{"id":35125,"date":"2015-08-20T19:51:35","date_gmt":"2015-08-20T17:51:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35125"},"modified":"2015-08-21T19:59:55","modified_gmt":"2015-08-21T17:59:55","slug":"larmonica-ragnatela-di-nomadica-conversazione-con-giuseppe-spina-e-giulia-mazzone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35125","title":{"rendered":"L&#8217;armonica ragnatela di Nomadica. Conversazione con Giuseppe Spina e Giulia Mazzone"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35128\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista.jpg\" alt=\"Nomadica - Intervista - Etna\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/mazzone_spina_nomadica_intervista-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\nDa qualche parte sull&#8217;Etna spegnemmo il motore e incominciammo a parlare. Attorno a noi colate laviche raffreddate dal tempo, nere come la pece. Un punto della situazione attorno all&#8217;esperienza <strong><a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/\" target=\"_blank\">Nomadica<\/a><\/strong>, a poche ore dalla chiusura della <strong><a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/cdo\/\" target=\"_blank\">terza edizione<\/a><\/strong>, a Capo d&#8217;Orlando, della <strong>mostra itinerante per il cinema autonomo<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alessio Galbiati: Da \u00abcinema di ricerca\u00bb a \u00abcinema autonomo\u00bb. Con le giornate di Capo d&#8217;Orlando Nomadica puntualizza ulteriormente il proprio discorso sul cinema. Qual \u00e8 il significato di questo cambiamento? Quale significato attribuite all&#8217;aggettivo \u201cautonomo\u201d?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Giuseppe Spina:<\/strong>\u00a0Il cinema di ricerca sta dentro al cinema autonomo, perch\u00e9 il cinema autonomo non pu\u00f2 non contenere, al suo interno, la ricerca. Una ricerca pi\u00f9 o meno azzeccata, pi\u00f9 o meno giusta, pi\u00f9 o meno coerente, ma la ricerca deve esserci per forza. Abbiamo abbandonato il discorso legato prettamente al cinema di ricerca per sottolineare l&#8217;aspetto autonomo della cosa e per differenziarci dal cinema indipendente in s\u00e9. Il cinema indipendente oggi ha determinati finanziamenti, il cinema indipendente va tranquillamente a un festival come Venezia. Esiste oggi una visione istituzionalizzata del cinema indipendente che per\u00f2 non \u00e8 indipendente per niente, anzi dipende da una serie di meccanismi molto spesso mostruosi. La distinzione che abbiamo operato nasce da queste considerazioni.<\/p>\n<p><strong>AG: Quest&#8217;anno \u00e8 stata evidente, nella selezione per Nomadica a Capo d&#8217;Orlando, una dimensione di cinema quasi casalingo. C&#8217;\u00e8 stato il discorso sugli Home Movies, con la presenza di Mirco Santi e Paolo Simoni dell&#8217;<a href=\"http:\/\/homemovies.it\/\" target=\"_blank\">Archivio Nazionale del Film di Famiglia<\/a>, ma pure tutti i film proposti contenevano una dimensione produttiva da cinema fatto \u201cin casa\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong><strong>GS:<\/strong><\/strong> Molti dei film che stanno dentro Nomadica sono praticamente fatti in casa.<\/p>\n<p><strong>Giulia Mazzone:<\/strong> Sono film prodotti\u00a0all&#8217;interno di una dimensione casalinga ma non necessariamente dentro casa. Penso a <em><a href=\"http:\/\/www.italkotherwise.eu\/\" target=\"_blank\">I Talk Otherwise<\/a><\/em>, un film che per realizzarsi ha necessitato di un viaggio di svariati mesi per mezza Europa, realizzato da Cristian Cappucci con la compagna e produttrice Vanessa Zanini. Anche questa \u00e8 una dimensione casalinga. L&#8217;epopea produttiva di <em><a href=\"http:\/\/montedorofilm.it\/\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a><\/em>, film che non abbiamo proiettato ma che comunque ha aleggiato sul programma, \u00e8 stata interamente sostenuta e resa possibile da Antonello Faretta e Adriana Bruno \u2013 coppia nella vita e professionale. Un cinema fatto in casa che \u00e8 evidente nella pittura animata di Leonardo Carrano o nei film di <a href=\"http:\/\/ferriferri.com\/\" target=\"_blank\">Luca Ferri<\/a>. Esiste un cinema casalingo, fatto in casa nell&#8217;ottica di una dimensione familiare, che si prodiga contro tutto e contro tutti nella realizzazione di cose incredibili.<\/p>\n<p><strong>AG: Spesso, a partire proprio da voi due, c&#8217;\u00e8 la dimensione della coppia&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong><strong>GS:<\/strong><\/strong> Ne parlava anche Mario Brenta in uno degli incontri di questi giorni.<\/p>\n<p><strong>AG: Antonello Faretta e Adriana Bruno per <em><a href=\"http:\/\/montedorofilm.it\/\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a><\/em>, Cristian Cappucci e Vanessa Zanini per <em><a href=\"http:\/\/www.italkotherwise.eu\/\" target=\"_blank\">I Talk Otherwise<\/a><\/em>, Mario Brenta e Karine De Villers per <em><a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/calle-de-la-pieta\/\" target=\"_blank\">Calle de la Piet\u00e0<\/a><\/em>&#8230; e poi ci siete anche voi due&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong><strong>GS:<\/strong><\/strong> La fabbrica di famiglia, l&#8217;azienda a conduzione e gestione familiare. Sono queste le strutture produttive pi\u00f9 simili a questo modo di concepire e produrre cinema. Credo si debba parlare di artigianato casalingo e non certo di industria. Nel caso di Cappucci e Faretta ci troviamo davvero di fronte a piccole fabbriche a gestione familiare: InClouds e <a href=\"http:\/\/www.noeltan.it\/\" target=\"_blank\">Noeltan Film Studio<\/a>. C&#8217;\u00e8 il ruolo del regista e quello della produzione e c&#8217;\u00e8 un confronto continuo su ogni aspetto della realizzazione delle opere, in uno scambio incessante di informazioni.<br \/>\nQuesto modo di fare \u00e8, se vuoi, la dimostrazione di una voglia di fare il proprio cinema in una dimensione di tranquillit\u00e0 altrimenti molto difficile da ottenere. Il mondo della produzione \u00e8 estremamente complicato e spesso hai a che fare con veri e propri squali. Esiste allora la tendenza a chiuderti in un piccolo team, composto da una coppia o comunque da una strettissima cerchia di amici e collaboratori fidati. Penso al lavoro bestiale che \u00e8 stato fatto sul suono e al montaggio di <em><a href=\"http:\/\/www.italkotherwise.eu\/\" target=\"_blank\">I Talk Otherwise<\/a><\/em>. Quello intrapreso da Cristian Cappucci \u00e8 stato un processo complicatissimo e laborioso che ha potuto concretizzarsi grazie alla collaborazione di amici e professionisti, coinvolti dal fascino e dalla potenza di un discorso del genere.<br \/>\nEsiste certamente questa dimensione di coppia, ma esiste anche la dimensione degli amici che si sostengono e si aiutano.<br \/>\n\u00c8 chiaro che questa non pu\u00f2 essere la <em>macchina cinema<\/em>, perch\u00e9 quella \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa \u2013 se per <em>macchina cinema<\/em> intendiamo il meccanismo industriale all&#8217;interno del quale ci sono i vari reparti che si muovono per produrre un film. Qua si tratta di una questione pi\u00f9 organica, che ha pi\u00f9 a che fare con i sentimenti e le relazioni umane. Una dimensione pi\u00f9 vitale. Tant&#8217;\u00e8 che poi ci si ritrova, a Capo d&#8217;Orlando, e ci si riconosce.