{"id":3775,"date":"2008-01-01T08:35:36","date_gmt":"2008-01-01T07:35:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3775"},"modified":"2017-07-07T01:08:47","modified_gmt":"2017-07-06T23:08:47","slug":"inland-empire-david-lynch","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3775","title":{"rendered":"INLAND EMPIRE > David Lynch"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39236\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/01\/INLAND-EMPIRE-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>articolo pubblicato in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39\">Rapporto Confidenziale \u2013 numerozero<\/a>, dicembre 2007<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2007\/12\/Rapporto_Confidenziale-numero0.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">free download<\/a> \u00a0| <a href=\"ftp:\/\/ia360626.us.archive.org\/2\/items\/RapportoConfidenziale-NumerozeroDicembre2007\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ftp<\/a><\/p>\n<blockquote><p><strong>INLAND EMPIRE \u2013 L\u2019impero della mente<\/strong><br \/>\ndi Alessio Galbiati<\/p><\/blockquote>\n<p><em>La storia di un mistero\u2026 il mistero di un mondo all\u2019interno di altri mondi\u2026 che si svela intorno a una donna\u2026 una donna innamorata e in pericolo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Oh sinnerman, where you gonna run to<\/em><br \/>\n<em> Sinnerman, where you gonna run to<\/em><br \/>\n<em> Where you gunna run to<\/em><br \/>\n<em> All on that day<\/em><br \/>\nNina Simone \u2013 Sinnerman<\/p>\n<p>Con INLAND EMPIRE ci troviamo dalle parti di <em>Mulholland Drive<\/em> (2001) e <em>Lost Highway<\/em> (Strade perdute, 1997) ma con la provocatoria vena avanguardista dell\u2019esordio (Eraserhead, 1977).<\/p>\n<p>INLAND EMPIRE \u00e8 una caleidoscopica collezione di immagini legate fra loro alla maniera degli elementi che compongono un sogno (come pure degli incubi). Sogni, incubi, psiche, mente\u2026 l\u2019oggetto non \u00e8 definibile ma collocabile: inland, all\u2019interno. Ma di cosa? Il distributore italiano al solito si intromette gettando luce su d\u2019un titolo completamente oscuro (letteralmente oscuro se si pensa ai titoli di testa dove dal nero assoluto del quadro emerge la scritta INLAND EMPIRE illuminata da un esile fascio di luce); \u201cL\u2019impero della mente\u201d \u00e8 una didascalia che vuole instradare lo spettatore su d\u2019una via interpretativa perturbante ma rassicurante. Inland di cosa? Della \u201cmente\u201d \u00e8 davvero la risposta pi\u00f9 rassicurante alla quale possiamo giungere\u2026<\/p>\n<p>Per comprendere l\u2019oggetto in questione, o quanto meno per provare a smontare un qualcosa che somiglia alle costruzioni impossibili di Escher, prendiamo in esame un elemento isolato del corpo (autopsia critica) e compiamo una piccola analisi attorno ad esso. I TITOLI DI CODA sembrano quasi un elemento estraneo al film perch\u00e9 riaffiorano da una dissolvenza a nero piuttosto lunga che sembra dare l\u2019impressione che il film sia forse gi\u00e0 finito. Questo pone una soglia fra questa sequenza ed il resto del film. Laura Dern \u00e8 seduta sul divano evocato a mo\u2019 di profezia all\u2019inizio del film, insieme all\u2019inquietante donna che (sempre) all\u2019inizio della storia la mette in guardia su quel che si cela nel suo futuro (Grace Zabriskie, gi\u00e0 madre di Laura Palmer). Un gruppo di ragazze balla ed una di loro canta in playback la canzone di Nina Simone intitolata \u201cSinnerman\u201d (peccatore). Nella stanza \u00e8 come se ci fossero tutti i personaggi dei film di Lynch, c\u2019\u00e8 addirittura l\u2019attrice Laura Harring (Rita in Mulholland Drive) che sorride a noi poveri spettatori come se niente fosse. Un luogo simile, assoluto e atemporale, era la loggia (quella coi drappi rossi alle pareti, il pavimento a quadri bianchi e neri e con il nano che parlava al contrario come sindaco) della serie tv Twin Peaks (1990) replicata in Twin Peaks \u2013 Fuoco cammina con me (1992), luogo terribile e sublime entro il quale aveva accesso il solo tenente Cooper che grazie alla pratica della meditazione trascendentale era in grado di comunicare con forze ultra-terrene (su questo, in relazione alla funzione deviante, perch\u00e9 rassicurante, della didascalia voluta dal distributore torner\u00f2 in seguito).