{"id":37765,"date":"2016-11-14T11:12:21","date_gmt":"2016-11-14T10:12:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=37765"},"modified":"2016-11-14T11:12:21","modified_gmt":"2016-11-14T10:12:21","slug":"the-swedish-theory-of-love-intervista-erik-gandini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=37765","title":{"rendered":"The Swedish Theory of Love. Intervista a Erik Gandini"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37766\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001.jpg\" alt=\"swedish-theory-of-love_001\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_001-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\n<strong>The Swedish Theory of Love (La teoria svedese dell&#8217;amore)<\/strong><br \/>\n<strong> Intervista <em>spoiler-free<\/em> a Erik Gandini<\/strong><br \/>\na cura di Sara Beltrame<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho un&#8217;amica italiana, molto cara, che vive in Svezia da anni. Ha un marito, un figlio, due gatti, un cane e una creativit\u00e0 ironica esplosiva. \u00c8 un&#8217;alchimista: quando usa il suo potere tutto si scioglie e questo la tiene in salvo in un Paese tanto freddo. Federica \u00e8 stata la prima a <strong>smontare completamente l&#8217;idea che avevo della Svezia<\/strong>: il paese perfetto in cui vivere, dove lo Stato ti protegge ti aiuta e ti sostiene, dove c&#8217;\u00e8 lavoro per tutti, dove non c&#8217;\u00e8 discriminazione sessista, dove anche gli uomini possono stare per lungo tempo a casa quando diventano padri e dove l&#8217;unico piccolo neo \u00e8 \u2013 eventualmente \u2013 <strong>il clima<\/strong>.<br \/>\nE magari anche il numero di suicidi annuali.<br \/>\nEd \u00e8 leggendo quel numero che qualcosa inizia a stridere, a cigolare. Un ingranaggio che non gira nella giusta direzione, in tutta questa perfezione.<br \/>\nDi che si tratta?<br \/>\nNel suo ultimo lavoro <em>The Swedish Theory of Love<\/em>, l&#8217;italosvedese <strong>Erik Gandini<\/strong> \u2013 a Barcellona per presentarlo \u2013 mette una lente d&#8217;ingrandimento su quell&#8217;ingranaggio stridente e ce lo descrive.<br \/>\nAllora poi si capisce quasi tutto.<br \/>\n\u00abMi piace molto utilizzare il documentario come strumento per smontare un topico e dare un nuovo punto di vista su un Paese, per esempio. In <em>The Swedish Theory of Love<\/em> volevo cercare di smontare l&#8217;idea tutta occidentale che, <strong>se si mette al centro della propria vita se stessi e i propri desideri, si raggiunge la felicit\u00e0.<\/strong>\u00bb<br \/>\nLa totale indipendenza gli uni dagli altri \u2013 le mogli dai mariti, i figli dai genitori, i nonni dai propri figli, tale com&#8217;\u00e8 predicata e praticata in Svezia \u2013 non porta alla felicit\u00e0 degli individui.<br \/>\nQuesto \u00e8.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/144493870?color=ffffff&amp;byline=0&amp;portrait=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci troviamo una domenica freddissima qui a Barcellona \u2013 16 gradi, vento \u2013, in un bar tutto legno e vetrate. La cosa pi\u00f9 <em>swedish-style<\/em> che si possa incontrare in una citt\u00e0 che affaccia sul mediterraneo.<br \/>\nCi sono anche i suoi figli. Sono tutti seduti attorno ad un tavolo a bere un tchai. Non so che fare, mi imbarazzo ma mi siedo con loro.<br \/>\n\u00abMeglio spostarci,\u00bb dice \u00abcos\u00ec loro [i bambini; N.<em>d<\/em>.R.] non si sentono in obbligo di stare in silenzio per non disturbare noi grandi.\u00bb<br \/>\nCerto. Sistemiamoci subito in un altro tavolo.