogliamo separare la persona che amo dalla persona che ammiro, dico che probabilmente \u00e8 il pi\u00f9 interessante cineasta d&#8217;animazione italiano oggi vivente. Il suo \u00e8 uno stile molto personale ma al contempo legato alle opere di un gruppo, di una corrente, che qualche anno addietro con una mia studentessa (Priscilla Mancini, autrice di una tesi di laurea dedicata a Simone Massi e di un libro sulla corrente: <em>L&#8217;animazione dipinta. La corrente neopittorica del cartoon italiano<\/em>, ed. Tunu\u00e9 2014) definimmo neopittorica. Un gruppo molto legato alla regione in cui vive, alla scuola d&#8217;arte di Urbino ma anche all&#8217;epoca nella quale vive. Credo che l&#8217;importanza di Simone e dei neopittorici sia estremamente centrale per il nostro tempo. L&#8217;Italia \u00e8 un paese in precipitosa decadenza, una decadenza che \u00e8 morale, economica, spirituale, di identit\u00e0 e l&#8217;unica soluzione possibile, per chi possiede intelligenza e nerbo, per chi ha colonna vertebrale, \u00e8 quella di chiudersi nella propria fortezza privata e testimoniare la propria esistenza, e quella della propria generazione, per vie artistiche e intellettuali. Non esistono vie ufficiali percorribili, queste sono di fatto precluse, impossibili. La vedo un po&#8217; come la situazione dei monaci del Medioevo che si chiudevano nei monasteri e copiavano i testi latini e greci per le future generazioni. Un&#8217;altra soluzione, per molti, \u00e8 emigrare. Io non appartengo a quella generazione, potrei essere il padre di Simone, ho ventiquattro anni pi\u00f9 di lui per\u00f2, a mia volta, come vedi&#8230; mi stai telefonando dall&#8217;Italia e ti sto rispondendo da Singapore. Insegno all&#8217;Universit\u00e0 di Singapore perch\u00e9 nell&#8217;Universit\u00e0 italiana non avrei mai trovato posto. Trovai posto, ma a cifre ridicole e quasi umilianti. Dunque l&#8217;altra soluzione \u00e8 emigrare, portando all&#8217;estero le migliori capacit\u00e0 italiane che possono essere esportate. Questo \u00e8 il bivio. Non credo che in Italia si possa fare molto, a meno che non si sia nati ricchi o figli di onorevole.<\/p>\n<p><strong>AG: \u00c8 inevitabile, allora, che quando si parla di Simone Massi il discorso finisca sempre sull&#8217;Italia. Un discorso che \u00e8 pessimistico o realistico, dipende dai punti di vista&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> \u00c8 tanto pessimistico quanto realistico il discorso sull&#8217;Italia. L&#8217;Italia \u00e8 per\u00f2 il caso pi\u00f9 brutto di una situazione che, comunque, \u00e8 sempre esistita. \u00c8 la terza faccia della medaglia. Come tu sai le medaglie hanno tre facce: uno di qua, una di l\u00e0 e una che fa da corona. La faccia della medaglia che fa da corona \u00e8 quella per la quale il mondo dell&#8217;arte, della creativit\u00e0 e dell&#8217;intellettualit\u00e0 in una societ\u00e0 di massa e di consumo sono limitati da tutti i i punti di vista. E infatti la terza faccia delle medaglie \u00e8 molto stretta. Il mondo dell&#8217;intellettualit\u00e0 in una societ\u00e0 di massa e di consumo \u00e8 limitato economicamente, intellettualmente, spiritualmente, moralmente, eccetera eccetera. In questo mondo chiunque faccia film \u201calla Simone Massi\u201d \u00e8 in condizioni di isolamento e proscrizione. Certo che ci sono paesi migliori, la circonvicina e cugina Francia ne \u00e8 un esempio. Tu puoi essere un cineasta \u201calla Simone Massi\u201d e trovare un finanziamento dello Stato, della televisione, trovare un produttore illuminato e vivere, non dico lautamente, ma dignitosamente