{"id":3645,"date":"2009-10-16T16:52:55","date_gmt":"2009-10-16T15:52:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3645"},"modified":"2018-01-11T23:31:37","modified_gmt":"2018-01-11T22:31:37","slug":"colpo-di-stato-luciano-salce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3645","title":{"rendered":"Colpo di Stato > Luciano Salce"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37584\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce.jpg\" alt=\"colpo-di-stato_luciano-salce\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/colpo-di-stato_luciano-salce-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>articolo pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3495\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapporto Confidenziale numero18<\/a> (ottobre 2009)<\/p>\n<blockquote><p><strong>Colpo di Stato<\/strong><br \/>\n<strong>Un gran bel film dimenticato<\/strong><br \/>\na cura di Alessio Galbiati<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3601\">Luciano Salce<\/a> nel 1969 firma un\u2019opera bizzarra e sorprendente, un film maledetto scivolato\u00a0nell\u2019oblio.<\/p>\n<p>Il film si apre con l\u2019espediente (letterario) del documento ritrovato (un prologo della durata complessiva di 4 minuti, che anticipa i titoli di testa e l\u2019inizio del film vero e proprio), come Eco ne <em>Il nome della rosa<\/em> o Manzoni ne <em>I promessi sposi<\/em>, il film pone in essere una narrazione incasellata \u2013 non \u00e8 il regista in prima persona a raccontarci una storia, ma sono coloro i quali, venuti in possesso del film, hanno deciso di mostrarcelo. Una voce fuori campo racconta: \u00abFu nella primavera del 1972, proprio alla vigilia delle grandi elezioni politiche, che si verificarono alcuni misteriosi fenomeni che, collegati tra loro, misero in allarme i servizi segreti di tutto l&#8217;occidente\u00bb, cio\u00e8 il rapimento di quaranta attori teatrali ed un anomalo furto nella casa del Signor Luciano Salce, \u00abcome se fosse gente che si voglia documentare su di me\u2026\u00bb, dir\u00e0 egli stesso. \u00abQuesto finch\u00e9 la CIA in collaborazione con l\u2019FBI e l\u2019Interpol riusc\u00ec a mettere le mani sulla chiave di volta di tutti questi misteriosi avvenimenti\u00bb, prosegue e chiarisce la voce fuori campo, \u00abIl gioco era ormai chiaro: una grande potenza, infida e lontana, aveva girato un film \u2013 realizzato, bisogna ammetterlo, con eccezionale talento \u2013 che avrebbe diffuso nel mondo intero un immagine falsa, tendenziosa e qualunquistica, delle nostre elezioni del 1972. Lo scopo? Ma era evidente! Descrivere il caos e la crisi del mondo occidentale di fronte a un ipotetico, quanto assurdo, colpo di stato\u00bb. Ed il tutto \u00e8 chiarito senza possibilit\u00e0 di fraintendimenti con una didascalia conclusiva, che proietta la pellicola, e la sua stessa visione, in un tempo futuro rispetto alla sua reale realizzazione: \u00abQuesta fantastica, assurda storia realizzata nell&#8217;ormai lontano 1972, viene solo ora proiettata in pubblico (in forza di provvedimento n\u00b0 751 del 23 febbraio 1979) affinch\u00e9, in un mondo ormai rasserenato, tutti possano bonariamente e democraticamente sorriderne&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Dunque Salce presagiva lucidamente le difficolt\u00e0 e l\u2019oblio al quale il suo film pi\u00f9 maledetto sar\u00e0 destinato.<br \/>\nLa storia \u00e8 la seguente: alle elezioni politiche del 1972 il Partito Comunista Italiano raggiunge la maggioranza assoluta dei voti. Durante la (solita) lunga notte elettorale tutti i gruppi di potere (politico, vaticano, industriale e militare) cercano di muoversi di conseguenza e le due superpotenze che governano il mondo (USA ed URSS) manovrano per gestire la situazione, non prima di aver \u2013 entrambi \u2013 puntato il proprio arsenale atomico sulla penisola italiana. Sar\u00e0 un colpo di stato a risolvere la questione, a riportare il paese nel solco del Patto Atlantico, con buona pace dei Sovietici e dei dirigenti del PCI, impreparati ad affrontare il cambiamento ed incapaci di immaginarsi al governo.