{"id":38741,"date":"2017-03-16T16:57:43","date_gmt":"2017-03-16T15:57:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=38741"},"modified":"2017-03-16T16:58:49","modified_gmt":"2017-03-16T15:58:49","slug":"mia-madre-nanni-moretti-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=38741","title":{"rendered":"Mia madre > Nanni Moretti"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38742\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>Nanni Moretti \u00e8 sempre meglio di come te lo aspetti<\/strong><\/p>\n<p><em>In un racconto circolare e chiuso Moretti racconta del rapporto tra il cinema e la realt\u00e0, sullo sfondo di una storia personale che non si limita all\u2019autobiografia.<\/em><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un momento in cui ogni grande regista decide di realizzare un film sul cinema, o un film sul rapporto che egli ha col cinema.<br \/>\nFin dai tempi di Porter, che nel 1902 realizz\u00f2 \u00abLo zio Josh va al cinema\u00bb, passando poi per \u00abIl disprezzo\u00bb, \u00abEffetto notte\u00bb, \u00ab8 e \u00bd\u00bb, \u00abHugo Cabret\u00bb, \u00abHoly motors\u00bb, \u00abNuovo cinema paradiso\u00bb, \u00abIl regista di matrimoni\u00bb e chiss\u00e0 quanti altri sto dimenticando.<br \/>\nTecnicamente si chiama metacinema, meno tecnicamente si chiama autocelebrazione. Che non \u00e8 sempre un male, soprattutto quando l\u2019autore si chiama Nanni Moretti e qualcosa da dire sul cinema ce l\u2019ha davvero.<\/p>\n<p>Cinema e malattia, cinema \u00e8 malattia. Moretti torna sul \u201cluogo del delitto\u201d, ovvero la corsia di un ospedale, il rapporto coi medici, le diagnosi, le cure e le malattie, proprio come nello splendido \u00abCaro diario\u00bb di una ventina d\u2019anni fa. E il ritorno a quegli anni si manifesta anche in una sequenza onirica in cui Margherita Buy percorre Piazza Montecitorio dove si snoda una infinita quanto improbabile coda di persone, tutte in attesa di entrare nella piccola e storica sala Capranichetta per vedere \u00abIl cielo sopra Berlino\u00bb.<\/p>\n<p>Il cinema \u00e8 malattia, si diceva. Lo \u00e8 per Margherita (Moretti mantiene spesso l\u2019omonimia tra personaggio e attore) che \u00e8 impegnata nella realizzazione di un film sulla crisi economica attuale, sui licenziamenti, sul passaggio di propriet\u00e0 di una fabbrica italiana a un industriale americano (John Turturro) che dovr\u00e0 fare dei tagli al personale. Ma Margherita \u00e8 sfiduciata, non ci crede troppo, sembra voler realizzare il film pi\u00f9 per dovere morale che per una vera convinzione. Questo si riflette sul modo di lavorare e di vivere, con una malcelata insoddisfazione mista a nevrosi; il rapporto con il divo americano che deve fare l\u2019imprenditore sar\u00e0 irto di ostacoli, cos\u00ec come quello sentimentale con Vittorio, anche lui attore nel film (di cui nemmeno sappiamo il titolo), in un meccanismo che mette in scena magistralmente la relazione tra il cinema e la realt\u00e0, tra gli interpreti e i personaggi, tra i registi e le loro creazioni.<\/p>\n<p>Moretti riprende il Jep Gambardella di \u00abLa grande bellezza\u00bb (che diceva: \u00abfinisce sempre cos\u00ec. Con la morte. Prima, per\u00f2, c&#8217;\u00e8 stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla\u00bb), rendendo quel \u00abbla bla bla\u00bb molto pi\u00f9 credibile e scioccante di quanto non abbia fatto Sorrentino. A volte i personaggi parlano tra s\u00e9 o tra di loro, totalmente indifferenti al contesto o a ci\u00f2 che succede attorno: un espediente che sembra citare la maniera di Woody Allen, anche quando Moretti decide di far parlare Margherita da sola mettendo in scena il suo flusso di coscienza, le sue insicurezze, i suoi dubbi, la stanchezza, la sensazione di essere inadeguata\/o, le sue paure e la sua avversione per la retorica.<\/p>\n<p>Vera e propria alter-ego di Nanni Moretti, la Margherita di \u00abMia madre\u00bb \u00e8 una regista che per\u00f2 non ricalca i particolari biografici dell\u2019autore romano. Semmai ne mette in scena i pensieri, gli anatemi, l\u2019amore-odio per il proprio lavoro. Moretti non realizzerebbe mai un film come quello che Margherita sta girando, ma sappiamo bene che nella sua carriera ha sempre dato voce a quel bisogno di intervenire sul sociale, di raccontare l\u2019attualit\u00e0 e di renderne partecipi gli spettatori. Ma il limite del cinema \u00e8 quello di poter mostrare la realt\u00e0, senza poter agire direttamente su di essa. \u00c8 anche il conflitto interiore che vive il personaggio di John Turturro, il divo americano che deve rappresentare l\u2019imprenditore in una dimensione tutta provinciale del cinema italiano, e questo \u00e8 uno degli anatemi (pi\u00f9 o meno espliciti) lanciati da Moretti in \u00abMia madre\u00bb, complice anche una troupe pressapochista e poco preparata contro cui Margherita \u00e8 costretta a scagliarsi sovente.