{"id":34496,"date":"2015-05-26T15:08:35","date_gmt":"2015-05-26T13:08:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34496"},"modified":"2015-05-26T15:29:52","modified_gmt":"2015-05-26T13:29:52","slug":"youth-paolo-sorrentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34496","title":{"rendered":"Youth > Paolo Sorrentino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-34498\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth01.jpg\" alt=\"\" width=\"1300\" height=\"891\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth01.jpg 1300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth01-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth01-1024x702.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth01-436x299.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth01-1112x762.jpg 1112w\" sizes=\"auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Youth e la giovinezza ritrovata di Sorrentino<\/strong><br \/>\n<em>Il chiacchierato ritorno di Sorrentino nelle sale ci fa fare un salto indietro nella carriera del regista premio Oscar<\/em>.<\/p>\n<p>Molti dei commenti all\u2019ultimo film di Sorrentino lasciano intendere che si tratti di un\u2019opera destinata a sortire soltanto due effetti: piacere in maniera esagerata o fare schifo. Senza vie di mezzo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 <em>Youth<\/em> si colloca proprio \u201cnella media\u201d, a maggior ragione se valutato all\u2019interno della filmografia del regista napoletano. Non c\u2019\u00e8 dubbio sul fatto che, ormai, Sorrentino abbia scelto una strada ben precisa, che \u00e8 quella di raccontare i suoi protagonisti nel momento in cui questi vivono la parabola discendente delle proprie vite. \u00c8 successo con <em>Il divo<\/em>, il bio-pic su Andreotti, il vero e proprio capolavoro della carriera di Sorrentino; con il successivo <em>This must be the place<\/em>, film piuttosto scialbo che per\u00f2 ha consacrato la dimensione internazionale del regista, e che racconta di Cheyenne, cantante rock intrappolato nella propria immagine e dimensione, interpretato da Sean Penn. E con <em>La grande bellezza<\/em>, appunto, dove protagonista \u00e8 uno scrittore di 65 anni, personaggio invero poco credibile, che vive sugli allori dell\u2019unico libro scritto quarant\u2019anni prima e che si trova a fare i conti con il proprio passato e con il presente.<\/p>\n<p>\u00c8 in quest\u2019ottica che si inserisce <em>Youth<\/em>, dove i protagonisti sono due e sembrano in un qualche modo rappresentare Sorrentino, la sua passione per la musica e il suo lavoro: infatti uno \u00e8 Fred Ballinger (interpretato da Michael Caine), un ex direttore d\u2019orchestra e l\u2019altro \u00e8 Mick Boyle (Harvey Keitel), un regista che sta cercando di scrivere la sceneggiatura del suo ultimo film, il suo \u201ctestamento spirituale, intellettuale e artistico\u201d. Entrambi anziani, li accomuna un\u2019amicizia lunga sessant\u2019anni e l\u2019ironia con cui affrontano la propria vita nella consapevolezza della vecchiaia.<\/p>\n<p>Siamo in Svizzera, in una lussuosa beauty farm dove trascorrono le vacanze artisti e persone benestanti; in questo contesto vediamo i protagonisti muoversi, smentendo in ogni caso tutti i timori di chi si aspettava una sorta di sequel di <em>La grande bellezza<\/em> o, ancora peggio, che l\u2019autoreferenzialit\u00e0 di Sorrentino emergesse sotto forma di un manierismo che si poteva effettivamente presagire da anticipazioni, rumors e trailer. Per fortuna non \u00e8 cos\u00ec. Non ci sono la visionariet\u00e0 e gli estetismi di <em>La grande bellezza<\/em>, cos\u00ec come manca la narrazione \u201cepisodica\u201d e poco lineare che ha caratterizzato il film vincitore dell\u2019oscar; \u00abYouth\u00bb riprende la linearit\u00e0 del racconto e, cosa non meno importante, riporta a galla quella freschezza tipica di Sorrentino, oltre all\u2019autorialit\u00e0 di quest\u2019ultimo, stavolta davvero spogliata da qualsiasi confronto (pi\u00f9 o meno inopportuno) con i maestri del passato.<\/p>\n<p><em>Youth<\/em>, quindi, non teme e non soffre il confronto col film precedente; possiamo tranquillamente analizzare il film in quanto opera a s\u00e9 e in quanto nuovo capitolo nella carriera di Sorrentino, che \u00e8 ci\u00f2 che si dovrebbe fare sempre. Occorre per\u00f2 dire che \u00abYouth\u00bb sembra non offrire tematiche che sappiano spiccare per originalit\u00e0; anzi, a tratti si ha la netta sensazione che, tramite i dialoghi, il regista abbia voluto levarsi qualche sassolino dalla scarpa. Forse l\u2019unica cosa di cui soffre a causa del film precedente \u00e8 proprio l\u2019aspettativa che poteva aver creato, ma i confronti non servono quasi mai a nulla.