{"id":33786,"date":"2015-02-17T09:23:23","date_gmt":"2015-02-17T08:23:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33786"},"modified":"2015-02-17T10:38:19","modified_gmt":"2015-02-17T09:38:19","slug":"cronache-e-impressioni-dal-trieste-film-festival-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33786","title":{"rendered":"Cronache e impressioni dal Trieste Film Festival 2015"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_33791\" style=\"width: 1210px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33791\" class=\"wp-image-33791 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall021.jpg\" alt=\"Trieste_FreeFall02\" width=\"1200\" height=\"675\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall021.jpg 1200w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall021-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall021-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall021-436x245.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall021-1112x625.jpg 1112w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><p id=\"caption-attachment-33791\" class=\"wp-caption-text\">Szabades\u00e9s &#8211; Free Fall, Gy\u00f6rgy P\u00e1lfi<\/p><\/div>\n<p>Dopo 4 anni di fila a Trieste \u00e8 difficile dire qualcosa di nuovo, \u00e8 difficile essere sempre diversi (e sempre irrimediabilmente uguali) rispetto a se stessi. Scervellarsi per dare nuovi punti di vista, diagonali ancora non note, non percorse, itinerari cittadini nascosti, da me finora elusi, sorprese e novit\u00e0. Niente di nuovo sul fronte, stavolta per\u00f2 il fronte \u00e8 quello orientale, la porta verso i Balcani, questa Trieste che cade a pezzi, lunghi muri scrostati di splendore, palazzi monumentali per coprirti anche solo minimamente dalla bora che irrimediabilmente ulula e sferza il corpo ed il viso, le strade che si inerpicano fra salite, rovine, passano sotto ad archi, cunicoli come se si fosse sopra ad un enorme dente cariato, senza alcuna meta come la maggior parte delle vite, moti vorticosi in cui \u00e8 l\u2019entropia a far da padrone, ritrovarsi in folle corsa verso il nulla, lasciando dietro di s\u00e9 nient\u2019altro che polvere\u2026lunghe passeggiate come un unico immenso piano sequenza che va dal molo vecchio sino a San Giusto, una ascesa che si vorrebbe non tornasse mai a scendere di nuovo, una ricerca di rarefazione, di luce. Ed ecco che invece si torna irrimediabilmente verso il basso, tornano a fare compagnia rumori terreni, macchine ed infiniti clacson in mi bemolle, piccoli accrocchi blablanti di quella cantilena talvolta simpatica e molte altre volte odiosa che \u00e8 il triestino, odore di crauti, flatulenze, suggestioni marittime, barche che cigolano\u2026ed un gabbiano enorme chino ed indaffarato, da lontano non capisco che sta facendo, mi avvicino, volta il capo verso di me e l\u2019occhio scintilla truce, mentre dal becco piccoli brandelli pendono, aggrappati in quella punta acuminata, di un rosso vermiglio\u2026un piccione a terra giace inerte, squartato dal pennuto marittimo, le interiora sparse pronte per un puzzle anatomico di cui sicuramente qualche pezzo \u00e8 mancante, mentre le piume sparse ai quattro venti se la battono velocemente, sospinte dalla propria leggerezza ora che non sono pi\u00f9 attaccate ad un corpo. Il gabbiano mi guarda attento, indeciso se riprendere a banchettare, io indeciso se continuare a camminare o rimanere per capire meglio le mie emozioni a riguardo\u2026rimango. Il gabbiano non demorde, continua a guardare con quello sguardo che posso a ragione dire assassino\u2026allora \u00e8 cos\u00ec lo sguardo di un killer!? Sembra che torni a darsi da fare sul piccione squartato, poi ritorna con gli occhi verso di me\u2026un monito\u2026che devi decidere, mio caro, cosa vuoi essere, da che parte vuoi stare, se squartare o esser squartato. Io me ne vado, stupito da come l\u2019uomo ricrei da sempre comportamenti naturali anche se da sempre tenta in ogni modo di emanciparsi dalla natura. La storia del mondo non \u00e8 nient\u2019altro che una ripetizione di catastrofi nell\u2019attesa della catastrofe finale, e cos\u00ec \u00e8 la storia dell\u2019uomo, vero