{"id":34821,"date":"2015-07-14T18:24:39","date_gmt":"2015-07-14T16:24:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34821"},"modified":"2015-07-14T18:24:39","modified_gmt":"2015-07-14T16:24:39","slug":"giocare-a-carte-scoperte-conversazione-con-roberto-minervini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34821","title":{"rendered":"Giocare a carte scoperte. Conversazione con Roberto Minervini"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-34822\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini.jpg\" alt=\"Roberto Minervini\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/roberto_minervini-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\n<strong>Giocare a carte scoperte.<\/strong><br \/>\n<strong> Conversazione con Roberto Minervini<\/strong><br \/>\na cura di Claudio Casazza<\/p>\n<p>Roberto Minervini \u00e8 italiano, il suo cinema no. \u00c8 nato nelle Marche (Fermo, 1970) ma vive da anni nel sud degli Stati Uniti, in questi luoghi ha realizzato tutti i suoi film: nel 2011 la la sua opera prima <em>The Passage<\/em>, presentato al festival di Bruxelles, lo stupendo <em>Low Tide<\/em>, selezionato a Venezia 2012 nella sezione Orizzonti. Nel 2013 il suo terzo film, <em>Stop the Pounding Heart<\/em> , \u00e8 invece agli Special Screenings di Cannes dove ottiene enorme risonanza, il film esce addirittura in qualche sala e vince molti premi in festival internazionali. <em>Lousiana (The Other Side)<\/em> \u00e8 il suo ultimo lavoro presentato sempre a Cannes in Un certain regard.<\/p>\n<p>Minervini \u00e8 un filmmaker che si immerge nella realt\u00e0 che racconta, la vive e poi la filma. La comunit\u00e0 che racconta in <em>Louisiana<\/em> l\u2019ha penetrata da vicino. Ha conosciuto ed \u00e8 diventato e amico dei suoi personaggi che poi ha deciso di filmare e \u201cmettere in scena\u201d, \u00e8 stato accanto alla loro rabbia, ai loro amori e alle loro paure. Solo cos\u00ec riesce a filmare e cos\u00ec restituircele attraverso un cinema che parte documentario ma che si trasforma ben presto in ricostruzione e finzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ZklTNTQoaEg?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Claudio Casazza: Dopo il suo passaggio a Cannes e l&#8217;arrivo nelle sale italiane, il tuo ultimo film, <em>Lousiana (The Other Side)<\/em>, ha fatto molto discutere e diviso pubblico e critica. Cosa ne pensi del fatto che i tuoi film creino passioni cos\u00ec estreme e divisive?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Roberto Minervini:<\/strong> S\u00ec \u00e8 vero, \u00e8 un film che ha diviso e credo sia necessario che questo film divida. Me l&#8217;aspettavo. Il film \u00e8 nato per creare un certo dibattito e perci\u00f2 mi aspettavo qualcosa del genere. La ricerca del consenso unanime non \u00e8 un qualcosa che mi ero prefissato e in generale non mi interessa. Il post Cannes \u00e8 andato bene. Mi sono catapultato in Italia, visto che il film \u00e8 uscito in sala, e la risposta di critica e pubblico \u00e8 stata molto positiva: il film ha creato un dibattito costruttivo e partecipato e proprio questo era ci\u00f2 che volevo.<\/p>\n<p><strong>CC: Rispetto ai tuoi precedenti lavori, in <em>Lousiana<\/em> si nota una pi\u00f9 intensa passione, un amore smodato per i tuoi personaggi. Quanto questo profondo legame ha condizionato e pilotato le tue scelte?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Questo progetto va avanti da anni. Per fare film del genere bisogna giocare a carte scoperte, avere degli intenti comuni tra me e i personaggi del film. Abbiamo deciso insieme quali storie raccontare e vagliato l&#8217;opportunit\u00e0 di raccontare alcune storie piuttosto che altre; una volta deciso di raccontare una determinata storia, questa doveva essere senza autocensure. Lavorare senza alcun tipo di censura \u00e8 stato il punto di partenza fondamentale dell&#8217;intero progetto. Quando si lavora senza senza censure si \u00e8 vulnerabili, non si hanno paraventi e questo fatto ha unito me e i miei personaggi.