{"id":35376,"date":"2015-09-11T15:44:10","date_gmt":"2015-09-11T13:44:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35376"},"modified":"2015-09-11T15:46:35","modified_gmt":"2015-09-11T13:46:35","slug":"sarajevo-film-festival-report","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35376","title":{"rendered":"Sarajevo Film Festival 2015 [Report]"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35377 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sarajevofilmfestival_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>A Sarajevo tra ritorni a casa e voglia di fuga<\/strong><br \/>\ndi Claudio Casazza<\/p>\n<p>Per capire il festival di Sarajevo bisogna cercare di capire la citt\u00e0 che lo ospita. Sono passati quasi venti anni dalla fine dell&#8217;assedio (dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996) che ha sconvolto la citt\u00e0 e i suoi abitanti e proprio quest&#8217;anno cade il ventesimo anniversario del massacro di Srebrenica che anche alcuni media internazionali hanno ricordato, forse l&#8217;anno prossimo ricorderanno i vent&#8217;anni dalla fine della guerra. Le ferite sono ancora presenti in una citt\u00e0 che nel frattempo si \u00e8 ammodernata con palazzi moderni che convivono con le case ancora decorate dai segni della guerra. Tutti dicono che Sarajevo non \u00e8 pi\u00f9 la citt\u00e0 di un tempo e non ci sono pi\u00f9 decine di migliaia dei suoi abitanti, alcuni morti, altri fuggiti. Arrivando al festival la sorpresa \u00e8 stata vedere una citt\u00e0 piena di vita, piena di contrasti con i turisti nella citt\u00e0 vecchia, i giovani e giovanissimi in quella nuova, musica ad alti decibel, feste e ritmi da citt\u00e0 pienamente europea.<br \/>\nIl <a href=\"http:\/\/www.sff.ba\/\" target=\"_blank\">Sarajevo Film Festival<\/a> (12-20 agosto 2015), nato proprio nell&#8217;ultima estate dell&#8217;assedio, \u00e8 oggi diventato l&#8217;appuntamento cinematografico pi\u00f9 importante dei Balcani e attraverso i film selezionati non poteva che raccontare pezzi di questa storia recente e di questa voglia di tornare alla realt\u00e0. Per queste ragioni mi \u00e8 parso che il leitmotiv del festival sia stato la \u201ccasa\u201d, molti autori sia di fiction che di documentario hanno riflettuto sul luogo in cui sono nati, in cui sono cresciuti, sulla voglia di scappare via o sul ritornare a casa. Ce lo hanno restituito con storie quotidiane, personali, metaforiche e contraddittorie che ben si adattano al clima che si respira in una citt\u00e0 come Sarajevo.<\/p>\n<p>Passando ai film del festival parto dal concorso principale e dal film dominatore: <strong>Mustang<\/strong>, film d&#8217;esordio della regista turca Deniz Gamze Erg\u00fcven, che aveva gi\u00e0 ricevuto un premio a Cannes.<br \/>\nLa giuria presieduta dal regista romeno C\u0103lin Peter Netzer, gi\u00e0 Orso d&#8217;oro a Berlino per <em>Il caso Kerenes<\/em>, gli ha assegnato il Cuore di Sarajevo come miglior film e il premio per le migliori interpreti alle cinque attrici. Il film \u00e8 una storia travolgente di cinque adolescenti in una Turchia profonda e erdogoniana, le cinque ragazze orfane dei genitori sono costrette a vivere legate alle tradizioni da zio e nonni conservatori: niente giochi e niente vita fuori da casa, matrimoni combinati uno dopo l&#8217;altro, tutto questo non pu\u00f2 che portare le ragazze alla ribellione. Un po&#8217; troppi tocchi alla Sofia Coppola ma perdonabili da una voglia di cambiamento che nessuno pu\u00f2 fermare. Le cinque attici (G\u00fcne\u015f \u015eensoy, Doga Do\u011fu\u015flu, Tu\u011fba Sunguro\u011flu, Elit \u0130\u015fcan e Ilayda Akdo\u011fan) sono straordinarie e ci trascinano con loro in questa fuga contro un mondo bigotto e fuori dal tempo. Un film originale che sicuramente piacer\u00e0 al pubblico che qui lo ha premiato con voti altissimi. In Italia uscir\u00e0 a met\u00e0 novembre.