<\/p>\n<p>Se si parte dagli elementi tecnici, ovviamente la critica non pu\u00f2 che essere positiva. Alcuni spettacolari carrellate si alternano ai tipici campi-controcampi dell\u2019autore napoletano, il tutto corredato da un apparato musicale che alterna alcuni brani, scelti dall\u2019esperto e appassionato regista, alle composizioni raffinate e pregiate di David Lang.<br \/>\nSui contenuti qualche critica si pu\u00f2 muovere: per certi versi il film si rivela piuttosto prevedibile, con battute e scene che un occhio esperto pu\u00f2 e riesce ad anticipare senza troppe difficolt\u00e0. Per altri versi, invece, vi sono alcuni spunti notevoli e che ci riportano indietro al Sorrentino di almeno cinque o sei anni fa.<\/p>\n<p>Accanto ai due protagonisti si affiancano alcuni comprimari che costellano l\u2019universo sorrentiniano: un attore, interpretato dal bravissimo Paul Dano, che \u00e8 in hotel per preparare il personaggio che dovr\u00e0 interpretare in un film; la figlia di Fred, che \u00e8 anche la sua assistente, la quale sta vivendo la crisi matrimoniale col marito (questi, tra l\u2019altro, \u00e8 il figlio dell\u2019altro protagonista) che l\u2019ha lasciata per una cantante pop, per altro piuttosto brutta e insignificante; Miss universo, in vacanza in Svizzera, che incarna l\u2019ideale di bellezza, ma che non manca di dimostrare un certo acume nell\u2019unico dialogo in cui \u00e8 coinvolta, allegoria di quella (grande?) bellezza non priva di contenuti; e anche un Maradona obeso, al quale lo spettatore pu\u00f2 assegnare il valore metaforico che vuole.<\/p>\n<p>Molto interessanti sono le dinamiche dei vari rapporti interpersonali che si affacciano sullo schermo. Il rapporto tra padri e figli ritorna, chiudendo la parentesi aperta da <em>This must be the place<\/em>, soprattutto per quanto riguarda le rivelazioni, le ascese e le cadute che intercorrono tra Fred e sua figlia Leda (Rachel Wiesz), all\u2019ombra di una madre che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere presente negli equilibri della famiglia. L\u2019altro aspetto pi\u00f9 interessante \u00e8 la parte meta-cinematografica, che impegna parecchie interpretazioni: quella di Jimmy Tree, l\u2019attore in ritiro spirituale che deve preparare una parte, e che soffre il fatto di essere conosciuto soltanto per l\u2019interpretazione di un supereroe (proprio come il protagonista di <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34014\">Birdman<\/a><\/em>); quella di Mick e di cinque giovani sceneggiatori, tutti impegnati nella scrittura di un film memorabile, e quella di Brenda Morel, diva hollywoodiana (interpretata da Jane Fonda) che dovrebbe essere la protagonista del film di Mick e che nel finale entra in scena per un incontro-scontro con quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p>A questi personaggi e situazioni si affiancano alcuni ragazzini, dal piccolo violinista che si allena suonando proprio una composizione di Fred, fino alla bambina che incredibilmente riconosce Jimmy Tree per la sua interpretazione in un film d\u2019autore, forse in una logica di continuit\u00e0 e di circolarit\u00e0, che elegge questi piccoli protagonisti come anello di congiunzione tra gli anziani, Fred e Mick, e tutto ci\u00f2 che verr\u00e0 poi. Oltre a questi, non mancano i tipici personaggi da galleria sorrentiniana, spesso grotteschi, a volte apparentemente nonsense, ma che condiscono l\u2019apparato filmico che, comunque, non rinuncia mai a una ricerca stilistica che tende al lirismo e all\u2019onirico.<\/p>\n<p>Durante la sua vacanza, Fred riceve pi\u00f9 volte un emissario della Regina d\u2019Inghilterra, che lo prega di dirigere l\u2019orchestra in occasione del compleanno del principe Filippo. Fred declina in maniera decisa le insistenti richieste dell\u2019inglese, in perfetta antitesi con l\u2019ostinazione che invece anima l\u2019amico Mick, alla ricerca della sceneggiatura perfetta per il suo ultimo film. I molteplici finali del film riveleranno infatti gli epiloghi (naturali, verrebbe da aggiungere) delle scelte dei protagonisti, in un\u2019ottica perfettamente coerente con la poetica del regista, dove le scelte e le decisioni del regista e del compositore sembrano seguire un\u2019ineluttabilit\u00e0 che combacia con l\u2019idea di \u201cgiovinezza\u201d che emerge dalla visione.