{"id":38850,"date":"2017-03-26T16:36:15","date_gmt":"2017-03-26T14:36:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=38850"},"modified":"2017-03-26T16:36:43","modified_gmt":"2017-03-26T14:36:43","slug":"pasolini-pasolini-contesti-urbani-nel-cinema-ieri-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=38850","title":{"rendered":"Da Pasolini a \u00abPasolini\u00bb. Contesti urbani nel cinema di ieri e oggi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38851\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/da-pasolini-a-pasolini-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p><strong>Da Pasolini a \u00abPasolini\u00bb. Contesti urbani nel cinema di ieri e oggi<\/strong><br \/>\na cura di Nicola Cargnoni<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;\"><em>\u00abOh Dio, che razza di posto \u00e8 mai questo?\u00bb<\/em><br \/>\nL\u2019incredulo Mac in <em>Greed<\/em>, regia di Erich Von Stroheim 1924<\/p>\n<p>Il presente articolo muove a partire da <em>L\u2019immagine della citt\u00e0 nel cinema<\/em>, volume di Sergio Bisciglia ed edito dalla barese Progedit nel 2013. Il testo del prof. Bisciglia traccia un\u2019accurata e minuziosa indagine sulla valenza che ha assunto il contesto urbano all\u2019interno della storia del cinema, facendo luce sulle varie correlazioni tra i plot narrativi, le psicologie dei personaggi e l\u2019ambiente dentro cui sono calati, seguendo una logica di \u201cdeterminismo ambientale\u201d, se cos\u00ec vogliamo chiamarlo, che fornisce una serie di interessanti spunti.<br \/>\nCi siamo divertiti a implementare quel lavoro provando a pescare alcuni film nel vastissimo panorama cinematografico, andando a recuperare alcuni vecchi lavori che mancano nel testo di partenza e aggiungendone di nuovi e pi\u00f9 recenti.<br \/>\nIl risultato \u00e8 eterogeneo, certamente non lineare, ma che d\u00e0 una chiara idea di come il cinema sia l\u2019arte pi\u00f9 dinamica nel creare nuovi contesti urbani, nel saper adattarsi a quelli gi\u00e0 esistenti e nell\u2019influire in maniera (pre)potente sull\u2019immaginario dello spettatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019incipit di \u00abI quattrocento colpi\u00bb (1) non si limita a fungere da <em>establishing shot<\/em>. Il carrello con cui Truffaut esplora Parigi \u00e8 molto di pi\u00f9: \u00e8 una visuale dal basso, e in un certo senso integrata, dell\u2019ambiente urbano in cui si svolger\u00e0 la narrazione del film.<br \/>\nLa Tour Eiffel rimane sullo sfondo, accennata, visibile soltanto per la sua parte superiore e a intermittenza, mentre in primo piano scorrono le immagini di enormi caseggiati popolari e vecchi opifici; fino a quando il carrello passer\u00e0 molto vicino alla torre, sfiorandola, senza per\u00f2 che il grandangolo riesca a contenerla per intero.<br \/>\nA mio avviso \u00e8 una splendida metafora della marginalit\u00e0 dei personaggi che Truffaut andr\u00e0 a tratteggiare nello sviluppo della pellicola.<\/p>\n<p>\u00c8 altres\u00ec innegabile l\u2019importanza che assume il contesto urbano, soprattutto a partire dagli anni in questione, che hanno investito il cinema italiano e francese, portando la macchina da presa sulla strada, tra le abitazioni, in mezzo al traffico, di fronte a persone reali.<br \/>\nIl teatro della vita non pu\u00f2 avere migliore scenografia del mondo reale, fermo restando che qualsiasi inquadratura \u00e8 comunque finzione, essendo il frutto di precise scelte, selezioni ed esclusioni. Ci\u00f2 che determina l\u2019inquadratura \u00e8, fondamentalmente, il fuoricampo.<\/p>\n<p>Ma il carrello iniziale di Truffaut rimane scolpito nella storia, in tutta la sua maestosit\u00e0 annunciata e poi solo sfiorata, contemplata e sognata. L\u2019essere parte del contesto urbano, l\u2019essere \u201cdentro\u201d, l\u2019essere integrati alla citt\u00e0 \u00e8 in netta contrapposizione con lo splendido finale che vedr\u00e0 Antoine (2), il piccolo protagonista, in una fuga verso l\u2019orizzonte, libero da quelle catene con cui la famiglia, il quartiere e la citt\u00e0 (intesa anche come istituzione) lo tenevano stretto.<\/p>\n<p>L\u2019azione dinamica del carrello che si muove tra le vie delle citt\u00e0, per\u00f2, non \u00e8 l\u2019unico punto di vista in movimento.<br \/>\nRiprendendo il concetto \u201cbaudleriano\u201d di <em>fl\u00e2neur<\/em> vengono subito alla mente i meravigliosi piani sequenza di Tarkovskij e Anghelopulos, talvolta vere e proprie inquadrature a 360\u00b0 che cercano in un certo senso di abbracciare l\u2019ambiente in cui si svolge l\u2019azione, in una sorta di cerchio infinito, che non preclude spazi all\u2019occhio dello spettatore, dando cos\u00ec l\u2019impressione che la macchina da presa stia passeggiando coi protagonisti.