{"id":35205,"date":"2015-08-18T21:46:13","date_gmt":"2015-08-18T19:46:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205"},"modified":"2015-08-24T19:51:41","modified_gmt":"2015-08-24T17:51:41","slug":"cartoline-da-nomadica-capo-dorlando-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205","title":{"rendered":"Cartoline da Nomadica. Capo d&#8217;Orlando 2015"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35212\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg\" alt=\"nomadica_01\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Sotto il selciato, la spiaggia!<\/em><br \/>\nScritta su un muro, Parigi, maggio 1968<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il testo che segue \u00e8 frutto di riscrittura, ampliamenti e approfondimenti a partire dagli appunti pubblicati all&#8217;interno del <strong><a href=\"http:\/\/nomadica-log.tumblr.com\/\" target=\"_blank\">diario di bordo<\/a><\/strong> di <strong><a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/\" target=\"_blank\">Nomadica<\/a><\/strong> a Capo d&#8217;Orlando, scritti durante le giornate della <strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34729\" target=\"_blank\">mostra itinerante per il cinema autonomo<\/a><\/strong> (30 luglio \u2013 3 agosto 2015). La sua natura ibrida, caotica e parziale mira a restituire i frammenti di un discorso amoroso attorno al cinema, al suo farsi, al suo mostrarsi e a quel senso di comunit\u00e0 che \u00e8 il carattere peculiare di Nomadica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[vedi anche: <strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35125\" target=\"_blank\">L\u2019armonica ragnatela di Nomadica. Conversazione con Giuseppe Spina e Giulia Mazzone<\/a><\/strong>]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cartoline da Nomadica \/ giorno zero<\/strong><\/p>\n<p>Le cinque giornate di Capo d&#8217;Orlando riecheggiano quelle milanesi del 1848. Siamo in fondo sempre sulle stesse barricate, provando a sferrare un attacco con le esigue forze a disposizione, forti della giustezza delle nostre convinzioni, brandendo un ideale libertario, pronti a resistere fino a che le forze ce lo consentiranno. Nessun generale Radetzky ci fa alcuna paura perch\u00e9 totalmente esasperati dall&#8217;epoca della Restaurazione nella quale, nostro malgrado, siamo costretti a vivere. Il nostro congresso di Vienna fu l&#8217;estate del 2001, il post G8 genovese e il delirio globale post 11 settembre. Rivoluzionari post ideologici confinati nei post pubblicati online, sognammo di fare un quarantotto o magari un sessantotto e ci troviamo per le mani un &#8217;71, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Comune_di_Parigi_(1871)\" target=\"_blank\">1871<\/a>, comunitario ma non pi\u00f9 parigino, cinematografico e non certo politico, affacciati sull&#8217;arcipelago delle Eolie in terra siciliana senza pi\u00f9 lo stupore d&#8217;un Goethe ma gattopardianiamente coscienti dell&#8217;immutabilit\u00e0 del Potere in ogni sua manifestazione. Che Giuseppe Tomasi di Lampedusa abbia scritto parte de <em>Il Gattopardo<\/em> proprio in una stanza di <a href=\"http:\/\/www.fondazionepiccolo.it\/content\/2\/villa-piccolo.html\" target=\"_blank\">villa Piccolo<\/a> e proprio a Capo d&#8217;Orlando \u00e8 una splendida coincidenza che rischiara il sempre utopico discorso sul cinema portato avanti dalla sovversiva mostra itinerante per il cinema autonomo, autonominatasi Nomadica.<\/p>\n<p>Dalla costa nord siciliana il Festival di Locarno sembra lontanissimo, una distanza siderale ci separa dalle sue logiche e le sue selezioni, il suo cinema indipendente fino a un certo punto, i suoi main sponsor, eppure i due eventi sono concomitanti (Locarno 68 si \u00e8 aperto il 5 agosto, Nomadica si \u00e8 conclusa il 3) e rappresentano per me una scelta alternativa l&#8217;uno all&#8217;altro. Dopo anni di presenza fissa sulla sponda nord nel lago Maggiore, per la seconda volta consecutiva mi ritrovo a Capo d&#8217;Orlando, con Nomadica, non per caso ma per scelta, perch\u00e9 in questo momento di vita sento di preferire qualcosa di <em>caldo<\/em>, di aver voglia di vedere il mare con la certezza di avere in odio gli abiti da sera, le frasi di circostanza, l&#8217;abiezione morale di troppi film furbi fatti per il circuito festivaliero e il carrierismo di troppi strambi figuri camuffati da cinefili, posseduti dal medesimo cinismo di un broker di Wall Street.<\/p>\n<p>Per la terza volta Nomadica fa tappa nell&#8217;estate siciliana ma, contro ogni razionalit\u00e0, o forse proprio perch\u00e9 ci troviamo in Italia e poi in Sicilia, tutto \u00e8 stato organizzato nell&#8217;arco di appena due mesi. La delibera del Comune di Capo d&#8217;Orlando che ha stanziato il budget operativo e la disponibilit\u00e0 dei luoghi del festival (o della mostra, chiamatela come meglio credete), pur se \u201cpromessa\u201d in conclusione dell&#8217;edizione 2014, \u00e8 alla fine giunta solamente all&#8217;ultimo minuto. E cos\u00ec gli organizzatori, Giuseppe Spina e Giulia Mazzone, si sono trovati a fare i conti con un miracolo da realizzare in tempi strettissimi, riuscendo comunque a offrire una selezione\/curatela davvero interessante, fortemente coerente in se stessa e con il percorso incominciato nel 2010 che contraddistingue Nomadica.<\/p>\n<p>Ma cos&#8217;\u00e8 Nomadica? Essenzialmente un circuito distributivo attento alle opere cinematografiche indipendenti, di ricerca e autonome, costituito come un vero e proprio network in grado di portare in giro per l&#8217;Italia (ma anche in Francia, Messico e Uruguay) quelle opere (per lo pi\u00f9 italiane, ma non solo), recenti o meno, altrimenti invisibili. I film di questo <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/aut\/\" target=\"_blank\">\u201ccatalogo\u201d<\/a> sono tra loro accomunati da un approccio fortemente autarchico, raramente hanno beneficiato di contributi alla produzione e, qualora non fosse, sono stati sviluppati all&#8217;interno di una totale autonomia produttiva, con una particolare attitudine per la ricerca e la sperimentazione linguistica. Col tempo Nomadica ha raccolto attorno a se realt\u00e0 editoriali altrettanto indipendenti (<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/\" target=\"_blank\">Rapporto Confidenziale<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.rifrazioni.net\/\" target=\"_blank\">Rifrazioni<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.pointblank.it\/\" target=\"_blank\">Point Blank<\/a>), critici e storici del cinema, associazioni e programmatori e, nel corso dell&#8217;ultimo anno, ha dato vita a una <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/atelier\/\" target=\"_blank\">serie di workshop<\/a> (Enrico Ghezzi, Franco Piavoli, Rinaldo Censi e, proprio durante le 5 giornata di Capo d&#8217;Orlando, Antonello Faretta). In un certo qual modo Nomadica \u00e8 un modo di concepire il cinema e una pratica condivisa da un nucleo via via sempre pi\u00f9 numeroso di persone. Nei decenni passati tale esperienza la si sarebbe chiamata \u201ccollettivo\u201d. Nei decenni passati si sarebbe parlato di cinema underground, un po&#8217; pi\u00f9 di recente si sarebbe fatto ricorso al termine \u201cindipendente\u201d, oggi \u2013 sono proprio Spina e Mazzone a sottolineare il passaggio epistemologico \u2013 l&#8217;aggettivo qualificativo pi\u00f9 calzante per questo tipo di cinema \u00e8 \u201cautonomo\u201d (personalmente farei ricorso anche al termine \u201cartigiano\u201d). Autonomo, dal greco, \u00abche si governa da s\u00e9, che vive con le proprie leggi\u00bb.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la differenza peculiare tra questo tipo di cinema e quello indipendente? Essenzialmente si tratta di film che, a differenza degli \u201cindipendenti\u201d, vengono prodotti facendo affidamento quasi esclusivamente aull&#8217;autoproduzione, sono tendenzialmente privi di finanziamenti statali o di una qualche film commission e sono realizzati con ostinazione dai proprio realizzatori. Un cinema dunque privo di committenti, povero o estremamente low budget. Un cinema che fatica a trovare spazio nelle selezioni dei festival cinematografici (da Torino a Venezia passando per Locarno): vuoi per una mancanza di contatti privilegiati interni ai festival in questione, vuoi per la non strutturata composizione produttiva, vuoi per la povert\u00e0 tecnica che i budget ridotti impongono. Ma un film autonomo pu\u00f2 disporre del budget necessario ed essere ricco da un punto di vista tecnico, visivo ed estetico, pu\u00f2 disporre di tutte le professionalit\u00e0 necessarie alla sua realizzazione e pu\u00f2 essere selezionato nei grandi festival. L&#8217;essenza del cinema autonomo dall&#8217;altro da s\u00e9 sta dunque nel significato letterale dell&#8217;aggettivo, \u00abche si governa da s\u00e9, che vive con le proprie leggi\u00bb, ed \u00e8 corretto specificare questa differenza sostanziale con i significati e le concretizzazioni che correntemente attribuiamo al cinema indipendente contemporaneo.<br \/>\nIl pregio di Nomadica \u00e8 quello di approcciarsi a questo tipo di cinema con uno sguardo libero da sovrastrutture e di coglierne qualit\u00e0 e originalit\u00e0. La standardizzazione del cinema festivaliero appare evidente anche al neofita, come pure la ricorsivit\u00e0 di certi nomi e case di produzione e venditori. Pedro Costa, in una bella intervista (ancora inedita) concessaci un paio d&#8217;anni fa, parlava della \u00abMafia dei festival\u00bb. I motivi per cui tutto questo accade sono molti e non tutti riconducibili a dietrologiche malefatte: non esiste una regia occulta che definisca quali siano i film con i quali si compongono le selezioni dei festival, esiste per\u00f2 una innegabile omologazione culturale capace di travalicare specificit\u00e0 e differenze che \u00e8 irrealistico fingere di non vedere.