<\/p>\n<p>Profusione di luci intermittenti, sincronizzazione audio-visiva perfetta. Il playback nel cinema di David Lynch \u00e8 una struttura ricorrente, marca autoriale che corre sottotraccia in tutta la sua filmografia e che qui addirittura chiude la pi\u00f9 geroglifica delle sue regie. Non \u00e8 un dettaglio di poco conto perch\u00e9 il playback nel cinema di Lynch coincide con sequenze di sospensione temporale dove la comprensione delle trame interne al film riesce ad emergere in maniera assai chiara. Lampi di cinema a fortissimo gradiente semantico, assonanze di senso capaci di premiare lo spettatore rapito dalle montagne russe della comprensione d\u2019un testo sfuggente. Penso alla sequenza del Club Silencio in Mulholland Drive, alla meravigliosa conclusione di Wild at Heart in cui Nicolas Cage canta tutto il suo amore (\u201cLove Me Tender\u201d) ad una follemente innamorata Laura Dern, alle antologiche sequenze contenute in Velluto Blu (1986) che vedono una Rossellini di blu velluto vestita cantare la canzone che da il titolo al film e so\u00adpratutto uno strepitoso Dean Stockwell mettere in scena, con una lampada da meccanico puntata in faccia, \u201cIn Dream\u201d di Roy Orbison (in ambito non cinematografico \u00e8 d\u2019obbligo ricordare l\u2019esistenza della registrazione video dello spettacolo Industrial Symphony no.1, interamente costruito attorno alla pratica del playback). Cosa rivela questa beffarda conclusione all\u2019interno della quale come in un carnevale tutte le maschere apparse nel sogno ad occhi aperti che per quasi tre ore ci \u00e8 passato davanti agli occhi si affollano in una inquadratura troppo piccola per accogliere le soluzioni di tutte le nostre domande? Il playback in David Lynch rivela che ci\u00f2 che si sta vivendo \u00e8, in realt\u00e0, un\u2019illusione (qui addirittura corrono sopra le immagini, al centro dell\u2019inquadratura, i credits!!!). E\u2019 in primis un atto di conoscenza e poi di consapevolezza messo a disposizione da un autore illusionista, che con un tipico colpo magrittiano ci racconta che la pipa che stiamo vedendo non \u00e8 in realt\u00e0 una pipa. Dunque questo segmento conclusivo \u00e8 un semplice divertissement: semplice disvelamento d\u2019un film che \u00e8 un film su di un film? Credo di no e questo \u00e8 fondamentalmente riscontrabile nella scelta musicale intrapresa.<\/p>\n<p>\u201cSinnerman\u201d \u00e8 una canzone disperata, straziante. Un\u2019invocazione di salvezza e redenzione che prorompe in un disperato pentimento, un grido, una preghiera urlata, un pianto lacerante. La lingua della canzone \u00e8 quella dei vecchi gospel di un\u2019America profonda e misteriosa, la voce di Nina Simone amplifica questo genere musicale col suo inconfondibile timbro vocale ma sono soprattutto le parole, il testo di questa bellissima poesia musicale, ad irradiare la conclusione della pellicola d\u2019una luce imprevedibile fino a quel momento.<\/p>\n<p>\u00abOh power, \/ Power, lord \/ Don\u2019t you know that I need you, lord \/ Don\u2019t you know that I need you \/ Don\u2019t you know that I need you \/ Oh lord, please \/ Oh lord \/ Oh lord\u00bb.