<br \/>\nIntreccia le mani a mo&#8217; di preghiera e mi guarda. Ora capisco perch\u00e9 dice di sentirsi 100% svedese e 100% italiano: occhi di ghiaccio, sorriso a mille denti.<br \/>\nBrillantissimi entrambi.<br \/>\n\u00abAllora.\u00bb mi dice.<br \/>\n\u00abAllora.\u00bb dico io.<br \/>\nIl duello \u00e8 iniziato e vorrei sparare mille domande perch\u00e9 se lui ci racconta come mai il modello svedese potrebbe non funzionare, <strong>io voglio capire come mai il suo documentario risulti tanto perfetto da sembrare falso<\/strong>. La struttura della storia raccontata in <em>The Swedish Theory of Love<\/em> \u00e8 tanto perfetta che lui stesso, parlando del proprio lavoro, non utilizza <em>documentario<\/em> per definirlo ma bens\u00ec <em>film<\/em>. Tra i personaggi non ce n&#8217;\u00e8 nessuno che abbia un peso specifico maggiore di un altro. Ognuno di loro \u00e8 un ingranaggio insostituibile che serve per arrivare alla fine senza smettere mai di farsi delle domande alle quali qualcuno dei personaggi cerchi di dare una risposta. Togli una sequenza, crolla il <em>film<\/em>. Per non parlare della musica. Togli la musica, crolla il <em>film<\/em>. Anche lei, in questo lavoro, \u00e8 un personaggio, cos\u00ec come vogliono i manuali di sceneggiatura scritti dagli americani. La musica e il montaggio sottolineano passaggi emotivi importanti. Aiutano a comprendere &#8220;i punti di svolta&#8221;, i colpi di scena che contano.<br \/>\nInsomma a me pare di stare in Svezia.<br \/>\n<strong>Questo documentario sta alla maggior parte dei documentari come la Svezia sta al resto dell&#8217;Europa<\/strong>.<br \/>\nE dov&#8217;\u00e8 allora la nota che stride?<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 se si sa di essere di fronte ad un esempio perfetto di <em>Creative Documentary<\/em>.<br \/>\n\u00abCreative Documentary, Point of View Documentary, chiamalo come vuoi\u00bb, mi dice. \u00abSono parole che servono ad aiutare a definirsi in relazione all&#8217;idea \u2013 un po&#8217; tradizionale e passata \u2013 secondo la quale il documentario \u00e8 una osservazione neutrale. Non so se conosci un festival che si chiama <a href=\"https:\/\/www.idfa.nl\/industry\/mission-statement.aspx\" target=\"_blank\"><strong>IDFA<\/strong><\/a>. Si tiene ad Amsterdam [16\/27 novembre 2016; N.<em>d<\/em>.R] ed \u00e8 il pi\u00f9 grande festival in Europa sul Creative Documentary. Sul loro sito hanno una sorta di dichiarazione della loro missione e dicono pi\u00f9 o meno questo: \u201cNon ci interessa il documentario redazionale, o il documentario naturistico, ci interessa il documentario che mostra il punto di vista proprio del regista\u201d. Questo \u00e8 quello che faccio: mostro l&#8217;idea che mi sono fatto di un certo argomento.\u00bb<br \/>\n\u00abLavori con una sceneggiatura?\u00bb<br \/>\n\u00abNo. Se la sceneggiatura \u00e8 qualcosa che si scrive prima di girare nella <em>fiction<\/em>, nel documentario personalmente la scrivo durante. Certo ho sempre e comunque a che fare con l&#8217;imprevedibilit\u00e0 perch\u00e9 non so mai esattamente cosa faranno o che cosa diranno i miei personaggi. Non sono attori. Non so nemmeno esattamente che cosa racconter\u00f2 nel dettaglio. \u00c8 come se il processo di sceneggiatura avvenisse dopo le riprese. Non prima.\u00bb<br \/>\n\u00abPer\u00f2 in questo documentario la sceneggiatura \u00e8 veramente troppo perfetta. La storia ha dei punti di svolta precisi. Lo spettatore entra in sala con un&#8217;idea della Svezia \u2013 quella del modello che ci hanno sempre raccontato \u2013 che viene totalmente e finalmente stravolta. Lo spettatore entra in un modo e ne esce in un altro, ne esce trasformato.