{"id":3325,"date":"2009-09-27T18:01:50","date_gmt":"2009-09-27T17:01:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3325"},"modified":"2017-01-15T17:45:02","modified_gmt":"2017-01-15T16:45:02","slug":"even-cowgirls-get-the-blues-gus-van-sant","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3325","title":{"rendered":"Even Cowgirls Get the Blues > Gus Van Sant"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38392\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_01_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>da <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=488\">Rapporto Confidenziale \u2013 numero12<\/a>, febbraio 2009 (pagg.21-22)<\/p>\n<blockquote><p><strong>EVEN<\/strong><br \/>\n<strong> COWGIRLS<\/strong><br \/>\n<strong> GET<\/strong><br \/>\n<strong> THE<\/strong><br \/>\n<strong> BLUES<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p><b>Cowgirl &#8211; Il nuovo sesso <\/b>di Gus Van Sant (USA\/1993)<br \/>\nrecensione a cura di Alessio Galbiati<br \/>\n<i><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2775\">speciale GUS VAN SANT. Genio ribelle<\/a><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Sissy Hankshaw \u00e8 nata con un dono speciale riservatole dal caso: due lunghissimi pollici.<br \/>\nCresciuta in una famiglia non particolarmente modello, ma accudita con amore da una cocciuta madre che ostinatamente le insegna a considerare questa sua particolare condizione come una fortuna, un regalo misterioso del quale un giorno scoprir\u00e0 la vera natura, Sissy ha precocemente sviluppato il talento per l\u2019autostop diventando in pochi anni la pi\u00f9 grande autostoppista del continente e, con tutta probabilit\u00e0, del pianeta intero.<br \/>\nUn giorno, alle soglie dei trent\u2019anni, riceve una lettera da parte della Contessa \u2013 un eccentrico effemminato attivo nel settore dei prodotti per l\u2019igiene femminile \u2013 che la invita a raggiungerla nella propria casa di Manhattan con la promessa d\u2019una sorpresa speciale. Il regalo che vorrebbe offrire a Sissy, fino a qualche anno prima musa ispiratrice delle campagne pubblicitarie dei suoi prodotti, \u00e8 l\u2019occasione di perdere la verginit\u00e0 e magari accasarsi con un asmatico e malaticcio poeta di origini Mohawk (1). L\u2019esperienza sar\u00e0 per Sissy alquanto traumatica e sconcertante; la Contessa penser\u00e0 allora di inviarla al Rubber Rose Ranch (2), un centro per sole donne nel profondo West, per girare uno spot commerciale che sfrutti la presenza dell\u2019ultimo stormo di gru americane selvatiche che proprio in quella tenuta fanno tappa riproduttiva del loro ciclo vitale su e gi\u00f9 per il continente americano. Sissy accetter\u00e0.<br \/>\nUna volta giunta al Ranch entra in contatto con le bizzarre Cowgirl che lo popolano e che in breve tempo compiranno una rivoluzione lesbo (sarebbe forse pi\u00f9 opportuno dire cowgirl; che poi Cowgirl Revolution suona magnificamente), prendendo il controllo della propriet\u00e0. Il governo federale per\u00f2 non gradisce ed utilizzando il pretesto della salvaguardia della gru americana in via di estinzione scatena uno scontro a fuoco con le ardimentose cowgirl. In mezzo a tutto ci\u00f2 Sissy si innamorer\u00e0 di una di queste strane creature, la pi\u00f9 dolce e mascolina: Bonanza Jellybean.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-18079\" title=\"cow_girl_02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_02.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"425\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/cow_girl_02-300x205.