<\/p>\n<p><strong>AG: Succede ogni volta che organizzate qualcosa, non solo a Capo d&#8217;Orlando. Penso per esempio alle <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33373\" target=\"_blank\">proiezioni romane di fine gennaio<\/a> al Cinema Trevi&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong><strong>GS:<\/strong><\/strong> Persone diverse che entrano all&#8217;interno di questo discorso e si ritrovano, si riconoscono. Dentro Nomadica ci sono pilastri come <a href=\"http:\/\/arte.sky.it\/temi\/animazione-leonardo-carrano-musica\/\" target=\"_blank\">Leonardo Carrano<\/a> che, da questo punto di vista, \u00e8 trascinante e coinvolgente per tutti. Leonardo \u00e8 in grado, anche da solo, di fare gruppo, di unire tutte le differenze. E spesso da questo incontro nasce dell&#8217;altro, si trasformano le cose, nascono rapporti di vita quotidiana capaci di prescindere da eventi, proiezioni o incontri. Questa \u00e8 una cosa alla quale teniamo tantissimo. Spesso con Giulia parliamo proprio di questo aspetto, che poi \u00e8 quello che ci esalta e ci entusiasma pi\u00f9 di ogni altra cosa. A noi piace quando si creano questi meccanismi, perch\u00e9 ci confermano il fatto che Nomadica sia servito a mettere in contatto quelle persone che, automaticamente, hanno preso a sentirsi e frequentarsi, ad aiutarsi e sostenersi reciprocamente. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 andare avanti. Nomadica \u00e8 una specie di organismo fatto da cellule differenti che si incontrano e si incrociano e possono produrre delle cose nuove. Ed \u00e8 su questo che vorremmo proseguire il nostro lavoro. Ad oggi abbiamo portato avanti il nostro discorso anomalo legato alla distribuzione, ma la cosa pi\u00f9 importante da fare oggi e nel futuro, o sicuramente quella che vorremmo senz&#8217;altro fare, sar\u00e0 di portare avanti un discorso che sia anche produttivo. Vorremmo riuscire in qualche modo a intrecciare le conoscenze per dare pi\u00f9 forza ai nostri discorsi cinematografici, al nostro fare cinema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35135\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_01.jpg\" alt=\"etna_01\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_01.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_01-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_01-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: <\/strong><strong>Quest&#8217;anno a Capo d&#8217;Orlando ho avuto chiara la sensazione di una certa difficolt\u00e0, tra le persone che componevano il pubblico, nell&#8217;accettare la coabitazione di opere tra loro molto differenti. Solitamente le vostre selezioni, sia a Capo d&#8217;Orlando che in giro per l&#8217;Italia, tendono all&#8217;accostamento tra simili ma quest&#8217;anno, ed \u00e8 una cosa che mi \u00e8 piaciuta molto, avete proposto opere in apparenza distanti l&#8217;una dall&#8217;altra, distanti proprio per differenti modi di approcciarsi e utilizzare il linguaggio cinematografico. Mi interessa sapere quali siano i vostri criteri di selezione: quando posate la vostra attenzione su di un film, quali sono le caratteristiche che vi interessano principalmente? Mi pare di capire, ma ne abbiamo parlato oramai centinaia di volte, che il vostro interesse non stia tanto nella concretizzazione dell&#8217;opera, quanto nel percorso e nell&#8217;approccio che hanno generato quell&#8217;opera&#8230; Faccio questa domanda, o condivido queste considerazioni, pensando soprattutto ai registi che vi mandano i loro film.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Quando guardiamo i film per Nomadica li guardiamo per Nomadica, non tanto per noi stessi o per il nostro gusto personale, ma nell&#8217;ottica del progetto. Quello che ci interessa \u00e8 capire se le caratteristiche realizzative, di linguaggio, di ricerca e tematiche siano in linea con Nomadica. Quando abbiamo visto <em>Abacuc<\/em> di Luca Ferri e <em><a href=\"http:\/\/montedorofilm.it\/\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a><\/em>\u00a0di Antonello Faretta ci siamo esaltati. Quando abbiamo visto i punti di contatto tra due film cos\u00ec diversi, quando scopri che entrambi contengono <em>Una furtiva lagrima<\/em>, che uno \u00e8 girato all&#8217;interno di molti cimiteri e l&#8217;altro crea addirittura un cimitero, per noi \u00e8 stato un fatto automatico pensare di proiettarli insieme alla prima occasione che si fosse presentata. E tutto questo pur se sapevamo che Antonello Faretta e Luca Ferri non sono affini l&#8217;uno all&#8217;altro. Ma questa volta non abbiamo badato minimamente a questi aspetti, cosa che invece avevamo sempre fatto in altre occasioni, cercando di creare un&#8217;armonia tra le persone che conosciamo e che pensiamo saranno presenti. Quest&#8217;anno abbiamo preferito mettere da parte questa armonia, per dare maggiore spazio a un filone tematico molto forte, che lega l&#8217;un con l&#8217;altro tutti i film selezionati.<\/p>\n<p><strong>AG: Qual \u00e8 questo filone tematico?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Ha a che fare con le macerie, con la morte e dunque con la vita, con l&#8217;attaccamento alla vita. Ha a che fare con visioni personalissime della vita e della morte. \u00c8 stato interessante vedere questo tema emergere naturalmente dagli accostamenti tra film che abbiamo imbastito. Non \u00e8 stato un qualcosa di preordinato o di cercato, ma \u00e8 stato come se a un certo punto si fosse palesato per conto suo.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Sicuramente anche il modo di realizzazione delle opere selezionate \u00e8 stato uno di quegli aspetti che ci ha guidati nella composizione del programma e che sempre ci orienta nella scelta dei film sui quali posare la nostra attenzione. Anche se un determinato film ci appare debole per un qualche aspetto della resa, per noi \u00e8 comunque importante soffermarci sull&#8217;autenticit\u00e0 e la spinta di quel gesto. Questa \u00e8 una componente fortissima del nostro agire. Ci sono tutta una serie di film che non abbiamo mai proposto, forse perch\u00e9 non abbiamo mai avuto il contesto giusto per farlo, forse per mancanza di collegamenti con altri film, ma pure per il fatto di non riuscire a trovarne una sintonia con le urgenze che di volta in volta ci premono maggiormente durante l&#8217;allestimento di un programma o una selezione.