{"id":33128,"date":"2014-11-24T20:10:07","date_gmt":"2014-11-24T19:10:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33128"},"modified":"2014-11-25T02:17:45","modified_gmt":"2014-11-25T01:17:45","slug":"dalle-origini-ad-abacuc-intervista-a-luca-ferri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33128","title":{"rendered":"Dalle origini ad Abacuc. Intervista a Luca Ferri"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33130\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01.jpg\" alt=\"Abacuc\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\nLuca Ferri \u00e8 un mistero. Na\u00eff e intellettualistico, sfuggente nell&#8217;eloquio ma preciso nei proclami, amabile nel rapporto faccia-a-faccia ma spietato nell&#8217;osservare e giudicare il mondo e i suoi abitanti. Luca Ferri \u00e8 un insieme di contraddizioni che si risolvono col riso. Ci sarebbe per\u00f2 poco da ridere coi suoi film, sorta di autopsie spietate del contemporaneo cos\u00ec eccentriche e solitarie nel panorama cinematografico italiano da apparirmi geniali e cialtrone allo stesso tempo.<\/p>\n<p>Luca Ferri, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.<\/p>\n<p>In occasione dell&#8217;anteprima di <em>Abacuc<\/em> al Torino Film Festival (sezione Onde) e\u00a0al Mar del Plata Film Festival (Argentina), proponiamo un&#8217;intervista al regista e sceneggiatore bergamasco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alessio Galbiati: Come definiresti il tuo cinema? E con cinema intendo i tuoi film, sia in termini di concretizzazione (l&#8217;opera conclusa), sia come idee che si muovono nella tua testa. Dunque non tanto la tua idea di cinema, ma l&#8217;idea del tuo cinema che \u00e8 contenuta nella tua testa.<\/strong><\/p>\n<p>Luca Ferri: L&#8217;idea del mio cinema non \u00e8 contenuta nel cinema. Ho altri interessi.<br \/>\nCercando di costruire una immagine aderente ed esemplificativa dei perimetri del mio agire, ti allego qualche immagine e questa severa descrizione: \u00abUn volume bianco razionalista in rovina progettato da Giuseppe Terragni integralmente affrescato al suo interno da Otto Dix. Il grande salone d&#8217;entrata ha un piccolo altare perfettamente al centro in cemento armato dove sono collocati tre testi a formare un triangolo\u00bb. Alla sinistra troviamo: <em>Ausl\u00f6schung. Ein Zerfall<\/em> (Estinzione. Uno sfacelo); alla destra troviamo: <em>Der Untergeher<\/em> (Il soccombente); al vertice troviamo: <em>Alte Meister<\/em> (Antichi maestri).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33131\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ferri_cc.jpg\" alt=\"ferri_cc\" width=\"730\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ferri_cc.jpg 730w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ferri_cc-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ferri_cc-436x298.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><\/p>\n<p><strong>AG: Perch\u00e9, dunque, proprio il cinema?<\/strong><\/p>\n<p>LF: Per un&#8217;allegra disperazione e perch\u00e9 mi permette di avvicinare con un solo linguaggio altre dignitose attivit\u00e0 del genere umano che m&#8217;interessano tra cui la scrittura, la fotografia, la pittura, il teatro di marionette e l\u2019architettura.<\/p>\n<p><strong>AG: Continuo a pensare che Abacuc sia un film di una drammaticit\u00e0 infinit\u00e0, mi ha lasciato addosso una sensazione di profondo disagio. Tra le molte cose mi \u00e8 sembrato una riflessione sulla condizione esistenziale dell&#8217;artista. <em>Ababcu<\/em> \u00e8 un film denso di citazioni, di richiami, di filiazioni intellettuali da testi altrui&#8230; Ci ho trovato molto Thomas Bernhard, ad esempio, un simile approccio al mondo dell&#8217;arte e alla condizione umana&#8230; Come hai lavorato alla scrittura del film?