<br \/>\nLe storie che ho scelto di raccontare sono quelle che mi stavano pi\u00f9 a cuore, anche se in modo diverso. Questo amore parte da una paura, ed \u00e8 proprio la paura ad essere la matrice, il motore dell&#8217;amore visto come necessit\u00e0. \u00c8 interessante pensare al film in questi termini: la cosa che ci ha uniti \u00e8 proprio questo senso di vulnerabilit\u00e0 totale, questa voglia di raccontare storie intime e difficili attraverso il linguaggio filmico. Questo approccio, questo tipo di linguaggio, lo ritrovo anche nei miei film precedenti, anche se si \u00e8 evoluto.<\/p>\n<p><strong>CC: Ci sono storie che non hai inserito nel montaggio finale? E quando hai preso questa decisione? Gi\u00e0 durante le riprese oppure al montaggio?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Ci sono molte storie che non sono entrate nel montaggio finale. Ad esempio quella della spogliarellista incinta che si vede brevemente nel film, \u00e8 una storia che ho seguito per molto tempo, una storia di madre single, ho seguito lei e la bambina fino all&#8217;et\u00e0 di otto mesi: \u00e8 una storia molto violenta. Poi ci sono altre storie abbandonate, storie morte che ho deciso di non proseguire a raccontare, anche di comune accordo con i personaggi.<br \/>\nHo deciso al montaggio cosa inserire nel film, la scrittura avviene solo a posteriori, la decisione \u00e8 venuta dopo, dovevo fare delle scelte e ho deciso di non raccontare alcune storie. Ma forse sapevo gi\u00e0 all&#8217;inizio che raccogliere 150 ore di girato per poi ridurre in una storia di un&#8217;ora e mezzo sarebbe stato molto difficile. Mi sarebbe piaciuto fare tanti film, una specie di mio decalogo e raccontare tutte le storie.<br \/>\nIn verit\u00e0 c&#8217;\u00e8 chi vorrebbe vederle in un montaggio, la Rai ad esempio, mi ha chiesto di raccontare delle sotto storie. Ho molto materiale che non \u00e8 entrato neanche nel film, ad esempio il movimento Open Carry sull&#8217;uso smodato delle armi, anche quando si va al supermercato. Li ho seguiti per mesi, sono andato anche alla campagna elettorale di un loro candidato Presidente. Si parlava con la Rai di un lavoro su questa storia, vediamo per\u00f2 cosa succede&#8230;<\/p>\n<p><strong>CC: Facciamo un passo indietro. Come lavori con i tuoi personaggi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Io lavoro con queste comunit\u00e0 da ormai sette anni, tutti i miei film sono tra loro collegati e ci sono personaggi in comune che si ripetono, ad esempio Lisa, la protagonista di <em>Lousiana<\/em>, era gi\u00e0 presente all&#8217;interno di <em>Stop the Pounding Heart<\/em>, che a sua volta aveva al suo interno personaggi di <em>Low Tide<\/em>. Lavoro cos\u00ec, con la conoscenza, attraverso circoli e amicizie e la frequentazione continua di queste comunit\u00e0 che altrimenti sarebbero inaccessibili. Ci lavoro, anzi vivo e convivo con queste persone e il girato \u00e8 la diretta conseguenza di questo rapporto che si viene a creare. Devo dire che anche durante le riprese si gira poco, pi\u00f9 che altro si vive insieme. Io giro per circa il 20% del tempo che passo con queste persone, per il resto vivo con loro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_34823\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34823\" class=\"size-full wp-image-34823\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/louisiana.jpg\" alt=\"Louisiana (The Other Side) - Roberto Minervini, 2015\" width=\"782\" height=\"587\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/louisiana.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/louisiana-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/louisiana-436x327.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-34823\" class=\"wp-caption-text\">Louisiana (The Other Side) &#8211; Roberto Minervini, 2015<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CC: \u00c8 molto interessante in <em>Lousiana<\/em> come le due storie si interrompano improvvisamente. Come sei giunto a questa scelta di discontinuit\u00e0 con i tuoi film precedenti?