{"id":37366,"date":"2016-09-30T14:22:15","date_gmt":"2016-09-30T12:22:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=37366"},"modified":"2016-10-01T12:42:44","modified_gmt":"2016-10-01T10:42:44","slug":"escobar-paradise-lost-andrea-di-stefano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=37366","title":{"rendered":"Escobar: Paradise Lost > Andrea Di Stefano"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37367\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover.jpg\" alt=\"escobar_cover\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 con un po&#8217; di amarezza che, ancora una volta, ci troviamo a discutere di un film realizzato molto tempo prima della sua distribuzione.\u00a0\u00c8 l&#8217;inconveniente che stavolta \u00e8 toccato ad Andrea Di Stefano, attore italiano che ha lavorato molto all&#8217;estero e che in questo caso ha esordito alla regia di <em>Escobar. Paradise Lost<\/em>, realizzato nel 2014 e distribuito nelle nostre sale nel settembre 2016.<\/p>\n<p><em>Escobar<\/em> \u00e8 il ritratto cinematograficamente anticonvenzionale del pi\u00f9 grande esportatore di cocaina colombiana di tutti i tempi. Chi si aspettava un lavoro \u201cclassico\u201d sul narcotraffico \u00e8 rimasto sicuramente deluso, a favore di chi invece attendeva legittimamente un ritratto autoriale che sapesse andare al di l\u00e0 del thriller o del film dall&#8217;ossatura fortemente biografica.<br \/>\nDietro all&#8217;apparente racconto sentimentale impostato su toni convenzionali, c&#8217;\u00e8 il punto di vista inquietante che contrappone le opposte visioni di uno stesso luogo.<\/p>\n<p>Il paradiso perduto del titolo \u00e8 quella Colombia che per i due fratelli canadesi Nick e Dylan \u00e8 un vero e proprio Eden. Ingenui e vivaci, giungono sulle spiagge nei pressi di Medell\u00edn e l\u00ec decidono di fermarsi per stabilire una scuola di surf. Ma dietro alla spettacolare bellezza della natura si nasconde la faccia butterata della societ\u00e0 corrotta e ambigua della Colombia che in quegli anni vedeva l&#8217;ascesa politica ed economica di Pablo Escobar.<\/p>\n<p>Siamo all\u2019inizio degli anni Ottanta e la storia d&#8217;amore tra il canadese Nick e la colombiana Maria \u00e8 l&#8217;espediente filmico che d\u00e0 il via a un meccanismo molto ben rappresentato di dualismo e contrasto tra le due personalit\u00e0 che dominano la narrazione di Di Stefano.<br \/>\nLa storia d&#8217;amore che fa da base al plot di <em>Escobar<\/em> \u00e8 effettivamente assemblata in maniera quasi frettolosa e dichiaratamente pretestuosa per fare da apripista all&#8217;incontro principale che avviene nel film, quello tra Nick e Pablo Escobar.<\/p>\n<p>Criminale ricchissimo e potente, Escobar era un personaggio che nella realt\u00e0 andava ben oltre qualsiasi finzione filmica. Fervente cattolico, da molti era considerato semplicemente un esportatore di quello che in Colombia \u00e8 considerato il prodotto di punta. Gli eccessi umani e personali di Escobar sono difficilmente rappresentabili in via diegetica, trascendono totalmente l&#8217;ingabbiatura di un&#8217;inquadratura.<br \/>\n\u00c8 con un&#8217;interessante operazione che Di Stefano sceglie di raccontare Escobar estromettendolo dal ruolo di protagonista in un film che porta il suo nome.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37368\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_001.jpg\" alt=\"escobar_001\" width=\"782\" height=\"447\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_001.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_001-300x171.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/escobar_001-436x249.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Reale protagonista \u00e8 Nick, volto ingenuo di quell\u2019occidente che sa, ma non vuole sapere. La bravura del regista \u00e8 quella di evitare la facile spettacolarizzazione di una vita (quella di Escobar) e un&#8217;ambientazione (il narcotraffico in Colombia negli anni Ottanta) che avrebbero fatto cadere il film nella trappola del thriller sporcato di action movie di matrice tipicamente scorsesiana. Il che va pure bene, finch\u00e9 \u00e8 Scorsese ad occuparsene.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante l&#8217;operazione metacinematografica che il regista compie, rendendo Escobar regista all&#8217;interno del film che lo vede come protagonista. Il \u201cPatron\u201d maneggia spesso macchine fotografiche o cineprese, in una sottile metafora che vede Escobar come \u201cregista\u201d delle vite che vivono il suo mondo. Come un burattinaio muove i fili dei pupazzi, Di Stefano lascia che sia l&#8217;Escobar di Benicio Del Toro a essere insieme regista e protagonista.