{"id":33202,"date":"2014-12-05T16:46:42","date_gmt":"2014-12-05T15:46:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33202"},"modified":"2014-12-05T16:46:42","modified_gmt":"2014-12-05T15:46:42","slug":"e-possibile-una-nuova-umanita-biopoteri-e-biotecnologie-del-futuro-in-kyashan-la-rinascita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33202","title":{"rendered":"\u00c8 possibile una nuova umanit\u00e0? Biopoteri e biotecnologie del futuro in &#8220;Kyashan \u2013 La rinascita&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33203\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01.jpg\" alt=\"Kyashan\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/kyashan_01-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;\">\u00abApparteniamo a un\u2019epoca la cui civilt\u00e0 rischia di andare in rovina ad opera dei mezzi della civilt\u00e0\u00bb.<br \/>\nFriedrich W. Nietzsche <a href=\"#(1)\" name=\"nota_01\"> <\/a>[<b><a href=\"#(1)\">1<\/a><\/b>]<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;\">\u00ab[Con <em>Kyashan<\/em>] Ho trovato parecchie difficolt\u00e0 a non cadere in qualche categoria o genere prestabilito. \u00c8 fantascienza, ma allo stesso tempo non lo \u00e8. \u00c8 la storia di un supereroe, ma non \u00e8 nemmeno quello. Fondamentalmente, per me, \u00e8 <em>Amleto<\/em>. Si parla, insomma, di ambiguit\u00e0 morale. Ogni cosa \u00e8 ambigua e appare come se fosse immersa in un enorme caos. \u00c8 intenzionalmente gettata in questo caos. \u00c8 l\u2019incubo di qualcuno. Sai quando sogni ma tutto sembra non avere senso? O meglio, ha senso mentre stai sognando, ma quando ti svegli non ha pi\u00f9 alcun significato [\u2026] Questa \u00e8 la sensazione che ho voluto trasmettere\u00bb.<br \/>\nKiriya Kazuaki <a href=\"#(2)\" name=\"nota_02\"> <\/a>[<b><a href=\"#(2)\">2<\/a><\/b>]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Terminati i conflitti per la conquista dell\u2019Eurasia, lo Stato della Grande Asia \u00e8 costretto a cercare di tenere sotto controllo una guerra civile portata avanti da diversi gruppi di ribelli. Inoltre, l\u2019inquinamento radioattivo \u00e8 divenuto una seria minaccia per la terra. Il dottor Azuma conduce importanti ricerche genetiche sulla rigenerazione delle cellule umane, quando un fulmine metallico, apparso dal nulla, d\u00e0 vita a una nuova razza di mutanti: i neoroidi. Sterminati quasi tutti dall\u2019esercito della Grande Asia, quei pochi che riescono a salvarsi si riorganizzano e, grazie a una fortezza-industria, producono un esercito di robot con il quale cercano vendetta. L\u2019unica speranza risiede in Tetsuya, il figlio di Azuma, che dopo essere morto in battaglia risorge per poter difendere l\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nIl film di Kiriya racconta, per mezzo di una vicenda estremamente epica, come le nuove tecnologie possano essere una risorsa e una minaccia allo stesso tempo, e lo fa con un\u2019intensit\u00e0 che poche volte era capitato di vedere sul grande schermo. Creando un universo ricco di metafore e di simboli, pone sottilmente ed elegantemente una serie di problemi etici e morali legati a quello che potrebbe accaderci in un pi\u00f9 o meno possibile futuro, utilizzando, oltretutto, un metodo stilistico nel quale \u00abl\u2019oscillazione tra scelte diverse stordisce per l\u2019intensit\u00e0 cromatica e la velocit\u00e0 delle immagini\u00bb <a href=\"#(3)\" name=\"nota_03\"> <\/a>[<b><a href=\"#(3)\">3<\/a><\/b>]. <em>Kyashan<\/em> \u00e8 quindi, senza ombra di dubbio, il film giapponese pi\u00f9 interessante da analizzare per poter parlare di quelli che sono i problemi legati all\u2019etica relazionata al potere e alle biotecnologie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>PRIMA PARTE\u00a0\u2013 Un biopotere assoluto<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La biotecnologia dei sogni<\/strong><\/p>\n<p>Lo Stato della Repubblica Federale della Grande Asia \u00e8 l\u2019emblema del potere iperindustrializzato. Ci\u00f2 che Kiriya rappresenta in <em>Kyashan<\/em> \u00e8 infatti un sistema dove il progresso tecnologico e il potere politico vanno di pari passo. La forza distruttiva di uno stato dipende dal suo livello di evoluzione tecnica e dunque chi detiene un maggior grado di progresso in questo campo ha sicuramente pi\u00f9 possibilit\u00e0 di ottenere un dominio assoluto a livello politico. Herbert Marcuse cos\u00ec si esprimeva su questo tema: \u00abIl potere politico si afferma in forza del potere che detiene sulla produzione per mezzo di macchine e sull\u2019organizzazione tecnica dell\u2019apparato. Il Governo delle societ\u00e0 industriali avanzate e di quelle in sviluppo pu\u00f2 reggersi e garantirsi solamente quando riesce a mobilitare, organizzare e sfruttare la produttivit\u00e0 tecnica, scientifica e meccanica di cui la civilt\u00e0 industriale pu\u00f2 disporre\u00bb <a href=\"#(4)\" name=\"nota_04\"> <\/a>[<b><a href=\"#(4)\">4<\/a><\/b>]. Questo tipo di civilt\u00e0 porta naturalmente la figura dell\u2019essere umano a uno sminuimento e a un suo superamento da parte della macchina che diventa invece uno strumento essenziale per la sopravvivenza del potere e un oggetto indispensabile per il dominio di qualsiasi evento sottoposto a quello stesso potere. \u00abIl fatto bruto che il potere fisico [\u2026] della macchina supera quello dell\u2019individuo e di ogni gruppo particolare di individui, fa della macchina il pi\u00f9 efficace degli strumenti politici in ogni societ\u00e0 la cui organizzazione di base sia quella della produzione per mezzo di macchine. La tendenza politica pu\u00f2 tuttavia essere rovesciata; in essenza il potere della macchina non \u00e8 altro che il potere dell\u2019uomo accumulato e proiettato\u00bb<b> <a href=\"#(5)\" name=\"nota_05\"> <\/a><\/b>[<b><a href=\"#(5)\">5<\/a><\/b>]. Il punto di svolta starebbe allora nel poter realizzare un prototipo di essere umano che abbia lo stesso potere di una macchina.