{"id":35825,"date":"2016-01-29T21:13:09","date_gmt":"2016-01-29T20:13:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35825"},"modified":"2016-02-16T11:50:50","modified_gmt":"2016-02-16T10:50:50","slug":"steve-jobs-danny-boyle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35825","title":{"rendered":"Steve Jobs > Danny Boyle"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35826\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs01.jpg\" alt=\"Steve Jobs01\" width=\"1300\" height=\"731\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs01.jpg 1300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs01-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs01-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs01-436x245.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs01-1112x625.jpg 1112w\" sizes=\"auto, (max-width: 1300px) 100vw, 1300px\" \/><\/p>\n<p><strong>Steve Jobs, fantasma al cinema<\/strong><\/p>\n<p>Vale la pena iniziare ricordando l\u2019andatura altalenante del regista britannico Danny Boyle che per\u00f2, tra gli altri, ha diretto veri e propri capolavori come <em>Trainspotting<\/em>, <em>The beach<\/em> e <em>The Millionaire<\/em>; in ognuno dei film del regista c\u2019\u00e8 una situazione imputabile a un caso di \u00abcampo di distorsione della realt\u00e0\u00bb. Messo tra virgolette, in quanto \u00e8 l\u2019esatta espressione che il personaggio di Steve Jobs, nel suo film, usa con la fedelissima assistente.<\/p>\n<p>Siamo di fronte a un\u2019altra, l\u2019ennesima, egregia prestazione di Michael Fassbender, attore che si \u00e8 conquistato l\u2019affetto del pubblico d\u2019essai lavorando con Steve McQueen in <em>Shame<\/em>, <em>Hunger<\/em> e <em>12 anni schiavo<\/em>; ultimamente lo abbiamo trovato nelle sale nei panni di Macbeth, mentre qua abbandona i costumi della tragedia shakespeariana per indossare le camicie di uno dei personaggi pi\u00f9 discussi e comunque importanti del ventesimo secolo.<\/p>\n<p>L\u2019architettura del film assume, nella sua evoluzione, un\u2019impostazione grafica, geometrica, tale da avvicinarsi all\u2019essenza dei prodotti Apple ideati e lanciati dal loro creatore. Un sistema \u201cchiuso\u201d, appunto, circolare, che si esaurisce e si completa nell\u2019arco delle due ore filmiche, che nulla tolgono o lasciano in sospeso nonostante non si tratti dell\u2019intero quadro di vita del fondatore di Apple.<\/p>\n<p>Assolutamente lontano dai toni agiografici, il film di Danny Boyle \u00e8 verbosissimo e si regge su una serie di dialoghi serratissimi, situazioni frenetiche e battute ad effetto, che rendono scorrevoli e fluide le due ore che, \u00e8 bene dirlo, volano in un fiato. Ma Boyle sceglie anche di non dare per scontata l\u2019ascesa professionale di Jobs a fronte delle difficolt\u00e0 nei suoi rapporti personali; in realt\u00e0 l\u2019intreccio narrativo del film non fa nulla per rendere pi\u00f9 o meno simpatico il personaggio, ma ne mette in luce l\u2019ostinazione e la testardaggine che lo hanno portato, comunque, sulla via del successo, anche nei momenti pi\u00f9 difficili, non negando comunque che fosse capace di sentimenti d\u2019affetto nei confronti degli amici, della figlia o della collaboratrice personale.<\/p>\n<p>Infatti Fassbender \u00e8 bravissimo a incarnare il cinismo e la freddezza con cui Jobs affrontava la propria vita, ma non lo ha privato di quegli slanci di affetto di cui era capace, nonostante fosse incapace di dimostrarli. Ma c\u2019\u00e8 anche da dire che il film si sviluppa solo e soltanto su tre momenti fondamentali della vita di Jobs: il 1984, il 1988 e il 1998. E tutti e tre questi momenti sono messi in scena nel backstage dei vari teatri dove, nell\u2019ordine, sono stati lanciati il Macintosh, NeXT e l\u2019iMac.