{"id":36184,"date":"2016-03-30T21:39:53","date_gmt":"2016-03-30T19:39:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36184"},"modified":"2016-03-30T21:41:16","modified_gmt":"2016-03-30T19:41:16","slug":"animata-resistenza-intervista-ad-alberto-girotto-e-francesco-montagner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36184","title":{"rendered":"Animata resistenza. Intervista ad Alberto Girotto e Francesco Montagner"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36185\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover.jpg\" alt=\"animata-resistenza_cover\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>In fondo pu\u00f2 capitare, pur se ancora non m&#8217;era successo&#8230; Questa intervista ha una storia un po&#8217; particolare, simile a quella delle idee che si chiudono in un cassetto e delle quali ci si dimentica fino a quando, per una qualche congiunzione astrale, dal cassetto rispuntano fuori, magari un po&#8217; impolverate e in forma di foglio ingiallito dal tempo. In questo caso si tratta di un&#8217;intervista realizzata ad Alberto Girotto e Francesco Montagner, giovanissimi autori di un bel documentario \u2013 <em>Animata resistenza<\/em> \u2013 dedicato all&#8217;artista dell&#8217;animazione Simone Massi, e presentato, con successo, alla Mostra di Venezia nell&#8217;edizione 2014. Posto che Girotto e Montagner li si possa continuare a considerare giovani, l&#8217;intervista in questione risente ovviamente del tempo trascorso, perch\u00e9 nasceva all&#8217;interno di un approfondimento dedicato a Massi, composto da <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33055\" target=\"_blank\">una intervista<\/a> a lui medesimo, d&#8217;una intervista realizzata a <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33122\" target=\"_blank\">Giannalberto Bendazzi<\/a> (forse il maggiore esperto mondiale d&#8217;animazione) e d&#8217;una segnalazione\/recensione dell&#8217;assai notevole <em><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33027\" target=\"_blank\">Nuvole e mani. Il cinema animato di Simone Massi<\/a><\/em> (minimum fax, 2014) \u2013 libro con DVD che racchiudono tutti i film realizzati da Massi e il documentario in questione.<br \/>\nIn pratica sono passati quasi due anni&#8230; Ma cosa sono due anni davanti a una carriera come quella di Simone?&#8230; Sono fermamente convinto che la sua sar\u00e0 tra le poche capaci di sopravvivere al tempo di questo nostro eterno presente, perch\u00e9 la sua arte sar\u00e0 interessante e viva anche agli occhi dei (nostri) posteri. Cosa sono allora due anni di ritardo? E quale sar\u00e0 mai l&#8217;attualit\u00e0 di parlare di cinema e film? A volte dimentichiamo che il &#8220;nostro&#8221; non dovrebbe essere giornalismo perch\u00e9, come scrisse Andr\u00e9 Gide: \u00abJ&#8217;appelle journalisme tout ce qui sera moins int\u00e9ressant demain qu&#8217;aujourd&#8217;hui.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/fxm0faDvf0I?rel=0&amp;showinfo=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alessio Galbiati: Avete memoria della prima volta che avete visto un&#8217;opera di Simone Massi? Potreste raccontarmi quelle prime impressioni, da persone, da spettatori, prima ancora che da registi che hanno avuto l&#8217;esigenza di raccontarlo?