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Nella prima parte, quella di Mark e Lisa, c&#8217;\u00e8 da sapere che Mark \u00e8 emerso durante le riprese e durante ho deciso di seguire con maggiore attenzione proprio lui, la mamma e la sua famiglia. Tutto questo non era previsto. Parlando con loro ho compreso che questa rabbia verso le istituzioni meritava un discorso politico pi\u00f9 ampio. Io ero in contatto che le organizzazioni paramilitari governative, conoscevo i membri e avevo gi\u00e0 intenzione di lavorare con loro, di seguirli nelle loro manifestazioni davanti alla Casa Bianca, nelle loro azioni di difesa del territorio, nelle manifestazioni armate, negli scontri con la polizia. Avevo seguito queste vicende e conoscevo i personaggi. Quindi ho deciso di seguirli quando il discorso meritava di essere spostato sulla politica, volevo che le due parti andassero in cortocircuito narrativo e che le due parti dialogassero dal punto di vista concettuale. \u00c8 stata una scelta che \u00e8 avvenuta durante le riprese.<br \/>\nPer quanto riguarda i paramilitari comprendo che molti non li vedano di buon occhio, per\u00f2 al tempo stesso li capisco. Il fatto stesso che degli individui siano portati a vivere nella paura, che pensino a fare esercitazioni nelle boscaglie per prepararsi a una guerra civile, \u00e8 una cosa che fa molta tristezza. \u00c8 molto triste conoscere persone che aspettano una legge marziale e devono essere pronti per difendere la propria famiglia.<\/p>\n<p><strong>CC: Si pu\u00f2 dire che hai raccontato due diverse storie di addiction, di dipendenza?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> \u00c8 esattamente cos\u00ec! Nella prima parliamo di addiction da droga. Dipendenza da metanfetamina, che \u00e8 una droga politica, il cui proliferare \u00e8 stato favorito dalle scelte dell&#8217;amministrazione Reagan che, anzich\u00e9 fare la lotta alla metanfatemina, ha solo bandito l&#8217;efedrina che veniva dal Messico per favorire l&#8217;uso della psedoefedrina che \u00e8 un farmaco e perci\u00f2 ha di fatto legalizzato la produzione metanfetamina a vantaggio delle industrie farmaceutiche e cos\u00ec, come spesso accade in America, questa proliferazione in zone depresse ne ha aumentato il consumo. Oggi invece il governo federale ne fa una battaglia di legalit\u00e0, andando di fatto a perseguire i pi\u00f9 poveri.<br \/>\nLa stessa cosa \u00e8 accaduta con le cellule paramilitari che sono state utilizzate dal governo per azioni al limite della legalit\u00e0, soprattutto alla frontiera con il Messico. La rete paramilitare \u00e8 talmente estesa che ora il governo sta cercando di porre rimedi, esattamente come con la metanfetamina. Sono due addiction di fronte alle quali il governo centrale ha sempre chiuso un occhio.<br \/>\nUn&#8217;altra cosa importante \u00e8 che tutti i personaggi che ho incontrato in queste zone sono quasi tutti veterani di guerra, persino la spogliarellista ha fatto la guerra del golfo, tutti veterani di guerra abbandonati al loro destino perch\u00e9 quando entrano in dipendenza da droga perdono l&#8217;assistenza che avevano in quanto veterani di guerra.<br \/>\nLa domanda che mi sono posto \u00e8: cosa sta succedendo in America, un paese in cui nascono le teorie della cospirazione, un paese dove esistono cellule paramilitari che temono la guerra civile? La mia personale risposta \u00e8 che l&#8217;America \u00e8 un paese impazzito.