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Quest&#8217;anno abbiamo fatto una cosa che non ci era mai capitata prima: per la prima volta, all&#8217;interno di una programmazione cos\u00ec ampia non abbiamo inserito l&#8217;animazione. La programmazione di Capo d&#8217;Orlando 2015 \u00e8 frutto di un nostro personalissimo periodo, una fase molto dura a livello psicologico. Dopo i seminari organizzati a Bologna (Ghezzi a marzo, Piavoli ad aprile e Censi a maggio), abbiamo avuto un calo notevole, ci siamo chiusi molto dentro noi stessi&#8230; Penso che questo tipo di programmazione, cos\u00ec ostile se vuoi nei confronti della gente che ha assistito alle proiezioni, alla quale comunque teniamo sempre e tantissimo, sia una nostra personalissima visione delle cose, un nostro modo di intendere la vita, molto legata, come ti dicevo, al nostro personalissimo momento di vita. Certo \u00e8 una visone un po&#8217; cupa, nera, ed \u00e8 pure molto interessante che i film delle persone che conosciamo in qualche modo convergano proprio con il nostro stato d&#8217;animo. In fondo con questa programmazione abbiamo trasmesso quello che sentiamo, come ci sentiamo. \u00c8 comunque chiaro che il pubblico \u00e8 sempre distante, pu\u00f2 non capire, pu\u00f2 non accettare queste visioni, ma anche questo \u00e8 un modo per trasmettersi, per trasmettere il nostro stato emozionale e psicologico.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Tutti i film che abbiamo proposto \u2013 e tra questi inserisco, pure se non lo abbiamo proiettato,\u00a0<em><a href=\"http:\/\/montedorofilm.it\/\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a><\/em>\u00a0di Antonello Faretta \u2013 sono opere che riteniamo urgente e importante programmare, far vedere. A prescindere da come stiamo noi due e da come questi film tra loro si leghino, penso che operazioni produttive e realizzative come quella <em>Belluscone<\/em>, <em>Abacuc<\/em>, <em><a href=\"http:\/\/www.italkotherwise.eu\/\" target=\"_blank\">I Talk Otherwise<\/a><\/em>, <em><a href=\"http:\/\/montedorofilm.it\/\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a><\/em>\u00a0e <em><a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/calle-de-la-pieta\/\" target=\"_blank\">Calle de la Piet\u00e0<\/a><\/em>\u00a0siano importanti da condividere, da vedere e da discutere.<br \/>\nSicuramente \u00e8 per noi fondamentale che il programma abbia una sua coerenza, anche se questa scelta comporta il sacrificio di film altrettanto importanti.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong>\u00a0Una caratteristica che accomuna tra loro tutti questi film e questi registi \u00e8 lo sforzo fatto per realizzare le opere, il consumarsi di tutti quanti noi nella realizzazione dei nostri film. Il consumarsi dunque, proprio a partire dal <em>Belluscone<\/em> di Franco Maresco, fino a Mario Brenta che trova in Karine De Villers la compagna con la quale tornare a fare quel cinema che per tutta la vita ha provato a fare tra mille difficolt\u00e0. A Cristian Cappucci abbiamo visto chiudere il film per l&#8217;anteprima bolognese a Visioni Italiane e sappiamo, abbiamo visto, quale sia stata l&#8217;entit\u00e0 dello sforzo fatto per raggiungere il suo obiettivo. Ma penso pure allo sforzo di Antonello Faretta per il suo <em><a href=\"http:\/\/montedorofilm.it\/\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a><\/em>&#8230; Per tutti noi fare cinema \u00e8 uno sforzo sovrumano&#8230; Io che monto la quinta versione di <em>Citt\u00e0 Stato<\/em> in una condizione estrema sotto tutti i punti vista&#8230; C&#8217;\u00e8 anche questo discorso che \u00e8 fondamentale&#8230; E allora se queste sono le premesse, verso quale direzione tematica potrai mai andare a parare?!<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Nel <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34729\" target=\"_blank\">breve testo introduttivo<\/a> alla cinque giorni di Capo d&#8217;Orlando 2015, Giuseppe ha spiegato molto chiaramente l&#8217;idea della coincidenza tra le opere e la vita di chi l&#8217;ha realizzata, con tutti i suoi strascichi psicologici, economici e anche fisici. C&#8217;\u00e8 un logorarsi che \u00e8 pure un segno di vitalit\u00e0 fortissimo.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Ed \u00e8 questo che ci interessa. Alla fine di tutto \u00e8 questo che ci spinge a sbatterci cos\u00ec tanto per portare in giro questo cinema.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Sono tutte persone incredibilmente vitali. Anche Maresco, nonostante le sue visioni apocalittiche, \u00e8 una persona che quando \u00e8 davanti a delle persone esprime una fortissima vitalit\u00e0. Non vorrei che tutte queste parole facciano pensare a un qualcosa di lugubre&#8230; Parliamo di un logorarsi dietro a questa ossessione che \u00e8 amore, \u00e8 passione ed \u00e8 incredibilmente vitale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35136\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_02.jpg\" alt=\"etna_02\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_02.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_02-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_02-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: La mia esperienza con il cinema mi porta a dire che il logoramento riguarda tutto il cinema, anche quello pi\u00f9 \u201cindustriale\u201d, sempre che sia fatto con onest\u00e0 e passione reali. Da questo punto di vista il cinema autonomo condivide qualcosa con il cinema pi\u00f9 tradizionale, quello pi\u00f9 conosciuto, ci\u00f2 che cambia, ed \u00e8 qui il grande problema del cinema autonomo, sono le chance di farsi vedere \u2013 anche solo vedere, non parlo di rientri economici. Il problema enorme di questo tipo di cinema (parlo in generale, non pensando ai titoli di questa selezione) \u00e8 di realizzare film che, salvo rare eccezioni, saranno visti da poche centinaia di persone. Ed \u00e8 questo che \u00e8 incredibile e doloroso.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Ed \u00e8 proprio per questo che siamo mossi dall&#8217;urgenza di programmarli. Sono film che si devono vedere, che si devono manifestare in tutta la loro forza e bellezza.<\/p>\n<p><strong>AG: In quest&#8217;ordine di idee mi viene in mente una frase di Andrej Tarkovskij, \u00abFare cinema \u00e8 sacrificio, sacrificio della vita stessa\u00bb, e aggiungeva, \u00ab\u00e8 il cinema ad utilizzare la vita di chi lo fa e non viceversa\u00bb. Dipende con quanta sincerit\u00e0 uno lo faccia il cinema ma, se lo fai sinceramente, anche il cinema mainstream \u2013 chiamiamolo cos\u00ec \u2013 diventa egualmente logorante. Perch\u00e9 devi sempre correre dietro a un&#8217;idea, a un&#8217;esigenza, un fuoco.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Forse \u00e8 ancora pi\u00f9 logorante sotto certi aspetti.<\/p>\n<p><strong>AG: A me piacerebbe tantissimo che Nomadica aprisse delle linee di comunicazione con questo tipo di cinema, perch\u00e9 i punti di contatto sono molteplici. Sarebbe interessante anche solo per far vedere a quel mondo l\u00ec questo tipo di cinema che altrimenti non incontreranno mai.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> La cosa utopica alla quale aspiro \u00e8 di riuscire a fare un film con i mezzi del cinema. Vedere Luca Ferri riuscire a fare un film con i mezzi del cinema. Vedere Leonardo Carrano con una squadra di lavoro su\u00a0dieci computer diversi che fanno quello che lui ha in testa. Questa \u00e8 la mia aspirazione utopica. Antonello Faretta me lo immagino su un set a Hollywood e mi \u00e8 chiaro che sarebbe assolutamente in grado di farlo. Quello che voglio dire \u00e8 che tutti questi registi, prima o poi, dovrebbero essere messi in collegamento con determinate realt\u00e0 produttive italiane e quelle realt\u00e0 produttive dovrebbero comprendere che c&#8217;\u00e8 questa marea di persone che, con quattro euro in tasca, sarebbero in grado di fare realmente grandissime cose. La cosa utopica alla quale aspiro \u00e8 dunque il risvegliare, facendolo conoscere, un modo di fare e di vivere il cinema che sta al di l\u00e0 dell&#8217;economia e dei budget.