<\/p>\n<p>Sullo sfondo della vicenda professionale e cinematografica, Margherita vive la sua dimensione personale che \u00e8 fatta per lo pi\u00f9 di solitudine e incertezza e di legami recisi o in bilico. \u00c8 un momento difficile della sua vita, complice anche il fatto che la madre \u00e8 costretta a stare in ospedale per una malattia cardio-respiratoria. Ad accudirla c\u2019\u00e8 quasi sempre il fratello di Margherita, Giovanni (interpretato da Nanni, Giovanni appunto, Moretti), ingegnere che si \u00e8 preso un periodo di aspettativa, probabilmente specchio riflesso di quella \u201cpausa di riflessione sul cinema\u201d che Moretti si \u00e8 concesso proprio con questo film.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38743\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"522\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti-768x513.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti-673x449.jpg 673w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giovanni \u00e8 pacato, tranquillo, affettuoso e premuroso, ma allo stesso tempo deve aiutare la sorella a metabolizzare il momento, a rendersi conto della malattia degenerativa della madre. Giusto per smentire quanto detto poche righe prima, la vicenda principale di \u00abMia madre\u00bb \u00e8 proprio la degenza della mamma Ada (una splendida e incredibile Giulia Lazzarini) e del rapporto di questa con i figli. Ma la malattia e le visite in ospedale sono raccontate sotto una luce intimistica e straniante, cos\u00ec lontana dal chiasso del set su cui lavora Margherita, che sembra voler raccontare un\u2019altra storia, sembra voler tracciare un solco insuperabile tra cinema e realt\u00e0, tra dimensione privata e sfera pubblica.<\/p>\n<p>Il personaggio interpretato da Moretti \u00e8 lontano dal mondo professionale della sorella. E questo \u00e8 un paradosso che d\u00e0 un valore aggiunto al film, proprio perch\u00e9 questa volta Moretti si \u201ctira fuori dal gioco\u201d, mette in scena un personaggio che non si impegna socialmente e civilmente nelle dinamiche della pellicola. L\u2019unico episodio \u00e8 quello della sequenza onirica a inizio film, dove Giovanni chiede alla sorella Margherita di \u00abrompere gli schemi\u00bb, ma allo spettatore resta il dubbio che sia una richiesta che il regista fa a s\u00e9 stesso, proprio come premessa per questo film che \u00e8 fortemente \u201cmorettiano\u201d nei temi, nei tempi e nei modi.<\/p>\n<p>L\u2019uso della camera che stringe sul primo piano con una musica di archi in sottofondo, con un montaggio che stacca improvvisamente altrove, su altre persone e in altri luoghi, \u00e8 la cifra stilistica inconfondibile, che rende quello di Moretti un cinema autoriale e autorevole, capace di sottoporre lo spettatore a notevoli sbalzi emotivi e sonore batoste morali, grazie anche a un uso sapiente di flashback, sequenze oniriche e mix di piani temporali che non confondono mai l\u2019occhio di chi guarda.<br \/>\nQui c\u2019\u00e8 anche da considerare che la scrittura rasenta la perfezione. Non c\u2019\u00e8 un personaggio che non sia scritto bene, complice anche l\u2019ottima prova di tutto, e sottolineo tutto, il cast. Persino la figlia e l\u2019ex marito di Margherita, che occupano una parte marginale, colpiscono al cuore, piacciono, sono efficaci. Margherita Buy \u00e8 semplicemente strepitosa, vera, quotidiana e sincera, mentre Nanni Moretti traccia il ritratto di un personaggio splendido, parco di parole ma che sa entrare subito in empatia con lo spettatore.<\/p>\n<p>La madre \u00e8 il personaggio pi\u00f9 vivo e pi\u00f9 vero del film, nonostante si stia lentamente spegnendo. Ex insegnante di latino al liceo classico (il Liceo \u201cEnnio Quirino Visconti\u201d di Roma), trova la propria dimensione ideale aiutando la nipote nelle versioni di latino.