{"id":3507,"date":"2009-10-09T04:00:20","date_gmt":"2009-10-09T03:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3507"},"modified":"2020-12-04T01:36:22","modified_gmt":"2020-12-04T00:36:22","slug":"la-legge-della-tromba-augusto-tretti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3507","title":{"rendered":"La legge della tromba. Un film di Augusto Tretti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42216\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/la-legge-della-tromba-cover-20-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>da <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=2880\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto Confideniale 17, settembre 2009<\/a><\/p>\n<blockquote><p><strong>La legge della tromba<\/strong><br \/>\na cura di Alessio Galbiati<\/p><\/blockquote>\n<p>Assai pi\u00f9 che per <em>Il potere<\/em>, <em>La legge della tromba<\/em> merita d\u2019essere raccontato minuziosamente per via della sua ancor pi\u00f9 difficile reperibilit\u00e0. Sarebbe forse pi\u00f9 corretto utilizzare il termine \u2018visionabilit\u00e0\u2019, che poi, per un film, \u00e8 la condizione necessaria per vivere (o morire continuamente alla velocit\u00e0 di ventiquattro fotogrammi al secondo), per essere. Un film deve essere visto, deve avere la possibilit\u00e0 di essere alla portata degli occhi e della mente delle persone, altrimenti non avrebbe nemmeno senso metterli al mondo questi film, perch\u00e9 un\u2019opera composta da una successione di immagini in movimento e da una colonna audio, lontano dagli occhi, semplicemente non \u00e8. Un film vive se pu\u00f2 vagare nei ricordi delle persone ma per farlo \u00e8 necessario che sia visto. Questo articolo e pi\u00f9 in generale l\u2019intero speciale che Rapporto Confidenziale sta componendo vuole essere uno strumento che possa donare nuovamente la via del pubblico ai film di AUGUSTO TRETTI, o dell\u2019anarchica innocenza di un irregolare del cinema italiano.<\/p>\n<blockquote><p><strong>Sinossi dettagliata.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Didascalia 1. \u201cPrologo\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La signora Maria Boto, seduta ad un tavolo da cucina, con alle spalle il fuoco di un camino che scalda una pentola, si rivolge alla macchina da presa parlando in prima persona.<\/p>\n<p>\u00abSignore e Signori io sono Maria Boto, di professione cuoca. In tutta la mia vita non ho mai visto un film, non me ne intendo; nonostante questo mi hanno pregato di lavorare nel cinema, ho accettato e sono andata in un teatro di posa: ho visto i riflettori, la macchina da presa, con la paralasse, gli attori, l&#8217;operatore, gli elettricisti, gli archi. Cose interessantissime, per\u00f2&#8230; Troppa confusione! e poi sempre pasticci. Ve ne dico una: mentre stavamo lavorando, fermano il film! i produttori non volevano pi\u00f9 dare un soldo perch\u00e9 dicevano che io non ero commerciale. (ride) Ho sgobbato, ma sono contenta di aver fatto anche questa esperienza. Ed ora cari Signore e Signori, vi saluto, perch\u00e9 devo preparare il pranzo.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Didascalia 2. \u201cCinque poveri diavoli, spinti dal bisogno, organizzarono la pi\u00f9 audace delle rapine&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Celestino insieme ai suoi quattro scalcagnati amici \u2013 Faccia d\u2019angelo, il Conte, Dum Dum e Bimbo \u2013 provano a rapinare un gracchiante furgoncino portavalori della Banca del Popolo. Tutto procede per il verso giusto, bloccano il furgone nel mezzo di una desolata campagna, fanno scendere le guardie armate dal mezzo a motore e si avventano sul bottino ma, una volta aperta una valigetta scoprono che invece dei milioni ci sono solamente cambiali, un quintale di carta senza alcun valore. Le guardie riprendono il controllo e, armi alla mano, ed apostrofandoli come \u201cLazzaroni\u201d, li disarmano ed immobilizzano.