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Francesco Montagner:<\/strong> La prima volta che vidi un cortometraggio di Simone fu alla Mostra del Cinema del 2012. Quell\u2019anno al festival presentarono la nuova sigla e ricordo che piacque subito a tutto il pubblico presente. Rimasi basito vedendo le sale piene di cinefili, autori e professionisti che applaudivano alla fine della sigla, per giorni. Quell\u2019animazione mi ha dato sempre una grande emozione e ha dei riferimenti cinematografici a me molto cari (oltre che a Simone): <em>L\u2019albero degli zoccoli<\/em>, <em>Stalker<\/em> e <em>Il cielo sopra Berlino<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Alberto Girotto:<\/strong> La prima opera che ricordo di aver visto di Simone \u00e8 stata la sigla della mostra del cinema di Venezia, anche se dopo averla vista sono sicuro che in precedenza avevo gi\u00e0 visto almeno un paio di animazioni.<br \/>\nGuardando la sua animazione ho subito pensato che ci c\u2019era dietro quelle animazioni era sicuramente un visionario con lo spirito e le mani di un artigiano, che conosceva la storia del cinema. Quando ho scoperto che realizzava tutte le sue animazioni a mano, da solo, fotogramma per fotogramma, sono rimasto senza parole.<\/p>\n<p><strong>AG: Qual \u00e8 l&#8217;aspetto che pi\u00f9 di ogni altro vi ha affascinato di Massi e dei suoi film, da dove nasce l&#8217;idea di volerlo raccontare?<\/strong><\/p>\n<p><strong>FM:<\/strong>\u00a0Circa due mesi dopo la Mostra, in modo alquanto fortuito, mentre collaboravo al festival di Anymation (festival universitario realizzato da C\u00e0 Foscari Cinema) conobbi Simone. Mi colp\u00ec subito il suo modo di approcciarsi al mondo, la sua forma di resistenza verso una societ\u00e0 che sta cambiando; il suo ostinarsi a portare avanti valori e memorie di un mondo contadino che ormai anche i nostri anziani si stanno (ahim\u00e9) dimenticando.<br \/>\nI suoi lavori mi sembrarono straordinari, con una qualit\u00e0 e maturit\u00e0 artistica fuori dal comune, ma fu la sua persona ad interessarmi ben oltre il naturale interesse verso un grande autore. Pian piano superai quindi il classico timore reverenziale e gli chiesi di poter realizzare un documentario su di lui partendo dal Simone \u201cuomo\u201d. Simone, fin dal principio gentilissimo, mi disse semplicemente \u201cS\u00ec, certo; nessun problema\u201d, a patto che fossi disposto a muovermi per andare a Pergola, nelle Marche. Neanche a dirlo due volte ci andai subito con Alberto, e da l\u00ec inizi\u00f2 il progetto di <em>Animata resistenza<\/em>.<\/p>\n<p><strong>AlGi:<\/strong> I film di Simone sono vivi, ti catturano per tutta la durata della carrellata lasciandoti senza fiato con mille pensieri e rievocazioni per la testa. Mi colpisce il modo che ha di trattare i suoi personaggi, le colline, con quel tratto deciso e secco fatto di pochi colori, quelli essenziali e importanti.<br \/>\nSimone mi ha affascinato per la sua determinazione, per l\u2019amore e la passione che mette nel suo lavoro, talmente grande da portarlo a lavorare fino a due anni per realizzare un film della durata di pochi minuti.<br \/>\nMi ha colpito la sua umilt\u00e0, la sua forza nel rifiutare ogni compromesso, di qualsiasi genere. Simone \u00e8 un uomo autentico e puro.<br \/>\nIl film nasce dalla necessit\u00e0 di raccontare Simone Massi e i suoi film, nasce dal bisogno di raccontare un autore che \u00e8 sempre rimasto lontano dai riflettori ma riconosciuto, a livello mondiale, come uno dei migliori animatori della nostra epoca. Per noi era importante realizzare un film su Simone per poter raccontare l\u2019unicit\u00e0 del suo personaggio e del suo mondo, sperando di potergli anche dare quel p\u00f2 di visibilit\u00e0 e notoriet\u00e0 in pi\u00f9 che meriterebbe. \u00c8 stato per noi un onore aver avuto la possibilit\u00e0 di realizzare quest\u2019opera su Simone Massi e perdipi\u00f9 un piacere in quanto abbiamo sviluppato con Simone una sincera amicizia che dura tutt\u2019ora.