motore di questo reiterarsi di odii, massacri, squartamenti, perdizioni, olezzi, oblii. Nemmeno il benedetto panino al cotto e kren mi ristabilizza l\u2019umore, nemmeno se annaffiato da gocce di en e malvasia. Ammetto che parto con il piede sbagliato, parto con il piede calzante in pieno un malumore che non vorrei dire esistenziale per non darsi troppa importanza\u2026trovo infatti che darsi troppa importanza, dare troppo peso ai propri drammi, sia sinonimo di arroganza\u2026si muore, ma in fondo ci\u00f2 \u00e8 irrilevante. Meglio lavare il tutto con una risata sguaiata e cattiva con la consapevolezza di avere il peso specifico del nulla. Piccole piume disperate che vagano fra una folata e l\u2019altra\u2026mona d\u2019un mona, vado mica avanti molto cos\u00ec, io per lo stato deprimente e voi per i coglioni prossimi all\u2019esplosione! Insomma, diamoci una regolata, per Diana. Allora si, faccio fare lo sporco lavoro alla musica shakerata di Keith Papworth, una sorta di Piccioni o Umiliani inglese (o americano?) che riesce a farmi svagare in questa sera del 28 gennaio sopra a questo tavolo verde acido e di fronte a questa imponente lavagna sopra a cui sta un volto che nei miei intenti avrebbe dovuto essere Eddy Merckx, il cannibale! In pratica la mia cucina. Viaggio con la memoria nelle pieghe del Trieste Film Festival, alla sua ventiseiesima edizione. Per un attimo mi metto la corona in testa, mi auto incenso, mi sbronzo di potere\u2026.immagino di essere il deus ex machina del festival, ebbene si.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33792\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall01.jpg\" alt=\"Trieste_FreeFall01\" width=\"800\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall01.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall01-300x136.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_FreeFall01-436x197.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><em>Szabades\u00e9s<\/em> &#8211; <em>Free Fall<\/em>, Gy\u00f6rgy P\u00e1lfi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il TFF inizia con una rasoiata, diretta a tutte le impellicciate, a tutti i benpensanti, a chi va solo all\u2019apertura dei festival sfoderando termini \u00e0 la page, a chi\u00a0<span class=\"st\">\u00abH<\/span>ai visto chi c\u2019\u00e8? Mamma mia come \u00e8 invecchiato\u2026<span class=\"st\">\u00bb<\/span>, a chi vede il mondano anche in una bevuta al baretto di quartiere, a chi insomma vuole andare alla prima perch\u00e9 \u00e8 la prima e sa gi\u00e0 quello che vedr\u00e0. Bene, per tutti costoro faccio iniziare il festival con l\u2019ultima fatica di Gy\u00f6rgy P\u00e1lfi, <em>Szabades\u00e9s<\/em> &#8211; <em>Free Fall<\/em>. Caduta libera. Caduta libera senza paracadute. Caduta libera con allegata vertigine. Caduta libera che libera. Una vecchia signora, grassa, foruncolosa, immagini geriatriche, mento traballante, probabilmente esami sballati, picchi glicemici, colesterolo, transaminasi, analisi come tripudio di asterischi ammonitori, adipe strabordante, capello con tinta azzurrina, bigodini&#8230;tenta di instaurare un dialogo con un marito dalle orecchie felpate, totalmente incurante alle domande della moglie, il matrimonio negli anni ha asfaltato ogni sembianza di umano rapporto. Le parole cadono inascoltate, si frantumano a terra pronte per una passata di swiffer che ne tolga ogni minimo ricordo. E allora la vecchia continua con le mansioni di casa&#8230;un arrosto, un po&#8217; di <em>soap opera<\/em>, una lavatrice&#8230;ma nonostante pi\u00f9 si vada avanti e pi\u00f9 si \u00e8 vaccinati alla vita, la nostra eroina in un guizzo vitale ha un&#8217;idea mortale. Sale piano le scale, carrellino della spesa a mano, il corpo grasso che le fa accorciare il fiato, la carcassa fisica e morale in una difficoltosa ascesa, apre la porta del terrazzo, guarda di sotto, si butta! Cadere nel vuoto per riempire un vuoto, succubi della gravit\u00e0 per avere ambizioni di levit\u00e0, amare la vita e per questo decidere di reciderla per troppo degrado. Il volo dura sette piani, la massa \u00e8 tanta, il tonfo \u00e8 un mix di scricchiolii e squassamenti, come se a