<br \/>\nRapporto Confidenziale condivide con Nomadica, da sempre, il medesimo approccio al cinema e proprio da questa comune visione i due progetti hanno intersecato le proprie strade, a tratti sovrapponendole, il pi\u00f9 delle volte facendole correre parallele. L&#8217;obiettivo comune \u00e8 un discorso culturale, quello attorno al valore della marginalit\u00e0, per una visione non omologata del presente, da sviluppare autonomamente senza attendere la certificazione di qualit\u00e0 da una qualche istituzione (para)statale.<\/p>\n<p>L&#8217;impossibilit\u00e0 di elaborare una programmazione in tempi pi\u00f9 distesi ha fatto s\u00ec che gran parte del potenziale di un discorso sul cinema cos\u00ec compiuto, puntuto e vitale, come quello portato avanti da Nomadica, si sia dovuto concretizzare grazie alla sola ostinazione dei suoi realizzatori, senza alcun supporto concreto. Una tenacia che qui voglio rimarcare, perch\u00e9 ogni volta mi sembra un dono condiviso di inestimabile valore. Sollevare il dubbio di quel che si sarebbe potuto fare non \u00e8 certamente il miglioro modo di introdurre una cinque giorni di puro piacere umano e cinematografico, una cinque giorni di tale bellezza e intensit\u00e0, con un programma decisamente articolato e in grado di far brillare ognuno dei film proposti ben oltre la sola visione, ma cosa avrebbe potuto essere Nomadica a Capo d&#8217;Orlando 2015 se, invece che due soli mesi, le si fosse data possibilit\u00e0 di strutturare un programma in un arco di tempo pi\u00f9 ampio? Anche solo in termini di presenze, e sono state molte le persone arrivate da ogni parte d&#8217;Italia appositamente per seguire il programma, \u00e8 certo che a Capo d&#8217;Orlando avremmo assistito a un qualcosa di ancor pi\u00f9 agguerrito. La mostra del cinema autonomo forse necessita di una maggiore indipendenza e di una maggiore forza economica che le permetta di camminare con le proprie gambe, limitando il pi\u00f9 possibile la sua dipendenza da scelte istituzionali sempre farragginose condizionanti. Forse \u00e8 giunto il tempo di unire le forze, costituire una squadra di lavoro, mettere mano al portafoglio e cercare qualche finanziamento per dare vita a un qualcosa di pi\u00f9 strutturato e complesso, oltre il meraviglioso lavoro di trincea di Giuseppe e Giulia, qualcosa che provi fino in fondo a dispiegare tutto il suo potenziale, che \u00e8 collettivo, partecipato e che tutti, ad ogni nuova tappa di quest&#8217;utopico Nomadica, abbiamo toccato con mano. Con Giuseppe e Giulia parliamo spesso della necessit\u00e0 della creazione d&#8217;un momento che faccia il punto della situazione sulle macerie del cinema italiano e sulle esperienze resistenti che indefesse proseguono la propria singolarissima traversata di un deserto sempre pi\u00f9 desertificato ed esteso, che abbraccia con sempre pi\u00f9 velocit\u00e0 territori fino a non molto tempo fa impronosticabili. Fatico a non confessarmi quanto mi sarebbe piaciuto che gi\u00e0 a Capo d&#8217;Orlando e proprio dentro a Nomadica prendesse forma questa esigenza condivisa, questo momento catartico di confronto, scambio e prospettiva nuova da far nascere e condividere. Ma \u00e8 innegabile ed evidente, per chi c&#8217;\u00e8 o c&#8217;era stato nelle edizioni precedenti o in qualcuna delle molteplici occasioni di incontro ostinatamente rese reali da Nomadica, che sono proprio questi momenti, con tutti i loro limiti e la loro sconfinata generosit\u00e0, a creare le condizioni per un possibile salto di qualit\u00e0 del discorso. Sono gli incontri umani resi possibili dalla ragnatela tessuta da Nomadica, lo scambio, il conoscersi faccia-a-faccia che renderanno possibile quel che oggi potrebbe sembrare solo una semplice velleit\u00e0. L&#8217;assenza di momenti collettivi di incontro e confronto del cinema indipendente e autonomo italiano, l&#8217;abdicazione dei festival italiani al proprio ruolo istituzionale di luogo privilegiato dell&#8217;incontro tra simili, come nei decenni passati furono i festival di Torino e di Bellaria, di Taormina (la fiammeggiante direzione Ghezzi) e poche altre riserve indiane dentro le quali \u00e8 stato tenuto in vita (anche solo idealmente ma comunque concretamente) il cinema indipendente\/underground\/autonomo\/artigiano italiano, creano quella voragine dentro alla quale tutto \u00e8 precipitato in un anonimo individualismo fatto di percorsi singolari e totalmente invisibili. Nel passato, il regista con base a Roma, i cui film uscivano in tutta Italia, era a conoscenza o addirittura aveva visto i film dell&#8217;artigiano sconosciuto ai pi\u00f9, ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Si \u00e8 venuta a creare una distanza in apparenza incolmabile tra il cinema \u201cindustriale\u201d e quello indipendente\/autonomo\/artigiano e su questa separazione penso possa essere fruttuoso pensare di lavorare; ritengo infatti che tale distanza sia unicamente imposta dalle contingenze e dall&#8217;atomizzazione che lo spirito del tempo impone. E allora Nomadica, e tutto il suo potenziale, meriterebbero risorse ben pi\u00f9 ampie del poco o niente con il quale si ostinano a produrre utopici miracoli capaci di riconciliare la passione per un qualcosa di altrimenti avvilito dai grandi festival, delle programmazioni delle cineteche, dagli eventi cinematografici che, privi di un&#8217;anima, si susseguono incessantemente per tutto il paese senza spostare mai di una sola virgola il lento scivolamento del cinema nell&#8217;oblio dell&#8217;immaginario contemporaneo. Siamo in molti a pensare che il cinema sia un&#8217;arte e un linguaggio ancora estremamente vitale e tutto da esplorare e ostinatamente stiamo sulle barricate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_35213\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35213\" class=\"wp-image-35213 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_05.jpg\" alt=\"nomadica_05\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_05.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_05-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_05-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-35213\" class=\"wp-caption-text\">da sinistra: Bruno Roberti, Giuseppe Spina, Franco Maresco. 30 luglio 2015, Capo d&#8217;Orlando<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cartoline da Nomadica \/ giorno uno<\/strong><\/p>\n<p>Penso che alla fine la domanda sia sempre la stessa o che le domande siano sempre le stesse, da sempre: cos&#8217;\u00e8 l&#8217;indipendenza cinematografica? Quale senso ha questa nostra passione inesauribile e ossessiva per il cinema, il suo farsi e il suo mostrarsi?<br \/>\nNomadica \u00e8, sempre, un&#8217;occasione di incontro e confronto, un luogo dentro al quale condividere esperienze e parole. Nomadica porta avanti un discorso \u201caltro\u201d, ma \u201caltro\u201d da che?<\/p>\n<p>L&#8217;<em>ouverture<\/em> delle giornate orlandine \u00e8 stato lo straordinario segmento del naufragio di Ulisse tratto da <em>Nostos \u2013 Il ritorno<\/em> di Franco Piavoli (1989). In esso troviamo la deriva, tema forte di questo Nomadica, e con l&#8217;immaginifica regia di Piavoli l&#8217;esplosione di tutto il potenziale dell&#8217;immagine cinematografica, capace di traslare il dato reale in una sintesi che \u00e8 immagine fotogrammatica e fantasmagoria dei dati concreti del mondo che ci circonda. Non si potevano scegliere immagini cinematografiche pi\u00f9 poetiche e sognanti per dare avvio a un naufragio di cinque giorni, immagini che si sono specchiate con il controcampo dello schermo, con la luna piena che su di esso splendeva, con la musica delle onde. Non si potevano scegliere immagini pi\u00f9 rappresentative di un modo di fare e vivere il cinema come viaggio senza meta dentro a un linguaggio, in balia della forza brutale del mare. Il cinema di Franco Piavoli \u00e8 un classico senza tempo, perch\u00e9 fuori dal tempo. Immagini scelte con cura come doppio speculare della location delle proiezioni serali, il Miramare del Monte della Madonna, luogo isolato e appartato, raggiungibile dopo molti scalini ghirlandati da ex voto, ritagliato in un paesaggio naturale affacciato sopra il mare, sonorizzato dalle onde che dalle Eolie si infrangono sulla spiaggia e rischiarato dalla luna piena che sopra lo schermo ha brillato ogni sera sopra le teste dei presenti.<\/p>\n<p>Il primo film proposto al pubblico \u00e8 stato <em>Belluscone<\/em> (2014) di Franco Maresco, introdotto commentato accompagnato da Maresco stesso e Bruno Roberti, una scelta decisamente emozionante che, forse, dice gi\u00e0 molto su di un&#8217;idea di cinema e comunit\u00e0 cinematografica, su di un modo di intendere il cinema. Franco Maresco, personaggio imprendibile e sfuggente, outsider assoluto del cinema nazionale, ha accompagnato il suo film con un forte coinvolgimento e una sorprendente generosit\u00e0. La sua presenza a Capo d&#8217;Orlando \u00e8 stato un vero regalo perch\u00e9 proverbiali sono le \u201cbuche\u201d che ha tirato ai festival che l&#8217;avrebbero voluto tra gli ospiti: solo nell&#8217;ultimo anno: all&#8217;ultimo minuto non \u00e8 andato a Venezia, dove il suo film era in concorso nella sezione Orizzonti (l&#8217;esclusione dal concorso internazionale deve, e giustamente, non essergli andata a genio), ma nemmeno a Torino dove avrebbe presentato scene tagliate dal film insieme a Marco Travaglio (prontamente rimpiazzato da Emiliano Monreale che, con l&#8217;attuale direttore de Il Fatto Quotidiano, ha dato vita a una surreale conversazione durante la quale le affermazioni dei due divergevano senza che nessuno dei due lo facesse notare, dentro a una pantomima unanimista nella quale si sorvolava bellamente sulle opposte opinioni sul film in questione, sopra all&#8217;Italia contemporanea e l&#8217;accordo apparente era sancito da continui ondeggiamenti del capo come se annuire fosse segno di una qualche intelligenza). Maresco a Capo d&#8217;Orlando si \u00e8 trattenuto solo poche ore perch\u00e9 costretto a rientrare immediatamente a Palermo dove sta lavorando, con l&#8217;acqua alla gola e con pochissime risorse economiche, alla chiusura di <em>Gli uomini di questa citt\u00e0 io non li conosco<\/em>, film dedicato all&#8217;amatissimo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Franco_Scaldati\" target=\"_blank\">Franco Scaldati<\/a> e alla sua memoria che sar\u00e0 presentato fuori concorso a Venezia. Come giustamente ha sottolineato Bruno Roberti, la figura dell&#8217;autore e attore palermitano diviene il terzo elemento di una personalissima trilogia di autoritratto con il volto d&#8217;altri che Maresco ha iniziato con l&#8217;omaggio al clarinettista italoamericano Tony Scott (<em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32146\" target=\"_blank\">Io sono Tony Scott<\/a><\/em>, 2010) e che, con Ciccio Mira in <em>Belluscone<\/em>, torna a muovere il proprio sguardo \u2013 privo di speranza e sempre rivolto al fulgore di un passato perduto \u2013 per le strade e le piazze di una Palermo abitata dalla musica neomelodica. Silvio Berlusconi diventa in Belluscone un pretesto per raccontare l&#8217;inesorabile oblio della memoria e lo strumento attraverso il quale compiere uno scavo tra le macerie del tempo presente dal quale rinvenire l&#8217;ultimo uomo Ciccio Mira, ospite dell&#8217;oggi ma rischiarato dalla luce di un tempo andato. Il cinema di Franco Maresco \u00e8 un cinema della malinconia aggrappato al presente con le unghie di una comicit\u00e0 grottesca e spaventevole, fatto da un regista e un uomo che si sente fuori dal tempo, ultimo uomo di un mondo scomparso, eppure cos\u00ec incredibilmente in grado di cogliere l&#8217;essenza dell&#8217;oggi nella sua inesorabile e franosa mutazione.