<\/p>\n<p>Premio speciale della giuria all&#8217;ungherese <strong>Son of Saul<\/strong> di L\u00e1szl\u00f3 Nemes, il film che aveva stregato di pi\u00f9 a Cannes vincendo il Gran Prix. Tema notissimo, lo sterminio degli ebrei ad Auschwitz, nel film probabilmente pi\u00f9 innovativo degli ultimi anni: Nemes pedina un prigioniero membro del Sonderkommand costretto ad aiutare i nazisti, e noi vediamo tutto l&#8217;orrore dei campi di concentramento solo attraverso il suo volto e attraverso il suono che mai come in questo film ha un&#8217;importanza fondamentale. Un lavoro potentissimo e L\u00e1szl\u00f3 Nemes, gi\u00e0 assistente di Bela Tarr, \u00e8 un nome che ricorrer\u00e0 spesso nel prossimo futuro, si spera non solo nei festival.<\/p>\n<p>Gran bella sorpresa \u00e8 stato il film croato <strong>Zvizdan &#8211; High Sun<\/strong> di Dalibor Matani\u0107, anche quest&#8217;ultimo gi\u00e0 premiato a Cannes in Un certain regard, che qui ha ricevuto il premio Cicae. Il film racconta tre storie d&#8217;amore interpretate sempre dagli stessi due attori ambientate rispettivamente nel 1992, 2002 e 2012: prima della guerra con le milizie pronte a sconvolgere tutto e tutti, dopo la guerra con le macerie fisiche e umane, e oggi con il divertimento sulla spiaggia e le feste come a dimenticarsi quel che \u00e8 successo. Piccole e grandi storie private con la Storia sullo sfondo, un ottimo melodramma in tre fasi con due giovanissimi attori (Tihana Lazovic e Goran Markovic) che scorrono nel tempo, si amano e si odiano, muoiono e sopravvivono, una bella rappresentazione di un paese che sta cambiando. Uscir\u00e0 in Italia, tenetelo d&#8217;occhio. Sempre dai Balcani arrivava anche il film bosniaco presentato in prima mondiale al festival: <strong>Our Everyday Life<\/strong> di Ines Tanovi\u0107, un film che racconta la vita quotidiana di una normale famiglia nella Sarajevo contemporanea, \u00e8 una commedia spesso divertente con tocchi drammatici che cerca di raccontare storie normali di persone normali: il passato della guerra si mischia a problemi di lavoro e di amore. Niente di clamoroso ma si percepisce un&#8217;autenticit\u00e0 non comune.<br \/>\nDa segnalare lo straniante austriaco <strong>Superworld<\/strong> di Karl Markovics, premiato dalla giuria Cineuropa: racconta di una donna sulla cinquantina che sente delle presenze esterne e cos\u00ec va alla ricerca di un qualcosa che forse esiste o non esiste, si scontra con la famiglia e forse riesce a capire s\u00e9 stessa. Non certo originale ma il modo il cui \u00e8 girato, uno strano realismo fantasy, lo rende un film interessante, anche se le risposte non sono sempre all&#8217;altezza delle domande che si pone.<br \/>\nUna menzione speciale della giuria \u00e8 stato assegnata al greco <strong>Chevalier<\/strong> di Athina Rachel Tsangari, che ha ricevuto anche il premio per gli attori Jorgos K\u00e9ntros, Vangelis Mour\u00edkis, Panos K\u00f3ronis, Makis Papadimitr\u00edou, Yorgos Pyrpass\u00f3poulos e Sakis Rouv\u00e1. \u00c8 un \u201cfilm gioco\u201d sorprendente, quasi una presa in giro, recitato benissimo dal folto gruppo di attori ma che, come troppo spesso nel cinema greco contemporaneo, una volta visto te lo dimentichi il giorno dopo.<\/p>\n<p>Una bella sorpresa \u00e8 stata <strong>Back Home<\/strong>, opera prima di Andrei Cohn, un racconto che si inserisce in quel discorso iniziale di persone che tornano a casa dopo un periodo di volontario o involontario esilio: \u00e8 una semplice storia di uno scrittore andato a cercare fortuna all&#8217;estero che forse oggi decide di tornare nel paese in cui \u00e8 cresciuto. Un po&#8217; faticoso all&#8217;inizio nella costruzione dei personaggi ma con una parte centrale che cresce nel creare contrasti e un finale clamoroso. C&#8217;\u00e8 una \u201cscena d&#8217;amore\u201d di cinque minuti a inquadratura fissa che sconvolge per realismo e verit\u00e0. Cohn \u00e8 potenzialmente un autore che potrebbe fare strada, sempre che qualcuno si accorga del