schiantarsi al suolo fosse stato un sacco di pomodori maturi&#8230;tutto poi \u00e8 silenzio. Il silenzio che corona la morte. Lo stesso silenzio che \u00e8 all&#8217;opposto della vita, che si compone invece di mille e pi\u00f9 rumori, a partire da quelli corporei..il battito cardiaco, il respiro&#8230;tutto giace a terra, ammantato di mistero&#8230;poi un piede si muove. La vecchia ha una pellaccia che dire dura non basta, si rialza in piedi, controlla di avere tutto in ordine, raccoglie la ruota del carrellino. E ricomincia suo malgrado a salire tutti i piani, fra mille rumoretti di ossa e cigolii di rotule. Ed ecco che P\u00e1lfi, con volo fantastico, ha il pretesto per farci visitare i vari inquilini del palazzo, di cui ci fa entrare nelle case. Il maestro yoga un po&#8217; venditore di pentole e un po&#8217; venditore di sogni, di grazia ed esotismo che viene scavalcato dall&#8217;allievo, il padre che in casa ammanta di violenza ogni gesto causando incubi nel figlio, la coppia rupofobica che per fare sesso si avvolge completamente nel domopak, la clinica ostetrica che a pagamento aiuta la madre ad avere una maternit\u00e0 infinita, reinserendo il figlio da dove aveva visto la luce&#8230;le dentiere saltano, la buona e brava borghesia triestina \u00e8 a dir poco scossa&#8230; le prime chiome cementate di cieloalto se ne vanno brancolando nel buio, io le guardo e capisco che si, ho fatto bene a far cominciare il TFF cos\u00ec, che il cinema una volta tanto sia una pietra dello scandalo, sia osceno, un pugno in faccia che non si digerisce, che torni a sconvolgere&#8230;<br \/>\nP\u00e1lfi esagera, il grottesco \u00e8 portato alle estreme conseguenze ma nulla \u00e8 mai scontato, nulla \u00e8 mai gratuito. Dopo <em>Taxidermia<\/em> il giovane regista torna con un film che lascia il segno, in 7 piani e 7 appartamenti riesce a condensare ipocrisie e crisi dell&#8217;uomo moderno ma anche paure ataviche, dalla voglia di maternit\u00e0 fine a se stessa (rinunciando per\u00f2 al figlio vero e proprio ed alle responsabilit\u00e0 che ne conseguirebbero&#8230;) alla ricerca di una realt\u00e0 virtuale che esplode appena diventa reale&#8230;ogni comportamento contemporaneo viene messo alla berlina e il continuo brusio di dissenso in sala mi fa capire che ha colto completamente il segno. Sono orgoglioso, ho scelto proprio un bel film per cominciare il festival. Che chiaramente \u00e8 cominciato invece con tutt&#8217;altra visione, ovvero con il film di apertura <em>Due donne<\/em> di Vera Glagoleva, drammucolo borghese ottocentesco con super marchetta di Ralph Fiennes, trasposizione cinematografica di un dramma di Turgenev&#8230; questi sono i film che devono piacere a Putin: dispendiosi, grandiosi, lontanissimi dalla realt\u00e0 odierna e da cui trasuda in toto la magniloquenza della grande madre Russia! Non mi resta che gettarmi di nuovo in strada, perso fra punti interrogativi e baluginii di grappa, facendomi sorprendere e cullare da grida divertite ed energiche di giovani monelli triestini.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-33786-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Monelli-triestini1.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Monelli-triestini1.mp3\">https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Monelli-triestini1.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E dopo la soave vocetta dei bimbi continuo la camminata, per imbattermi invece nel sandwich club, baretto meraviglioso dove le et\u00e0 con cui relazionarsi sono alquanto pi\u00f9 stagionate\u2026ecco cosa possono causare anni ed anni di grappa e tocai, sorry, friulano. Un anziano signore monologa sbiascicante, io lo ascolto divertito, si avvicina, non vede l\u2019ora di dire la sua opinione, straborda&#8230; eccolo<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-33786-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Vecchio-biascicone.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Vecchio-biascicone.mp3\">http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Vecchio-biascicone.