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><em>Autostop: la pi\u00f9 grande libert\u00e0 di movimento \/ Greater Freedom of Movement<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><i>Even Cowgirls Get the Blues<\/i> \u00e8 una delle opere pi\u00f9 controverse di Van Sant, probabilmente la meno amata e compresa.<br \/>\nPresentato a Venezia nel 1993 in una versione di un\u2019ora e cinquanta minuti, unanimemente considerata disastrosa e sconcertante dalla critica dell\u2019epoca, usc\u00ec l\u2019anno successivo accorciato di venticinque minuti con un montaggio leggermente differente volto soprattutto a condensare l\u2019assurda trama attorno allo Spannung e relativo scioglimento nel ranch autarchicamente diretto dalle mandriane lesbiche, liberandosi di parecchie sequenze contemplative ed assorte (la stessa tipologia che troveremo abbondantemente utilizzata in <i>Last Days<\/i> (vedi recensione a cura di AG <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1581\">*<\/a>)e <i>Gerry <\/i>(vedi recensione a cura di LO <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2100\">*<\/a>), ma che ovviamente costituisce da sempre una delle marche autoriali pi\u00f9 efficaci e riconoscibili del cinema del regista americano). Questa oscillazione, variazione in corso d\u2019opera d\u2019una opera mai davvero riducibile n\u00e9 riconducibile a forma intelligibile, riconosce scopertamente l\u2019irriducibilit\u00e0 cinematografica dell\u2019omonimo romanzo cult del lisergico Tom Robbins (3), del quale il film costituisce pi\u00f9 che altro un omaggio \u2013 reso esplicito dalla scelta di utilizzare proprio la sua voce come voce (appunto) narrante ed extradiegetica.<br \/>\nHo sempre odiato le considerazioni attorno agli esiti delle riduzioni cinematografiche di opere letterarie, per chi scrive la questione non si pone nemmeno: cinematografico e letterario sono due linguaggi distinti, dunque differenti ed intraducibili, ogni loro contatto porta ad approssimazioni ed alla creazione d\u2019un opera della quale il testo (o il film) di partenza altro non pu\u00f2 essere che uno fra la moltitudine di elementi che lo compongono. Due linguaggi che operano con strumenti differenti: parole da un lato, immagini (in movimento) dall\u2019altro. Dunque considero il film di Van Sant un omaggio ad un eccentrico scrittore che dagli anni settanta ha saputo stupire con uno stile assolutamente unico fatto di visionariet\u00e0 e semplicit\u00e0 entro trame complicate e paradossali, popolate da un\u2019umanit\u00e0 dimenticata e sorprendente, riconciliata con il pianeta, in armonia con esso.<\/p>\n<p>Sissy \u00e8 proprio tutto questo quando il film ce la fa incontrare, un essere meravigliosamente a-socializzato,<br \/>\ndedito alla pratica della libert\u00e0, libero di muoversi per gli Stati Uniti con la sola forza dei suoi pollici, portentosi strumenti che le permettono d\u2019essere la pi\u00f9 grande autostoppista di ogni epoca, una Dea del viaggio in grado di intercettare un passaggio anche nelle condizioni pi\u00f9 improbabili, Dea il cui nome \u00e8 leggenda, ed i cui poteri paiono letteralmente miracolosi e soprannaturali. Memorabile la sequenza in cui Uma Thurman muovendo i pollici a mo\u2019 di addetto alla pista di decollo e atterraggio d\u2019un aeroporto direziona a suo piacimento un bimotore svolazzante per gli orizzonti infiniti d\u2019un paesaggio americano. \u201cLa pi\u00f9 grande libert\u00e0 di movimento\u201d (Greater Freedom of Movement), \u00e8 questo quello che da bambina lesse sul dizionario sotto la voce \u201cautostop\u201d e che per sempre le rimase stampato nella mente, una specie di credo laico, un mantra che entra in testa allo spettatore tanto quanto alla giovane ed eccentrica creatura protagonista, un mantra inscritto in uno degli incipit filmici pi\u00f9 accattivanti che possa capitare di vedere (al e nel cinema).