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37769\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_002.jpg\" alt=\"swedish-theory-of-love_002\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_002.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_002-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_002-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_002-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec? Allora vuol dire che ho colpito nel segno ma non credere che sia stato semplice. Abbiamo fatto tante prove con la struttura, tanti cambi prima di arrivare alla definitiva. Costruisci dei nessi che magari non c&#8217;erano nemmeno all&#8217;inizio. Per esempio: la storia del dottor Eriksson, lo svedese che vive in Etiopia e lavora in un ospedale da campo, \u00e8 stata il punto di partenza, non di arrivo. E cos\u00ec anche la <em>mappa dei valori<\/em>, arriva in un momento nel documentario, totalmente costruito, pensato.\u00bb<br \/>\n\u00abE quindi, di tutte le storie che racconti per rafforzare la tua idea sulla Svezia \u2013 ovvero che l&#8217;indipendenza tra gli individui non porta alla felicit\u00e0 e alla perfezione in un Paese \u2013 da quale sei partito?\u00bb<br \/>\n\u00ab<strong>Mi interessava la relazione tra autonomia e felicit\u00e0 che avevano gli svedesi.<\/strong> Ho letto un libro che raccontava la storia di questo Paese e del legame che c&#8217;\u00e8 rispetto a quest&#8217;idea di vivere essendo autonomi l&#8217;uno dall&#8217;altro. Mi interessava molto la parte moderna di questa storia che inizia negli anni &#8217;70 e ho deciso che quello sarebbe stato il punto di partenza del film. Ed \u00e8 <em>costruito<\/em> anche quello, in realt\u00e0. <strong>Perch\u00e9 nel film sembra che tutto inizi negli anni &#8217;70 ma in realt\u00e0 quest&#8217;ossessione per l&#8217;autonomia degli individui c&#8217;era gi\u00e0 da prima in Svezia.<\/strong> Diciamo che l\u00ec, negli anni &#8217;70, \u00e8 iniziato il progetto politico.\u00bb<br \/>\n\u00abQuindi iniziarono con una sensazione: stiamo insieme solo perch\u00e9 ci conviene economicamente e non perch\u00e9 veramente lo vogliamo. Bisogna cambiare questa tendenza. E lo fecero negli anni &#8217;70. L\u00ec ci fu il punto di svolta.\u00bb<br \/>\n\u00abEsatto. La Svezia cos\u00ec come la conosciamo noi \u00e8 nata in quegli anni. Quelli sono gli anni d&#8217;oro della socialdemocrazia per gli svedesi.\u00bb<br \/>\n\u00abE perch\u00e9 ti \u00e8 interessato tanto questo tema? Ha a che vedere con il fatto che sei anche italiano?\u00bb<br \/>\n\u00abEffettivamente \u00e8 una cosa con la quale ho sempre fatto fatica a convivere perch\u00e9 non la capivo. Quindi ho iniziato a studiarla e, leggendo vari libri \u2013 che cito nei titoli di coda \u2013 ho compreso come l&#8217;atteggiamento svedese non \u00e8 uno stile di vita venuto dal nulla. C&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9. C&#8217;\u00e8 il fatto che \u00e8 stato un progetto politico. Ad un certo punto, seguendo i principi della socialdemocrazia, si \u00e8 deciso che tutti dovevano avere un minimo garantito di assistenza e di sicurezza economica. Il <em>Welfare State<\/em> nasce in Inghilterra nel dopoguerra e il manifesto politico svedese lo ha ripreso portandolo quasi all&#8217;estremo opposto. Nell&#8217;immaginario svedese la socialdemocrazia come tale \u2013 quella degli anni &#8217;70 \u2013 \u00e8 il ricordo romantico dell&#8217;epoca d&#8217;oro del Paese.