<\/strong><\/p>\n<p>LF: \u00c8 stato un lungo processo di scrittura. Facile e piacevole perch\u00e9 gli elementi del mio cinematografo sono sempre gli stessi. Ingredienti scarni e ossessivi, di volta in volta alterati e rimodellati. In <em>Abacuc<\/em> ho provato la via della narrazione ed il risultato \u00e8 stato soddisfacente. Penso che la potenza di <em>Abacuc<\/em> sia nella costante tensione tra comico e drammatico. Il film mi pare equilibrato nella sua malattia e mi pare equidistante da ogni genere. Sposta continuamente i registri e quando pare che finalmente sia arrivato un carattere connotativo maggiormente riconoscibile sfugge via lasciandoti con quella sensazione di \u201cmancata presa\u201d che \u00e8 poi quello che vorrei accadesse sempre con i miei lavori. Certamente gli ingredienti Adorno, Agazzi, Bacis e Bernhard occupano un posto significativo nella mia scrittura.<\/p>\n<p><strong>AG: Quali sono state le fonti ispirazione e quale l&#8217;idea di partenza?<\/strong><\/p>\n<p>LF: L&#8217;idea di partenza era quella di un vicolo cieco. Poi lentamente si sono aggiunti altri elementi chiave tra cui, su tutto, il tema delle telefonate citazionistiche proveniente da un \u201caldiqu\u00e0\u201d. Di base avevo una certa voglia di fare l&#8217;ennesimo film senza speranza.<\/p>\n<p><strong>AG: Anche in <em>Abacuc<\/em> il contributo di Dario Agazzi \u00e8 stato fondamentale. Non solo e non soltanto per la colonna sonora ma pure nelle fasi di scrittura. Se non erro \u00e8 sua la poesia devastante che \u2013 a mio avviso \u2013 rappresenta il punto di maggiore sprofondo esistenzialista dell&#8217;intero film. Mi puoi raccontare come si \u00e8 sviluppata la vostra collaborazione per <em>Abacuc<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p>LF: <em>Abacuc<\/em> segna un grande cambiamento rispetto a quanto fatto in passato. Di solito le composizioni di Agazzi erano esistenti prima di ogni mia operazione filmica. In questo caso Agazzi ha realizzato appositamente per il film tutta la parte verbale e compositiva. In <em>Abacuc<\/em> avevo la necessit\u00e0 di avere una traccia melomane e operistica. Fui cos\u00ec obbligato a chiedere espressamente ad Agazzi un suo radicale intervento in tal senso. A mio avviso \u00e8 una delle pi\u00f9 significative operazioni compositive e musicali che il cinematografo abbia avuto in dono.<\/p>\n<div id=\"attachment_33132\" style=\"width: 740px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33132\" class=\"wp-image-33132 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_02.jpg\" alt=\"Abacuc - (C) Claudio Cristini\" width=\"730\" height=\"481\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_02.jpg 730w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_02-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_02-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_02-436x287.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><p id=\"caption-attachment-33132\" class=\"wp-caption-text\">Abacuc &#8211; (C) Claudio Cristini<\/p><\/div>\n<p><strong>AG: Dario Bacis \u00e8 il centro di <em>Abacuc<\/em>, la sua fisicit\u00e0 \u00e8 al centro di ogni inquadratura e tutto il mondo rappresentato nel film ruota attorno a lui. Come avete lavorato, come l&#8217;hai diretto?<\/strong><\/p>\n<p>LF: Dario Bacis \u00e8 materia plastica perfetta. \u00c8 un professionista che capisce immediatamente cosa deve fare. Gli basta un breve cenno e lui diventa quello di cui hai bisogno. Vederlo lavorare sul set \u00e8 impressionante. Non sbaglia mai ed ogni ripresa effettuata \u00e8 sempre buona alla prima. Il <em>culmen<\/em> del sua potenza lo vedrete in nuovo lavoro in cui ha dovuto recitare la parte di Sant&#8217;Alessio. Mentre stavamo registrando abbiamo avuto tutti l&#8217;impressione che qualcosa d&#8217;indicibile stava accadendo.<\/p>\n<p><strong>AG: Quali sono state le location del film e per quale motivo hai scelto proprio quelle architetture rispetto ad altre?<\/strong><\/p>\n<p>LF: Come in <em>Magog<\/em> ho scelto luoghi che conosco e che fanno parte, in alcuni casi, del mio vedere quotidiano. \u00c8 stato un duro e lungo lavoro in cui io, Claudio Cristini e Giulia Vallicelli ci siamo presi alcuni rischi. La visione pi\u00f9 sorprendente \u00e8 stata imbatterci in una piramide di defunti, un&#8217;architettura assurda nel centro del cimitero Maggiore di Milano.