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 musica sia empatica che anempatica, che esprime direttamente la propria partecipazione alla scena ed al contempo \u00e8 pure indifferente a ci\u00f2 che si svolge in scena. I titoli di coda sono un\u2019orchestrazione audiovisiva concretata attorno al progetto della massima enfatizzazione del testo cantato dalla voce (totalmente) extra-diegetica finalizzato allo scoperchiamento esoterico delle correnti mistiche e surreali che attraversano il film. La regia di Lynch si cura di caricare emotivamente i passaggi del testo pi\u00f9 dolorosi e disperati. Magistrale l\u2019energia scatenata dalla reiterazione della frase \u00abOh Power, Power Lord\u00bb.<\/p>\n<p>Pare di capire allora che Lynch voglia parlare sia de \u201cL\u2019IMPERO DELLA MENTE\u201d che de \u201cL\u2019IMPERO DEL DIVINO\u201d intendendo con questo la chiara ricerca d\u2019un appiglio ad una dimensione superiore, razionale\u2026 eterna. Una dimensione talmente distante ed a noi superiore da poter regolare i nostri destini e le nostre esistenze e con la quale \u00e8 necessario trovare armonia (ancora in Twin Peaks \u2013 Fuoco Cammina con me, si pensi alla sequenza conclusiva della riconciliazione dello spirito di Laura con la propria anima raffigurato in un\u2019ascensione angelica nel \u201cregno dei cieli\u201d). Tornano alla mente parecchie \u201centit\u00e0\u201d di questo tipo nel suo cinema, su tutti gli Dei ultraterreni che regolavano il mondo di Henry Spencer da un oscuro altrove in Eraserhead. Ed appare allora non completamente anacronistico affermare che questo \u201call\u2019interno\u201d (inland) possa essere considerato quello stato mentale al quale giungere dopo l\u2019esplorazione meditativa della propria mente, un interno talmente profondo da poter abbracciare il tutto, quell\u2019 \u201cIMPERO\u201d che \u00e8 unione armonica delle polarit\u00e0 messe in campo costantemente dal cinema di Lynch. Un cinema fatto di una moltitudine di opposizioni dialettiche poste senza alcuna necessit\u00e0 di sintesi che per\u00f2 al momento della conclusione (della pellicola?) si addensano in poche inquadrature capaci di dare senso al discontinuo (non ne cito alcuna, provate a portare alla mente le ultime inquadrature dei film di Lynch e scoprirete che spesso proprio in quei quadri sono sciolte le intere vicende che per ore vi avevano attanagliato la mente di amletici dubbi spettatoriali).<\/p>\n<p>La scelta rassicurante della distribuzione risiede allora nel voler minimizzare la dialettica irradiata dai proiettori, perch\u00e9 la mente non \u00e8 il solo impero esplorato, \u00e8 solo quello pi\u00f9 \u201ccomprensibile\u201d, il resto \u00e8 cosa complicata definire cosa sia, ci vorrebbe un lessico che non possiedo sempre che una riduzione linguistica sia possibile, sempre che i film non siano roba che bisognerebbe guardare e basta.<\/p>\n<p>Che lo si voglia o meno, questo film \u00e8 un capolavoro!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>INLAND EMPIRE<\/strong><br \/>\nRegia, soggetto, sceneggiatura e montaggio: David Lynch; Fotografia: David Lynch, Erik Crary, Odd Geir Saether, Ole Jo\u00adhan Roska; Musiche: Angelo Badalamenti; Scenografia: Melanie Rein; Costumi: Karen Baird, Heidi Bivens; Interpreti: Laura Dern, Jeremy Irons, Harry Dean Stanton, Justin Theroux, Diane Ladd, Julia Ormond, William H. Macy; Produzione: INLAND EMPIRE productions \u2013 David Lynch, Mary Sweeney; Distribuzione: BIM; Nazionalit\u00e0 ed anno: USA\/Polonia\/Francia, 2006; Durata: 168\u2032; Data di uscita italiana: 09\/02\/2007.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"782\" height=\"440\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/WrTQf5ookwM?rel=0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato in Rapporto Confidenziale \u2013 numerozero, dicembre 2007 free download \u00a0| ftp INLAND EMPIRE \u2013 L\u2019impero della mente di Alessio Galbiati La storia di un mistero\u2026 il mistero di un mondo all\u2019interno di altri mondi\u2026 che si svela intorno a una donna\u2026 una donna innamorata e in pericolo. 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