{"id":33329,"date":"2014-12-12T20:16:25","date_gmt":"2014-12-12T19:16:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33329"},"modified":"2014-12-12T23:07:18","modified_gmt":"2014-12-12T22:07:18","slug":"angst-gerald-kargl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33329","title":{"rendered":"Angst > Gerald Kargl"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33330\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01.jpg\" alt=\"Angst\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_01-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;\">\u00abPer tre giorni Glenn era stato ammaliato <em>dall&#8217;incanto<\/em> di questa citt\u00e0, per poi accorgersi ad un tratto che si trattava, come si suol dire, di un incanto fasullo, che quella bellezza era in fondo ripugnante e che gli esseri umani, in questa citt\u00e0 dalla bellezza ripugnante, erano volgari. Il clima prealpino rende psicopatici gli esseri umani che gi\u00e0 da piccolissimi hanno dovuto subire l&#8217;ottusit\u00e0 e che <em>con l&#8217;andare del tempo diventano malvagi<\/em>, dissi. Colui che vive qui e non mente a se stesso questo lo sa bene, colui che vi giunge da fuori se ne rendo conto dopo poco tempo, e deve andar via, prima che per lui sia troppo tardi, a meno che non voglia diventare come questi ottusi abitanti di Salisburgo, come questi psicopatici che con la loro ottusit\u00e0 uccidono a poco a poco tutto ci\u00f2 che non \u00e8 come loro\u00bb.<br \/>\n\u2013 Thomas Bernhard, <em>Der Untergeher<\/em> (Il soccombente), 1983<\/p>\n<p style=\"padding-left: 180px;\">\u00abPer alcune ore vago per la citt\u00e0, cercando di ricordarmi chi aveva parlato bene di questo film. Io avevo letto una recensione su un giornale, e avevo letto qualcosa di positivo su <em>Henry<\/em>. Improvvisamente mi viene in mente&#8230; trovo l&#8217;articolo e lo voglio proprio copiare sul mio diario. Eccolo qua: <em>\u201cHenry uccide la gente, ma \u00e8 quasi un buono, di poche parole, contano i fatti. Invece il suo amico Otis \u00e8 una carogna. Henry vive una &#8220;pazzesca&#8221; solidariet\u00e0 con le sue vittime, \u00e8 un principe sangue blu dell\u2019annientamento e promette una morte pietosa, Otis no. Il regista risveglia il suo pubblico in un incubo ancora peggiore con una doccia finale di splatter, occhi infilzati, carne martoriata. L\u2019abominio. Henry \u00e8 forse il primo a violare e vilipendere con tale lucidit\u00e0 la filosofia criminale dei lombrosiani di Hollywood\u201d<\/em>. Ecco, penso, ma chi scrive queste cose non \u00e8 che la sera, magari prima di addormentarsi, ha un momento di rimorso?\u00bb<br \/>\n\u2013 Nanni Moretti in <em>Caro diario<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tratto dalla reale vicenda criminale di <a href=\"http:\/\/de.wikipedia.org\/wiki\/Werner_Kniesek\" target=\"_blank\">Werner Kniesek<\/a>, omicida che nel 1980 stermin\u00f2 in maniera efferata tre persone nei pressi della citt\u00e0 austriaca di Salisburgo, <em>Angst<\/em> di Gerald Kargl \u00e8 un assoluto capolavoro dimenticato del cinema europeo anni &#8217;80. Estremo, iperviolento, delirante, claustrofobico, ossessivo, snervante, disturbante, perturbante eppure sublime nella forma cinematografica: fotografia (la macchina da presa \u00e8 condotta e inventata dal genio di <a href=\"http:\/\/www.zbigvision.com\/\" target=\"_blank\">Zbigniew Rybczy\u0144ski<\/a>), recitazione (impareggiabile la performance di Erwin Leder) e colonna sonora (firmata da <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Klaus_Schulze\" target=\"_blank\">Klaus Schulze<\/a>, vedi alla voce <a href=\"http:\/\/www.ashra.com\/\" target=\"_blank\">Ash Ra Tempel<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/elettronica\/tangerinedream.htm\" target=\"_blank\">Tangerine Dream<\/a>) sono quanto di pi\u00f9 sperimentale e coraggioso possa capitare di vedere e sentire dentro a un film. <em>Angst<\/em> mantiene inalterata, a trent&#8217;anni dalla sua uscita, la mostruosa potenza visionaria d&#8217;uno dei peggiori incubi cinematografici dell&#8217;intera storia del cinema.