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quali perle posso trovare in sala che abbiano la stessa carica di nonsense? Quali film mi possono far ridere come questa realt\u00e0 sgangherata? Non saprei&#8230; ora, a diversi giorni di distanza, tento di fare uno sforzo mnemonico&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33793\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Eestireklaamfilm01.jpg\" alt=\"Trieste_Eestireklaamfilm01\" width=\"800\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Eestireklaamfilm01.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Eestireklaamfilm01-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Eestireklaamfilm01-436x210.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>Eesti Reklaam Film<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cercate di capirmi, \u00e8 la notte del 5 febbraio, qui tenta di nevicare ma alla faccia del meteo e della protezione civile pare riesca solamente a piovere\u2026questo continuo scrosciare mi fa tornare in mente un film completamente acquatico, <em>Simindis kundzuli<\/em> &#8211; <em>Corn Island<\/em> del georgiano George Ovashvili. La natura d\u00e0, la natura toglie. In uno sprazzo di allegro altruismo decide di far nascere un\u2019isoletta al centro di un fiume che \u00e8 il confine naturale fra Abkhazia e Georgia. Cos\u00ec, un gesto spassionato, gratuito, magnanimo. Che sa cogliere al volo un anziano signore che un giorno sbarca sull\u2019isola, ne saggia il terreno, capisce che sar\u00e0 il proprio eden privato. Cos\u00ec comincia a manipolare quella natura che con lui \u00e8 stata cos\u00ec generosa: costruisce una casetta, ara la terra, pianta nel terreno il grano. Si prepara in pratica la propria fuga dal mondo, il proprio habitat tanto sognato\u2026sicuro che la felicit\u00e0 sia sinonimo di isolamento. Ma il mondo esterno minaccia, si avvicina, contrasta la pace di questo microcosmo. Rumori di spari si sovrappongono al quieto scrosciare di acque del fiume, inquietanti presenze umane di verde vestite cominciano a farsi sempre pi\u00f9 presenti. Fino ad arrivare ad un punto di rottura. Non \u00e8 possibile (come in fondo non lo \u00e8 mai stato) fuggire il mondo per crearsi una nicchia di gioia\u2026questo prima o poi riuscir\u00e0 a snidarvi, sotto forma di soldati oppure di notizia radio di catastrofi imminenti oppure di bolletta del gas, poco importa: riusciranno sempre a stanarvi e a distruggere quell\u2019ecosistema privato che vi eravate creati con tanto amore. La natura allora si ricrede, sgomenta di come questi uomini riescano sempre a distruggere quello che viene loro creato\u2026tiene il broncio per un po&#8217; e in un attimo di monelleria fa totalmente scomparire l\u2019isoletta, un po\u2019 di pioggia e puff, fuori dai coglioni il grano, il vecchio, la nipote con le prime fregole e i buffoni che giocano alla guerra. Infine si ricrede, decide di ridare un dono a questi bipedi ignoranti e boriosi, un\u2019altra isoletta come specchio per le allodole di un altro disperso personaggio, ricettacolo dei sogni infiniti di fuga dalla societ\u00e0 che non hanno mai abbandonato la mente dell\u2019uomo. Fuori ancora piove, apro la finestra ed un bel vento mi scompiglia la frangetta. Pare proprio la pioggia del film georgiano: infinita, gelida, martellante. Parallelismo inquietante. Il giorno dopo la neurologia mi aspetta, poso il culo sul sedile, accendo il motore per recarmi al lavoro, piove ancora ininterrottamente\u2026comincio a pensare che forse qualcosa non va\u2026lo capisco meglio quando a Cesena comincio a non vedere pi\u00f9 la strada, mentre a lato scorgo l\u2019ultima parte del muso di una macchina comparire dall\u2019acqua tumultuosa, mentre il resto \u00e8 sotto, nel fosso, fra il fango e i ratti che non sanno pi\u00f9 nemmeno loro dove portare il culo per stare un po\u2019 asciutti. E ad un certo punto la campagna si apre ma non si vede pi\u00f9, pare di stare in mezzo al mare e ci sono anche le onde\u2026arrivo non so come al lavoro, dopo 3 ore buone di viaggio allucinante. Visione molto bella, quella di <em>Corn Island<\/em>, che giustamente si aggiudica il premio come miglior lungometraggio di questa 26a edizione del Trieste Film Festival.