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 3. \u201cCelestino e i suoi amici furono rinchiusi in un penitenziario&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>I cinque in cella intonano canti che inneggiano alla libert\u00e0 ed alla speranza di un lavoro: \u00abNoi vogliam la libert\u00e0 \/ N\u00e9 catene N\u00e9 soldat \/ noi vogliamo del lavoro per campar \/ e la nostra vita in pace terminar \/ Libert\u00e0, libert\u00e0, libert\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 4. \u201cOgni giorno, viene concessa ai forzati, un po\u2019 di ricreazione\u201d<\/strong><\/p>\n<p>In un desolante cortile, sotto il controllo armato delle guardie, i cinque trascinano le pesanti catene che hanno legate alle gambe e fanno conversazione fra loro, vaneggiando e fantasticando. Il Conte narra la sua storia ed il sogno di ottenere una carica nobiliare, gli altri si intrattengono a commentare la bellezza di un fiore: un ranunculus vulgaris. \u00abSvelti che si va a cena!\u00bb grida una guardia. Un attimo dopo li vediamo, da dietro alle sbarre, seduti ad tavolo come nel celebre affresco leonardesco. Ai cinque viene servita la cena dal cuoco e dai suoi assistenti come se si fossero ad un ristorante di lusso e prima di lasciare la stanza li saluter\u00e0 con impeccabile professionalit\u00e0: \u00abEd a nome della direzione, buon appetito!\u00bb. Durante la cena Faccia d\u2019angelo apprende da Celestino che per la mezzanotte \u00e8 prevista l\u2019evasione.<\/p>\n<p>Calata la notte metteranno in atto il loro piano, segheranno le sbarre e, palla al piede nelle mani, se la daranno a gambe levate.<\/p>\n<p>Ma proprio mentre i cinque sono evasi, arriva al meridionalissimo direttore del carcere la notizia che a seguito della nascita del figlio a lungo atteso del Governatore \u00e8 stata concessa una amnistia a tutti detenuti.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 5. \u201cAll\u2019alba gli evasi correvano ancora\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Celestino ed i suoi compari si infilano senza rendersene all\u2019interno di un territorio dall\u2019aspetto lunare entro il quale si stanno svolgendo delle bellicose \u201cmanovre militari\u201d. Le truppe, il generale e tutti i soldati sono un branco di vecchietti squinternati dotati di un cameratismo assai greve e di un acume assai poco sottile. L\u2019arrivo del generale sul campo delle operazioni dar\u00e0 il via ad uno scontro a fuoco fra le due fazioni, fra esplosioni che suonano come pernacchie e lampi di fuoco assai pi\u00f9 simili ad innocue scintille. In mezzo a tutto questo caos i cinque cercheranno di non lasciarci le penne totalmente ignari che quello a cui stanno assistendo sia in realt\u00e0 una poverissima simulazione. Con mezzi di fortuna, un sidecar e dei muli, riusciranno anche questa volta a scappare, lasciando il generale ed i suoi sottoposti all\u2019inseguimento del suo cappello che a seguito di un\u2019esplosione ha incominciato a rotolare senza sosta per le campagne circostanti.<\/p>\n<p>Il Conte, attardatosi dai compagni di fuga, incrocia un gruppo di contadini che sta tornando sul terreno delle esercitazioni per seminare.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 6. \u201cCelestino e i suoi amici si diedero convegno nel vecchio covo\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La banda \u00e8 nuovamente in libert\u00e0 e trascorre il tempio nell\u2019ozio. Celestino li raggiunge e comunica a loro quel che un tempo gli disse il colto e facoltoso Signor Liborio, capo tromba del suo reparto nell\u2019esercito: \u00abSe avrai bisogno di qualcosa nella vita, vieni pure da me!