<br \/>\nI nostri incontri io li paragono a quelli che avvenivano tra Mario Brenta e Franco Brocani negli anni &#8217;70, che sono amici, che si conoscevano, che poi magari non avevano visto i film l&#8217;uno dell&#8217;altro ma che si incontravano, discutevano, si confrontavano e facevano nascere dei meccanismi che dall&#8217;incontro tra persone erano in grado di trasformarsi in altro, magari in film. E in Nomadica questo c&#8217;\u00e8. Non c&#8217;\u00e8 per niente invece nel cinema pi\u00f9 industriale: questo modo di stare insieme non esiste. A parte lo scatto divenuto popolarissimo di Moretti, Sorrentino e Garrone&#8230; nel quale sembra stiano ballando la tarantella&#8230; ci mancava solo che si prendessero sotto braccio in quella foto&#8230; questa gente si odia! Si odiano tutti! C&#8217;\u00e8 una competizione disumana! Al di l\u00e0 delle idee, del tuo modo di fare cinema, bisognerebbe fare lo sforzo di andare oltre i limiti e le chiusure nelle quali viviamo, perch\u00e9 solo in questo modo ce la possiamo godere. Perch\u00e9 poi \u00e8 quello: si tratta di godere.<\/p>\n<p><strong>AG: Quello che hai appena detto \u00e8 interessantissimo e devo dire che condivido assolutamente questo discorso. Scorre un odio fortissimo nel mondo del cinema&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Anche tra i tecnici, non solo tra i registi&#8230;<\/p>\n<p><strong>AG: Forse nell&#8217;ambito autonomo, indipendente e autarchico questo odio \u00e8 pi\u00f9 contenuto&#8230; Pu\u00f2 esserci ma tendenzialmente ne scorre meno&#8230; C&#8217;\u00e8 una maggiore condivisione del percorso che porta alla realizzazione di un film senza risorse, o con risorse oltremodo limitate, c&#8217;\u00e8 una condivisione della fatica estrema&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Forse si \u00e8 talmente disperati che non puoi disperarti ancora di pi\u00f9!<\/p>\n<p><strong>AG: La cosa pi\u00f9 complessa di ci\u00f2 che avete fatto in tutti questi anni, che si \u00e8 palesata con chiarezza in alcune delle introduzioni o delle chiacchierate in coda alle proiezioni dei film proposti, ma pure negli incontri fatti in biblioteca durante le giornate di Capo d&#8217;Orlando, \u00e8 che si rischia, ma pi\u00f9 che un rischio penso si tratti di un vero e proprio dato di fatto, l&#8217;autoreferenzialit\u00e0 pi\u00f9 spinta. Nel momento in cui si conversa attorno al film di Luca Ferri e con Luca, alla conclusione di <em>Abacuc<\/em>, si parla del suo film, di tutte le connessioni con i suoi film precedenti e a questo si sovrappone un discorso che entra in rapporto con la sua persona. Tutto questo, per chi non ha visto i suoi film e non lo conosce di persona, pu\u00f2 apparire uno spettacolo surreale e forse molto divertente. E cos\u00ec \u00e8 stato in quasi tutte le conversazioni fatte durante le cinque giornate orlandine. Internamente, tra di noi, tutto questo \u00e8 logico, lecito e comprensibile mentre nella comunicazione all&#8217;esterno tutto ci\u00f2 diventa&#8230; anche questa conversazione, nel momento in cui verr\u00e0 trascritta e pubblicata&#8230; a tratti decisamente incomprensibile. Ovviamente tutto questo succede sempre, in qualsiasi caso: se noi incominciamo a parlare del cinema di Ben Rivers saranno ben pochi quelli che potranno capire di cosa stiamo parlando, perch\u00e9 non sono poi molte le persone che hanno visto i suoi film. La criticit\u00e0 del discorso di Nomadica sul cinema, e pure la sua forza che mi fa sentire davvero parte del progetto, \u00e8 che si parla di un gruppo di cineasti che, salvo rarissime eccezioni, non ha raccolto molti premi in giro per festival. Voi avete il coraggio di lavorare su artisti o artigiani che hanno a che fare con il cinema verso i quali vi approcciate in maniera laica, a prescindere da una gerarchia di premi o riconoscimenti vari e questa \u00e8 pure la mia e la nostra attitudine come Rapporto Confidenziale. Ma questo aspetto, oggi come oggi, \u00e8 difficilissimo da portare avanti, dannatamente difficile, perch\u00e9 qualsiasi evento cinematografico fa leva su di una qualche notoriet\u00e0, su un premio o su una qualsiasi altra cosa di questo tipo. Come si pu\u00f2 persuadere le persone che anche in questa nostra autoreferenzialit\u00e0 vi sia un reale valore?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Il discorso \u00e8 autoreferenziale, \u00e8 verissimo. Per\u00f2 l&#8217;aspetto molto importante di questa autoreferenzialit\u00e0 \u00e8 la condivisione, l&#8217;apertura. Nel momento in cui ci si ritrova al Cinema Trevi di Roma per presentare <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=pPh3elUI3wU\" target=\"_blank\"><em>Homo sapiens<\/em> di Fiorella Mariani<\/a>, come \u00e8 capitato alla fine di gennaio di quest&#8217;anno, tu stai parlando di un film del &#8217;70 del quale nessuno sa niente, che non ha vinto premi, o quasi, per\u00f2 stai parlando di un capolavoro e le persone effettivamente potrebbero dire: \u00abMa chi sei tu che mi dici questa cosa?!\u00bb. Per\u00f2 intanto intavoli una discussione, ne parli, fai degli interventi, fai parlare la gente presente tra il pubblico, cio\u00e8 crei di volta in volta un contesto informale, anche parlando una lingua semplice e non specialistica, per dare corpo a un discorso accomunante. Cos\u00ec facendo trasformi l&#8217;autoreferenzialit\u00e0 del discorso in un&#8217;autoreferenzialit\u00e0 che coinvolga i presenti. Chi \u00e8 presente diviene parte stessa della proiezione. Questo aspetto l&#8217;abbiamo capito negli anni, con il lavoro sul campo delle centinaia di proiezioni. La loro presenza in quella sala, a quella determinata proiezione, li rende complici attivi perch\u00e9, come mosche bianche, hanno raggiunto il Cinema Trevi di Roma, il Miramare di Capo d&#8217;Orlando o sono sprofondati nei sotterranei del Menomale a Bologna&#8230; Tu che sei l\u00ec sei strano, la stranezza \u00e8 anche la tua! La tua curiosit\u00e0 \u00e8 strana e spesso tu stesso riconosci in quel tuo gesto una stranezza, stai facendo una cosa che \u00e8 rara per te stesso, per cui diventi parte di quella autoreferenzialit\u00e0 ed \u00e8 cos\u00ec che si crea un&#8217;armonia. La cosa bella \u00e8 che questa armonia tende a ripresentarsi, perch\u00e9 una volta che sei stato agganciato in questo discorso \u00e8 difficile uscirne, ne resti affascinato, sai che ti fai del bene.<\/p>\n<p><strong>AG: A differenza dell&#8217;andare in una sala dove \u00e8 in programma una selezione di film dell&#8217;ultima edizione di Locarno o Venezia o Cannes, dove ti siederai e ti alzerai come uno spettatore, sedendoti a vedere un film Nomadica saprai che quando ti alzerai sar\u00e0 un po&#8217; diversa la questione&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Perch\u00e9 sei tu la parte attiva! Chi fruisce il cinema autonomo deve essere parte attiva, e questo l&#8217;ho scritto nel breve testo di presentazione delle cinque giornate di Capo d&#8217;Orlando. \u00c8 un punto molto importante che abbiamo ben chiaro nel nostro agire.