<\/p>\n<p>Di macerie e di frane, di luogo disabitati e dei lenti scivolamenti verso l&#8217;oblio della memoria si \u00e8 occupato anche Antonello Faretta con <em><a href=\"http:\/\/montedorofilm.it\/\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a><\/em>, il suo primo lungometraggio ancora inedito in Italia, che a Capo d&#8217;Orlando ha tenuto un partecipato animato e vitale workshop (<em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34767\" target=\"_blank\">Dormiveglia mediterraneo. Immagini per mettersi al riparo<\/a><\/em>) teso ad esplorare i meandri, gli abissi e le meraviglie della creazione cinematografica, condividendo con i partecipanti la propria personale attitudine al cinema. Faretta (Potenza, 1973) \u00e8 un regista autarchico, attivo nell&#8217;ambito cinematografico con la casa di produzione Noeltan Film Studio (insieme alla compagna Adriana Bruno), molto attento per attitudine alle intersezioni linguistiche tra cinema e poesia, gi\u00e0 autore di diversi corti e mediometraggi presentati in numerosi festival internazionali, gallerie e musei d\u2019arte contemporanea (Centre Pompidou, Museo di Arte Contemporanea Barcelona, Cannes Film Festival, Galerie du Jour Agnes B., Rotterdam Film Festival, Hot Docs Toronto e Pen World Voices Festival New York). Tra le sue opere, <em>Lei lo sa<\/em>, <em>Da dove vengono le storie?<\/em>, <em>Il vento, la terra, il grasso sulle mani<\/em>, <em>Transiti<\/em>, <em>Il Giardino della speranza<\/em> e lo straordinario <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31893\" target=\"_blank\">Nine Poems in Basilicata<\/a><\/em>: film di poesia di e con il leggendario poeta newyorkese John Giorno.<\/p>\n<p>A Capo d&#8217;Orlando, affacciati sul mare con all&#8217;orizzonte le isole Eolie, si sono incontrate esperienze e confrontate traiettorie e visioni. Sono le parole scambiate e l&#8217;anima che le sostiene il punto essenziale di questa esperienza, l&#8217;incontro e lo scambio, la condivisione. Il cinema \u00e8 allora forse un semplice pretesto per dare corpo ed esplorare un discorso \u201caltro\u201d. Ma \u201caltro\u201d da che?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-35214 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_08.jpg\" alt=\"nomadica_08\" width=\"782\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_08.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_08-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_08-436x335.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cartoline da Nomadica \/ giorno due<\/strong><\/p>\n<p>Ed arriv\u00f2 il giorno della pellicola, durante il quale scoprimmo che, in fondo, alla fin della fi(li)era della tecnologia nella quale siamo immersi, il supporto fotografico \u00e8 ancora il pi\u00f9 affidabile compagno di viaggio d&#8217;una proiezione cinematografica. Ritrovare, a picco sopra al mare sotto una luna luminosa e piena, il ritmo dimenticato del suono dell&#8217;otturatore \u00e8 stata pura gioia. Provate a fare mente locale del tempo trascorso dalla vostra ultima visione in pellicola e scoprirete che lo tsunami digitale ha definitivamente scardinato la storia ultracentenaria del cinematografo. Non pi\u00f9 sostenibile, in disuso, marginalizzata, cassintegrata, esodata, pensionata, sconfitta, fagocitata, eppure sempre cos\u00ec stupefacente nella sua materica essenzialit\u00e0, nella sua immediatezza, la proiezione da supporto fotografico mi pare ancora una fantasmagoria pi\u00f9 affascinante e complessa della maggior parte delle proiezioni digitali possibili. Provate, davvero, a rivedere qualcosa in pellicola, provate a cogliere occasioni che comunque esistono ancora, per riscoprire il fascino e la bellezza di quel tipo di immagini. Le cineteche dovrebbero essere i luoghi deputati e privilegiati e finanziati dallo stato per svolgere proprio questa compito. L&#8217;impressione \u00e8 che ce ne stiamo tutti dimenticando, che ci siamo collettivamente scordati di quella potenza e bellezza e alla memoria gioverebbe, e di riflesso al piacere quasi fisico e intimissimo, rivedere e riassaporare quelle modalit\u00e0 della visione che con troppa rassegnazione e malriposto entusiasmo siamo costretti a subire da parte di un mercato che non conosce ormai altra lingua che l&#8217;incessante e acceleratissimo sviluppo tecnologico (un po\u2019 sguaiato e caotico e bulimico).<br \/>\n\u00c8 successo infatti che l&#8217;<em>Abacuc<\/em> (2014) di <a href=\"http:\/\/ferriferri.com\/\" target=\"_blank\">Luca Ferri<\/a>, girato in 8mm e proiettato da formato digitale, abbia incontrato un piccolo intoppo tecnico di natura esoterica mentre, il film composto da immagini d&#8217;archivio<em> Catherine<\/em>, di <a href=\"http:\/\/homemovies.it\/\" target=\"_blank\">Home Movies<\/a> (a cura di Mirco Santi e Paolo Simoni, ), proiettato in 16mm, sia scivolato via perfettamente in tutta la sua durata sorprendendoci per la qualit\u00e0 estetica delle sue immagini. Ferri gira in 8mm, trasforma tutto in digitale, produce un DCP ma, molte delle sue proiezioni, la totalit\u00e0 escluse quelle in nelle sale tecnicamente pi\u00f9 attrezzate, si proietta in digitale da file di circa 1\/3 del peso in gigabyte, scontrandosi ogni volta con le variabili di proiettori sempre diversi e sempre unici nella singolarit\u00e0 del proprio stato di efficienza e logoramento nel tempo. Quello di <em>Abacuc<\/em>, di tutta evidenza, \u00e8 il destino comune al cinema digitale contemporaneo (che sia girato in pellicola \u2013 come in questo caso \u2013 o in digitale non fa alcuna differenza). Un cinema che nella sua forma digitale fatta di pixel e compressione pare invecchiare ogni mese, ad ogni salto qualitativo della tecnologia.<br \/>\nLa cosa bizzarra \u00e8 stata che la migliore qualit\u00e0 della visione l&#8217;abbiamo potuta toccare con mano con immagini realizzate amatorialmente da un padre alla propria figlia con macchine da presa 8 e 16 mm in un arco di tempo che va dal &#8217;49 alla met\u00e0 degli anni &#8217;70. Ovviamente non sto parlando di esiti artistici, ma semplicemente della \u201cbellezza\u201d della immagini, della loro grana, della loro \u2013 ancora una volta \u2013 matericit\u00e0. Le immagini acquatiche di<em> Catherine<\/em>, cos\u00ec piene di imperfezioni formali, come \u00e8 inevitabile e sano debbano essere quelle di un film familiare, con lunghe sequenze virate all&#8217;azzurro per un errato bilanciamento del bianco o per un qualche errore di sviluppo, risuonano davanti ai nostri occhi in tutta la loro fragile bellezza.<\/p>\n<p>Forte \u00e8 stata la fascinazione per la qualit\u00e0 della proiezione in pellicola. Paradosso della tecnologia che, illudendoci della naturalezza del proprio sviluppo, forse ci fa dimenticare con troppa faciloneria ci\u00f2 dal quale provenivamo. Il ticchettio dell&#8217;otturatore, allora, suonando sopra il mare siciliano, ci ha permesso di riportare alla memoria il ricordo della qualit\u00e0 infinitamente superiore del formato fotografico di proiezione.<\/p>\n<p><em>Catherine<\/em> \u00e8 un progetto filmico dannatamente interessante realizzato da Mirco Santi e Paolo Simoni, ovvero gli ideatori di <a href=\"http:\/\/homemovies.it\/\" target=\"_blank\">Home Movies, archivio nazionale del film di famiglia<\/a>, un&#8217;associazione con oltre dieci anni di storia che si occupa della salvaguardia e della catalogazione di cinema amatoriale e familiare. <em>Catherine<\/em> \u00e8 un film che \u00e8 una ossessione che nasce insieme all&#8217;associazione Home Movies, un lavoro incessante lungo dieci anni interi, un arco di tempo durante il quale il film ha assunto diverse forme per differenti modalit\u00e0 di fruizione e che a Capo d&#8217;Orlando \u00e8 stato proiettato in una versione inedita della durata di 40 minuti, stampata e proiettata in 16mm (perfettamente proiettata da Mirco Santi, vero e proprio artista-artigiano della proiezione, con un proiettore modificato e meravigliosamente funzionante ed efficace), con una strepitosa colonna sonora (impressa in pista ottica sulla pellicola stessa e riprodotta con una piccolissimo diffusore acustico analogico) creata dalla collaborazione di tre musicisti del calibro di <a href=\"http:\/\/www.andreabelfi.com\/\" target=\"_blank\">Andrea Belfi<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.xing.it\/person\/325\/xavier_garcia_bardon_saule\" target=\"_blank\">Xavier Garcia Bardon<\/a> e <a href=\"http:\/\/xl.repubblica.it\/articoli\/meet-stefano-pilia\/5982\/\" target=\"_blank\">Stefano Pilia<\/a>. <em>Catherine<\/em> nasce con un ritrovamento anonimo in un mercatino di Bruxelles di un corpus di film di famiglia la cui unica informazione indicata sulle pellicole \u00e8 proprio il nome femminile in questione con le date poste su ogni bobina. Soggetto unico di tutto il girato \u00e8 la figlia di una qualche agiata famiglia francese ripresa dalla nascita fino all&#8217;et\u00e0 di venticinque anni (dal bianco e nero 16mm della tenera infanzia, fino all&#8217;8mm a colori dell&#8217;et\u00e0 matura). Le scelte di montaggio di Santi e Simoni seguono la cronologia del materiale originale e optano per la selezione di quelle immagini pi\u00f9 riuscite e poetiche che, presumibilmente il padre, ha collezionato negli anni. Di fronte a un materiale affascinante ma in apparenza poco interessante, il film \u00e8 invece in grado di costruire una narrazione ammaliante che ci pone di fronte a quelle immagini cos\u00ec misteriose, delle quali nulla sappiamo, come di fronte a geroglifici di un&#8217;antica civilt\u00e0. Monta di frame in frame una curiosit\u00e0 da archeologo e la mente corre a produrre congetture su tutto quello che le si pone di fronte agli occhi. <em>Catherine<\/em> \u00e8, letteralmente, un testo filmico aperto, dentro al quale perdersi.