<\/p>\n<p>Si sorride spesso, e ci si emoziona per alcune parentesi molto poetiche, ma la sensazione \u00e8 che il film non riesca mai a decollare veramente. L\u2019ambiente incontaminato dell\u2019hotel fa da cornice a una vicenda che \u00e8 piuttosto statica, che potrebbe sembrare lenta, nonostante il film scorra in maniera molto fluida e non annoi mai. Il che non \u00e8 contraddittorio, perch\u00e9 fondamentalmente \u00abYouth\u00bb \u00e8 un\u2019opera che si mantiene in perfetto equilibrio, senza mai rallentare il ritmo della visione, ma senza mai risolversi veramente. Alcuni personaggi appaiono e scompaiono, assumendo una valenza che pu\u00f2 variare a seconda dei livelli interpretativi che si vogliono attribuire al film.<\/p>\n<p>I protagonisti vivono la loro vecchiaia nella consapevolezza che il tempo a disposizione \u00e8 sempre meno, ma questo non impedisce loro di ritornare giovani, di \u201craccontarsi solo cose belle\u201d, di ricordare il passato senza malinconia e senza cedere alla nostalgia. La giovinezza non \u00e8 quella consegnata ai posteri, ma \u00e8 lo stato interiore che i protagonisti si trovano a rivivere in maniera fresca e vitale anche nel fiore della propria anzianit\u00e0. \u00c8 l\u2019energia che vive nei protagonisti, \u00e8 la voglia di rivalsa ed \u00e8 anche la passione che anima ogni personaggio che si avvicenda sullo schermo: dal Maradona che palleggia con una palla da tennis al Jimmy Tree (interpretato da Paul Dano) che si rifiuta di ricercare l\u2019orrore del personaggio che dovr\u00e0 rappresentare, scegliendo invece la via della ricerca del \u201cdesiderio\u201d che anima ognuno di noi.<\/p>\n<p>Lo si potrebbe prendere come un\u2019ottima metafora del ritorno di Sorrentino a un cinema pi\u00f9 intimo, pi\u00f9 autoriale, meno autocelebrativo. Certo, il cast internazionale e stellare aiuta nella resa finale del film, che comunque soffre di alcune falle di sceneggiatura. \u00c8 ironico, vero, ma manca di potenza, di mordente e, talvolta, anche di arguzia, trascorrendo placidamente verso il multi-finale senza mai uscire da quel grande cerchio che racchiude i film godibili e ben fatti, ma che non sono destinati a lasciare il segno.<\/p>\n<p><em>Youth<\/em> non \u00e8 un capolavoro, ma non \u00e8 nemmeno \u201cbrutto e insignificante\u201d come si \u00e8 detto o scritto da qualche parte. Il film di Sorrentino \u00e8 un buon risultato che si inserisce in maniera coerente nella sua filmografia; un\u2019opera che, in parte, si priva del temuto manierismo e che riesce a spogliarsi parzialmente di un citazionismo, che ritrova freschezza e vitalit\u00e0 e che non si preoccupa di dare con foga le risposte alle domande che si pone, lasciandole invece in sospeso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nicola \u2018nimi\u2019 Cargnoni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-34499\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth02.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"532\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth02.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth02-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth02-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth02-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Youth02-673x449.jpg 673w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Youth<\/strong><br \/>\n(Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna \/ 2015)<br \/>\nRegia, sceneggiatura: Paolo Sorrentino<br \/>\nMusiche: David Lang<br \/>\nFotografia: Luca Bigazzi<br \/>\nMontaggio: Cristiano Travaglioli<br \/>\nScenografie: Ludovica Ferrario<br \/>\nCostumi: Carlo Poggioli<br \/>\nMichael Caine (Fred Ballinger), Harvey Keitel (Mick Boyle), Rachel Weisz (Lena Ballinger), Paul Dano (Jimmy Tree), Jane Fonda (Brenda Morel), Mark Kozelek (se stesso), Robert Seethaler (Luca Moroder), Alex Macqueen (emissario della Regina)<br \/>\n118&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" width=\"853\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/1GgzyyzY7ts?rel=0&amp;showinfo=0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Youth e la giovinezza ritrovata di Sorrentino Il chiacchierato ritorno di Sorrentino nelle sale ci fa fare un salto indietro nella carriera del regista premio Oscar. 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