<\/p>\n<p>La trama \u00e8 presto detta (il film \u00e8 stato sceneggiato a quattro mani da Gerald Kargl e Zbigniew Rybczy\u0144ski). Un uomo senza nome esce dal carcere dopo aver scontato una condanna a dieci anni per l&#8217;uccisione efferata e immotivata di un&#8217;anziana donna. Entra in una tavola calda e la vista di due giovani donne scatena in lui eccitazione sessuale e pulsioni omicide. Preso un taxi prover\u00e0 a uccidere la conducente; messo in un fuga si getter\u00e0 in una villa isolata e scatener\u00e0 la propria furia sulle tre persone che la abitano: un uomo affetto da handicap motorio e mentale costretto in carrozzina (Rudolf G\u00f6tz), l&#8217;anziana madre (Silvia Rabenreither) e una giovane donna (Edith Rosset). Tutto il film \u00e8 la messa in scena di questo spaventoso delirio criminale. I dialoghi sono pressoch\u00e9 assenti. La voice over dello psicopatico protagonista ripercorre la sua biografia e da conto dei processi mentali che ne motivano l&#8217;azione (questi elementi discorsivi mescolano tra loro passaggi del processo a carico di Kniesek con confessioni di <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Peter_K%C3%BCrten\" target=\"_blank\">Peter K\u00fcrten<\/a>, soprannominato \u201cil Vampiro di D\u00fcsseldorf\u201d che, tra il 1913 e il 1929, commise 9 omicidi e ne tent\u00f2 altri 7).<\/p>\n<p>Certo il film \u00e8 davvero un&#8217;esperienza estrema (meditate con attenzione se guardarlo o meno perch\u00e9 trattasi di una <em>botta<\/em> davvero complessa da gestire), porta lo spettatore dentro uno spossamento sensoriale insostenibile grazie ai vertiginosi movimenti della macchina da presa che mai sta ferma e sempre fluttua attorno al protagonista. Rybczy\u0144ski (premio Oscar 1982 per il miglior film d&#8217;animazione con <a href=\"http:\/\/youtu.be\/WqqotsDi7Tg\" target=\"_blank\"><em>Tango<\/em><\/a>), per la seconda volta in carriera \u00e8 direttore della fotografia in un lungometraggio di finzione (il primo fu nel 1978 <em><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/40942865\" target=\"_blank\">Tanczacy jastrzab\u00a0\u2013 The Dancing Hawk<\/a>\u00a0<\/em>di Grzegorz Kr\u00f3likiewicz, al quale seguir\u00e0 un mediometraggio del 1996, <a href=\"http:\/\/youtu.be\/Z5lPYe7RPik\" target=\"_blank\"><em>El susurro del viento<\/em><\/a> di Franco de Pena), contribuisce all&#8217;opera in maniera memorabile (si occup\u00f2 anche del montaggio), probabilmente soverchiando l&#8217;intera produzione con un contributo tecnico capace di inventare dal nulla ogni singola inquadratura. Rybczy\u0144ski non pone alcun limite alla crudelt\u00e0 della visione ruotando continuamente attorno e sopra a Erwin Leder con inusitati angoli di ripresa e incredibili altezze dalle quali riprendere, con sguardo da entomologo, la minuscola figura umana che, in preda a un delirio, si aggira nei pressi della scena del crimine. La macchina da presa \u00e8 spesso agganciata al protagonista (una bodycam utilizzata in maniera non dissimile da quanto fatto, per esempio, da Martin Scorsese in <em>Mean Streets<\/em> nella <a href=\"http:\/\/youtu.be\/qkGDaroLl_M\" target=\"_blank\">sequenza<\/a> in cui Harvey Keitel ubriaco stramazza al suolo nel bar che gestisce) e