<\/p>\n<p>Sceneggiato dallo stesso Salce con Ennio De Concini (1), <em>Colpo di Stato<\/em> \u00e8 senz\u2019altro un divertissement (sia per i realizzatori che per il pubblico), una commedia sperimentale a sfondo politico che racconta di un paese fomentato ad esprimere con il voto la propria volont\u00e0 democratica che potr\u00e0 essere assecondata solo ed unicamente se orientata verso il partito di governo, una commedia in cui l\u2019opposizione (comunista) non intende assumersi responsabilit\u00e0 di governo n\u00e9 tanto meno il suo referente sovietico ha la minima voglia di alterare gli equilibri esistenti. Dunque i comunisti vincono le elezioni ma nessuno vuole questo cambiamento ed il voto null\u2019altro \u00e8 che un rituale, un gioco per un popolo minorenne.<\/p>\n<p>Sperimentale dicevo poc\u2019anzi, perch\u00e9 Salce in questa pellicola esplora la giustapposizione di elementi fra loro eterogenei, facendoli esplodere e deflagrare: all\u2019inizio utilizza il linguaggio dell\u2019inchiesta televisiva (\u00e8 lui stesso il giornalista che interroga varie personalit\u00e0 sulle imminenti elezioni e lui in persona ad essere intervistato dalla tv pubblica, nel prologo, in seguito ad un misterioso furto avvenuto nel suo appartamento), per poi divenire una specie di commedia (atipicamente all\u2019italiana). Al suo interno vi sono passaggi televisivi tout court, immagini di repertorio, imitazioni (De Lorenzo, Saragat, il presidente americano Johnson, Claudio Villa), c\u2019\u00e8 un coro d\u2019Opera che punteggia la vicenda come fosse un coro della tragedia greca, c\u2019\u00e8 pure una stanza dei bottoni in pieno stile <em>Stranamore<\/em> \u2013 l\u2019opera kubrickiana era del \u201964 \u2013 e molto altro ancora. <em>Colpo di Stato<\/em> \u00e8 un film sorprendete per tecnica e stile (pur essendo assai povero di mezzi), molto libero e selvaggio sia tecnicamente che per i contenuti espressi dalla sua feroce satira. Lo stile di Salce graffia e si fa beffe in primis del PCI, memorabile la parte conclusiva nella quale i vertici del partito accusano l\u2019establishment di volergli appioppare il governo del Paese per rimediare ad anni di ruberie; poi c\u2019\u00e8 la critica al conformismo della Rai Tv che, nel mentre affluiscono i risultati elettorali decisamente orientati verso il partito di opposizione, decide da prima di dare spazio ad una sconosciuta ugola d\u2019oro e poi addirittura sceglie di mandare in diretta una sua esibizione fiume con tanto di canti militanti di protesta, inneggianti alle mondine ed alle bandiere rosse. Il conformismo e l\u2019appiattimento sui valori del vincitore di turno, due caratteri persistenti dello spirito italico, sono un bersaglio contro il quale Salce non risparmia alcuna stoccata; inutile dar conto del bersaglio democristiano-vaticano, ampiamente sfruttato dal cinema italiano (e della commedia in particolar modo), qui assolutamente massacrato senza riserva alcuna (ci sono suore che accompagnano in cabina elettorale anziani talmente malconci da essere praticamente morti da tre giorni!).<\/p>\n<p>Sono comunque due i temi fondamentali affrontati dal film: l\u2019inutilit\u00e0 del voto in Italia entro l\u2019assetto bipolare voluto dalle due superpotenze uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale, e la natura invariabilmente d\u2019opposizione del PCI e dei suoi dirigenti (non certo dei suoi militanti). A distanza di 40 anni dalla sua uscita, il film perde inevitabilmente per strada molti dei riferimenti all\u2019attualit\u00e0: il \u201cbagno di sangue\u201d che i cardinali paventano non appena il PCI avr\u00e0 raggiunto il potere era una di quelle formule propagandistiche delle forze governative volte ad impaurire i cittadini italiani di fronte all\u2019eventualit\u00e0 di una guida rossa del Paese, come pure la somiglianza di molti dei protagonisti della vicenda con i loro corrispettivi nel mondo reale, ma mantiene immutata la sua godibilit\u00e0 ed arguzia.