<\/p>\n<p><strong>AG: Quanto tempo hai impiegato complessivamente (dall&#8217;idea all&#8217;opera conclusa) per realizzare il film?<\/strong><\/p>\n<p>LF: 4 anni circa. Il primo dossier l&#8217;ho terminato nel 2011.<\/p>\n<p><strong>AG: <em>Abacuc<\/em> \u00e8 pure la tua prima esperienza con la pellicola e in questo rappresenta un caso paradigmatico. Sei un cineasta nato nel 1975 e solo dopo molti lavori giungi al film, alla pellicola, al supporto fotografico. Compiendo un percorso a ritroso dal digitale. Che sensazioni hai avuto nell&#8217;utilizzo del supporto 8mm, quali le principali differenze che hai percepito?<\/strong><\/p>\n<p>LF: L&#8217;utilizzo della pellicola in <em>Abacuc<\/em> nasce da un feticismo nei confronti di Dario Bacis. Avevo la volont\u00e0 di vederlo impresso e sviluppato. In questo conoscere Giulia Vallicelli \u00e8 stato determinante. \u00c8 riuscita immediatamente ad entrare in grande sintonia con Dario Bacis e con il progetto. L&#8217;esperienza con la pellicola \u00e8 stata significativa a tal punto che un nuovo progetto di cui sto scrivendo la sceneggiatura in questo periodo preveder\u00e0 l&#8217;utilizzo del 16 mm. Gli ingredienti puoi gi\u00e0 immaginarli.<\/p>\n<p><strong>AG: So che la tua passione per il fare film, per l&#8217;uso della telecamera, la tua voglia di mettere porzioni di mondo dentro a un&#8217;inquadratura risale alla tua adolescenza. Mi puoi raccontare e illustrare un po&#8217; quali sono le prime cose che hai fatto con una telecamera in mano? So che erano lavori fatti per puro diletto, dei giochi sei vuoi&#8230; ma sono sinceramente molto incuriosito di sapere cosa fossero, quali fossero i soggetti&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>LF: Le prime attivit\u00e0 che ho fatto con la macchina da presa (vinta ad un concorso aziendale) furono per una piccola esercitazione ormai andata perduta. Mi trovavo in un piccolo bar di un romito borgo della bassa bergamasca. L&#8217;atmosfera pomeridiana era mortale, il locale aveva poca luce e c&#8217;era un&#8217;aria viziata. Io stavo armeggiando la mia nuova telecamera in abbinata all&#8217;acquisto di un economico cavalletto. Si trattava di un&#8217;estenuante e unica inquadratura (credo oltre 15 minuti) di un vetusto e grasso signore intento a bere una tazza di caff\u00e8. Sopra la sua testa c\u2019era uno sgraziato TV colore che oscillava tra 2 programmi, scelti con un telecomando, da un altro individuo (anch&#8217;esso di grossa taglia) a qualche metro di distanza. I due programmi erano un video hot di alcune fanciulle in succinti abiti intente a lavare una motocicletta e una televendita di un prodotto per dimagrire (Bogumil, se non ricordo male). La persona ripresa non si era accorta della telecamera e potei riprendere quella strana e marcescente epifania. Anche gli altri lavori (iniziali) successivi furono frutto di questa costante in cui la telecamera immobile e fissa, si trovava a inquadrare qualche segno di vita apparente. Ho sempre avuto una predilezione per le persone sfasciate e per i paesaggi metafisici.<\/p>\n<div id=\"attachment_33133\" style=\"width: 740px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33133\" class=\"size-full wp-image-33133\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_03.jpg\" alt=\"Abacuc - (C) Claudio Cristini\" width=\"730\" height=\"486\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_03.jpg 730w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_03-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_03-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_03-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_03-673x449.jpg 673w\" sizes=\"auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><p id=\"caption-attachment-33133\" class=\"wp-caption-text\">Abacuc &#8211; (C) Claudio Cristini<\/p><\/div>\n<p><strong>AG: La bassa bergamasca, la Lombardia, la Padania&#8230; non trovo termine migliore di quest&#8217;ultimo per nominare in maniera pi\u00f9 precisa l&#8217;imbruttimento della Lombardia contemporanea. La bassa bergamasca di questo tuo primo diletto anticipa di qualche anno la desolazione lombarda di <em>Magog<\/em>. Un film che descrive macerie, architettoniche e civili, restituendo uno scenario postumano che \u00e8 archeologia dell&#8217;oggi, privo delle assai frequenti nostalgia per il passato che, nei \u201ctesti\u201d critici sul nostro tempo, ricorrono assai di frequente. Non c&#8217;\u00e8 un prima e pare non esserci nemmeno un dopo. Tu racconti un tempo sospeso, appiattito, come dentro un buco nero. Le case dei geometri, i centri commerciali, i bar come epifanie della desolazione&#8230; Cos&#8217;\u00e8 ci\u00f2 che vedi attorno a te, cos&#8217;\u00e8 la terra nella quale sei cresciuto e vivi?