<\/p>\n<p><strong>AG: Il film si apre con una bella sequenza aerea delle colline marchigiane (dai titoli di coda si apprende che \u00e8 realizzata in mongolfiera): un alternarsi tra dissolvenze di paesaggi, fino a chiudere sulle mani di Simone Massi che incidono un foglio di carta, raschiano il nero, dando vita a uno dei graffi del suo cinema. Come avete avuto questa intuizione e perch\u00e9 avete voluto incominciare proprio da questa prospettiva?<\/strong><\/p>\n<p><strong>FM:<\/strong> Volevamo avere un incipit forte a seguito della poesia di Pavese, un prologo che ci permettesse di creare un legame immediato tra lo spettatore e il modo in cui Simone guarda alle sue colline, teatro della Resistenza italiana. L\u2019idea di amalgamare il tratto con la terra c\u2019\u00e8 sempre stata e ci \u00e8 stata \u201csuggerita\u201d dalle sue stesse animazioni. L\u2019intuizione di realizzare questa connessione anche nell\u2019incipit del film ci \u00e8 venuta per\u00f2 in fase di montaggio.<br \/>\nAl riguardo mi viene in mente un piccolo aneddoto: una sera, a fine riprese, stavamo guardando il girato della giornata e Simone ci confid\u00f2 per quanto tempo aveva provato (a suo parere con un successo solo modesto) a rappresentare nei suoi disegni la bellezza delle colline. Quella dissolvenza \u00e8 in qual modo ispirata e dedicata a quel tentativo, che nonostante i suoi dubbi, per noi \u00e8 assolutamente riuscito.<\/p>\n<p><strong>AlGi:<\/strong> L\u2019idea \u00e8 arrivata in montaggio. Avevano girato molto materiale in mongolfiera, volevamo mostrare al meglio le colline marchigiane, cercando quasi di ritrovare la prospettiva che spesso utilizza Simone nei suoi film.<br \/>\nAbbiamo riflettuto molto in montaggio e alla fine abbiamo deciso che, forse, non c\u2019era modo migliore di cominciare il film se non mostrando per prima cosa il luogo in cui \u00e8 nato, vive e lavora, per poi arrivare al dettaglio dell\u2019incisione come fosse stato lui ad immaginare un fotogramma con quelle colline.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/l7Y5EqCAlH4?rel=0&amp;showinfo=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: Nel film si vede lo scorrere del tempo dal paesaggio che cambia, dagli abiti, dalla neve e dalla lunghezza della barba di Massi&#8230; Si comprende dunque che avete passato un po&#8217; di tempo con lui e che solo una piccola porzione di questo tempo si sia tradotta in immagini&#8230; \u00c8 stato difficile entrare nella vita di Simone, ottenere la sua fiducia?<\/strong><\/p>\n<p><strong>FM:<\/strong> Nonostante Simone sia una persona abbastanza riservata, sia nel lavoro che nella vita privata, ci ha accolto a braccia aperte nella sua casa e ci ha ospitati per i 19 giorni di riprese. Diciamo che la sua fiducia in noi \u00e8 cresciuta gradualmente, come se fosse una conseguenza naturale dello stare insieme. Ci siamo capiti e siamo diventati intimi. Ci ha permesso di entrare nel suo mondo di idee e nella sua vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p><strong>AlGi:<\/strong> Simone si \u00e8 subito mostrato molto ospitale e generoso con noi. Chiaramente non si \u00e8 aperto con noi dal primo momento, abbiamo passato del tempo insieme, ci siamo conosciuti e gli abbiamo spiegato bene che cosa avevamo in mente, che tipo di film e con che tipo di idee svilupparlo. Dal quel momento Simone ha creduto in noi e nel film concedendoci la sua piena fiducia.<\/p>\n<p><strong>AG: Molte sequenze del film accostano tra loro brani tratti dai film di Massi e scorci della sua terra. Avete lavorano in completa autonomia al montaggio di queste sequenze oppure con l&#8217;aiuto di Simone, insieme a lui? E pi\u00f9 in generale: secondo quale logica avete utilizzato sequenze tratte dal suo cinema?