{"id":38626,"date":"2017-02-20T15:13:24","date_gmt":"2017-02-20T14:13:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=38626"},"modified":"2017-02-25T19:06:43","modified_gmt":"2017-02-25T18:06:43","slug":"giacomo-manzoni-la-sua-musica-superflua-nel-film-malina-werner-schroeter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=38626","title":{"rendered":"Giacomo Manzoni e la sua musica superflua nel film \u201cMalina\u201d di Werner Schroeter"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38627\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>Giacomo Manzoni e la sua musica superflua nel film <em>Malina<\/em> di Werner Schroeter<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">\u201c[&#8230;] Voglio spassarmela, io.\u201d<br \/>\n\u201cUn appartamento a Mayfair?\u201d<br \/>\n\u201cSi capisce.\u201d<br \/>\n\u201cChampagne a tutti i pasti?\u201d<br \/>\n\u201cNaturale.\u201d<br \/>\n\u201cRolls Royce?\u201d<br \/>\n\u201cAnche.\u201d<br \/>\n\u201cMa lascerai qualcosa per soccorrere il proletariato indigente, vero? Darai al popolo quello che ti avanza?\u201d<br \/>\n\u201cNon avanzer\u00e0 niente.\u201d<br \/>\nEro un po&#8217; imbarazzato. Prima d&#8217;allora non avevo mai avuto un approfondito scambio d&#8217;idee con un comunista.<br \/>\n\u2013 P. G. Wodehouse, <em>Le zie non sono gentiluomini<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Conoscete il film <em>Malina<\/em> girato da Werner Schroeter nel 1991 e con un&#8217;Isabelle Huppert in istato di nevrosi pi\u00f9 spiccato del solito? Sono pronto a credere che leggendo il titolo del presente articolo, qualcuno si sia chiesto se non avessi sbagliato, intendendo <em>Malena<\/em> di Giuseppe Tornatore, con una sensuale Monica Bellucci. Ebbene, posseggo <em>Malina<\/em> sul nastro magnetico VHS editoriale . \u201cEsercizio di postavanguardia spesso irritante, che non rende un buon servizio al testo omonimo (autobiografico) di Ingeborg Bachmann, sceneggiato da Elfriede Jelinek\u201d: cos\u00ec si esprime Mereghetti nel suo <em>Dizionario dei film<\/em> omonimo, stroncando un lavoro sul quale per\u00f2 aggiunge: \u201cLa parte finale [&#8230;] mostra comunque il notevole estro visionario di un regista come Schroeter\u201d. In quanto compositore, parler\u00f2 della musica di questo film, perch\u00e9 si tratta d&#8217;un rarissimo caso in cui un noto musicista italiano abbia lavorato per un film mitteleuropeo.<\/p>\n<p>Il nome del compositore in oggetto \u00e8 lo stesso di uno scultore bergamasco: Giacomo Manzoni. Lo scultore \u00e8 noto come Manz\u00f9 e ci ha lasciato dei capolavori. Giacomo Manzoni \u00e8 invece noto come Giacomo Manzoni e basta, e che ci abbia lasciato dei capolavori \u00e8 da discutersi, nonostante quanto scrisse su di lui \u2013 per lunghi anni \u2013 il sodale Luigi Pestalozza (classe 1928), celebre critico musicale sul quale scrisse \u2013 a sua volta \u2013 Giancarlo Grossini: \u201cMilanese di ricca famiglia caduta in povert\u00e0 durante il fascismo [&#8230;] Pestalozza fa della militanza nel partito comunista la ragione di vita, fusa all&#8217;interesse per il pentagramma\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38630\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-3.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"451\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-3.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-3-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-3-768x443.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-3-436x251.