<\/strong><\/p>\n<p>LF: Sono nato in una terra devastata e abusata dalla speculazione edilizia per la quale non provo nessun legame d&#8217;appartenenza. Senza una vera progettualit\u00e0 ed una visione d&#8217;insieme la pianura padana \u00e8 stata urbanizzata senza scrupoli. Sono cos\u00ec nati dei paesaggi continui, immensi luoghi mostruosi abitati da persone che hanno assorbito interiormente la deformit\u00e0 e il grottesco di questo territorio. Il problema non risiede solo nella quantit\u00e0 eccessiva di consumo del suolo ma anche nella qualit\u00e0 di queste realizzazioni. Il regno dei geometri e dei palazzinari si \u00e8 cos\u00ec materializzato in soli cinquant&#8217;anni. Di pari passo a questa deformante e intensiva cementificazione \u00e8 nata la richiesta di avere nuovi edifici somiglianti al vecchio precedentemente distrutto. Sono cos\u00ec nati ovunque questi simulacri del passato, dove un rivestimento in pietra (o addirittura finta pietra) riveste il cemento armato di cui ci si vergogna tanto. In modo capillare sono sorti anche edifici dai colori sgargianti con tutte le comodit\u00e0 impavidamente ostentate in un raro mix di finto casolare e fluorescenza contemporanea. Gli abitanti di questo \u201cMAGOG\u201d, al sicuro delle loro autovetture off-road e con tutti i pi\u00f9 sofisticati marchingegni di allarme si muovono in questo territorio in attesa di andarsene in luoghi esotici o borghi autentici toscani dove ritrovare il vero senso delle cose. <em>Magog<\/em> parla di questo, di questo volgare tempo e di questi morti deambulanti. La scena finale del film, girata in via \u201cBurattini\u201d mostra questo lazzaretto cattolico intento in una processione per le vie immacolate di un eterno e sterminato luogo privato. E a scendere dal cielo non \u00e8 la madonna di Fatima ma la sua fedele copia intenta in un tour.<\/p>\n<p><strong>AG: Il dramma \u00e8 che alla mostruosit\u00e0 architettonica e urbanistica lombarda concorrono, in egual misura a geometri e imprese edili, gli stessi architetti. La polemica sui geometri, sempre rinfocolata da qualche voci fuori dal coro (forse le ultime e pi\u00f9 presenti sui media italiani sono quelle di Oliviero Toscani e Philippe Daverio), da ormai qualche decennio liquida ci\u00f2 che a mio avviso \u00e8 un problema ancor pi\u00f9 complesso. Le nostre universit\u00e0, pressoch\u00e9 indistintamente, sfornano a ciclo continuo una massa di architetti (limitiamoci a questo campo), non necessariamente incapaci, ma generalmente (ovvio che esistano un grandissimo numero di notevoli eccezioni, non \u00e8 mia intenzione generalizzare) privi di un senso estetico e della cultura necessaria per agire sul paesaggio. A monte di questo discorso abbiamo invece un problema di frammentazione del tessuto urbanistico in un mosaico di interventi privati che, privi di un orientamento condiviso, generano mostruosit\u00e0. I piani regolatori sono divenuti, da un numero imprecisato di decenni, vera e propria carne da macello per gli appetiti della politica, del capitale e della criminalit\u00e0 pi\u00f9 o meno organizzata. Le villette a schiera dai colori variopinti edificate in aree isolate, i restauri simil antico dei centri storici (della provincia ma non solo), financo capannoni e centri commerciali sono, (quasi) sempre, opera di architetti. Allora Giuseppe Terragni (1904-1943) e Luigi Mattioni (1914-1961), il primo da te citato per descrivere ci\u00f2 che intendi con il tuo cinema, il secondo celebrato in un cortometraggio da poco terminato e codiretto con Giulia