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi:<\/strong> Abbiamo lavorato in autonomia ma ci siamo confrontati pi\u00f9 volte con Ketty (consulente drammaturgico del film) e con Simone, soprattutto in merito a quelle scelte che riguardavano l\u2019uso dei suoi film. Simone \u00e8 stato sempre molto gentile e ha rispettato la nostra autonomia di scelta. La logica con la quale abbiamo utilizzato i suoi film ci \u00e8 arrivata dalle sue stesse parole, da quelle dei contadini e dei partigiani che abbiamo intervistato.<\/p>\n<p><strong>FM:<\/strong> Il montaggio \u00e8 il risultato di un processo lungo e complicato, durante il quale io e Alberto abbiamo cercato di lavorare in assoluta indipendenza fino al momento in cui abbiamo finito la prima bozza di quello che sarebbe poi diventato lo scheletro portante del documentario. A quel punto ci siamo confrontati con Simone per avere un suo giudizio, come soggetto del documentario (ma anche per avere un suo parere come autore di cinema), e con Ketty Adenzato di Fucina del Cor\u0101go, per avere invece un giudizio artistico, pi\u00f9 esterno rispetto a quello di Simone, che riguardasse sia la percezione generale del lavoro, sia la struttura drammaturgica dell\u2019opera. Ci hanno dato dei consigli preziosissimi.<br \/>\nC\u2019\u00e8 stata poi la strutturazione del montaggio finale, la cui versione finale \u00e8 il frutto di questo processo di connubio tra lavoro autonomo e consulenza. \u00c8 un modo di procedere naturale per la maggior parte degli autori che aiuta a \u201cdigerire\u201d il lavoro fatto, di guardarlo con occhi nuovi e pi\u00f9 oggettivi, e di confrontarsi con altri professionisti che hanno spesso un punto di vista critico costruttivo.<br \/>\nIntegrare i cortometraggi di Simone all\u2019interno del documentario \u00e8 stata la parte pi\u00f9 coinvolgente ed appassionante. Avendo ricevuto da lui una completa libert\u00e0 di scelta, in parte ci siamo lasciati trasportare, seguendo le connessioni che il montaggio stesso ci suggeriva, ed in parte abbiamo cercato di ricalcare i passaggi che ci eravamo prefigurati di realizzare in fase di stesura della sceneggiatura.<\/p>\n<p><strong>AG: Durante le riprese siete stati a contatto con Simone Massi mentre era impegnato nella realizzazione de <em>L&#8217;attesa del maggio<\/em>. L&#8217;avete visto realizzare i disegni, i fotogrammi che lo compongono. Che emozione \u00e8 stata vedere il lavoro concluso? Cosa vi ha colpito in particolare, che effetto fa vedere la fatica e la complessit\u00e0 che sta dietro a ogni singolo disegno frammentarsi\/trasformarsi nella velocit\u00e0 della riproduzione cinematografica?<\/strong><\/p>\n<p><strong>FM:<\/strong> In realt\u00e0, durante le riprese Simone si \u00e8 interamente dedicato al documentario, concedendoci ogni momento utile e se serviva sottraendo tempo al suo lavoro. Sapevamo che stava progettando un nuovo cortometraggio, ma niente di pi\u00f9. A noi ovviamente \u00e8 andato bene cos\u00ec, perch\u00e9 con la nostra presenza a casa avevamo gi\u00e0 \u201cinvaso\u201d a sufficienza il suo spazio domestico e privato, quindi abbiamo preferito attendere e vedere il suo nuovo cortometraggio da semplici cinefili ed ammiratori del suo cinema.<br \/>\nCi\u00f2 nonostante abbiamo avuto modo di vederlo lavorare, in pi\u00f9 di un\u2019occasione (per progetti diversi da <em>L\u2019attesa del Maggio<\/em>) e di filmarlo. Penso sia scontato dire che ci ha impressionato la precisione e meticolosit\u00e0 con cui realizza le sue tavole, ma, di sicuro meno scontato per chi non conosce l\u2019arte dell\u2019animazione, la fatica, nello stendere i colori come nello scavare la materia con piccoli tratti ed in particolare le tante ore curvo sul tavolo da disegno. Ci siamo sentiti come dei \u201cmonelli\u201d di fronte ad un grande maestro.