\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 7. \u201cNell\u2019appartamento del Signor Liborio, Presidente dall\u2019Universal Mondial Company\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Il Signor Liborio siede alla scrivania intento nella lettura di un trattato di Filosofia del Diritto, seduto di fronte a lui, in abiti dimessi, c\u2019\u00e8 un remissivo Celestino, giunto in udienza per una intercessione che lo aiuti a trovare un\u2019occupazione onesta per s\u00e9 ed i suoi amici. Non senza averlo istruito sulla retta via che un buon uomo dovrebbe seguire, il ricco industriale offrir\u00e0 quel che chiede, un lavoro presso la nuova industria che la sua societ\u00e0 ha da poco deciso di fondare: una enorme fabbrica di trombe. Ma, \u00abdato i vostri precedenti: nessun contratto. Vi dar\u00f2 mezza paga. Per\u00f2 vi prometto un lavoro sicuro e col tempo, forse, una partecipazione agli utili\u00bb.<\/p>\n<p>Il giorno seguente sono gi\u00e0 al lavoro per l\u2019edificazione della fabbrica, tutt\u2019altro che grandioso, il trombificio pare pi\u00f9 che altro una trasandata stalla rimaneggiata ad officina industriale.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 8. \u201cCelestino, desideroso di far carriera, nelle ore di libert\u00e0, frequentava le prove del circolo Amici della musica. L\u00ec, conobbe una ragazza per bene\u201d<\/strong><\/p>\n<p>In un piccolo teatro un\u2019orchestra d\u2019una dozzina di elementi strimpella una acuta melodia, Celestino assiste in una sala deserta seguendo l\u2019esecuzione sul proprio spartito. Una ragazza si siede accanto a lui ed attacca a conversare, non senza essersi presentata. Celestino si offre di accompagnare a casa la signorina Marta che per\u00f2 rifiuta, dal momento che Celestino ancora non possiede l\u2019automobile.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 9. \u201c(ogni lavoro da i suoi frutti) INAUGURAZIONE DEL TROMBIFICIO!\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Fra squilli di trombe una folla di persone attende l\u2019arrivo del Ministro sopraggiunto il quale avr\u00e0 inizio la cerimonia del taglio del nastro nel giubilo generale di tutte le autorit\u00e0 convenute. Il Signor Liborio in persona passer\u00e0 in rassegna le capacit\u00e0 produttive del nuovo trombificio nazionale, che in realt\u00e0 altro non sono che una scalcinata messa in scena per gli occhi incompetenti dell\u2019anziano Ministro il cui discorso solenne si concluder\u00e0 con una sonora caduta dal podio.<\/p>\n<p>Il lauto banchetto organizzato per celebrare l\u2019evento \u00e8 l\u2019occasione durante la quale Celestino manifesta a Marta i suoi sentimenti ed i progetti che ha per il loro futuro, \u00abla televisione, la macchina ed anche la cameriera\u00bb replica cinguettante la ragazza. Ma non appena l\u2019avr\u00e0 presentata al Signor Liborio questo, riconoscendola come la figlia di un suo conoscente emigrato in Argentina, proprietario di una miniera nel Tartagal, si comporter\u00e0 in maniera affabulante nei confronti della ragazza che non appena si saranno salutati si informer\u00e0 sulla situazione sentimentale del ricco industriale e sull\u2019entit\u00e0 del suo patrimonio.<\/p>\n<p>Intanto il Signor Liborio si accorda con il Ministro.<\/p>\n<p>Sui muri delle citt\u00e0 compaiono dei manifesti che riportano le nuove disposizioni volute dal Ministro dei rumori e dei suoni che obbligano tutti i cittadini, le forze pubbliche, gli uffici pubblici ed i musicisti all\u2019obbligo dell\u2019utilizzo delle trombe. I capitreno li usano per far partire i treni, la polizia come sirene, gli spazzini come campane per la raccolta, i vigili per dirigere il traffico.