{"id":36333,"date":"2016-05-06T13:32:57","date_gmt":"2016-05-06T11:32:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36333"},"modified":"2018-01-06T02:11:48","modified_gmt":"2018-01-06T01:11:48","slug":"lo-chiamavano-jeeg-robot-gabriele-mainetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36333","title":{"rendered":"\u2026 tutto il male possibile. &#8220;Lo chiamavano Jeeg Robot&#8221; di Gabriele Mainetti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36334\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov.jpg\" alt=\"jeegrobot_pavlov\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/jeegrobot_pavlov-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>\u2026 tutto il male possibile.<\/strong><\/p>\n<p>Sono tornato al cinema dove mancavo da parecchio tempo. Puntualmente ho passato il tempo che mi separava dall\u2019inizio del film a giudicare gli astanti dalle visioni che stavano per infliggersi, provando un sottile piacere ad osservare una coppia che, impavida, varcava la soglia del girone dei cipollini, condannandosi al nuovo film di Massimo Boldi. Lo chiamavano <em>Jeeg Robot<\/em> sembra un film messianico, misteriosamente attesissimo e io stesso ho percorso un rimarchevole numero di chilometri per assistere alla sua proiezione. Se mi chiedo cosa mi abbia spinto a farlo mi rispondo che quando non ho notizia di una e dico una sola recensione anche leggermente negativa, mi si accende una spia e corro a guardare con i miei occhi questa nuova, incredibile, inaspettata epifania cinematografica. Fatto. Le due ore, decisamente scarse, passano via e come al solito mille dubbi mi assalgono e inizio a domandarmi se non l\u2019abbia capito, se magari inavvertitamente mi sia addormentato perdendo le parti migliori del film, se non sia pi\u00f9 in grado di godere di una visione senza il peso dei miei mille pregiudizi, se non sia l\u2019invidia a tenermi lontano dal coro di giubilo o se non sia stato colpito, in concomitanza dell\u2019inizio del film, da una meningite fulminante! Al netto dei dubbi devo ammettere che il film non mi ha entusiasmato. La sceneggiatura \u00e8 da manuale, di fatto non manca nulla del viaggio dell\u2019eroe, punto per punto \u00e8 stata scritta seguendo esattamente le aspettative di chi si avvicina ad un film del genere. In tal senso non ho mai nutrito alcuna curiosit\u00e0 circa l\u2019esito della vicenda e nessuna sorpresa mi \u00e8 stata riservata. L\u2019ambientazione non ha nulla di originale e i personaggi risultano decisamente stereotipati come \u00e8 ovvio che sia nell\u2019immaginario fumettistico di cui questa pellicola \u00e8 figlia. Il budget ridotto poi costringe a poche esplosioni in campo lunghissimo, delega ad un anonimo telegiornale la descrizione del mondo in cui si svolge la vicenda e in generale porta il film a camminare su un filo teso tra Alberto Sordi (compreso il finale in bilico sul Colosseo) e Zack Snyder. Nonostante tutto il film regge (a fatica) per la prima met\u00e0, franando nella seconda fino al finale, con la scena allo stadio Olimpico a rappresentare il punto pi\u00f9 basso per efficacia, messinscena e capacit\u00e0 di generare pathos. Poco male, mi dico; non l\u2019ho apprezzato ma il film \u00e8 onesto nel suo non voler essere altro rispetto a quello che \u00e8 e per fortuna lo dimentico nel tragitto che mi porta dalla sala alla mia macchina; ed \u00e8 qui che viene il bello. Metto in moto e parto ma quasi istantaneamente sento una sorta di chiamata, una voce che mi dice che forse dovrei scrivere di questo film perch\u00e9 sarebbe la cosa giusta da fare per dare voce a quanti non abbiano apprezzato la pellicola e per pudore di apparire diversi abbiano taciuto. Cerco con tutte le mie forze di rifiutare la chiamata ribadendo a me stesso l\u2019inutilit\u00e0 di scrivere di cinema in un mondo in cui tutti scrivono di cinema semplicemente riempendo dei moduli pre-compilati a seconda del tipo di lettori che intendano attirare o, per meglio dire, compiacere. Nonostante io sia sempre in grado di rassicurarmi, mi ronza qualcosa nella testa, la sensazione di starmi tirando fuori dalla mischia e che qualcosa mi stia realmente sfuggendo in tutta questa vicenda. Perch\u00e9 <em>Lo chiamavano Jeeg Robot<\/em> \u00e8 piaciuto cos\u00ec tanto? Come mai per tutti \u00e8 un film atteso da anni? Per scrupolo decido di cercare qualche recensione del film, un po\u2019 per curiosit\u00e0 e un po\u2019 coltivando il segreto desiderio di essere smentito in un giudizio tanto categorico. Ci\u00f2 che mi balza subito agli occhi sono gli indirizzi a cui fanno riferimento alcune recensioni: www.i400calci.com, www.staynerd.com, www.mangaforever.com, www.fantascientificast.it, www.terremarsicane.it, www.cattonerd.it e tutti dicono esattamente la stessa, semplice, incontestabile cosa: finalmente un film italiano che non vuole n\u00e9 inventare n\u00e9 reinventare niente, che non vuole essere d\u2019autore, sondare l\u2019animo umano, essere polemico, politico, impegnato, che non ha chiss\u00e0 quali ambizioni, che non prova a scuotere o sorprendere, a riscrivere un genere, non cadere negli stereotipo e nemmeno risparmia quella comicit\u00e0 attuale ed evidente che tanto entusiasma i nostri contemporanei. In aggiunta a ci\u00f2 mette in campo \u201cquello di Gomorra\u201d che fa la propria parodia con tanto di mozzarella in bocca, quello di <em>Non essere cattivo<\/em> che fa quello di <em>Non essere cattivo<\/em> quasi che a furia di non essere cattivo non riesca a non essere quello di <em>Non essere cattivo<\/em>. C\u2019\u00e8 pure quella del Grande Fratello ma per fortuna non sopravvive per tutta la durata del film. Tutti sembrano esultare per il fatto che finalmente pure noi italiani abbiamo il nostro film senza pretese e che magari questo possa essere solo il primo di una lunga serie; un film che corre, disarmato, incontro alle aspettative del proprio pubblico. Un film che \u00e8 un po\u2019 parodia, un po\u2019 commedia, un po\u2019 fumetto, un po\u2019 fantascienza, ha gli effetti speciali, le esplosioni, i duelli tra superdotati, il calcio, la malavita, la droga, le sparatorie e dei criminali che sono tutto sommato degli affascinanti e simpatici squilibrati. Perch\u00e9 scervellarsi alla ricerca di trovate geniali quando ci\u00f2 che viene richiesto ad un regista \u00e8 semplicemente confezionare un film senza pretese? Che cosa c\u2019\u00e8 di male a desiderare un film che consenta di non preoccuparsi di seguire la trama perch\u00e9 tanto \u00e8 evidente cosa accadr\u00e0? Che non metta nelle condizioni di rischiare di non capire, ritrovandosi con quella sgradevole sensazione che qualcosa sia sfuggito, costringendo lo spettatore a confrontarsi con i propri limiti? A raccontare una storia gi\u00e0 letta mille altre volte e che nel farlo ci strappi qualche sorriso complice che dica \u201cSappiamo entrambi di cosa stiamo parlando, qui sei a casa, rilassati\u201d? Per me, in questo, c\u2019\u00e8 tutto il male possibile. Un cinema che non conservi il mistero, limitandosi a raccontare o informare invece che suggerire, suggestionare e instillare dubbi \u00e8 un cinema monco, castrato, sterilizzato e forse per questo somigliante al pubblico che lo acclama; un pubblico che non solo ha poche pretese ma che si irrita di fronte a chiunque cerchi in qualche modo di alzare la testa, di puntare un dito, di far detonare aspettative, stereotipi, un linguaggio o mettere in discussione il rapporto film-spettatore. \u00c8 davvero questo quello che tutti aspettavano da anni? \u00c8 tutto qui il cinema che pensiamo di meritare? Siamo sicuri che per fuggire dalle commedie tutte uguali o dai presunti e preconfezionati film d\u2019autore(o impegnati) italiani sia saggio rifugiarsi tra le braccia di un prevedibile e rassicurante nulla? \u00c8 davvero con i film italiani che si debba paragonare un film del genere per misurarne il valore? Non \u00e8 forse questo un atteggiamento miope? \u00c8 fuori discussione il fatto che <em>Lo chiamavano Jeeg Robot<\/em> sia un film di genere al quale nessuno senta la necessit\u00e0 di chiedere altro e questo pu\u00f2 starmi bene, per\u00f2 non posso fare a meno di notare quanto sia surreale che ai pi\u00f9 appaia come un miracolo la comparsa di un film che pi\u00f9 normale non si potrebbe; una onesta prova di cinema di genere che si fa notare solo perch\u00e9 sorta in un deserto, quello del cinema italiano, che ha disperso ogni talento, ogni speranza, ogni visione che non sia logora, usurata e destinata all\u2019oblio nel volgere di un momento. Che nessuno provi a spacciare questo film quale prodromo di un vento di novit\u00e0; almeno questo, risparmiatemelo.<\/p>\n<p><em>Largo all\u2019avanguardia<\/em><br \/>\n<em> pubblico di merda<\/em><br \/>\n<em> tu gli dai la stessa storia<\/em><br \/>\n<em> tanto lui non c\u2019ha memoria<\/em><br \/>\n<em> sono proprio tutti tonti<\/em><br \/>\n<em> vivon tutti sopra i monti<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/9NMve0hYQ7s?rel=0\" width=\"782\" height=\"587\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2026 tutto il male possibile. Sono tornato al cinema dove mancavo da parecchio tempo. 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