<br \/>\nOppure come non ricordare certo cinema che vive di nuovi linguaggi, spesso radicato in realt\u00e0 urbane, che fa del pedinamento e del piano sequenza gli elementi vincenti di un nuovo modo di raccontare le tensioni della societ\u00e0: a tal proposito viene naturale pensare al cinese Ming-Liang Tsai o al messicano Carlos Reygadas.<\/p>\n<p>Il presente articolo, invero molto essenziale, si presta a essere pi\u00f9 che altro un indice. Nella prima parte ho deciso di provare a proporre alcuni film che il testo <em>L\u2019immagine della citt\u00e0 nel cinema<\/em> non comprende, soprattutto a causa delle recentissime date di uscita, di poco antecedenti, contemporanee o addirittura successive all\u2019uscita del libro.<br \/>\nNella seconda parte parler\u00f2 di come si sono sviluppati alcuni film molto recenti che hanno visto come protagonista la periferia romana (e un paio d\u2019altre periferie italiane) partendo da un confronto con alcuni dei film di Pasolini e dei suoi \u00abragazzi di vita\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CAPITOLO I<br \/>\nI luoghi cinematografici<\/strong><\/p>\n<p><strong>I.a | Il punto di vista mobile: \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=25806\">Holy motors<\/a>\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019excursus parte dall\u2019ultimo lavoro (3) di Leos Carax. Il regista francese ci ha ormai abituati a un cinema del tutto visionario, votato all\u2019estetica, che tende essenzialmente a farsi manifesto di s\u00e9 stesso, in una strenua lotta per la sopravvivenza.<br \/>\n\u00c8 proprio il cinema l\u2019argomento principale di \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22456\">Holy motors<\/a>\u00bb. Monsieur Oscar (4) fa un lavoro molto particolare: passa da una vita all\u2019altra, interpretando ogni volta un personaggio diverso (o meglio: vivendo ogni volta nei panni di una persona diversa).<\/p>\n<p>Nei passaggi tra una situazione e l\u2019altra si muove su una Limousine guidata dalla fidata C\u00e9line. La Parigi in cui \u00e8 ambientato il film non \u00e8 sempre quella oleografica e stereotipata, ma dai finestrini dell\u2019automobile si possono intravedere molti dei quartieri della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Elemento essenziale anche ai fini della nostra ricerca \u00e8 la luce \u201cmalinconica\u201d e notturna, anche durante le ore del giorno, che rispecchia quel bisogno di dialogo che il regista ha di instaurare col pubblico.<br \/>\nLa citt\u00e0 non si limita a essere sfondo, ma \u201ccambia\u201d insieme a M. Oscar e diventa scenografia, si trasforma in un enorme palco \u201cvivente\u201d, vero e proprio teatro dei \u201csacri motori\u201d (mi piace pensare che essi siano le macchine da presa\u2026) che alimentano la scena in un caleidoscopico turbinio di vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I.b | La citt\u00e0 distopica: \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31345\">Her<\/a>\u00bb (5), ovvero l\u2019amore ai tempi delle <em>app<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ultimo film di Spike Jonze \u00e8 ambientato a Los Angeles, in un futuro non troppo distante, ma le riprese sono state effettuate a Shangai, riconoscibilissima proprio da alcune inquadrature che ne riproducono la <em>skyline<\/em>.<\/p>\n<p>In questo caso parlare di distopia \u00e8 un rischio: infatti la citt\u00e0, ordinata, pulita e per nulla caotica, potrebbe sembrare un ambiente ideale e non soggetto alle storture a cui la fantascienza ci ha abituati. \u00c8 lo spettatore a stabilire se la narrazione porta a considerare in maniera distopica o utopica un futuro in cui i software abbiano una volont\u00e0 propria.<\/p>\n<p>Il film, che infatti parla dell\u2019amore tra un uomo (6) e un software, prende in oggetto la dicotomia \u201cuomo-macchina\u201d, spogliandola per\u00f2 da quella volont\u00e0 di dominio che l\u2019umanit\u00e0 ha sull\u2019artefatto: una volont\u00e0 che percorre tutto il cinema di questo genere da \u00abMetropolis\u00bb (7) in poi.<br \/>\nLa citt\u00e0 non ha il sopravvento sulla scena n\u00e9, tantomeno, sui protagonisti: si mantiene su uno sfondo pastellato, quasi sfumato, pur restando parte integrante della scena. Shangai finge di essere Los Angeles e durante alcune inquadrature si possono scorgere alcune segnaletiche in cinese: questo anche per concretizzare l\u2019idea di come saranno le citt\u00e0 statunitensi nel futuro (8).