Vallicelli (<em>Ridotto Mattioni<\/em>, 2014\u00a0\u2013\u00a0fuori concorso a <a href=\"http:\/\/www.filmmakerfest.com\/FilmFestival\/558\" target=\"_blank\">Filmmaker 2014<\/a> e selezionato a <a href=\"http:\/\/www.careof.org\/IT\/inside_2014_SINFONIEURBANE2.html\" target=\"_blank\">Sinfonie urbane<\/a>), entrambi lombardi e attivi, rispettivamente a Como e Milano, indicano a mio avviso una forte nostalgia per un tempo che consideri irreversibilmente perduto e una centralit\u00e0 del discorso sopra all&#8217;architettura nel tuo cinema. Non solo in <em>Magog<\/em>: in <em>Ecce Ubu<\/em> le immagini provengono da archivi e l&#8217;architettura risuona come uno spleen da una distanza siderale; in <em>Abacuc<\/em>\u00a0le uniche architetture possibili sono quelle cimiteriali; in <em>Kaputt\/Katastrophe<\/em> il paesaggio urbano \u00e8 il teatro della catastrofe entro il quale si muovo simulacri umani inconsapevoli; in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32450\" target=\"_blank\"><em>Caro Nonno<\/em><\/a> abitazioni, case, palazzi e citt\u00e0 sono n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che fantasmi invisibili&#8230; \u00c8 l&#8217;architettura il vero cuore del tuo cinema, il centro politico del tuo discorso estetico?<\/strong><\/p>\n<p>LF: In <em>Magog<\/em> si registra il vuoto lasciato dall&#8217;architettura. L&#8217;eco di questo vuoto \u00e8 una delle fondamenta del mio cinema. Sono fortemente interessato alle architetture vernacolari, all&#8217;architettura senza architetti, agli architetti minori (geometri, ingegneri) dipendenti statali (basta pensare al modulo delle poste italiane presente in modo capillare ovunque) e a certi esempi riconosciuti e grandiosi di ingegneria. Nervi su tutti. Abbiamo inoltre in Italia, non solo a Matera, alcuni esempi mirabili di edilizia popolare nata senza progettazione accademica. Ricordo un viaggio in Sicilia nell&#8217;entroterra, dove venni a conoscenza di edifici auto costruiti dalla potenza incredibile. Tra i tanti c&#8217;imbattemmo in un cubo di cemento armato completamente nero. Chiedemmo informazioni alla proprietaria la quale ci mostr\u00f2 la vera motivazione di quella forza della natura. Era semplicemente un rivestimento impermeabilizzante di colore nero messo ovunque, anche sulle pareti. L&#8217;incontro con questa edilizia di necessit\u00e0 e con questo modo di agire \u00e8 radicalmente presente nel mio lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Absalon &#8211; Proposition d&#8217;habitation<\/em><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/ync5Qv1uay4?rel=0&amp;showinfo=0\" width=\"730\" height=\"548\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: Per estensione \u00e8 dunque possibile affermare che il tuo cinema appare cos\u00ec eccentrico e figlio unico proprio perch\u00e9 costruito sopra a un linguaggio autonomo, quasi inventato, nato come esigenza personalissima e non come copia d&#8217;un qualcosa di preesistente. Come un sasso di Matera. Un cinema di necessit\u00e0 allora&#8230; e di derivazione&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>LF: Il mio agire non nasce mai da una necessit\u00e0. \u00c8 un cinema d\u2019avanzo, un agire sorpassato, mi verrebbe da pensare, di cui si potrebbe (e dovrebbe) fare a meno. \u00c8 tale per tante stratificazioni, per il fatto di non aver mai fatto una scuola di cinema, per non aver mai pensato di essere un artista o un creativo, per la volont\u00e0 di travalicare in modo sistematico in altri linguaggi e per la precisa selezione citazionistica che lo percorre. Non ha pretese di novit\u00e0 e parte sempre da un territorio o un campo d\u2019azione limitato in cui la struttura, un calcolo matematico, la presunta narrazione di un solo uomo o di un territorio vengono analizzati in modo arbitrario, didascalico e ossessivo. La povert\u00e0 dei mezzi e la realizzazione artigianale diventano a questo punto una grande opportunit\u00e0 e non un ostacolo alla realizzazione del lavoro.<\/p>\n<p><strong>AG: I tuoi film hanno ricevuto pi\u00f9 selezioni a festival e occasioni di proiezione che articoli sulla stampa (online e tradizionale); fatta eccezione per (l&#8217;ottimo!)