<\/p>\n<p>Probabilmente gran parte del merito va ad Aaron Sorkin, sceneggiatore che per il cinema non \u00e8 troppo prolifico. Con la cadenza di una scrittura ogni tre o quattro anni, dal 2007 a oggi ha sceneggiato \u201csoltanto\u201d film come La guerra di <em>Charlie Wilson<\/em>, <em>The Social Network<\/em> (l\u2019avvincente e teso bio-pic su Mark Zuckerberg e sulla nascita di Facebook), <em>L\u2019arte di vincere<\/em> (un altro film biografico, stavolta sull\u2019ambiente sportivo del baseball) e, infine, questo <em>Steve Jobs<\/em> che, come tutti gli altri, ricalca uno schema che prevede una concatenazione serratissima di dialoghi a scapito dell\u2019azione vera e propria. La scelta in fase di sceneggiatura, infatti, risulta vincente proprio perch\u00e9 la vita di Jobs non viene \u201cdiluita\u201d sulle due ore filmiche, ma viene concentrata scegliendo soltanto tre momenti che, di per s\u00e9, prevedono un certo immobilismo nell\u2019attesa di salire sul palco e presentare un nuovo prodotto, ma nei quali si dipanano dialoghi in grado di scoperchiare intere fasi di vita (e di crescita umana\/professionale) di Jobs e di tutti i collaboratori che sono alla base del suo successo.<\/p>\n<p>Siamo in un interno-giorno, quindi, ma privo della luce solare e immerso nell\u2019atmosfera della luce artificiale dei camerini e del dietro le quinte. Gli altri momenti della vita di Jobs appaiono come brevissimi flashback, inframmezzando e alternando i dialoghi dei protagonisti: come nel caso della feroce discussione con John Sculley, amministratore delegato della Apple, che avviene prima della presentazione del NeXT (1988), ma che \u00e8 inframmezzata dalle immagini che ritraggono i due protagonisti molti anni prima, quando Jobs convince Sculley a entrare in squadra. Questo gioco di dialoghi alternati crea delle ellissi temporali, capaci comunque di costruire la storia e la psicologia dei personaggi, che sarebbero altrimenti \u201cmutilate\u201d dal relativamente breve arco temporale su cui si costruisce il film.<\/p>\n<p>Tanto \u00e8 vero che, per il resto, una peculiarit\u00e0 del film \u00e8 quello di agire in \u201ctempo reale\u201d. L\u2019incipit ci catapulta nel backstage della presentazione del Macintosh, nel 1984, e lo spettatore vive \u201cin diretta\u201d i venti minuti antecedenti l\u2019apparizione sul palco di Steve Jobs. In questo caso, cos\u00ec come nei due successivi, Jobs \u00e8 alle prese con gli imprevisti tecnici e personali. Tra software che rischiano di far fare brutta figura durante la presentazione e vecchi amici che trovano solo in quei momenti il modo di dire le cose mai dette, si inserisce il rapporto con la figlia, fatto di amore e conflittualit\u00e0, condizionato dall\u2019ingombrante presenza di Chrisann Brennan, la madre irresponsabile e scialacquona di Lisa Jobs.<\/p>\n<p>Ottimi i comprimari, dal rigoroso e pragmatico John Sculley al loquace e fidato Steve Wozniak (il genio che ha iniziato in un garage la sua ascesa insieme a Jobs), dal capace Andy Hertzfeld (uno dei principali creatori dei sistemi operativi Apple) fino alla nevrotica, insicura e opportunista Chrisann Brennan. Su tutti gli altri, per\u00f2, spiccano Michael Fassbender e Kate Winslet, quest\u2019ultima nei panni della paziente e tenace Joanna Hoffman, la marketing executive del team Apple e del team NeXT. La Hoffman si pone come assistente e come amica di Jobs, ma fa anche da vero e proprio catalizzatore degli umori di quest\u2019ultimo, divenendo un\u2019affidabile voce della coscienza, l\u2019unica nella posizione di poter criticare o dare consigli al bizzoso inventore dell\u2019iPod.