{"id":37713,"date":"2016-11-08T17:07:11","date_gmt":"2016-11-08T16:07:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=37713"},"modified":"2016-11-15T16:43:04","modified_gmt":"2016-11-15T15:43:04","slug":"festival-cinemazero-intervista-al-direttore-artistico-guido-laino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=37713","title":{"rendered":"Festival CinemaZero. Intervista al direttore artistico Guido Laino"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_37714\" style=\"width: 1122px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-37714\" class=\"size-full wp-image-37714\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/La-jet\u00e9e-Chris-Marker-cover.jpg\" alt=\"La jet\u00e9e. 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Chris Marker (1962)<\/p><\/div>\n<p>Il <a href=\"http:\/\/www.festivalcinemazero.it\/\" target=\"_blank\">Festival CinemaZERO<\/a> di Trento giunge quest&#8217;anno alla sua <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=37734\">nona edizione<\/a> \u2013 dal 15 al 18 novembre presso il Teatro Sanbapolis. Focalizzato sul cinema a zero e basso budget, il festival diretto da Guido Laino rappresenta un&#8217;occasione di riflessione, interessante e originale, attorno al cinema contemporaneo. Non solo e non soltanto perch\u00e9 offre spazio a registi che faticano a trovarne, ma soprattutto perch\u00e9 ci pare un utile strumento per fare il punto sui cambiamenti profondi che attraversano il cinema e i film.<br \/>\nPer questi motivi abbiamo pensato di farci raccontare dal direttore artistico Guido Laino la storia e le idee che stanno dentro a CinemaZERO.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: Come nasce il Festival CinemaZERO? Qual \u00e8 la sua storia?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Guido Laino:<\/strong> Il nostro \u00e8 una sorta di festival-manifesto e come tale ha dei maestri, degli ispiratori. Nel 2006 a New York ho visto una retrospettiva su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34202\" target=\"_blank\">Stan Brakhage<\/a> e mi si \u00e8 aperto un mondo. Nello stesso periodo sono entrato in contatto con Les Blank, l\u2019autore di <em>Werner Herzog Eats His Shoe<\/em>, che \u00e8 una \u201cchiamata alle armi\u201d in pieno stile herzoghiano. Cos\u00ec nel 2007 abbiamo lanciato la prima edizione del Festival, naturalmente aperto dal film di Blank. L\u2019abbiamo chiamato \u201cCinemaZERO\u201d perch\u00e9 ci sembrava l\u2019unico modo per dire quello che avevamo in mente, anche se cos\u00ec facendo \u2013 e in realt\u00e0 inavvertitamente \u2013 ci siamo condannati all\u2019omonimia con una realt\u00e0 cos\u00ec forte come quella di Pordenone.<br \/>\nDal 2007 siamo andati avanti ogni anno tranne il 2011, fino a questa nona edizione, che comincia marted\u00ec 15.<\/p>\n<p><strong>AG: Quali sono le caratteristiche del Festival che dirigi? Quali le caratteristiche che lo rendono unico nel panorama italiano?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> L\u2019idea di fondo \u00e8 lavorare sul cinema autonomo e iper-indipendente; mi piacerebbe arrivare a parlare di un cinema \u201cminore\u201d come Deleuze e Guattari hanno parlato di una letteratura \u201cminore\u201d, ma si aprirebbe un altro discorso che magari affronteremo pi\u00f9 avanti. C\u2019\u00e8 poi un discorso sulle condizioni economiche, il no-budget o il low-budget, ma questo \u00e8 tutto sommato secondario. Piuttosto, si crede a un\u2019opera cinematografica che possa avere un rapporto diretto con il proprio autore, con un approccio artigianale, in un certo senso solitario o addirittura ascetico, senza l\u2019ingombrante armamentario del cinema industriale, e ovviamente senza i suoi enormi problemi, oltre che libera dal suo pittoresco bestiario.