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 10. \u201cIl Paese fu cos\u00ec definitivamente intrombato.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Celestino lavora freneticamente alla sua scrivania coordinando le spedizioni internazionali e gestendo la produzione ma la sua testa \u00e8 interamente dedicata al suo amore per Marta.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 11. \u201cMentre Celestino viveva il suo sogno d\u2019amore, Liborio riuniva il Consiglio d\u2019Amministrazione dell\u2019Universal Mondial Company.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Attorno ad un tavolo un gruppo di anziani vestiti di tutto punto fa il punto della situazione del proprio business: +100%. Il Signor Liborio ammonisce per\u00f2 i suoi sulla saturit\u00e0 del mercato delle trombe, dal momento che ognuno possiede almeno una tromba i margini del settore si sono ormai assottigliati dunque \u00e8 divenuto necessario trasferire il trombificio in un paese straniero, ed il Tartagal con le sue miniere di ottone sarebbe la meta perfetta dove trasferire la produzione, abbattendo cos\u00ec i costi della materia prima. Il Signor Liborio, ricordandosi che il padre della signorina Marta possiede proprio una miniera in quella terra lontana, decide si sposare la ragazza per impossessarsi senza spendere un quattrino di ci\u00f2 di cui la sua societ\u00e0 ha necessit\u00e0 per l\u2019aumento dei profitti. Un brindisi immersi nello scoppiettio delle bollicine della gazzose offerte ai suoi commensali suggeller\u00e0 l\u2019accordo intercorso nel nuovo CDA.<\/p>\n<p>Venuto a sapere dei suoi gusti il Signor Liborio ricopre di attenzioni la signorina Marta, le regala fiori, la porta a passeggio\u2026<\/p>\n<p><strong>Didascalia 12. \u201cLiborio conquist\u00f2 Marta con la finezza d\u2019animo&#8230;\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Marta e Liborio seduti su di una panchina giocherellano con un gatto.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 13. \u201c\u2026con lo sport&#8230;\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Marta e Liborio tirano di scherma.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 14. \u201c\u2026con l\u2019eloquenza e la cultura\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Liborio declama ad un\u2019estatica Marta i versi di Giacomo Zanella: \u00abBa ba bababa, ba ba bababa\/ ba ba babab\u00e0 \/ ba ba babab\u00e0 \/ ba ba b\u00e0b\u00e0&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 15. \u201c\u2026con lo spirito di corpo\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Liborio bersaglierizzato vaga per le strade saltellante e strombazzante, nel passo tipico dei Bersaglieri.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 16. \u201c\u2026con l\u2019osservanza religiosa.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Liborio e Marta sono genuflessi sui banchi di una chiesa riempita da una nenia sgrammaticata cantata da una voce troppo oltremodo acuta, alla quale tutti ritmicamente rispondo ad intervalli regolari con suoni gutturali.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 17. \u201c\u2026con la musica\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Marta suona al pianoforte mentre Liborio intona uno sdolcinato e stucchevole canto a lei dedicato concluso con un bacio sul capo.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 18. \u201c\u2026e infine\u2026 con i regali e con l\u2019alcole!