cinema rumeno. A questo proposito il concorso offriva anche il nuovo film di Corneliu Porumboiu [link: <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30052\" target=\"_blank\">I premi vengono e vanno, personalmente sono altre le \u00a0cose di cui mi preoccupo. Intervista a CORNELIU PORUMBOIU<\/a><\/em> a cura di Roberto Rippa\u00a0, il regista rumeno pi\u00f9 importante del paese (pi\u00f9 di Mungiu a mio avviso). Con <strong>The Treasure<\/strong>, gi\u00e0 apprezzato a Cannes, ci racconta una storia\/favola nella quale due vicini di casa si mettono alla ricerca di un tesoro dell&#8217;epoca comunista, il viaggio e certi tocchi surreali andranno a rivelare molte contraddizioni della Romania di oggi. Sempre divertente anche se lontano dalla genialit\u00e0 dei film precedenti (<em>A Est di Bucarest<\/em> e <em>The Second Game<\/em>).<br \/>\nPer finire con il concorso segnalo anche il secondo film turco: <strong>Entanglement<\/strong> di Tun\u00e7 Davut, un film sull&#8217;attorcigliamento della Turchia contemporanea. In un villaggio vicino al Mar Nero si compie la normale vita di due fratelli, arriva una donna e da l\u00ec a poco a poco qualcosa cambia. Film forse troppo formalista che paga inizialmente l&#8217;origine teatrale, \u00e8 uno strano scontro tra voglia di fuggire e di restare, comunque ben interpretato da Defne Halman e Muhammet Uzuner.<\/p>\n<p>Molto interessante \u00e8 stato il concorso documentari, con pi\u00f9 di 20 film, sicuramente importante per scoprire alcuni autori sconosciuti e cinematografie che non arrivano in Italia. Parto dai film che pi\u00f9 mi hanno colpito e che si innesta in un percorso del cinema documentario che mi affascina molto e che credo sia il miglior mezzo per raccontare il contemporaneo: il cinema in prima persona. L&#8217;assoluta folgorazione \u00e8 stata per <strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33760\" target=\"_blank\">Flotel Europa<\/a><\/strong> di Vladimir Tomi\u0107, gi\u00e0 premiato nella sezione Forum all&#8217;ultimo Festival di Berlino che qui ha ricevuto una menzione speciale della giuria. Il film \u00e8 una riflessione personale del regista tutta con filmati d&#8217;archivio sulla sua vita da adolescente durante la guerra: trasferito a Copenhagen sulla Flotel Europa appunto, una nave che ha ospitato circa mille profughi dalla Bosnia ed Erzegovina nel 1992 in attesa di un responso alla loro richiesta di asilo. Un romanzo di formazione narrato in voce off attraverso immagini video (probabilmente vhs) con racconti di tutti i tipi, frammenti di un vecchio film jugoslavo (Bosko Buha del 1978) che rendono il documentario un affascinante viaggio nel tempo e un modo per conoscere il regista e attraverso di lui molti bosniaci esiliati, la sua vita senza patetismi e cos\u00ec riflettere sul mezzo cinema per raccontare la propria storia.<br \/>\nLa giuria ha invece premiato <strong>Toto and his Sisters<\/strong> del romeno Alexander Nanau: una storia di ragazzi che crescono da soli mentre la madre \u00e8 in carcere per droga. Nanau filma la quotidianit\u00e0 da bravo documentarista d&#8217;osservazione, cogliendo piccole e grandi cose e riuscendo a stabilire un rapporto di grande fiducia con la famiglia che coinvolge cos\u00ec lo spettatore nel percorso di crescita dei ragazzi. Sullo stesso tema ma senza speranza e forse all&#8217;opposto del ragionamento si trova <strong>Cain&#8217;s Children<\/strong> di Marcell Ger\u00f6, inquietante documentario ungherese che racconta invece il percorso di ritorno alla vita di uomini che da bambini avevano commesso un omicidio. Un racconto della loro giovinezza nel carcere pi\u00f9 brutale dell&#8217;Ungheria comunista attraverso filmati di repertorio e poi il loro ritorno a casa a 30 anni di distanza: il destino, il peccato e pezzi di mondo inconfessabili lo rendono un film di sicuro interesse. Trascurabile l&#8217;altro documentario ungherese che invece ha preso non si sa perch\u00e9 il premio speciale: <strong>Titita<\/strong> di Tam\u00e1s Alm\u00e1si, storiella di rom che imparano a suonare la chitarra.