<br \/>\nPer fortuna, oltre a noi, ci sono poche ma validissime altre realt\u00e0 in Italia che lavorano anche su questo cinema, una delle quali siete voi. Ma l\u2019unicit\u00e0 del Festival deriva dal tentativo di integrare spazi diversi che appartengono a questo mondo di auto-produzione spesso del tutto anarchico: da una parte ci sono i maestri, come si \u00e8 detto (in forma di ispiratori, ma anche fisicamente presenti, com\u2019\u00e8 stato l\u2019anno scorso con la retrospettiva sui corti di Franco Piavoli); dall\u2019altra ci sono gli autori che invitiamo fuori concorso, figure pi\u00f9 o meno giovani e pi\u00f9 o meno affermate che, con un approccio che condivide completamente o in parte quello del \u201ccinema ZERO\u201d, si sono guadagnate un posto a fianco, e ogni tanto in concorrenza, alla produzione industriale; e poi c\u2019\u00e8 un concorso che vede ogni anni l\u2019iscrizione di centinaia di opere incredibili, che raccontano un universo estremamente eterogeneo di iper-indipendenza e che ci permette un vero e proprio inventario, non solo artistico ma direi anche antropologico, sulla produzione \u201camatoriale\u201d (qui, l\u2019avrete capito, cito Muccino) di tutto il mondo.<\/p>\n<p><strong>AG: Sei a conoscenza di realt\u00e0 simili in giro per l&#8217;Europa o per il mondo? E se s\u00ec, potresti fare qualche nome?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Naturalmente non si pu\u00f2 tener conto di chi si limita a parlare di \u201ccinema indipendente\u201d, che \u00e8 un concetto molto lontano da quello del \u201ccinema ZERO\u201d ed \u00e8 spesso completamente fasullo. La particolarit\u00e0 del nostro festival \u00e8 l\u2019esclusivit\u00e0, direi quasi l\u2019ossessione, dedicata a questo tipo di produzione, che per quanto ne so \u00e8 pi\u00f9 unica che rara. Ci sono realt\u00e0 che si occupano <em>anche<\/em> di questo, mi viene in mente il <em>Raindance<\/em> di Londra ad esempio, con cui stiamo provando a entrare in contatto (e che \u00e8 molto pi\u00f9 interessante, a mio parere, della versione soleggiata statunitense). Poi credo che fondamentalmente chi come noi prova a fare questo discorso, \u00e8 talmente piccolo \u2013 e difficilmente pu\u00f2 occuparsi del singolo progetto a tempo pieno \u2013 che fa fatica a frasi conoscere e a conoscere i propri simili. Quindi penso che potremmo essere di pi\u00f9 di quanti crediamo, solo che facciamo fatica a ritrovarci. Ma gi\u00e0 partire dall\u2019Italia \u00e8 un primo passo. Sono contento che con una serie di autori continuiamo a tenerci in contatto e a ragionare insieme; sono contento di aver cominciato a collaborare con voi, e anche che dalla scorsa edizione ci siamo conosciuti con <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35125\" target=\"_blank\">Nomadica<\/a>, che \u00e8 un\u2019altra realt\u00e0 straordinaria con cui vogliamo continuare a dialogare.<\/p>\n<p><strong>AG: Ogni anno CinemaZERO seleziona i film per il proprio concorso da una mole importante di opere. Dunque il vostro \u00e8 un punto di vista sulla produzione a zero e basso budget indubbiamente privilegiata. Quali sono i cambiamenti principali che hai osservato, dal 2007 a oggi, in questo tipo di approccio al linguaggio cinematografico?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Come dicevo prima, il nostro \u00e8 un punto di osservazione prezioso, a volte scoraggiante, altre divertente (con la complicit\u00e0, non sempre consapevole, dei partecipanti), altre sorprendente. Credo di poter dire che ormai siamo in grado di intercettare la gran parte della produzione italiana di questo tipo e abbiamo la certezza che alcune opere vengano iscritte solo al nostro concorso, perch\u00e9 in qualunque altro sanno di non avere alcuna possibilit\u00e0; ci sono opere che probabilmente siamo gli unici a vedere oltre al pubblico di parenti, amici e collaboratori dell\u2019autore. E quale che sia la loro qualit\u00e0, uno spazio da noi ce l\u2019avranno sempre, anche se non vengono selezionati.