<br \/>\nLa ricerca che il dottor Azuma porta avanti per l\u2019ottenimento di quelle che lui chiama neocellule \u00e8 in un certo senso improntata a questa direzione. Quello che il Governo della Grande Asia desidera ottenere attraverso la ricerca scientifica \u00e8 la possibilit\u00e0 di realizzare un umano potenzialmente perfetto e immortale: le neocellule sarebbero appunto la soluzione a ogni problema di morte. Questa \u2013 utilizzando le stesse parole proferite da Azuma \u2013 \u00e8 la \u00abbiotecnologia dei sogni\u00bb. Ma il potere cerca sempre il dominio assoluto e mai la benevolenza; la ricerca sulle neocellule \u00e8 infatti un viatico per la realizzazione di un essere umano perfetto che consentirebbe primariamente un risparmio delle risorse e, successivamente, la possibilit\u00e0 di un loro utilizzo a fini rigenerativi per i tessuti organici che diverrebbe privilegio solo di una classe socialmente elevata. Paradossalmente l\u2019uomo si trasformerebbe in un essere ancora pi\u00f9 sottomesso al potere statale dei pochi, che al quel punto avrebbero un controllo assoluto sulla vita e sulla morte. \u00abEcco la contraddizione interna di questa civilt\u00e0, l\u2019elemento irrazionale nella sua razionalit\u00e0. \u00c8 il contrassegno delle sue realizzazioni. La societ\u00e0 industriale che fa proprie la tecnologia e la scienza \u00e8 organizzata per conseguire un dominio sempre pi\u00f9 efficace sull\u2019uomo e sulla natura, per utilizzare in modo sempre pi\u00f9 efficace le sue risorse. Diventa irrazionale quando il successo di questi sforzi apre nuove dimensioni alla realizzazione dell\u2019uomo. Organizzarsi per la pace \u00e8 cosa diversa dall\u2019organizzarsi per la guerra; le istituzioni che servirono alla lotta per l\u2019esistenza non possono servire alla pacificazione della medesima. La vita come fine \u00e8 qualitativamente diversa dalla vita come mezzo\u00bb <a href=\"#(1)\" name=\"nota_06\"> <\/a>[<b><b><b><a href=\"#(6)\">6<\/a><\/b><\/b><\/b>].<br \/>\nLa questione d\u2019importanza assoluta \u00e8 proprio questa: nello Stato della Grande Asia la vita dei tanti diviene mezzo per il raggiungimento dell\u2019immortalit\u00e0 da parte dei pochi. Il mito della scienza al servizio della democrazia non rimane perci\u00f2 altro che un\u2019illusione per tanti e una realt\u00e0 per pochi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il dissolversi dei sentimenti<\/strong><\/p>\n<p>La dominazione assoluta da parte del potere politico nei confronti dell\u2019essere umano \u00abinferiore\u00bb si mostra in tutta la sua totalit\u00e0 quando veniamo a scoprire che le ricerche effettuate sulle neocellule da parte del dottor Azuma non hanno portato in realt\u00e0 a nessun risultato concreto.<br \/>\nIn una sequenza ambientata all\u2019interno del quartier generale dell\u2019esercito della Federazione della Grande Asia ci vengono mostrati, dentro grandi vasche di contenimento, dei ricambi organici (braccia, mani, occhi, ecc.); scopriremo per\u00f2 che queste non sono state generate grazie alla sperimentazione sulle neocellule ma bens\u00ec per mezzo del riutilizzo dei corpi dei cosiddetti \u00abumani originali\u00bb, la razza primordiale che contiene nel suo dna il segreto per portare a termine quella nuova qualit\u00e0 di cellule. Il fatto che le parti di ricambio provengano direttamente dai corpi uccisi delle trib\u00f9 ribelli del settimo distretto di Eurasia, fa comprendere che il potere politico pu\u00f2 arrivare a tutto pur di ottenere ci\u00f2 che desidera. Marcuse sostiene che: \u00abLa societ\u00e0 ha riprodotto se stessa in un crescente insieme tecnico di oggetti e di relazioni che ha incluso l\u2019utilizzazione tecnica di uomini; in altre parole, la lotta per l\u2019esistenza e lo sfruttamento dell\u2019uomo e della natura \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 scientifica e razionale. [\u2026] questa impresa razionale ha prodotto un modo di pensare e di comportarsi che ha giustificato ed assolto anche le pi\u00f9 funeste ed oppressive caratteristiche da essa palesate. La razionalit\u00e0 scientifico-tecnica e la manipolazione sono saldate insieme in nuove forme di controllo sociale\u00bb <a href=\"#(7)\" name=\"nota_07\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(7)\">7<\/a><\/strong>]. Questo tipo di controllo sociale \u2013 a seconda di come \u00e8 impostato \u2013 pu\u00f2 per\u00f2 portare anche all\u2019annullamento della specie: Azuma infatti, fallendo nella ricerca sulle neocellule, comprende che la razza della trib\u00f9 del settimo distretto \u00e8 quella degli umani originali, una razza che era stata in un certo senso alla base del principio di tutti gli esseri umani. Il potere politico allora, impersonando la \u00abrazionalit\u00e0 tecnico-scientifica\u00bb, rischia di sterminare l\u2019essere che si pone come metafora dell\u2019origine dell\u2019umanit\u00e0, mettendo perfettamente in scena la \u00abtensione tra la Ragione da un lato, e, dall\u2019altro, i bisogni e le strettezze della popolazione sottoposta\u00bb <a href=\"#(8)\" name=\"nota_08\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(8)\">8<\/a><\/strong>], che in questo caso rappresenta anche la speranza di una sopravvivenza stessa del genere umano.<br \/>\nUn mondo che \u00e8 alla ricerca dell\u2019ipertecnologia e del razionale a ogni costo, un mondo che cerchi insomma di eliminare ci\u00f2 che caratterizza l\u2019essere umano nella sua parte pi\u00f9 rappresentativa \u2013 e cio\u00e8, in particolare, la parte relativa ai suoi sentimenti e alle sue emozioni \u2013, rischia quindi di creare una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 in grado di \u00abgiustificare la repressione e persino la soppressione come del tutto razionali. La vera conoscenza e la ragione richiedono il dominio dei sensi se non la liberazione dai medesimi\u00bb <a href=\"#(9)\" name=\"nota_09\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(9)\">9<\/a><\/strong>].<br \/>\nQuando Tetsuya si reca con Luna nel settimo distretto, la ragazza \u00e8 bisognosa di cure; il medico del villaggio che presta aiuto ai due svela a Tetsuya che una volta il paese credeva in una divinit\u00e0 protettrice di nome <em>Kyash\u0101n<\/em> aggiungendo anche che ogni singolo cittadino, grazie a questa fede, era riuscito a vivere in armonia con gli altri. Ebbene <em>Kyash\u0101n<\/em> \u00e8 ci\u00f2 che rappresenta il mondo dei sentimenti e delle emozioni contrapposto a quello della pura razionalit\u00e0. Infatti: \u00abAl di fuori di questa razionalit\u00e0, si vive in un mondo di valori, e i valori separati dalla realt\u00e0 oggettiva diventano soggettivi. L\u2019unico modo di restituire ad essi una qualche astratta ed innocua validit\u00e0, sembra essere una sanzione metafisica (legge divina e naturale). Ma tale sanzione non \u00e8 verificabile e pertanto non \u00e8 realmente oggettiva. I valori possono avere in s\u00e9 una superiore dignit\u00e0 (morale e spirituale), ma non sono <em>reali<\/em> e quindi contano di meno nelle transazioni della vita reale &#8211; tanto meno quanto pi\u00f9 sono elevati <em>al di sopra<\/em> della realt\u00e0\u00bb <a href=\"#(10)\" name=\"nota_10\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(10)\">10<\/a><\/strong>]. Il credo nella divinit\u00e0 <em>Kyash\u0101n<\/em> manifesta quindi la \u00absanzione metafisica\u00bb che pone il sistema in un certo equilibrio. Ma la sua durata purtroppo