\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Un disco diffonde un coinvolgente lento, Marta e Liborio fra sigarette e bicchieri d\u2019alcol si intrattengono quando Liborio estrae dalla tasca un anello con brillante da donarle. Il momento \u00e8 suggellato da un brindisi con champagne e dall\u2019ubriacatura di entrambi. Quando Liborio sollecitato da Marta, dichiarer\u00e0 di volerla sposare, lei gli si conceder\u00e0 biblicamente ed i due ubriachi fradici suggelleranno il loro \u201camore\u201d.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 19. \u201cArriv\u00f2 cos\u00ec per Liborio il momento di trasferirsi con il trombificio a Tartagal. Ignari di questi piani, Celestino e i suoi amici si godevano un meritato riposo.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Seduti in riva al fiume gli amici si svagano cantando e suonando dei flauti e delle ocarine, Celestino si allontana per telefonare a Marta voglioso di sentire la sua innamorata ma lei \u00e8 gi\u00e0 intenta a preparare i bagagli per la partenza e non si fa trovare dal povero Celestino. Amareggiato riaggancia il ricevitore e si mette a passeggiare per l\u2019uggiosa citt\u00e0 quando un suo collega gli comunica che i lavori di smantellamento della trombificio sono ultimati e che tutto \u00e8 stato portato al porto pronto per essere imbarcato per il Tartagal.<\/p>\n<p>La scalcinata nave ormeggiata con tutti i capitali del Signor Liborio in groppa \u00e8 pronta a salpare, con in poppa la futura sposa Marta.<\/p>\n<p>Celestino sopraggiunge proprio quando la nave ha preso il mare, vede svanire di fronte ai propri occhi sbarrati, ed in un colpo solo, l\u2019amore ed il lavoro.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 20. \u201cPer consolarsi e per dimenticare, Celestino e i suoi amici organizzano un\u2019orgia.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>In una stanza la combriccola con alcune donne assiste ad un duo pianoforte e violino assolutamente straziante, tutti sono immobili a contemplare il vuoto, assorti in foschi pensieri. Poi attaccano a bere e a danzare sulle note del pianoforte suonato da Celestino.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 21. \u201cBallarono fino all\u2019esaurimento delle forze.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Tutti sono accasciati in qualche angolo della stanza, ubriachi e stanchi, Celestino \u00e8 ancora al pianoforte, esausto. L\u2019alcol ha reso Bimbo particolarmente loquace e rissoso, quando Celestino reagir\u00e0 alle parole dette nei confronti di Marta scatter\u00e0 contro l\u2019amico. I due si sfideranno a duello e Celestino avr\u00e0 la peggio prendendosi una coltellata in pieno petto.<\/p>\n<p>Ferito e sconvolto si trover\u00e0 a vagare disperato per la campagna, in preda ad allucinazioni e sensi di colpa.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 22. \u201cMa Celestino non mor\u00ec e in un nuovo lavoro trov\u00f2 la tranquillit\u00e0.\u201d<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 infatti stato assunto come collaudatore volontario di razzi interplanetari. Un Professore ed il suo staff mettono sulla testa di Celestino una boccia di vetro e lo fanno entrare dentro al razzo posato sulla cima di una collinetta di ghiaia, il razzo, fra lo strepitio dei motori e le fiamme del suo propulsore prende il volo per schiantarsi poco dopo sulla cima di un albero lasciandolo a cavalcioni su di un ramo.<\/p>\n<p>Sopraggiunto, il Professore domanda rabbioso a Celestino cosa sia capitato e lui, guardando in camera, con un ghigno beffardo, risponde: \u00ab\u00c8 il sistema che non funziona!