del tuo mestiere, cosa che non si pu\u00f2 fare in Italia. Perch\u00e9 la produzione di \u00e9lite non ha mercato, proprio perch\u00e9 d&#8217;\u00e9lite. Il mio pi\u00f9 grande Maestro e amico fu Alexandre Alexeieff, un grandissimo artista dell&#8217;animazione, dell&#8217;incisione e dell&#8217;acquaforte che pass\u00f2 l&#8217;intera sua esistenza in povert\u00e0. Nacque nel 1901 e mor\u00ec nel 1982, dunque in un&#8217;altra epoca rispetto alla nostra, ma pass\u00f2 la sua vita povero, permettendosi solo qualche piccolo sfizio: qualche vacanza in Italia, qualche viaggio all&#8217;estero e qualche partecipazione a festival. Questo accadde proprio perch\u00e9 la sua era un&#8217;arte d&#8217;\u00e9lite, ad alto livello intellettuale. E ha vissuto in Francia! Dunque quello che accade oggi non \u00e8 una cosa strana, non \u00e8 una cosa nuova. Questa \u00e8 la terza faccia della medaglia. Se invece che fare film di ricerca spirituale, politica, morale e storica Simone facesse bau-bau ciao-ciao qua-qua&#8230; allora sicuramente avrebbe maggiori possibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>AG: Cos&#8217;\u00e8 successo all&#8217;animazione in Italia. Perch\u00e9 da un certo punto in poi un intero settore industriale, comunque presente almeno fino all&#8217;epoca di Carosello (l&#8217;ultima messa in onda \u00e8 datata 1 gennaio 1977), \u00e8 totalmente scomparso? Come mai da un certo momento in poi non ci sono pi\u00f9 state, in Italia, cose di produzione dedicate all&#8217;animazione?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> L&#8217;animazione in Italia ha vissuto un solo momento di discreta fioritura: dal 1958 al 1977. Cio\u00e8 quando Carosello fece degli episodi pubblicitari in animazione. In quegli anni la creativit\u00e0 degli animatori italiani si svilupp\u00f2 perch\u00e9 aveva un mercato, dei clienti. Carosello non fu il solo aspetto che favor\u00ec quella stagione, vi fu anche un altro elemento assai importante. Nel 1965 venne fatta la legge 1213, la cosiddetta legge Corona (dal nome del Ministro proponente), che istitu\u00ec dei premi di qualit\u00e0 assegnati trimestralmente ai cortometraggi che dessero garanzie di qualit\u00e0, aumentati del 10% nel caso fossero realizzati in animazione. E per qualche anno la cosa funzion\u00f2. Pur con tutti i limiti, che non sto a spiegarti, la legge Corona diede modo ad alcuni produttori di fare film e di incassare qualche ridicolo profitto. Purtroppo per\u00f2 la legge Corona presentava un difetto innato e insormontabile, in quanto determinava per iscritto, e una volta per tutte, l&#8217;entit\u00e0 dell&#8217;ammontare dei premi di qualit\u00e0. Ora tu capisci che, in una paese flagellato dall&#8217;inflazione, un premio che valeva 10 milioni di lire nel 1965 non valeva pi\u00f9 un accidente dieci anni dopo. A quel punto la leggere Corona divenne inefficace. In quel periodo fortunato l&#8217;animazione italiana ebbe un minimo di sviluppo industriale ma, per il resto della sua storia, l&#8217;animazione italiana si \u00e8 sempre basata sulla buona volont\u00e0 di alcuni individui autodidatti. Artisti che non potevano fare a meno di esprimersi. Simone vive nel 2014, la stessa esperienza che avrebbe vissuto nel 1954.