<\/p>\n<p><strong>AlGi:<\/strong> In verit\u00e0 siamo rimasti all\u2019oscuro del progetto, sapevamo che stava lavorando ad un nuovo lavoro che gli stava portando via tante energie e tempo, ma non ci aveva svelato nulla. Quando finalmente ho visto il suo nuovo film a Venezia, ho capito perch\u00e9 gli era costato tanto tempo e tanta fatica, non poteva essere diversamente per riuscire a realizzare un film cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>AG: La resistenza \u00e8 un tema forte del vostro film e di tutto il cinema di Massi. Avete avuto da subito l&#8217;idea di raccontare frammenti di memoria legati alla resistenza? E come sono nati i racconti che vediamo nel film?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi e FM:<\/strong> S\u00ec, volevamo trattare da subito la Resistenza, sia perch\u00e9 \u00e8 un tema anche a noi molto caro, sia perch\u00e9 sarebbe impossibile raccontare Simone senza parlare di Resistenza.<br \/>\nI racconti sono nati incontrando i partigiani e ascoltandoli parlare e raccontare quello che avevano visto, sentito, odorato e sognato le notti della Resistenza. Abbiamo deciso di non interferire, a livello registico, con i loro racconti. Abbiamo lasciato che ci raccontassero quello che si sentivano. Quello che \u00e8 rimasto &#8220;fermo&#8221; nella loro memoria.<\/p>\n<p><strong>AG: Giovanni Mazzoni, il poeta dell&#8217;eremo. Qual \u00e8 la storia legata alla presenza del poeta marchigiano nel vostro film?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi e FM:<\/strong> Mazzoni \u00e8 uno di quei personaggi umili, semplici, dalla grande umanit\u00e0 che Simone ritrarebbe nelle sue animazioni. Quando lo abbiamo incontrato nella sua casa e lo abbiamo sentito recitare i canti in ottava rima, abbiamo pensato che fosse una testimonianza fondamentale per il nostro film; un monumento alla memoria dei canti popolari e della cultura contadina marchigiana dalla quale Simone trae la sua ispirazione. Poi, la prosa finale di Mazzoni dedicata al valore universale della poesia \u00e8 una perla inestimabile. Una chiara dimostrazione di ci\u00f2 che quel mondo contadino che sta scomparendo, si sta portando con s\u00e9 senza che ve ne sia memoria, o quasi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36186\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_001.jpg\" alt=\"animata-resistenza_001\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_001.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_001-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/animata-resistenza_001-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: Com&#8217;\u00e8 stato mettere Simone Massi di fronte a una telecamera? Avete avuto l&#8217;impressione che sia riuscito a \u201clasciarsi andare\u201d oppure, tra i momenti di girato e quelli esterni alle riprese, avete ravvisato una differenza, che poi \u00e8 un pudore, una introversione o, se volete, una difesa, di fronte alla macchina da presa?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi e FM:<\/strong> Sinceramente, Simone non ci voleva stare davanti alla telecamera. Ci\u00f2 nonostante, grazie al fatto di essere diventati gradualmente pi\u00f9 intimi, si \u00e8 \u201clasciato andare\u201d poco a poco, rimuovendo quel pudore sincero che lo tratteneva (e lo trattiene tutt\u2019oggi) dall\u2019esprimersi in completa libert\u00e0. La fiducia reciproca ci ha permesso di conoscere diversi lati del Simone \u201cuomo\u201d, altrimenti nascosti da quell\u2019aurea di introversione che lui stesso crea per difendersi dalla cialtronaggine del mondo dello spettacolo e da molti altri \u201cfarabutti\u201d descritti perfettamente nel suo manifesto.<\/p>\n<p><strong>AG: Come \u00e8 stato lavorare in due: due teste, due idee di cinema, due prospettive differenti?