\u00bb<br \/>\n\u00abSei partito da questo, quindi.\u00bb<br \/>\n\u00abE mi sono preso la libert\u00e0 di raccontare quest&#8217;epoca in questa chiave: ovvero come se fosse la premessa all&#8217;individualismo e al neoliberismo.\u00bb<br \/>\n\u00abE loro, come l&#8217;hanno presa? \u00c8 un punto di vista molto forte.\u00bb<br \/>\n\u00abBeh, alcuni molto male. Vista cos\u00ec \u00e8 una cosa che fa male e ha dato molto fastidio. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che la premessa migliore a quello che \u00e8 venuto dopo \u00e8 stato proprio il modello socialdemocratico del <em>Welfare State<\/em>, perch\u00e9 ha creato i presupposti migliori per un tipo di vita dove l&#8217;individuo \u00e8 al centro di tutto, dove la propria realizzazione \u00e8 l&#8217;obbiettivo di tutto. Loro non lo sapevano all&#8217;epoca, per\u00f2 \u00e8 chiaro che \u00e8 cos\u00ec e questa \u00e8 una cosa che, se vuoi, ti fa vedere il legame stretto che c&#8217;\u00e8 tra la sinistra e la destra. Non so se mi capisci&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abMi piacerebbe non capirti, ma purtroppo s\u00ec. Ti capisco.\u00bb<br \/>\n\u00ab&#8221;Ecco.\u00bb<br \/>\n\u00abTornando al documentario, come hai scoperto la storia del chirurgo, come l&#8217;hai conosciuto?\u00bb<br \/>\n\u00abUn&#8217;amica che fa il chirurgo mi parl\u00f2 di lui. L&#8217;ho chiamato e siamo andati a trovarlo. Abbiamo una versione di un&#8217;ora che racconta solo la sua storia. \u00c8 stato un bell&#8217;incontro.\u00bb<br \/>\n\u00abE l&#8217;idea della mappa degli ideali, quando \u00e8 arrivata?\u00bb<br \/>\n\u00abLa mappa l&#8217;avevo vista prima, ma il fatto di raccontare nel film che vogliamo andare dalla parte opposta della Svezia ad incontrare il chirurgo \u00e8 una costruzione narrativa che ha dato un senso a quel viaggio. E questo \u00e8 quello a cui ti scontri quando fai un saggio. Cio\u00e8 che devi dare un senso alle cose. Tu riprendi una serie di situazioni perch\u00e9 ti sembra che per te abbia un senso per\u00f2 poi devi aiutare le idee a crescere all&#8217;interno di una struttura narrativa, in modo da dare allo spettatore un senso di direzione.\u00bb<br \/>\n\u00abTra tutti i documentari che hai fatto, non ti sembra che questo sia il pi\u00f9 <em>costruito<\/em>?\u00bb<br \/>\n\u00abIl mio modo di lavorare \u00e8 intuitivo nelle riprese ma poi richiede molte ore di lavoro nel montaggio e durante il montaggio facciamo anche delle riprese in pi\u00f9 per andare a coprire eventuali <em>buchi<\/em> della narrazione.\u00bb<br \/>\n\u00abIn che cosa si differenzia il tuo lavoro da quello di un regista cinematografico?\u00bb<br \/>\n\u00ab\u00c8 un modo pi\u00f9 libero di lavorare che nell&#8217;industria del cinema. Nell&#8217;industria del cinema se non hai delle garanzie su cosa alla fine farai, crei solo panico. Il fatto di lavorare con l&#8217;imprevedibilit\u00e0 e di dire: \u201cNon sappiamo esattamente che cosa troveremo in Etiopia per\u00f2 ci interessa, non sappiamo esattamente cosa diranno alla banca dello sperma ma ci interessa\u201d, tutto questo \u00e8 l&#8217;essenza del documentario, del mio lavoro. <strong>Devi diventare amico dell&#8217;imprevedibilit\u00e0.<\/strong> Devi imparare a conviverci. Deve piacerti lavorare in questo modo perch\u00e9 invece, al resto del mondo, questa \u00e8 una cosa che d\u00e0 molta preoccupazione soprattutto quando si parla di soldi.