{"id":36127,"date":"2016-03-24T22:06:02","date_gmt":"2016-03-24T21:06:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36127"},"modified":"2016-03-25T10:49:51","modified_gmt":"2016-03-25T09:49:51","slug":"ovsyanki-silent-souls-aleksej-fedorcenko","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36127","title":{"rendered":"Ovsyanki (Silent Souls) > Aleksej Fedor\u010denko"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36128\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_01.jpg\" alt=\"SilentSouls_01\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_01.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_01-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_01-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_01-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>La ritualit\u00e0 come ritorno all\u2019eterno: Silent Souls<\/strong><\/p>\n<p><em>Continua il ciclo di proiezioni cinematografiche presso il Cineporto di Bari, che d\u00e0 il via a una (speriamo) lunga collaborazione tra le universit\u00e0 pugliesi e il Centro studi dell\u2019Apulia film commission. Citando il comunicato stampa di presentazione \u00abCinema Ergo Sum, che si tiene interamente al Cineporto di Bari, \u00e8 una rassegna che ha come intento quello di mostrare l\u2019intreccio virtuoso tra la cultura umanistica e la \u201csettima arte\u201d, tra il \u201cclassico\u201d e il \u201ccontemporaneo\u201d che rende il nostro patrimonio culturale vivo e attivo dentro il nostro presente\u00bb.<\/em><br \/>\n<em>Per ogni appuntamento realizziamo un reportage proponendo le analisi dei film anche alla luce delle lezioni introduttive. Ogni recensione sar\u00e0 preceduta da un breve riepilogo di quanto trattato dai docenti del dipartimento di Scienze umanistiche che hanno dato vita a questa iniziativa, grazie al coordinamento della prof.ssa Francesca Romana Recchia Luciani.<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.uniba.it\/eventi-alluniversita\/2016\/rassegna-cinema-ergo-sum\" target=\"_blank\">LINK<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di Nicola Nimi Cargnoni<br \/>\nintroduzione a cura di Pasqua Giordano<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/KwITu17zD6w?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>Introduzione e commento della prof.ssa Paola De Santis<\/strong><\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 16 marzo si \u00e8 tenuto a Bari il secondo incontro della rassegna \u201cCinema ergo sum\u201d; la visione del film \u00abSilent Souls\u00bb \u00e8 stata motivo di confronto sul tema universale e sempiterno della ritualit\u00e0. In particolare, l\u2019intervento della prof.ssa Paola De Santis (docente di Archeologia cristiana presso l\u2019Universit\u00e0 di Bari) ha aperto a una riflessione sulle modalit\u00e0 di ricordo, commemorazione e creazione della propria identit\u00e0 nel momento della morte e della sepoltura di una persona a noi cara. La morte pu\u00f2 essere vista come momento di continuit\u00e0 o di discontinuit\u00e0, come necessit\u00e0 di unione (ritrovamento) o di distacco: l\u2019elaborazione del lutto, allora, non \u00e8 pi\u00f9 soltanto un momento individuale, ma diviene un motivo di socializzazione e quindi, attraverso il rapporto con l\u2019altro, di riflessione e di ricerca identitaria.<\/p>\n<p>Il rito funebre si compone di tre fasi: una prima di distacco, di preparazione del defunto, attraverso la cura e la vestizione del corpo; una intermedia, di presa di coscienza dell\u2019accaduto, attraverso la deposizione del caro estinto e l\u2019ultimo addio; e una terza e ultima fase di commemorazione e convivio. Nel film \u00abSilent Souls\u00bb \u00e8 proprio attraverso il topos classico del viaggio come veicolo di costruzione identitaria e formazione personale che si compie il passaggio dalle prime fasi di separazione alla possibilit\u00e0 ultima di riaggregazione collettiva.<\/p>\n<p>La forte valenza emozionale, di coinvolgimento, propria del rito sepolcrale conduce all\u2019elaborazione identitaria non solo individuale, ma anche sociale: emerge, allora, la necessit\u00e0 di sentirsi parte di un gruppo, nel caso del film l\u2019etnia Merya, a sua volta ancorato a un paesaggio (la Russia) con i suoi luoghi ed elementi naturali, l\u2019acqua in particolare. Elemento mistico, quasi sacro, di vita e di morte al tempo stesso, l\u2019acqua diviene il luogo di sepoltura non solo del corpo del defunto, ma anche del dolore di chi resta, in vista di un ricongiungimento dopo la morte, vinta dall\u2019amore di un marito per la moglie o di un padre per il figlio.