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33794\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_InTheCross01.jpg\" alt=\"Trieste_InTheCross01\" width=\"800\" height=\"403\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_InTheCross01.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_InTheCross01-300x151.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_InTheCross01-436x219.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><em>Risttuules<\/em> &#8211; <em>In the Crosswind<\/em>, Martti Helde<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altro film papabile sarebbe stato l\u2019estone <em>Risttuules<\/em> &#8211; <em>In the Crosswind<\/em> struggente storia sulla deportazione degli estoni in campi di lavoro in Siberia perpetrata e voluta da Stalin. Erna e Eldur si amano, la vita ha dato loro una stupenda bambina, sono felici. Poi tutto va a rotoli. Erna ricorda i fatti terribili della deportazione, congelando il tempo. Poich\u00e9 la tristezza era cos\u00ec enorme da annullare tutto, la vita cos\u00ec insignificante da azzerare ogni concezione di tempo, scandito solamente dalle angherie, dalle privazioni, dai soprusi. Il giovanissimo regista Martti Helde, classe \u201987, conduce una ricerca formale sbalorditiva per questo film, fotografia di un bianco e nero elegantissimo e riprese fatte soltanto da vari tableaux vivants dove la macchina si muove lentamente, come entrando in un quadro. Se il manierismo viene forse sfiorato, il regista riesce comunque a congelare il tempo, facendo vibrare a lungo dentro di noi lo sgomento, riuscendo a fissare immagini di grande bellezza e struggente drammaticit\u00e0 dentro la nostra testa, sicuro che prima o poi riescano ad esplodere. Film molto complesso, dalla scelta stilistica estrema, riesce a funzionare anche per la durata, 83&#8242; che fanno entrare direttamente in un incubo, ma con la leggiadria di un sogno. Ora \u00e8 il 9 febbraio, un perfetto luned\u00ec del cazzo: si lavora, domande di rito sul weekend, sorrisi, spallucce, considerazioni, strette di mano&#8230; un luned\u00ec, insomma. Unico picco la lettura di un\u2019intervista di Thomas Bernhard con alcuni passi folgoranti \u00abesistono soltanto cose scontate, ma poi le si ignora il pi\u00f9 possibile perch\u00e9 si vuol credere che debba esistere sempre qualcosa di speciale. Non c\u2019\u00e8 niente di speciale, niente che sia fuori dal comune&#8230;\u00bb. E cos\u00ec via. Beh si, ho anche comprato la carta igienica. Avrei voluto pagarla con il bancomat, ma 2,79 non erano abbastanza: \u00abAlmeno dieci euro, vede? C\u2019\u00e8 scritto anche nel cartello\u00bb. E cos\u00ec mi sono dovuto sorbire anche il detersivo, il dentifricio, i pisellini\u2026.nella trappola capitalistica\u2026caduto come un barbagianni dentro alla rete\u2026.al rientro in cassa mi ha chiesto se faccio i punti, alla mia domanda: \u00abdi sutura?\u00bb, attimo di spaesamento\u2026.tutto questo per della carta da culo! Nel vagare dei ricordi triestini affiorano almeno due documentari, per motivazioni diverse ed a tratti opposte: <em>The Gold Spinners<\/em> di Kiur Aarma e Hardi Volmer e <em>Something Better to Come<\/em> di Hanna Polak. Il primo \u00e8 una coproduzione estone\/russa (e dopo ai fatti narrati da <em>In the Crosswind<\/em> un brivido mi passa per la schiena&#8230;) su una parentesi del comunismo dai tratti quasi comici. La Grande Madre Russia produce beni, la GMR pensa ad ogni vostro bisogno, compagni!urliamo al mondo la gioia del nuovo corso, gridiamo la felicit\u00e0 di essere comunisti! Ma come dirlo? Come trasformare le frustrazioni per la mancanza di beni in felicit\u00e0 di plastica, posticcia? Non ci sono problemi, ci pensa lo studio cinematografico Eesti Reklaamfilm! Su con la vita compagni, cos&#8217;\u00e8 quel broncio? Non vedete come pu\u00f2 essere colorata e bella la vostra giornata? E&#8217; troppo freddo in casa? Ci sono i nuovi scaldotti per le orecchie, in svariati colori! La domenica \u00e8 troppo grigia? Non pi\u00f9 grazie alla nuova Lada Sport 2000, da oggi con spoilerino! Vendere sogni era dunque possibile, anche in Unione Sovietica. Ecco qua la storia strampalata e fuori dai gangheri