<br \/>\nMa al di l\u00e0 della quantit\u00e0 enorme di cose viste, il nostro osservatorio \u00e8 particolarmente significativo perch\u00e9 siamo nati mentre scoppiava la rivoluzione tecnologica del digitale, con un abbassamento dei costi e un aumento esponenziale della qualit\u00e0 di ripresa, che dal 2007 a oggi \u00e8 stato pazzesco. Nella prima edizione ci dovevamo preoccupare del modello di camera utilizzata, c\u2019era ancora una distinzione netta fra attrezzatura professionale, le cosiddette camere <em>prosumer<\/em> (che comunque costavano migliaia di euro) e il vero mezzo amatoriale, le telecamere mini-dv che riprendevano molto peggio di quanto non faccia oggi un qualsiasi smartphone (e gli smartphone che escono adesso hanno una qualit\u00e0 dell\u2019immagine notevolmente migliore delle telecamere da 3000 \u20ac di dieci anni fa). Oggi, se si \u00e8 in grado di usarle, una reflex digitale o una Blackmagic consentono di lavorare ad altissimo livello, e per altro hanno dimensioni tali da poter essere utilizzate in contesti a cui non si potrebbe accedere con un equipaggiamento diverso. Questo per non parlare di tutto ci\u00f2 che riguarda il montaggio, la post-produzione, la color correction, gli effetti speciali, ecc.<br \/>\nPer\u00f2 uno dei punti fondamentali della nostra riflessione \u00e8 proprio questo: come si \u00e8 evoluto il linguaggio cinematografico rispetto a questo smisurato progresso tecnologico? Come viene sfruttato il superamento di molti dei limiti tecnici che il \u201ccinema ZERO\u201d aveva dieci anni fa? Davanti all\u2019enorme proliferazione di autori potenziali (pi\u00f9 o meno chiunque ha in tasca uno strumento in grado di girare per bene) quanto \u00e8 cresciuta la qualit\u00e0 media degli autori in circolazione? Le risposte che ci stiamo dando sono tutt\u2019altro che positive, perch\u00e9 la selezione che noi riusciamo a proporre al pubblico \u00e8 pi\u00f9 una raccolta di casi isolati che il racconto di un \u201cmovimento\u201d collettivo. E quando lo scorso anno abbiamo avuto ospite Franco Piavoli, non abbiamo potuto fare a meno di notare che, mentre lui ha fatto quello che ha fatto con le difficolt\u00e0 tecniche dei mezzi che aveva a disposizione allora, oggi sia cos\u00ec difficile trovare un autore in grado di raggiungere quelle vette in condizioni produttive analoghe, ma estremamente semplificate dalle possibilit\u00e0 offerte dal digitale.<br \/>\nIn realt\u00e0 il problema sembra essere che l\u2019autonomia di pensiero, la riflessione e la sperimentazione sul linguaggio, l\u2019ambizione di dire cose diverse in modo diverso, appartenga a pochissimi. Siamo inondati invece da opere che imitano, quando non scimmiottano, tutti gli stilemi del cinema industriale, opere che sembrano vergognarsi del proprio statuto di \u201ccinema ZERO\u201d per mascherarsi da quello che non sono, cosa che per altro riescono a fare sul singolo fotogramma, ma che non possono mantenere sulla distanza, perch\u00e9 comunque manca loro quasi tutto quello che ha a disposizione il cinema industriale. La questione dunque non \u00e8 pi\u00f9 tecnica, ma di idee; non gli strumenti, ma gli autori. Dobbiamo chiederci cosa vada a vedere al cinema (ammesso che ci vada) chi fa cinema oggi in Italia. Non solo, dobbiamo chiederci anche cosa legga, cosa pensi, cosa gli sia necessario, cosa gli sia urgente. Da herzoghiano convinto, potrei chiedermi se viaggiano a piedi, se sanno falsificare un documento e forzare una porta, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_37716\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-37716\" class=\"wp-image-37716 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/la_soufriere_herzog-e1478621142807.jpg\" alt=\"La Soufri\u00e8re. Werner Herzog (1977)\" width=\"782\" height=\"521\" \/><p id=\"caption-attachment-37716\" class=\"wp-caption-text\"><em>La