{"id":35392,"date":"2015-09-13T22:33:06","date_gmt":"2015-09-13T20:33:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35392"},"modified":"2015-09-14T12:39:14","modified_gmt":"2015-09-14T10:39:14","slug":"sangue-del-mio-sangue-marco-bellocchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35392","title":{"rendered":"Sangue del mio sangue > Marco Bellocchio"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35393\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue01.jpg\" alt=\"Sangue del mio sangue01\" width=\"1400\" height=\"762\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue01.jpg 1400w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue01-300x163.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue01-1024x557.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue01-436x237.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue01-1112x605.jpg 1112w\" sizes=\"auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px\" \/><\/p>\n<p>Con un cast che riunisce molti dei nomi che hanno fatto parte dei suoi ultimi lavori, Bellocchio gira un film ambientato a Bobbio su due piani temporali distanti, ma che si intersecano nelle tematiche. Insieme ai collaboratori storici (Daniele Cipr\u00ec alla fotografia e Francesca Calvelli al montaggio), e insieme ad attori ormai affezionati (Roberto Herlitzka, Fausto Russo Alesi, Alba Rohrwacher, Alberto Cracco, Toni Bertorelli, Filippo Timi, Bruno Cariello), Bellocchio trascina sul set il figlio Piergiorgio (anche lui ormai figura puntuale e fissa nei film degli ultimi sedici anni), la figlia Elena e il fratello Alberto, questi ultimi in qualit\u00e0 di attori occasionali.<\/p>\n<p><em>Sangue del mio sangue<\/em> appunto: la famiglia lavorativa e la famiglia naturale, che per il regista bobbiese sono diventate ormai un unicum nella sua vita totalmente dedicata all\u2019arte cinematografica e teatrale. L\u2019ultimo film, infatti, mischia l\u2019autobiografismo e l\u2019autocitazionismo con una serie di suggestioni, immagini, tematiche e sospensioni temporali che sono una peculiarit\u00e0 dello stile tecnico e narrativo di Bellocchio. Ne \u00e8 la prova la scelta di Herlitzka, nei panni del conte Basta e del \u201ctempo che finisce\u201d, che all\u2019epoca di <em>Buongiorno, notte<\/em> (2003) fu scelto dal regista perch\u00e9 gli ricordava il padre; a questo si aggiungano i famigliari infilati nel cast, in una sorta di gioco ironico sul tema del clientelismo e del nepotismo, forse a giustificare proprio il titolo del film.<\/p>\n<p>L\u2019incipit ci catapulta nel passato, quando Federico Mai, soldato del duca di Monferrato, giunge al Monastero di Santa Chiara a Bobbio, a seguito del suicidio del fratello Fabrizio, sacerdote confessore delle monache. Tra queste, la bellissima Benedetta, accusata di aver stregato e indotto al suicidio don Fabrizio, che ora \u00e8 sepolto nello sconsacrato \u201ccimitero degli asini\u201d, ad onta della profonda fede religiosa della madre e del fratello. Ad aprire il portone a Federico c\u2019\u00e8 una suora cieca, una figura femminile che si ripete fin dagli esordi. Con l\u2019interrogativo che Federico si pone e che di riflesso riprende quasi tutti i cinquant\u2019anni della carriera di Bellocchio, una domanda lasciata in sospeso, tra il dubbio e l\u2019interrogazione filosofica: \u00abImpazzire per una donna\u2026?\u00bb, ma anche Federico si lascia sedurre dalla bella monaca.<\/p>\n<p>Benedetta viene sottoposta a una serie di prove ordaliche, dove il corpo della ragazza viene appesantito, marchiato, mutilato, fino a quando cede in maniera del tutto ovvia alla prova del fuoco, confessando ci\u00f2 che gli inquisitori vogliono sentir dire pur di porre fine al dolore. Nonostante il frate interpretato da Alberto Cracco si sia chiesto \u00abVogliamo bruciare una Santa? Dopo averla vista piangere come Maddalena?\u00bb.