<\/p>\n<p>E all\u2019acqua dei fiumi sono paragonate le donne, generatrici di nuova vita o corpi in cui si affondano i dolori, in un parallelo tutto terreno e materiale tra la morte, che porta via le sofferenze, e il sesso, che diviene una sorta di gesto meccanico, slegato dall\u2019amore, unico sentimento trascendente contro l\u2019immanenza dei corpi, come anche dal matrimonio, i cui rituali di cura e vestizione del corpo della sposa si ripetono al momento della morte e preparazione del corpo per la sepoltura.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36129\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_02.jpg\" alt=\"SilentSouls_02\" width=\"782\" height=\"441\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_02.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/SilentSouls_02-436x246.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p><strong>Il film<\/strong><\/p>\n<p>Stando alla definizione dell\u2019enciclopedia Treccani, gli zigoli (traduzione del titolo originale \u00abOvsyanki \/ \u041e\u0432\u0441\u044f\u043d\u043a\u0438\u00bb) sono \u00abuccelli di piccola e media statura tipicamente distinti dagli altri fringillidi, per le caratteristiche strutturali del cranio e del becco\u00bb. Si distinguono per un canto particolare, melodioso, flebile e dolce al punto da poter essere definito quasi poetico; potrebbe sembrare strano che questo film assuma, come titolo, il nome di questi uccelli, ma fondamentalmente \u00e8 proprio con loro che si identificano il regista in primis, e lo spettatore poi.<br \/>\nSpettatori e compagni dei protagonisti della vicenda, la coppia di zigoli comprata da Aist occupa tutta l\u2019inquadratura iniziale; rinchiusi in una gabbietta, essi sono trasportati in bicicletta proprio da Aist, lungo un sentiero sterrato che fin da subito pone l\u2019accento sulla ruralit\u00e0 dell\u2019ambiente entro cui si svolger\u00e0 il prosieguo del film.<\/p>\n<p>L\u2019inizio di \u00abSilent Souls\u00bb, titolo occidentale che pur discostandosi dall\u2019originale in un certo senso d\u00e0 la misura del significato recondito della pellicola, \u00e8 un\u2019inquadratura alle spalle della bicicletta di Aist, che sta seguendo il sentiero verso casa. La macchina da presa, e quindi il film, guarda nella stessa direzione del protagonista, non soffermandosi all\u2019apparenza del presente ma proiettandosi verso il futuro. Dietro ad Aist c\u2019\u00e8 la gabbietta di zigoli, il cui campo d\u2019azione corrisponde allo spazio di un rettangolo, lo stesso rettangolo che circoscrive l\u2019inquadratura entro cui pu\u00f2 agire l\u2019occhio dello spettatore. Questo piano sequenza lascia poi spazio a un\u2019inquadratura fissa sul sentiero appena percorso, alternando il precedente incedere verso il futuro a uno sguardo fisso sul passato, una sorta di anticipazione di quella ricerca delle radici che sar\u00e0 tutto l\u2019evolversi della pellicola.<\/p>\n<p>Questa simmetria (semiologica e geometrica), di spazio e di tempo, caratterizza un po\u2019 tutta la cifra stilistica del film di Aleksej Fedor\u010denko, regista russo che aveva gi\u00e0 piacevolmente stupito con \u00abThe Firs on the Moon\u00bb, film sui pioneristici viaggi nello spazio dell\u2019Unione Sovietica, presentato a Venezia nel 2005; stavolta Fedor\u010denko abbandona il cosmo per affidarsi ai territori della Russia nord-occidentale, dove la gente discende da un\u2019antica trib\u00f9 ugro-finnica, i Merya, le cui tracce risiedono ormai soltanto nei nomi dei fiumi e dei corsi d\u2019acqua. Ci\u00f2 permette a Fedor\u010denko di investire il proprio lavoro di una dimensione mitologica, legata soprattutto al concetto dell\u2019acqua e all\u2019importanza che essa assume nella cultura di queste popolazioni di discendenza Merya.