{"id":36238,"date":"2016-04-11T12:46:50","date_gmt":"2016-04-11T10:46:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36238"},"modified":"2016-04-11T12:47:45","modified_gmt":"2016-04-11T10:47:45","slug":"the-plastic-cardboard-sonata-enrico-falcone-e-piero-persello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36238","title":{"rendered":"The Plastic Cardboard Sonata > Enrico Falcone e Piero Persello"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36239\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09.jpg\" alt=\"the_plastic_carboard_sonata_09\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_09-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 bisogno di ben pi\u00f9 d\u2019un attimo per muoversi dalla poltroncina della sala, dove si resta inchiodati al termine di \u00abThe plastic cardboard sonata\u00bb, film italianissimo che al Bari International film Festival ha finalmente fatto il suo esordio europeo, naturalmente e rigorosamente soltanto dopo essere gi\u00e0 \u201cpassato\u201d in festival e concorsi di tutto il mondo, dall\u2019India al Canada, passando per l\u2019Uruguay.<br \/>\nE mentre lo spettatore attento vive in un personalissimo religioso silenzio la fine della proiezione barese, ecco che spicca il commento di uno dei giurati (sic) che gi\u00e0 sui titoli di coda si lancia nella (per lui) ludica attivit\u00e0 di coniare nuovi e simpatici neologismi, come la coniugazione del verbo \u201cservillare\u201d: \u00abIl protagonista servilla parecchio; il film \u00e8 molto Conseguenze dell\u2019amore\u00bb.<\/p>\n<p>Azzardare subito tali paragoni, senza nemmeno lasciare che gli ultimi fotogrammi di una Roma crepuscolare e spersonalizzata si sedimentino nell\u2019animo dello spettatore, \u00e8 un pessimo tentativo di privare questo film della sua potente anima autoriale. Gi\u00e0, perch\u00e9 mentre il Servillo di \u00abLe conseguenze dell\u2019amore\u00bb \u00e8 un uomo con una sua identit\u00e0, un mafioso che vive in un luogo quasi oleografico e che \u00e8 calato in una storia magistralmente raccontata da Sorrentino, l\u2019agente immobiliare senza nome di \u00abThe plastic cardboard sonata\u00bb \u00e8 un piccolo uomo solo che non ha il pieno controllo nemmeno della minuscola rete di complici che dovrebbero coadiuvarlo nella quotidiana messinscena per la vendita di appartamenti in un quartiere-modello, come potrebbe esserlo Porta di Roma, un sobborgo ordinato e anonimo che nell\u2019ultimo decennio \u00e8 sorto a cavallo del Grande raccordo anulare, tra Casal Boccone e il Parco delle Sabine.<\/p>\n<p>Ma Enrico Falcone e Piero Persello non si limitano alle panoramiche ad inquadratura fissa di una delle tante zone residenziali che potrebbero benissimo fare anche da sfondo a un film sugli \u201camici\u201d di Mafia Capitale. I due autori ci portano nel cuore di questi nuovi complessi residenziali, che spesso sorgono attorno a un polo commerciale, interamente costruiti e arredati allo stesso modo. E lo fanno con il volto di Andrea Vasone, che incarna il dramma e la solitudine urbana di un personaggio \u201csenza nome\u201d. Cos\u00ec come sono senza nome tutti i protagonisti, che nei titoli di coda sono identificati convenzionalmente con la professione o il ruolo che esercitano all\u2019interno della pellicola. Tranne Sky, il cane. Perch\u00e9, oggi, dei nostri vicini non conosciamo il nome, ma sappiamo come si chiama il cane.