<\/p>\n<p>Lo Steve Jobs ritratto da Danny Boyle \u00e8 lontano da qualsiasi visione agiografica, rifiutando la facile esaltazione postuma che avrebbe reso il film un volgare spot al servizio della Apple, cos\u00ec come si discosta abbastanza dall\u2019idea comune che si ha di Jobs, ritenuto a torto un genio dell\u2019informatica.<br \/>\nSi tratta del ritratto di un essere umano dotato di un\u2019intelligenza non comune, capace di appropriarsi dei vari talenti di cui \u00e8 circondato e \u201cdirigerli\u201d come un direttore d\u2019orchestra dirige i musicisti. \u00c8 proprio questo il paragone che lo stesso Jobs, nell\u2019episodio del 1988, usa mentre ha una delle sue intime discussioni con Steve Wozniak, amico di vecchia data, nonch\u00e9 la vera mente che sta dietro al successo dei prodotti Apple.<\/p>\n<p>Boyle non fa nulla per rendere pi\u00f9 simpatico Steve Jobs, ma non fa nemmeno nulla per sminuirlo. Complice anche l\u2019ottimo lavoro di Fassbender, capace di mantenere uno sguardo algido e cinico in ogni momento, il personaggio di Jobs si riscatta dal primo licenziamento della Apple, creando NeXT e un sistema operativo che lo far\u00e0 rientrare sotto l\u2019ala del colosso della Mela col morso. Il film riconosce i meriti individuali di tutti gli outsiders che hanno aiutato Jobs, ma a quest\u2019ultimo va il merito di aver giocato bene le sue carte dal punto di vista del marketing.<\/p>\n<p>Infatti la filosofia di Jobs \u00e8 messa in scena perfettamente, soprattutto in quei passaggi dove l\u2019inventore pretende di lanciare sul mercato prodotti \u201cend-to-end\u201d, ovvero chiusi, completi, che non si possono modificare, espandere o implementare, per i quali occorrono soltanto prodotti mirati e appositi; che \u00e8 la peculiarit\u00e0 dei prodotti Apple di oggi. Il film riesce perfettamente, e in maniera che nessuno possa sentirsi offeso, a chiarire la natura settaria dei prodotti Apple. Si ammette senza problemi che costano pi\u00f9 di quello che dovrebbero costare e che spesso si rivolgono a un pubblico che mira ad acquistare il marchio, pi\u00f9 che ad avere una vera necessit\u00e0 delle prestazioni offerte.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della buona operazione svolta sulla psicologia del personaggio e di alcune trovate registiche interessanti (i brevi flashback che \u201callungano\u201d l\u2019arco temporale della narrazione, altrimenti \u201cchiusa\u201d nei tre momenti in cui si svolge l\u2019azione), il film appare un po\u2019 come un atto dovuto, come un bio-pic \u201cnecessario\u201d a cui non si era ancora provveduto. Ha certamente il merito di avere ottimi dialoghi e di aver investito molto nella ricostruzione dei tre backstage, di quei momenti dove Jobs aveva la pretesa di \u201ccambiare il mondo\u201d, ma nonostante i toni non siano agiografici ne risulta comunque un film che mette in primo piano il Jobs-pensiero, spesso molto egocentrico e ingeneroso nei confronti degli altri (collaboratori, amici e anche concorrenti).<\/p>\n<p>Forse \u00e8 questa critica stessa ad essere ingenerosa, forse chi scrive non ha mai avuto molto in simpatia il personaggio e, pi\u00f9 in generale, i prodotti Apple, ma l\u2019unica considerazione valida a livello cinematografico \u00e8 che si tratta di un prodotto filmico ben confezionato, ma che avrebbe dovuto forse scavare pi\u00f9 a fondo nei traumi, nelle paure e nel passato di Steve Jobs, spiegando meglio quali motivi lo abbiano portato ad essere cos\u00ec controverso sul piano degli affetti personali.