<br \/>\nNel midwest e nel sud c&#8217;\u00e8 questo cortocircuito e tra l&#8217;altro sono proprio questi gli Stati in cui, da sempre, si decidono le Presidenziali. \u00c8 la zona dove ho scelto di vivere e dove tocco con mano questo cortocircuito tra opinione pubblica e istituzioni. Credo che la responsabilit\u00e0 sia del governo centrale pi\u00f9 che di quello locale, tutto parte dalla riforma sicurezza nazionale di Bush nel 2002, dall&#8217;abuso di potere delle forze delle ordine, dall&#8217;utilizzo di milizie al limite della legalit\u00e0. Per questo dal Texas mi sono spostato alla Lousiana del nord e voglio continuare il percorso, ad esempio in zone assurde come il Nebraska dove grazie al <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fratturazione_idraulica\" target=\"_blank\">fracking<\/a>\u00a0si creano sacche di ricchezza e di povert\u00e0, sacche di violenza estrema quasi usa e getta, che nascono e spariscono in base alle decisioni del governo centrale.<\/p>\n<p><strong>CC: C&#8217;\u00e8 una costante in tutti i tuoi film: i tuoi personaggi sono spesso immersi nella natura e ci danno l&#8217;impressione che siano proprio gli alberi e l&#8217;ossigeno la loro ultima fonte di sostentamento.<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> \u00c8 vero, c&#8217;\u00e8 un&#8217;appartenenza a un territorio, quasi un senso di protezione all&#8217;interno della natura, anche geograficamente. Sono zone inaccessibili, zone in stretto contatto con la natura all&#8217;interno delle quali barricarsi. Sono persone che vivono all&#8217;aria aperta, anche Mark, che \u00e8 un tossicodipendente, \u00e8 un pescatore, un cacciatore. Credo sia il luogo che crea queste persone, crescono in simbiosi con esso e poi quando il luogo \u00e8 inquinato, ad esempio a causa della scomparsa dell&#8217;agricoltura, cambiano anche loro. Ci sono cose nei miei film che fanno capire questo: in <em>Stop the Pounding Heart<\/em> c&#8217;\u00e8 lo steccato che \u00e8 un segno di protezione e pure di separazione netto, usato per barricarsi, in <em>Lousiana<\/em> invece lo ritrovo con le armi e la droga che dettano i limiti di protezione del territorio, per barricarsi appunto.<\/p>\n<p><strong>CC: Ripensando ai tuoi film mi viene da fare dei parallelismi: in <em>Low Tide<\/em> fai un discorso sociopolitco indiretto, non c&#8217;\u00e8 uno steccato se non il rapporto del ragazzino con la madre, mentre in <em>Stop the Pounding Heart<\/em> c&#8217;\u00e8 un discorso sul male all&#8217;interno della comunit\u00e0 un po&#8217; pi\u00f9 articolato e in questo ultimo film c&#8217;\u00e8 l&#8217;esplosione quasi incontrollata del male. Mi chiedo se sia veramente necessario barricarsi per proteggersi da questo male.<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Bella domanda. Quando sono in America spengo la geo-localizzazione del mio iPhone, lo faccio io e lo fanno molti miei amici che, pur non abbracciando le teorie della cospirazione, intendiamo comunque limitare il tracking da parte di governo e derivati. Credo che anche questo possa essere considerato un barricarsi.<br \/>\nVivo in un quartiere semicentrale di Houston, abbastanza bello e se vieni a casa mia trovi telecamere dentro e fuori, cartelli di circuito chiuso, cartelli metallici con scritte di pericolo e la pistola come simbolo, come a dire \u00abse entri ti ammazzo\u00bb. Ho sulla porta adesivi che dicono \u00abio non chiamo il 911, sono il 911!\u00bb, \u00abmembro della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/National_Rifle_Association\" target=\"_blank\">National Rifle Association<\/a>\u00bb, ho una pistola e prima di andare a dormire esco per farmi vedere, marchio il territorio, e attraverso questo gesto dico che \u00abse venite qua e toccate la mia famiglia io vi ammazzo\u00bb. Visto che sono gi\u00e0 entrati a casa mia sono costretto a fare cos\u00ec a difesa della mia famiglia, dei miei due bimbi. La pistola non \u00e8 vera, \u00e8 comprata su eBay, non sembro della RFA e i simboli non sono veri ma sento la necessit\u00e0 di fare cos\u00ec. Lo so che \u00e8 al limite della malattia mentale e mi sta portando all&#8217;esaurimento nervoso, ma ormai fa parte della mio modo di vivere. Devo dire che ora questo comportamento mi sta spingendo a fare delle riflessioni, se tutto ci\u00f2 \u00e8 diventato la normalit\u00e0 \u00e8 qualcosa di agghiacciante.