<br \/>\nCi\u00f2 che i due figli vivono negli ultimi giorni della madre \u00e8 qualcosa davvero noto a chi ci \u00e8 passato. La consapevolezza di quel che sta accadendo alla madre non nega a Margherita e Giovanni il merito di lasciarle vivere serenamente e dignitosamente gli ultimi giorni; i due figli metabolizzano, sanno, in una logica di \u201ccognizione del dolore\u201d di gaddiana memoria; ma non dicono nulla alla mamma. La riaccompagnano a casa, ritrovando loro stessi nella dimensione domestica, nell\u2019intimit\u00e0, proprio come Moretti fa con questo film, anche nella scelta degli abiti da mettere alla defunta, nella pacatezza dei toni, nel pudore con cui si raccontano e si mostrano anche i momenti pi\u00f9 drammatici, in un\u2019ottica cos\u00ec vicina a un\u2019austerit\u00e0 quasi dreyerana.<\/p>\n<p>Alla recensione che tenta di essere oggettiva stavolta devo aggiungere qualcosa di personale. La lotta professionale e personale, che i due protagonisti portano avanti, si accompagna al lento consumarsi della madre. Il fatto che abbia i giorni contati e che sia una ex insegnante me la rende molto pi\u00f9 vicina di quanto non accada normalmente con qualsiasi personaggio cinematografico. \u00abPer noi era una madre, prima che una professoressa. \u00c8 entrata nelle nostre vite per renderle migliori\u00bb sono le parole che una ex studentessa rivolge a Margherita, prima della scena finale, cos\u00ec controfattuale, sorprendente per la sua semplicit\u00e0 cos\u00ec lontana dalla banalit\u00e0, totalmente intrisa di poesia e carica di speranza.<\/p>\n<p>\u00c8 un film strepitoso, dolce, duro, poetico, sinfonico, difficile, sospeso, delicato, pregevole, ben fatto, mai ansioso, per nulla ricattatorio, raffinato e sublime. E sincero. Sincero da far male.<br \/>\nMoretti ci dice che le persone muoiono, ma non ci\u00f2 che sono state. Muoiono le persone, ma non il cinema.<br \/>\nTitoli di coda. E sperate che non si accendano subito le luci, per darvi il tempo di celare maldestramente le lacrime.\u00a0\u2022<\/p>\n<p><em>Nicola \u2018nimi\u2019 Cargnoni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38744\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_2.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"412\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_2.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_2-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_2-768x405.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/mia-madre_moretti_2-436x230.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MIA MADRE<\/strong><br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Nanni Moretti\u00a0\u2022\u00a0<strong>Soggetto:<\/strong> Gaia Manzini, Nanni Moretti, Valia Santella, Chiara Valerio\u00a0\u2022\u00a0<strong>Sceneggiatura:<\/strong> Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia Santella\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Clelio Benevento\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Arnaldo Catinari\u00a0\u2022\u00a0<strong>Suono in presa diretta:<\/strong> Alessandro Zanon\u00a0\u2022\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Valentina Taviani\u00a0\u2022\u00a0<strong>Scenografia:<\/strong> Paola Bizzarri\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Nanni Moretti, Domenico Procacci\u00a0\u2022\u00a0<strong>Interpreti:<\/strong> Margherita Buy (Margherita), John Turturro (Barry Huggins), Giulia Lazzarini (Ada), Nanni Moretti (Giovanni), Beatrice Mancini (Livia), Enrico Ianniello (Vittorio), Pietro Ragusa (Bruno), Tony Laudadio (produttore), Stefano Abbati (Federico), Anna Bellato (attrice), Davide Iacopini (impiegato Elgi), Lorenzo Gioielli (interprete), Tatiana Lepore (segretaria di edizione), Domenico Diele (Giorgio), Renato Scarpa (Luciano)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Sacher Film, Fandango, Rai Cinema, La Pacte, Arte France Cin\u00e9ma\u00a0\u2022\u00a0<strong>Distribuzione:<\/strong> 01 Distribution\u00a0\u2022\u00a0<strong>Paese:<\/strong> Italia, Francia\u00a0\u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2015\u00a0\u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 106&#8242;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>vedi anche:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34372\"><strong>La mia <em>mater \u00e0 penser<\/em><\/strong> a cura di Leonardo Persia<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nanni Moretti \u00e8 sempre meglio di come te lo aspetti In un racconto circolare e chiuso Moretti racconta del rapporto tra il cinema e la realt\u00e0, sullo sfondo di una storia personale che non si limita all\u2019autobiografia. 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