ancor pi\u00f9 spesso ruota attorno al suo corpo e al suo viso in un movimento ad anello che lo isola completamente dal contesto. Immaginatevi una struttura circolare imbragata attorno al soggetto da riprendere che ne segue i movimenti puntando dritta sul suo volto. Gli angoli di ripresa allucinati sono ottenuti mediante l&#8217;utilizzo di un grandangolo integrato a un geniale sistema di specchi che innalza il punto di vista di qualche metro sopra i personaggi, producendo un angolo di incidenza particolarmente serrato. <em>Angst<\/em> presenta diverse inquadrature realizzate da altezze considerevoli, con innalzamenti improvvisi del punto di vista, ottenuti per mezzo di un sistema di funi collegate a delle gru.<\/p>\n<p>Insomma un delirio, che non a caso, ha segnato profondamente l&#8217;immaginario di un regista come Gaspar No\u00e9 il quale non perde occasione per segnalarlo tra le opere cinematografiche che pi\u00f9 l&#8217;hanno influenzato. Dopo aver visto <em>Angst<\/em> non sar\u00e0 difficile comprendere n\u00e9 da dove sia arrivata l&#8217;idea di dirigere in quel modo cos\u00ec estremo la celebre sequenza della violenza sessuale di <a href=\"http:\/\/youtu.be\/bNK9O8Y7U8Q\" target=\"_blank\"><em>Irr\u00e9versible<\/em><\/a> (la mdp riprende la scena vorticando su se stessa in un movimento circolare attorno ai soggetti a una velocit\u00e0 progressivamente sempre pi\u00f9 alta fino alla distorsione stroboscopica dell&#8217;immagine), n\u00e9 da dove provengano le intuizioni registiche per <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4XpkRwLLi08\" target=\"_blank\"><em>Seul contre tous<\/em><\/a> ed <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=18494\" target=\"_blank\"><em>Enter the Void<\/em><\/a>. Aveva dunque ragione <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/antoine-laurent-lavoisier\/\" target=\"_blank\">Antoine-Laurent de Lavoisier<\/a>, \u00abNulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma\u00bb: il cinema di No\u00e9 pu\u00f2 essere dunque concepito come una prosecuzione, assolutamente originale e singolare, delle sperimentazioni presenti nell&#8217;opera di Kargl e Rybczy\u0144ski.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33332\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_02.jpg\" alt=\"Angst\" width=\"782\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_02.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_02-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_02-436x309.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I riferimenti cinematografici messi in circolo da un film come <em>Angst<\/em> sono molti. Il pi\u00f9 immediato \u00e8 <em>A Clockwork Orange<\/em> (1971) di Stanley Kubrick: l&#8217;assalto a una villa borghese isolata, la dilatazione del tempo della violenza, l&#8217;uomo costretto in carrozzina, ma pure una certa somiglianza tra l&#8217;Alex kubrickiano e il protagonista senza nome del film di Kargl e una comune ironia di fondo sulla spietata ridicolaggine del sistema penitenziario e giuridico. Se Alex blandiva il cappellano del penitenziario professandosi grande lettore della <em>Bibbia<\/em>, quando in realt\u00e0 il suo trasporto era tutto per le immagini pi\u00f9 violente in essa contenute, il protagonista senza nome di <em>Angst<\/em> applica un&#8217;identica impstura\u00a0nei confronti degli psicologi: \u00abCos\u00ec andai in carcere per 10 anni, poi gli psicologi iniziarono a nutrire interesse per la mia vita. Quando chiedevano dei miei sogni, parlavo di fiori. Fiori&#8230; sempre e solo fiori. E nonostante ci\u00f2, posso fantasticare su tutto quello che voglio\u00bb.