non \u00e8 elevata; non essendo i suoi valori \u00abreali\u00bb, essi si dissolvono nell\u2019ultra oggettivit\u00e0 della societ\u00e0 del dominio tecnologico. Lo Stato della Grande Asia pu\u00f2 quindi proseguire indisturbato con la sua opera di controllo totale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Potere sulla vita<\/strong><\/p>\n<p>Il potere politico esercitato nello Stato della Grande Asia \u00e8 un potere che si impone in maniera netta sulla vita degli uomini, un potere cio\u00e8 che mette al centro della sua azione l\u2019esistenza stessa dell\u2019individuo e lo fa considerando come suo principale oggetto di controllo il corpo umano; \u00e8 quindi quello che potremmo definire un biopotere. Come sostiene Roberto Esposito: \u00abmentre per un lungo periodo la relazione tra politica e vita si pone in maniera indiretta, mediata da una serie di categorie capaci di filtrarla, o fluidificarla, come una sorta di camera di compensazione, a partire da una certa fase quelle paratie si rompono e la vita entra direttamente nei meccanismi e nei dispositivi del governo degli uomini\u00bb <a href=\"#(11)\" name=\"nota_11\"> <\/a>[<a href=\"#(11)\"><strong>11<\/strong><\/a>]. \u00c8 la vita stessa dell\u2019uomo a condizionare le scelte del potere, senza di essa il potere non potrebbe esprimersi, senza di essa non ci sarebbe alcun potere. I corpi dei membri della trib\u00f9 ribelle uccisi, vengono riutilizzati con lo scopo di ottenere l\u2019immortalit\u00e0 per gli anziani politicanti della Grande Asia: ci\u00f2 che muove la ricerca sulle neocellule sembra essere infatti solo e unicamente il desiderio del Generalissimo di poter esistere nei secoli dei secoli e sconfiggere cos\u00ec la morte. Ma le neocellule non possono essere realizzate ed \u00e8 perci\u00f2 che si ripiega sull\u2019utilizzo dei corpi dei ribelli. Il corpo del ribelle diviene parte di ricambio del corpo del potente. Da un certo punto di vista \u00e8 quasi paradossale che per creare vita infinita da un lato si debba produrre morte dall\u2019altro. Ma d\u2019altronde, come scrive Esposito: \u00abO la biopolitica produce soggettivit\u00e0 o produce morte. O rende soggetto il proprio oggetto o lo oggettiva definitivamente. O \u00e8 politica della vita o sulla vita\u00bb <a href=\"#(12)\" name=\"nota_12\"> <\/a>[<a href=\"#(12)\"><strong>12<\/strong><\/a>]. E, per essere pi\u00f9 precisi, in questo specifico caso sembra essere politica per la vita di uno a scapito della vita di tanti.<br \/>\nLa vita dunque acquisisce una valore assoluto, diventa un\u2019ossessione esistenziale e, anche se pu\u00f2 di primo acchito risultare spiazzante, ci\u00f2 non \u00e8 certo un fatto scontato. Tutto perch\u00e9 il potere si esprime in modo subdolo, facendo credere che la lotta per la vita sia la cosa pi\u00f9 importante per la societ\u00e0 civile; difenderla a tutti i costi e a costo della propria vita. Infatti, secondo ci\u00f2 che sostiene Michel Foucault: \u00abLe guerre non si fanno pi\u00f9 in nome del sovrano che bisogna difendere; si fanno in nome dell\u2019esistenza di tutti; si spingono intere popolazioni ad uccidersi reciprocamente in nome della loro necessit\u00e0 di vivere. I massacri sono diventati vitali. Come gestori della vita e della sopravvivenza, dei corpi e della razza, tanti regimi hanno potuto condurre tante guerre, facendo uccidere tanti uomini\u00bb <a href=\"#(13)\" name=\"nota_13\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(13)\">13<\/a><\/strong>]. Dunque: \u00abSe il genocidio \u00e8 il sogno dei poteri moderni, non \u00e8 per una riattivazione del vecchio diritto di uccidere; \u00e8 perch\u00e9 il potere si colloca e si esercita a livello della vita, della specie, della razza e dei fenomeni massicci di popolazione\u00bb <a href=\"#(14)\" name=\"nota_14\"> <\/a>[<a href=\"#(14)\"><strong>14<\/strong><\/a>]. E si esercita a livello del corpo stesso dell\u2019individuo, perch\u00e9 il corpo diviene il mezzo attraverso il quale dare estrema importanza alla vita. Ma allora, grazie a cosa il corpo degli abitanti del settimo distretto diviene mezzo per il sostentamento dei potenti? Grazie alle biotecnologie del futuro, grazie cio\u00e8 alla possibilit\u00e0 del superamento del concetto di umano come lo conosciamo oggi; grazie insomma alla realizzazione di una postumanit\u00e0 di pochi che resista imperterrita nei secoli dei secoli, facendo del proprio corpo un corpo-territorio sul quale si succedano le parti di ricambio organiche ottenute attraverso la coltura dei corpi di riproducibili esseri umani eternamente soggiogati. Questo \u00e8 praticamente un biopotere che si esercita \u00absul corpo in quanto macchina: il suo <em>dressage<\/em>, il potenziamento delle sue attitudini, l\u2019estorsione delle sue forze, la crescita parallela della sua utilit\u00e0 e della sua docilit\u00e0, la sua integrazione a sistemi di controllo efficaci ed economici\u00bb; tutto ci\u00f2 \u00e8 assicurato \u00abda meccanismi di potere che caratterizzano le <em>discipline: anatomo-politica del corpo umano<\/em>\u00bb <a href=\"#(15)\" name=\"nota_15\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(15)\">15<\/a><\/strong>]. \u00c8 il corpo nell\u2019era della sua riproducibilit\u00e0 tecnica.<br \/>\nSe il potere insiste sulla vita ed \u00e8 \u00ablungo tutto il suo svolgimento che [esso] stabilisce la sua presa\u00bb, \u00e8 semplicemente perch\u00e9 \u00abla morte ne \u00e8 il limite, il momento che gli sfugge; diventa il punto pi\u00f9 segreto dell\u2019esistenza, il pi\u00f9 \u2018privato\u2019\u00bb <a href=\"#(16)\" name=\"nota_16\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(16)\">16<\/a><\/strong>]. \u00c8 allora solo questa morte che pu\u00f2 consentire di nuovo l\u2019ottenimento di una presa di coscienza su un concetto di vita e di esistenza democratico. La morte \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 per poter sconfiggere la vita infinita dei pochi. Non \u00e8 un caso che nell\u2019ultima sequenza del film sar\u00e0 proprio la morte a prendere il sopravvento; la fine dell\u2019esistenza di Tetsuya, di Luna, di Midori, di Azuma e probabilmente del mondo intero, ribalta immediatamente il suo valore negativo in un messaggio di speranza. Il monologo finale di Tetsuya connette infatti questa totale distruzione alla possibilit\u00e0 di una rinascita e di una nuova coesistenza pacifica per l\u2019umanit\u00e0. Ecco allora che la rappresentazione di questa morte diviene simbolicamente l\u2019unico modo per poter accendere una riflessione che contrasti l\u2019idea di un biopotere assolutista, spostando il discorso su una prospettiva che sia in grado di osservare una forma d\u2019esistenza sostanzialmente