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Citer\u00f2 qui un piccolo passaggio pestalozziano su di un&#8217;importante composizione di Manzoni, <em>Dedica<\/em>, che ho riascoltata dal mio compact disc \u2013 per fini di rigore filologico \u2013 in vista della composizione di questa critica: \u201cLa musica di <em>Dedica<\/em> non f\u00e0 (sic, purtroppo) da didascalia, nemmeno espressiva, alle parole, e la struttura materiale costruita, anzi organizzata sui materiali maderniani, ne dimentica senza fatica la fisionomia, d\u00e0 luogo alla musica che in nessun modo sarebbe riducibile a una <em>musica gi\u00e0 fatta<\/em>, che si dirige anzi contro la comoda pratica delle simulazioni.\u201d<\/p>\n<p>Nato nel 1932, pluripremiato (nel 1990 con la Medaglia ai benemeriti della scuola, della cultura e dell&#8217;arte; nel 2007 con il Leone d&#8217;Oro alla carriera alla Biennale di Venezia, che fino al 1942 \u2013 inteso come premio per il miglior film italiano e straniero \u2013 si chiamava Coppa Mussolini), accademico ordinario (per lunghi anni docente a Bologna e a Milano) nonch\u00e9 straordinario (tenne corsi di perfezionamento a Fiesole); critico dell&#8217;Unit\u00e0 dal 1958 al 1966, germanista, traduttore (fra l&#8217;altro, di Adorno), Manzoni \u00e8 forse sintetizzabile con due sole parole: \u201cavanguardista oltranzista\u201d. Ferreo sostenitore dell&#8217;ideologia dialettico-materialista \u2013 ancor oggi, quando qualche anno fa lo sentii dire nella nobiliare villa veneta di sua moglie che \u201cattualmente non \u00e8 il momento storico in cui si possa realizzare il comunismo reale, ma questa resta per me l&#8217;idea unica di societ\u00e0 futura, visto che non credo in nessuna risurrezione dopo la morte, con la quale finisce tutto\u201d \u2013, scrisse alcuni pezzi i cui titoli oggi porrebbero un po&#8217; in imbarazzo, se non fosse che la patina del tempo ha sortiti i suoi effetti, mitigandone la portata e rendendoli dei simpatici cimeli rivoluzionari per collezionisti (\u201cLa mia generazione ha fallito la rivoluzione!\u201d, cos\u00ec Manzoni al sottoscritto, nel suo appartamento milanese in citt\u00e0): <em>Atomtod<\/em> (in tedesco: \u201cMorte Atomica\u201d), del 1964, <em>Per Massimiliano Robespierre<\/em> (sic), del 1975 (entrambe opere teatrali), <em>Ombre \u2013 Alla memoria di Che Guevara<\/em> per coro e orchestra, del 1968, <em>Allen<\/em> per lettore e orchestra da camera, su testo tratto dal <em>Diario indiano<\/em> di Allen Ginsberg, del 1996; e direi che basti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_38628\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38628\" class=\"size-full wp-image-38628\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/giacomo_manzoni.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"409\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/giacomo_manzoni.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/giacomo_manzoni-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/giacomo_manzoni-768x402.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/giacomo_manzoni-436x228.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-38628\" class=\"wp-caption-text\">Giacomo Manzoni<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi ha sempre incuriosito il fatto, piuttosto bizzarro, che un lavoro dedicato a quel sanguinario discendente dalla nobilt\u00e0 di toga (<em>noblesse de robe<\/em>, nel regime antecedente al 1789) che era Maximilien de Robespierre, sia stato intitolato da Manzoni con la traduzione <em>italiana<\/em> del nome francese del giacobino, finito a sua volta sotto la ghigliottina: \u201cMassimiliano\u201d. Parrebbe un balzano omaggio alle traduzioni \u2013 tipiche del fascimo \u2013 dei nomi propri stranieri, tali per cui si leggeva \u201cVolfango Amedeo Mozart\u201d o \u201cLuigi Beethoven\u201d nonch\u00e9 \u201cVladimiro Ulic Ulianoff, detto Nicola Lenin\u201d (cfr. <em>Il Melzi Scientifico<\/em>, Vallardi 1941). Ma i titoli sono pur sempre una scelta personale: la musica \u00e8 ci\u00f2 che conta (sar\u00e0 vero?).