<\/p>\n<p>Sta a noi decidere (o probabilmente illuderci di poter decidere) se si tratta di un futuro distopico o se la citt\u00e0 come la vediamo in \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31345\">Her<\/a>\u00bb, animata e abitata da esseri umani chiusi nei loro microcosmi individuali, \u00e8 un futuro auspicabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I.c | La doppia cultura del regista migrante: \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30208\">Cous Cous<\/a>\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Abdellatif Kechiche \u00e8 un regista tunisino, naturalizzato francese. Con \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30208\">Cous cous<\/a>\u00bb (9) \u00e8 riuscito a tratteggiare in maniera delicata e tragicomica le vicende di un portuale maghrebino, ultrasessantenne, che tenta di sfruttare le doti culinarie della ex moglie, un\u2019abile cuoca di <em>cous-cous<\/em>.<br \/>\nBeiji (10), infatti, si vede ridurre le ore di lavoro, quindi decide di sfruttare la propria abilit\u00e0 restaurando una vecchia imbarcazione, con l\u2019intenzione di trasformarla in un ristorante tipico di cucina tunisina, servendo il piatto forte della ex moglie.<\/p>\n<p>Con quest\u2019opera Kechiche rievoca le proprie origini e le proprie tradizioni, ambientandole nell\u2019industriosa Francia del sud, tra i cantieri navali nei pressi di Marsiglia, dando anche un ritmo piuttosto frenetico alla narrazione. Tra l\u2019altro Beiji vive con la nuova compagna nell\u2019albergo gestito dalla ex moglie, quindi la pellicola si dipana anche su forti contrasti tra culture di ieri e di oggi.<br \/>\nLa burocrazia francese sar\u00e0 l\u2019antagonista della tradizione arabo-maghrebina, dove lo sfondo portuale \u00e8 specchio e fonte di vita e di sostentamento, dato che il protagonista non riesce a immaginare un\u2019alternativa che sia lontana dalle imbarcazioni a cui ha dedicato la propria esistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I.d | Deambulazione notturna: \u00abLa notte\u00bb di Antonioni<\/strong><\/p>\n<p>La pellicola (11) di Antonioni del 1961 prosegue idealmente sulle tematiche di \u00abL\u2019avventura\u00bb (12), precedente lavoro del regista ferrarese che indaga sulle sfumature che caratterizzano le fragili e instabili relazioni umane dei suoi protagonisti.<br \/>\nAnche in \u00abLa notte\u00bb lo spettatore assiste a una crisi di coppia che si \u00e8 sviluppata e trascinata nel tempo e che trova il suo epilogo in una tragica nottata.<br \/>\nL\u2019arco narrativo va dal pomeriggio di un sabato all\u2019alba del giorno seguente, momento in cui Giovanni e Lidia (13) giungono all\u2019epilogo del loro matrimonio. L\u2019occhio indagatore di Antonioni accompagna Lidia nei vari momenti della sera e della notte: la presentazione dell\u2019ultimo libro del marito, i <em>parties<\/em> dell\u2019alta borghesia milanese, ma soprattutto i momenti in cui elabora la propria solitudine. \u00c8 in questi momenti che Lidia decide di vagare da sola per le strade di Milano.<\/p>\n<p>La notte non \u00e8 soltanto un elemento fisico, ma diventa un personaggio in grado di dare corpo a una cifra stilistica di estraniazione. Lidia assiste ad alcuni momenti che la rendono aliena, mentre il contesto urbano le diventa improvvisamente estraneo, distante dalla sua concezione di esso.<br \/>\nFino all\u2019alba, momento in cui il sole sorge a dare vita a una nuova giornata e, probabilmente, a una vita nuova per i due protagonisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I.e | Interno scatola dell\u2019esterno: \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4600\">Arca russa<\/a>\u00bb (14)<\/strong><\/p>\n<p>Il capolavoro di Sokurov \u00e8 pacificamente ascrivibile alla lista dei film pi\u00f9 belli, pi\u00f9 importanti e pi\u00f9 preziosi della storia del cinema.<br \/>\nIntanto perch\u00e9, tecnicamente, raggiunge un traguardo a cui gi\u00e0 ambiva l\u2019Hitchcock di \u00abNodo alla gola\u00bb (15), ovvero quello di girare un intero film con un unico piano sequenza.<\/p>\n<p>Il protagonista ci presta i suoi occhi e la sua voce fuoricampo, divenendo quindi personaggio e narratore. Per incanto si ritrova all\u2019interno dell\u2019Hermitage di San Pietroburgo, dove il percorso tra le sale diviene un viaggio nel tempo.<\/p>\n<p>Il Palazzo d\u2019inverno, quindi, subisce una metamorfosi che lo porta a essere, dall\u2019attuale museo che \u00e8, il luogo dove si rievocano personaggi e situazioni di un\u2019epoca passata.