<\/p>\n<p><strong>AG: Mi viene da aggiungere che il vostro lavoro, fatto con il vostro metodo e la vostra etica, \u00e8 la certificazione che il percorso del film che proponete, non tanto il film ma senz&#8217;altro quel percorso l\u00ec, \u00e8 onesto \u00e8 genuino: \u00e8 quello che \u00e8.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> E proprio come scrivevo: sar\u00e0 un&#8217;esperienza unica. Poi potr\u00e0 non piacerti, ma si tratta di un&#8217;esperienza unica.<\/p>\n<p><strong>AG: Dunque non essere venuti a Capo d&#8217;Orlando in questi anni, siccome non si sa mai se ci sar\u00e0 un altro anno, ma sempre non si sa mai se ci sar\u00e0 un domani, possiamo dire che sia stata una cazzata incredibile. Perch\u00e9 si sono persi qualcosa di irripetibile.<br \/>\n<\/strong><strong>Andate a Venezia, andate a Locarno e quando tornerete, se vi \u00e8 andata bene, avrete stretto la mano a Sokurov! Se foste venuti a Capo d&#8217;Orlando sareste tornati a casa con il numero di telefono di Leonardo Carrano!<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> (ride) Quello che mi dispiace \u00e8 che le persone che sarebbero dovute venire, avrebbero potuto essere felicemente risucchiate da questo meccanismo e quindi creare ponti ulteriori verso altri territori o cineasti. Si pu\u00f2 dire che ogni assenza in Nomadica \u00e8 l&#8217;assenza di una potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>AG: Tutto questo succede raramente nei grandi festival. L\u00ec, quando finisce, finisce.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> E finisce con il festino, con il DJ&#8230; Noi non abbiamo il DJ e questo significa che ogni sera puoi parlare. \u00c8 tutta un&#8217;altra cosa!<\/p>\n<p><strong>AG: Per la prima volta, da quando nel 2010 Nomadica ha mosso i suoi primi passi, avete introdotto nel vostro discorso i workshop. Volevo sapere come \u00e8 nata l&#8217;idea di questo percorso, su quali basi avete pensato che anche questa strada fosse necessaria?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Nascono in maniera naturale e molti dei motivi per i quali abbiamo dato vita ai seminari\u00a0stanno nelle cose che ci siamo detti a proposito dell&#8217;autoreferenzialit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>AG: Vorrei chiarire che considero una identit\u00e0 quella che ho nominato autoreferenzialit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Col tempo abbiamo dato sempre pi\u00f9 importanza alla dimensione dell&#8217;incontro. Quando incontriamo e tocchiamo la persona che sta dietro a un film, a un libro, a un articolo \u00e8 per noi un aspetto altrettanto importante, perch\u00e9 \u00e8 da questa prossimit\u00e0 che viene fuori quel qualcosa in pi\u00f9 che andiamo cercando.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Queste persone che fanno film o si occupano di cinema, come Enrico Ghezzi per esempio, hanno dentro un mondo interessantissimo e conoscerlo, questo mondo, \u00e8 un qualcosa di estasiante. La gente durante i seminari di Franco Piavoli era estasiata. Estasiata da quello che Franco diceva, dalle sue parole, dalla sua poesia&#8230; E ti assicuro che non ha mai parlato di cinema!<br \/>\nAlla fine dello scorso anno ci siamo trovati ad avere la spinta di fare qualcosa di diverso dal proiettare film su di un muro. Abbiamo avuto la voglia di proiettare questo livello profondo di chi fa questi film, puntiamo la telecamera verso questi autori o cineasti, o critici e storici che si occupano di cinema da una vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35137\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_03.jpg\" alt=\"etna_03\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_03.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_03-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_03-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: C&#8217;\u00e8 anche la dimensione della lentezza in tutto ci\u00f2, ed \u00e8 una cosa che mi piace moltissimo. Tutto corre velocissimo nel cinema pi\u00f9 tradizionale, tutto \u00e8 fatto con una velocit\u00e0 estrema. Siamo nell&#8217;epoca dei pitching da 5 minuti, durante i quali ti giochi la vita di un progetto che ti impegna tutta la vita in 300 secondi cronometrati. Tutto nel cinema corre estremamente veloce, dall&#8217;idea in poi tutto \u00e8 velocissimo. La <em>macchina cinema<\/em> fa seguire a delle stasi fasi di accelerazione parossistica dentro alle quali ogni cosa \u00e8 fatta in velocit\u00e0, spesso troppa. E cos\u00ec anche nei festival il regista che incontra il pubblico lo fa per pochi minuti, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una tabella di marcia fittissima con tempi contingentati e cos\u00ec sono i tempi per le interviste, e cos\u00ec le conferenze stampa durante le quali c&#8217;\u00e8 tutto un proforma che \u00e8 identico per tutti i film e durante le quali le cose davvero interessanti vengono dette in pochissime battute.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Per noi era importante creare l&#8217;occasione per incontrare delle persone interessanti e ascoltarle.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Quello che \u00e8 avvenuto con Antonello Faretta durante Nomadica a Capo d&#8217;Orlando, con il quarto appuntamento dei nostri workshop, \u00e8 un qualcosa di molto interessante perch\u00e9 Antonello ha seguito i precedenti seminari bolognesi, quindi ha avuto modo di sintonizzare il proprio discorso sul nostro approccio e, dentro a queste coordinate, ha sviluppato un proprio modo operativo personalissimo eppure cos\u00ec fortemente coeso con Nomadica. Antonello ha saputo ampliare il discorso essendo parte attiva egli stesso del progetto. Il contatto che Antonello ha stabilito con i ragazzi che hanno seguito il seminario \u00e8 partito dal comunicargli parte del proprio essere, della propria sensibilit\u00e0. Non ha voluto spiegargli come si fa un&#8217;inquadratura&#8230; non ha seguito le prassi dei workshop di questo tipo, dove c&#8217;\u00e8 uno che ti dice che quella cosa si fa cos\u00ec e non cos\u00ec&#8230; Antonello ha invece spiegato ai ragazzi l&#8217;aspetto teorico della regia e ci\u00f2 \u00e8 dimostrato dalle esercitazioni che, alla fine della settimana passata insieme, i ragazzi hanno prodotto&#8230; Non abbiamo voluto che fossero chiamati cortometraggi, abbiamo voluto fossero esercitazioni&#8230; Dai loro lavori \u00e8 evidente quanto Antonello sia stato in grado di trasmettere il suo approccio, la sua delicatezza e la sua poesia. Se Antonello non si fosse comunicato in questi termini, sarebbe stato impossibile fargli realizzare quelle immagini.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Alla fine non \u00e8 uscito un lavoro, ne sono usciti sei!<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Antonello ha trasmesso talmente bene il suo lavoro, il suo attaccamento alla poesia e all&#8217;immagine poetica che, dai loro lavori, sono usciti frammenti del suo essere.