\u00bb<br \/>\n\u00abMagari questa era una cosa che anche nel cinema si faceva di pi\u00f9. Ma negli anni &#8217;70. Ritorniamo a quella data.\u00bb<br \/>\n\u00abEra l&#8217;epoca degli autori, infatti. Fellini, Scola&#8230; Loro potevano andare dal produttore, un ricco facoltoso, un uomo di cinema, che gli dava i soldi e loro facevano <em>Il Film<\/em>. Se guardi le filmografie dei grandi registi, in quegli anni, facevano un film all&#8217;anno. Per noi non \u00e8 pi\u00f9 possibile lavorare cos\u00ec.\u00bb<br \/>\n\u00abTu hai fondato una casa di produzione. Ce l&#8217;hai ancora?\u00bb<br \/>\n\u00abHo fondato <strong><a href=\"http:\/\/www.atmo.se\" target=\"_blank\">ATMO<\/a><\/strong>, poi mi sono spostato a <a href=\"http:\/\/www.fasad.se\" target=\"_blank\"><strong>Fasad<\/strong><\/a>.\u00bb<br \/>\n\u00abQuindi continui ad autoprodurti?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, l&#8217;ho sempre fatto perch\u00e9 questa \u00e8 sempre stata la mia idea: essere indipendente. Non lavorare per un&#8217;altra casa di produzione o per la televisione.\u00bb<br \/>\n\u00abSi, vabbeh, ma come hai fatto?\u00bb<br \/>\n\u00abSe hai una casa di produzione puoi chiedere i finanziamenti non come regista ma come casa di produzione. Che \u00e8 quello che richiedono quando ricevi un finanziamento: case di produzione, non registi.\u00bb<br \/>\n\u00abSi, ok ma, voglio dire: tu ti paghi le bollette, cos\u00ec? Sei sempre riuscito a mantenerti facendo quello che ti piaceva: i documentari creativi.\u00bb<br \/>\n\u00abIo vivo in Svezia.\u00bb<br \/>\n\u00ab&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00ab<strong>In Svezia il documentario non \u00e8 un genere di serie B.<\/strong> Il budget per i documentari con aspirazioni internazionali sono ancora relativamente alti rispetto a quelli che trovi in altri Paesi [secondo IMDb http:\/\/www.imdb.com\/title\/tt4716560\/?ref_=fn_al_tt_1 la cifra stimata del budget di <em>The Swedish Theory of Love<\/em> \u00e8 di 890.000 \u20ac; N.<em>d.<\/em>R.], per cui sono riuscito a mantenermi cos\u00ec.\u00bb<br \/>\n\u00abCo-produrresti?\u00bb<br \/>\n\u00abSe co-produrrei? Lo faccio ogni tanto per\u00f2 da meno di sei mesi sono professore all&#8217;Universit\u00e0 e questo occupa quasi tutto il mio tempo.\u00bb<br \/>\n\u00abQuindi non stai lavorando pi\u00f9 a niente?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, continuo a fare le mie cose. Sto lavorando ad un nuovo progetto del quale non posso ancora parlare. Continuer\u00f2 a fare <em>film-documentari<\/em> per\u00f2 saranno tutti progetti di <em>ricerca<\/em>. Se fai parte di una struttura universitaria che si dedica alle arti il tuo lavoro viene considerato di <em>ricerca<\/em>.\u00bb<br \/>\n\u00abHo capito. Mi ha colpito molto l&#8217;utilizzo della musica nel tuo documentario.\u00bb<br \/>\n\u00abCollaboro con un montatore, che \u00e8 anche musicista [Johan S\u00f6derberg; N.<em>d.<\/em>R.], molto molto bravo con cui lavoro da pi\u00f9 di 15 anni.\u00bb<br \/>\n\u00abMa \u00e8 un genio, questo qui.\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, s\u00ec. Lui \u00e8 un genio. Lavora molto con Madonna, ha lavorato con Bowie, solo per dirtene due. Ci conosciamo da moltissimi anni. Il lavoro riceve sempre da lui un <em>input<\/em> molto forte che subentra anche quando le riprese sono finite. Ha un modo di aggiungere valore al lavoro che \u00e8 bestiale.\u00bb<br \/>\n\u00abMi vien da pensare che, togliendo la musica da certe scene di <em>The Swedish Theory of Love<\/em>, tutto prenderebbe un&#8217;altra piega.