<br \/>\nSokurov quindi utilizza un importante simbolo di San Pietroburgo come teatro labirintico in cui venire a contatto con gli zar del passato, in un contesto meraviglioso di vita di corte e sfarzose feste da ballo. Oltre a essere una missione compiuta per quanto riguarda l\u2019integrit\u00e0 del piano sequenza, il film \u00e8 un vero e proprio capolavoro di dialoghi, costumi e nostalgiche rievocazioni storiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I.f | Il microcosmo urbano: \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9437\">Clerks<\/a>\u00bb e \u00abAlta fedelt\u00e0\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che non deve trarre in inganno di \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9437\">Clerks<\/a>\u00bb (16) \u00e8 il suo registro indubbiamente volgare che caratterizza le conversazioni dei protagonisti. La volgarit\u00e0, per\u00f2, non \u00e8 fine a s\u00e9 stessa, ma \u00e8 complementare al carattere dei personaggi, che vivono in un microcosmo chiuso, in un contesto urbano che si risolve in uno <em>shop<\/em> della periferia di una cittadina del New Jersey.<\/p>\n<p>Piccolo gioiello del cinema indipendente, \u00e8 avvalorato anche da una fotografia in bianco e nero che non \u00e8 soltanto una velleit\u00e0 autoriale: infatti, oltre ad avere l\u2019utilit\u00e0 di \u201cnascondere\u201d la luce artificiale (le riprese sono state fatte di notte nell\u2019emporio in cui lavorava il regista Kevin Smith), aiuta la narrazione a rimanere sospesa nel tempo, in un contesto di universalit\u00e0.<br \/>\nProtagonisti del film, infatti, sono gli spaccati di vita e le conversazioni, pi\u00f9 dei personaggi stessi.<\/p>\n<p>Un altro piccolo capolavoro ambientato in un negozio di periferia \u00e8 l\u2019inglese \u00abAlta fedelt\u00e0\u00bb (17), che si avvale della preziosa regia dell\u2019inglese Stephen Frears e di un cast che vede, tra gli altri, John Cusak e Jack Black.<br \/>\nIl soggetto della trama, tratto dall\u2019omonimo libro di Nick Hornby, si basa su un plot narrativo piuttosto classico, ovvero i travagli amorosi di una coppia piuttosto eterogenea: lui gestisce un piccolo (e quasi fallimentare) negozio di dischi in vinile, lei \u00e8 avvocato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 interessante della pellicola di Frears \u00e8 la variet\u00e0 di soggetti che si incontrano nel negozio del protagonista Rob e la quantit\u00e0 di situazioni che si materializzano nei pressi di quell\u2019angolo di strada di Chicago.<br \/>\nInfatti il film \u00e8 stato ambientato nella citt\u00e0 americana per esigenze di produzione, perch\u00e9 in realt\u00e0 l\u2019ambientazione originale del romanzo \u00e8 Londra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I.g | L\u2019hotel fuori dal mondo: \u00abGrand Budapest Hotel\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019eclettico regista Wes Anderson realizza questo film (18) ribaltando completamente i canoni di rappresentazione con cui l\u2019ambiente alberghiero \u00e8 sempre stato inquadrato.<br \/>\nAvvalendosi di un cast eccezionale, il regista ambienta la narrazione in un\u2019immaginaria Repubblica di Zubrowka; il \u00abGrand Budapest Hotel\u00bb, arroccato sulle montagne innevate di questo Stato, ne diviene il fulcro centrale, in un gioco psicologico che allo spettatore non permette di venire a conoscenza di altri posti di Zubrowka.<\/p>\n<p>L\u2019Hotel \u00e8 quindi luogo di incontri, furti, relazioni amorose e politiche; \u00e8 teatro di una immensa commedia umana dove si fronteggiano \u201cmaschere\u201d in grado di rappresentare l\u2019eterogeneit\u00e0 dell\u2019essere umano, in un lavoro che \u00e8 di fantasia ma che tende a rievocare fatti e situazioni di un passato comune.<br \/>\nIl protagonista, il portiere Zero (19), diviene simbolo di multietnicit\u00e0, anche grazie al colore della pelle e ai suoi tratti fisici poco definiti, che lo fanno sembrare ora sudamericeano, ora mediorientale, ora filippino. E in questo modo l\u2019Hotel, coloratissimo, decadente, immaginario e apparentemente isolato da tutto il resto, diviene splendida allegoria del mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I.h | Esistenze scosse: \u00abIl buio oltre la siepe\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Il film (il cui titolo originale \u00e8 \u00abTo Kill a Mockingbird\u00bb (20)) di Robert Mulligan, girato nel 1962, si ispira al clima di odio razziale che ha caratterizzato la temperie culturale nell\u2019Alabama degli anni Trenta.<br \/>\nIl titolo originale \u00e8 una metafora che in italiano viene tradotta con \u00abIl buio oltre la siepe\u00bb, proprio per indicare l\u2019assoluta impossibilit\u00e0 di conoscere anche ci\u00f2 che ci sta pi\u00f9 vicino.<br \/>\nIn una tranquilla cittadina dell\u2019Alabama \u2013 la tipica <em>small town<\/em> a forte caratterizzazione wasp \u2013 un uomo violento e dedito all\u2019alcool denuncia un negro con l\u2019accusa di aver violentato la figlia diciannovenne. Durante il processo, l\u2019avvocato Atticus Finch (21) riuscir\u00e0 a provare l\u2019innocenza del suo cliente Tom (22), ma il clima di tensione e ostilit\u00e0 porter\u00e0 a una condanna.<\/p>\n<p>Nel frattempo il padre della ragazza, che si scopre essere il reale violentatore, tenta di ammazzare Finch, che viene per\u00f2 salvato da un misterioso vicino di casa, da sempre e da tutti ritenuto un ritardato.