\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30580\" target=\"_blank\"><em>Habitat [Piavoli]<\/em><\/a>, codiretto con Claudio Casazza, opera comunque meno ostica rispetto alle tue altre regie per via della presenza di Franco Piavoli. Questo fatto manifesta una certa difficolt\u00e0 da parte della critica (o chiamiamo come vuoi chi scrive di film e registi e cinema) nel dire qualcosa del tuo lavoro. \u00c8 difficile incasellarti in qualcosa di gi\u00e0 visto. E allora grandi pacche sulle spalle, grandi complimenti, ma poi in \u201ctasca\u201d ti rimane ben poco. Arrivando nell&#8217;ambiente cinematografico come una mosca bianca, da un percorso assolutamente originale e personalissimo, che idea ti sei fatto in questi anni di questo mondo di selezionatori, di festival, di critici, di riviste, di cinefili?<\/strong><\/p>\n<p>LF: A parte Bergamo Film Meeting e I Mille Occhi non ho mai frequentato festival da spettatore. Ho sempre trovato sgradevole l\u2019euforia che gira intorno ad un festival. Vedere tutte queste borsine a tracolla e certa gente con i collari-pass o con la repubblica sotto braccio mi ha sempre causato raccapriccio. Sono invece belle le situazioni ridotte, a misura, dove si respira un&#8217;aria pi\u00f9 serena e meno creativa. Ma i festival cos\u00ec si contano sulle dita di una mano. Inoltre la quantit\u00e0 di film proposti \u00e8 fuori scala per me che non sono cinefilo. Meglio una gita al cimitero o nel bosco. I critici invece hanno fatto bene a non scrivere troppo di me, ma molto male nel non parlare dei miei film. <em>Magog<\/em> ed <em>Ecce Ubu<\/em> su tutti. Peccato. Spero solo che da \u201cmorto\u201d qualche futuro topo di biblioteca possa essere pi\u00f9 clemente e analizzare il mio operato.<\/p>\n<div id=\"attachment_33134\" style=\"width: 740px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33134\" class=\"size-full wp-image-33134\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_04.jpg\" alt=\"Abacuc - (C) Claudio Cristini\" width=\"730\" height=\"485\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_04.jpg 730w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_04-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_04-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_04-436x289.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><p id=\"caption-attachment-33134\" class=\"wp-caption-text\">Abacuc &#8211; (C) Claudio Cristini<\/p><\/div>\n<p><strong>AG: La presente corrispondenza \u00e8 un tentativo d&#8217;arrivare prima della morte, o di un qualche premio ottenuto in qualche festival, che poi \u00e8 l&#8217;unico modo per far svegliare la critica critica dal torpore \u2013 solitamente il critico si desta come per magia solo se una qualche giuria di un qualche festival conferisce un premio, certifica un pedigree che autonomamente non si \u00e8 proprio in grado di scorgere. Perch\u00e9 poi \u00e8 troppo facile sperticarsi in superlativi, il difficile \u00e8 farlo da contemporanei e contigui. Del resto con \u00abRapporto Confidenziale\u00bb pratichiamo una medesima mal sopportazione alle borsine e l&#8217;identico amore per le situazioni ridotte. Ad esempio \u00abNomadica\u00bb. L&#8217;estate appena trascorsa siamo stati complici di un&#8217;alba decisamente interessante, a Capo d&#8217;Orlando abbiamo toccato con mano la concreta possibilit\u00e0 di proporre cinema indipendente a un pubblico di non addetti ai lavori, un pubblico largo e casuale, che raramente mastica cinema d&#8217;un certo tipo. Abbiamo visto il miracolo di un pubblico numeroso godersi film di Antonello Faretta, Leonardo Carrano, Jonny Costantino, Luigi Di Gianni, Davide Manuli, Fabio Scacchioli, Norman McLaren, Augusto Tretti e Luca Ferri.<\/strong><br \/>\n<strong> Com&#8217;\u00e8 nato il vostro incontro e che parole senti di spendere per Giuseppe Spina e Giulia Mazzone che, da anni, portano avanti con tenacia e intelligenza una quotidiana lotta per la realizzazione di un&#8217;utopia?