<\/p>\n<p>Il film evidentemente diede fastidio a molti, tanto che rimase nelle sale per due soli giorni, e questo nonostante il fatto che proprio nello stesso anno Salce sbancava il botteghino (due miliardi dell\u2019epoca, che oggi sarebbero \u2013 secondo le tabelle ISTAT del valore monetario \u2013 una cosa tipo 17 milioni e mezzo di euro!) con <em>Il prof. Dott. Guido Tersilli, primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue<\/em>; un ottimo esempio del fatto che quando un film urta la suscettibilit\u00e0 del potere (\u00e8 il caso di Augusto Tretti, ampiamente analizzato sulle pagine di Rapporto Confidenziale) al suo autore non viene perdonato nulla, neanche se proprio negli stessi mesi sta facendo incassare palate di soldi ad un produttore (<em>Tersilli<\/em> fu prodotto da Dino De Laurentiis, mentre il film in questione dalla coraggiosa Vides Cinematografica, autrice di un gran numero di capolavori del cinema italiano) ed il destino del suo lavoro sar\u00e0 il prendere polvere negli anfratti di un qualche archivio (in questo caso la romana Cineteca Nazionale).<\/p>\n<p><em>Colpo di Stato<\/em> fu il capostipite di una (micro) serie di commedie \u201cpolitiche\u201d all\u2019italiana dedicate all\u2019eversione, <em>Vogliamo i colonnelli<\/em> di Mario Monicelli (1973) ed <em>Attenti a quei P2<\/em> di Pier Francesco Pingitore (1983).<\/p>\n<p>Il film dopo anni di oblio \u00e8 tornato a far parlare di s\u00e9 grazie alla controversa ed epocale rassegna veneziana curata da Marco Giusti e Luca Rea <em>Italian Kings of the B&#8217;s &#8211; Storia segreta del cinema italiano<\/em> (2), ma pur non trovando la via del restauro e dall\u2019edizione in DVD, la pellicola da quel momento ha ripreso a vagare per la rete \u2013 vera cineteca dell\u2019epoca contemporanea \u2013 diventando un assoluto oggetto di (stra)culto (3).<\/p>\n<p>\u00abAnche <em>Vogliamo i colonnelli<\/em> incass\u00f2 poco, pare che il grande pubblico non ne volesse sapere di questi film, che li sentisse suonar falsi: la vera commedia politica all&#8217;italiana gi\u00e0 si svolge quotidianamente a Montecitorio, a spese dello Stato (cio\u00e8 a nostre spese), e la trasmettono tutte le sere in televisione.\u00bb<em><em> (4)<\/em><\/em><\/p>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>(1)<\/strong> Ennio De Concini (1923-2008) \u00e8 stato fra i pi\u00f9 prolifici sceneggiatori del cinema italiano, vinse nel 1963 \u2013 insieme a Giannetti e Germi \u2013 l\u2019Oscar per la sceneggiatura di <em>Divorzio all\u2019italiana<\/em>. Autore di oltre centosettanta sceneggiature, sia per il cinema che per la televisione, da <em>L\u2019ebreo errante<\/em> di Goffredo Alessandrini (1948) a <em>Operazione Appia Antica<\/em> di Carlo Lizzani (2003), ha firmato alcune delle pi\u00f9 celebri pellicole del cinema italiano, oltre al gi\u00e0 citato <em>Divorzio all&#8217;italiana<\/em>: <em>Il ferrovie<\/em> di Pietro Germi (1956), <em>War and Peace<\/em> di King Vidor (1956), <em>Il grido<\/em> di Michelangelo Antonioni (1957), <em>Un maledetto imbroglio<\/em> di Pietro Germi (1959), <em>La maschera del demonio<\/em> di Mario Bava (1960), <em>Gli ultimi giorni di Pompei<\/em> di Mario Bonnard (1959), <em>La lunga notte del &#8217;43<\/em> di Florestano Vancini (1960), solo per citarne alcuni. Nello stesso anno di <em>Colpo di Stato<\/em>, De Concini firma la sceneggiatura di una coproduzione colossal italiana-sovietica: <em>Krasnaya palatka<\/em> (La tenda rossa) di Mikhail Kalatozov con Sean Connery, Claudia Cardinale, Hardy Kr\u00fcger, Peter Finch, Massimo Girotti, il grandissimo Mario Adorf e Nikita Mikhalkov.