<\/p>\n<p>Del resto buona parte dell&#8217;ottima riuscita del film \u00e8 dovuta alla strepitosa presenza di Del Toro, che dopo aver incarnato Che Guevara presta il volto per un&#8217;altra \u201cicona\u201d del sud America. Perch\u00e9, che lo si voglia o meno, Escobar \u00e8 stato un eroe (oltre che un senatore) per una larghissima fetta della povera popolazione colombiana. Criminale tra i pi\u00f9 ricchi della storia, gran parte dei suoi beni andavano a sostegno delle fasce di popolazione pi\u00f9 deboli, tant&#8217;\u00e8 vero che il suo arresto (concordato con lo Stato colombiano) rischi\u00f2 di portare la Colombia verso una guerra civile.<\/p>\n<p>Ma attenzione: la bravura di Di Stefano sta proprio nel non essere giudicante e, nel contempo, nel saper prendere le distanze da un personaggio oltremodo affascinante.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una sorta di cinismo ben mascherato nello sguardo della macchina da presa, che non si riduce mai a \u201cspiegare\u201d ma si limita a \u201cmostrare\u201d. La grandissima ambiguit\u00e0 del personaggio di Escobar \u00e8 messa in evidenza anche grazie all&#8217;uso della cifra stilistica. Frequenti primissimi piani, molto spesso sfocati, portano l&#8217;occhio dello spettatore ad affaticarsi, a perdere il senso dell&#8217;orientamento e quindi a non avere pi\u00f9 un punto di vista definito e definitivo.<\/p>\n<p>Probabilmente il film soffre di quei difetti che emergono da molte opere prime, ma c&#8217;\u00e8 da dire che ad <em>Escobar<\/em> non manca certo l&#8217;ambizione. Il dualismo tra i due protagonisti (Pablo Escobar e Nick, interpretato da Josh Hutcherson) \u00e8 il filo rosso principale che, per\u00f2, non si esaurisce con il confronto tra i due. Attorno al contrasto tra le due personalit\u00e0 ruota tutta una serie di argomentazioni che in un certo senso caratterizzano il pragmatismo con cui agisce una person(alit)\u00e0 come Escobar. Religioso benefattore per il popolo, padre amorevolissimo per i figli, spietato e cinico uomo della malavita per chiunque altro, amici compresi.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio con l\u2019intento di farci perdere l\u2019orientamento su qualsiasi definizione di \u201cbene\/male\u201d che il regista gioca le proprie carte scrivendo una sceneggiatura interessante e originale, uscendo dagli schemi del biopic e prendendo in considerazione quel breve periodo della carriera politica di Escobar. In questo modo rappresenta il pi\u00f9 grande criminale di sempre nel momento di maggiore popolarit\u00e0 tra la propria gente, mettendo in moto un meccanismo dove viene assolutamente annullato il rischio di creare una situazione di stallo.<\/p>\n<p>Miglior opera prima e miglior fotografia al festival di Roma 2014. \u2022<\/p>\n<p><em>Nicola Cargnoni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/NvUXk3yVyKc?rel=0&amp;showinfo=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Escobar: Paradise Lost<\/strong><br \/>\n<strong>regia, sceneggiatura:<\/strong> Andrea Di Stefano \u2022\u00a0<strong>fotografia:<\/strong> Luis David Sansans \u2022\u00a0<strong>montaggio:<\/strong> David Brenner, Maryline Monthieux \u2022\u00a0<strong>effetti speciali:<\/strong> Georges Dem\u00e9trau \u2022\u00a0<strong>musiche:<\/strong> Max Richter \u2022\u00a0<strong>scenografia:<\/strong> Carlos Conti \u2022\u00a0<strong>costumi:<\/strong> Marylin Fitoussi \u2022\u00a0<strong>trucco:<\/strong> Avril Carpentier \u2022\u00a0<strong>produttore:<\/strong> Dimitri Rassam \u2022\u00a0<strong>produttore esecutivo:<\/strong> Luis Pacheco \u2022\u00a0<strong>interpreti principali:<\/strong> Benicio del Toro (Pablo Escobar), Josh Hutcherson (Nick Brady), Claudia Traisac (Maria), Carlos Bardem (Drago), Micke Moreno (Martin), Brady Corbet (Dylan Brady), Ana Girardot (Anne), Aaron Zebede (Pepito Torres) \u2022\u00a0<strong>produzione:<\/strong> Chapter 2, Jaguar Films, Nexus Factory, Path\u00e9, Roxbury Pictures, uFilm \u2022\u00a0<strong>distribuzione Italia:<\/strong> Good Films \u2022\u00a0<strong>lingue:<\/strong> inglese, spagnolo \u2022\u00a0<strong>paese:<\/strong> Francia, Spagna, Belgio, Panama \u2022\u00a0<strong>anno:<\/strong> 2014 \u2022\u00a0<strong>durata:<\/strong> 120&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 con un po&#8217; di amarezza che, ancora una volta, ci troviamo a discutere di un film realizzato molto tempo prima della sua distribuzione.\u00a0\u00c8 l&#8217;inconveniente che stavolta \u00e8 toccato ad Andrea Di Stefano, attore italiano che ha lavorato molto all&#8217;estero e che in questo caso ha esordito alla regia di Escobar. 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