<\/p>\n<p><strong>AG: Per quale motivo in Italia non esiste un festival dedicato all&#8217;animazione? Un festival che sia magari anche in grado di sostenere in qualche modo i cineasti&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Ho poca fiducia nella capacit\u00e0 dei festival di sostenere qualunque cosa se non la distribuzione. I festival offrono l&#8217;opportunit\u00e0 ai film di essere visti, questo \u00e8 il sostegno che possono dare al cinema d&#8217;animazione. Quanto al perch\u00e9 non ne esista uno in Italia&#8230; la risposta \u00e8 abbastanza facile. Non ne esiste nessuno perch\u00e9 non esistono i soldi. Ho cercato di realizzare un festival ma ne abbiamo realizzata una sola edizione, a Chiavari nel 2004. Altre persone ci hanno provato e quelle esperienze sono durate pi\u00f9 tempo, per\u00f2 sono esperienze sempre basate su piccolissimi budget sopra i quali si lavora al risparmi estremo. Come dice un vecchio proverbio: non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Per avere un festival internazionale bisogna avere un budget da festival internazionale e non da sagra della salsiccia.<\/p>\n<p><strong>AG: Pensi che non esista spazio in questo momento per poter pensare a una cosa del genere? Non esistono le risorse oppure non esiste un interesse politico per poter dar vita a un festival italiano dedicato all&#8217;animazione dal forte respiro internazionale?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Non esiste assolutamente alcun interesse politico perch\u00e9 l&#8217;animazione, per la politica, non rappresenta nulla di interessante. Ci vorrebbe qualche rivalit\u00e0 comunale&#8230; la speranza \u00e8 che l&#8217;Italia sia talmente divisa che i romani odino i napoletani, i napoletani i romani e quindi Napoli faccia un festival del cinema per rivaleggiare con quello di Roma; o che Milano odi Torino e faccia un festival del cinema per rivaleggiare con quello di Torino. In questo caso se Roma fa un festival dedicato al cinema dal vero, Napoli potrebbe fare un festival dedicato al cinema d&#8217;animazione; se Torino fa dal vero, Milano fa l&#8217;animazione&#8230; non lo so&#8230;<\/p>\n<p><strong>AG: Qual \u00e8 l&#8217;attuale livello del cinema italiano d&#8217;animazione nello scenario internazionale?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Dobbiamo distinguere. Ci sono moltissimi cinema d&#8217;animazione al mondo. Se fermiamo la nostra analisi al cinema d&#8217;animazione d&#8217;autore, l&#8217;Italia non \u00e8 messa malissimo. In fondo nelle guerre fra poveri&#8230; poveri italiani, poveri americani, poveri inglesi e poveri svedesi&#8230; le armi sono quasi pari. Simone non a caso ha fatto una messe di premi ai festival internazionali riservati al cinema d&#8217;autore, occasioni che rappresentano l&#8217;unico sistema per distribuire il cinema d&#8217;animazione d&#8217;autore e per remunerarlo attraverso i premi erogati. Se invece pensiamo ai lungometraggi, tipo Disney, tipo Pinocchio per parlare di un prodotto italiano, il mercato \u00e8 completamente diverso e la situazione italiana, in questo caso, \u00e8 disperata. Se va bene esce un lungometraggio ogni due anni, mentre in paesi secondari \u2013 secondo la visione italiana \u2013 come l&#8217;Iran ne vengono prodotti una dozzina all&#8217;anno. Oppure la Corea&#8230; Ovviamente sono paesi solo in apparenza secondari, perch\u00e9 in realt\u00e0 sono molto pi\u00f9 ricchi di noi. La terza sezione, quella delle serie televisive, ci vede produrre opere di una qualit\u00e0 ancora pi\u00f9 bassa dello standard decisamente modesto circolante. Siamo ben lontani dalla qualit\u00e0 giapponese, coreana, cinese e soprattutto americana. C&#8217;\u00e8 poco mercato per il nostro prodotto.<br \/>\nIn sostanza l&#8217;Italia non \u00e8 il paese dell&#8217;animazione, non lo \u00e8 assolutamente.<\/p>\n<p><strong>AG: Quali sono a tuo avviso gli autori pi\u00f9 interessanti dell&#8217;animazione italiana contemporanea?