<br \/>\nUn film che comunque si lascia vedere molto bene.<\/p>\n<p>Apro una parentesi sugli Oscar, nonostante personalmente io sia totalmente indifferente, trattandosi questi di premi pi\u00f9 industriali che artistici. Certo, non escludo che sia affascinante stare alzati tutta la notte per vedere la diretta della consegna, ma l\u2019Academy non ha mai dato troppo peso al valore artistico, almeno non come succede nei vari festival, dove anche il cinema indipendente ha una voce in capitolo. Trovo abbastanza divertente che ogni anno ci siano le sollevazioni popolari perch\u00e9 Di Caprio vinca la statuetta: non \u00e8 il premio che ci dice o no se si tratta di un grande attore. Di Caprio \u00e8 assolutamente uno degli attori pi\u00f9 bravi e capaci del presente e anche del passato. Con <em>Revenant<\/em> si \u00e8 tolto di dosso, definitivamente, la nomea del belloccio, lavorando duramente per un\u2019interpretazione tutta fisica e corporea, mangiando carne cruda, prestandosi a fare del proprio corpo un oggetto martoriato, vilipeso e umiliato dalle forze della natura.<br \/>\nMichael Fassbender \u00e8 un altro attore eccezionale, che in questo caso ha messo le proprie capacit\u00e0 totalmente al servizio della metamorfosi fisica di Steve Jobs, ma il lavoro che c\u2019\u00e8 dietro alla preparazione di <em>Steve Jobs<\/em> non ha nulla a che vedere con l\u2019odissea che ha dovuto vivere la troupe di \u00abRevenant\u00bb.<br \/>\nPertanto la curiosit\u00e0 su chi sar\u00e0 il \u201cmigliore attore protagonista 2016\u201d sale di giorno in giorno, anche solo per capire se l\u2019Academy sceglier\u00e0 di premiare le lobby, come fa solitamente, o se assegnare il premio in maniera giudiziosa. Anche se tra i due litiganti si inserisce il terzo: Eddy Redmayne che, a quanto pare, in <em>The Danish girl<\/em> pare abbia messo a segno un\u2019altra interpretazione da statuetta.<\/p>\n<p>Nicola \u2018nimi\u2019 Cargnoni<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35827\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs02.jpg\" alt=\"Steve Jobs02\" width=\"800\" height=\"495\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs02.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs02-300x186.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Steve-Jobs02-436x270.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p><strong>Steve Jobs <\/strong><br \/>\n(USA-UK\/2015)<br \/>\nRegia: Danny Boyle<br \/>\nSceneggiatura: Aaron Sorkin<br \/>\nSoggetto: Walter Isaacson (dalla biografia &#8220;Steve Jobs&#8221;)<br \/>\nMusiche: Daniel Pemberton<br \/>\nFotografia: Alwin H. K\u00fcchle<br \/>\nMontaggio: Elliot Graham<br \/>\nDirezione artistica: Peter Borck<br \/>\nScenografie; Doni McMillan<br \/>\nCostumi: Suttirat Anne Larlarb<br \/>\nInterpreti principali: Michael Fassbender, Kate Winslet, Seth Rogen, Jeff Daniels, Michael St\u00e5hlberg, Katherine Waterston, Perla Haney-Jardine, Ripley Sobo, Makenzie Moss, John Ortiz<br \/>\n122&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Steve Jobs, fantasma al cinema Vale la pena iniziare ricordando l\u2019andatura altalenante del regista britannico Danny Boyle che per\u00f2, tra gli altri, ha diretto veri e propri capolavori come Trainspotting, The beach e The Millionaire; in ognuno dei film del regista c\u2019\u00e8 una situazione imputabile a un caso di \u00abcampo di distorsione della realt\u00e0\u00bb. 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