<\/p>\n<p>Un altro grandissimo film del festival, anch&#8217;esso gi\u00e0 presente alla Berlinale, \u00e8 <strong>Over the years<\/strong> di Nikolaus Geyrhalter. Si tratta di un grandissimo documentario di 188&#8242; che parte filmando il lavoro all&#8217;Interno di una fabbrica tessile, quando la fabbrica chiude per fallimento diventa uno splendido racconto umano di persone che perdono il proprio lavoro, ne trovano un altro, cambiano vita, vivono come tutti noi. Dieci anni dieci di riprese accanto alle persone e interagendo con loro, stando accanto a loro e filmandoli mentre si raccontano. Grandissimo cinema che cambia nel corso di questi dieci anni, tenendo conto anche del cambio enorme che ha avuto il digitale nel decennio. Un cinema lontano dal sociale e dal patetico con \u201ceccellenti storytellers\u201d, come li definisce il regista, come protagonisti. Il classico esempio di come un documentario pu\u00f2 raccontare storie, anche meglio della fiction.<\/p>\n<p>Terza folgorazione del festival \u00e8 <strong>B-Movie: Lust &amp; Sound in West-Berlin 1979-1989<\/strong> di J\u00f6rg A. Hoppe, Klaus Maeck, Heiko Lange. \u00c8 un fantastico doc che narra di un giovane inglese, Mark Reeder, catapultato nella Berlino musicale degli anni &#8217;80, se ne innamora e ne diventa presto narratore per la Bbc: davanti ai suoi occhi scorrono i Joy Division (con un concerto flop a cui vanno solo 50 persone), Nick Cave, gruppi tedeschi post punk, Blixa Bargeld e i Einst\u00fcrzende Neubauten. Un film tra verit\u00e0 e finzione, trascinante, fatto di solo materiale archivio (8mm, super8, video) recuperato da tutte le parti: privati, tv tedesche e soprattutto inglesi. Lo stesso Reeder aveva nel suo scantinato ore e ore di filmati che ha tirato fuori per l&#8217;occasione. Film straordinario dopo il quale avresti voglia di buttarti nei ritmi della scena musicale berlinese degli anni &#8217;80.<br \/>\nMolto interessante anche il corto sperimentale <strong>Self Reflection \u2013 Autorefleksija<\/strong> di Nedim Alikadi\u0107, giocato anch&#8217;esso tutto in prima persona con suo filmati d&#8217;archivio girati durante la guerra alternati a riprese odierne. Notevoli anche altri lavori bosniaci come <strong>Chasing A Dream<\/strong> di Mladen Mitrovi\u0107 e <strong>The Fog Of Srebrenica<\/strong> di Samir Mehanovi\u0107. <strong>One Day In Sarajevo<\/strong> di Jasmila \u017dbani\u0107 ha invece vinto il Premio Human Rights, \u00e8 un racconto del giorno del centenario dell&#8217;attentato a Francesco Ferdinando mescolando archivio con immagini realizzate da tante persone con telefoni e piccole videocamere. Sempre in orbita Balcani \u00e8 da segnalare <strong>Eoha<\/strong> del montenegrino Vladimir Perovi\u0107, piccolo gioiello di 20 minuti con un pastore e i suoi animali tra le montagne macedoni, un film che ricorda il cinema di Franco Piavoli per la vicinanza tra essere umano e animale, c&#8217;\u00e8 una scena meravigliosa in cui sia il pastore che le sue capre si abbeverano da una piccola fonte che \u00e8 magia del cinema.<\/p>\n<p>Sotto le aspettative il romeno <strong>Chuck Norris vs Communism<\/strong> di Ilinca Calugareanu, prometteva molto per la storia di come il cinema americano \u00e8 arrivato di contrabbando in Romania: i film di Chuck Norris, Van Damme, Steven Seagal, i vari Karate Kidd, Rocky, Rambo e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta, tutto cinema allora censurato da Ceusescu, arrivava di nascosto e veniva doppiato in rumeno dalla stessa doppiatrice che doppiava i film ufficiali. Un cortocircuito fantastico che per\u00f2 il regista ci mostra solo con interviste compiaciute e ricostruzioni troppo di fiction, film che diverte ma non offre nulla pi\u00f9. Pi\u00f9 bella la storia che il documentario. Per concludere qualche parola lo merita