Soufri\u00e8re<\/em>. Werner Herzog (1977)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: In tutti questi anni quali sono i lavori che ti sono rimasti pi\u00f9 in testa, quelli che ricordi ancora vividamente a distanza di anni e che in qualche modo pensi possano rappresentare al meglio la filosofia del festival che dirigi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Com\u2019\u00e8 ovvio ci si affeziona a quasi tutte le opere che si scelgono, anche e soprattutto quando vengono premiate. La differenza \u00e8 forse nella continuit\u00e0 degli autori, nel loro tener duro e resistere da iper-indipendenti, continuando per\u00f2 a rinnovarsi, a evolvere nel linguaggio e nei temi. Ci sono tanti autori che sono passati per il Festival con lavori notevolissimi, ma poi li abbiamo persi di vista, o si sono spostati su ambiti meno originali o in ogni caso a noi meno affini. Se faccio dei nomi, quindi, \u00e8 in ragione di una certa consistenza della loro intera opera, non del singolo lavoro.<br \/>\nPenso a <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=33128\" target=\"_blank\">Luca Ferri<\/a>, che sar\u00e0 ospite anche quest\u2019anno: l\u2019abbiamo preso in concorso nel 2012 con <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32245\" target=\"_blank\"><em>kaputt\/katastrophe<\/em><\/a> come un <em>oggetto volante non-identificato<\/em>, un lavoro che, per usare un eufemismo, lasciava interdetti, che poteva essere opera di un autore vero, addirittura geniale, o di un pazzo che chiss\u00e0 perch\u00e9 ci incuriosiva. Non sapevamo nulla di lui e di cosa facesse, ma il film ci \u00e8 sembrato un gioiello e l\u2019abbiamo preso ben sapendo che la reazione della sala sarebbe stata imprevedibile. Quando due anni dopo \u00e8 riapparso con <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32450\" target=\"_blank\"><em>caro nonno<\/em><\/a>, era gi\u00e0 un autore riconoscibile e riconosciuto, ma conservava la forza radicale del \u201ccinema ZERO\u201d e l\u2019abbiamo premiato. E da allora non siamo ancora riusciti a fare un\u2019edizione senza di lui. Un altro autore che \u00e8 arrivato come una bomba durante il nostro lavoro di selezione (come ultimo iscritto, con un pacco di 5 dvd, visionati a tarda notte), \u00e8 stato Alessio Di Zio, che \u00e8 uno che ribalta qualsiasi luogo comune si possa immaginare sull\u2019attuale \u201ccinema ZERO\u201d di qualit\u00e0, essendo giovanissimo e avendo prodotto lavori strepitosi con una vecchia vhs. Poi voglio citare anche Cosimo Terlizzi, che da noi \u00e8 stato premiato per un video musicale (ma \u00e8 stato in concorso anche con un corto), e che a mio avviso si \u00e8 dimostrato, soprattutto nei lungometraggi <em>Folder<\/em> e <em>L\u2019uomo doppio<\/em>, un autore pienamente da annoverare fra i migliori della famiglia del \u201ccinema ZERO\u201d. E infine un nostro ospite di questa edizione, lo spagnolo Hern\u00e1n Talavera, che ha vinto lo scorso anno e quest\u2019anno ci porta dei lavori che dimostrano la coerenza e la forza della sua ricerca, che \u00e8 assolutamente ascetica e solitaria come piace a noi.<br \/>\nComunque i nomi e soprattutto i lavori da ricordare, lo ripeto, sono molti, ma questi autori, in modo diversissimo l\u2019uno dall\u2019altro, sono a mio parere una buona dimostrazione di ci\u00f2 che pu\u00f2 fare, in totale autonomia e con mezzi anche molto ridotti, un \u201cuomo con la macchina da presa\u201d.<\/p>\n<p><strong>AG: Come presenteresti la IX edizione del Festival CinemaZERO?