{"id":34760,"date":"2015-07-06T12:45:12","date_gmt":"2015-07-06T10:45:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34760"},"modified":"2015-07-06T12:45:12","modified_gmt":"2015-07-06T10:45:12","slug":"io-arlecchino-matteo-bini-giorgio-pasotti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34760","title":{"rendered":"Io, Arlecchino > Matteo Bini, Giorgio Pasotti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-34761\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001.jpg\" alt=\"Io, Arlecchino\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/io-arlecchino-001-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\nChe Giorgio Pasotti fosse un attore bravo a interpretare il ruolo del figlio coscienzioso, lo avevamo gi\u00e0 intuito un bel po&#8217; di tempo fa vedendo <em>L&#8217;aria salata<\/em>, di Alessandro Angelini (2006). Il padre era un bravissimo Giorgio Colangeli, galeotto, che cercava di ricostruire un rapporto col figlio dopo tanti anni passati in prigione (consiglio vivamente il film!).<\/p>\n<p>Qui oltre a ritagliarsi il ruolo da protagonista, Pasotti sceglie di dirigere insieme a Matteo Bini, un immenso Roberto Herlitzka, privilegiando un soggetto originale, perch\u00e9 inserisce all&#8217;interno della grandiosa macchina cinematografica un mondo e un linguaggio che non hanno l&#8217;immediato potere di affascinare il pubblico: la commedia dell&#8217;arte.<\/p>\n<p>Paolo Milesi (Pasotti) conduce un programma televisivo, ma non \u00e8 del tutto contento del suo lavoro. Suo padre, Giovanni (Herlitzka) \u00e8 un attore teatrale che dopo aver portato il suo Arlecchino in giro per il mondo, si \u00e8 ritirato in un paesino della bergamasca, dove si esibisce insieme a una piccola compagnia teatrale. Quando riceve una telefonata che lo informa del ricovero del genitore, scoprir\u00e0 che di semplice malore non si tratta, ma di qualcosa di ben pi\u00f9 grave che lo costringer\u00e0 a recuperare un rapporto perduto e a fare determinate scelte di vita.<\/p>\n<p><em>Io, Arlecchino<\/em> \u00e8 un film piccolo, poco sponsorizzato, ma nella sua semplice trama, con pochi intrecci ma giusti, cattura quella parte di noi che ci indebita verso chi ci ha dato un fondamentale pezzo di s\u00e9, una minuscola porzione di DNA che spesso non sappiamo riconoscere ma che invece arricchisce il nostro percorso, portando rettitudine o creando scompiglio, con la maggior presenza o con una pesante assenza, ma determinando comunque lo spazio nel quale impariamo a muoverci da soli e con gli altri.<\/p>\n<p>Nel film, Pasotti\/Paolo \u00e8 un conduttore televisivo, ma proprio dalla televisione sembra voler prendere le distanze, suggerite da quella scelta stilistica di mostrare lo schermo patinato, a righe, meravigliosamente costruito, della finzione catodica. Durante le sue performance teatrali invece, sopra un palco che non \u00e8 quello tronfio di luci &#8220;saturnine&#8221; che si accendono e spengono, ma quello in legno dove lo spettatore \u00e8 a due passi, assistiamo allo sforzo di un&#8217;impressione di realt\u00e0 nonostante la maschera posticcia che copre il volto per pi\u00f9 della met\u00e0.<\/p>\n<p>Herlitzka\/Giovanni, che ha realmente interpretato Arlecchino, ha dato corpo e anima alla maschera e vuole invece accorciare le distanze che di l\u00ec a breve lo separeranno per sempre da quella nicchia di pubblico che lo ha acclamato e da un figlio di cui non si \u00e8 occupato, sacrificando il ruolo di padre per quello di artista.<\/p>\n<p>Il sorriso triste di Arlecchino, davanti a uno specchio prima e al pubblico poi, malinconico ed esageratamente dipinto di rosso, \u00e8 lo stesso sorriso triste del figlio, pulito sul volto ma sporcato dalla ferocia di trucchi imposti, davanti allo specchio prima e alla telecamere poi.<\/p>\n<p>\u00c8 sorprendente come una maschera teatrale, coi suoi movimenti rigidi, col suo linguaggio in rima, sia pensata per un pubblico colto, vivo e tangibile e come invece una maschera televisiva, che dovrebbe apparire reale si interfacci con un pubblico finto e popolare.