invece <strong>Exotica, Erotica, Etc<\/strong>, opera prima della giovane regista greca Evangelia Kranioti: un lavoro di 9 anni partito come reportage fotografico che a poco a poco \u00e8 diventato un film: pi\u00f9 di 300 ore di girato a bordo di navi cargo che attraversano l&#8217;oceano, un lavoro che mescola documentario e fiction e racconta di una storia d&#8217;amore tra una prostituta e un marinaio, tutta raccontata in voice off con in greco lui e in spagnolo lei. Fotografato meravigliosamente, \u00e8 cinema affascinante che esce dagli schemi, il grande lavoro di post produzione audio lo rende un film notevolissimo. \u00c8 una finzione o un documentario si domandano alcuni, non ha importanza, \u00e8 cinema.<\/p>\n<p>Tante le sezioni collaterali (Kinoscope, il serale Open Air, Focus) in cui si sono viste anteprime o si sono recuperati film di Cannes o Berlino come la Palma d&#8217;oro di Cannes <strong>Dheepan<\/strong> di Jacque Audiard che da noi non \u00e8 ancora uscito: un film bellissimo che mescola noir a una storia di immigrazione e guerra con un finale da action movie anni &#8217;90 che sorprende ma che, pensandoci bene, \u00e8 molto coerente con il cinema precedente di Audiard. Si \u00e8 potuto rivedere anche l&#8217;Orso d&#8217;oro della Berlinale di quest&#8217;anno, <strong>Taxi<\/strong> di Jafar Panahi che finalmente \u00e8 al cinema anche da noi: cinema meraviglioso come sempre in Panahi che qui si finge addirittura tassista per girare un film senza censura, tutto nell&#8217;abitacolo del taxi racconta con ironia la tragedia personale e dell&#8217;Iran contemporaneo. Un colpo di genio metacinematografico di uno dei pi\u00f9 grandi autori contemporanei. Si sono potuti vedere anche il nuovo film di Woody Allen, <strong>Irrational Man<\/strong> con Joaquin Phoenix e Emma Stone e anche <strong>Tigers<\/strong>, il nuovo film di Danis Tanovi\u0107 con Danny Huston, la tragicommedia spagnola ambientata durante la guerra in Bosnia <strong>A Perfect Day<\/strong> di Fernando Le\u00f3n de Aranoa con Benicio Del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko e M\u00e9lanie Thierry, c&#8217;era anche l&#8217;insopportabile <strong>The Lobster<\/strong> del greco Yorgos Lanthimos e il sorprendente <strong>Phoenix<\/strong> del tedesco Christian Petzold.<br \/>\nHo recuperato qui l&#8217;ultimo film di Tsukamoto perso a Venezia, <strong>Fire on the plain<\/strong>, remake dell&#8217;omonimo film di Kon Ichigawa del 1959, \u00e8 uno di quei film inspiegabilmente ignorati dalla critica e dal pubblico che, come ovvio, non pu\u00f2 mai vedere un film di uno dei principali autori contemporanei perch\u00e9 mai distribuiti, il suo film precedente, <em>Kotoko<\/em>, \u00e8 un horror strepitoso che da noi non ha visto nessuno. In questo film si narra di un soldato rimasto solo dopo che tutto il suo battaglione \u00e8 morto, si butta alla ricerca di cibo e di un senso, altri soldati sono altrettanto soli, i pochi civili che incontra sembrano zombie, la guerra e la sua assurdit\u00e0 sono visti attraverso immagini deformi, i colori sfondano lo schermo e ci immergono in una violenza trasfigurata, un film di visioni che sconvolge, un realismo che non \u00e8 realismo, un film immenso che conferma che il grande Shinja \u00e8 sempre tra noi.<br \/>\nUna bella sorpresa \u00e8 stato anche l&#8217;israeliano <strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35041\" target=\"_blank\">Tikkun<\/a><\/strong> di Avishai Sivan (gi\u00e0 vincitore di due premi a Locarno), ritratto di una comunit\u00e0 ortodossa visto dall&#8217;interno attraverso la vita di un ragazzo che ha dei dubbi sulla strada intrapresa: lo studio, la ripetitivit\u00e0 dei gesti, gli impulsi sessuali, le incomprensioni con la famiglia. Tocchi surreali e geniali (la scena del padre in bagno \u00e8 memorabile) sono mostrati in un rigoroso bianco\/nero che attrae. Ci sono forse troppi finali ma nel complesso \u00e8 cinema che riempie lo schermo.