rinnovata e differente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SECONDA PARTE\u00a0\u2013 Potere e tecnica<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il controllo della tecnica, la tecnica del controllo<\/strong><\/p>\n<p>Altro tema a risaltare nel mondo iperindustrializzato della Grande Asia \u00e8 quello del rapporto che intercorre tra la produzione tecnica e quella delle armi. I vari strumenti di distruzione \u2013 e cio\u00e8 tutta quell\u2019enorme mole di macchinari da guerra a disposizione della Repubblica Federale \u2013 rappresentano chiaramente come l\u2019utilizzo della tecnica in campo militare sia qualcosa che sempre pi\u00f9 tende ad allontanare l\u2019essere umano dal provare empatia per il dolore di chi subisce la violenza prodotta da questi apparecchi. Infatti: \u00abL\u2019esaltazione della violenza e l\u2019indifferenza verso le sofferenze della vittima si collegano alla capacit\u00e0 umana di eliminazione dei limiti alla violenza, cio\u00e8 alla sua specifica intelligenza nella produzione tecnica. In forza di quest\u2019intelligenza siamo nella condizione di aumentare apparentemente senza fine l\u2019efficienza degli artefatti tecnici. Allo stesso modo l\u2019uomo ha in mano mezzi violenti apparentemente sempre pi\u00f9 efficienti\u00bb <a href=\"#(17)\" name=\"nota_17\"> <\/a>[<a href=\"#(17)\"><strong>17<\/strong><\/a>].<br \/>\nLa battaglia finale mette in scena molto bene questa concezione dell\u2019efficienza della tecnica che porta all\u2019eliminazione dei limiti della violenza: la morte di migliaia di soldati \u00e8 appunto uno sterminio perpetuato attraverso un utilizzo spropositato di mezzi meccanici e robot da guerra. Il tutto appare come qualcosa che realmente sfugge di mano a causa di una tecnica che nel suo essere estremamente funzionale (per quanto riguarda il suo uso in questo specifico campo d\u2019azione) rischia anche allo stesso tempo di divenire incontrollabile.<br \/>\nChe la tecnica sia sempre servita all\u2019esercizio della violenza, non \u00e8 certamente una novit\u00e0: \u00abPer lo meno dall\u2019et\u00e0 del bronzo questo \u00e8 uno dei motivi trainanti del progresso tecnico. Ci\u00f2 che gli uomini creano, nell\u2019ambito delle oggettivazioni tecniche, si trova sempre anche nel segno dell\u2019aggressione e della paura\u00bb <a href=\"#(18)\" name=\"nota_18\"> <\/a>[<a href=\"#(18)\"><strong>18<\/strong><\/a>]. Ed \u00e8 altres\u00ec evidente che questa paura sia suscitata soprattutto in chi viene a subire l\u2019agire dello strumento realizzato da questo tipo di tecnica. Ricordiamoci infatti che spesso chi ha a che fare con questo tipo di violenza \u00e8 chi prende parte fisicamente alla battaglia e si trova quindi faccia a faccia con il potere distruttivo del mezzo meccanico. Chi comanda &#8211; chi ha il potere &#8211; invece, \u00e8 effettivamente chi pi\u00f9 trae \u00abbenefici\u00bb dall\u2019utilizzo di questa tecnica e chi, in un certo senso, non ne subisce le conseguenze &#8211; almeno nell\u2019immediato. \u00c8 chiaro quindi che \u00abin linea di principio ogni modificazione tecnica pu\u00f2 diventare un atto di esercizio del potere. E senza dubbio la dimensione del possibile esercizio del potere si \u00e8 ingrandita con la crescente efficienza tecnica\u00bb <a href=\"#(19)\" name=\"nota_19\"> <\/a>[<a href=\"#(19)\"><strong>19<\/strong><\/a>]. Insomma, pi\u00f9 \u00e8 la capacit\u00e0 di distruzione esercitata dal mezzo da guerra, pi\u00f9 sar\u00e0 la quantit\u00e0 di potere da esercitare a disposizione di chi lo possiede.<br \/>\n\u00c8 chiaro perci\u00f2 che \u00abchi oggi decide sull\u2019impostazione tecnica del nostro ambiente di vita, chi ha il potere di stabilire i dati di fatto pu\u00f2 esercitare in brevissimo tempo una smisurata quantit\u00e0 di potere su una smisurata quantit\u00e0 di uomini, ed eventualmente [\u2026] per un periodo di tempo smisuratamente lungo\u00bb <a href=\"#(20)\" name=\"nota_20\"> <\/a>[<strong><a href=\"#(20)\">20<\/a><\/strong>]. Non \u00e8 un caso quindi che i neoroidi inizino a ostacolare questo potere solo nel momento in cui si trovano ad avere a loro disposizione una qualit\u00e0 tecnica pi\u00f9 o meno al pari di quella esercitata dallo Stato della Grande Asia. L\u2019esercito di robot umanoidi messo in piedi da Burai \u00e8 infatti l\u2019unica risorsa in grado di permettere ai neoroidi di sviluppare una adeguata condizione di resistenza nei confronti del potere umano. Alla violenza tecnica si risponde dunque con altra violenza tecnica.<br \/>\nMa \u00e8 possibile allora fermare questa specie di circolo vizioso? \u00c8 possibile fare s\u00ec che l\u2019evoluzione tecnica possa essere contenuta in un qualche modo e che non rischi dunque di sfuggire di mano, soprattutto in quelle situazioni nelle quali \u00e8 implicato un suo utilizzo in campo militare? La risposta sembra essere data dalla sequenza di immagini finali che accompagnano il breve monologo di un Tetsuya sconfitto e, in maniera quasi surreale, trasportato in una specie di sogno a occhi aperti misto a frammenti di ricordo: \u00abuna sobria riflessione mostra che un controllo dell\u2019agire tecnico, in quanto controllo di potenziali di potere enormi e in continua, mostruosa crescita, non \u00e8 pensabile senza cambiamenti difficili e difficilmente immaginabili\u00bb <a href=\"#(21)\" name=\"nota_21\"> <\/a>[<a href=\"#(21)\"><strong>21<\/strong><\/a>]. La via da intraprendere per la realizzazione di quei cambiamenti, come conclude Tetsuya: \u00abPotrebbe apparirci impossibile, ma non ci rimane altra scelta che cominciare da qui; non ci rimane che credere che sia possibile\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per una nuova etica<\/strong><\/p>\n<p>La tecnica, intesa in senso astratto e generico come \u00abl\u2019insieme di attivit\u00e0 pratiche basate su norme acquisite empiricamente, o sulla tradizione, o sull\u2019applicazione di conoscenze scientifiche\u00bb <a href=\"#(22)\" name=\"nota_22\"> <\/a>[<a href=\"#(22)\"><strong>22<\/strong><\/a>], \u00e8 sempre stata per l\u2019uomo ci\u00f2 attraverso cui egli \u00e8 riuscito a esprimere molte delle sue migliori qualit\u00e0 come essere vivente. Possiamo con certezza asserire che la tecnica \u00e8 assolutamente alla base della sua evoluzione culturale ed \u00e8 inoltre legata strettamente con il continuo processo di trasformazione della sua civilt\u00e0.