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi e FM:<\/strong> Credo sia stata una nostra fortuna lavorare insieme. \u00c8 stato pi\u00f9 semplice di quello che ci aspettavamo. Ci siamo sempre rispettati in ogni scelta, dubbio o decisione e alla fine ci trovavamo d\u2019accordo. Non abbiamo un\u2019idea cos\u00ec differente di cinema, amiamo molti registi allo stesso modo. Abbiamo sicuramente differenze di regia, ripresa o montaggio ma nel girare questo film ci siamo sempre capiti e appoggiati, sia nei momenti pi\u00f9 belli che nei momenti pi\u00f9 difficili.<\/p>\n<p><strong>AG: Il vostro film nasce a Treviso, una citt\u00e0 nella quale la parola resistenza ha un senso molto forte, citt\u00e0 reduce dalla lunga stagione del sindaco sceriffo Gentilini. Nasce all&#8217;interno di <a href=\"http:\/\/www.fucinadelcorago.eu\/\" target=\"_blank\">Fucina del Cor\u0101go<\/a>. \u00c8 la prima volta che sento nominare questa realt\u00e0: mi potreste raccontare di cosa si tratta e in che modo \u00e8 stata utile (anche da un punto di vista materiale, economico) alla realizzazione di <em>Animata resistenza<\/em>?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi e FM:<\/strong> <em>Animata resistenza<\/em> \u00e8 il risultato di una realt\u00e0 indipendente che da anni a Treviso porta avanti un\u2019idea di cultura aperta, vitale, orientata alla produzione artistica con i giovani e per i giovani. Questa realt\u00e0 \u00e8 Fucina del Cor\u0101go, un\u2019associazione culturale fondata da Ketty Adenzato nel 2008 in quel semi-deserto che era la produzione culturale trevigiana, pesantemente condizionata da una classe politica bigotta e conservatrice, ed un territorio particolarmente arido, chiuso nei confronti della cultura, se non in forma di stanco mecenatismo. In poche parole, Fucina \u00e8 un contenitore culturale nel quale confluiscono e collaborano numerose competenze artistiche e professionali. \u00c8\u00a0qui che nel 2012 io e Alberto ci siamo conosciuti, lavorando alla produzione dell\u2019opera di teatro contemporaneo <em>In Camera Caritatis<\/em> per la regia di Ketty, ed abbiamo deciso di iniziare il progetto di <em>Animata resistenza<\/em>.<br \/>\nIl documentario \u00e8 quindi il frutto della sezione audiovisi ChorusOut di Fucina, la quale ha sostenuto la realizzazione del film in termini di sostegno economico, istituzionale, e in particolare con la preziosa consulenza drammaturgica di Ketty Adenzato.<\/p>\n<p><strong>AG: La musica, come sempre al cinema (nei risultati pi\u00f9 felici), ha un ruolo importante nel vostro film. I brani del compositore estone Arvo P\u00e4rt paiono perfetti sopra al cinema di Simone Massi e al paesaggio nel quale il vostro racconto \u00e8 immerso. Ma pure le musiche del vostro conterraneo Lorenzo Danesin, come pure il suo lavoro sul suono, concorrono a creare una dimensione d&#8217;ulteriore fascinazione ad <em>Animata resistenza<\/em>. Come avete lavorato alla musica e al suono? Quanto vi siete messi nelle mani di Danesin e quanto avete espressamente richiesto al suo apporto?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi:<\/strong> Conoscevo Lorenzo da molto prima di cominciare le riprese del film, sia come amico che come collaboratore. In montaggio avevamo bisogno di qualcuno che curasse l\u2019audio sotto tutti i punti di vista, \u00e8 allora che ho proposto Lorenzo a Francesco e gli ho chiesto di far parte del film. Abbiamo lavorato con lui a stretto contatto, dall\u2019inizio alla fine del montaggio, quasi ogni giorno nella stessa piccola stanza. \u00c8 stato fondamentale: lui seguiva noi mentre sviluppavamo la struttura del film e noi seguivamo lui mentre proponeva, creava, montava i pezzi di sound design e la colonna sonora. Se sar\u00e0 possibile sarebbe bellissimo poter lavorare ancora in questo modo con Lorenzo, magari, la prossima volta, anche durante la stesura della sceneggiatura.