<\/p>\n<p>La monaca viene imprigionata e murata, proprio come la manzoniana Monaca di Monza (del resto Borromeo faceva Federico di nome), in una scena carica di suggestione cinematografica: durante la costruzione del muro viene lasciata una finestrella rettangolare all\u2019altezza del viso di Benedetta, come una macchina da presa posizionata per un eterno primo piano; Benedetta lentamente arretra nel buio, dando l\u2019impressione di realizzare una dissolvenza col proprio corpo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec \u00e8, tanto \u00e8 vero che la narrazione salta ai giorni nostri, in una Bobbio dove giunge un fantomatico funzionario del demanio (che si chiama sempre Federico Mai, sempre interpretato da Pier Giorgio Bellocchio), che vorrebbe vendere le prigioni del monastero a un miliardario russo. All\u2019episodio storico-drammatico si contrappone la vera e propria farsa del presente, popolata da personaggi ambigui, falsi invalidi, \u201cvampiri\u201d del tempo, lobby che controllano e guidano i fili della contemporaneit\u00e0. Apparentemente pi\u00f9 debole, forse meno solido della prima parte, l\u2019episodio contemporaneo mostra le varie sfaccettature del presente, rimettendo in atto alcuni aspetti della prima parte del film.<\/p>\n<p>Uno strepitoso Herlitzka d\u00e0 vita a un personaggio, il conte Basta, che si muove sui fili del controllo politico-mafioso, ma mantenendo attorno a s\u00e9 un\u2019aura di santit\u00e0, emanando in un certo qual modo simpatia. Il potere dell\u2019inquisizione \u00e8 stato sostituito dal pi\u00f9 prosaico controllo vampiresco dei \u00abmorti che comandano\u00bb. Un espediente tecnico mette in atto, concretamente, lo scontro tra passato e presente, ed \u00e8 il ralenti sul primo piano della giovane Elena Mai nel momento in cui il vecchio conte Basta posa gli occhi su di lei, risvegliando ardori ormai sopiti e un desiderio \u00abnon di sangue, ma di tenerezza\u00bb. Il tempo pare fermarsi nell\u2019incontro tra Mai e Basta.<\/p>\n<p>La tematica del tempo in effetti \u00e8 alla base della narrazione, insieme ad altri temi cari a Bellocchio, come la follia e lo sdoppiamento. Tra una frecciatina e l\u2019altra (\u00abIl mondo \u00e8 piccolo. Bobbio \u00e8 il mondo\u00bb; \u00abA Bobbio ci sono gi\u00e0 abbastanza matti\u00bb; \u00abPersino i contadini vogliono la fattura\u00bb) il peregrinare del conte Basta si incrocia con alcune sequenze tipicamente bellocchiane, tra cori alpini, fantasmi di innamorati che si rincorrono, allucinazioni e scene realistiche che possono avere un\u2019ambivalenza di interpretazione tra realt\u00e0 e sogno.<\/p>\n<p>A questa ambiguit\u00e0 spiazzante si contrappone il finale che ci fa tornare nel passato: Federico Mai \u00e8 diventato un cardinale (e Pier Giorgio Bellocchio invecchiato non poteva che essere \u201cincarnato\u201d dallo zio Alberto, fratello del regista, somigliante al regista, bello come il regista). Siamo di nuovo nelle prigioni, dove Federico giunge per incontrare la monaca murata dopo diversi decenni dalla sua segregazione. L\u2019uso della macchina da presa \u00e8 magistrale, proprio perch\u00e9 vediamo il cardinale dalla soggettiva di Benedetta, senza mai riuscire a vedere lei; ne intravediamo gli occhi, per un istante, senza poter cogliere la fisionomia della monaca rinchiusa nello spazio ristrettissimo di alcuni mattoni.<\/p>\n<p>Il gioco cinematografico si risolve in un finale che non voglio certo svelare; mi limiter\u00f2 a soffermarmi sull\u2019ordine di smurare la monaca, un ordine impartito da Federico Mai completamente ipnotizzato e ipnotico; il muro crolla e si solleva una nuvola bianca, benefica e purificatrice. Quel che ne segue \u00e8 il naturale epilogo che coglie un po\u2019 tutto il senso della narrazione, dalla tematica del tempo fino a quella della bellezza capace di fermarlo, sconfiggerlo, piegarlo al proprio volere, complice anche la splendida versione di \u00abNothing else matters\u00bb (\u00abCos\u00ec vicino, non importa fino a dove \/ non potrebbe essere molto pi\u00f9 lontano dal cuore \/ dobbiamo sempre credere in chi siamo \/ E non importa nient&#8217;altro\u00bb), cantata dai belgi Scala &amp; Kolacny Brothers, che si ripete pi\u00f9 volte nel film.