<br \/>\nIn <em>Kyashan<\/em> l\u2019evoluzione tecnologica ha portato la societ\u00e0 a una tale dipendenza da essa che ogni azione del potere sembra essere condizionata da questo fatto. Non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019uomo a utilizzare la tecnica ma la tecnica a utilizzare l\u2019uomo. Come scrive Hans Jonas: \u00abOggi, la <em>techne<\/em>, nella forma della moderna tecnologia, si \u00e8 trasformata in una spinta in avanti inesauribile della specie, nella sua impresa pi\u00f9 significativa: il suo progresso illimitato, in direzione di mete sempre pi\u00f9 elevate, tende a essere identificato con la vocazione dell\u2019uomo, e la sua conquista di un controllo totale sulle cose e sull\u2019uomo stesso appare come il compimento del suo destino\u00bb <a href=\"#(23)\" name=\"nota_23\"> <\/a>[<a href=\"#(23)\"><strong>23<\/strong><\/a>]. Ma se la tecnica diviene la possibilit\u00e0 di ottenere l\u2019impossibile, quale potr\u00e0 essere una delle pi\u00f9 grandi richieste che l\u2019uomo potr\u00e0 farle? Per i potenti della Repubblica della Grande Asia l\u2019obbiettivo primario \u00e8 l\u2019ottenimento dell\u2019immortalit\u00e0: la sconfitta definitiva della morte. Ma \u00e8 naturale allora &#8211; considerato l\u2019argomento &#8211; che tutto ci\u00f2 non possa che far scaturire un problema di ordine etico: \u00abLa morte non appare pi\u00f9 come una necessit\u00e0 insita nella natura della vita, ma come una disfunzione organica evitabile, sulla quale, almeno in teoria, \u00e8 possibile intervenire e che pu\u00f2 essere ritardata. L\u2019eterno desiderio dell\u2019uomo mortale sembra vicino a essere soddisfatto. [\u2026] \u00e8 chiaro che, su larga scala, il prezzo della longevit\u00e0 dev\u2019essere un rallentamento proporzionale nell\u2019avvicendamento delle generazioni, cio\u00e8 un afflusso minore di nuova vita. Il risultato sarebbe una percentuale sempre pi\u00f9 ristretta di giovani in una popolazione sempre pi\u00f9 anziana\u00bb <a href=\"#(24)\" name=\"nota_24\"> <\/a>[<a href=\"#(24)\"><strong>24<\/strong><\/a>]. Nella Grande Asia, il progetto che, tramite l\u2019uso delle neocellule, permetter\u00e0 di potersi rigenerare potenzialmente all\u2019infinito, parte inizialmente come qualcosa di riservato unicamente a una cerchia ristretta di individui e pi\u00f9 precisamente a coloro che detengono il potere. Ma \u00e8 scontato che questa specie di beneficio non potrebbe essere consentito per un lungo periodo di tempo. Emblema di questa impossibilit\u00e0 \u00e8 la guerra che il Governo inizia contro i neoroidi; essi non sono altro che la degenerazione di quel progetto, essi sono il frutto di un\u2019ossessionante e antietica ricerca dell\u2019immortalit\u00e0: tutti infatti vorrebbero l\u2019immortalit\u00e0, non \u00e8 giusto che essa sia solo il privilegio di pochi.<br \/>\nIl fatto che questa nuova razza veda la luce grazie a un incidente nei laboratori di coltura, e che questo stesso incidente sia provocato simbolicamente da una specie di fulmine metallico simbolo di un intervento soprannaturale ma anche metafora di una specie di senso di colpa reificato, \u00e8 proprio la dimostrazione dell\u2019impossibilit\u00e0 di poter far convivere l\u2019uomo con l\u2019immortalit\u00e0. D\u2019altronde, \u00abmorire \u00e8 vincolato all\u2019esser nati: la mortalit\u00e0 non \u00e8 altro che l\u2019altra faccia di quella fonte inesauribile che \u00e8 la \u2018natalit\u00e0\u2019 [\u2026] \u00c8 sempre stato cos\u00ec; ora, occorre riflettere sul suo significato nella sfera della decisione\u00bb <a href=\"#(25)\" name=\"nota_25\"> <\/a>[<a href=\"#(25)\"><strong>25<\/strong><\/a>]. Dall\u2019altro lato, \u00e8 vero che ci sia anche una spontanea propensione da parte di qualsiasi uomo a desiderare l\u2019immortalit\u00e0, ma il fatto pi\u00f9 problematico \u00e8 che ci\u00f2 che crea questa desiderio \u00e8 in realt\u00e0 un\u2019incapacit\u00e0 a concepire chiaramente la vera identit\u00e0 di questa immortalit\u00e0. Infatti, come sostiene Bauman: \u00ab\u00c8 difficile trovare un pensiero pi\u00f9 offensivo di quello della morte; o, piuttosto, dell\u2019inevitabilit\u00e0 della morte; della transitoriet\u00e0 del nostro essere-nel-mondo. Dopo tutto, questa parte della nostra conoscenza sfida, radicalmente e irrevocabilmente, le nostre facolt\u00e0 intellettuali. La morte \u00e8 la sconfitta finale della ragione, in quanto la ragione non pu\u00f2 \u2018pensare\u2019 la morte &#8211; non quello che sappiamo essere la morte; il pensiero della morte \u00e8, ed \u00e8 destinato a rimanere, una contraddizione in termini\u00bb <a href=\"#(26)\" name=\"nota_26\"> <\/a>[<a href=\"#(26)\"><strong>26<\/strong><\/a>]. In un certo modo, insomma, si insegue l\u2019immortalit\u00e0 perch\u00e9 non si conosce la morte, perch\u00e9 essa, ponendosi come mistero, ci spaventa. E spaventa, quasi fisiologicamente, chi detiene il potere, perch\u00e9 \u2013 a maggior ragione \u2013 con il sopraggiungere della morte finirebbe per perdere, oltre che la vita, anche quello stesso potere. Ma il potente, forse, medita sulla morte anche perch\u00e9 riesce a vedere il suo superamento come un\u2019estrema forma di privilegio a lui dovuto: \u00abNella loro aspirazione all\u2019immortalit\u00e0, re e filosofi raramente sono stati minacciati da altri. Pascal osserv\u00f2 che tendono a meditare sulla morte (e quindi sull\u2019immortalit\u00e0) solo quelle persone che non sono costrette a combattere per la vita, a sudare per guadagnarsi il pane quotidiano, a lottare per allevare i loro figli. \u2018L\u2019eternit\u00e0 \u00e8 l\u2019occupazione di coloro che hanno tempo da perdere\u2019, comment\u00f2 Paul Val\u00e9ry. L\u2019eternit\u00e0 \u2018\u00e8 una forma di agiatezza\u2019. Di regola, gli aspiranti immortali erano in vita membri delle classi agiate\u00bb <a href=\"#(27)\" name=\"nota_27\"> <\/a>[<a href=\"#(27)\"><strong>27<\/strong><\/a>]. Chi comprende molto bene tutto ci\u00f2 \u00e8 Kamijo, il figlio del Generalissimo, che una volta osservata la situazione drammatica nella quale si trova la Repubblica, mette in atto un colpo di stato scalzando dal potere i vecchi gerarchi (compreso suo padre) e arrivando ad affermare che \u00e8 proprio a causa del futile obbiettivo del prolungamento della vita che il paese ha cominciato a impazzire. Nonostante ci\u00f2 egli porter\u00e0 comunque sia avanti la battaglia e anzi \u2013 purtroppo \u2013 vedr\u00e0 nell\u2019annientamento dei neoroidi l\u2019unico modo per poter placare il suo odio.