<br \/>\nE possiamo dire che l&#8217;aumento del male nei miei film rispecchia un po&#8217; il mio stato d&#8217;animo e la mia conoscenza del territorio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_34824\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34824\" class=\"wp-image-34824 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/stopthe-e1436890990487.jpg\" alt=\"Stop the Pounding Heart - Roberto Minervini, 2013\" width=\"782\" height=\"440\" \/><p id=\"caption-attachment-34824\" class=\"wp-caption-text\">Stop the Pounding Heart &#8211; Roberto Minervini, 2013<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CC: Mi interessa capire la costruzione del film e l&#8217;approccio quasi di finzione che hanno i tuoi film&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Per quanto riguarda l&#8217;approccio, io non ho mai fatto un lavoro etnografico, ho una formazione da fotoreporter di guerra. Per me \u00e8 essenziale trovare un linguaggio per raccontare delle storie, quindi non mi preoccupo necessariamente della forma documentaristica, \u00e8 uno standard che non esiste. A me piace combinare le due forme, per arrivare da un materiale di osservazione A a un materiale di osservazione B utilizzo spesso un veicolo, un link che molto spesso \u00e8 di finzione o di rimessa in scena: in <em>Lousiana<\/em> la nonna che balla, le camminate, i percorsi in macchina sono delle rimesse in scena che corrispondono comunque al vero. Poi i miei film derivano da un&#8217;osservazione estesa che mi \u00e8 possibile grazie al passaggio dalla pellicola al digitale, che nel mio caso \u00e8 avvenuto con <em>Stop the Pounding Heart<\/em>. Questo passaggio mi ha permesso di girare molto di pi\u00f9 e di rendere anche pi\u00f9 agevole il lavoro di contatto con la realt\u00e0, grazie al quale posso affrontare temi pi\u00f9 complessi che in <em>Low Tide<\/em>.<br \/>\nSecondo me \u00e8 tutto frutto del mio percorso, c&#8217;\u00e8 una mia crescita, anche il mio occhio \u00e8 cambiato, riesco a pensare in termini di montaggio. Poi certamente, coprire degli angoli, l&#8217;utilizzo del ritmo e dei silenzi sono tutte cose che vengono da una sensibilit\u00e0 che appartiene pi\u00f9 al cinema di finzione.<\/p>\n<p><strong>CC: \u00c8 interessante il discorso sul passaggio dalla pellicola al digitale&#8230; il tuo \u00e8 un approccio indubbiamente favorevole all&#8217;affermarsi del digitale&#8230; con quale strumentazione lavori abitualmente? Non nutri nessun rimpianto per la pellicola?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Gli ultimi due film (<em>Stop the Pounding Heart<\/em> e <em>Louisiana<\/em>) li ho girati in digitale 5K con una Red Epic X. A differenza della celeberrima, quanto \u2013 a mio parere \u2013 infame, Arri Alexa, la Red Epic restituisce un&#8217;immagine pi\u00f9 sporca, pi\u00f9 retr\u00f2, in quanto pi\u00f9 saturata e vivida e meno definita, in termini di latitudine e di \u201cprofondit\u00e0\u201d dei colori. Pertanto, nonostante senta anch&#8217;io un forte rimpianto per la pellicola, il fatto di lavorare con la Epic mi soddisfa abbastanza. Al contrario, l&#8217;immagine Alexa (che \u00e8 l&#8217;immagine digitale per antonomasia) mi angoscia profondamente e induce in me una fortissima nostalgia sia del 35mm, sia del Super 16mm.<\/p>\n<p><strong>CC: Dicevi che in passato hai fatto anche il fotoreporter di guerra, ci puoi spiegare dove e per quanto tempo e se questo ha poi influenzato il tuo modo di vedere il mondo che ti circonda?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Ho studiato da fotoreporter di guerra, mi sono formato sotto la guida di David Turnley. Purtroppo per\u00f2, ho dovuto abbandonare il mio sogno, perch\u00e9 non sono riuscito a combinare lo stile di vita da fotoreporter con quello della vita di coppia. Detto questo, non c&#8217;\u00e8 dubbio che la mia formazione da fotoreporter influenzi il mio modo di vedere \u2013 e ritrarre \u2013 la realt\u00e0. Il mio rapporto con luoghi e persone \u00e8 dettato da un senso di urgenza e immediatezza, di irripetibilit\u00e0 del momento, che mi permette di andare oltre i miei pregiudizi (e quindi le mie paure), e di immergermi fino in fondo in tale rapporto, mettendomi a nudo (e quindi a rischio). Nella vita, un po&#8217; come in guerra, bisogna giocare a carte scoperte.