<br \/>\nFuori dai concorsi ho visto anche due piccoli film che meritano qualche parola: <strong>Next to me<\/strong>, \u00e8 film serbo presentato in anteprima, diretto da Stefan Filipovi\u0107 nel quale un&#8217;insegnante dopo aver scoperto un video umiliante fatto dagli studenti decide di lasciare la scuola chiudendo dentro gli studenti, qui esplodono contrasti e si scoprono fragilit\u00e0. Un buon ritratto della giovent\u00f9 serba con forse troppa carne al fuoco (nazionalismo, omosessualit\u00e0, bullismo). Un <em>Class Enemy<\/em> in tono minore che per\u00f2 non \u00e8 disprezzabile anche perch\u00e9 gli attori sono tutti giovanissimi e riescono a essere credibili. Un altro piccolo film \u00e8 <strong>Viaje<\/strong>, diretto da una giovane regista del Costarica, Paz Fabrega: un \u201cman meets girl\u201d girato in un bel bianco\/nero con meno di 20.000 dollari. Due ragazzi s&#8217;incontrano, si amano e partono per un viaggio in un parco naturale del Costarica. Un po&#8217; compiaciuto e abbastanza facilotto ma tutto sommato una simpatica oretta che potrebbe anche avere un pubblico.<\/p>\n<p>Prima di chiudere segnalo anche due film tra i pi\u00f9 stravaganti del festival: il primo \u00e8 <strong>To the hilt (Do Balkaca)<\/strong> di Store Popov, film macedone in costume ambientato nei primi del 900 quando il paese era sotto la dominazione turca e si stavano sviluppando i primi movimenti rivoluzionari per l&#8217;indipendenza. Il film dura quasi tre ore ed \u00e8 un divertente viaggio in questo pezzo di storia macedone attraverso l&#8217;occhio di una giovane fotografa inglese (memorabile la bellezza e la bravura di Inti Sraj) che si concede sia a un rivoluzionario che a un figlio di pap\u00e0 in combutta con gli occupanti turchi. Ne esce un film che mischia storia, melodramma e intrattenimento, non completamente riuscito proprio per non voler scegliere nessuna delle tre vie. Altro film folle visto senza saperne niente \u00e8 <strong>Girl walks alone at night<\/strong> di Ana Lily Amirpour, fotografato in un bianco\/nero stupendo \u00e8 una sorta di zombie western iraniano. Zombie e Iran? S\u00ec, zombie in Iran con i ritmi dell&#8217;ultimo Jarmusch, della trama si capisce in realt\u00e0 poco, quello che conta sono le atmosfere. La regista scrive che si ispira a Sergio Leone e David Lynch, le ambizioni sono tante e si vedono, i soldi sono americani e si vedono anche quelli, il film gira un po&#8217; troppo intorno a se stesso ma \u00e8 sicuramente affascinante, soundtrack favolosa tra l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Per concludere un bilancio del festival: ottimi film, in gran parte provenienti dai principali festival europei, buone anteprime e uno sguardo sul mondo del cinema dell&#8217;Est Europa che difficilmente sarebbe stato possibile. \u00c9 stato anche un festival anche di grandi ospiti: i Cuori di Sarajevo alla carriera sono stati consegnati al regista canadese Atom Egoyan e all&#8217;attore Benicio Del Toro, i due sono stati gli ospiti di prestigio del festival, mentre un altro tributo \u00e8 stato dedicato al filippino Brillante Mendoza che ha presentato il recente <strong>Taklub<\/strong> oltre ad altri suoi film del passato. Ovviamente un festival che in futuro bisogna tornare a seguire. \/\/<\/p>\n<p><em>Claudio Casazza<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35378\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sff_001.jpg\" alt=\"sff_001\" width=\"782\" height=\"782\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sff_001.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sff_001-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/sff_001-436x436.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Sarajevo tra ritorni a casa e voglia di fuga di Claudio Casazza Per capire il festival di Sarajevo bisogna cercare di capire la citt\u00e0 che lo ospita. 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