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> La formula, nei propri ingredienti base, non cambia, non mi pare ne abbia bisogno. C\u2019\u00e8 la selezione del concorso, ci sono gli autori fuori concorso che portano cose bellissime, e c\u2019\u00e8 un\u2019opera di particolare rilievo che mostra come un approccio affine a quello che noi chiamiamo \u201ccinema ZERO\u201d possa farsi strada nel mondo del cinema industriale e commerciale. In questa edizione quest\u2019opera \u00e8 <em>Liberami<\/em> che, al di l\u00e0 del premio conquistato a Venezia, \u00e8 per noi un esempio molto interessante di come in certi luoghi \u2013 in questo caso le chiese durante i riti di esorcismo \u2013 ci si arrivi solo con l\u2019agilit\u00e0 e l\u2019immediatezza che il cinema industriale, con tutti i suoi parafernalia, non potr\u00e0 mai avere. Accompagner\u00e0 il film il suo sceneggiatore, Andrea Sanguigni, con cui nella pre-apertura del Festival parleremo di scrittura per il cinema documentario. E visto che anche lui \u00e8 stato un autore di \u201ccinema ZERO\u201d, sar\u00e0 anche fra gli autori fuori concorso insieme a Bruno Rocchi e ai gi\u00e0 citati Luca Ferri e Hern\u00e1n Talavera. E proprio nella sezione fuori concorso abbiamo la principale novit\u00e0 di questa edizione, ovvero uno spazio ampliato dedicato al lungometraggio: in proiezione tardo-pomeridiana presenteremo <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=35875\" target=\"_blank\"><em>Abacuc<\/em><\/a> di Ferri e <em>Song in the Night<\/em> di Talavera, a dimostrazione che a ZERO si pu\u00f2 lavorare anche sul lungo, con risultati pi\u00f9 che convincenti.<\/p>\n<p><strong>AG: Cinema a zero budget e pure un festival a zero budget? Come si \u00e8 strutturato in questi suoi primi nove anni di vita il Festival CinemaZERO?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Purtroppo, in questa sua forma, per noi irrinunciabile, che presuppone la proiezione in sala e l\u2019incontro con gli autori in carne ed ossa, il Festival non pu\u00f2 essere a zero budget. Inoltre il concorso assegna 1500 \u20ac in buoni acquisto per materiale tecnico, che ci sembra una caratteristica fondamentale di un premio destinato a chi fa le cose con poco o niente, cosa che per\u00f2 comporta dei costi, seppur alleggeriti dalla preziosa partnership con ADCOM. Al di l\u00e0 dei costi, per\u00f2, l\u2019organizzazione del Festival somiglia molto all\u2019organizzazione produttiva del \u201ccinema ZERO\u201d: in pratica c\u2019\u00e8 un autore, che sono io, che deve fare mille cose diverse e che pu\u00f2 contare su un pugno ristretto di collaboratori, fra cui, citando solo quelli di questa edizione, un co-sceneggiatore come Alberto Brodesco, un responsabile tecnico (direttore della fotografia?) come Luigi Pepe di Jumpcut, e una grafica, per altro pure professionista in ambito cinematografico, come Tiziana Poli. E poi ci sono \u201cattori\u201d che collaborano pi\u00f9 o meno sporadicamente, per la commissione di selezione, le giurie e quant\u2019altro. E ci tengo a dire che anche nel fattore economico, questa impresa (nel senso cavalleresco e donchisciottesco del termine, non burocratico-fiscale!) somiglia a quelle da compiere per far un film \u201cZERO\u201d: il nostro lavoro \u00e8 pagato a seconda delle contingenze, perch\u00e9 il primo obbiettivo \u00e8 tenere vivo il Festival, il secondo \u00e8 essere ricompensati per farlo, il terzo \u00e8 essere ricompensati in modo adeguato. Dirti questo mi permette anche di sgombrare il campo da un frequente malinteso sul \u201cCinema ZERO\u201d: non si pretende che il no-budget sia una regola che costringe le persone a non vivere del proprio lavoro creativo, semplicemente si pensa che se si sente di dover fare qualcosa, in questo caso un film (o un festival), lo si deve fare e basta, ad ogni costo, al di l\u00e0 di tutto e di tutti. Se poi si riesce a vivere del proprio lavoro creativo, senza per questo vincolare la propria opera a un ritorno commerciale, tanto meglio.