<br \/>\nLa splendida metafora che utilizza la figura del padre violentatore e quella del misterioso vicino di casa che interviene a ristabilire il \u201cbene\u201d, \u00e8 speculare e simmetrica, funzionale a far s\u00ec che lo spettatore sia messo di fronte all\u2019imprevedibilit\u00e0 di ci\u00f2 che gli \u00e8 prossimo, ma che realmente non conosce a fondo, mentre risulta tutto pi\u00f9 semplice se si scaricano tensioni e colpe sul diverso (in questo caso l\u2019uomo di colore), vero e proprio capro espiatorio.<\/p>\n<p>L\u2019ambientazione urbana, composta da casette ordinate, giardini curati e organizzata su un sistema-mondo a misura d\u2019uomo e conforme ai principi tipicamente <em>wasp<\/em>, \u00e8 ben ripresa dal titolo italiano, dove la siepe \u00e8 un elemento che nell\u2019immaginario collettivo significa confine, ordine e familiarit\u00e0. Ma dietro di essa succedono cose che soltanto la sua apparenza, curata e domestica, pu\u00f2 nascondere: perfetta allegoria dell\u2019immagine della suburbe apparentemente conformista e idealizzata che il cinema Hollywoodiano ha sfruttato per molti decenni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Come gi\u00e0 emergeva dal testo di partenza (23), e come si pu\u00f2 notare dagli esempi proposti, l\u2019ambiente urbano \u2013 declinato in ogni sua componente \u2013 \u00e8 protagonista attivo e passivo della storia del cinema; talvolta \u00e8 uno sfondo silenzioso, pronto a contrastare con l\u2019umanit\u00e0 che vive in primo piano. Altre volte, invece, \u00e8 vero e proprio personaggio delle pellicole, propulsore dell\u2019idea e delle tematiche che il cineasta vuole trasmettere. Esistente o ricreato, reale o fittizio, caotico o conformista, il paesaggio urbano esce dal guscio della mera funzione scenografica, entrando nell\u2019immaginario dello spettatore, rievocando o trasmettendo sensazioni che, spesso, sono caratterizzanti della pellicola stessa.<br \/>\nOltre ai casi presi in esame, si possono citare lavori come \u00abElephant\u00bb (24) o \u00abParanoid Park\u00bb (25), entrambi diretti da Gus Van Sant, dove le tensioni e i turbamenti adolescenziali vengono presi in esame e proiettati su uno sfondo urbano desolante, dai colori poco vivaci e con una fotografia estraniante. Con una regia mai didascalica, mai compassionevole e mai accusatoria, ma quasi \u201cassente\u201d, che tende soltanto a mostrare proprio il tema dell&#8217; \u201celefante nella stanza\u201d.<br \/>\nLa periferia e i quartieri a maggioranza etnica assumono un\u2019enorme valenza in film come \u00abBronx\u00bb (26) o \u00abTraining day\u00bb (27). Ambientati sulle due opposte sponde statunitensi, sono entrambi romanzi di formazione. Mostrano protagonisti che diventano uomini ma a un prezzo veramente alto, mentre si confrontano e si scontrano con le realt\u00e0 dei ghetti di New York City e di Los Angeles.<br \/>\nMartin Scorsese per il suo \u00abHugo Cabret\u00bb (28) sceglie il tradizionale tema della stazione ferroviaria, unendo un\u2019ambientazione storica al plot narrativo che ci racconta come il regista americano immagina l\u2019epilogo della vita del grandissimo cineasta Georges M\u00e9li\u00e8s, in una Parigi degli anni Trenta.<\/p>\n<p>Un altro spunto pu\u00f2 arrivare dal suggestivo \u00abDogville\u00bb (29) del danese Lars Von Trier, caso che ci permette di poter parlare di un \u201cnon luogo\u201d a pieno titolo. L\u2019influenza del \u201cteatro epico\u201d teorizzato da Brecht si incontra con la regia tecnicamente perfetta, e sempre carica di tensioni contrastanti, del cineasta danese. La macchina da presa pedina la protagonista Grace (30) nel piccolo paese di Dogville, dove questa arriva dopo una fuga.<br \/>\nIl film \u00e8 girato su un palco, dove i perimetri delle abitazioni sono solo tratteggiati: lo spettatore assiste dunque alla scena in primo piano, ma anche a tutto quello che accade nelle abitazioni, dove la vita della gente continua, su uno sfondo indifferente e immaginato.<br \/>\nSta allo spettatore immaginare gli esterni e gli interni delle abitazioni, in un gioco di altissima psicologia e suggestione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CAPITOLO II<br \/>\nPeriferia romana, periferia italiana<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intuizione e il coraggio di Pasolini lo hanno portato a indagare le borgate romane considerandole a pieno titolo una \u201crealt\u00e0 altra\u201d negli anni del boom economico. Anni in cui le citt\u00e0 italiane si sono espanse, pi\u00f9 o meno legalmente, inglobando le piccole realt\u00e0 da cui erano circondate o creandone di nuove.