<\/p>\n<p>Nuovi quartieri per vecchie inquietudini, tanto che la Sonata (quadripartita) di plastica e cartone potrebbe benissimo intitolarsi anche \u00abL\u2019uomo di seconda mano\u00bb; la ciclicit\u00e0 entro cui si risolvono i 77\u2019 del film \u00e8 scandita dal discorso di presentazione del quartiere che il protagonista ripete persino a s\u00e9 stesso mentre ne ascolta una versione registrata. La spersonalizzazione pi\u00f9 totale del protagonista avviene dunque per sottrazione, privando le sue parole di ogni margine di errore ed emotivit\u00e0, standardizzandole e disumanizzandole, come se l\u2019agente immobiliare fosse un androide computerizzato. Ad avvalorare questo intento c\u2019\u00e8, nei primi minuti del film, un montaggio alternato tra il protagonista, intento nell\u2019ascolto della propria stessa voce, e un monologo teatrale che ha per protagonista una donna, coperta da una maschera di trucco che rende ancora pi\u00f9 \u201cplastica\u201d, per analogia, la presenza scenica dell\u2019agente immobiliare.<\/p>\n<p>Il racconto del non-luogo avviene, dunque, attraverso il racconto del non-uomo, o dell\u2019uomo di seconda mano, costretto a riciclarsi senza mai reinventarsi, al punto da assorbire ci\u00f2 che avviene attorno a s\u00e9 (come per esempio i dialoghi di altre persone) per poi riciclare frasi o atteggiamenti, andando per luoghi comuni. Le visite del quartiere avvengono in automobile, nell\u2019abitacolo dove la macchina da presa pesca sapientemente la metamorfosi quotidiana dell\u2019agente immobiliare che alla luce del sole \u00e8 un affabile e distinto professionista, ma alla luce crepuscolare dei lampioni che si riflettono sul parabrezza ricorda la glacialit\u00e0 e l\u2019imperturbabilit\u00e0 del Tom Hardy di \u00abLocke\u00bb, altra anima in pena che vive la propria epopea drammatica inchiodato al sedile di un\u2019automobile mentre deve fare i conti con gli stravolgimenti personali che lo stanno per far diventare un altro uomo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questa rinascita a \u201cuomo nuovo\u201d che traccia un filo rosso all\u2019interno della \u201cfinta\u201d ciclicit\u00e0 del film. La narrazione gira in maniera circolare come le lancette dell\u2019orologio che si riflettono in uno specchio. E la narrazione gira in maniera circolare anche come i dischi in vinile che l\u2019agente immobiliare ama ascoltare ogni sera. Ma il solco dei vinili non \u00e8 un cerchio perfetto: \u00e8 una spirale che permette alla Sonata di evolversi fino al suo termine naturale, prima che una mano capovolga il disco per farlo riprendere da capo sull\u2019altro lato.<br \/>\nNemmeno la circolarit\u00e0 delle lancette \u00e8 perfetta, perch\u00e9 riflesse nello specchio scandiscono un tempo che scorre al contrario, un tempo che scorre contro s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36240\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_03.jpg\" alt=\"the_plastic_carboard_sonata_03\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_03.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_03-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/the_plastic_carboard_sonata_03-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>Basti questo estetismo per dare l\u2019idea tutta semiologica del percorso introspettivo che il personaggio compie, in questo che potrebbe essere definito un \u201cromanzo di de-crescita\u201d, una regressione a stato embrionale e una progressiva perdita di tutte le proprie sicurezze. La \u201cmano\u201d che gira il disco in vinile della vita dell\u2019agente \u00e8 l\u2019immaginaria propaggine di un\u2019entit\u00e0 a pi\u00f9 teste, un\u2019idra formata dalla cliente esigente e scostante, dalla cameriera della trattoria, dai collaboratori inaffidabili, dai vicini russi che irrompono nel silenzio della notte con il proprio entusiasmo sessuale o dalla scatoletta di fagioli danneggiata nella busta della spesa. L\u2019apparente imperturbabilit\u00e0 dell\u2019agente immobiliare \u00e8 minata dall\u2019ambiente che lo circonda, al punto che l\u2019atto erotico dei vicini di casa non \u00e8 elemento scatenante del desiderio, ma di una reazione violenta mal repressa.