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ferriferri.com\/\" target=\"_blank\">Luca Ferri<\/a>, con il contributo alla fotografia di <a href=\"https:\/\/vimeo.com\/gvallicelli\" target=\"_blank\">Giulia Valliccelli<\/a> (con la quale ha co-diretto l&#8217;assai interessante, e sempre in 8mm, <em><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/111136709\" target=\"_blank\">Ridotto Mattioni<\/a><\/em>), elabora una sguardo complesso e sorprendente partendo da una macchina da presa 8mm, dando vita a uno strano ordigno filmico che ad ogni nuovo visione mi pare davvero essere figlio unico, pezzo pi\u00f9 unico che raro di un cinema impossibile e imprendibile perch\u00e9 profondamente insolito e personalissimo. Sospeso tra comico e tragico, denso di trovate visive davvero sorprendenti ma pure di scelte spiazzanti, <em>Abacuc<\/em> \u00e8 davvero un Unidentified Flying Object del cinema italiano contemporaneo. Protagonista degli 85 minuti della sua durata \u00e8 un enorme uomo di 198 chilogrammi (<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/abacuc_01.jpg\" target=\"_blank\">Dario Bacis<\/a>, gi\u00e0 presente in molti dei lavori precedenti del regista bergamasco), unico superstite di una umanit\u00e0 estinta, che si aggira tra cimiteri e spazi desolati, tormentato da continue telefonate e ossessionato da un&#8217;amore non corrisposto per una figura femminile che altro non \u00e8 che il suo doppio con parrucca nero corvino. Abacuc, come Ciccio Mira in\u00a0<em>Belluscone<\/em>, \u00e8 il superstite di un mondo estinto, l&#8217;ultimo uomo che si muove dentro alla fine di un mondo.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante l&#8217;idea di abbinare due film di questo tipo da parte di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone per Nomadica, perch\u00e9 in qualche modo le due regie si trovano a riflettere su territori non troppo distanti l&#8217;uno dall&#8217;altro. Al centro di entrambi i lavori troviamo un corpo e la sua sparizione, un corpo e il suo mistero. \u00abIl mio mistero \u00e8 chiuso in me!\u00bb, potrebbero cantare Dario Bacis e Catherine, due corpi eterei e sfuggenti, eppure cos\u00ec concreti e reali e per questo, proprio per questo, affascinanti. Il mistero del cinema e quello delle connessioni tra film in apparenza cos\u00ec diversi, quel filo rosso che li tiene insieme e che tanto ci dice dell&#8217;attitudine e della natura di Nomadica e del suo discorso \u201caltro\u201d. Ma \u201caltro\u201d da che?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-35215\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_06.jpg\" alt=\"nomadica_06\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_06.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_06-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_06-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cartoline da Nomadica \/ giorno tre<\/strong><\/p>\n<p>Fare film a casa, da casa, in casa: to make movies (at home). \u00c8 stato questo il tema della terza giornata di Nomadica a Capo d&#8217;Orlando. Dai film di famiglia dell&#8217;archivio Home Movies, passando per un&#8217;opera intima quale <em>Calle de la Piet\u00e0<\/em> di Mario Brenta e Karine de Villers e poi ancora Luca Ferri e il suo artigianato cinematografico, passando per la quinta versione di <em>Citt\u00e0 Stato<\/em> di Giuseppe Spina, fino ai film selezionati e proposti da Rinaldo Censi (Nathaniel Dorsky e Stan Brakhage). L&#8217;alterit\u00e0 dai canoni indagata da Giuseppe Spina e Giulia Mazzone attraverso Nomadica trova, nella concezione cinematografica artigianale \u2013 a (quasi) zero budget, totalmente slegata da convenzioni di genere o dagli assilli di mercato, \u201cleggera\u201d perch\u00e9 priva di troupe, libera perch\u00e9 volutamente orfana di committenti \u2013, la propria reale e pi\u00f9 calzante concretizzazione pratica di un&#8217;idealit\u00e0 altrimenti sformata e negata in \u201caltre\u201d dinamiche produttive. Le chiacchiere spese in serata, durante l&#8217;incontro aperto intitolato \u2013 appunto \u2013 To Make Movies (at Home), con Simoni e Santi di Home Movies, Ferri, Spina, Cappucci, Censi, Brenta e de Villers sono state un&#8217;occasione per comprendere un po\u2019 meglio quali siano le motivazioni che spingono una persona a imbracciare una macchina da presa (Mini DV, Super 8, reflex digitale&#8230; non cambia nulla) e di cimentarsi con la costruzione di un testo filmico. L&#8217;abbracciare una libert\u00e0 assoluta, linguistica ed economica permette di poter sviluppare progetti scevri d&#8217;alcun tipo di condizionamento, soggetti alla sola pressione delle proprie aspettative e pure aperti all&#8217;irruzione della realt\u00e0 e del caso nell&#8217;inquadratura. Strada percorsa e percorribile da una moltitudine di persone, esplosa nell&#8217;epoca dell&#8217;affermazione del paradigma digitale e rintracciabile oramai non solo e non soltanto nell&#8217;ecosistema cinefilo dei festival e delle rassegne ma pure nella babele dei vari contenitori <em>monstre<\/em> come YouTube, Vimeo e affini. Immagini casalinghe, liminari al cinema, oltre il cinema stesso, riempiono la rete ridefinendo pratiche di produzione e fruizione.<\/p>\n<p>In questo ordine di pensieri il film di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mario_Brenta\" target=\"_blank\">Brenta<\/a> e de Villers, <em><a href=\"http:\/\/www.cinemaitaliano.info\/calledelapieta\" target=\"_blank\">Calle de la Piet\u00e0<\/a><\/em> (2010), \u00e8 allora un piccolo film manifesto delle possibilit\u00e0 creative che questa modalit\u00e0 di cinema <em>at home<\/em> rende disponibile per statuto ontologico. <em>Calle de la Piet\u00e0<\/em> \u00e8 una riflessione sulla produzione artistica che prende a pretesto gli ultimi giorni di vita del pittore <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tiziano\" target=\"_blank\">Tiziano<\/a> (Vecellio) per dare forma e sostanza a un diario intimo di vita veneziana, un film fl\u00e2neur per le calli e le suggestioni della citt\u00e0 lagunare, sospeso tra un certo cinema <em>\u00e0 la<\/em> Godard o alla Jonas Mekas o alla Tonino De Bernardi \u2013 tanto per capirci \u2013, dal forte sapore francese. In grado di produrre alcune immagini davvero sorprendenti, in qualche modo imparentate con lo sguardo di Franco Piavoli, <em>Calle de la Piet\u00e0<\/em> \u00e8 una corposa riflessione sulla morte, sull&#8217;inutilit\u00e0 della pratica artistica, sul suo svanire con la vita. Tiziano Vecellio e la sua ultima opera, rimasta incompiuta nel suo studio il giorno della sua morte (avvenuta il 27 agosto 1576), sono per Brenta e de Villers emblema della sconfitta naturale e inevitabile dell&#8217;uomo, amplificata dal fatto che quella <em>Piet\u00e0<\/em> fu per Tiziano la prima e unica opera realizzata senza committente e pensata come decoro alla propria tomba (cosa non avverr\u00e0). La sopraggiunta morte, l&#8217;impossibilit\u00e0 di concludere un&#8217;opera d&#8217;assoluta libert\u00e0 sono per Brenta, che per il film compone e recita testi davvero interessanti e ben scritti, un simbolo dei limiti della pratica artistica, l&#8217;essenzialit\u00e0 stessa del cul-de-sac che la natura umana impone senza concedere scampo alcuno. Riecheggia forte il tema della morte, c\u00f2lta nella sua contemplazione, approcciata con rispetto e amore quasi orientale, affrontata guardandola negli occhi ma al contempo temuta ed esorcizzata dal film stesso. Con l&#8217;espediente narrativo delle ultime ore di vita di Tiziano, traslate ai giorni nostri, <em>Calle de la Piet\u00e0<\/em> introduce nella sua narrazione la figura della misteriosa modella presente nello studio del pittore al momento della sua morte, ed \u00e8 la sua figura a divenire immortale nell&#8217;opera incompiuta, prestando corpo e volto alla Madallena che oggi \u00e8 possibile incontrare alla Gallerie dell&#8217;Accademia veneziane. Questa donna, interpretata da Karine de Villers, \u00e8 la vita che prosegue, \u00e8 la vitalit\u00e0 che oltrepassa la morte e vaga per le calli veneziane cercando una sua strada dopo la scomparsa del pittore. Brenta e de Villers, in maniera decisamente esplicita, ci ricordano che la pratica artistica non sia altro che un modo, forse il solo, sicuramente uno dei pochi che ci \u00e8 concesso, di osservare la vita e dunque la sua negazione, con il solo distacco che rende possibile l&#8217;accettazione del mistero dell&#8217;esistenza. Ma ci ricordano pure di quanto una coppia possa sostenersi a vicenda, nella vita e nel fare cinema, perch\u00e9 proprio dopo questo film del 2010, e dopo anni di stasi assoluta, Mario Brenta, insieme a Karine de Villers, sia tornato a dirigere e realizzare (<em>Black Light<\/em>, 2015; <em>Corpo a corpo<\/em>, 2014; <em>Agnus Dei<\/em>, 2012) quel cinema che dal 1994 \u2013 anno in cui con il suo ultimo lungometraggio, <em>Barnabo delle montagne<\/em>, era stato selezionato <a href=\"http:\/\/www.festival-cannes.fr\/en\/archives\/1994\/allSelections.html\" target=\"_blank\">in concorso al festival di Cannes<\/a> \u2013, era stato impossibilitato a fare. Il suo ricominciare a fare cinema, in casa e senza budget \u2013 to make movies (at home) \u2013 in coppia e senza committenti (proprio come l&#8217;ultima opera di Tiziano), dopo Cannes e dopo un esilio lungo sedici anni, \u00e8 un insegnamento importante e luminoso.