<br \/>\nI film di Pasolini sono documenti storici assai utili e preziosi, in quanto si prestano a un\u2019attenta analisi di come era la periferia romana a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta.<br \/>\nRimanendo nell\u2019ambito del cosiddetto cinema d\u2019autore, \u00e8 interessante, quindi, provare a fare un rapido paragone tra quei film di elevato spessore storico e altri di pi\u00f9 recente natura, dando uno sguardo a come sono cambiati gli ambienti urbani e a come \u00e8 cambiato il modo di rappresentarli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II.a | Pasolini \u201cragazzo di vita\u201d: \u00abAccattone\u00bb (31) e \u00abMamma Roma\u00bb (32)<\/strong><\/p>\n<p>Il Pasolini cineasta esordisce nel 1961 e si ripete l\u2019anno successivo con due film che tentano, e ci riescono benissimo, di trasporre su pellicola i suoi romanzi \u00abRagazzi di vita\u00bb e \u00abUna vita violenta\u00bb.<br \/>\nNaturalmente non si tratta di una trasposizione letteraria, ma Pasolini vuole realizzare due film che possano contenere la forte carica simbolica e tragica che emerge dai due romanzi.<br \/>\nEntrambi i lavori cinematografici, infatti, hanno al centro della narrazione le vite del sottoproletariato romano; sebbene vi siano due protagonisti \u2013 Vittorio in \u00abAccattone\u00bb (33) ed Ettore in \u00abMamma Roma\u00bb (34) \u2013 il fulcro reale delle due opere \u00e8 la vita che si materializza attorno a loro, fino a diventare il vero e proprio personaggio principale.<br \/>\nLa morte di Vittorio e di Ettore, vista in una precisa ottica di tragedia greca, \u00e8 l\u2019unico modo per ottenere una redenzione, per potersi liberare da una condizione altrimenti immutabile e per suggellare la grandezza dell\u2019Uomo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che interessa a noi \u00e8 la realizzazione delle riprese in esterni, dove Pasolini ha sfruttato le periferie e le campagne attorno a Roma.<br \/>\nIl tentativo di rendere universale \u00abAccattone\u00bb ha portato Pasolini ad ambientare le vicende di Vittorio, e dei suoi scapestrati amici, in alcuni dei luoghi \u201csimbolo\u201d della periferia Romana, che all\u2019inizio degli anni Sessanta si presentava come un ambiente urbano pi\u00f9 verdeggiante, pi\u00f9 aperto e pi\u00f9 spazioso di oggi. Tra le altre location, si possono menzionare la via Portuense, il ponte Sant\u2019Angelo da cui Accatto\u2019 si tuffa, il ponte Testaccio nei cui pressi sono ormeggiate le barche su cui la giovent\u00f9 romana balla e si diverte, Centocelle, il Pigneto e il cimitero di Subiaco.<\/p>\n<p>\u00abMamma Roma\u00bb invece si \u201cmuove\u201d di meno e lo fa spesso di notte. Ma quando Roma Garofolo (35), la madre di Ettore, decide di abbandonare la vita da prostituta e di trasferirsi nella periferia romana per allestire un carretto di ortaggi, lo fa negli spazi compresi tra il quartiere Quadraro e il Parco degli Acquedotti, sul cui sfondo si pu\u00f2 cogliere spesso il profilo di una Roma in continua espansione e di una cementificazione che avanza inesorabile, quasi in sintonia con i toni da tragedia greca che caratterizzano la pellicola.<\/p>\n<p>La scenografia \u201cnon cercata\u201d, ma che \u00e8 \u201cvoluta\u201d, proprio in quanto reale e contemporanea al regista, evidenzia le esigenze di Pasolini che sullo sfondo del conflitto tra vita di borgata e vita borghese vuole mostrare un continuo divenire, una citt\u00e0 in itinere, un cambiamento ineluttabile e destinato a non fermarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II.b | Dieci anni dopo: \u00abBrutti, sporchi e cattivi\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Questo film (36) pu\u00f2 essere considerato indubbiamente uno dei maggiori capolavori di Ettore Scola. Tragicommedia farsesca diretta e interpretata in maniera impeccabile, la pellicola di Scola proietta le vicende di una famiglia di pugliesi immigrati a Roma sullo sfondo di una baraccopoli alla periferia romana.<br \/>\nGiacinto (37) \u00e8 l\u2019indiscusso protagonista di questa commedia grottesca che vuole mettere il dito nella piaga dei disagi sociali e civili dell\u2019espansione post-boom e delle sue sfaccettature pi\u00f9 traumatiche.<\/p>\n<p>Girato in una reale \u201ccorea\u201d di Roma, in alcuni momenti il film lascia intravedere un panorama dominato dal \u201ccupolone\u201d di San Pietro, simbolo di una civilt\u00e0 che \u00e8 tanto vicina nello spazio, quanto \u00e8 lontana culturalmente.