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Devo confessare che ne conosco pochi perch\u00e9 da circa 7-8 anni sono stato recluso in casa a scrivere, dunque ho partecipato a pochi festival e ho visto pochi film. Direi che l&#8217;ultima cosa importante che ricordo \u00e8 la produzione della corrente cosiddetta neopittorica. Simone Massi, Roberto Catani, Gianluigi Toccafondo, Magda Guidi, Mara Cerri, Elena Chiesa, Ursula Ferrara&#8230; sono tutti artisti di un livello molto alto, per i quali nutro una profonda stima e un grande affetto. Li conoscono a uno a uno e, nei miei limiti, ho sempre cercato di sostenerli. Nei miei limiti perch\u00e9, a mia volta, conto quello che conto&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33124\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cartoons.jpg\" alt=\"cartoons\" width=\"412\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cartoons.jpg 412w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/cartoons-247x300.jpg 247w\" sizes=\"auto, (max-width: 412px) 100vw, 412px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: Per quale motivo i tuoi libri hanno smesso di uscire in Italia? Come mai da un certo momento in poi non sono pi\u00f9 stati pubblicati o anche solo ripubblicati? E soprattutto perch\u00e9 i libri pubblicati in lingua inglese o francese non hanno mai avuto un&#8217;edizione italiana? Attualmente stai lavorando a una storia mondiale del cinema di animazione&#8230; questo tuo nuovo libro, per esempio, uscir\u00e0 in Italia?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Il libro che sto concludendo, <em>Animation \u2013 A World History<\/em>, l&#8217;ho scritto direttamente in inglese per un editore americano (Focal Press). Si tratter\u00e0 di tre volumi rilegati, complessivamente di 1500 pagine. Sar\u00e0 una specie di storia onnicomprensiva che ovviamente per\u00f2, trattando degli ultimi tre decenni pi\u00f9 vicini a noi, non mi ha dato la possibilit\u00e0 di fare storia ma cronaca \u2013 non c&#8217;\u00e8 il distacco storico necessario. Ho avuto richieste di traduzione da parte della Cina, della Corea, della Polonia, della Repubblica Ceca ma dubito ci sar\u00e0 mai un&#8217;edizione italiana. Perch\u00e9 \u00e8 un libro corposo ed \u00e8 un libro che interessa moltissimo pochissima gente. Dal punto di vista del mercato sarebbe un lavoro inutile&#8230; Una volta per\u00f2 l&#8217;editoria avrebbe fatto un sacrifico per il prestigio ma oggi, sicuramente, non lo far\u00e0.<br \/>\nPer quanto riguarda i miei libri&#8230; In pratica negli anni recenti non ho lavorato moltissimo, dal 2006 al 2014 mi sono impegnato nella realizzazione di <em>Animation \u2013 A World History<\/em>. In collaborazione con un collega dell&#8217;universit\u00e0 di Milano (Raffaele De Berti) ho realizzato, in lingua italiana, un libro dedicato a Bruno Bozzetto (<em>La fabbrica dell\u2019animazione. Bruno Bozzetto nell\u2019industria culturale italiana<\/em>; ed. Il Castoro, 2003), libro che per\u00f2 \u00e8 stato distribuito pochissimo. Ho anche realizzato un libro piuttosto importante su Alexandre Alexeieff che usc\u00ec contemporaneamente in lingua inglese e francese (<em>Alexeieff \u2013 Itin\u00e9raire d\u2019un ma\u00eetre \/ Itinerary of a Master<\/em>; ed. Dreamland, Parigi, 2001) ma che non incontr\u00f2 mai l&#8217;interesse di alcun editore italiano.<br \/>\nSostanzialmente mi considero un autore nato in Italia ma fondamentalmente anglofono o francofono.<\/p>\n<p><strong>AG: Ti senti in esilio?