<br \/>\nIn questo modello di societ\u00e0 \u00e8 quindi chiaro che questo tipo di potere e questa modalit\u00e0 di tecnologia espressi necessitano di tutta una nuova forma di controllo etico che permetta di vigilarne ogni sviluppo. In questo tipo di contesto sociale sembra quindi impostarsi una specie di nuovo modo di esprimersi dell\u2019agire umano. Se tutto ci\u00f2 porta pertanto a pensare che \u00abuna nuova natura del nostro agire esige una nuova etica della responsabilit\u00e0\u00bb ci rendiamo anche conto che essa esige, \u00abin nome di quella stessa responsabilit\u00e0, un nuovo genere di umilt\u00e0 &#8211; un\u2019umilt\u00e0 che, a differenza di quella precedente, non \u00e8 dovuta alla limitatezza, ma all\u2019ampiezza eccessiva delle nostre capacit\u00e0, cio\u00e8 alla preminenza della nostra capacit\u00e0 di agire su quella di prevedere, valutare e giudicare\u00bb <a href=\"#(28)\" name=\"nota_28\"> <\/a>[<a href=\"#(28)\"><strong>28<\/strong><\/a>]. Per fare questo potrebbe allora essere utile cercare di nuovo una categoria di sacro che invece \u00e8 andata perduta. Nel film ci\u00f2 corrisponde a quella divinit\u00e0 scomparsa che permetteva al paese di poter vivere in completa armonia. Tetsuya, acquisendo il nome di quella stessa divinit\u00e0 (<em>Kyash\u0101n<\/em>), si pone metaforicamente come personificazione di essa e come simbolo sacrale di speranza. Ecco quindi che si dispone quello che \u00e8 il pi\u00f9 grosso interrogativo di tutta la questione: \u00e8 possibile far sopravvivere una societ\u00e0 che ha una sola, grande fede nella tecnologia? \u00c8 possibile tenere in piedi un intero popolo solo attraverso una morale e un\u2019etica che si formi unicamente per mezzo di un credo, seppur profondo, nella scienza? Si tratta insomma di \u00absapere se, evitando di reintrodurre la categoria del sacro, la categoria pi\u00f9 danneggiata dall\u2019illuminismo scientifico, possiamo avere un\u2019etica capace di esercitare un controllo sulle enormi capacit\u00e0 che oggi possediamo, che aumentano costantemente e di cui siamo quasi costretti a far uso\u00bb <a href=\"#(29)\" name=\"nota_29\"> <\/a>[<a href=\"#(29)\"><strong>29<\/strong><\/a>]. Risolvere questi interrogativi \u00e8 un compito naturalmente molto arduo e nemmeno Tetsuya nel suo monologo finale riesce ad avvicinarsi a qualcosa che possa somigliare a una risposta. C\u2019\u00e8 comunque la certezza, in quel finale estremamente apocalittico ma allo stesso tempo \u2013 seppur quasi contraddittoriamente \u2013 ricco di speranza, che il bisogno di un\u2019etica forte, impostata in modo da riuscire a regolare in maniera consistente il potere di agire dell\u2019essere umano, sia assai urgente. \u00c8 chiaro, in definitiva, che questa forma di etica sia quindi \u00abtanto pi\u00f9 necessaria quanto pi\u00f9 grandi sono le capacit\u00e0 di agire che devono essere regolate; infine, il principio ordinatore deve essere adatto, oltre che alla loro ampiezza, al loro genere. Pertanto, le nuove capacit\u00e0 di agire esigono nuove regole etiche e forse anche una nuova etica\u00bb <a href=\"#(30)\" name=\"nota_30\"> <\/a>[<a href=\"#(30)\"><strong>30<\/strong><\/a>].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>TERZA\u00a0PARTE\u00a0\u2013 La scienza, il potere, il mito<\/strong><\/p>\n<p>A questo punto resta un\u2019ultima questione da analizzare: il rapporto che intercorre tra la scienza, il potere e il mito. \u00c8 chiaro che la contrapposizione che vi \u00e8 tra la lotta per l\u2019immortalit\u00e0 dei governanti da una parte e la caduta degli ideali e della morale \u2013 identificati nella sparizione di una divinit\u00e0 in cui credere \u2013 dall\u2019altra sia una delle motivazioni pi\u00f9 lampanti del caos in cui \u00e8 immersa la societ\u00e0 della Grande Asia. Come ho gi\u00e0 accennato la fede nella scienza ha annullato completamente quella in <em>Kyash\u0101n<\/em>. Interessante pu\u00f2 risultare allora analizzare questo problema con l\u2019aiuto di un testo molto importante scritto durante la seconda guerra mondiale da Theodor Adorno e Max Horkheimer: mi riferisco a <em>Dialettica dell\u2019illuminismo<\/em>.<br \/>\nPer Adorno e Horkheimer: \u00abL\u2019illuminismo, nel senso pi\u00f9 ampio di pensiero in continuo progresso, ha perseguito da sempre l\u2019obbiettivo di togliere agli uomini la paura e di renderli padroni. Ma la terra interamente illuminata splende all\u2019insegna di trionfale sventura. Il programma dell\u2019illuminismo era di liberare il mondo dalla magia. Esso si proponeva di dissolvere i miti e di rovesciare l\u2019immaginazione con la scienza\u00bb <a href=\"#(31)\" name=\"nota_31\"> <\/a>[<a href=\"#(31)\"><strong>31<\/strong><\/a>]. L\u2019intento principale della scienza \u00e8 dunque quello di eliminare i miti, perch\u00e9 essi creano ostilit\u00e0 nei confronti del sapere. Quando per\u00f2 il sapere diviene assoluto, quando si dispone come unica forma attraverso la quale esercitare il volere umano, allora c\u2019\u00e8 il rischio che il suo valore positivo si annulli, c\u2019\u00e8 il rischio che l\u2019illuminismo si rovesci nel suo contrario. Si instaura a quel punto il pericolo che quel progresso creato si involva in un regresso e che l\u2019idea di distruzione si sostituisca a quella di creazione. Scatta in quel momento, in una condizione tale, la contraddizione che porta all\u2019omologazione della scienza\/illuminismo con il mito.<br \/>\n\u00abI miti che cadono sotto i colpi dell\u2019illuminismo erano gi\u00e0 il prodotto dell\u2019illuminismo stesso. Nel calcolo scientifico dell\u2019accadere \u00e8 annullato il conto che, dell\u2019accadere, il pensiero aveva gi\u00e0 reso nei miti. Il mito voleva raccontare, nominare, dire l\u2019origine: e quindi anche esporre, fissare, spiegare. Questa tendenza si \u00e8 rafforzata con la stesura e la raccolta dei miti, che diventarono presto, da racconto di cose avvenute, dottrina\u00bb <a href=\"#(32)\" name=\"nota_32\"> <\/a>[<a href=\"#(32)\"><strong>32<\/strong><\/a>]. Dimostrazione di tutto ci\u00f2 \u00e8 il fatto che un prodotto del progresso tecnologico come il Tetsuya rinato superuomo, acquisisca lui stesso tutto il valore di un nuovo mito assumendosi addirittura il nome stesso della divinit\u00e0 scomparsa: egli diviene <em>Kyash\u0101n<\/em>. La scienza distrugge il mito, la scienza ricrea lo stesso mito. E perci\u00f2, \u00abcome i miti fanno gi\u00e0 opera illuministica, cos\u00ec l\u2019illuminismo, ad ogni passo, si impiglia pi\u00f9 profondamente nella mitologia. Riceve ogni materia dai miti per distruggerli, e, come giudice, incorre a sua volta nell\u2019incantesimo mitico\u00bb <a href=\"#(33)\" name=\"nota_33\"> <\/a>[<a href=\"#(33)\"><strong>33<\/strong><\/a>].<br \/>\nIn questa specie di circolo vizioso \u00e8 perci\u00f2 estremamente difficoltoso trovare un qualsiasi equilibrio: \u00abNel mondo illuminato la mitologia \u00e8 penetrata e trapassata nel profano. La realt\u00e0 completamente epurata dai demoni e dai loro ultimi rampolli concettuali, assume, nella sua naturalezza tirata a lucido, il carattere numinoso che la preistoria assegnava ai demoni. Sotto l\u2019etichetta dei fatti bruti l\u2019ingiustizia sociale da cui essi nascono \u00e8 consacrata, oggi, non meno sicuramente, come qualcosa di immutabile in eterno, quanto era sacrosanto e intoccabile lo stregone sotto la protezione dei suoi d\u00e8i.