<br \/>\nI paesaggi pasoliniani delle periferie in costruzione, che comunque danno una certa idea di ordine borghese e di progresso, vengono totalmente smentite e ribaltate da questa ambientazione surreale e paradossale, presa dalla realt\u00e0 e trasformata in \u201cteatro degli orrori\u201d in cui Scola mette in scena lo spettacolo delle maschere della societ\u00e0 italiana degli anni Settanta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II.c | La borgata oggi: \u00ab<a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=8911\">Et in terra pax<\/a>\u00bb (38)<\/strong><\/p>\n<p>Doppia regia (39) per quello che \u00e8 uno dei film italiani pi\u00f9 forti, intensi, disturbanti, rivelatori e angoscianti degli ultimi anni.<br \/>\nCon un budget di soli centomila euro, Botrugno e Coluccini ambientano la pellicola nella zona del Nuovo Corviale, un complesso residenziale soprannominato \u201cil serpentone\u201d dai romani, formato da due palazzi lunghi un chilometro ognuno, costruiti negli anni Settanta e che oggi versano in uno stato di totale degrado e fatiscenza.<br \/>\nSi torna dunque in via Portuense, dove il paesaggio di \u00abAccattone\u00bb \u00e8 decisamente mutato ed esasperato dalla massiccia cementificazione.<br \/>\nMoltissimi i temi pasoliniani in questione: la vita di borgata, i protagonisti che bighellonano e vivono \u201calla giornata\u201d, l\u2019importanza tutta espressionistica che il contesto urbano assume nella resa dei personaggi e il finale tragico, forte, violentissimo, dove solo l\u2019estremo rimedio \u00e8 occasione di elevamento dalla condizione e unica via per riportare \u201cla pace in terra\u201d annunciata gi\u00e0 dal titolo.<\/p>\n<p>Il film propone anche altri temi cinematografici ricorrenti: intanto si tratta di storie incrociate, a partire da Marco che \u00e8 un ex detenuto e che torna a spacciare, passando le sue giornate su una panchina che si affaccia sul Corviale.<br \/>\nFaustino, Massimo e Federico sono tre ragazzi che passano le proprie giornate nell\u2019insensatezza pi\u00f9 totale, bighellonando, facendo bravate, consumando droga; la m.d.p. li coglie alla perfezione, con una fotografia brillante, intensa e che accompagna alla perfezione l\u2019impatto emotivo sullo spettatore. Federico \u00e8 il pi\u00f9 pasoliniano dei personaggi: \u00e8 il leader del trio, \u00e8 il \u201cduro\u201d, eppure all\u2019insaputa dei suoi amici passa le notti in centro, a fornire prestazioni sessuali ad amici ricchi e facoltosi.<br \/>\nSonia \u00e8 una brava studentessa, ma per pagarsi gli studi \u00e8 costretta a lavorare come barista in una bisca clandestina, in un gioco delle parti che \u00e8 ironicamente tragico.<\/p>\n<p>Palazzi occupati abusivamente o semi abbandonati, spacciatori sulle panchine, stupri, difficile integrazione, mucchi di spazzatura: sono gli \u201cingredienti\u201d di un film irruento, che ti prende e ti accompagna all\u2019interno di un meccanismo di autodistruzione, senza intenti moralistici, ma soltanto con la voglia di raccontare, mostrare, \u201cfar vedere\u201d. Fino all\u2019ineluttabile e paradossale finale di purificazione, non necessariamente benefica, dove emerge una certa etica di Marco, lo spacciatore, il quale abbandona ogni proposito di ritorno alla legalit\u00e0 e finisce per sistemare, a modo suo, una situazione che nel frattempo aveva preso una piega tragica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II.d | Il Grande Raccordo Anulare, cerchio di storie (e) di vita<\/strong><\/p>\n<p>Il documentario (40) di Gianfranco Rosi ci offre una visione eterogenea e variegata degli ambienti urbani (e non) adiacenti al G.R.A. di Roma.<br \/>\n\u00abSacro GRA\u00bb infatti \u00e8 un film prezioso, girato senza l\u2019enfasi del commento o dell\u2019intervista, che si snoda su pi\u00f9 realt\u00e0 sociali e urbane, creando una stratificazione di generi e di umanit\u00e0 che \u00e8 quasi sempre lo specchio dell\u2019arredo urbano e del contesto in cui si svolge l\u2019azione.<\/p>\n<p>La struttura del film \u00e8 circolare proprio come il raccordo stradale e in realt\u00e0 ci mostra davvero poche inquadrature o panoramiche della strada, mentre il regista predilige focalizzare l\u2019attenzione sui protagonisti, in una sorta di logica di \u201cdeterminismo umano\u201d dove sono gli individui a \u201cfare l\u2019ambiente\u201d che li circonda.<br \/>\nCos\u00ec vediamo il paramedico che attraversa le notti romane a bordo dell\u2019ambulanza del pronto soccorso, in un\u2019ottica claustrofobica che \u00e8 per\u00f2 necessaria alla salvezza degli altri; oppure il nobile decaduto che mette il proprio palazzo a disposizione di convegni, feste e addirittura come teatro di posa per fotoromanzi; il pescatore di anguille che vive su una casa galleggiante che si trova sotto a un viadotto del raccordo anulare; la studentessa laureanda che vive intrappolata in un monolocale e passa intere giornate al computer mentre il padre petulante non smette di parlare un attimo; \u201cpoche finestre\u201d pi\u00f9 in l\u00e0 c\u2019\u00e8 la famiglia sudamericana che vive nella stessa (squallida, invero) palazzina popolare della studentessa.