<\/p>\n<p><strong>FM:<\/strong> Con Lorenzo abbiamo cominciato a lavorare a strettissimo contatto fin dalle prime settimane di montaggio. Per realizzare un lavoro coerente era necessario procedere passo passo, cercando continui legami e richiami tra immagini e suono; il sonoro non \u00e8 stato infatti trattato come quello di un documentario classico, basandosi semplicemente sulla ripresa diretta, ma \u00e8 stato modellato, ricostruito in modo da creare un\u2019atmosfera ed uno stile che, pur essendo strettamente personale, potesse fondersi con il lavoro di sound design di Stefano Sasso (da lungo tempo sound design e pi\u00f9 stretto collaboratore di Simone). Il contributo di Lorenzo \u00e8 stato straordinario in termini sia di qualit\u00e0 artistica che contributo umano all\u2019opera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36188\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ar_222.jpg\" alt=\"ar_222\" width=\"782\" height=\"587\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ar_222.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ar_222-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/ar_222-436x327.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: Qualche domanda tecnica, a uso di lettori filmmaker. Con che modello di camera avete girato? Con quali strumentazione avete realizzato la presa diretta del suono? E come avete lavorato in postproduzione?&#8230; soprattutto mi interessa capire secondo quali criteri avete agito in fase di color correction.<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi e FM:<\/strong> Abbiamo girato con una Canon 5D Mark II, utilizzando un parco ottiche Compact Prime Zeiss (35mm, 50mm e 85mm), pi\u00f9 un macro sempre della stessa marca. La presa diretta del sonoro \u00e8 stata fatta con un semplice Tascam DR100 e un \u201cmezzo fucile\u201d della Panasonic.<br \/>\nA montaggio finito, in post-produzione ci siamo affidati a due professionisti del nostro territorio: Sergio Cremasco e Michele Braga.\u00a0Cremasco ha curato la correzione colore del film con la nota esperienza che lo contraddistingue. Con il suo contributo abbiamo cercato di valorizzare al massimo i colori dei disegni, dei paesaggi e di calibrare al meglio le atmosfere in interno. \u00c8 stato un passaggio di post-produzione importante perch\u00e9 ha permesso di amalgamare omogeneamente le animazioni di Simone al nostro girato.<br \/>\nPer quanto riguarda il missaggio ci siamo affidati ad un talentuoso professionista del suono, Michele Braga, il quale, oltre a lavorare sulla spazializzazione del suono in prospettiva del 5.1 finale, ha avuto il merito di saper reinterpretare il peso di ogni singolo ambiente rispetto all&#8217;equilibro generale del lavoro e di saperci consigliare in virt\u00f9 delle scelte autoriali fatte in fase di montaggio. Insomma Michele \u00e8 stato fondamentale per il passaggio finale dal montaggio audio a un ottimo mix per la proiezione in sala. In poco tempo, calibrando timbricamente il lavoro di Lorenzo e proponendo alcuni stacchi fondamentali alla fruizione del lavoro \u00e8 riuscito ad aggiungere un valore al film.<\/p>\n<p><strong>AG: Esordire alla regia con un premio a Venezia e la pubblicazione in DVD del proprio lavoro non \u00e8 cosa da tutti i giorni&#8230; Avete intenzione di proseguire questa strada, magari ancora in coppia? Avete gi\u00e0 qualche progetto in lavorazione o al quale state pensando?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi:<\/strong> Questa \u00e8 la strada che sogno di percorrere da sempre ed \u00e8 iniziata con i piccoli cortometraggi e videoclip, ma mai avrei pensato ad un esordio di questa portata. Ancora non mi sembra vero. Non so cosa mi riserver\u00e0 il futuro, ma per ora sto lavorando a delle idee, a dei soggetti e spero di riuscire il prima possibile a vederli trasformati in sceneggiature, poi in riprese e infine film.