<\/p>\n<p><strong>AG: La cosa nuova di questo workshop \u00e8 stata quella di produrre queste brevi esercitazioni e questo \u00e8 un inedito assoluto per Nomadica. Per la prima volta dalla fucina Nomadica vengono fuori delle immagini create all&#8217;interno di un percorso e di un contesto. Le persone che hanno partecipato a questo seminario hanno prodotto quelle immagini sia per quanto Antonello \u00e8 stato in grado di trasmettere ma anche per il contesto dentro al quale si sono trovati.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Forse sbagliando non do molta importanza a questo aspetto. Non mi interessa l&#8217;idea di andare a \u201cspingere\u201d queste esercitazioni come fossero produzioni Nomadica. Quello che mi interessa di pi\u00f9 \u00e8 lavorare come se fossimo una piccola produzione. Avviene con Luca Ferri ed i suoi lavori brevi <em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=nlNiOdm6xb4\" target=\"_blank\">Cane caro<\/a><\/em> o <em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=uqBBvrryR5s\" target=\"_blank\">Caro Nonno<\/a><\/em>, succede quando Leonardo Carrano mi dice che vorrebbe fare\u00a0la stessa cosa su tutti i suoi film, oppure quando Claudio Capanna da Bruxelles mi dice di aver fatto un cortometraggio nel quale vorrebbe inserire il logo di Nomadica&#8230; Lavorare come se fossimo una produzione, questo mi interessa senz&#8217;altro di pi\u00f9. Le esercitazioni nate dal seminario di Antonello non le andremo a spingere come se fossero film veri e propri&#8230;<\/p>\n<p><strong>AG: Ma certo, anche perch\u00e9 per fare un film ci vuole uno sforzo ancora pi\u00f9 grande di quello che i ragazzi sono stati in grado di produrre in cos\u00ec pochi giorni&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Altre cose che mi interessano, altri prodotti generati da Nomadica che mi interessano moltissimo sono per esempio gli appunti che i partecipanti hanno preso durante il seminario di Ghezzi, oppure le decine di disegni che Leonardo Carrano ha realizzato durante quelle giornate.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> C&#8217;\u00e8 una cosa interessante e sintomatica che vorrei condividere. Soprattutto con i seminari di Ghezzi e Piavoli abbiamo ricevuto parecchie telefonate in cui ci veniva chiesto se questi fossero \u201cteorici\u201d o \u201cpratici\u201d. Noi cercavamo di rispondere che non c&#8217;era nient&#8217;altro di pi\u00f9 pratico che stare l\u00ec a confrontarsi con delle persone in carne e ossa e con tutta la loro esperienza. Prima che fossero l\u00ec di persona, dentro a queste esperienze, era impossibile fargli capire che non esiste nulla di pi\u00f9 pratico della condivisione del sapere, delle esperienze. \u00c8 difficile perch\u00e9 fino a che non toccano con mano sembra che tu li voglia unicamente intortare e invece, da quelle esperienze, sono nate un gran numero di cose pratiche, di messa in pratica di molte delle cose che Piavoli e Ghezzi hanno provato a comunicare ai partecipanti dei seminari. \u00c8 tutto estremamente concreto, non c&#8217;\u00e8 niente di astratto o puramente teorico. \u00c8 un fare che si moltiplica. Da tutti i seminari sono nate cose concrete.<\/p>\n<p><strong>AG: Se non sbaglio avete i video di tutti seminari bolognesi&#8230; Penso che forse sarebbe il caso di pubblicare qualche estratto che possa illustrare questo approccio cos\u00ec informale e peculiare.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Questo \u00e8 un discorso che si dovrebbe fare, avendo un po&#8217; di tempo a disposizione sarebbe davvero importante farlo.<\/p>\n<p><strong>AG: L&#8217;esigenza di questo tipo di approccio a me pare che esista. Fare il cinema non \u00e8 solamente un qualcosa che ha a che fare con la tecnica&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Assolutamente s\u00ec e posso dirti che la nostra intenzione \u00e8 quella di continuare con questi seminari. La cosa bella \u00e8 che durante i seminari si verifica la stessa cosa che accade alle proiezioni, lo stesso discorso avvolgente del quale si parlava prima. I partecipanti si sentono coinvolti, si sentono parte di questa sorta di spirale che ti risucchia verso Nomadica. Anche attraverso il seminario di Enrico Ghezzi, le persone presenti hanno capito con chiarezza il contesto nel quale si trovavano, l&#8217;approccio al discorso sul cinema che ci contraddistingue.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Con Franco Piavoli molti dei partecipanti sono rimasti in contatto con lui, passeranno a trovarlo, gli faranno vedere quello che stanno facendo. Trovano dei punti di riferimento in queste persone.<\/p>\n<p><strong>AG: Piavoli aveva mai fatto qualcosa del genere?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Franco aveva fatto dei workshop a Bobbio con Bellocchio, realizzando un cortometraggio con i partecipanti e poi, senz&#8217;altro, avr\u00e0 fatto anche dell&#8217;altro, ma mai in questi termini, mai stando a contatto con delle persone per tre giorni mostrando loro i suoi film con tale meticolosa generosit\u00e0. Poesia pura!<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Non \u00e8 soltanto questo. Piavoli dopo pranzo doveva fare un riposino, si stendeva su un divano e tutti noi parlavamo a bassa voce per non dargli fastidio. Con Enrico tutti cercavano di dargli una mano per le sue esigenze pi\u00f9 spicce. Passi tre giorni con una persona, riuscendo a viverla ben al di l\u00e0 della sua professionalit\u00e0. Si sta insieme e questa cosa \u00e8 straordinaria.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Alla tre giorni di Rinaldo Censi c&#8217;erano Roberto Nanni, Leonardo Carrano, Luca Ferri. \u00c8 passato Roberto Nanni ed ha mostrato alcuni suoi film, illustrandoli al pubblico. \u00c8 stato bellissimo. Per Enrico Ghezzi c&#8217;era, per esempio, Mauro Santini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35138\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_04.jpg\" alt=\"etna_04\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_04.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_04-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_04-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: Un altro aspetto molto interessante di Nomadica \u00e8 quello di creare una connessione tra i decenni del cinema italiano. Nomadica \u00e8 un ponte tra un certo cinema degli anni &#8217;70 e &#8217;80 e l&#8217;oggi, capace di mettere sotto una nuova luce l&#8217;inalterata contemporaneit\u00e0 di certi modi di fare cinema. Tutto questo diventa ancora pi\u00f9 importante alla luce del fatto che tra il pubblico di Nomadica sono molti i ventenni. Il vostro lavoro \u00e8 dunque anche quello di trasmettere alle nuove generazioni un certo tipo di cinema che altrimenti, salvo rare eccezioni, \u00e8 destinato all&#8217;oblio.