<\/p>\n<p>Con la terza giornata di Nomadica \u00e8 apparsa evidente l&#8217;attenzione della selezione sul tema della morte. Non certo una scelta cos\u00ec scontata, senz&#8217;altro una scelta tutt&#8217;altro che ordinaria visto che la morte rimane pur sempre il grande rimosso della modernit\u00e0 e del contemporaneo. Eppure Spina e Mazzone hanno allestito un programma che in queste tre prime giornata si sofferma proprio sull&#8217;elemento esistenziale ultimo. Morte e pratica artistica e il loro stretto legame risuonano anche nella matericit\u00e0 dei Super 16mm portati a Capo d&#8217;Orlando da Rinaldo Censi. Ed \u00e8 gi\u00e0 la pellicola stessa ad essere memento mori. La morte a 24 fotogrammi al secondo in <em>The Dead<\/em> di Stan Brakhage (1960) saltellante di tomba in tomba, di lapide in lapide, riecheggia l&#8217;andar per morti dell&#8217;<em>Abacuc<\/em> di Luca Ferri, la tomba di Igor e Vera Stravinskij sopra al quale il regista bergamasco chiude il suo film (come pure Paolo Sorrentino con <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34496\" target=\"_blank\">Youth<\/a><\/em> \u2013 bizzarrie delle coincidenze). Il muto viaggio in pellicola di Censi ha dialogato con sapienza e gusto della casualit\u00e0 con l&#8217;ambiente sonoro dello spazio della proiezione, offrendoci un visivamente stupefacente e splendido <em>Variations<\/em> di Nathaniel Dorsky (1992-98) e altri due film di Brakhage <em>Jane<\/em> (1985) e <em>Made Manifest<\/em> (1980), sonorizzati dal rumore del mare e dell&#8217;uomo che in lontananza reclamava la propria presenza al mondo e oltre i film. Musica intermittente in lontananza di un qualche locale sulla spiaggia entrava casuale in sincrono con le immagini proiettate sullo schermo bianco e il rumore del mare, ritmico e incessante, entrava in armonica sintonia con il suono dell&#8217;otturatore del proiettore 16mm.<\/p>\n<p>La mia personalissima certezza di questi giornate, quel che indubbiamente mi sono portato a casa da Capo d&#8217;Orlando, \u00e8 il rinnovato entusiasmo verso la proiezione in pellicola. Era come se mi fossi dimenticato dell&#8217;amore che nutrivo per la qualit\u00e0 fotografica della proiezione: persuaso dall&#8217;ineluttabilit\u00e0 delle proiezioni digitale avevo smesso di ricordarne le differenze qualitative che invece oggi sono tornate ad apparirmi siderali. Credo si sia fatta largo in me la consapevolezza di vedere, ormai da qualche anno, opere troppo distanti dalla loro reale qualit\u00e0 estetica. Stiamo guardando copie sbiadite, il pi\u00f9 delle volte i nostri occhi si posano su facsimile dell&#8217;originale. Opera d&#8217;arte (cinematografica) nell&#8217;epoca della riproducibilit\u00e0 digitale significa opera monca della sua reale forza estetica, resa meramente funzionale alla fruizione ma distante dalla concreta fatica di realizzarsi, dagli intenti di chi le ha prodotte quelle immagini. Ci\u00f2 che vediamo, il pi\u00f9 delle volte, in tutti quei casi in cui il film non viene proiettato in DCP (ma anche con un DCP le variabili che si frappongono a una proiezione perfetta sono molteplici), \u00e8 copia sbiadita di un originale che cos\u00ec tanta fatica e soldi e tormento era costato al regista e al direttore della fotografia. Cosa stiamo realmente guardando in questi anni sui monitor dei nostri portatili?<\/p>\n<p>Durante la terza giornata di Nomadica un altro fantasma si \u00e8 aggirato per il programma: <em><a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/citta-stato\/\" target=\"_blank\">Citt\u00e0 Stato<\/a><\/em> di Giuseppe Spina. Mi fa impazzire il pudore di Giuseppe nel programmare i suoi film, lo trovo totalmente insensato, glielo dico sempre e lo scrivo pure qui. Non ha senso cacciarli in orari improbabili, ad esempio la mattina alle 10 in una caldissima Biblioteca Comunale di Capo d&#8217;Orlando priva di condizionatore, quando oltretutto la temperatura esterna si \u00e8 mantenuta a 30 gradi anche la notte. Non ha senso perch\u00e9, di tutta evidenza, il film in questione assume un valore angolare nel discorso sviluppato da Nomadica, ma tant&#8217;\u00e8.<br \/>\n<em>Citt\u00e0 Stato<\/em> \u00e8 l&#8217;ossessione che tormenta Giuseppe dal 2009. Tutto nella sua vicenda produttiva e realizzativa \u00e8 sentito nel profondo e autobiografico e proprio per questa edizione di Nomadica un nuovo montaggio ha visto la luce e incontrato i nostri occhi. Trattasi della quinta versione di montaggio di materiale d&#8217;archivio, materiale di scarto di una televisione locale catanese, salvato dalla distruzione e dall&#8217;oblio. Le immagini televisive S-VHS danno conto degli anni di passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, siamo dalle parti di Catania tra il &#8217;92 e il &#8217;94. Morti ammazzati, apparizioni della Madonna, manifestazioni per il diritto alla casa abusiva, esercito per le strade, sfilate di politici, alba del nuovo che avanza (inesorabilmente). Una voce off introduce, sussurrando, il discorso sopra a immagini video frantumante dal tempo, decomposizione delle 420 linee del formato, disfacimento dello schema di modulazione a sfasamento della sottoportante convertita. \u00abMasse masse e ancora masse di uomini si intrecciano sotto il mio dominio. Il dominio della propriet\u00e0. Epidemia del contagio. Morti uguali a se stessi. Tutti. Applausi. L&#8217;assassino \u00e8 tra di voi. Nell&#8217;Eurozona scheletri sociali preculturali in una storia amorfa. Tutti in fuga. Braccati. Abbattuti. Distruzione del passato. Cemento. La povert\u00e0 avanza. \u00c8 la vittoria dell&#8217;oblio. Masse masse e ancora masse di uomini si intrecciano. I risultati elettorali sono simili a istantanee che colgono solo la forma esteriore del mutamento, la dinamica sociale, politica e ideologica \u00e8 pi\u00f9 complessa e articolata. Le casse degli Stati sono vuote. I profitti delle imprese non posso essere toccati perch\u00e9 bisogna salvaguardare la loro capacit\u00e0 di investimento. Distruzione del passato. Cemento. La povert\u00e0 avanza. \u00c8 la vittoria dell&#8217;oblio. Imsi, Atlantia, Fonsai, Riva, Marchegaglia, Gavio, Argo, Acqua Marcia. Kat\u00e0 komas batte moneta. Ancora per poco\u00bb. Citt\u00e0 Stato \u00e8 un documento filmico che illustra il gattopardismo, ovvero quell&#8217;atteggiamento \u00abproprio di chi, avendo fatto parte del ceto dominante o agiato in un precedente regime, si adatta a un nuova situazione politica, sociale o economica, simulando d\u2019esserne promotore o fautore, per poter conservare il proprio potere e i privilegi della propria classe\u00bb (Gattopardismo, in <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/gattopardismo\/\" target=\"_blank\">vocabolario online Treccani<\/a>). Una foto di gruppo del Potere c\u00f2lto con le mani nel sacco, pensato e ripensato per non dimenticare e non dimenticarsi da dove arriviamo. Ancora Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa&#8230; \u00abSe vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi\u00bb&#8230; e sempre, sciascianamente, <em>La Sicilia come metafora<\/em>&#8230; Ma \u00e8 pure una riflessione per immagini che non fa sconti al popolo, anch&#8217;esso c\u00f2lto con le mani nel sacco del servilismo di una mentalit\u00e0 da schiavi, sempre pronto a fingere di credere all&#8217;apparizione della Madonna. Dicevo un film angolare nella selezione proposta a Capo d&#8217;Orlando perch\u00e9 fortemente sintonizzato sulle medesime conclusioni, lucidamente pessimistiche, del <em>Belluscone<\/em> di Franco Maresco e pure perch\u00e9 assolutamente casalingo nella sua realizzazione, tanto da essere stato ultimato appositamente e in totale autonomia per la proiezione a Nomadica. Dentro a<em> Citt\u00e0 Stato<\/em> c&#8217;\u00e8 molta della memoria personale di Giuseppe che nel catanese, alle pendici dell&#8217;Etna, \u00e8 nato e cresciuto e quell&#8217;aria che si respira nel film l&#8217;ha respirata a pieni polmoni. Concluse le giornate di Capo d&#8217;Orlando siamo stati insieme a Catania e, passeggiando per le vie del centro, a un certo punto, un elicottero ci ha sorvolati, dando corpo a un&#8217;immagine pressoch\u00e9 identica ad una di quelle contenute nel film. Giuseppe a quel punto mi ha guardato, ha sorriso e ha detto: \u00abVedi, \u00e8 la Citt\u00e0 Stato, nulla \u00e8 cambiato\u00bb.<br \/>\nLo Spina cineasta ha intessuto, da ormai quasi dieci anni, un complesso discorso attorno al Potere che dal Burkina Faso di <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=355\" target=\"_blank\">M\u00eame P\u00e8re M\u00eame M\u00e8re<\/a><\/em> (diretto con Alessandro Gagliardo e Julie Ramaioli; 2007), passando per la Tunisia di <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21023\" target=\"_blank\">Le Printemps en exil<\/a><\/em> (con Massimiliano Minissale e Marie Blandin; 2012) e il Messico de <em>El tiempo del no tiempo<\/em> (con Giulia Mazzone; 2013), lo riporta ineluttabile di nuovo a ragionare sulla propria terra e sul proprio paese, in quella Sicilia amatissima e odiatissima che \u00e8 il brodo primordiale dentro al quale ribolle quest&#8217;ultima versione di Citt\u00e0 Stato e dove sta prendendo forma l&#8217;idea di un primo lungometraggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_35216\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35216\" class=\"wp-image-35216 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_04.jpg\" alt=\"nomadica_04\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_04.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_04-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_04-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-35216\" class=\"wp-caption-text\">da sinistra: Cristian Cappucci, Giuseppe Spina. 