\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, ecco, anche qui&#8230; <strong>Storicamente il documentario non lavora molto sull&#8217;emotivit\u00e0.<\/strong> C&#8217;\u00e8 questa idea ancora molto cerebrale che si ha del documentario e lo si percepisce ancora come se fosse una conferenza per immagini, una cosa noiosa. Ma non \u00e8 pi\u00f9 cosi.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37772\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_003.jpg\" alt=\"swedish-theory-of-love_003\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_003.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_003-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_003-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_003-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abForse \u00e8 la ragione per cui ha ancora poco mercato, almeno in certi Paesi.\u00bb<br \/>\n\u00ab\u00c8 possibile. Quando fai un documentario ti dicono di dover sempre tenere a mente una cosa: la realt\u00e0. Secondo un&#8217;idea passata del documentario, devi avere una visione autentica o realistica o equilibrata della realt\u00e0. Se pensi a Roy Andersson fa dei film sulla Svezia che sono di una desolazione totale, per\u00f2 vanno bene a tutti. O Krzysztof Kie\u015blowski. Raccontava la Polonia nel modo in cui la vedeva lui, ma dato che era fiction, nessun problema. Anche io lo faccio, non \u00e8 diverso. Non pu\u00f2 esserci un metro di giudizio diverso tra i nostri lavori. Almeno, io non lo penso. Solo che poi arrivano i giornalisti e mi chiedono: \u201cMa lo Svedese? Si riconosce in questa realt\u00e0 o no?\u201d Non \u00e8 questo il mio punto di partenza. Nel momento in cui, come regista, decidi di raccontare la realt\u00e0 come la percepisci tu, anche a livello emotivo, come spettatore devi accettare di prendere il documentario per quello che \u00e8: una storia con un punto di vista soggettivo. Voglio dire che \u00e8 possibile che ora, se vai in Svezia, ti puoi trovare coinvolta in una vita sociale fantastica e avere un&#8217;immagine completamente diversa dalla mia. Quando ho girato <strong><em>Videocracy<\/em><\/strong> la gente diceva: \u201cQuesta non \u00e8 l&#8217;Italia. C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra Italia che non \u00e8 cos\u00ec\u201d. S\u00ec, certo, ma se vuoi raccontare anche le zone oscure dell&#8217;Italia devi farlo in quel modo l\u00ec, o comunque devi scegliere un nuovo punto di vista.\u00bb<br \/>\n\u00abHo letto che hai iniziato la tua carriera con una menzogna. Hai scritto una finta lettera di raccomandazione di una piccola televisione svedese per entrare a Sarajevo che, a quell&#8217;epoca, era sotto assedio. E da l\u00ec \u00e8 nato il tuo primo documentario: <em><strong>Raja Sarajevo<\/strong><\/em>.\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, beh, lo facevano tutti. Tutti quelli che non erano giornalisti affermati facevano cos\u00ec.\u00bb<br \/>\n\u00abFai il documentarista ed hai iniziato a farlo con una fiction su di te.\u00bb<br \/>\n\u00abMa dov&#8217;\u00e8 che l&#8217;hai letta questa cosa di Sarajevo?\u00bb<br \/>\n\u00ab<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Erik_Gandini\" target=\"_blank\">Wikipedia<\/a>.