<br \/>\nMa tu mi hai chiesto come si \u00e8 strutturato il Festival in questi anni: ebbene, il Festival non si \u00e8 strutturato, ogni tanto vive e ogni tanto sopravvive, va a strappi, non ha basi solide e ogni anno, dal punto di vista dei finanziamenti, si ricomincia da zero (e in questo caso, di questo zero ne faremmo volentieri a meno). In questo dobbiamo crescere ancora molto e imparare a fare cose che fino a oggi non siamo stati capaci di fare. Siamo come quegli autori che magari sono pure bravi, ma si farebbero tagliare un braccio piuttosto di dover prendere parte a un <em>pitching<\/em>\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_37715\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-37715\" class=\"wp-image-37715 size-full\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/que-viva-mexico_-\u0116jzen\u0161tejn.jpg\" alt=\"que-viva-mexico_-ejzenstejn\" width=\"782\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/que-viva-mexico_-\u0116jzen\u0161tejn.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/que-viva-mexico_-\u0116jzen\u0161tejn-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/que-viva-mexico_-\u0116jzen\u0161tejn-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/que-viva-mexico_-\u0116jzen\u0161tejn-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/que-viva-mexico_-\u0116jzen\u0161tejn-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/que-viva-mexico_-\u0116jzen\u0161tejn-673x449.jpg 673w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-37715\" class=\"wp-caption-text\"><em>Que viva Mexico!<\/em> Sergej Michajlovic Ejzenstejn (1931-1932)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>AG: La scarsit\u00e0 di risorse finanziare \u2013 o la sua totale assenza \u2013 pu\u00f2 senz&#8217;altro funzionare da acceleratore di idee, da stimolo per la ricerca di soluzioni creative, mettendo a nudo la capacit\u00e0 di un regista di trovare soluzioni innovative e sorprendenti ma, prima di tutto, \u00e8 un limite. L&#8217;idea per la quale i film possano essere realizzati con risorse finanziare sempre pi\u00f9 ridotte attraversa anche il cinema industriale (chiamiamolo cos\u00ec, per convenzione e approssimazione, per capirci, anche se di industriale il cinema italiano, ad esempio, ha sempre meno), producendo risultati troppo spesso approssimati e \u201cpoveri\u201d. \u00c8 come se il cinema artigiano e quello industriale convergano ad un comune abdicare di fronte alla mancanza del denaro sufficiente per fare ci\u00f2 che vorrebbero fare. E il problema non riguarda il solo ambito cinematografico, ma coinvolge il sistema produttivo e statale tout court. Quali sono a tuo avviso i punti di contatto tra queste due modalit\u00e0 di produzione cinematografica e quanto il cinema \u201cindustriale\u201d si sta trasformando in un cinema artigiano a zero o basso budget?<\/strong><\/p>\n<p><strong>GL:<\/strong> Concordo con quanto dici rispetto al cinema industriale (o pseudo-industriale, visto che di una certa potenza dell\u2019industria, il mondo cinematografico italiano sembra non averne per nulla), ma il contatto con il \u201ccinema ZERO\u201d lo vedo tuttavia molto scarso. Quando prima parlavo del <em>Raindance<\/em> lo facevo proprio in ragione di quello che, ad esempio in Inghilterra, sta succedendo grazie alla rivoluzione digitale: in larga parte gli autori emergenti passano attraverso il cinema a basso o bassissimo budget e quelli che l\u00ec dimostrano di avere delle doti possono aspirare a una \u201cpromozione\u201d, come se si trattasse di far carriera nell\u2019industria (fermo restando che i figli degli industriali, dappertutto, faranno pi\u00f9 facilmente carriera degli altri). Ma il cinema su cui lavoriamo noi pensa altro, ed \u00e8 per questo che sottolineo che la dimensione economica \u00e8 marginale nel nostro discorso. Se non vogliamo citare casi estremi come gli autori sperimentali solitari come Brakhage, pensiamo a John Cassavettes, che con l\u2019industria ci lavorava e cos\u00ec finanziava i suoi film: era a zero budget il suo