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>(2)<\/strong> <em>Italian Kings of the B&#8217;s &#8211; Storia segreta del cinema italiano<\/em>, a cura di Marco Giusti e Luca Rea (Venezia 61, 2004), filmografia: <em>I fratelli dinamite<\/em> di Nino e Toni Pagot (1949), <em>Colpo di Stato<\/em> di Luciano Salce (1969), <em>W la forca<\/em> di Nando Cicero (1982), <em>Blindman<\/em> di Ferdinando Baldi (1972), <em>Orgasmo e Spasmo<\/em> di Umberto Lenzi (1969), <em>L&#8217;aldil\u00e0&#8230; e tu vivrai nel terrore<\/em> (1981), <em>Sette note in nero<\/em> (1977) e <em>Non si sevizia un paperino<\/em> di Lucio Fulci (1972), <em>Col cuore in gola<\/em> di Tinto Brass (1967), <em>Lo strano vizio della signora Wardh<\/em> di Sergio Martino (1970), <em>La vendetta di Ercole<\/em> (1960) e <em>I cento cavalieri<\/em> di Vittorio Cottafavi (1961), <em>Quien sabe?<\/em> di Damiano Damiani (1967), <em>Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea<\/em> di Riccardo Freda (1972), <em>Danza Macabra<\/em> di Antonio Margheriti (1964), <em>La resa dei conti<\/em> di Sergio Sollima (1966), <em>La guerra di Troia<\/em> di Giorgio Ferroni (1961), <em>Quel maledetto treno blindato<\/em> di Enzo G. Castellari (1977), <em>Colpo rovente<\/em> di Piero Zuffi (1969), <em>Il dio serpente<\/em> di Pietro Vivarelli (1970), <em>I ragazzi del massacro<\/em> (1969), <em>Milano Calibro 9<\/em> (1972), <em>La mala ordina<\/em> (1972), <em>Il boss<\/em> (1973), <em>I padroni della citt\u00e0<\/em> (1976) e <em>Avere vent\u2019anni<\/em> (1979), questi ultimi tutti diretti dal Maestro Fernando Di Leo.<br \/>\nPer una pi\u00f9 approfondita comprensione della retrospettiva rimando alla bella intervista realizzata da Pierpaolo De Sanctis per CinemAvvenire a Giusti e Rea. [LINK]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>(3)<\/strong> <em>Colpo di Stato<\/em> \u00e8 stato trasmesso due sole volte in televisione (entrambe nel 1989), in tempi dunque oramai assai remoti: il 13 aprile su Oden TV ed il 17 giugno su Canale5; la sola proiezione &#8220;postuma&#8221; della copia 35mm custodita presso la Cineteca Nazionale avvenne nel 1996 ad Udine Incontri (\u201csola\u201d fino all\u2019edizione 61 di Venezia, vedi nota 2). Si veda Pierpaolo De Sanctis, <em>Colpo di Stato. Le elezioni nascoste<\/em>, CinemaAvvenire (28\/8\/2004). [LINK]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>(4)<\/strong> Enrico Giacovelli, <em>La commedia all&#8217;italiana<\/em>, Gremese Editore, II edizione, Roma 1995 (pag.85)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>COLPO DI STATO<\/strong><br \/>\n<strong>Regia: <\/strong>Luciano Salce; <strong>soggetto: <\/strong>Ennio De Concini; <strong>sceneggiatura: <\/strong>Ennio De Concini, Luciano Salce; <strong>fotografia: <\/strong>Luciano Trasatti; <strong>montaggio: <\/strong>Sergio Montanari; <strong>musiche:<\/strong> Gianni Marchetti; <strong>art directions:<\/strong> Giulio Cabras; <strong>Interpreti:<\/strong> Steffen Zacharias (George Bradis), Amedeo Merli (Giordano), Dimitri Tamarov (il fotografo alla moda), Anna Casalino (Anna Ferretti), Raffaele Triggia (Segretario PCI), James E. Misheler (ambasciatore USA), Alberto Plebani (Presidente della Repubblica), Leo Talamonti (Presidente del Consiglio), Maria Capparelli (compagna di Giordano), Silvano Spadaccino, Luciano Trasatti, Lucio Ardenzi, Gianni Rommi, Attilio Zingarelli, Vlado Stegar, Luciano Salce, B\u00e9bert Marboutie, Walter Barnes, Luisa Baratto, Gianni Di Loreto, Giuseppe Ravenna, Giancarlo Tocchi, Riccardo Satta, Orchidea de Santis, Vittorio Ripamonti, Loris Gizzi, Brunello Rondi; <strong>produttore:<\/strong> Franco Cristaldi; <strong>casa di produzione:<\/strong> Vides Cinematografica; <strong>data prima proiezione:<\/strong> 15 marzo 1969; <strong>paese:<\/strong> Italia; <strong>durata:<\/strong> 105&#8242;.<\/p>\n<p><strong>Colpo di Stato<\/strong> &#8211; naz.: Italia &#8211; regia: Luciano Salce &#8211; v.c. n. 52918 del 19.12.68 &#8211; m. 2769 &#8211; ppp: 15\/03\/69 &#8211; c. pr.: Vides Cinematografica di Franco Cristaldi. In Germania Occidentale: <em>Staatsstreich<\/em> (03.01.75 &#8211; 101&#8242;)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale numero18 (ottobre 2009) Colpo di Stato Un gran bel film dimenticato a cura di Alessio Galbiati Luciano Salce nel 1969 firma un\u2019opera bizzarra e sorprendente, un film maledetto scivolato\u00a0nell\u2019oblio. 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