<\/strong><\/p>\n<p>LF: L&#8217;incontro con \u00abNomadica\u00bb \u00e8 successivo a <em>Magog<\/em> ed alla sua proiezione (2012) al Festival di Pesaro. L\u2019inizio \u00e8 stato un semplice invio del film da parte mia. Da l\u00ec in poi siamo sempre rimasti in stretto contatto fino all&#8217;epifania del nostro primo incontro alla Cineteca Nazionale per la proiezione romana (con annesso articolo su RC: <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32245\" target=\"_blank\">Preambolo patafisico sul cinema di Luca Ferri<\/a>) di <em>Ecce Ubu<\/em>. Giuseppe e Giulia rappresentano un raro esempio di signorilit\u00e0, competenza e seriet\u00e0. \u00abNomadica\u00bb \u00e8 una rete di relazioni e opportunit\u00e0 per chi produce un certo tipo di \u201clavori\u201d e al tempo stesso uno spaccato solido e significativo del cinema sommerso di questo paese. Basti pensare a quanto fatto per Tretti, Piavoli, Fava etc.<\/p>\n<p><strong>AG: <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28437\" target=\"_blank\">Augusto Tretti<\/a> \u00e8 una passione comune che condividiamo. Ad una <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30120\" target=\"_blank\">presentazione bolognese<\/a> de <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2834\" target=\"_blank\">Il potere<\/a>, sempre sotto la regia di Giuseppe e Giulia, ebbi modo di esprimere il mio pensiero circa l&#8217;idea che tu e il tuo cinema rappresentiate l&#8217;eredit\u00e0 cinematografica esatta di Tretti. Ovviamente le differenze ci sono, sono tante, dalla sua epoca a oggi tutto \u00e8 cambiato, eppure l&#8217;impressione \u00e8 che in un certo qual modo Tretti sia andato incontro a tutto quello che sarebbe stato nei decenni a venire per quei cineasti che avvertono prima di ogni altra esigenza quella di dispiegare un linguaggio proprio e individuale. Quali parole useresti per raccontare Augusto Tretti? Cos&#8217;\u00e8 che ti piace del suo cinema e cosa ti affascina cos\u00ec profondamente della sua vicenda umana e artistica?<\/strong><\/p>\n<p>LF: Ho avuto la fortuna di conoscere Augusto e di vederlo poco prima che ci lasciasse. Andammo a trovarlo io e Dario Agazzi che ha avuto il merito e la costanza di costruire questo appuntamento.<br \/>\nLa tua definizione di Tretti la condivido appieno. Ha saputo dare forma ad un linguaggio unico ed irripetibile, coerente con quello che era la sua persona. Ho sempre ammirato il suo utilizzo casalingo della macchina cinematografica (la domestica, la sorella, gli amici&#8230;) e il suo agire consapevole sulla parte sonora e compositiva.<\/p>\n<p><em>&#8211; Novembre 2014<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33135\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc.jpg\" alt=\"abacuc\" width=\"730\" height=\"518\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc.jpg 730w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc-436x309.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 730px) 100vw, 730px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Abacuc<\/strong><br \/>\nRegia, sceneggiatura: Luca Ferri<br \/>\nFotografia: Giulia Vallicelli<br \/>\nMontaggio: Alberto Valtellina<br \/>\nMusiche: Dario Agazzi<br \/>\nInterprete: Dario Bacis<br \/>\nProduzione: Lab 80 film con il sostegno della Lombardia Film Commission, Film Fund 2014<br \/>\nProduttore: Angelo Signorelli<br \/>\nFormato di ripresa: Super 8<br \/>\nPaese: Italia<br \/>\nAnno: 2014<br \/>\nDurata: 85&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>sinossi<\/strong><br \/>\nABACUC vive in una casa ferroviera con un giardino triangolare tagliato per un suo lato dal passare incessante dei treni. Non proferisce parola. Le uniche parole che si odono provengono da una voce meccanica fuori campo, mentre lui solleva una cornetta telefonica con il filo staccato. \u00c8 l\u2019attore di se medesimo senza spettatore alcuno. In lui non v\u2019\u00e8 lirismo o dramma, ma solo un enorme rigore geometrico e una naturale inclinazione per il grottesco esistente. Le sue giornate sono scandite da passeggiate cimiteriali in cui il cimitero appare l\u2019unico luogo di conforto per proteggersi dalla citt\u00e0. ABACUC \u00e8 \u201cl\u2019ultimo