<\/p>\n<p>L\u2019ordine oleografico del quartiere \u00e8 lo specchio di una vita regolare, ordinata, al punto che i campi lunghissimi sulle strade sinuose del quartiere Porta di Roma sono il palcoscenico su cui sembra svolgersi tutto l\u2019arco temporale di un\u2019esistenza umana. \u00abIl centro \u00e8 a un quarto d\u2019ora di metro. I parcheggi non mancano. \u00c8 tutto nuovo: le case, i palazzi, i parchi. L\u2019ideale per le coppie. \u00c8 tutta un\u2019altra vita\u00bb. Il protagonista vive in un perenne stato di apatia che sconfina nell\u2019autismo e nella sociopatia. Falcone e Persello compiono uno straordinario lavoro di indagine sul volto del protagonista, scansionando il tempo e lo spazio con prolungati primissimi piani che indugiano sul micro-cambiamento fisico che fa da specchio deformante al macro-cambiamento interiore, complice anche l\u2019ottimo lavoro di fotografia di Giuseppe Maio.<\/p>\n<p>In una delle registrazioni che caratterizzano la diegesi sonora della vita dell\u2019agente, una voce femminile sostiene che \u00able parole non sono pazze; \u00e8 la sintassi ad esser pazza\u00bb. \u00c8 la voce femminile con cui l\u2019agente sostiene fantasiosi e bizzarri dialoghi, ma \u00e8 anche l\u2019unica relazione \u201cvera\u201d che lui riesce a intrattenete con una entit\u00e0 altra. Se vogliamo, la voce femminile \u00e8 anche il segno di una personalit\u00e0 bifronte, che si manifesta anche nelle numerose inquadrature dove l\u2019agente \u00e8 visto tramite un vetro, quasi come se la macchina da presa intenda concretamente filtrare o deformare l\u2019essenza del personaggio. E l\u2019occhio meccanico della cinepresa trova un suo alter ego umano, quello della cameriera che osserva la figura dell\u2019agente andarsene, \u201cattraverso il vetro\u201d, come un pallido riflesso di s\u00e9 stessa che se ne va sfocando.<\/p>\n<p>Il bloc notes su cui l\u2019agente scarabocchia alcuni ritratti \u00e8 lo strumento con cui sembra esternare il proprio stato d\u2019animo. La scrittura e il disegno sono visti come gli unici mezzi espressivi a disposizione del personaggio. Questa dimensione artistico-letteraria lo relega ancor pi\u00f9 in uno stato di repressione umana che scatena ulteriori reazioni nel mondo circostante. La mano che sta per voltare il disco della sua vita sta assumendo nuove forme, altre teste si aggiungono al controllo di quella propaggine pronta a carpire i fili del destino del protagonista. La disperazione di una complice abbandonata, una rapina per il pizzo, litigi, risse: elementi che gi\u00e0 facevano parte del micro-mondo di \u00abThe plastic cardboard sonata\u00bb, ma che ora si palesano prepotentemente nella vita del protagonista che \u00abdal buio guarda il cuore della luce\u00bb.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 irrompe in maniera violenta in un mosaico costruito con tasselli di finta perfezione. Una giacca leggermente sporca, i capelli lievemente spettinati e la dimenticanza della cravatta sono segni minuscoli, che per\u00f2 nella psicologia del personaggio sono il simbolo di un effetto farfalla che sta per scatenare un\u2019evoluzione psicologica verso una ri-nascita del proprio pensiero. La realt\u00e0 irrompe nella vita dell\u2019agente immobiliare, un abbandono lo risveglia dal suo torpore esistenziale. Il cedimento a ogni logica fatta di una \u201cperfezione di plastica e cartone\u201d lascia spazio al sentimento e all\u2019empatia. Accoglie e abbandona, contribuendo al meschino gioco della vita che quasi sempre va diversamente da come vorremmo, in un finale che sorprende lo spettatore, privandolo di alcune aspettative, arricchendolo di altre, senza per\u00f2 risultare consolatorio o risolutivo.