dell&#8217;unico studio cinematografico che produceva pubblicit\u00e0 su prodotti che nemmeno esistevano! Ma questa \u00e8 avanguardia! \u00c8 un&#8217;anticipazione di tutta la politica italiana da Berlusconi in poi! Sono commosso, non mi sono mai sentito cos\u00ec vicino al popolo russo. E mentre l&#8217;uguaglianza dei salari e delle condizioni veniva squadernata e sparpagliata ai quattro venti, il deus ex machina della Eesti Reklaamfilm, Peedu Ojamaa, accumulava miliardi su miliardi! Formaggini che diventano dei dischi da hockey, motori che vengono pubblicizzati solo sotto forma di animazione (perch\u00e9 il motore vero non c&#8217;era), pubblicit\u00e0 al limite del DADA, bizzarrie visive, coriandoli, tric e trac e farandole: tutto questo era la pubblicit\u00e0 in Unione Sovietica, un grande paravento colorato e attraente dietro a cui stavano immagini ben pi\u00f9 grigie&#8230;le file per un tozzo di pane, le repressioni, le facce smunte e magre senza un&#8217;ombra di sorriso. Un film divertentissimo che ci fa conoscere un aspetto dell&#8217;URSS nuovo, colmo di brillantini e paillettes, con immagini di repertorio molto belle ed un bel ritmo nella narrazione&#8230;samba? Molto interessante vedere anche come in quegli anni proprio la pubblicit\u00e0 diventava campo di ricerca cinematografico&#8230;mentre in Italia spopolava il folgorante Carosello, la Eesti Film si lanciava nel vuoto (di prodotti?) senza paracadute, con idee geniali per quanto balzane. Un plauso ad Hardi Volmer, corporatura e faccia da fumetto, sembra appena uscito dal set di un film di Kaurism\u00e4ki: anche lui fece parte della Eesti Reklaamfilm, sua la pubblicit\u00e0 sulla moto che in realt\u00e0 non esisteva, con il prode Hardi che cavalca un&#8217;animazione&#8230;grande merito di avermi dato anche una salvifica sigaretta prima della visione!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33795\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Vincero01.jpg\" alt=\"Trieste_Vincero01\" width=\"800\" height=\"1245\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Vincero01.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Vincero01-192x300.jpg 192w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Vincero01-436x678.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se non posso far altro che sorridere al pensiero di questo curioso film, al contrario non posso far altro che inorridire al pensiero di <em>Something Better to Come<\/em> di Hanna Polak. In Russia, con l&#8217;avanzare del benessere sono avanzati anche i consumi, con l&#8217;avanzare dei consumi sono avanzati anche i prodotti, con l&#8217;avanzare dei prodotti sono avanzati anche i rifiuti, con l&#8217;avanzare dei rifiuti sono avanzate anche le discariche, con l&#8217;avanzare delle discariche sono avanzati anche gli avanzi, con l&#8217;avanzare degli avanzi sono avanzati gli avanzi. Avanzi di societ\u00e0. Avanzi indigesti. Avanzi che puzzano. Avanzi da inceneritore. Questi avanzi hanno un nome, ormai hanno solo quello. Prima chi aveva una casa chi anche una casa con giardino, chi aveva un lavoro e chi magari anche un motorino o una bici. Ora hanno solo il proprio nome e il proprio sgraziato corpo, sballottato fra un rifiuto e l&#8217;altro in questa immensa discarica alle periferie di Mosca, che \u00e8 ormai casa di centinaia e centinaia di persone. Questo \u00e8 ci\u00f2 che viene raccontato da Hanna Polak, la vita in questa discarica, seguendo per svariati anni (dall&#8217;adolescenza al divenire donna) la storia giorno per giorno di Jula, ragazzina la cui madre ha perso tutto con l&#8217;avvento del capitalismo. Alto sforzo produttivo (che di solito vuol dire tanti soldi), coproduzione fra diversi paesi, il film sembra uno studio da vero entomologo. Proprio come uno scienziato coi fidi insettini la regista osserva, studia, cataloga&#8230;e mentre la vita di questi relitti continua fra uno stento e l&#8217;altro e sul video passano immagini strazianti io mi chiedo che cosa possa portare una simile visione nello spettatore&#8230;sono convinto che nessuno, NESSUNO, sia uscito dalla sala pronto per andare ad aiutare, pronto per spedire anche solo un