<\/p>\n<p>Tutto quello che dovrebbe essere pi\u00f9 simile a una scena quotidiana, per paradosso diventa il suo opposto, ricalcando la voglia di apparire quando si sceglie di farlo e di essere quando nessuno lo impone, ma solo perch\u00e9 si \u00e8.<\/p>\n<p>E tutto questo discorso \u00e8 racchiuso, oltre che nel finale, anche in una scena fondamentale, quella della televisione che non funziona per la mancanza del decoder, come spiegato dal tecnico: Herlitzka cos\u00ec si rivolge al figlio, chiedendo &#8220;Dicono che sono analogico, \u00e8 grave?&#8221;, una delle migliori battute degli ultimi mesi nel cinema italiano, traboccante di malinconia e ricca di critica verso la prepotenza della tv-spazzatura a tutti i costi, quella del dolore a tutte le ore, che vuol essere reale a discapito della nobilt\u00e0 di un&#8217;arte che per arrivare a tutti l&#8217;unico flusso che ha da seguire \u00e8 quello dell&#8217;amore verso s\u00e8 stessi, un sentimento che non ci fa vendere al miglior offerente, ma ci spiana la strada verso la dismissione di una maschera che nasconde i nostri pregi e le nostre qualit\u00e0 (vedi la fidanzata di Pasotti che per avere una parte nello show nasconde una laurea, perch\u00e9 &#8220;tanto le vogliono stupide e facilmente manipolabili&#8221;).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se Arlecchino \u00e8 servo di due padroni, deve esserlo di s\u00e8 stesso e della sua libert\u00e0.<\/p>\n<p>La dolcezza di alcune scene \u00e8 il vero valore aggiunto del film: Paolo che legge al padre un dialogo sull&#8217;assurdit\u00e0 della morte, l&#8217;acquisto del teatro della sua citt\u00e0 solo per una sera dove farlo esibire, l&#8217;alternanza del montaggio che inquadra la preparazione del padre prima dello spettacolo e quella del figlio prima di andare in onda, accompagnata da un sottofondo musicale davvero suggestivo, dell&#8217;autore Matthew James Kelly.<\/p>\n<p>Un piccolo gioiello <em>Io, Arlecchino<\/em>, perch\u00e9 nella sua semplicit\u00e0 e con una scelta del cast perfetta (vedi i battibecchi della coppia meridionale Savino-Ferreri, la dolce Colombina\/Valeria Bilello, l&#8217;amico che si esibisce in un saluto funebre insolito) tocca sentimenti universali e marca un passaggio di consegne fra tradizione e futuro.<\/p>\n<p>Herlitzka che fa la mosca ci regala un&#8217;interpretazione unica.<\/p>\n<p>Vedere un attore come lui che interpreta un uomo sul viale del tramonto rimanda al film <em>Luci della ribalta<\/em>, alla morte sul palco, al congedo dal pubblico nel modo in cui un artista ha sempre amato vivere: tra le braccia del suo pubblico. \u2022<\/p>\n<p><em>Valentina Mattiello<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"782\" 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mascherato), Giovanni Ferreri (Giuseppe), Maurizio Tabani (Impresario teatrale), Pietro Ghislandi (Battista), Fabio Calvi (Regista), Paolo Agnelli (Dott. Bertini), Giulia Manzini (Assistente nuovo studio), Massimo Molea (Mauro), Antonio Fulfaro (Prete), Eugenio De Giorgi (Dario), Doroty Barresi (Victoria), Tiziano Ferrari (Sandro), Stefania Palmisano (Carla), Harouna Dabr\u00e9 (Derek) \u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Officina della Comunicazione in collaborazione con Rai Cinema con il supporto del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali (MiBAC) \u2022\u00a0Distribuzione: Microcinema \u2022\u00a0<strong>Paese:<\/strong> Italia \u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2014\u00a0\u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 90&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che Giorgio Pasotti fosse un attore bravo a interpretare il ruolo del figlio coscienzioso, lo avevamo gi\u00e0 intuito un bel po&#8217; di tempo fa vedendo L&#8217;aria salata, di Alessandro Angelini (2006). 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