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da dire che la colonna sonora di <em>Sangue del mio sangue<\/em> \u00e8 abbastanza inusuale per quanto riguarda Bellocchio, proprio perch\u00e9 l\u2019episodio storico si incrocia con una traccia extra-diegetica animata da musiche moderne e contemporanee: ma questo \u00e8 un altro tassello del discorso filmico portato avanti da Bellocchio in questo lavoro, proprio perch\u00e9 mette in atto un incontro tra una storia di ieri e le musiche di oggi, in un certo senso fornendo la storia di un carico di \u201cuniversalit\u00e0\u201d perfettamente a tema con la concezione di tempo (e di bellezza) che emerge dal film.<\/p>\n<p>Ma l\u2019importanza dell\u2019apparato tecnico non si limita alle musiche; il buon lavoro di montaggio della Calvelli \u00e8 il valore aggiunto alla solita magistrale fotografia di Daniele Cipr\u00ec. Luci, colori, costumi e angolazioni contribuiscono a regalare al film quel marchio \u201cbellocchiano\u201d tipico dei film del bobbiese. La fotografia \u201cpittorica\u201d di Cipr\u00ec ci regala alcune sequenze magistrali, in particolare quella dove il cavaliere Mai scende al fiume al crepuscolo e quella dove lo stesso Mai giace con le sorelle Perletti, due ferventi cattoliche che lo ospitano e cedono al suo fascino: in un\u2019inquadratura il Mai sembra il Cristo del Mantegna, profanato (e quello della dissacrazione \u00e8 un altro tema caro alla filmografia bellocchiana) dalle due sorelle.<\/p>\n<p>Ma le tematiche toccate in <em>Sangue del mio sangue<\/em> si incrociano con molti degli espedienti tipici del cinema di Bellocchio. La tematica del doppio, a lui molto cara, si ripete pi\u00f9 volte: con i fratelli gemelli, con gli stessi attori che interpretano i due episodi cos\u00ec distanti nel tempo, con il coro di suore bianche che si rispecchia in quello delle cameriere d\u2019albergo che alla fine di una serata cantano attorno a un pianoforte, con le due sorelle Perletti cos\u00ec distanti per et\u00e0 eppure cos\u00ec somiglianti.<\/p>\n<p>L\u2019onomastica \u00e8 un altro degli aspetti cari a Bellocchio. Non mi soffermer\u00f2 ad analizzare tutti i nomi, bastino alcuni esempi. Benedetta \u00e8 la monaca che viene accusata di stregoneria, in un gioco ossimorico che si interseca con un altro gioco, quello di andare a incrociare altri film di Bellocchio: Benedetta a un certo punto versa lacrime \u00abcome il pianto di Maddalena\u00bb. Ma quale Maddalena? La muta paziente psichiatrica di <em>La balia<\/em> (1999) o la scatenata \u201cstrega\u201d di <em>La visione del sabba<\/em> (1988)?<br \/>\nFederico Mai, che a dispetto del cognome si ripete nel corso della narrazione, e il conte Basta che ha in mano i fili del destino (e quindi del tempo) della Bobbio di oggi.<br \/>\nLe sorelle Perletti, pallide e vergini come solo le perle delle ostriche possono essere.<br \/>\nAngelo, che custodisce il rifugio abusivo del vampiresco e infernale conte Basta, che accudisce il conte e lo accompagna nelle scorribande notturne, in antitesi con il suo nome cos\u00ec suggestivo e paradisiaco.<\/p>\n<p>Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 importante \u00e8 il lavoro che Bellocchio compie sul proprio passato cinematografico. Ci sono diversi echi da<em> Il regista di matrimoni<\/em> e da <em>L\u2019ora di religione<\/em>: il passo della Gradiva incarnato da Benedetta, la tematica dei \u201cmorti che comandano\u201d, il canovaccio letterario dei Promessi sposi. C\u2019\u00e8 un gatto sulla tavola da pranzo e c\u2019\u00e8 una donna cieca, elementi che richiamano il cinquantenne <em>I pugni in tasca<\/em>.