{"id":3694,"date":"2009-10-17T03:48:54","date_gmt":"2009-10-17T02:48:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3694"},"modified":"2009-10-17T03:50:34","modified_gmt":"2009-10-17T02:50:34","slug":"il-cinema-sperimentale-di-inharmonicity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3694","title":{"rendered":"Il cinema sperimentale di InharmoniCity"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3695\" title=\"inharmonicity\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/inharmonicity.jpg\" alt=\"inharmonicity\" width=\"620\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/inharmonicity.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/inharmonicity-300x151.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">articolo pubblicato su <strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=432\"><span style=\"font-weight: normal; color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none; mso-bidi-font-weight: bold;\">Rapporto Confidenziale numero1<\/span><span style=\"font-weight: normal; color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none; mso-bidi-font-weight: bold;\">1<\/span><span style=\"font-weight: normal; color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none; mso-bidi-font-weight: bold;\"> <\/span><span style=\"font-weight: normal; color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none; mso-bidi-font-weight: bold;\">gennaio<\/span><span style=\"font-weight: normal; color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none; mso-bidi-font-weight: bold;\">\u201909<\/span><\/a><\/strong> (pag.34)<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">free downoload<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\"> <\/span><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/Rapporto_Confidenziale-numero11-high.pdf\"><span style=\"color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none;\">7.5<\/span><\/a> | <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/Rapporto_Confidenziale-numero11-low.pdf\"><span style=\"color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none;\">2.9<\/span><\/a> | <a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rapportoconfidenziale_numeroindici_high?mode=embed&amp;documentId=090119205500-3693093ebc17481097f791fc94862740&amp;layout=grey\"><span style=\"color: #3399ff; text-decoration: none; text-underline: none;\">anteprima<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 14pt; font-family: Calibri;\">Il cinema sperimentale di InharmoniCity<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">di Alessio Galbiati<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">La pratica del vjing ha ridefinito i confini dell&#8217;immagine in movimento nell&#8217;epoca digitale. Volendo essere sbrigativi il vjing null&#8217;altro \u00e8 che cinema sperimentale. Come a dire che se esiste un precedente di questo modo anti-convenzionale di concepire le immagini in movimento questo sar\u00e0 la sperimentazione che per tutto il &#8216;900 si \u00e8 concretizzata nel cinema. Tutte le avanguardie artistiche del secolo scorso hanno utilizzato il cinema come linguaggio attraverso il quale darsi forma e sostanza &#8211; si pensi alle &#8216;storiche&#8217; o alla pop culture. Tutte hanno saccheggiato e utilizzato il cinema come forma d&#8217;espressione, spesso privilegiata, attraverso la quale esprimersi. E&#8217; curioso notare come in questi ultimi anni questo legame si sia andato progressivamente sfibrando, quasi che non vi sia pi\u00f9 la necessit\u00e0 di caratterizzare la propria opera entro i confini (angusti) della settima arte. Uno dei motivi principali di questo disconoscimento \u00e8 legato alle modalit\u00e0 di fruizione del live cinema che privilegia la <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">performance<\/em> a discapito della sua registrazione su di un supporto di cattura delle immagini. Il vjing \u2013 o<span style=\"mso-spacerun: yes;\">\u00a0 <\/span>pi\u00f9 in generale le differenti forme di live cinema \u2013 rifuggono nella maggior parte dei casi la possibilit\u00e0 d&#8217;essere riprodotti. Oltre l&#8217;era della riproducibilit\u00e0 tecnica siamo giunti alla sua negazione, la deflagrazione dell&#8217;immagine in movimento ha prodotto il ritorno all&#8217;era pre-cinematografica, l&#8217;esperienza alla quale assiste lo spettatore dell&#8217;epoca digitale \u00e8 prossima a quella della lanterna magica. Con la bocca aperta ed il fiato sospeso ammiriamo immagini in movimento. Il supporto di riproduzione d&#8217;una creazione audiovisiva \u00e8 dunque una scelta deliberata dell&#8217;artista, non pi\u00f9 una tappa