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Da quando abbiamo abbiamo iniziato a costruire il <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/aut\/\" target=\"_blank\">catalogo<\/a> Nomadica non ci siamo mai limitati all&#8217;anno o al genere di produzione. Non ci siamo mai posti alcun confine, abbiamo lavorato sul cinema di ricerca, ovvero su qualsiasi tipo di cinema. Gi\u00e0 questo implica una medesima attenzione per il giovane regista che ha fatto quattro film totalmente sconosciuti ma straordinari, penso ad esempio ad Alessio Di Zio (un talento che sta facendo cose straordinarie e che se ne \u00e8 scappato dall&#8217;Italia ed ora vive a Los Angeles), e ad esempio Franco Brocani. Se hai la forza di cancellare la distinzione delle opere prime&#8230; e infatti per prendere in giro la cosa a noi piace parlare di anti-prime&#8230; le nostre proiezioni sono tutte anti-prime! Questo scarto generazionale non pu\u00f2 esistere, stiamo parlando di linguaggi che vanno molto oltre i tempi in cui sono stati realizzati. Se pensi al cinema di Franco Piavoli, se guardi oggi <em>Il pianeta azzurro<\/em> in pellicola, rimani schiantato da una tale bellezza, molti dei quadri sono completamente astratti, \u00e8 un discorso estremamente contemporaneo il suo.<\/p>\n<p><strong>AG: Il frammento visto in apertura delle cinque giornate orlandine \u00e8, a mio avviso, la cosa pi\u00f9 potente dal punto di vista cinematografico proposta in queste giornate, d&#8217;una bellezza strabordante.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Vero. Il naufragio di <em>Nostos<\/em> (1989) \u00e8 straordinario e rientra proprio nel discorso che stavamo facendo. Il cineasta\/naufrago&#8230; Franco si \u00e8 fatto due risate quando gli ho spiegato l&#8217;idea di volerlo proiettare in apertura di questa edizione a Capo d&#8217;Orlando. Vanno superati certi limiti, se un film \u00e8 stato fatto nel 1970 non vuol dire assolutamente niente! Se lo proietti oggi \u00e8 un&#8217;anti-prima anche quella!<\/p>\n<p><strong>AG: Soprattutto se \u00e8 cos\u00ec bello e se \u00e8 stato cos\u00ec poco visto. Siamo sommersi da eventi cinematografici che ci ingolfano di roba nuova d&#8217;una qualit\u00e0 improbabile; se un festival ti fa vedere 200 opere appena prodotte\u00a0\u00e8 inevitabile che la stragrande maggioranza di queste sar\u00e0 di scarsissima qualit\u00e0 e vago interesse.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Ci sono decine e decine di autori, di settanta\/ottanta anni che ancora oggi sono in vita, dei quali nessuno sa niente. E questo \u00e8 un peccato enorme perch\u00e9 sarebbe bello sentirli parlare, sarebbe bello far incontrare al pubblico i loro film. Vorremmo avere maggiore forza per riuscire a far circolare ancora certi registi e certi film: Luigi Di Gianni, Franco Brocani, Mario Brenta&#8230; \u00c8 assurdo che un regista come Mario Brenta sia totalmente sconosciuto, \u00e8 assurdo che anche tra le persone che fanno o si interessano di cinema nessuno abbia visto i suoi film.<\/p>\n<p><strong>AG: Questo dipende dalle occasioni di visione. Dove mai \u00e8 stato possibile vedere i film di Mario Brenta?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Qualche mese fa hanno dedicato a Brenta una retrospettiva al Cinema Trevi&#8230; ma, come ben sappiamo, il Trevi \u00e8 davvero assai poco frequentato anche dai romani&#8230; Nei mesi a venire vogliamo senz&#8217;altro lavorare su Mario Brenta e il suo cinema.<\/p>\n<p><strong>AG: Forzando un po&#8217; il discorso, ma soprattutto saltando un po&#8217; di palo in frasca, mi verrebbe da dire che per\u00f2, in fondo, chi cavolo conosce davvero i film di Fassbinder?! Tolti i titoli pi\u00f9 noti, in quanti oggi in Italia possono dire di conoscere realmente il cinema di un gigante come Fassbinder? Voglio dire che, in fondo, la cultura cinematografica \u00e8 sempre un qualcosa di molto approssimato e approssimativo, che si scontra continuamente con le possibilit\u00e0 della visione&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Per\u00f2 \u00e8 anche vero che Fassbinder lo puoi vedere a casa in DVD e Blu-ray, non hai bisogno di una retrospettiva e, oltretutto, il problema \u00e8 che la fanno! Poi \u00e8 chiaro che \u00e8 una goduria andare al cinema a vedere i film di Fassbinder. Penso che per\u00f2 sia necessario mettere da parte la goduria e andare verso le cose pratiche e utili da fare.<\/p>\n<p><strong>AG: Penso che comunque anche le cineteche lavorino su un range molto ristretto di autori da proporre e, spesso, pure quando lo fanno, portano avanti discorsi incompleti e non troppo approfonditi, anche su mostri sacri della storia del cinema.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> In questi mesi ad esempio stanno distribuendo i film restaurati di Ozu e questa \u00e8 una cosa bellissima, molto interessante. Come molto interessante \u00e8 Il Cinema Ritrovato di Bologna, forse la cosa pi\u00f9 interessante che si faccia oggi in Italia. Una programmazione ricchissima e seria, con incontri molto interessanti. A mio avviso Il Cinema Ritrovato \u00e8 l&#8217;unica cosa seria che oggi ci sia in Italia. Oltre Nomadica ovviamente!<br \/>\nA Pesaro quest&#8217;anno, in apertura del festival, hanno dato <em>Lo squalo<\/em> di Spielberg. <em>Lo squalo<\/em>!<\/p>\n<p><strong>AG: Il discorso di Nomadica si muove nel vuoto che si \u00e8 venuto a creare da qualche tempo a questa parte, da qualche decennio a questa parte. Se penso a quando eravamo pi\u00f9 giovani, se ripenso agli anni &#8217;90, ricordo che esistevano parecchi festival in grado di fare il punto della situazione della scena realmente indipendente italiana. Penso a Bellaria, penso al Torino Film Festival, penso a Pesaro o Taormina, luoghi e momenti all&#8217;interno dei quali c&#8217;era davvero la possibilit\u00e0 di vedere un corpus importante di opere che in qualche modo ti raccontavano quel che realmente c&#8217;era nell&#8217;aria nel tuo tempo e nel tuo paese. Quelli erano anche momenti durante i quali i registi tra loro si incontravano, dialogavano e guardavano reciprocamente i film l&#8217;uno dell&#8217;altro. Oggi ho come l&#8217;impressione che siano pochi i registi davvero curiosi di vedere opere altrui, soprattutto in ambito autonomo e indipendente.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> C&#8217;era anche tutto il discorso sulla videoarte&#8230; C&#8217;erano negli anni &#8217;80 e &#8217;90 dei momenti di incrocio e di incontro che avevano a che fare con metodi differenti di fare il cinema e di studiare il cinema. Oggi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente di tutto questo.<\/p>\n<p><strong>AG: Mi viene sempre da pensare che una citt\u00e0 come Roma, letteralmente abitata da migliaia di persone che si occupano di cinema, possa contare su pochissime realt\u00e0 attente al cinema autonomo, indipendente e artigiano&#8230;<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Penso che internamente ai festival italiani ci siano persone che stanno lavorando, in maniera inconsapevole, per la distruzione dei festival stessi.<\/p>\n<p><strong>AG: Mi hanno riferito che alla tre giorni di Enrico Ghezzi a Bologna, quando gli \u00e8 stato chiesto quale sia il senso dei festival cinematografici oggi, abbia risposto senza troppi giri di parole che questi sono oramai divenuti un qualcosa di completamente inutile.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Enrico scriveva le stesse cose anche in un libro uscito oramai parecchi anni fa. Questa \u00e8 una sua concezione che lo accompagna da parecchio tempo e infatti, i festival che ha diretto in prima persona, sono sempre stati estremamente differenti da tutto il resto. Taormina all&#8217;epoca fu un qualcosa di estremamente dirompente. I suoi festival sono comunque sempre stati innovativi.