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> In esilio no, perch\u00e9 \u00e8 stata una mia scelta. Sono espatriato, come tanti che vanno all&#8217;estero a studiare o insegnare o a lavorare perch\u00e9 altrimenti, in patria, non troverebbero le condizioni per fare le stesse cose. Adesso comunque ti parlo da Singapore ma tra un paio di settimane sar\u00f2 di nuovo in Italia, dove mi fermer\u00f2 per un paio d&#8217;anni. Poi cercher\u00f2 nuovamente di andare all&#8217;estero, anche se non sono pi\u00f9 giovincello. Per un paio d&#8217;anni mi conviene fermarmi per il lancio del libro di cui parlavamo poco fa e l&#8217;Italia si trova in una posizione molto pi\u00f9 strategica che Singapore. \u00c8 vero che l&#8217;estremo Oriente \u00e8 la spina dorsale del mondo d&#8217;oggi e di domani, per\u00f2 \u00e8 pur vero che il loro sviluppo \u00e8 primariamente economico mentre la cultura \u00e8, ancora, patrimonio dell&#8217;Europa e degli Stati Uniti. Dall&#8217;Italia sono Parigi in un&#8217;ora di volo, da Singapore invece ce ne metto tredici di ore.<\/p>\n<p><strong>AG: Tornando a Simone. Nell&#8217;intervista che mi ha concesso, nella conversazione che abbiamo intrattenuto, traspare una forte amarezza dalle sue parole, tanto che in un paio di risposte afferma esplicitamente e senza giri di parole di stare riflettendo se continuare o meno la sua carriera d&#8217;animatore. Di quale sia la situazione italiana ne hai gi\u00e0 parlato con estrema lucidit\u00e0&#8230; Cosa ti sentiresti di consigliare a Simone? Cosa pu\u00f2 fare alla luce del fatto che avverte per il proprio cinema una riduzione degli spazi entro l&#8217;ambito dei festival internazionali?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Certi spazi si sono ridotti e si sarebbero ridimensionati comunque, perch\u00e9 il festival per sua natura non premia l&#8217;autore affermato. Ricordo che ai tempi in cui ero giovane Norman McLaren partecipava al festival di Annecy e non entrava nemmeno nei premiati. Alexandre Alexeieff partecip\u00f2 con uno dei suoi film pi\u00f9 belli (Tableaux d&#8217;une exposition) al primo festival di Zagabria, nel 1972, e non entr\u00f2 tra i premiati. Questo perch\u00e9 erano gi\u00e0 conosciuti, perch\u00e9 gi\u00e0 si sapeva che erano dei giganti dell&#8217;animazione. Perch\u00e9 premiare un gigante? Meglio premiare una voce nuova, meglio fare una scoperta. Ed \u00e8 questa la mentalit\u00e0 di un po&#8217; tutti i festival. Non posso dare consigli a Simone perch\u00e9 \u00e8 una persona adulta e ne sa pi\u00f9 di me. Me ne guarderei bene dal ficcanasare. L&#8217;unica cosa che dico \u00e8 che la sua scelta \u00e8 quella della libert\u00e0 e la libert\u00e0 \u00e8 una delle cose pi\u00f9 costose che ci siano al mondo. Per essere liberi bisogna spendere moltissimo: denaro, dolore, fatica, sofferenza, solitudine. La libert\u00e0 \u00e8 un lusso rarissimo. La maggior parte degli altri autori indipendenti di poesia e arte sincera, fanno un secondo lavoro, o un primo lavoro, che produce loro uno stipendio per sopravvivere. Non sar\u00f2 io a dire a Simone che per continuare a fare i suoi film deve andare a fare l&#8217;insegnante di disegno alle scuole medie, oppure di mettersi a fare pubblicit\u00e0&#8230; ma questa \u00e8 la soluzione pi\u00f9 semplice che tanti altri hanno provato. Certamente vivere d&#8217;arte non si pu\u00f2. Non si pu\u00f2 nel mondo occidentale. Si poteva nell&#8217;Europa dell&#8217;est quando c&#8217;era il comunismo. Ma quelli erano altri tempi e altri sistemi politici e tra l&#8217;altro non sono convinto che l&#8217;Europa dell&#8217;est, durante il comunismo, sia stato un posto felice. L&#8217;ho conosciuta bene ed erano tutti infelici.