obbligata, perch\u00e9 la sua dimensione congeniale \u00e8 quella della <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">performance<\/em>. Si \u00e8 dunque creata una cesura fra la sperimentazione audiovisiva ed il cinema e &#8211; seguendo il ragionamento sin qui imbastito &#8211; fra il cinema sperimentale ed il cinema <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">tout court<\/em>. Ritengo che ci\u00f2 sia un paradosso figlio della perdita di centralit\u00e0 del linguaggio cinematografico entro il sistema dell\u2019arte contemporanea, ovvero <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u00abil cinema sperimentale \u00e8 oggi in preda a una profonda e forse irreversibile crisi d\u2019identit\u00e0\u00bb<\/em> (1). Crisi che verte principalmente attorno ai modi di fruizione, mutati dalla sala allo spazio della <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">performance<\/em>.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">E\u2019 per questi motivi che fin dalla sua nascita il progetto Zerofeedback (2) ha attirato la mia attenzione, perch\u00e9 la videolabel creata dal videoartista Giovanni Antignano (in arte Selfish) si pone programmaticamente quale strumento atto alla ricollocazione della sperimentazione audiovisiva (e dunque cinematografica!) entro i confini della modalit\u00e0 classica di fruizione dell\u2019opera, con la variante di concepirla in maniera post-moderna ovvero concretizzata in DVD \u2013 post-modernit\u00e0 insita nel principio della morte alla velocit\u00e0 di 24 fotogrammi al secondo (3).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">InharmoniCity<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">C&#8217;\u00e8 poco di <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">armonico<\/em> in questa seconda release della videolabel Zerofeedback. Scorbutico \u00e8 il termine che mi sono ritrovato fra le mani pi\u00f9 spesso. Intanto la genesi.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">Il progetto nasce dalla collaborazione fra Matteo Milani e Federico Placidi, in arte U.S.O. Project &#8211; Unidentified Sound Object (4), e Giovanni Artignano &#8211; in arte Selfish (5). Entrambe le polarit\u00e0 di questo progetto si occupano di arte digitale, i primi di musica il secondo di immagine in movimento. L\u2019operazione messa in piedi \u00e8 assai particolare perch\u00e9 racchiude in circa sessanta minuti, suddivisi in tre tracce (6), quella che sarei portato a chiamare performance \u2013 o liveset (7). La colonna audio fa da struttura portante all\u2019opera attorno alla quale vengono campionate immagini che rispondono sincronicamente alle frequenze sonore. Il dato reale dal quale attinge Antignano \u00e8 lo spazio visivo della citt\u00e0, il paesaggio urbano d\u2019un agglomerato di indefinibile collocazione geografica, le sue immagini danno forma al paesaggio sonoro (8) generato dalla colonna audio di Milani e Placidi (9).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">Lo spazio urbano emerge da un magma sonoro e visivo fatto d\u2019un numero sempre crescente di linee orizzontali che lascia intravedere appena immagini scorrevoli da destra a sinistra di scheletri architettonici. La prima traccia <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Girl Running<\/em> (8\u201943\u201d) sembra volerci raccontare un prologo dello spazio che andremo a visitare nei capitoli successivi, un\u2019origine spettrale dello spazio urbano che verr\u00e0, narrata in scala di grigi ad alto contrasto. <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Invisible Words<\/em> (12\u201941\u201d) ci catapulta, fra distorsioni sonore, entro un punto di vista elettronico su d\u2019una citt\u00e0 fatta di grattacieli, una specie di occhio meccanico incapace di cogliere un\u2019immagine chiara e definita. L\u2019instabilit\u00e0 del quadro \u00e8 frenetica.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">Le interferenze incessanti sono praticamente invisibili per l\u2019occhio, ben oltre il percepibile, ed \u00e8 in questa meticolosa maniacalit\u00e0 della ricerca dell\u2019imperfezione che risiede una delle caratteristiche peculiari di questo <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">InharmoniCity<\/em>. Una ricerca perseguita ostinatamente per tutta la durata del lavoro che rappresenta la concretizzazione dello sforzo individuale tipica dell\u2019artista sperimentale, ovvero colui per il quale il film pu\u00f2 esistere solamente entro determinate condizioni d\u2019autarchia estetica; \u00e8 entro questa modalit\u00e0 produttiva che da sempre il cinema sperimentale produce le proprie opere e proprio per questo \u00e8 considerato difficile da vedere o, se si preferisce, scorbutico.