<\/p>\n<p>La storia raccontata, ovvero il tempo del racconto, prende le mosse (come gi\u00e0 accennato) dall\u2019infanzia della piccola Sissy (4), una giovinezza fatta soprattutto di premonizioni sussurrate su quel che sar\u00e0. E\u2019 una cartomante, una meravigliosa Roseanne nei panni di Madame Zoe (5), la prima a lasciar intendere che quei lunghi pollici potrebbero trovare il proprio senso \u2013 oltre che nell\u2019autostop \u2013 anche nell\u2019atto sessuale con altre donne (il senso nel sesso, letteralmente), ma il discorso \u00e8 solo vagamente accennato perch\u00e9 la premurosa madre (interpretata da Grace Zabriskie, ovvero la madre di Laura Palmer nella serie <i>Twin Peaks<\/i>), intuendo l\u2019antifona, si prodigher\u00e0 per depistarlo su pi\u00f9 quieti \u2013 e vaghi \u2013 orizzonti.<br \/>\nQuando, un freddo pomeriggio invernale, Sissy compir\u00e0 per la prima volta il gesto d\u2019estrarre il pollice dal margine d\u2019una strada mentre un auto sopraggiunge il suo destino sar\u00e0 per sempre segnato.<\/p>\n<p><i>Even Cowgirls Get the Blues<\/i> \u00e8 l\u2019elemento pi\u00f9 eccentrico della filmografia vansantiana, trasgredisce alcuni assunti poetici assolutamente costanti da <i>Mala Noche<\/i> (vedi recensione a cura di RR <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=488\">*<\/a>) a <i>Milk<\/i> (vedi recensione a cura di RR <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=488\">*<\/a> e LO <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=488\">*<\/a>), dal 1989 al 2009. Il pi\u00f9 macroscopico \u00e8 la scelta del genere da osservare. Uma Thurman \u00e8 stata l\u2019unica attrice ad avere avuto la possibilit\u00e0 d\u2019interpretare il carattere del protagonista in un film di Gus Van Sant, mentre Sissy e le sue vicende hanno saputo addirittura narrare un universo quasi totalmente escluso dal cinema mainstream, quello dell\u2019omosessualit\u00e0 al femminile, il lesbismo. Un romanzo di formazione che come in tutto il cinema di Van Sant ha come fine la ricerca dell\u2019amore, un cinema che racconta di esseri umani bisognosi di affetto, vogliosi di aprirsi agli altri, alla ricerca d\u2019una intensit\u00e0 sentimentale che sentono necessaria per raggiungere una condizione di pace armonica col tutto. <i>Even Cowgirls Get the Blues<\/i> ha una regia che cerca il pi\u00f9 alto grado di adesione alle atmosfere hippy del romanzo, concretizzandolo in continue soluzioni stilistiche assai interessanti, che chiamerei psichedeliche (William S. Burroughs, oltre a comparire nel film in questione ed in <i>Drugstore Cowboy <\/i>(vedi recensione a cura di RR <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=488\">*<\/a>), \u00e8 da considerarsi fra i riferimenti culturali pi\u00f9 importanti di Gus Van Sant, che della contro-cultura beat degli anni sessanta e settanta ha saputo trarre molte caratteristiche fondanti della propria poetica) e che conferiscono al film le fattezze di una farsa, una festa di colori e situazioni bizzarre, da guardare con occhi pronti allo stupore e mente aperta alle meravigliose forme che l\u2019amore pu\u00f2 assumere. Fra queste Van Sant, Tom Robbins e la Contessa convengono di annoverare la danza di accoppiamento delle gru americane.