<\/p>\n<p>Ad ogni modo i richiami pi\u00f9 rilevanti riguardano <em>Gli occhi, la bocca<\/em> e <em>La visione del sabba<\/em>: nel primo avevamo gi\u00e0 incontrato un protagonista tornato a casa per la morte del fratello gemello. Questo, invero, \u00e8 un aspetto che riguarda la vita privata del regista, che nel 1968 ha davvero vissuto la tragica perdita di un fratello gemello, morto suicida. In <em>Sangue del mio sangue<\/em>, come in <em>Gli occhi, la bocca<\/em>, si avvera la commistione tra il fratello vivo e quello defunto, quando Federico si finge Fabrizio per confessare Benedetta, o quando Federico cerca la via dell\u2019erotismo e della vendetta nei confronti di Benedetta, come Giovanni Pallidissimi aveva fatto con la Wanda del film del 1982.<\/p>\n<p>Benedetta per\u00f2 \u00e8 statuaria, con un viso capace di versare lacrime mantenendo uno sguardo fiero, ambiguo, in un ghigno dolce e algido, stridente con il contesto in cui \u00e8 coinvolta; questo l\u2019avvicina molto alla \u201cstrega\u201d Maddalena di <em>La visione del sabba<\/em>. Al di l\u00e0 della scena dell\u2019ordalia dell\u2019acqua, che si ripete nei due film anche se con modalit\u00e0 differenti, anche nel caso del film del 1988 v\u2019\u00e8 una sovrapposizione di piani temporali e una protagonista femminile calata in una realt\u00e0 maschilista, ma completamente indomita di fronte all\u2019ostinazione dell\u2019inquisizione, una donna che non si piega al potere costituito, e quindi rinchiusa e \u201ctorturata\u201d (fisicamente in un caso, psicologicamente nell\u2019altro), simbolo del \u201cfascismo\u201d che la circonda come la Rosanna di <em>Marcia Trionfale<\/em> (1976), imprigionata come la Ida Dalser di <em>Vincere<\/em> (2009), secondo la logica bellocchiana che mette in atto, e denuncia, l\u2019ingabbiamento \u201cpolitico\u201d e sociale del corpo femminile.<\/p>\n<p>Un film autobiografico, suggestivo, ben fatto, che per\u00f2 non raggiunge le vette dei cinque film girati da Bellocchio tra il 1999 e il 2009. Ma, come il precedente <em>Bella addormentata<\/em> (2012), anche <em>Sangue del mio sangue<\/em> conferma Bellocchio come il regista italiano pi\u00f9 autorevole, almeno tra i viventi. Una regia attenta e intelligente, coadiuvata da collaborazioni tecniche all\u2019altezza, ci porta in uno status di realt\u00e0 permeata da sogni e allucinazioni, facendoci immergere in quello stile che avvicina Bellocchio, pi\u00f9 di chiunque altro, a Bu\u00f1uel.<\/p>\n<p>Non avendo visto gli altri film in concorso a Venezia \u00e8 difficile poter fare un confronto. Certo, <em>Sangue del mio sangue<\/em> probabilmente non \u00e8 un film che arriva facilmente allo spettatore, soprattutto se questi si trova impreparato sul passato cinematografico del regista. Ma \u00e8 certamente un film che merita di essere visto e che pu\u00f2 dare spunto a molteplici interpretazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nicola \u2018nimi\u2019 Cargnoni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35394\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue02.jpg\" alt=\"Sangue del mio sangue02\" width=\"800\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue02.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue02-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Sangue-del-mio-sangue02-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Sangue del mio sangue<\/strong><br \/>\n(Italia, Francia, Svizzera\/2015)<br \/>\nRegia, soggetto, sceneggiatura: Marco Bellocchio<br \/>\nFotografia: Daniele Cipr\u00ec<br \/>\nMontaggio: Francesca Calvelli, Claudio Misantoni<br \/>\nMusiche: Carlo Crivelli<br \/>\nScenografie: Andrea Castorina<br \/>\nCostumi: Daria Calvelli<br \/>\nInterpreti e personaggi: Roberto Herlitzka (il conte), Pier Giorgio Bellocchio (Federico), Lidiya Liberman (Benedetta), Fausto Russo Alesi (Cacciapuoti), Alba Rohrwacher (Maria Perletti), Federica Fracassi (Marta Perletti), Alberto Cracco (inquisitore francescano), Toni Bertorelli (dottor Cavanna), Filippo Timi (pazzo)<br \/>\n106&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un cast che riunisce molti dei nomi che hanno fatto parte dei suoi ultimi lavori, Bellocchio gira un film ambientato a Bobbio su due piani temporali distanti, ma che si intersecano nelle tematiche. 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