<\/p>\n<p>Ebbene, un autorevole musicologo mio amico mi accenn\u00f2 al fatto che sul popolare Social Network Facebook vi \u00e8 stato chi \u2013 in modo invero maligno e burlone \u2013 si ripropose di creare un \u201cGruppo per l&#8217;abolizione della musica di Giacomo Manzoni\u201d. Non ci spingeremo a tanto, ma certo \u00e8 che, seppure altri amici indicavano Masse. <em>Omaggio a Edgar Var\u00e8se<\/em> come una partitura pregna di significato, non si pu\u00f2 restare silenti dinanzi a una musica davvero superflua e piena di clich\u00e9 qual \u00e8 quella che scrisse per il film di Schroeter, giungendo a trarne anche una <em>Malinamusik<\/em> per orchestra dalla colonna sonora del film. Il tremolare tardoespressionista degli archi, fin dall&#8217;inizio, nelle primissime scene, in una sospensione che ha certo contribuito \u2013 in quella forma di scrittura musicale cos\u00ec di maniera e del tutto priva di ironia \u2013 a far s\u00ec che l&#8217;idea di \u201cavanguardia\u201d divenisse invisa ai pi\u00f9, fino al punto da essere identificata purtroppo come il \u201crumore di porte scricchiolanti\u201d, non \u00e8 controbilanciato da quei mesti bubbolii dei fiati, laddove il solito flauto traverso disegna melismi scaleni per la retorica dell&#8217;angoscia. Il punto \u00e8 questo: vada anche per il tremolare degli archi, per gli sghembi interventi del flauto; ma che questo si protragga costantemente per tutto il lungometraggio \u00e8 davvero increscioso, privo di gusto. Dapprima i tremoli ascendono, poi discendono, quindi s&#8217;interrompono. E viceversa. Se non c&#8217;\u00e8 il tremolare c&#8217;\u00e8 il pizzicare, il picchiettare, sopra o sotto il ponticello, col legno. Ed ecco il ciangottio dei fiati, con i soliti intervalli. Se non \u00e8 il flauto \u00e8 l&#8217;oboe o il clarinetto, o chi per essi. A un certo punto compare la voce, e gli intervalli sono i soliti dei fiati. Ho provato a \u201criascoltare\u201d il film rigorosamente, senza guardare le immagini e prestando attenzione alla sola musica. Raramente si ha l&#8217;impressione che <em>Il clamoroso non incominciar neppure<\/em> (sto citando un meraviglioso titolo di Manzoni stesso per una sua partitura, il quale \u2013 a sua volta \u2013 lo carp\u00ec al poeta Augusto Blotto, in un libro pubblicato da Rebellato nel 1968) sia cos\u00ec letterale: se talora i fiati disegnano arabescati melismi, si pu\u00f2 star certi che non vi \u00e8 finalit\u00e0 se non quella di tradurre in modo pletorico quanto gi\u00e0 accade nella lacerata esistenza della protagonista. &#8220;Inventare, bisogna!&#8221; \u2013 Manzoni usa ripetere nelle varie interviste che gli furono rivolte. Gi\u00e0. Ma cosa? &#8220;Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma&#8221;, scrisse il chimico de Lavoisier: non dimentichiamocelo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38629\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-2.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"451\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-2.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-2-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-2-768x443.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Malina-Werner-Schroeter-2-436x251.