2 agosto 2015, Capo d&#8217;Orlando<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cartoline da Nomadica \/ giorno quattro<\/strong><\/p>\n<p>La quarta giornata di Nomadica a Capo d&#8217;Orlando \u00e8 stata l&#8217;occasione per assistere alla versione di 139 minuti di <em><a href=\"http:\/\/www.italkotherwise.eu\/\" target=\"_blank\">I Talk Otherwise<\/a><\/em> di Cristian Cappucci: un viaggio da Ovest ad Est lungo il Danubio, attraverso otto nazioni e realizzato nell&#8217;arco di sette anni di vita. Cappucci, con la compagna e produttrice Vanessa Zanini, ha spinto quella che normalmente sarebbe stata un&#8217;idea da realizzarsi in un arco di tempo assai pi\u00f9 contenuto in qualcosa di prossimo al colossal, sovrapponendo vita e cinema in un intreccio dannatamente interessante ed estremo. Ogni minuto del film trasuda lo sforzo realizzativo, senti proprio dalle immagini che scorrono sullo schermo la fatica che \u00e8 costata realizzarle. <em>I Talk Otherwise<\/em> concretizza un utopico approccio al linguaggio cinematografico che, forse, \u00e8 cinema fino a un certo punto; \u00e8 infatti probabilmente maggiore la prossimit\u00e0 con i linguaggi della video arte e della crossmedialit\u00e0 perch\u00e9 l&#8217;accumulo di attrazioni, di lavorazioni, di musica e sonoro e tutti quelli elementi in esso presenti eccedono la forma cinematografica, saturandola, soverchiandola. L&#8217;opera di Cappucci si rivela ostica per quella parte di pubblico poco avvezza e ben disposta alla stratificazione della singola immagine. Per il cinefilo <em>I Talk Otherwise<\/em> pu\u00f2 apparire un film complesso da digerire: il suo continuo movimento, la velocit\u00e0 forsennata delle giustapposizioni di elementi e storie e soggetti eterogenei, pu\u00f2 apparire disturbante nella sua forma eccessiva. Ma in quelli che potrebbero apparire limiti sta il fascino di un film complesso come quello fatto da Cappucci, perch\u00e9 \u00e8 proprio questa stratificazione, questo evidente lavoro perfezionistico su ogni aspetto della postproduzione a impressionare nella sua titanica e visionaria cura meticolosa. Sono certo, anche perch\u00e9 ne abbiamo parlato, che Giuseppe Spina \u2013 per Nomadica a Capo d&#8217;Orlando \u2013 abbia pensato al film di Cappucci avendo bene in testa la propria esperienza con il film del 2008, firmato Malastrada Film, <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=355\" target=\"_blank\">M\u00eame P\u00e8re M\u00eame M\u00e8re \u2013 Un film de voyage<\/a><\/em>. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a un viaggio iniziatico sulle tracce di fantasmi (il comunismo nel film di Cappucci, il militare e politico del Burkina Faso Thomas Sankara nel film Malastrada) e in entrambi i casi le opere si strutturano su di un accumulo di frammenti. Molte sono le differenze tra i due film ma medesimo \u00e8 l&#8217;approccio a un comune linguaggio che si struttura per associazioni libere e sull&#8217;accumulo di immagini. La tenacia realizzativa di Cappucci, la sua ostinata perseveranza nel perseguire l&#8217;obiettivo di raccontare le trasformazioni politiche, sociali e antropologiche rintracciate percorrendo il Danubio da Ovest verso Est, danno corpo a un&#8217;opera colossal difficilmente replicabile, unica nella sua singolarissima forma multi-strato. Dalla Foresta Nera al Mar Nero: Breg, Brigach, Donau, Ulm, Regensburg, Passau, Vienna, Bratislava, Budapest, Vukovar, Djerdap, Ruse, Giurgiu, Carnavoda, Braila, Tulcea, Sulina: Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulgaria, Romania. Nella sua durata sfilano volti e storie e si procede seguendo la corrente del fiume verso il Mar Nero che diviene luogo simbolo di un ritorno alle origini. <em>I Talk Otherwise<\/em> \u00e8 allora un viaggio iniziatico verso il punto di convergenza tra passato e futuro del continente europeo, una moderna Odissea sulle macerie della storia.<br \/>\nIl cinema \u00e8 sempre ossessione, anche quando la forma e il linguaggio nascondono con pi\u00f9 discrezione l&#8217;ostinazione del suo realizzatore, ma sempre con il cinema ci troviamo di fronte a un ossessivo percorso creativo che fagocita la vita stessa. La magnifica ossessione pu\u00f2 anche essere terribile perch\u00e9 porta ogni giorno domande sul senso della propria tensione e pure a fare i conti sul senso di inutilit\u00e0 delle proprie azioni. Ma questo non vale solo per il cinema. Non posso fare a meno di appuntare e condividere le lacrime che, discrete, hanno solcato il volto di Cristian Cappucci alla fine della proiezione; \u00e8 bello e altrettanto commovente vedere in un regista l&#8217;emozione per il proprio lavoro, perch\u00e9 nell&#8217;effimera durata della sua visione scorrono davanti ai suoi occhi tutti gli affanni e le paure e le complicazioni e le gioie che hanno reso possibile il miracolo di un film concluso. Solamente chi ha fatto un film, o chi ha visto un film farsi, pu\u00f2 comprendere cosa significhi lo sforzo al quale si \u00e8 sottoposti nell&#8217;arco di tempo che dall&#8217;idea porta alla forma compiuta.<em> I Talk Otherwise<\/em> \u00e8 un&#8217;opera unica, figlia unica, irripetibile nella sua fiammeggiante bramosia ed il viaggio iniziatico nel quale ci immerge \u00e8 anche quello dei suoi realizzatori, oggi pronti ad affrontare qualsiasi battaglia cinematografica, perch\u00e9 forti dell&#8217;esperienza acquisita sul campo nella realizzazione di un progetto colossale.<\/p>\n<p><em>Ossessione<\/em> \u00e8 una delle parole pi\u00f9 ricorrenti in questo testo ma \u00e8 bene ed onesto chiarire che l&#8217;<em>ossessione<\/em> \u00e8 alla fine solo una semplice parola che ossessiona il critico e lo scrivente, perch\u00e9 per il realizzatore questa parola tanto affascinante pu\u00f2 divenire avvilente, perch\u00e9 in fondo ogni ossessione potrebbe essere professionalit\u00e0 e seriet\u00e0, semplicemente. Il contadino \u00e8 ossessionato dalla propria terra? Certo, ma \u00e8 il suo mestiere ed a volte il lavoro che facciamo non \u00e8 nemmeno una scelta, non certo nel mentre lo facciamo, nel mentre dobbiamo concludere qualcosa e quell&#8217;ossessione allora \u00e8 un senso forte di seriet\u00e0 e professionalit\u00e0, di piena assunzione di responsabilit\u00e0. A volte scrivendo raggiungiamo inarrivabili vertici di astrazione dalla semplicit\u00e0 delle cose, ci facciamo prendere la mano dalla retorica dimenticandoci che, spesso, anche le cose pi\u00f9 complesse sono semplici. Anche fare un film \u00e8 in fondo una cosa come un&#8217;altra: c&#8217;\u00e8 chi scrive, chi dipinge, chi costruisce case, chi vende il pesce e c&#8217;\u00e8 chi fa i film.<\/p>\n<p>Il discorso altro di Nomadica, la ricerca di un cinema altro da quello corrente, con il film di Cappucci chiarisce che le strade percorribili dall&#8217;autonomia cinematografica sono molto pi\u00f9 ampie e articolate di quanto si \u00e8 portati a immaginare. Il discorso altro di Nomadica contiene al suo interno anche un cinema in apparenza distante da approcci tutti poetici, low cost e low-fi dell&#8217;immagine, ma contempla pure la lavorazione esasperata delle singole sequenze, il meticoloso lavoro postproduttivo sul materiale girato, la stratificazione sonora e musicale del testo filmico. Sono molte le forme dell&#8217;indipendenza, non esiste un canone in grado di descriverla e contenerla, ma esiste un approccio comune, un&#8217;ostinazione comune, che racconta molto dell&#8217;esigenza dell&#8217;uomo di impugnare una macchina da presa e raccontarci qualcosa del mondo in cui viviamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-35217\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_03.jpg\" alt=\"nomadica_03\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_03.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_03-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_03-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cartoline da Nomadica \/ giorno cinque<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;ultima giornata di Nomadica \u00e8 stata la giornata delle visione perdute. Non ho visto <em>Archipels, granites d\u00e9nud\u00e9s<\/em> di Daphn\u00e9 Heretakis (Francia-Grecia\/2014), non ho visto <em>Hyperion<\/em> di Maria Giovanna Cicciari (Italia-Grecia\/2014), come il giorno precedente mi ero perso le prime animazioni di <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/leonardo-carrano\/\" target=\"_blank\">Leonardo Carranno<\/a>: un dramma. Sono arrivato pure tardi alla proiezione de <em>Il concorrente (Gli anni struggenti)<\/em> di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vittorio_Sindoni\" target=\"_blank\">Vittorio Sindoni<\/a> (Italia\/1979), film girato dal regista orlandino proprio nella sua citt\u00e0 natale. A Vittorio Sindoni Nomadica deve la sua presenta sulla costa siciliana: ci capit\u00f2 per la prima volta tre anni fa in occasione della <a href=\"http:\/\/www.nomadica.eu\/il_cinema_di_giuseppe_fava\/\" target=\"_blank\">retrospettiva itinerante<\/a> dedicata a <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25661\" target=\"_blank\">Giuseppe Fava<\/a> \u2013 scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore italiano, ucciso da Cosa Nostra, a Catania, nel gennaio del 1984. Occasione durante la quale furono proposti i sei episodi della serie RAI <em>Siciliani<\/em>, codiretta da Fava e Sindoni, messa in onda sul terzo canale della TV nazionale nel 1980.<\/p>\n<p>Ultimo atto di Nomadica a Capo d&#8217;Orlando 2015 \u00e8 stata la proiezione delle sei esercitazioni prodotte durante le giornate del workshop tenuto da Antonello Faretta, <em>Dormiveglia mediterraneo. Immagini per mettersi al riparo<\/em>. Sei lavori totalmente liberi, stimolati da Antonello, all&#8217;interno dei quali i partecipanti hanno saputo fare tesoro dei consigli del regista lucano. Se solitamente questo tipo di visioni sono quanto di pi\u00f9 desolante possa capitare di vedere in questo caso forte \u00e8 stata la sorpresa nell&#8217;incontrare immagini fresche perch\u00e9 per niente pretenziose o atteggiate in una posa insincera. Ne sono usciti sei lavori che si sono soffermati sugli spazi architettonici di villa Piccolo, uno dei pi\u00f9 bei tesori orlandini, e sulla poesia di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lucio_Piccolo\" target=\"_blank\">Lucio Piccolo di Calanovella<\/a> \u2013 misconosciuto letterato che proprio nella villa siciliana ha trascorso gran parte della sua appartata esistenza. Grazie alla passione con la quale Bruno Roberti ha saputo trasmettere la poesia di Lucio Piccolo, i partecipanti al seminario hanno potuto immergersi in quei luoghi e con gli stimoli di Faretta tuffarsi nella <em>poiesis<\/em> (dal greco, creazione) cinematografica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-35220\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_02.jpg\" alt=\"nomadica_02\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_02.