<br \/>\nIl virtuosismo della regia e l&#8217;ipertrofia della macchina da presa ricordano a stretto giro un film come <a href=\"http:\/\/youtu.be\/eOLVm_9UcRw\" target=\"_blank\"><em>Soy Cuba<\/em><\/a> (1964) di Mikhail Kalatozov, con il quale condivide un&#8217;eguale attenzione alla componente fotografia e un utilizzo della macchina da presa a mano in costante movimento (memorabile fu il lavoro di Sergey Urusevsky). Cinema barocco in cui la forma sovrasta la sostanza per inghiottire lo spettatore sensorialmente, prima ancora che esteticamente. Un&#8217;estasi socialista nell&#8217;elegia sovietica e un incubo mostruoso nel film tedesco, ma egualmente appartenenti a quella ristrettissima cerchia di opere che hanno spinto il linguaggio cinematografico ai limiti della propria grammatica, esplorando strade inedite con un coraggio che rasenta la pi\u00f9 sconsiderata incoscienza.<br \/>\nForti le assonanze stilistiche e narrative con <em>Rosso Sangue<\/em> (Absurd, 1981) di Aristide Massaccesi (la pellicola \u00e8 firmata lo pseudonimo di Peter Newton; Massaccesi ha spesso firmato i propri film come Joe D&#8217;Amato), con <em>Nightmare<\/em> di Romano Scavolini (1981) e con molti degli slasher movie da <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30170\" target=\"_blank\"><em>Halloween<\/em><\/a> di John Carpenter (1978) a <em>Black Christmas<\/em> di Bob Clark (1974), passando per <em>A Nightmare on Elm Street<\/em> di Wes Craven (1984) e <em>The Texas Chain Saw Massacre<\/em> di Tobe Hooper (1974).<br \/>\nMa <em>Angst<\/em> non pu\u00f2 essere ridotto entro i confini angusti di un sottogenere dell&#8217;horror, tutt&#8217;al pi\u00f9 andrebbe collocato in quella galleria di serial-killer cinematografici che percorre l&#8217;intera storia del cinema e che annovera capolavori del calibro di <em>Psyco<\/em> (1960) e <em>Frenzy<\/em> (1972) di Alfred Hitchcock, <em>M<\/em> di Fritz Lang (1931), <em>Zodiac<\/em> di David Fincher (2007), <em>Natural Born Killers<\/em> di Oliver Stone (1994), <em>Manhunter<\/em> di Michael Mann (1986), <em>The Silence of the Lambs<\/em> di Jonathan Demme (1991) e <em>Rampage<\/em> di William Friedkin (1987). <em>Angst<\/em> rappresenta l&#8217;anima europea di un delirio sanguinario non troppo dissimile dal \u201cmorettiano\u201d <em>Henry: Portrait of a Serial Killer<\/em> di John McNaughton (1986), perch\u00e9 entrambi si muovo in un&#8217;orizzonte privo di speranza dentro lo spazio oscuro di menti sadiche e iperviolente da pedinare isolate dal contesto, da raccontare scevri da alcuna indagine, mettendole in scena nella maniera pi\u00f9 brutale e traumatica.<\/p>\n<p>Totalmente autoprodotto e finanziato direttamente dal regista (400&#8217;000\u20ac attuali), <em>Angst<\/em> fu un assoluto disastro economico che stronc\u00f2 sul nascere la carriera di Gerald Kargl (fu e rimase il suo unico lungometraggio). Pur senza incontrare problemi di censura, in Austria il film usc\u00ec per qualche settimana, vietato ai minori ma senza tagli, senza per\u00f2 incassare praticamente nulla. In Francia usc\u00ec anni dopo in VHS, diventando un oggetto di culto, in un&#8217;edizione intitolata <em>Schizophrenia<\/em>. Questa versione ha subito un differente montaggio, con l&#8217;inserimento di un prologo che funzionava da antefatto. In DVD venne anche distribuito con il titolo di <em>Fear<\/em>, sempre in questa versione di oltre 7 minuti pi\u00f9 lunga rispetto all&#8217;originale (edizione Epix, distibuzione EuroVideo). Nel 2006 usc\u00ec una versione DVD finalmente realizzata in accordo con Kargl che ne epurava il prologo e oscurava la sequenza dell&#8217;omicidio della giovane donna (la durata della sequenza