<\/p>\n<p><strong>CC: L&#8217;essere coinvolto in prima persona dalle storie e dalle persone ritratte nei tuoi film \u00e8 una condizione indispensabile al tuo approccio al cinema. Volevo chiederti se ritieni che questo sia inevitabilmente necessario e, pure, quale debba essere, a tuo avviso, la giusta distanza da tenere?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Ritengo sia impossibile fare cinema senza coinvolgimento (con l&#8217;idea, i motivi, il messaggio, i personaggi, gli interpreti&#8230;). Al tempo stesso \u00e8 per\u00f2 impossibile fare cinema senza mantenere le distanze da tutto ci\u00f2 che ho citato prima. Pertanto, fare cinema diventa un tiro alla fune tra coinvolgimento e distanza. Quando ci si sbilancia troppo da una parte o dall&#8217;altra si finisce per fare un cinema zoppo, che cammina su una sola gamba. Il coinvolgimento totale genera lavori troppo personali, al limite del narcisismo e dell&#8217;esibizionismo. Il distacco totale genera, invece, lavori rarefatti, esercizi di stile &#8220;usa e getta&#8221;, vale a dire, la maggior parte della produzione cinematografica di oggi. L&#8217;essenza del mio lavoro, in qualit\u00e0 di autore, sta proprio nella ricerca di quell&#8217;equilibrio tra coinvolgimento e distanza. Una ricerca senza fine, probabilmente.<\/p>\n<p><strong>CC: Parliamo delle tue influenze cinematografiche. Vai cinema e cosa ti piace vedere? Se penso al tuo cinema mi vengono alla mente, molto banalmente, i fratelli Dardenne, anche per quel discorso di cinema molto vicino alla realt\u00e0. In Italia abbiamo diversi cineasti che gravitano attorno a un&#8217;idea di cinema assai prossima alla tua tua, penso a Gianfranco Rosi, Michelangelo Frammartino e Pietro Marcello, ad esempio. Cosa pensi del loro cinema?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Sul cinema contemporaneo mi trovo in difficolt\u00e0 sia perch\u00e9 ne vedo poco, perch\u00e9 la mia ricerca cinematografica \u00e8 a ritroso, guarda al passato piuttosto che al presente, sia perch\u00e9 non sono cineasta di formazione e non appartengo a nessuna scuola, n\u00e9 italiana n\u00e9 straniera. Ci\u00f2 nonostante, sicuramente apprezzo il lavoro di autori del reale come Gianfranco Rosi e Pietro Marcello, che conosco personalmente e stimo enormemente e che \u2013 come me \u2013 fanno un cinema poco classificabile e molto personale.<\/p>\n<p><strong>CC: Ti capiter\u00e0 nel futuro di raccontare l&#8217;Italia?<\/strong><\/p>\n<p><strong>RM:<\/strong> Penso di s\u00ec, prima o poi capiter\u00e0, ma al momento ho da pensare alla famiglia, devo capire se restare in America o andare da un&#8217;altra parte. Forse mi prendo una pausa di riflessione e faccio un film completamente diverso, probabilmente una biografia musicale. \u00c8 comunque un momento delicato. Non sono i film che mi rimangono dentro ma sono io che rimango dentro a questi film, li vivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giocare a carte scoperte. Conversazione con Roberto Minervini a cura di Claudio Casazza Roberto Minervini \u00e8 italiano, il suo cinema no. \u00c8 nato nelle Marche (Fermo, 1970) ma vive da anni nel sud degli Stati Uniti, in questi luoghi ha realizzato tutti i suoi film: nel 2011 la la sua opera prima The Passage, presentato al festival di Bruxelles, lo<\/p>\n","protected":false},"author":118,"featured_media":34822,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[8],"tags":[15666,150,16791,14295,14296,16792],"class_list":["post-34821","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interviste","tag-claudio-casazza","tag-intervista","tag-louisiana","tag-low-tide","tag-roberto-minervini","tag-stop-the-pounding-heart"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Giocare a carte scoperte. 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