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">Il valore della sperimentazione non \u00e8 mai fine a se stesso, \u00e8 una traiettoria da percorrere per allargare i confini di quel che \u00e8 noto, spesso attraverso l\u2019eccesso ma invariabilmente andando nella direzione opposta al flusso della norma e dei codici preconfezionati. Jack Smith, John Mekas, Stan Brakhage, Len Lye, Paolo Gioli, Alberto Grifi, Walter Ruttmann e Takahiko Iimura sono solo alcuni dei cineasti che pur avendo realizzato dei film che solitamente si \u00e8 portati a nominare come <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">inguardabili <\/em>hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e, molto probabilmente, se fossero ancora a noi contemporanei utilizzerebbero proprio il linguaggio della performance o del liveset per dare forma al proprio istinto.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">Dunque <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">InharmonyCity<\/em> \u00e8 sperimentazione audiovisiva che sfocia nella terza traccia <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026From the Past\u2026Out of the Future<\/em> (41\u201904\u201d) che a voler essere sbrigativi si potrebbe raccontare come un <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Koyaanisqatsi<\/em> anfetaminico (10).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">InharmonyCity<\/span><\/em><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\"> \u00e8 un\u2019opera coraggiosa, che travalica molti generi dell\u2019audiovideo contemporaneo, vicina a molte produzioni internazionali, una su tutte: lo splendido <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Kuvaputki<\/em> diretto da Edward Quist sulle musiche dei Pan Sonic (11).<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">A questo punto perch\u00e9 non chiamarsi registi?<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">Note<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(1) Paolo Cherchi Usai, Le <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">straordinarie avventure del cinema sperimentale<\/em> in SegnoCinema nr. 153 (settembre-ottobre 2008), pag. 13.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(2) Si veda a tal proposito l\u2019articolo pubblicato sul numero5 (maggio 2008) di Rapporto Confidenziale: <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019eterno ritorno dell\u2019immagine in movimento. zerofeedback vol.01<\/em> di Alessio Galbiati, pag. 19-21.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=77\"><span style=\"text-decoration: none; text-underline: none; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\">http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=77<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\">(3) Laura Mulvey, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Death 24x a Second: Stillness and the Moving Image<\/em>, Reaktion Books, 2006. <span style=\"mso-ansi-language: IT;\" lang=\"IT\">A<\/span><span style=\"mso-ansi-language: IT;\" lang=\"IT\"> tal proposito si veda l\u2019articolo a cura di Motor, Death 24 x, morte e feticismo dell\u2019immagine in Digimag 28\/ottobre 2008. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\"><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/article.asp?id=978\"><span style=\"text-decoration: none; text-underline: none;\">http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/article.asp?id=978<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\">(4) U.S.O. Project &#8211; Unidentified Sound Object. Milan\/Rome based Matteo Milani and Federico Placidi are sound artists whose work spans from digital music to electro acoustic improvisation. Unidentified Sound Object is born from the desire to discover new paths and non-linear narrative strategies in both aural and visual domains. U.S.O. is a continuing evolving organism. www.usoproject.com<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\">(5) Selfish is a project of Giovanni Antignano focused on video live performances. His research ranges from video art to visuals and live performance. His live sets are centralized on an obsessive elaboration of the video loop, where the action is continuously replied and stratified until it reaches its fulfilment. From the end of the nineties until today he has been a member of minor and important collectives such as BlindVision, and the conceptual group Timet which he collaborated with for various sound installations (Sonik Park &#8211; 4&#215;4 for Papesse Siena Center Contemporary Art, Sonic Garden for