<\/p>\n<p><strong>AG: Quali sono i paesi in cui, forse, c&#8217;\u00e8 maggiore libert\u00e0 ed esistono le condizioni per poter vivere della propria arte?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> In Europa in generale, in Inghilterra e Francia in particolare. Un po&#8217; in Canada, un po&#8217; negli Stati Uniti. Per\u00f2 anche l\u00ec, anche in questi paesi, per montare dal punto di vista finanziario un film occorrono due anni e almeno sei mesi per la sua realizzazione. \u00c8 un lavoraccio pesante. D&#8217;altra parte costituire una distribuzione per cortometraggi d&#8217;autore non \u00e8 facile perch\u00e9 siamo in una societ\u00e0 di massa e di consumo. Qualunque notizia il giornalismo ti dia, risponder\u00e0 sempre alla logica della massa e di consumo e non alle logiche della qualit\u00e0.<br \/>\nRecentemente \u00e8 successa una cosa che \u00e8 passata sotto silenzio \u2013 o quasi&#8230; non so in Italia quanto se ne sia parlato con l&#8217;attenzione che il fatto meriterebbe. Una sonda, credo americana, \u00e8 atterrata su una cometa e per la prima volta nella storia abbiamo un vascello spaziale, un occhio, che viene trascinato attraverso lo spazio da un corpo celeste. Siamo ospiti di un cavallo alato. Questa \u00e8 una notizia straordinaria per la Storia. Ma per la cronaca \u00e8 molto meno importante del cambiamento di cappellino della signora Clinton o della nuova trasmissione televisiva.<br \/>\n\u00c8 evidente che la misura non \u00e8 quella della qualit\u00e0 ma quella dell&#8217;efficacia sul minimo comun denominatore. Per\u00f2 minimo.<\/p>\n<p><strong>AG: Dove e quando nasce il tuo amore per il cinema di animazione?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Credevo fosse un&#8217;intervista su Simone Massi (ride). La mia personalissima visione delle cose \u00e8 purtroppo d&#8217;\u00e9lite. Sono un critico cinematografico, mi occupo di comunicazione di massa ma ho gusti di \u00e9lite. Tant&#8217;\u00e8 vero che, appunto, il mio libro che leggerai ha come filtro la qualit\u00e0. Che un film abbia incassato molto o poco, sia molto popolare o molto poco popolare, conta poco per me. Quello che conta \u00e8 che lo reputi bello o brutto. Poi posso sbagliare, anzi sbaglio senz&#8217;altro, per\u00f2 lo dichiaro onestamente e queste sono le mie valutazioni.<br \/>\nEro un giovane appassionato di poesia, letteratura, musica, pittura e cose di questo genere&#8230; e a un certo punto mi innamorai del cinema. Parlo dei miei quattordici anni. Mi innamorai del linguaggio cinematografico e mi dissi che se esisteva un modo d&#8217;essere puri con questo linguaggio era quello di non usare un profilmico che gi\u00e0 esiste ma di inventarne uno. Mi domandavo se questo potesse essere possibile. Dopodich\u00e9 mi accorsi che esisteva il cinema di animazione. Da quel momento in poi mi dedicai allo studio del cinema di animazione. In particolare mi piace la poesia; la narrazione delle avventure del tale o del talaltro mi interessa relativamente poco. Invece i film come quelli di Simone mi dicono moltissimo perch\u00e9 sono pieni di analogie, sensazioni, suggerimenti, connessioni tra suono e immagine. Questo tipo di cinema \u00e8 come un cartoccio che devi scartocciare per trovare i diamanti. Questo \u00e8 quello che mi piace. Da quel momento in poi mi sono appassionato e da quel momento in poi ne ho fatto un secondo mestiere. Invece di correre dietro alle ragazze passavo i sabati e le domeniche a scrivere saggi molto colti sul cinema d&#8217;animazione.