cioccolatino di ringraziamento a Jula, con bigliettino allegato: \u00abGrazie Jula, ci hai fatto emozionare molto. Grazie a disgraziati come te noi cinefili avremo sempre storie struggenti da applaudire fingendo di esserne sconvolti\u00bb&#8230; poich\u00e9 sconvolti magari si rimane davvero, ma questo stato d&#8217;animo non comporta nulla di effettivo&#8230;mi ricorda un po&#8217; un corto della superba coppia Rezza\/Mastrella, dove del povero Fiorenzo, malato terminale, si parlava solo fra amici in un continuo cinguettare di pettegolezzi&#8230; perch\u00e9 quando uno \u00e8 malato quel che si pu\u00f2 fare \u00e8 dirsi &#8216;poverino, \u00e8 malato&#8230;&#8217;, mai fare qualcosa di concreto. Del resto anche Hanna Polak deve essere stata davvero sconvolta da questi giovani monelli puzzolenti e caracollanti in mezzo alla merda e all&#8217;immondizia&#8230;si, perch\u00e9 per un progetto cos\u00ec lungo le difficolt\u00e0 produttive saranno state immani&#8230;povera, chiss\u00e0 quanto Chanel n\u00b05 ci sar\u00e0 voluto per coprire il puzzo di discarica alle prime dei film e nei vari festival nel mondo&#8230;della serie finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 disgrazia c&#8217;\u00e8 speranza: per i cineasti la speranza di avere qualcosa da immortalare, per i cinefili di avere ancora qualche emozione d&#8217;accatto. Come volevasi dimostrare il film ha vinto nella sezione documentari! Scrivo a memoria ricordando nitidamente il fastidio provocatomi dalla visione e ricordando ancora meglio il fastidio del giorno dopo la prima di Sanremo&#8230;&#8217;Hai visto Albano e Romina? Non c&#8217;\u00e8 niente da dire, sono una gran bella coppia&#8230;io mi sono emozionata&#8217;. Fatico a pensare ad Albano come a qualcuno che possa fare emozionare, un nanetto spocchioso e senza collo&#8230;che un ceffo del genere faccia sfregolare casalinghe e impiegate \u00e8 comunque un buon auspicio per tutti coloro che cercano il successo, che cercano di essere la nuova faccia giusta. Mi imbatto in una fila incredibilmente odorosa e sbrilluccicante, facce bellocce, strass, brand urlati in scritte come slogan&#8230;c&#8217;\u00e8 un casting! Non credo alla mia fortuna sfacciata, mi scompiglio i capelli in stile misonoappenaalzatosonosconvoltoperch\u00e9lemienottisonoinsonnifraalcoolcocainadonneuominibarboncini, controllo l&#8217;alito, mi infilo. Percepisco subito la sacralit\u00e0 del momento, c&#8217;\u00e8 tensione quasi religiosa, poich\u00e9 oggi uno di questi destini potrebbe cambiare! Si avvicina una ragazza con fare da Gestapo &#8216;Rauss, fuori, tornare alle due&#8217;. Ma come? i miei sogni infranti in meno di tre secondi&#8230; All&#8217;uscita trovo invece chi la speranza non l&#8217;ha persa&#8230;futuri radiosi, capelli impomatati, orologio D&amp;G<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-33786-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Vincero-casting.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Vincero-casting.mp3\">http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Vincero-casting.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E se davvero i limiti del proprio linguaggio sono i limiti del proprio mondo qui gli orizzonti sono davvero colpiti da miopia, distacco della retina, maculopatia. Non mi resta che fiondarmi in un buffet, a volte una birra riesce a lavare il cranio meglio che una seduta di analisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con feroce passione,<br \/>\nFrancesco Selvi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-33796\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Biascicone01.jpg\" alt=\"Trieste_Biascicone01\" width=\"576\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Biascicone01.jpg 576w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Biascicone01-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Trieste_Biascicone01-436x436.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo 4 anni di fila a Trieste \u00e8 difficile dire qualcosa di nuovo, \u00e8 difficile essere sempre diversi (e sempre irrimediabilmente uguali) rispetto a se stessi. 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