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La colonna sonora di <em>Malina<\/em> presenta anche altre musiche, alle quali magari non si fa caso vista la struttura difficilmente decifrabile del film: l&#8217;Aria <em>Non piangete i casi miei<\/em> dall&#8217;<em>Antigone<\/em> di Tomaso Traetta; l&#8217;Aria di Rezia <em>Ocean thou mighty monster<\/em> (\u201cTu Oceano, potente mostro\u201d) dall&#8217;<em>Oberon<\/em> di Carl Maria von Weber; l&#8217;Aria di Leonora <em>Komm&#8217; Hoffnung, lass den letzten Stern<\/em> (\u201cVieni, Speranza, non far impallidire l&#8217;ultima stella&#8230;\u201d) dal <em>Fidelio<\/em> di Ludwig van Beethoven, la nota canzone <em>Wer schmeisst denn da mit Lehm<\/em> di Claire Waldoff e infine, sui titoli di coda, <em>Omaggio a Josquin<\/em> dello stesso Manzoni: bellissima composizione del 1985; una rispettosa trascrizione \u2013 per\u00f2 \u2013 dal grande compositore quattrocentesco Josquin Despr\u00e9s. Un allievo di mezza et\u00e0 di Manzoni all&#8217;accanit\u00e0 \u2013 e disperata \u2013 ricerca di \u201cnuovi\u201d suoni, col quale ebbi a interloquire, mi disse un giorno che la colonna sonora di <em>Malina<\/em> fosse \u2013 a suo parere \u2013 \u201cla migliore composizione del maestro\u201d. <em>Transeat<\/em>.<\/p>\n<p>A Manzoni, nonostante tutto, noi \u201cnipotini\u201d (davvero \u201cproletari musicali\u201d: privi di cattedre, di orchestre sinfoniche, di teatri: non ci \u00e8 davvero rimasto nulla) bisogna essere riconoscenti per varie cose: la sua assai utile <em>Guida all&#8217;ascolto della musica sinfonica<\/em>, tuttora in auge presso Feltrinelli; le sue traduzioni di alcuni testi musicologici di T. W. Adorno (furono pionieristiche e nessuno vi ha ancora rimesso mano: se non fosse stato per lui non avremmo nemmeno la traduzione della <em>Filosofia della musica moderna<\/em> \u2013 pazienza se il titolo \u00e8 tradotto in modo impreciso); alcune analisi di Schoenberg (ricordo un bel saggio degli anni &#8217;50 su <em>Un sopravvissuto da Varsavia<\/em>), gli articoli per il <em>Dizionario Letterario Bompiani<\/em> degli anni &#8217;60 (sintetici e pregnanti). Infine, l&#8217;aver sposato Eugenia Tretti, sorella e attrice del <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=28437\" target=\"_blank\"><strong>geniale regista Augusto<\/strong><\/a> \u2013 fuori da ogni schema, anche politico \u2013 scomparso qualche anno fa, autore de <em>La legge della tromba<\/em>, <em>Il potere<\/em> e <em>Alcool<\/em>.<\/p>\n<p>Insomma, come scrisse l&#8217;antiquario seicentesco John Aubrey a proposito di Edmund Gunter, fabbricante di strumenti matematici e autore del trattato <em>Libro del quadrante e del settore<\/em>: &#8220;<em>Non omnia possumus omnes<\/em>. (<em>Non tutti possiamo tutto<\/em>). Il mondo gli \u00e8 molto riconoscente per quel che fece bene&#8221;.<\/p>\n<p><em>Dario Agazzi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>vedi anche: <strong><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=38684\" target=\"_blank\">Luigi Pestalozza, un\u2019appendice<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wQTIq0Ccojo?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0qCeTQ-oSKc?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/v_Ef9C87A5g?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/0W5VnjzNXkM?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Ir5RGJDr2Gc?rel=0\" width=\"782\" height=\"440\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giacomo Manzoni e la sua musica superflua nel film Malina di Werner Schroeter \u201c[&#8230;] Voglio spassarmela, io.\u201d \u201cUn appartamento a Mayfair?\u201d \u201cSi capisce.\u201d \u201cChampagne a tutti i pasti?\u201d \u201cNaturale.\u201d \u201cRolls Royce?\u201d \u201cAnche.\u201d \u201cMa lascerai qualcosa per soccorrere il proletariato indigente, vero? 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