\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Didascalia 23. \u201cFINE\u201d<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All&#8217;epoca della sua uscita l&#8217;esordio al lungometraggio di Augusto Tretti venne salutato come un piccolo grande capolavoro da alcune delle personalit\u00e0 di maggior prestigio della cultura italiana, cinematografica ma non solo. Osteggiato dal mercato e dalla censura il film mantiene intatta, a cinquanta (50!) anni dal suo completamento (fu ultimato nel &#8217;60 ma arriv\u00f2 nelle sale, pochissime a dire il vero, due anni dopo), la sua carica anarchica e sovversiva sia a livello tematico che della prassi della narrazione cinematografica, delle sue convenzioni.<br \/>\nNe La tromba ogni aspetto \u00e8 portato ad un livello selvaggio, anarchico e sgrammaticato. Il suo Autore si prende tutte le libert\u00e0 possibili: riproduce il suono a proprio piacimento, sconvolge la geografia inventandosi paesi inesistenti, fa interpretare ad una donna anziana, truccata e camuffata alla bisogna, ben quattro ruoli differenti (nonch\u00e9 la parodia del leone della M.G.M. sui titoli di testa) e da (parziale) ultimo non utilizza nemmeno un solo attore professionista, ma sceglie il cast fra i suoi amici e conoscenti. Tretti da spirito non omologabile si accost\u00f2 al cinema in totale libert\u00e0 e seppe far intravedere un talento sconsiderato.<br \/>\nIl prologo del film, durante il quale Maria Boto, cuoca di casa Tretti ed interprete fondamentale della pellicola, parla in prima persona rivolgendosi alla macchina da presa, \u00e8 un luminoso momento meta cinematografico che da conto di quel che \u00e8 stata la produzione del film. \u00abVe ne dico una: mentre stavamo lavorando, fermano il film! i produttori non volevano pi\u00f9 dare un soldo perch\u00e9 dicevano che io non ero commerciale\u00bb. Capit\u00f2 infatti che gli imprenditori milanesi (Slogan Film) colti da velleit\u00e0 artistiche che diedero fiducia e denaro (poco a dire il vero) al giovane verone assistente alla regia di Fellini ne Il bidone del 1955, visionato il girato si disimpegnarono bruscamente dalla realizzazione del film, costringendo lo stesso Tretti a comprarsi il film e ad ultimarlo con le sole proprie forze. La signora Maria Boto dimentica per\u00f2 di dirci che oltre ad aver fatto il cinema \u00e8 pure stata produttrice, suo infatti il nome che Tretti volle dare alla sua casa di produzione che rilev\u00f2 (letteralmente) la pellicola, la Boto-Film.<br \/>\nQuesto strano prologo si situa a distanza dalla storia raccontata, non strizza l\u2019occhio ad alcun elemento drammaturgico presente nella trama o nei caratteri dei suoi protagonisti, \u00e8 una espressione di estrema onest\u00e0 nei confronti dello spettatore ed al contempo costituisce un momento di complicit\u00e0 con lo spettatore; raccontandoci in prima persona le difficolt\u00e0 produttive incontrare Maria Boto giustifica la natura complessiva del film: un\u2019opera eccentrica che non rispetta alcuna delle regole minime che un film comunemente dovrebbe possedere. Lei ride del fatto che i produttori non l\u2019abbiano trovata commerciale, ride del fatto che il film che ci troviamo a guardare sia fatto da persone che il cinema non sanno nemmeno cosa sia: \u00abIn tutta la mia vita non ho mai visto un film, non me ne intendo\u00bb. La legge della tromba \u00e8 un film sgh\u00e9mbo, che sembra davvero diretto da una persona che non sappia cosa sia il cinema, un film che se ne frega delle regole, assai pi\u00f9 prossimo, per struttura ed articolazione della narrazione, ad un film muto che ad altro. I mascherini circolari che chiudono ogni sequenza ed anticipano le 23 didascalie, ricordano da vicino le comiche del muto dei Chaplin e dei Keaton.<\/p>\n<p>Dal punto di vista dei temi affrontati e delle idee veicolate dalla messa in scena, \u00e8 evidente nel film una dura condanna al sistema di potere e di vita che regola la societ\u00e0 italiana. L\u2019ultima battuta, \u00ab\u00c8 il sistema che non funziona!