\u00bb <a href=\"#(34)\" name=\"nota_34\"> <\/a>[<a href=\"#(34)\"><strong>34<\/strong><\/a>]. \u00c8 di conseguenza a questo livello che il potere dimostra tutta la sua insostenibilit\u00e0: infatti, la sua forza si moltiplica all\u2019infinito per mezzo del progresso tecnologico e il suo esercizio di dominio diviene cos\u00ec irrefrenabile. L\u2019illuminismo diviene mito, Tetsuya si trasforma nella macchina di distruzione che non avrebbe mai voluto essere e buona parte delle sue azioni \u00e8 come se venisse sfruttata da quello stesso potere che egli avrebbe voluto combattere fin dall\u2019inizio. L\u2019equilibrio perci\u00f2 esiste eccome: \u00abOgni progresso della civilt\u00e0 ha rinnovato, col dominio, anche la prospettiva di placarlo\u00bb <a href=\"#(35)\" name=\"nota_35\"> <\/a>[<a href=\"#(35)\"><strong>35<\/strong><\/a>].<br \/>\nLa soluzione per sfuggire a tutto ci\u00f2 sembra impossibile da trovare. Anche il pensiero \u00e8 divenuto unilaterale in questo tipo di societ\u00e0, e la sparizione del sapere inteso come saggezza filosofica pare essere completamente scomparso. Ma questo significa che anche l\u2019illuminismo ha raggiunto una incompleta concretizzazione. \u00abRinunciando al pensiero, che si vendica, nella sua forma reificata \u2013 come matematica, macchina, organizzazione \u2013 dell\u2019uomo immemore di esso, l\u2019illuminismo ha rinunciato alla sua stessa realizzazione. Disciplinando tutto ci\u00f2 che \u00e8 singolo, esso ha lasciato al tutto incompreso la libert\u00e0 di ritorcersi \u2013 da dominio sopra le cose \u2013 sull\u2019essere e sulla coscienza degli uomini. Ma la prassi che rovescia dipende dall\u2019intransigenza della teoria verso l\u2019incoscienza con cui la societ\u00e0 lascia indurirsi il pensiero\u00bb <a href=\"#(36)\" name=\"nota_36\"> <\/a>[<a href=\"#(36)\"><strong>36<\/strong><\/a>].<br \/>\nLe parole del monologo di Burai, durante il combattimento corpo a corpo nel suo castello contro Tetsuya, sembrano le uniche in grado di prospettare un nuovo inizio coscienzioso e consapevole, perch\u00e9 mostrano di comprendere che dal rovescio di questo illuminismo (o dalla sua non realizzazione) si possa sfuggire solo rendendo mito una forma di pensiero che risalti in modo ben pi\u00f9 evidente la dicotomia tra la sua forma reificata e la sua forma pi\u00f9 pura. Le domande che Burai pone a Tetsuya sono perci\u00f2 semplici ma in questo senso efficaci: \u00abTu per che scopo combatti? Se ci abbattessi la tua lotta avrebbe forse fine? In ricompensa ti \u00e8 stata promessa una vita di vera realizzazione. E in quella tu pensi che potresti vivere? Finch\u00e9 gli umani saranno tali non sorger\u00e0 mai un mondo dove possano essere felici. La storia e le religioni umane non lo dimostrano forse chiaramente? Per te che cos\u2019\u00e8 il bene? E cos\u2019\u00e8 il male? Combatti insieme a me. Insieme a me riedificherai questo mondo dalle fondamenta\u00bb. Queste semplici domande sono fondamentali e vitali in una societ\u00e0 che non sa pi\u00f9 porsi domande. E la decisione di Burai di voler combattere pare essere l\u2019unica via di scampo possibile a una forma di regressione senza speranza; come affermava Nietzsche nel suo breve <em>Discorso consolatorio di un progresso disperato<\/em>: \u00abNoi barcolliamo, ma bisogna non spaventarsene, non cedere magari quanto <em>abbiamo<\/em> poco prima conquistato. Inoltre, noi non possiamo tornare all\u2019antico, abbiamo bruciato le navi; non ci resta che esser coraggiosi, qualunque cosa accada. <em>Camminiamo<\/em>, usciamo dunque dal luogo ove siamo! Forse un giorno il nostro comportamento apparir\u00e0 come <em>progresso<\/em>\u00bb <a href=\"#(37)\" name=\"nota_37\"> <\/a>[<a href=\"#(37)\"><strong>37<\/strong><\/a>]. <b><b><b><b><b><b><b>\u2022<\/b><\/b><\/b><\/b><\/b><\/b><\/b><\/p>\n<p><em>Gabriele Baldaccini<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(1)\"><\/a><strong>[1]<\/strong> \u2022 Friedrich W. Nietzsche, <em>Menschliches, Allzumenschliches. Ein Buch f\u00fcr freie Geister<\/em>, 1879; trad. it <em>Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi<\/em>, Newton Compton, Roma 1979, p. 203 <strong><a href=\"#nota_01\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(2)\"><\/a><strong>[2]<\/strong> \u2022 <a href=\"http:\/\/www.dso.co.uk\/intv4.htm\" target=\"_blank\">www.dso.co.uk\/intv4.htm<\/a>, ottobre 2013, (la traduzione \u00e8 mia) <strong><a href=\"#nota_02\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(3)\"><\/a><strong>[3]<\/strong> \u2022 Alessandro Amaducci, <em>Anno zero. Il cinema nell\u2019era digitale<\/em>, Lindau, Torino 2007, p. 181 <strong><a href=\"#nota_03\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(4)\"><\/a><strong>[4]<\/strong> \u2022 Herbert Marcuse, <em>One-Dimensional Man. Studies in the Ideology of Advanced Industrial Society<\/em>, 1964; trad. it. <em>L\u2019uomo a una dimensione<\/em>, Einaudi, Torino 1967, p. 17 <strong><a href=\"#nota_04\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(5)\"><\/a><strong>[5]<\/strong> \u2022 Ivi <strong><a href=\"#nota_05\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(6)\"><\/a><strong>[6]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 31 <strong><a href=\"#nota_06\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(7)\"><\/a><strong>[7]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 154 <strong><a href=\"#nota_07\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(8)\"><\/a><strong>[8]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 155 <strong><a href=\"#nota_08\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(9)\"><\/a><strong>[9]<\/strong> \u2022 Ivi <strong><a href=\"#nota_09\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(10)\"><\/a><strong>[10]<\/strong> \u2022 Ivi <strong><a href=\"#nota_10\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(11)\"><\/a><strong>[11]<\/strong> \u2022 Roberto Esposito, <em>B\u00edos. Biopolitica e filosofia<\/em>, Einaudi, Torino 2004, p. 21 <strong><a href=\"#nota_11\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(12)\"><\/a><strong>[12]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 25 <strong><a href=\"#nota_12\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(13)\"><\/a><strong>[13]<\/strong> \u2022 Michel Foucault, <em>La volont\u00e9 de savoir<\/em>, 1976; trad. it. <em>La volont\u00e0 di sapere. Storia della sessualit\u00e0 1<\/em>, Feltrinelli, Milano 1988, p. 121 <strong><a