rimane inalterata rispetto all&#8217;originale, quello che cambia \u00e8 la luce, resa pi\u00f9 cupa per nascondere il pi\u00f9 possibile i dettagli pi\u00f9 raccapriccianti). Infine, nel 2012, \u00e8 stata pubblicata dalla francese <a href=\"http:\/\/carlottavod.com\/dvd.html\" target=\"_blank\">Carlotta Films<\/a> una versione director&#8217;s cut in Blu-ray, ancora intitolata <a href=\"http:\/\/www.blu-ray.com\/movies\/Angst-Blu-ray\/42335\/\" target=\"_blank\"><em>Schizophrenia<\/em><\/a>, che rimette ordine alle versioni tornando a quella originale, con la sequenza della barbara violenza scurita.<\/p>\n<p><em>Angst<\/em> mi ha fatto pensare al romanzo <em>Der Untergeher<\/em> (Il soccombente) di Thomas Bernhard. Ovviamente le differenze sono molte. Eppure: entrambi sono stati pubblicati nel 1983; entrambi sono ambientati in Austria coinvolgendo la mozartiana Salisburgo (<em>Angst<\/em> \u00e8 girato nella localit\u00e0 di Hinterbr\u00fchl, ma la vicenda criminale di Werner Kniesek si comp\u00ec proprio alle porte della citt\u00e0 che diede i natali a Mozart); entrambi sono un monologo interiore ininterrotto; entrambi trattano della morte e delle pulsioni di morte; entrambi seguono un unico personaggio e i suoi processi mentali. Entrambi fanno paura, mettono terrore, aboliscono il bello, contengono un animo dannato e senza possibilit\u00e0 di redenzione. Entrambi esprimono un disagio irredimibile nei confronti della vita. Bernhard apre il suo romanzo con la seguente frase: \u00abUn suicidio lungamente premeditato, pensai, non un atto repentino di disperazione\u00bb. Il protagonista di <em>Angst<\/em> sembra invece dire: \u00abUn&#8217;esplosione di violenza lungamente premeditata, non un atto repentino di sadismo\u00bb. Dunque cosa andava va cercando il protagonista senza nome del film? Senz&#8217;ombra di dubbio l&#8217;appagamento del proprio premeditato sadismo, la soddisfazione della propria sete di morte e devastazione ma, pure, il soddisfacimento di una pulsione narcisistica. Egli infatti non placher\u00e0 la propria frenesia compiendo gli omicidi e infierendo sui corpi privi di vita oltre ogni tab\u00f9, ma il sadismo della sua improvvisazione jazzistica d&#8217;iperviolenza prescrive che quei corpi dilanianti vengano esibiti socialmente come un trofeo. \u00abVolevo mostrare i cadaveri alle mie nuove vittime, ero convinto di poterli spaventare molto in questo modo. Ebbi l&#8217;idea di poter rinchiudere le nuove vittime assieme ai cadaveri. Questo li avrebbe spaventati enormemente. Alcuni sarebbero sicuramente morti di paura\u00bb. La sua non \u00e8 la ricerca dell&#8217;impunit\u00e0, tutt&#8217;altro, ma una manifestazione di potenza, la sola potenza che possiede, quella della paura da cogliere negli occhi di chi lo guarda. \u00abSi sarebbero spaventati tutti a morte&#8230; Si sarebbero spaventati di me. Sono famoso\u00bb. Il protagonista senza nome di questa atroce vicenda tratta da un fatto reale \u2013 costruito cinematograficamente su di un individuo e su degli accadimenti in tutto e per tutto reali \u2013, ottiene piacere e si realizza nel riconoscere la paura in chi gli sta di fronte. \u00abLa paura nei suoi occhi e il coltello nel suo petto\u00bb, sono queste le parole con le quali si apre il film e che danno avvio al monologo interiore che lo percorrer\u00e0 per tutta la sua durata.