<\/p>\n<p>Il ritorno a casa di Aist, dopo l\u2019acquisto della coppia di zigoli in un vicino mercato, \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 caratterizzato da una sorta di ritualit\u00e0. Il protagonista vive a Neya, una cittadina raggiungibile soltanto con l\u2019attraversamento di un ponte galleggiante, che aiuta lo spettatore a identificare ancora una volta lo spazio terreno come una \u201cbolla\u201d di vita completamente circoscritta dal corso dell\u2019acqua. Ci\u00f2 che pone l\u2019accento su questo concetto \u00e8 anche la tecnica stessa che caratterizza il film: molti piani sequenza sono realizzati con la macchina da presa fissa, spesso posta su veicoli\/imbarcazioni in movimento, comunque quasi sempre lasciando che l\u2019inquadratura si basi su un montaggio che \u00e8 \u201cinterno\u201d. La m.d.p. sceglie un punto di fuoco e sono poi i protagonisti ad agire all\u2019interno del rettangolo d\u2019inquadratura, annullando la potenza e la presenza del fuori-campo, proprio come gli zigoli volano e cantano nella loro gabbietta.<\/p>\n<p>I paesaggi sono quasi sempre \u201cfiltrati\u201d da uno schermo, sia esso la finestra di un edificio o il vetro di un\u2019automobile: le lande della steppa russa, coperte di una ghiacciata coltre autunnale, non sono quasi mai in presa diretta, ma sono inquadrate attraverso i vetri, come se il regista volesse rimarcare l\u2019impossibilit\u00e0 di guardare in maniera nitida al presente senza che vi sia qualcosa a ostacolare lo sguardo; del resto le scene pi\u00f9 evocative, quelle con la fotografia pi\u00f9 \u201cpulita\u201d e coi primi piani che indugiano, riguardano proprio il passato di Aist, la cui narrazione \u00e8 affidata a flashback che aiutano a comprendere meglio il rituale che sta prendendo corpo sullo schermo.<\/p>\n<p>Aist, infatti, deve aiutare Miron nel rito di \u201csepoltura\u201d della defunta moglie Tanya. Nella tradizione Merya, gli uomini che restano vedovi devono provvedere alle esequie funebri, che consistono nell\u2019ardere il cadavere su una pira formata in un luogo significativo per la coppia. Miron e Aist compiono dunque il loro viaggio verso quello che \u00e8 stato il luogo della luna di miele di Miron e Tanya. Aist non dimentica di portare con s\u00e9 gli zigoli, il cui canto accompagna l\u2019incedere della narrazione formando, di fatto, l\u2019unica colonna sonora della pellicola.<\/p>\n<div id=\"attachment_36131\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-36131\" class=\"size-full wp-image-36131\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/cinemaergosum02-1.jpg\" alt=\"Foto di Paola De Santis\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/cinemaergosum02-1.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/cinemaergosum02-1-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-36131\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Paola De Santis<\/p><\/div>\n<p>In una scena del film di Fedor\u010denko assistiamo al canto di un coro senza mai vedere i cantori, ma con un primissimo piano sul direttore e sulla sua gestualit\u00e0 mentre li \u201cdirige\u201d. Questa ritualit\u00e0 canora \u00e8 facilmente accostabile all\u2019importanza che assume il canto degli zigoli, soprattutto nell\u2019ottica naturalistica con cui Fedor\u010denko cerca di inquadrare (in senso lato e anche materiale) la vicenda di Aist e Miron. Ma la ritualit\u00e0 dei gesti e dei cerimoniali non \u00e8 soltanto qualcosa di pro-forma nella cultura Meyra. Il rito, inteso come gesto da compiere perch\u00e9 tutto abbia un senso, \u00e8 insito nella cultura di questa gente che sembra non aver affatto dimenticato le tradizioni antiche, bucoliche e anche un po\u2019 superstiziose dei propri antenati.<\/p>\n<p>L\u2019acqua in \u00abSilent Souls\u00bb sembra essere dotata di libero arbitrio. Ad essa viene affidata la memoria delle cose e delle persone, a essa Miron affida le ceneri di Tanya e la fede nuziale. A essa sono stati attribuiti nomi risalenti alle antiche origini Merya. L\u2019acqua diventa luogo di sepoltura ma anche di rinascita, di memoria, di vita. La continuit\u00e0 che caratterizza il ciclo dei corsi d\u2019acqua \u00e8 un perfetto paradigma del ruolo divino che l\u2019acqua stessa assume nella vita degli uomini.<br \/>\nLa sua circolarit\u00e0 nel tempo e nello spazio permette di credere che l\u2019acqua non abbia una fine e nemmeno un inizio. La sua eternit\u00e0 non \u00e8 solo nei nomi con cui vengono chiamati fiumi e laghi, ma anche nella sua funzione inesauribile di custode del mondo.