uomo\u201d, forse un superstite. Le scarne vicende quotidiane saranno sempre le stesse, reiterate come un\u2019eterna sinfonia inceppata, a volte legge un catalogo sul cemento armato, a volte qualche strambo libro d\u2019illustrazione sovietica. \u00c8 come se venisse assorbito in un\u2019altra dimensione in cui per qualche attimo si trover\u00e0 fuori dal suo <em>cul de sac<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Abacuc &#8211; profilo del personaggio<\/strong><br \/>\nABACUC \u00e8 un alter ego di un personaggio esistente. Di fatti, esso non \u00e8 chiamato nel film a recitare un parte, ma se stesso. \u00c8 stato individuato in tale Dario Bacis, 42 anni, di professione guardia giurata di un ipermercato. Gi\u00e0 protagonista di due lavori precedenti (un cortometraggio e un lungometraggio in cui gli veniva chiesto di stare immobile un\u2019ora e tre quarti), egli \u00e8 la rappresentazione ideale in carne ed ossa della pittura di Piero della Francesca. Dalle fattezze corpulente e dai capelli neri corvini con stempiatura leggermente accennata, ABACUC pesa 198 chilogrammi; in tutta la durata del film vestir\u00e0 spenti colori pastello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_33136\" style=\"width: 1122px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33136\" class=\"size-full wp-image-33136\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/lucaferri.jpg\" alt=\"Luca Ferri - (C) Claudio Cristini\" width=\"1112\" height=\"358\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/lucaferri.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/lucaferri-300x96.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/lucaferri-1024x329.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/lucaferri-436x140.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><p id=\"caption-attachment-33136\" class=\"wp-caption-text\">Luca Ferri &#8211; (C) Claudio Cristini<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luca Ferri<\/strong><br \/>\nLuca Ferri (Bergamo, 1976) si occupa di parole e immagini. \u00c8 autore dei metaromanzi: <em>Poemetto galeoto<\/em> (2007); <em>Ode alle quaglie<\/em> (Cicorivolta Edizioni, 2009); <em>Joseppo<\/em> (2010) tratto dalla partitura di Dario Agazzi, Joseph; <em>Fiori di Broca<\/em> (Cicorivolta Edizioni, 2011). In ambito video ha realizzato i seguenti mediometraggi: <em>Movere Educere Billiardo<\/em> (2005); <em>Anna vs Oliva<\/em> (2005); <em>Ergonomia Culanda<\/em> (2006); <em>Scano Boa<\/em> (2006), presentati in diverse rassegne e concorsi. Il suo lungometraggio <em>Magog [o epifania del barbagianni]<\/em> (2011) \u00e8 stato selezionato alla 48^ Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro nel 2012, nella retrospettiva Italia allo specchio. <em>Ecce Ubu<\/em> (2012), un film frutto di un calcolo matematico che utilizza immagini d\u2019archivio in Super 8, \u00e8 stato proiettato alla Cineteca Nazionale di Roma.<br \/>\nNel 2012, Luca Ferri \u00e8 tra i partecipanti del laboratorio Nutrimenti terrestri \/ Nutrimenti celesti laboratori di Filmmaker, svoltosi presso la Fabbrica del vapore di Milano. Nel 2013 il suo film <em>Habitat [Piavoli] <\/em>(codiretto con Claudio Casazza), dialogo con il grande regista italiano, ha partecipato al Torino Film Festival.<br \/>\nNel 2014 ha realizzato il cortometraggi <em>Caro nonno<\/em>, il mediometraggio <em>Curzio e Marzio<\/em>, il suo primo lungometraggio <em>Abacuc<\/em> e il documentario <em>Ridotto Mattioni<\/em> (con Giulia Vallicelli).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ferriferri.com\" target=\"_blank\">ferriferri.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33137\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/locandina-abacuc.jpg\" alt=\"locandina abacuc\" width=\"422\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/locandina-abacuc.jpg 422w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/locandina-abacuc-211x300.jpg 211w\" sizes=\"auto, (max-width: 422px) 100vw, 422px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luca Ferri \u00e8 un mistero. 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