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_02-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_02-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cartoline da Nomadica \/ giorni a seguire (vuoti a perdere)<\/strong><\/p>\n<p>Poi tutto finisce. La musica \u00e8 finita, gli amici se ne vanno. Sul campo rimangono i resti delle barricate, ci si da alla macchina, ci si allontana per almeno un po&#8217; di tempo per tornare alle proprie vite, per far perdere le tracce. E ci sar\u00e0 sempre lo Strauss di turno pronto a comporre una marcia in onore del generale Radetzky. A Capo d&#8217;Orlando tra qualche mese ci saranno le elezioni comunali, l&#8217;attuale giunta non si ripresenter\u00e0, tira una forte aria di cambiamento da quelle parti e chiss\u00e0 che cambiamento! Se quelle briciole di cultura che tocca elemosinare per far qualcosa in sto maledetto paese che ha completamente perso la bussola sono ostaggio della politica e se la politica non \u00e8 in grado di programmare alcunch\u00e9 in un arco di tempo sufficiente allora cosa ci rimane da fare? La Storia ci insegna che a furia di barricate si finisce alle ghigliottine e l\u00ec, la vera differenza, sta nel dove avere la testa, se tra le nuove o sotto la scure. \u00abSe il popolo ha fame diamogli le brioches\u00bb.<br \/>\nRimbocchiamoci le maniche, c&#8217;\u00e8 un sacco di roba da fare! \u2022<\/p>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-34739 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Nomadica_CdO_locandina2015_LOW.jpg\" alt=\"Nomadica_CdO_locandina2015_LOW\" width=\"354\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Nomadica_CdO_locandina2015_LOW.jpg 354w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Nomadica_CdO_locandina2015_LOW-212x300.jpg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 354px) 100vw, 354px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ELENCO DEI FILM | NOMADICA A CAPO D&#8217;ORLANDO 2015<\/strong><\/p>\n<p><strong>Abacuc<\/strong><br \/>\nun film di Luca Ferri (Italia\/2014)<\/p>\n<p><strong>Archipels, granites d\u00e9nud\u00e9s<\/strong><br \/>\nun film di Daphn\u00e9 Heretakis (Francia-Grecia\/2014)<\/p>\n<p><strong>Belluscone. Una storia siciliana<\/strong><br \/>\nun film di Franco Maresco (Italia, 2014)<\/p>\n<p><strong>Calle de la Piet\u00e0<\/strong><br \/>\nun film di Mario Brenta e Karine De Villers (Italia-Belgio\/2010)<\/p>\n<p><strong>Catherine<\/strong><br \/>\nun film di Home Movies, a cura di Mirco Santi e Paolo Simoni (Italia, 2015)<\/p>\n<p><strong>Citt\u00e0 Stato (&#8217;92-&#8217;94)<\/strong><br \/>\nun film di Giuseppe Spina (Italia, 2009\/2015)<\/p>\n<p><strong>Il concorrente (Gli anni struggenti)<\/strong><br \/>\nun film di Vittorio Sindoni (Italia\/1979)<\/p>\n<p><strong>The Dead<\/strong><br \/>\nun film di Stan Brakhage (USA\/1960)<\/p>\n<p><strong>Hyperion<\/strong><br \/>\nun film di Maria Giovanna Cicciari (Italia-Grecia\/2014)<\/p>\n<p><strong>I Talk Otherwise<\/strong><br \/>\nun film di Cristian Cappucci (Italia-Svizzera\/2015, 139)<\/p>\n<p><strong>Jane<\/strong><br \/>\nun film di Stan Brakhage (USA\/1985)<\/p>\n<p><strong>Made Manifest<\/strong><br \/>\nun film di Stan Brakhage (USA\/1980)<\/p>\n<p><strong>Nostos \u2013 Il ritorno<\/strong> (estratto: Il naufragio)<br \/>\nun film di di Franco Piavoli (Italia\/1989)<\/p>\n<p><strong>Variations<\/strong><br \/>\nun film di Nathaniel Dorsky (USA\/1992-98)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-35219\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_07.jpg\" alt=\"nomadica_07\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_07.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_07-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_07-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>EXTRA | APPROFONDIMENTI SU RAPPORTO CONFIDENZIALE<\/strong><\/p>\n<p><strong>STAN BRAKHAGE<\/strong><br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34202\" target=\"_blank\">The (Brakh)Age of Innocence<\/a> a cura di Leonardo Persia<\/p>\n<p><strong>LEONARDO CARRANO<\/strong><br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31885\" target=\"_blank\">Aeterna<\/a> a cura di Leonardo Carrano<\/p>\n<p><strong>RINALDO CENSI<\/strong><br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31502\" target=\"_blank\">Rinaldo Censi | Copie originali. Iperrealismi tra pittura e cinema<\/a> a cura di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25822\" target=\"_blank\">Il meglio del 2012 \u2013 Rinaldo Censi<\/a> a cura di Rinaldo Censi<\/p>\n<p><strong>ANTONELLO FARETTA<\/strong><br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34102\" target=\"_blank\">Montedoro<\/a> a cura di Bruno Di Marino<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31893\" target=\"_blank\">Nine poems, nine locations<\/a> a cura di Antonello Faretta<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11919\" target=\"_blank\">\u201cIl giardino della speranza\u201d di Antonello Farretta all\u2019International Film Festival di Rotterdam<\/a><\/p>\n<p><strong>LUCA FERRI<\/strong><br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33128\">Dalle origini ad Abacuc. Intervista a Luca Ferri<\/a> a cura di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32450\">Caro Nonno<\/a>\u00a0a cura di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32245\">Preambolo patafisico sul cinema di Luca Ferri<\/a> a cura di Giuseppe Spina e Giulia Mazzone (Nomadica)<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31792\">Caro Nonno<\/a>\u00a0a cura di Luca Ferri<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30580\" target=\"_blank\">Essere \u00e8 tempo. Habitat [Piavoli] di Claudio Casazza e Luca Ferri<\/a> a cura di Leonardo Persia<br \/>\n\u2022\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30823\" target=\"_blank\">Forfora di stelle \/\/ speciale Luca Ferri<\/a> a cura di Francesco Selvi<\/p>\n<p><strong>FRANCO MARESCO<\/strong><br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31935\" target=\"_blank\">Conversazione con Franco Maresco<\/a> a cura di Andrea Inzerillo<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31977\" target=\"_blank\">F for Franco. Belluscone, una storia siciliana<\/a> a cura di Andrea Inzerillo<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32044\" target=\"_blank\">Belluscone, o della postumit\u00e0 contemporanea all\u2019autore<\/a> a cura di\u00a0Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32050\" target=\"_blank\">Palermo cuore di tenebra. Belluscone, una storia siciliana<\/a> a cura di Umberto Cantone<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32536\" target=\"_blank\">Belluscone, una storia mainstream<\/a> a cura di Rubina Mendola<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32146\" target=\"_blank\">N.B. # Maresco (e Cipr\u00ec): Io sono Tony Scott, Pasolini secondo Sergio Citti, A proposito di Tot\u00f2<\/a> a cura di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022 <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=AKJmPQQsYoA\" target=\"_blank\">Franco Maresco &#8211; Cinico TV. Presentazione del dvd+libro con Tatti Sanguineti<\/a> a cura di Alessio Galbiati<\/p>\n<p><strong>GIUSEPPE SPINA<\/strong><br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=19963\" target=\"_blank\">Citt\u00e0-STATO<\/a> a cura di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16430\">Citt\u00e0-STATO<\/a> a cura di Francesco Selvi<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=16420\">Citt\u00e0-Stato, o di come BB si affacci\u00f2 all&#8217;utopia (intervista deviata a Giuseppe Spina)<\/a> a cura di Francesco Selvi<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=26194\">Il meglio del 2012 \u2013 Giuseppe Spina<\/a> a cura di Giuseppe Spina<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=11901\" target=\"_blank\">Colmare il vuoto. Pratiche di politica culturale<\/a> a cura di Giuseppe Spina<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=355\" target=\"_blank\">Intervista a malastrada.film<\/a> a cura di Alessio Galbiati<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25661\" target=\"_blank\">Una voce contro il potere: il cinema di Giuseppe Fava<\/a> a cura di Giuseppe Spina<br \/>\n\u2022 <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25659\" target=\"_blank\">Giuseppe Fava | bio\/filmografia<\/a> a cura di Giuseppe Spina<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">immagini by ilcanediPavlov!