<\/p>\n<p><em>Angst<\/em> \u00e8 un film sconvolgente non solo e non soltanto perch\u00e9 ci annienta e ci spossa sensorialmente, non solo e non soltanto perch\u00e9 non ci risparmi alcuna immagine raccapricciante \u2013 toccando il suo apice con la sequenza dell&#8217;accanimento nei confronti della ragazza (la mia memoria di spettatore non ricorda d&#8217;aver visto una scena pi\u00f9 traumatica) \u2013 ma soprattutto perch\u00e9 ci porta dentro alla mente di uno psicopatico serial-killer che seguiamo in ogni sua azione e processo mentale. Attraverso la voce fuori campo che in prima persona racconta la sua esistenza, gli abusi subiti da bambino, i primi atti di violenza compiuti su animali, il primo omicidio e le sensazioni che ne motivano le azioni nel tempo della storia che ci viene narrata, veniamo trascinati dentro alla sua stessa ossessione. Ma a differenza di qualunque film che tratti di psicopatici omicidi seriali, la forma con la quale si sustanzia ci allontana da ogni possibile empatia e immedesimazione. Il protagonista senza nome di <em>Angst<\/em> non possiede il fascino mefistofelico e l&#8217;intelligenza di Hannibal Lecter, non ha il fanciullesco candore di Norman Bates, n\u00e9 la spavalda sfrontatezza di Alex DeLarge o l&#8217;energia selvaggia di Mickey e Mallory Knox. Egli \u00e8 pazzo, totalmente pazzo e noi spettatori siamo stati per oltre un&#8217;ora dentro alla sua testa.<\/p>\n<p><em>Angst<\/em> \u00e8 il peggior incubo che il cinema abbia prodotto, eppure \u00e8 un film sublime, tecnicamente sbalorditivo \u2013 ma <a href=\"http:\/\/youtu.be\/ruv2MJQ66MU\" target=\"_blank\">non fatelo vedere a Nanni Moretti<\/a>.\u00a0\u2022<\/p>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33331\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_03.jpg\" alt=\"Angst\" width=\"782\" height=\"555\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_03.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_03-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/angst_03-436x309.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ANGST<\/strong><br \/>\ntitoli alternativi: <strong>Schizophrenia<\/strong>, <strong>Fear<\/strong><\/p>\n<p><strong>Regia:<\/strong> Gerald Kargl \u2022 <strong>Sceneggiatura:<\/strong> Gerald Kargl, Zbigniew Rybczy\u0144ski \u2022 <strong>Fotografia, operatore, montaggio:<\/strong> Zbigniew Rybczy\u0144ski \u2022 <strong>Musica:<\/strong> Klaus Schulze \u2022 <strong>Suono:<\/strong> Rolf Wiegand \u2022 <strong>Rumoristi:<\/strong> Klaus Kovarik, Mel Kutbay \u2022 <strong>Costumi:<\/strong> Michaela Donau \u2022 <strong>Assistente alla regia:<\/strong> Dusty Sprengnagel \u2022 <strong>Assistente operatore:<\/strong> Andreas \u00d6ller \u2022 <strong>Produttori:<\/strong> Gerald Kargl, Josef Reitinger-Laska \u2022 <strong>Interpreti:<\/strong> Erwin Leder, Robert Hunger-B\u00fchler (voce off del protagonista), Rudolf G\u00f6tz, Silvia Rabenreither, Edith Rosset, Karin Springer (voce), Josefine Lakatha (voce), Renate Kastelik, Hermann Groissenberger, Claudia Schinko, Beate Jurkowitsch, Rosa Schandl, Rolf Bock, Emil Polaczek \u2022 <strong>Produzione:<\/strong> Gerald Kargl \u2022 <strong>Rapporto:<\/strong> 1.66:1 \u2022 <strong>Negativo:<\/strong> 35mm \u2022 <strong>Proiezione:<\/strong> 35mm \u2022 <strong>Lingua:<\/strong> tedesco \u2022 <strong>Paese:<\/strong> Austria \u2022 <strong>Anno:<\/strong> 1983 \u2022 <strong>Durata:<\/strong> 75&#8242; (originale e director&#8217;s cut), 83&#8242; (Schizophrenia, Fear)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/wT1Z7CdS5KQ?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPer tre giorni Glenn era stato ammaliato dall&#8217;incanto di questa citt\u00e0, per poi accorgersi ad un tratto che si trattava, come si suol dire, di un incanto fasullo, che quella bellezza era in fondo ripugnante e che gli esseri umani, in questa citt\u00e0 dalla bellezza ripugnante, erano volgari. 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