Fabbrica Europa, Sonic Garden a night vision for Musicus Concentus). He took part to several national and international meetings and festivals (VideoMinuto, Station to Station, Polietilene 2.0, Fabbrica Europa, MAF05 Bangkok, Israeli Digital Lab, Weast Coast Nu Music Electronic Art, Biennal of Electronic Art Perth, MUV, Elettrowave, Festival della Creativit\u00e0&#8230;). He\u2019s the founder, in 2006, of Zerofeedback videolabel. During the past years Selfish collaborated\/performed with U.S.O. &#8211; Unidentified Sound Object, Marco Parente, Marco Messina (99 Posse), Milanese, Dj Shantel, Lorenzo Brusci, Timet, Dino Bramanti, Bonarosa, David Cossin, Ether, Fenin, Xiangxing among the others. <a href=\"http:\/\/www.selfish.it\/\"><span style=\"text-decoration: none; text-underline: none;\">www.selfish.it<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial; mso-ansi-language: EN-GB;\" lang=\"EN-GB\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(6) Il DVD permette anche la visione continuativa delle tre single tracce.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(7) Non \u00e8 comunque smarrita la dimensione performativa del progetto che infatti sar\u00e0 proposto in una serie di live (<a href=\"http:\/\/www.selfish.it\/project\/live\"><span style=\"text-decoration: none; text-underline: none;\">http:\/\/www.selfish.it\/project\/live<\/span><\/a>), fra cui spicca l&#8217;esibizione in programma il 18 febbraio &#8217;09 allo Spark Festival of Electronic Music and Arts di Minneapolis (USA). <a href=\"http:\/\/spark.cla.umn.edu\/\"><span style=\"text-decoration: none; text-underline: none;\">http:\/\/spark.cla.umn.edu<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(8) Il concetto di <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Soundscape<\/em>, traducibile come \u201cpaesaggio sonoro\u201d, \u00e8 uno dei passaggi teorici fondamentali dello studioso e compositore canadese <span class=\"newssottotitolo\">R. Murray Schafer; concetto teorico sviluppato in R. Murray Schafer, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il paesaggio sonoro<\/em>, Ricordi\/Unicopli, Milano 1985. Proprio agli studi R. Murray Schafer si ispira la composizione musicale degli U.S.O. Project per il progetto in questione.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span class=\"newssottotitolo\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(9) Visibile anche su Vimeo. <a href=\"http:\/\/www.vimeo.com\/2869319\"><span style=\"text-decoration: none; text-underline: none;\">http:\/\/www.vimeo.com\/2869319<\/span><\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span class=\"newssottotitolo\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(10) <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Koyaanisqatsi<\/em> \u00e8 un celeberrimo e monumentale film di montaggio diretto nel 1982 da Godfrey Reggio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\">(11) <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"><span style=\"color: black; mso-bidi-font-weight: bold;\">Kuvaputki<\/span><\/em><span style=\"color: black; mso-bidi-font-weight: bold;\"> <\/span><span style=\"color: black;\">di Edward Quist (USA\/2008), vedi <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">SonarCinema 2008: musica per gli occhi<\/em> di Alessio Galbiati in Rapporto Confidenziale numero7, luglio\/agosto 2008, pag.57-63 e Digimag 36 luglio-agosto\/2008. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; color: black; font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Arial;\"><a href=\"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1226\"><span style=\"text-decoration: none; text-underline: none;\">http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/article.asp?id=1226<\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 9pt; font-family: Calibri;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><object width=\"620\" height=\"349\" data=\"http:\/\/vimeo.com\/moogaloop.swf?clip_id=2869319&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=3399ff&amp;fullscreen=1\" type=\"application\/x-shockwave-flash\"><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/vimeo.com\/moogaloop.swf?clip_id=2869319&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=3399ff&amp;fullscreen=1\" \/><\/object><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero11 gennaio\u201909 (pag.34) free downoload 7.5 | 2.9 | anteprima \u00a0 \u00a0 Il cinema sperimentale di InharmoniCity di Alessio Galbiati \u00a0 La pratica del vjing ha ridefinito i confini dell&#8217;immagine in movimento nell&#8217;epoca digitale. 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