<br \/>\nIl discorso \u00e8 sempre lo stesso. Se tu crei un contesto in cui il film di un regista viene selezionato solo ed esclusivamente perch\u00e9 quel regista \u00e8 amico di quello o di quell&#8217;altro&#8230; questo \u00e8 ci\u00f2 che accade nella maggior parte delle selezioni, non dico sempre, ma \u00e8 inutile raccontarcela diversamente&#8230; \u00e8 chiaro che cos\u00ec facendo io come regista andr\u00f2 a quel festival non come dentro a un qualcosa di coinvolgente, ma ci andr\u00f2 con la consapevolezza che quel posto, quella occasione, me la sono costruita con un lavoro di relazioni che esula dalla qualit\u00e0 stessa del film. \u00c8 una mentalit\u00e0 prettamente mafiosa. Tutta la cultura italiana si basa ed \u00e8 basata su una mentalit\u00e0 mafiosa e i festival potrebbero essere concepiti come metodi di riciclaggio di denaro sporco del Ministero della Cultura. Io non ho nessuna spinta ad andare a vedere film all&#8217;interno di un festival quando so che questi sono stati selezionati solo ed esclusivamente perch\u00e9 quello \u00e8 amico di quello o di quell&#8217;altro. E allora mi faccio il mio film e lo monto a misura di quel festival, perch\u00e9 ormai, essendoci gli stessi selezionatori da dieci anni, sai benissimo quali sono i loro gusti. Sai benissimo quello che vogliono e quello che cercano, ma mi domando che senso abbia proseguire con un discorso di questo tipo. Non sei mai selezionato, salvo quelle rare eccezioni che comunque esistono, per il film che hai fatto, ma sarai selezionato perch\u00e9 con quel selezionatore ti scrivi, lo senti, ti conosci&#8230; Ti rendi conto che questo \u00e8 un atteggiamento mafioso?! E questo \u00e8 un qualcosa che riguarda tutti noi, tutti indistintamente. Quando puoi muoverti per avere il tuo film in un festival lo fai, l&#8217;ho fatto anch&#8217;io in passato, \u00e8 inutile negarlo, ma senza risultati \u2013 evidentemente non rientro in quella sfera di potere.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> L&#8217;unico festival al quale ultimamente siamo andati da spettatori, e mi fa molto piacere citarlo, \u00e8 I Mille Occhi di Trieste.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Ma perch\u00e9? Perch\u00e9 a Trieste c&#8217;\u00e8 Sergio Germani. Lui non fa una selezione, lui crea un discorso attraverso i film che va a scegliere. A lui interessa il discorso complessivo da porre in essere attraverso un gruppo di film. Questo \u00e8 un modo di gestire e strutturare un festival in modo serio.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Spesso si tratta di opere introvabili che puoi vedere solo all&#8217;interno di quel contesto.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Sergio Germani \u00e8 per noi un Maestro. Il nostro approccio \u00e8 molto simile al suo.<\/p>\n<p><strong>GM:<\/strong> Anche il nostro primo sottotitolo di Nomadica: festival del cinema e delle arti&#8230;<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> \u2026era chiaramente tratto da I Mille Occhi. Sergio \u00e8 stato un Maestro da questo punto di vista, l&#8217;ho conosciuto quando ho iniziato e penso proprio che lui sia una delle poche persone davvero serie in circolazione in questo ambiente \u2013 fin troppo forse.<br \/>\nDel resto anche noi avremmo potuto inserire altri film a Capo d&#8217;Orlando ma non l&#8217;abbiamo fatto perch\u00e9 non stavano all&#8217;interno del contesto e del discorso al quale avevamo pensato.<\/p>\n<p><strong>AG: Questa volta, pi\u00f9 di ogni altra volta, il vostro discorso sul cinema mi \u00e8 parso curatoriale. Un qualcosa che forse ha pi\u00f9 a che fare con le modalit\u00e0 di lavoro delle gallerie d&#8217;arte o dei musei. Si sceglie un tema, un percorso, degli artisti con la loro storia e si mostrano tutte queste cose insieme, come un corpus unico all&#8217;interno di un luogo definito. Non un palinsesto, non un format, ma ho avuto la netta sensazione di un atto curatoriale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Forse s\u00ec, forse \u00e8 vero quello che dici, anche se quello che facciamo si differenzia parecchio dallo sporco lavoro dei curatori delle gallerie. Questo lo voglio sottolineare con forza perch\u00e9 odio i curatori.<\/p>\n<p><strong>AG: Penso che forse il termine \u201ccuratori\u201d sia pi\u00f9 calzante rispetto a \u201cselezionatori\u201d. Per tutte le cose che ci siamo detti in questa conversazione e perch\u00e9 la vostra, appunto, non \u00e8 una selezione, ma la curatela di un discorso pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 articolato.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Diciamo che la nostra \u00e8 una curatela di una selezione. Noi curiamo delle selezioni fatte per Nomadica. Prima selezioniamo i film e poi, all&#8217;interno di quel catalogo, andiamo a creare dei collegamenti. Quello che facciamo, di fatto, \u00e8 un doppio passaggio.<\/p>\n<p><strong>AG: Basta andare a qualsiasi evento cinematografico per sentire quei compartimenti stagni tra un film e l&#8217;altro, mentre in Nomadica, ad ogni sua nuova concretizzazione, ma anche nel vostro modo di parlare di queste opere, c&#8217;\u00e8 sempre questo filo rosso che unisce e tiene tra loro tutti i film.<\/strong><\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Questa volta anche gli incontri erano collegati ad un unico filo del discorso. Questo programma \u00e8 stato incredibile se ci pensi: tutti gli incontri erano collegati alle proiezioni dei film proposti. Anche i film del programma presentato alla biblioteca erano collegati agli altri film. Abbiamo creato questa ragnatela che ci ha dato una grande soddisfazione. \u2022<\/p>\n<p><em>\u2013 Monte Etna, 7 agosto 2015<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35134\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_05.jpg\" alt=\"etna_05\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_05.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_05-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/etna_05-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong>Nomadica<\/strong><br \/>\n<strong>mostra itinerante per il cinema autonomo<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/\" target=\"_blank\">nomadica.eu<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" aligncenter\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"521\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>vedi anche<\/em><br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205\" target=\"_blank\">Cartoline da Nomadica. Capo d\u2019Orlando 2015<\/a><\/strong><br \/>\na cura di Alessio Galbiati<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>immagini: Etna, agosto 2015 by ilcanediPavlov!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da qualche parte sull&#8217;Etna spegnemmo il motore e incominciammo a parlare. Attorno a noi colate laviche raffreddate dal tempo, nere come la pece. Un punto della situazione attorno all&#8217;esperienza Nomadica, a poche ore dalla chiusura della terza edizione, a Capo d&#8217;Orlando, della mostra itinerante per il cinema autonomo. &nbsp; Alessio Galbiati: Da \u00abcinema di ricerca\u00bb a \u00abcinema autonomo\u00bb. 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