<\/p>\n<p><i>Alesio Galbiati<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><b>(1)<\/b> I Mohawk (Kanienkeh, Kanienkehaka o Kanien\u2019Kahake, che significa \u201cPopolo dell\u2019Argento\u201d) sono un popolo di nativi americani del nord America, originari della Valle Mohawk, zona compresa tra l\u2019altro stato di New York, il Qu\u00e9bec meridionale e l\u2019Ontario orientale. I loro stanziamenti attuali comprendono le aree attorno al Lago Ontario e il fiume San Lorenzo in Canada. La loro terra originaria era a sud del fiume Mohawk, a aste delle Green Mountains del Vermont, a ovest del confine con la nazione Oneida e a nord del fiume San Lorenzo. Come membri originali della Lega Irochese, o Haudenosaunee, i Mohawk erano conosciuti come \u201cControllori della porta orientale\u201d, che vigilavano contro le invasioni da quella direzione. (Fu dalla parte occidentale che i primi coloni europei apparvero, risalendo il fiume Hudson per fondare l\u2019abitato di Albany, New York, nella prima parte del XVII secolo.) [fonte: wikipedia]<\/p>\n<p><b>(2)<\/b> Il nome deriva dall\u2019ultimo prodotto commercializzato dalla Contessa: l\u2019irrigatore vaginale Rubber Rose.<\/p>\n<p><b>(3)<\/b> Tom Robbins, <i>Even Cowgirls Get the Blues<\/i>, Houghton Mifflin, 1976. In Italia il romanzo \u00e8 stato pubblicato nel 1994 dalla Baldini e Castoldi con il titolo: <i>Il nuovo sesso: Cowgirl<\/i>. Queste le prime parole pronunciate dalla voce narrante, proprio quella di Tom Robbins, all\u2019apertura del film: \u00abCi\u00f2 che sorprende in Sissy Hankshaw \u00e8 che da grande non \u00e8 diventata un disastro nevrotico. Se voi siete una bambina di un piccolo quartiere periferico di Richmond in Virginia, come era Sissy, e vostro padre a volte vi prende in giro chiamandovi \u201ctutta pollici\u201d, non vi resta che farci il callo o andare in pezzi\u00bb.<\/p>\n<p><b>(4)<\/b> Roseanne Cherrie Barr, meglio nota come Roseanne \u00e8 stata fra le pi\u00f9 popolari attrici del piccolo schermo USA degli anni ottanta. Celebre in Italia per la sit-com \u201cPappa e Ciccia\u201d, ma in America la ABC la produsse con il titolo di Roseanne (!!!), ha esordito al cinema nella divertente commedia del 1989 She-Devil.<\/p>\n<p><b>(5)<\/b> Fra la parte dell\u2019infanzia e l\u2019epoca della narrazione Van Sant colloca dei bellissimi titoli di testa d\u2019un firmamento stellato che a velocit\u00e0 spedita passa dalla notte all\u2019alba e poi ancora alla notte, alla cui conclusione compare nel cielo, sospeso fra la notte ed il giorno, una piccola didascalia con scritto il nome della persona a cui il film \u00e8 dedicato: \u201cfor River\u201d. Ovvero River Phoenix, deceduto proprio alla fine del 1993.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/E18yZD8LyB8?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Even Cowgirls Get the Blues (Cowgirl \u2013 Il nuovo sesso)<\/strong><br \/>\n<b>Regia<\/b>: Gus Van Sant; <b>Soggetto<\/b>: basato da un racconto di Tom Robbins; <b>Sceneggiatura<\/b>: Gus Van Sant Jr.; <b>Fotografia<\/b>: John J. Campbell, Eric Alan Edwards; <b>Montaggio<\/b>: Curtiss Clayton; <b>Musica<\/b>: k.d.lang, Ben Minck; <b>Effetti speciali<\/b>: Morgan Guynes; <b>Interpreti<\/b>: Uma Thurman (Sissy Hankshaw), Lorraine Bracco (Delores Del Ruby), Pat Morita (Il cinese), Noriyuki \u2018Pat\u2019 Morita), Angie Dickinson (Miss Adrian), Keanu Reeves (Julian Gitche), John Hurt (La Contessa), Rain Phoenix (Bonanza Jellybean), Ed Begley Jr. (Rupert), Carol Kane (Carla), Sean Young (Marie Barth), Crispin Glover (Howard Barth), Roseanne (Madame Zoe), Buck Henry (Dr. Dreyfus), Grace Zabriskie (Mrs. Hankshaw), Tom Robbins (voce narrante), River Phoenix (pellegrino); <b>Produzione<\/b>: New Line Cinema\/Fourth Vision; <b>Distribuzione<\/b>: Rank; <b>Paese<\/b>: USA; <b>Anno<\/b>: 1993; <b>Durata<\/b>: 93&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Rapporto Confidenziale \u2013 numero12, febbraio 2009 (pagg.21-22) EVEN COWGIRLS GET THE BLUES Cowgirl &#8211; Il nuovo sesso di Gus Van Sant (USA\/1993) recensione a cura di Alessio Galbiati speciale GUS VAN SANT. 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