\u00bb, se letta fuori contesto potrebbe apparire come velleitaria e lapalissiana, ma posizionata l\u00ec, alla fine del film, quando tutto al povero protagonista \u00e8 andato storto (degnamente interpretato da Angelo Paccagnini, che per la cronaca ha lavorato a partire dal 1958 presso il leggendario Studio di Fonologia Musicale della Rai di Milano con Bruno Maderna e Luciano Berio e ne \u00e8 stato il direttore dal &#8217;69 al &#8217;71; fu tra i primi titolari di cattedre mondiali di musica elettronica insegnando composizione e musica elettronica presso il conservatorio Verdi di Milano) riesce ad esplodere folgorante perch\u00e9 ricuce quel senso che sembrava essere svanito con una sequenza conclusiva cos\u00ec paradossale come l\u2019assunzione di Celestino come collaudatore di razzi spaziali. \u00c8 come se Tretti gettasse la maschera all\u2019ultimo istante, rivelando il suo film per quello che probabilmente \u00e8: l\u2019operetta morale di una morale anarchica, contadina e rurale nell\u2019accezione pi\u00f9 alta del termine, in quell\u2019accezione tanto amata da Pasolini che vedeva nell\u2019imporsi della societ\u00e0 dei consumi la degenerazione delle culture antiche delle nostre campagne. Scrisse Moravia a proposito de Il potere: \u00abTretti crede nella propria parodia; anche perch\u00e9 essa \u00e8 un mezzo, per lui, di esprimere una visione del mondo, un suo sentimento. La visione del mondo \u00e8 quella rustica e sorniona della civilt\u00e0 agraria della Valle Padana e dintorni; e neppure delle citt\u00e0, ma quale si pu\u00f2 trovare si pu\u00f2 trovare in piccoli paesi e villaggi\u00bb.<br \/>\nLe Istituzioni ed i Poteri sono il bersaglio preferito della satira trettiana, i ruoli nel film sono infatti sempre assegnati ad uomini anziani, ne utilizz\u00f2 una dozzina, che di volta in volta assumono i panni di un Consiglio di Amministrazione, di un esercito, di fedeli canterini e stonati, creando una galleria di volti disperanti d\u2019un potere conformista vecchio e decerebrato, che si esprime con suoni privi di senso, e ricorda assai di pi\u00f9 un branco di bestie che degli esseri umani. Un potere brutto e corrotto, rivoltante. Ma niente e nessuno si salva nel film, gli amici di Celestino addirittura lo accoltellano e per svagarsi fanno orge e bevono per dimenticare i dispiaceri del mondo (Alcool, il film che girer\u00e0 nel 1980 con il finanziamento della Provincia di Milano, ha come bersaglio critico proprio l\u2019uso e l\u2019abuso di bevande alcoliche), la donna che ha amato fuggir\u00e0 attratta dalle ricchezze del suo datore di lavoro che attratto a sua volta da ricchezze situate oltreoceano non ci penser\u00e0 due volte a lasciare lui e tutti i suoi colleghi in mezzo ad una strada.<\/p>\n<p>Un discorso a parte merita l\u2019uso della colonna audio, realizzata da Angelo Paccagnini e\u00a0 Eugenia Tretti Manzoni (sorella del regista), che reputo sia stato assai bene illustrato da Stefano Andreoli nella sua analisi del cinema di Augusto Tretti pubblicata sul precedente numero di Rapporto Confidenziale e che di seguito riporto.<\/p>\n<blockquote><p>In questo Tretti \u00e8 sicuramente all&#8217;avanguardia, nell&#8217;uso del sonoro in chiave espressiva.<br \/>\nTretti in sede di ripresa rifiuta la presa diretta, i suoi film vengono girati interamente muti e solo dopo la fase di montaggio sonorizzati e doppiati. <em>La legge della tromba<\/em> viene doppiato dagli attori del piccolo Teatro di Milano (Moschin, Noschese, Fanfani, Lazzarini), \u00abperch\u00e9 non volevo le solite voci &#8216;romane&#8217; della commedia all&#8217;italiana\u00bb.