lavoro? Non lo so, mi interessa poco, so che recuperava dagli <em>studios<\/em> la pellicola avanzata, che montava nel suo garage, che girava con attori straordinari che lavoravano con lui per convinzione pi\u00f9 che per denaro; quello che so e sento \u00e8 la sua presenza dietro la macchina da presa, sento la sua lotta e il suo lavoro direttamente gettati nella sua opere e tanto mi basta. E quindi quello che mi chiedo \u00e8: dove sono oggi gli eredi di Cassavettes, che potrebbero fare con pochissimi soldi quello che lui ha fatto in condizioni proibitive? Chi ha il coraggio di fare quasi da solo <em>Nostos<\/em>, oggi che per farlo serve molto meno coraggio di quello che ha avuto Piavoli quando l\u2019ha girato? Esempi, per fortuna, ne potrei fare tanti attingendoli a quella piccola parte della storia del cinema che racconta le imprese artigianali di singoli autori, alcuni dei quali completamente sconosciuti al grande pubblico.<br \/>\nPer il resto mi \u00e8 complicato mettermi nel discorso sul sistema produttivo ed economico, statale o privato, del cinema industriale, perch\u00e9 sono cose alle quali non riesco a interessarmi. Vedo che chi ha potere decisionale ed economico persegue obbiettivi che sono estranei a me e a qualsiasi autore che si ponga seriamente il problema di fare cinema. Molto meglio essere autori \u201camatoriali\u201d, con un lavoro di altro genere o senza lavoro, vivere di patrimoni familiari o di elemosina, ma almeno liberi dai ricatti e dalle mortificazioni imposte dal mondo produttivo italiano. Per me lo Stato, invece che finanziare opere di \u201criconosciuto interesse culturale\u201d \u2013 una formula che fa rabbrividire se pensiamo ai soggetti che questo interesse culturale dovrebbero riconoscerlo \u2013, dovrebbe preoccuparsi di difendere degli spazi per il cinema d\u2019autore, perch\u00e9 mi pare che il problema pi\u00f9 urgente, questo s\u00ec, che accomuna \u201ccinema ZERO\u201d, cinema indipendente e cinema pseudo-industriale italiano, non \u00e8 fare i film, ma riuscire a farli vedere. E su questo c\u2019\u00e8 una vera e propria lotta di resistenza da fare, perch\u00e9 anche in questo campo il progresso tecnologico potrebbe semplificare di molto le cose (ma non possiamo aspettare che questa semplificazione venga incoraggiata da quei soggetti che godono dei vantaggi di mantenere la situazione difficoltosa).<br \/>\nSu questo si deve lavorare, e molto. Per il resto, io preferisco pensare ad altro: \u0116jzen\u0161tejn ha girato con due persone di troupe <em>Que viva Mexico!<\/em> nel 1931, quando era un poco pi\u00f9 difficile di adesso muoversi e riprendere; Herzog non poteva aspettare dei finanziamenti per girare <em>La Soufri\u00e8re<\/em> nel 1977, perch\u00e9 l\u2019isola stava per esplodere con sopra il suo unico abitante rimasto; Chris Marker con <em>La jet\u00e9e<\/em> ha realizzato uno dei pi\u00f9 straordinari film di fantascienza di sempre e l\u2019ha fatto quasi da solo. Nessuno di questi autori non ha potuto fare il proprio film per ragioni economiche, ne conosco invece moltissimi che sfortunatamente i soldi per fare i propri film li hanno trovati, e sarebbe stato meglio non fosse successo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong>Festival CinemaZERO<\/strong><br \/>\n15-18 novembre 2016<br \/>\nTeatro Sanbapolis, Trento<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.festivalcinemazero.it\" target=\"_blank\">festivalcinemazero.it<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Festival CinemaZERO di Trento giunge quest&#8217;anno alla sua nona edizione \u2013 dal 15 al 18 novembre presso il Teatro Sanbapolis. Focalizzato sul cinema a zero e basso budget, il festival diretto da Guido Laino rappresenta un&#8217;occasione di riflessione, interessante e originale, attorno al cinema contemporaneo. 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