<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sotto il selciato, la spiaggia! Scritta su un muro, Parigi, maggio 1968 &nbsp; Il testo che segue \u00e8 frutto di riscrittura, ampliamenti e approfondimenti a partire dagli appunti pubblicati all&#8217;interno del diario di bordo di Nomadica a Capo d&#8217;Orlando, scritti durante le giornate della mostra itinerante per il cinema autonomo (30 luglio \u2013 3 agosto 2015). La sua natura ibrida,<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":35212,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[72],"tags":[16416,22,9170,16822,12129,16824,16772,16825,16821,16774,722,11197,16760,16823,5914,16206,124,16829,2171,16832,16759,16828,16834,16819,2089,14052,16835,16833,16818,16826,7772,4887,16836,16827,16837,3717,1893,16831,16817,16838,16830],"class_list":["post-35205","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-critica","tag-abacuc","tag-alessio-galbiati","tag-antonello-faretta","tag-archipels-granites-denudes","tag-belluscone","tag-calle-de-la-pieta","tag-capo-dorlando","tag-catherine","tag-cinema-autonomo","tag-cinema-di-ricerca","tag-cinema-indipendente","tag-citta-stato","tag-cristian-cappucci","tag-daphne-heretakis","tag-franco-maresco","tag-giulia-mazzone","tag-giuseppe-spina","tag-gli-anni-struggenti","tag-home-movies","tag-hyperion","tag-i-talk-otherwise","tag-il-concorrente","tag-jane","tag-karine-de-villers","tag-leonardo-carrano","tag-luca-ferri","tag-made-manifest","tag-maria-giovanna-cicciari","tag-mario-brenta","tag-mirco-santi","tag-nathaniel-dorsky","tag-nomadica","tag-nostos","tag-paolo-simoni","tag-piavoli","tag-rinaldo-censi","tag-stan-brakhage","tag-the-dead","tag-vanessa-zanini","tag-variations","tag-vittorio-sindoni"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Cartoline da Nomadica. Capo d&#039;Orlando 2015 | Rapporto Confidenziale<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Cartoline da Nomadica. Capo d&#039;Orlando 2015 | Rapporto Confidenziale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Sotto il selciato, la spiaggia! Scritta su un muro, Parigi, maggio 1968 &nbsp; Il testo che segue \u00e8 frutto di riscrittura, ampliamenti e approfondimenti a partire dagli appunti pubblicati all&#8217;interno del diario di bordo di Nomadica a Capo d&#8217;Orlando, scritti durante le giornate della mostra itinerante per il cinema autonomo (30 luglio \u2013 3 agosto 2015). La sua natura ibrida,\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Rapporto Confidenziale\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2015-08-18T19:46:13+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2015-08-24T17:51:41+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1112\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"741\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Alessio Galbiati\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@RConfidenziale\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@RConfidenziale\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Alessio Galbiati\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"42 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205\"},\"author\":{\"name\":\"Alessio Galbiati\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c\"},\"headline\":\"Cartoline da Nomadica. Capo d&#8217;Orlando 2015\",\"datePublished\":\"2015-08-18T19:46:13+00:00\",\"dateModified\":\"2015-08-24T17:51:41+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205\"},\"wordCount\":8541,\"commentCount\":0,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/08\\\/nomadica_01.jpg\",\"keywords\":[\"Abacuc\",\"Alessio Galbiati\",\"Antonello Faretta\",\"Archipels granites d\u00e9nud\u00e9s\",\"Belluscone\",\"Calle de la Piet\u00e0\",\"Capo d'Orlando\",\"Catherine\",\"Cinema autonomo\",\"cinema di ricerca\",\"cinema indipendente\",\"Citt\u00e0 stato\",\"Cristian Cappucci\",\"Daphn\u00e9 Heretakis\",\"Franco Maresco\",\"Giulia Mazzone\",\"Giuseppe Spina\",\"Gli anni struggenti\",\"Home Movies\",\"Hyperion\",\"I Talk Otherwise\",\"Il concorrente\",\"Jane\",\"Karine De Villers\",\"Leonardo Carrano\",\"Luca Ferri\",\"Made Manifest\",\"Maria Giovanna Cicciari\",\"Mario Brenta\",\"Mirco Santi\",\"Nathaniel Dorsky\",\"NOMADICA\",\"Nostos\",\"Paolo Simoni\",\"Piavoli\",\"Rinaldo Censi\",\"Stan Brakhage\",\"The Dead\",\"Vanessa Zanini\",\"Variations\",\"Vittorio Sindoni\"],\"articleSection\":[\"CRITICA\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205\",\"name\":\"Cartoline da Nomadica. Capo d'Orlando 2015 | Rapporto Confidenziale\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/08\\\/nomadica_01.jpg\",\"datePublished\":\"2015-08-18T19:46:13+00:00\",\"dateModified\":\"2015-08-24T17:51:41+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/08\\\/nomadica_01.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/08\\\/nomadica_01.jpg\",\"width\":1112,\"height\":741},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?p=35205#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Cartoline da Nomadica. Capo d&#8217;Orlando 2015\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\",\"name\":\"Rapporto Confidenziale\",\"description\":\"rivista digitale di cultura cinematografica | digital magazine about cinematic culture\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#organization\",\"name\":\"Rapporto Confidenziale\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/09\\\/RC_logo_1_nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2017\\\/09\\\/RC_logo_1_nero.png\",\"width\":3508,\"height\":709,\"caption\":\"Rapporto Confidenziale\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/rapportoconfidenziale\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/RConfidenziale\",\"https:\\\/\\\/www.instagram.com\\\/icdpavlov\\\/\",\"https:\\\/\\\/www.youtube.com\\\/user\\\/RConfidenziale\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c\",\"name\":\"Alessio Galbiati\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g\",\"caption\":\"Alessio Galbiati\"},\"sameAs\":[\"http:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/RConfidenziale\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rapportoconfidenziale.org\\\/?author=5\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Cartoline da Nomadica. Capo d'Orlando 2015 | Rapporto Confidenziale","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Cartoline da Nomadica. Capo d'Orlando 2015 | Rapporto Confidenziale","og_description":"Sotto il selciato, la spiaggia! Scritta su un muro, Parigi, maggio 1968 &nbsp; Il testo che segue \u00e8 frutto di riscrittura, ampliamenti e approfondimenti a partire dagli appunti pubblicati all&#8217;interno del diario di bordo di Nomadica a Capo d&#8217;Orlando, scritti durante le giornate della mostra itinerante per il cinema autonomo (30 luglio \u2013 3 agosto 2015). La sua natura ibrida,","og_url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205","og_site_name":"Rapporto Confidenziale","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale","article_published_time":"2015-08-18T19:46:13+00:00","article_modified_time":"2015-08-24T17:51:41+00:00","og_image":[{"width":1112,"height":741,"url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Alessio Galbiati","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@RConfidenziale","twitter_site":"@RConfidenziale","twitter_misc":{"Scritto da":"Alessio Galbiati","Tempo di lettura stimato":"42 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205"},"author":{"name":"Alessio Galbiati","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/person\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c"},"headline":"Cartoline da Nomadica. Capo d&#8217;Orlando 2015","datePublished":"2015-08-18T19:46:13+00:00","dateModified":"2015-08-24T17:51:41+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205"},"wordCount":8541,"commentCount":0,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg","keywords":["Abacuc","Alessio Galbiati","Antonello Faretta","Archipels granites d\u00e9nud\u00e9s","Belluscone","Calle de la Piet\u00e0","Capo d'Orlando","Catherine","Cinema autonomo","cinema di ricerca","cinema indipendente","Citt\u00e0 stato","Cristian Cappucci","Daphn\u00e9 Heretakis","Franco Maresco","Giulia Mazzone","Giuseppe Spina","Gli anni struggenti","Home Movies","Hyperion","I Talk Otherwise","Il concorrente","Jane","Karine De Villers","Leonardo Carrano","Luca Ferri","Made Manifest","Maria Giovanna Cicciari","Mario Brenta","Mirco Santi","Nathaniel Dorsky","NOMADICA","Nostos","Paolo Simoni","Piavoli","Rinaldo Censi","Stan Brakhage","The Dead","Vanessa Zanini","Variations","Vittorio Sindoni"],"articleSection":["CRITICA"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205","name":"Cartoline da Nomadica. Capo d'Orlando 2015 | Rapporto Confidenziale","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg","datePublished":"2015-08-18T19:46:13+00:00","dateModified":"2015-08-24T17:51:41+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#primaryimage","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg","width":1112,"height":741},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35205#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Cartoline da Nomadica. Capo d&#8217;Orlando 2015"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#website","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/","name":"Rapporto Confidenziale","description":"rivista digitale di cultura cinematografica | digital magazine about cinematic culture","publisher":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#organization","name":"Rapporto Confidenziale","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/RC_logo_1_nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/RC_logo_1_nero.png","width":3508,"height":709,"caption":"Rapporto Confidenziale"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/rapportoconfidenziale","https:\/\/x.com\/RConfidenziale","https:\/\/www.instagram.com\/icdpavlov\/","https:\/\/www.youtube.com\/user\/RConfidenziale"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/#\/schema\/person\/ff5d5dc89af101292a4c5874ff09548c","name":"Alessio Galbiati","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e45f785b47739f5e3fda1734d001ea698f0e1760a1fa02f81026eb2d8e6fbccb?s=96&d=identicon&r=g","caption":"Alessio Galbiati"},"sameAs":["http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org","https:\/\/x.com\/RConfidenziale"],"url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?author=5"}]}},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/nomadica_01.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35205","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35205"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35205\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35212"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35205"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35205"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35205"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}