<br \/>\nI rumori vengono completamente ricreati uno ad uno dallo stesso Tretti, aiutato dalla sorella, ricorrendo quasi sempre ai mezzi pi\u00f9 elementari ma di straordinaria efficacia. Uno scoppio di cannone finisce per assomigliare allo stappo di una bottiglia, il furgone portavalori della &#8220;Banca del Popolo&#8221; al cigolio di una bicicletta arrugginita, senza contare tutta la serie di rumori creati direttamente dalla voce con effetti di alterazione e storpiatura grotteschi.<br \/>\nSono, come Tretti precisa, \u00abrumori diversi, non veristi, che entrano in rapporto con le inquadrature\u00bb.<br \/>\nNon costituiscono una semplice integrazione all&#8217;immagine, ma sono essi stessi un elemento fondamentale della comicit\u00e0 trettiana al pari dell&#8217;elemento visivo, della scelta degli attori, della recitazione. Pu\u00f2 accadere, come nella sequenza in cui Liborio seduce Marta, di vedere la bottiglia di champagne vuota cadere sul tavolo senza sentirne il rumore o personaggi che camminano, inquadrati in figura intera, senza il rumore dei passi. Addirittura muta doveva essere secondo le intenzioni di Tretti, la sequenza in cui Celestino corre verso il porto e giunge appena in tempo per vedere la partenza di Liborio e Marta (solo l&#8217;opposizione dei produttori lo costringe ad aggiungere un commento musicale, peraltro molto discreto).<br \/>\nTretti usa il sonoro esclusivamente in funzione dell&#8217;effetto che intende trarre da una determinata inquadratura o da una determinata sequenza, senza la bench\u00e9 minima preoccupazione di apparire &#8220;sgrammaticato&#8221; o tecnicamente &#8220;sprovveduto&#8221;. In altre parole, il rifiuto di un uso mimetico del sonoro risponde ad una precisa scelta stilistica. (1)<\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma il film fu un fiasco, perch\u00e9 praticamente non trov\u00f2 alcuna distribuzione, rimase sulle spalle del regista ma gli permise di ottenere importanti attestati di stima dai cinematografari e sessanta milioni di lire per finanziare il suo prossimo progetto. Goffredo Lombardo, ovvero il padre padrone della Titanus, che proprio di quei tempi stava investendo su di una nuova generazione di Autori, decise di puntare sul suo talento. Lombardo per\u00f2 fall\u00ec e Tretti dovette attendere il 1974 per dare alla luce il suo secondo film\u2026 ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p><em>AG<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note:<br \/>\n<\/strong>(1) Stefano Andreoli, <em>Augusto Tretti<\/em> in Rapporto Confidenziale, numero16 \u2013 lug\/ago 2009 (pag.16).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/G9YyaxZ4yYo?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA LEGGE DELLA TROMBA<br \/>\n<\/strong>regia, soggetto, sceneggiatura: Augusto Tretti<br \/>\nfotografia (b\/n): Carlo Pozzo, Franco Bernetti<br \/>\nmontaggio: Mario Serandrei<br \/>\nmusica: Angelo Paccagnini, Eugenia Tretti Manzoni<br \/>\nscenografia: Josef Bassan<br \/>\neffetti sonori: Marino Zuccheri<br \/>\ninterpreti: Maria Boto (gendarme, generale, industriale, scienziato, leone M.G.M.), Angelo Paccagnini (Celestino), Diego Peres (Faccia d\u2019Angelo), Carlo Muzzi (il Conte), Guido Bassi (Dum Dum), Giovanni Gusmeroli (Ufficiale), Vittorio Tato (primo consigliere)<br \/>\nproduzione: Augusto Tretti \u2013 Botofilm<br \/>\nanno: 1960<br \/>\n35mm<br \/>\ndurata: 85\u2019<\/p>\n<p>Naz.: Italia &#8211; v.c. n. 31451 del 18.03.61 &#8211; m. 2400 &#8211; ppp: 24\/05\/62 &#8211; c. pr.: Slogan Film, Milano \/ Tretti, A., Milano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Rapporto Confideniale 17, settembre 2009 La legge della tromba a cura di Alessio Galbiati Assai pi\u00f9 che per Il potere, La legge della tromba merita d\u2019essere raccontato minuziosamente per via della sua ancor pi\u00f9 difficile reperibilit\u00e0. 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