<\/p>\n<p><strong>AG: E poi magari le ragazze ci cascavano lo stesso&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Pi\u00f9 che altro ci cascavo io con loro.<\/p>\n<p><strong>AG: Qual \u00e8 stato il primissimo film d&#8217;animazione che ti ricordi, quello che ti ha fatto dire \u201c\u00e8 questo quello che stavo cercando!\u201d?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Ne ho visti tantissimi che mi hanno moltissimo entusiasmato. Per\u00f2, quello che ha fatto scattare in me l&#8217;idea di occuparmi per il resto della vita di animazione \u00e8 un film che pochissimi conoscono. Si chiama <em>The Hangman<\/em>, ed \u00e8 un film del 1964 diretto da Les Goldman, che ne \u00e8 anche produttore, illustrato dal disegnatore e pittore Paul Julian. \u00c8 un film basato essenzialmente su movimenti di macchina e assai poco animato, forse per nulla animato, e tutto giocato su di una poesia che racconta come un giorno, in una citt\u00e0, arriv\u00f2 un boia che incominci\u00f2 ad impiccare le persone a una a una e di come tutti trovassero sollievo all&#8217;idea che quel giorno fosse capitato a un&#8217;altra persona. Fino a quando ne rimarr\u00e0 uno solo e il boia gli dir\u00e0 \u201cero venuto per te ma tu non hai avuto il coraggio di batterti per evitare di morire\u201d. Credevo molto, e ci credo tutt&#8217;ora, nell&#8217;animazione legata alla parola poetica e questo mi convinse che quello dell&#8217;animazione era il mio mondo.<\/p>\n<p><strong>AG: Mi sembra un&#8217;ottima conclusione. In qualche modo il discorso \u00e8 circolare&#8230; sempre pensando all&#8217;ottimismo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GB:<\/strong> Sono contento delle mie scelte e non ne rimpiango neanche una. Sono arrivato a sessantotto anni senza rimorsi, senza rimpianti e soprattutto senza padroni \u2013 e non \u00e8 una cosa facile. Sono molto felice di aver fatto le mie scelte.<\/p>\n<p><em>\u2013 Novembre 2014<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/archive.org\/embed\/the_hangman_1964\" width=\"640\" height=\"480\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GIANNALBERTO BENDAZZI \/ BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Sul sito <a href=\"http:\/\/giannalbertobendazzi.com\/\" target=\"_blank\">giannalbertobendazzi.com<\/a> \u00e8 possibile scaricare gratuitamente diversi testi curati da Bendazzi.<br \/>\nPer una panoramica completa della carriera e delle pubblicazioni rimando il lettore al sito di <a href=\"http:\/\/giannalbertobendazzi.com\/\" target=\"_blank\">Giannalberto Bendazzi<\/a>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Quirino Cristiani, pionero del cine de animaci\u00f3n<\/strong><br \/>\nEdiciones de la Flor, Buenos Aires, 2008<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>L&#8217;uomo che anticip\u00f2 Disney<\/strong><br \/>\nTunu\u00e9, Latina, 2007<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Il cinema d&#8217;animazione e la nuova critica<\/strong><br \/>\n(ed.) Cuem, Milan, 2006<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Animazione e realismo by Midhat Ajanovic<\/strong><br \/>\n(ed.) Cuem, Milan, 2005<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Lezioni sul cinema d\u2019animazione<\/strong><br \/>\nCuem, Milano, 2004, 2005<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Alexandre Alexeieff \u2013 Poemes de llum i ombra \/ Poemas de luz y sombra \/ Poems of Light and Shadow<\/strong><br \/>\nSitges 03, Festival Internacional de Cinema de Catalunya, Barcelona, 2003<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>La fabbrica dell\u2019animazione. Bruno Bozzetto nell&#8217;industria culturale italiana<\/strong><br \/>\n(ed.) Il Castoro, Milan, 2003<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>I continenti dell\u2019animazione<\/strong><br \/>\nCuem, Milan, 2002, 2003<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Alexeieff &#8211; Itin\u00e9raire d\u2019un ma\u00eetre \/ Itinerary of a Master<\/strong><br \/>\n(ed.), Dreamland, Paris, 2001<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Le tour de l\u2019animation en 84 films \u2013 Joyaux d\u2019un si\u00e8cle \/ The Tour of Animation in 84 Films \u2013 Jewels of a Century<\/strong><br \/>\nFestival International du Film d\u2019Animation, Annecy, 2000<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Coloriture \u2013 Voci, rumori, musiche nel cinema d\u2019animazione<\/strong><br \/>\n(ed.) Pendragon, Bologna, 1995<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Il movimento creato \u2013 Studi e documenti di ventisei saggisti sul cinema d\u2019animazione<\/strong><br \/>\n(ed.) Pluriverso, Turin, 1993<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Cartoons \u2013 Cento anni di cinema d\u2019animazione<\/strong><br \/>\nMarsilio, Venice, 1988 and 1992<br \/>\nFrench edition: Liana L\u00e9vi, Paris, 1992<br \/>\nEnglish edition: John Libbey\/Indiana University Press, London\/Bloomington, 1994, 1995, 1999, 2003.<br \/>\nSpanish edition: Ocho y Medio, Madrid, 2003<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Le cin\u00e9ma d\u2019animation<\/strong><br \/>\nLa Pens\u00e9e Sauvage, Grenoble, 1985<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>La zuzzurellinea \u2013 Osvaldo Cavandoli e l\u2019animazione<\/strong><br \/>\nIncontri Internazionali con gli Autori di Cinema d\u2019Animazione, Genoa, 1985<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Woody Allen \u2013 Il comico pi\u00fa intelligente e l\u2019intelligenza pi\u00fa comica<\/strong><br \/>\nFabbri (later RCS), Milan, 1984, 1987, 1989, 1991, 1995<br \/>\nFrench edition: Liana Levi, Paris, 1986, 1989, 1991<br \/>\nEnglish edition: Ravette, London, 1987<br \/>\nGerman edition: Treves, Trier, 1990, 1998<br \/>\nHungarian edition: Alexandra Kiado, Budapest, 1994<br \/>\nSpanish edition: Orbis, Barcelona, 1995<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Due volte l\u2019oceano \u2013 Vita di Quirino Cristiani, pioniere del cinema d\u2019animazione<\/strong><br \/>\nLa casa Usher, Florence, 1983<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Pages d\u2019Alexeieff<\/strong><br \/>\n(ed.) AAA, Annecy, 1983<br \/>\nItalian edition: Incontri Internazionali con gli Autori di Cinema d\u2019Animazione, Genoa, 1984<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Topolino e poi<\/strong><br \/>\nIl Formichiere, Milan, 1978<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Mel Brooks \u2013 L\u2019ultima follia di Hollywood<\/strong><br \/>\nIl Formichiere, Milan, 1977<br \/>\nFrench edition: Gl\u00e9nat, Paris, 1980<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Woody Allen<\/strong><br \/>\nLa Nuova Italia, Florence, 1976 and 1979<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Bruno Bozzetto \u2013 Animazione Primo amore<\/strong><br \/>\nIsca, Milan, 1972<br \/>\nCroatian\/English edition, Zagreb Animation Festival, 1998<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/giannalbertobendazzi.com\/\" target=\"_blank\">giannalbertobendazzi.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giannalberto Bendazzi (Ravenna , 1946) \u00e8 la voce pi\u00f9 autorevole che il cinema d&#8217;animazione internazionale possieda. 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