href=\"#nota_13\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(14)\"><\/a><strong>[14]<\/strong> \u2022 Ivi <strong><a href=\"#nota_14\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(15)\"><\/a><strong>[15]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 123, (il corsivo \u00e8 nel testo) <strong><a href=\"#nota_15\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(16)\"><\/a><strong>[16]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 122 <strong><a href=\"#nota_16\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(17)\"><\/a><strong>[17]<\/strong> \u2022 Heinrich Popitz, <em>Ph\u00e4nomene der Macht<\/em>, 1992; trad. it. <em>Fenomenologia del potere<\/em>, il Mulino, Bologna 2001, p. 56 <strong><a href=\"#nota_17\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(18)\"><\/a><strong>[18]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 144 <strong><a href=\"#nota_18\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(19)\"><\/a><strong>[19]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 146 <strong><a href=\"#nota_19\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(20)\"><\/a><strong>[20]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 146-147 <strong><a href=\"#nota_20\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(21)\"><\/a><strong>[21]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 147 <strong><a href=\"#nota_21\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(22)\"><\/a><strong>[22]<\/strong> \u2022 <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/tecnica\/\" target=\"_blank\">www.treccani.it\/vocabolario\/tecnica<\/a>, ottobre 2013 <strong><a href=\"#nota_22\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(23)\"><\/a><strong>[23]<\/strong> \u2022 Hans Jonas, <em>Philosophical Essays. From Ancient Creed to Technological Man<\/em>, 1974; trad. it. <em>Frontiere della vita, frontiere della tecnica<\/em>, il Mulino, Bologna 2011, p. 136 <strong><a href=\"#nota_23\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(24)\"><\/a><strong>[24]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 141-142 <strong><a href=\"#nota_24\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(25)\"><\/a><strong>[25]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 142 <strong><a href=\"#nota_25\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(26)\"><\/a><strong>[26]<\/strong> \u2022 Zygmunt Bauman, <em>Mortality, Immortality and Other Life Strategies<\/em>, 1992; trad. it. <em>Mortalit\u00e0, immortalit\u00e0 e altre strategie di vita<\/em>, il Mulino, Bologna 2012, p. 24 <strong><a href=\"#nota_26\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(27)\"><\/a><strong>[27]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 89 <strong><a href=\"#nota_27\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(28)\"><\/a><strong>[28]<\/strong> \u2022 Hans Jonas, <em>op. cit.<\/em>, p. 146 <strong><a href=\"#nota_28\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(29)\"><\/a><strong>[29]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 148 <strong><a href=\"#nota_29\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(30)\"><\/a><strong>[30]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 148-149 <strong><a href=\"#nota_30\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(31)\"><\/a><strong>[31]<\/strong> \u2022 Theodor W. Adorno, Max Horkheimer, <em>Dialektik der Aufklar\u00fcng. Philosophische Fragmente<\/em>, 1944; trad. it. <em>Dialettica dell\u2019illuminismo<\/em>, Einaudi, Torino 1966, p. 11 <strong><a href=\"#nota_31\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(32)\"><\/a><strong>[32]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 16 <strong><a href=\"#nota_32\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(33)\"><\/a><strong>[33]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 19 <strong><a href=\"#nota_33\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(34)\"><\/a><strong>[34]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 36 <strong><a href=\"#nota_34\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(35)\"><\/a><strong>[35]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 47 <strong><a href=\"#nota_35\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(36)\"><\/a><strong>[36]<\/strong> \u2022 Ibid., p. 48-49 <strong><a href=\"#nota_36\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p><a name=\"(37)\"><\/a><strong>[37]<\/strong> \u2022 Friedrich W. Nietzsche, <em>op. cit.<\/em>, pp. 135-136, (il corsivo \u00e8 nel testo) <strong><a href=\"#nota_37\">\u2191<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/EJBURIjZhtk?rel=0&amp;showinfo=0\" width=\"782\" height=\"587\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Kyashan \u2013 La rinascita (\u30ad\u30e3\u30b7\u30e3\u30fc\u30f3 Casshern)<\/strong><br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Kazuaki Kiriya \u2022 <strong>Soggetto:<\/strong> Kazuaki Kiriya, Tatsuo Yoshida \u2022 <strong>Sceneggiatura:<\/strong> Kazuaki Kiriya, Dai Sato, Shotaro Suga \u2022 <strong>Fotografia:<\/strong> Kazuaki Kiriya \u2022 <strong>Montaggio:<\/strong> Kazuaki Kiriya, Jeremiah O&#8217;Driscoll, Chisako Yokoyama \u2022 <strong>Effetti speciali:<\/strong> Toshiyuki Kimura \u2022 <strong>Musiche:<\/strong> Shir\u00f4 Sagisu, Satoshi Tom\u00eee, Hikaru Utada \u2022 <strong>Scenografie:<\/strong> Yuji Hayashida \u2022 <strong>Interpreti:<\/strong> Yusuke Iseya (Tetsuya Azuma\/Kyashan), Kumiko Aso (Luna Kozuki), Akira Terao (Kotaro Azuma-hakase), Kanako Higuchi (Midori Azuma), Fumiyo Kohinata (Kozuki-hakase), Hiroyuki Miyasako (Akubon), Jun Kaname (Barashin), Hidetoshi Nishijima (Luogotenente Colonnello Kamijo), Mitsuhiro Oikawa (Kaoru Naito), Susumu Terajima (Sakamoto), Hideji Otaki (Kamij\u00f4-S\u00f4sai), Tatsuya Mihashi (Furoi hakase), Toshiaki Karasawa (Burai), Mayumi Sada (Sagur\u00ea), Gor\u00f4 Naya (Nar\u00eat\u00e2), Ryo (San Ikegami) \u2022 <strong>Produzione:<\/strong> Production Companies, Casshern Film Partners, Tatsunoko Productions Company, Shochiku Company, Progressive Pictures \u2022 <strong>Camera:<\/strong> Sony CineAlta HDW-F900, Fujinon Cine Super E Series Lenses \u2022 <strong>Rapporto:<\/strong> 2.35:1 \u2022 <strong>Processo fotografico:<\/strong> Cinematographic Process Digital Intermediate -2K (master), HDCAM &#8211; 1080p\/24 (source) \u2022 <strong>Suono:<\/strong> Dolby Digital EX \u2022 <strong>Paese:<\/strong> Giappone \u2022 <strong>Anno:<\/strong> 2004 \u2022 <strong>Durata:<\/strong> 141&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abApparteniamo a un\u2019epoca la cui civilt\u00e0 rischia di andare in rovina ad opera dei mezzi della civilt\u00e0\u00bb. 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