<br \/>\nSenz\u2019altro se ci sar\u00e0 la possibilit\u00e0, e la troveremo, mi piacerebbe lavorare ancora con Francesco.<\/p>\n<p><strong>FM:<\/strong> Se all\u2019inizio del progetto qualcuno ci avesse detto che avremmo avuto, per questo nostro esordio, una distribuzione nazionale in DVD e, per di pi\u00f9, un Leone al Festival del cinema di Venezia, non gli avremmo mai creduto. Ora, a qualche mese di distanza dal premio, comincio a realizzare bene quello che \u00e8 successo quella sera in Sala Grande. Per me \u00e8 stato un vero e proprio colpo (e ci sono le foto a testimoniarlo).<br \/>\nIndipendentemente dal successo di questa prima opera, la strada del Cinema, di cui parli, \u00e8 quella che ci siamo scelti e per cui abbiamo lavorato a lungo. Quindi sono sicuro che entrambi proseguiremo la nostra carriera come cineasti, cosa che di questi tempi non \u00e8 n\u00e9 facile n\u00e9 scontato. Non appena avremo un altro progetto da realizzare a quattro mani sono certo ci ritroveremo a condividere ogni ruolo sul set, esattamente come \u00e8 stato per questo film. Per ora per\u00f2 progetti comuni non ce ne sono; per ora sono ancora uno studente alla FAMU, l\u2019accademia di Cinema a Praga, e gli impegni di studio non mi permettono di partire con un nuovo lungometraggio.<\/p>\n<p><strong>AG: Un&#8217;ultimissima domanda. Qual \u00e8 l&#8217;immagine che per sempre rimarr\u00e0 impressa nella vostra memoria ripensando a quest&#8217;impresa, a questo film, a questo momento della vostra vita?<\/strong><\/p>\n<p><strong>AlGi e FM:<\/strong> Non dimenticheremo gli occhi dei contadini e dei partigiani mentre ci raccontano le storie di quando erano giovani.<br \/>\nNon dimenticheremo lo sguardo di Simone mentre guarda, dopo molti anni, il maiale dentro la stalla.<br \/>\nNon dimenticheremo mai Simone che, durante una passeggiata in collina, si infila in un boschetto di rovi per salvare un agnello che aveva smarrito il gregge.<br \/>\nI momenti sarebbero infiniti da raccontare e tutti di un\u2019importanza unica, ma sono questi tre ad esser rimasti con noi fino ad oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_36187\" style=\"width: 604px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-36187\" class=\"size-full wp-image-36187\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/alberto-francesco-e-il-leone.jpg\" alt=\"Alberto Girotto e Francesco Montagner alle prese con il Leone\" width=\"594\" height=\"409\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/alberto-francesco-e-il-leone.jpg 594w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/alberto-francesco-e-il-leone-300x207.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/alberto-francesco-e-il-leone-436x300.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px\" \/><p id=\"caption-attachment-36187\" class=\"wp-caption-text\">Alberto Girotto e Francesco Montagner alle prese col Leone<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.fucinadelcorago.eu\/online\/tag\/animata-resistenza\/\" target=\"_blank\">Per i crediti completi del film rimandiamo il lettore al sito del produttore<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In fondo pu\u00f2 capitare, pur se ancora non m&#8217;era successo&#8230; Questa intervista ha una storia un po&#8217; particolare, simile a quella delle idee che si chiudono in un cassetto e delle quali ci si dimentica fino a quando, per una qualche congiunzione astrale, dal cassetto rispuntano fuori, magari un po&#8217; impolverate e in forma di foglio ingiallito dal tempo. 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