\u00bb<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n\u00abOra che mi ci fai pensare, quando cerco di spiegare la differenza tra documentario e giornalismo, cito le regole fondamentali del giornalista. In inglese me le ricordo meglio: <em>be accurate<\/em>, <em>impartial<\/em>, <em>non-sensationalistic<\/em>, <em>objective<\/em> per dare spazio ai tutti i punti di vista sulla storia e raccontare la realt\u00e0. Dico sempre ai miei studenti: <strong>\u201cIo le rompo tutte queste regole\u201d<\/strong>. E ora tu mi ricordi che ho anche fatto finta di essere un giornalista che forse \u00e8 il crimine peggiore! Comunque finch\u00e9 la gente rimane ancora legata ad <strong>una certa idea di documentario<\/strong> spesso ti confonde per un giornalista, c&#8217;\u00e8 poco da fare. E quindi ci si aspetta da te una cosa che non sempre \u00e8 certa. Per lo meno nel mio caso, non lo \u00e8.\u00bb Ridiamo, il barista ci dice che devono chiudere il locale: \u00e8 domenica e vogliono andare a casa anche loro. Ci alziamo ed usciamo.<\/p>\n<p><em>The Swedish Theory of Love<\/em> ha suscitato una grande discussione in Svezia. Le persone che pi\u00f9 si riconoscono con la visione di Erik sono quelle che hanno radici in altri paesi o che hanno viaggiato. La Svezia \u00e8 il Paese con la maggior quantit\u00e0 di case unifamiliari nel mondo (47%) e una persona su quattro muore sola. Per Erik queste due premesse erano pi\u00f9 che sufficienti per iniziare a raccontare la sua storia.\u00a0\u2022<\/p>\n<p><em>Sara Beltrame<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-37770\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_poster.jpg\" alt=\"swedish-theory-of-love_poster\" width=\"350\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_poster.jpg 350w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Swedish-Theory-of-Love_poster-210x300.jpg 210w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>THE SWEDISH THEORY OF LOVE (La teoria svedese dell&#8217;amore)<\/strong><br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Erik Gandini\u00a0\u2022\u00a0<strong>Sceneggiatura:<\/strong> Erik Gandini\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Erik Gandini, Juan Pablo Libossart\u00a0\u2022\u00a0<strong>Direttore della fotografia:<\/strong> Vania Tegamelli, Carl Nilsson\u00a0\u2022\u00a0<strong>Musiche, montaggio:<\/strong> Johan S\u00f6derberg\u00a0\u2022\u00a0<strong>Sound Design:<\/strong> Hans M\u00f8ller, Kevin Bavnh\u00f8j, Brian Dyrby\u00a0\u2022\u00a0<strong>Assistante alla regia:<\/strong> Iacopo Patierno\u00a0\u2022\u00a0<strong>Primo assistente alla regia:<\/strong> Sigrid Helleday\u00a0\u2022\u00a0<strong>Consulente:<\/strong> Bj\u00f8rn Arne Odden\u00a0\u2022\u00a0<strong>Ricerca:<\/strong> Ditte Lundberg, Emma Creed, Jonas Goldmann (archivio)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Consulenti alla sceneggiatura:<\/strong> Dennis Magnusson, Mikael Olsen\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori associati:<\/strong> Malin Bj\u00f6rkman-Widell, Sofie Bj\u00f6rklund, Carsten Aanonsen, Mikael Olsen\u00a0\u2022\u00a0<strong>Production Coordinator:<\/strong> Hedvig Lundgren\u00a0\u2022\u00a0<strong>Coordinator:<\/strong> Karianne Berge (Norvegia), August B. Hanssen (Norvegia), Charlotte Vinther (Danimarca)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Assistente alla produzione:<\/strong> Johanna Lind\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia (addizionali):<\/strong> Fredrik Wenzel, Lukas Eisenhauer, Kristian Bengtsson, Daniel Tak\u00e1cs\u00a0\u2022\u00a0<strong>Color:<\/strong> Erik Holmquist\u00a0\u2022\u00a0<strong>Re-recording Mixer:<\/strong> Hans M\u00f8ller, Kevin Bavnh\u00f8j, Brian Dyrby\u00a0\u2022\u00a0<strong>Graphic Design:<\/strong> Knut A. 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