<\/p>\n<p>Dopo il rito di sepoltura anche Aist e Miron in un certo senso tornano alla vita. L\u2019arrivo casuale in una citt\u00e0 fantasma \u00abinghiottita dalla periferia di un\u2019altra citt\u00e0 piena di vita\u00bb, un giro al centro commerciale, l\u2019incontro con due prostitute il cui corpo \u00ab\u00e8 come un fiume che trascina via il dolore\u00bb e aiuta a lenirlo: sono tutti elementi che conducono a una visione effimera e consumistica della felicit\u00e0 o, se vogliamo, di una sospensione della condizione di dolore. E non si limita a essere un espediente citazionistico quello con cui Fedor\u010denko chiama in causa il Godard di \u00abUna donna sposata\u00bb, stringendo l\u2019inquadratura sulla mano di una delle due prostitute durante l\u2019amplesso tra esse e i due uomini. Del resto \u00e8 facile ricordare come il film di Godard giochi molto sulla polivalenza del ruolo della donna, ora relegandola a oggetto sessuale, ora elevandola a fonte di vita, ma sempre mantenendola in quell\u2019aura di sacralit\u00e0 capace di preservarne il potente effetto palliativo contro le miserie della vita.<\/p>\n<p>Del resto il poetico e inaspettato finale che Fedor\u010denko riserva al proprio film \u00e8 sicuramente evocativo, ma ha l\u2019oggettivo e pratico effetto di infrangere ogni illusione che i due protagonisti potevano creare circa il proprio destino. Gli zigoli tacciono, interrompendo quel loro canto di lutto e dolore, lasciando spazio a un vuoto silenzio che fa da sottofondo al \u201critorno alla vita\u201d di Miron e Aist. Ma la vita \u00e8 solo un battito d\u2019ali, il frullo di un uccello pronto a librarsi in volo uscendo dal rettangolo della gabbia, andando oltre al rettangolo dell\u2019inquadratura, lasciando che il fuori-campo torni a impadronirsi prepotentemente della realt\u00e0, permettendo ad Aist e a Miron di compiere il proprio destino fatto di cenere e acqua, seguendo quell\u2019infinito ed eterno rito che \u00e8 il ciclo della vita e della morte.<\/p>\n<p>di Nicola Cargnoni<br \/>\nintroduzione a cura di Pasqua Giordano<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36122\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/LOCANDINACINEMAERGOSUM.jpg\" alt=\"LOCANDINACINEMAERGOSUM\" width=\"622\" height=\"822\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/LOCANDINACINEMAERGOSUM.jpg 622w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/LOCANDINACINEMAERGOSUM-436x576.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 622px) 100vw, 622px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CINEMA ERGO SUM<\/strong><br \/>\n<em>\u2026prossimamente\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>mercoled\u00ec 23 marzo<\/strong><br \/>\nGUERRA FREDDA <em>Il Dottor Stranamore<\/em> (1963) di Stanley Kubrick<br \/>\nIntrodotto da Carlo SPAGNOLO (Storia contemporanea)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>mercoled\u00ec 30 marzo<\/strong><br \/>\nUMANIT\u00c0 <em>Il vangelo secondo Matteo<\/em> (1964) di Pier Paolo Pasolini<br \/>\nIntrodotto da Immacolata AULISA (Storia del cristianesimo antico), Laura CARNEVALE (Storia del cristianesimo antico) e Ada CAMPIONE (Storia della Chiesa antica)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>mercoled\u00ec 13 aprile<\/strong><br \/>\nLIBERT\u00c0 <em>Spartacus<\/em> (1960) di Stanley Kubrick<br \/>\nIntrodotto da Massimo PINTO (Storia della filologia e della tradizione classica)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>mercoled\u00ec 20 aprile<\/strong><br \/>\nHUMUS <em>Nostalghia<\/em> (1983) di Andrei Tarkovskij<br \/>\nIntrodotto da Annalisa CAPUTO (Linguaggi della filosofia)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>mercoled\u00ec 4 maggio<\/strong><br \/>\nLINGUAGGIO <em>Her<\/em> (2013) di Spike Jonze<br \/>\nIntrodotto da Iulia PONZIO (Filosofia del linguaggio)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>: Gi\u00e0 proiettati :<\/strong><br \/>\n<em>21 grammi<\/em> (2003) di Alejandro Gonz\u00e1lez I\u00f1\u00e1rritu, introdotto da Francesca Romana Recchia Luciani<br \/>\n<em>Silent Souls<\/em> (2010) di Aleksej Fedor\u010denko, introdotto da Paola De Santis<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.uniba.it\/eventi-alluniversita\/2016\/rassegna-cinema-ergo-sum\" target=\"_blank\">LINK<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ritualit\u00e0 come ritorno all\u2019eterno: Silent Souls Continua il ciclo di proiezioni cinematografiche presso il Cineporto di Bari, che d\u00e0 il via a una (speriamo) lunga collaborazione tra le universit\u00e0 pugliesi e il Centro studi dell\u2019Apulia film commission. 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