<\/p>\n<p>Ne risulta un lavoro di sceneggiatura che potrebbe sembrare lacunoso o incompleto, ma che utilizza magistralmente la ciclicit\u00e0 per calare il protagonista in una realt\u00e0 kafkiana, apparentemente impercettibile ma invece capace di sconvolgere l\u2019individuo. L\u2019alternanza tra le panoramiche di un quartiere (che vive in una totale condizione di \u201cimmobilismo umano\u201d) e i primissimi piani dreyeriani sui volti dei protagonisti \u00e8 la cifra stilistica che contrappone le miserie individuali a una felicit\u00e0 collettiva fatta di plastica e cartone.<\/p>\n<p>In un\u2019analisi gi\u00e0 di per s\u00e9 lunga (ma mai esaustiva quanto basta), si rischia di non dare abbastanza credito al lavoro di Pasquale Mollo, che ha dotato il film di una colonna sonora incredibile, quasi mai invadente, ma sempre straniante e alienante. La solitudine del protagonista non passa soltanto attraverso la luce crepuscolare violentata dai lampioni, ma anche tramite le note che caratterizzano i motivi musicali che spesso dominano la scena come e pi\u00f9 della fotografia di Giuseppe Maio, che a sua volta ha eseguito un lavoro egregio.<\/p>\n<p>Ma sarebbe ingeneroso non porre l\u2019accento sulla prestazione di Andrea Vasone, vincitore del premio \u201cArtisti 7607 per il migliore attore protagonista\u201d al Bari International film Festival. \u00c8 un premio importante che ripaga tutto il resto della squadra, che avrebbe meritato il premio al miglior film. Considerando anche il livello della categoria Nuove proposte del Bif&amp;st, si pu\u00f2 dire senza timore di smentita che la \u201cgiuria popolare\u201d non \u00e8 quasi mai uno strumento equo nella valutazione di lavori cinematografici. In sostanza, Andrea Vasone non si limita a essere il personaggio del film, ma \u00e8 il film stesso. Coadiuvato naturalmente da un ottimo lavoro di tutta la troupe, che ne accentua la bravura. Ma \u00e8, e resta, l\u2019essenza del film, quindi premiandolo come miglior attore si sottintende il valore assoluto di un film che non ha ancora un distributore, ma che \u00e8 stato realizzato con soli quindici mila euro. Che \u00e8 un po\u2019 come se un cuoco vi cucinasse un pollo arrosto spendendo un euro. Se il pranzo vi soddisfa, allora significa che non avete mangiato un pollo: avete mangiato un miracolo.<\/p>\n<p><em>Nicola Nimi Cargnoni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/135590192?color=ffffff&amp;byline=0&amp;portrait=0\" width=\"782\" height=\"439\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><strong>The Plastic Cardboard Sonata<br \/>\n<\/strong><strong>Regia, montaggio, scenografia, costumi, produzione:<\/strong> Enrico Falcone e Piero Persello<br \/>\n<strong>Sceneggiatura:<\/strong> Alberto Bosani, Enrico Falcone, Piero Persello<br \/>\n<strong>Fotografia, operatore:<\/strong> Giuseppe Maio<br \/>\n<strong>Musica:<\/strong> Pasquale Mollo<br \/>\n<strong>Suono:<\/strong> Paolo Giuliani<br \/>\n<strong>Interpreti:<\/strong> Andrea Vasone, Fabiana Feliziani, Rimi Beqiri, Snejana Shandarinova, Nicole Petrelli, Martina Palmitesta, Daniele Tammurello, Matteo Montalto, Sandro Luciani, Lorena Scintu, Massimo Ceccovecchi, Gaia Ceccovecchi, Antonio Mirabella, Fabio Ulleri, Germana Flamini, Monia Rosa, Alberto Bosani, Alex Chiaf, Fabrizio Nazionale, Giuseppe di Pasquale, Valentina Melle, Stefano Grillo, Claudia Panzavecchia<br \/>\n<strong>Paese:<\/strong> Italia<br \/>\n<strong>Anno:<\/strong> 2015<br \/>\n<strong>Durata:<\/strong> 80&#8242;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.theplasticcardboardsonata.com\" target=\"_blank\">theplasticcardboardsonata.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 bisogno di ben pi\u00f9 d\u2019un attimo per muoversi dalla poltroncina della sala, dove si resta inchiodati al termine di \u00abThe plastic cardboard sonata\u00bb, film italianissimo che al Bari International film Festival ha finalmente fatto il suo esordio europeo, naturalmente e rigorosamente soltanto dopo essere gi\u00e0 \u201cpassato\u201d in festival e concorsi di tutto il mondo, dall\u2019India al Canada, passando 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