<br \/>\nCon alcuni curiosi intermezzi, che mostrano un gruppo di prostitute ai margini del GRA, alcuni fedeli che celebrano l\u2019apparizione della Madonna, gli addetti alla riesumazione di vecchie salme del cimitero Flaminio, Gianfranco Rosi accompagna lo spettatore in un viaggio di felliniana memoria, senza mai muoversi dal luogo in cui si trova, mostrando l\u2019infinita variet\u00e0 di realt\u00e0 urbane e umane che vivono \u201cai margini della citt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II.e | Da Pasolini a \u00abPasolini\u00bb (41): la non-immagine della citt\u00e0 nel cinema<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019operazione di Abel Ferrara poteva destare una certa curiosit\u00e0 per quanto riguarda un punto di vista \u201caltro\u201d su Pasolini; ma, come spesso accade quando la cultura statunitense cerca di indagare su quella europea, il risultato \u00e8 un pasticcio.<br \/>\nL\u2019incipit del film riprende l\u2019ultima intervista di Pier Paolo Pasolini, del 31 ottobre 1975, che parla di \u00abSal\u00f2\u00bb (42), film che in quei giorni veniva distribuito nelle sale accolto dall\u2019ovvio clamore dell\u2019opinione pubblica.<br \/>\nIl ritorno a casa, per quello che sar\u00e0 il suo ultimo giorno di vita, \u00e8 accompagnato dal pi\u00f9 classico degli <em>establishing shot<\/em>, con passaggio notturno dell\u2019automobile ai piedi del Colosseo e relativo riflesso di questo sui cristalli dell\u2019automobile.<\/p>\n<p>Dal punto di vista umano e artistico Ferrara conduce un lavoro che non \u00e8 certo da buttar via, anche se le aspettative per questo film rischiano di essere molto pi\u00f9 alte rispetto al reale riscontro che lo spettatore pu\u00f2 avere.<br \/>\nCi\u00f2 che manca \u00e8 proprio quella realt\u00e0 urbana in cui Pasolini era completamente calato, immerso. Ferrara ci mostra principalmente le contraddizioni tutte borghesi dell\u2019intellettuale antiborghese: la famiglia che vive nella morigeratezza, l\u2019appartamento ordinato e normalmente ammobiliato, l\u2019automobile sportiva che Pasolini amava possedere e guidare in barba a ogni sua invettiva contro i simboli del consumismo.<br \/>\nEppure i presupposti per mostrare la periferia delle borgate c\u2019erano tutti, a partire dalla cifra stilistica \u201cnotturna\u201d del regista americano. Ma gli unici sprazzi di realt\u00e0 urbana ci arrivano da una breve scena in cui Pasolini gioca a pallone con alcuni ragazzi. Quando la sera vaga con la sua Alfa Romeo, il paesaggio cittadino diventa quello anonimo, distante e freddo di un qualsiasi arredo urbano che funge soltanto da scenografia sgranata e impalpabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Conclusioni \u201cperiferiche\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La periferia romana ha attraversato buona parte del nostro cinema e continuer\u00e0 a farlo, anche perch\u00e9 fornisce infiniti spunti e spazi che ogni genere \u2013 dall\u2019autoriale alla commedia, dal giallo al drammatico \u2013 pu\u00f2 sfruttare a suo favore.<br \/>\nMa non \u00e8 un caso se alcuni dei migliori film italiani degli ultimi anni sono stati girati nelle periferie di alcune delle citt\u00e0 pi\u00f9 \u201cdifficili\u201d d\u2019Italia. e forse non \u00e8 nemmeno un caso che si tratti quasi sempre di esordi alla regia. Escludendo i \u201cfilm napoletani\u201d di cui si parla nel lavoro del collega, mi limito a citare tre opere che sono tra quelle che pi\u00f9 mi hanno colpito negli ultimi anni.<br \/>\n\u00abCorpo celeste\u00bb (43) \u00e8 l\u2019opera prima di Alice Rohrwacher che decide di ambientare a Reggio Calabria la storia di Marta: questa \u00e8 una ragazzina di 13 anni che si deve preparare alla cresima, e che \u00e8 tornata a vivere nella periferia della citt\u00e0 calabrese dopo dieci anni di vita in Svizzera. Il contesto urbano \u00e8 culturalmente e socialmente degradato e degradante. La fatiscenza dei luoghi \u00e8 il tetro contorno di una societ\u00e0 immobile, superstiziosa, che basa tutta la sua esistenza sull\u2019apparenza e sull\u2019ostentazione di una falsa religiosit\u00e0.<br \/>\nQuello di Marta \u00e8 un viaggio dantesco, durante il quale deve affrontare una societ\u00e0 chiusa, molto ignorante, guidata da dettami religiosi, ma a loro volta chiusi nel circolo vizioso della tradizione, pi\u00f9 che della fede, con un parroco che \u00e8 pi\u00f9 politico che uomo di chiesa.<br \/>\nPersonaggi vividi e terribili, donne radicalmente cattive, situazioni ed episodi frustranti sono i \u201clampi\u201d che illuminano il percorso che Marta fa verso la Cresima. L\u2019incontro con un prete folle e il finale di vera redenzione epifanica sono l\u2019apice di un lavoro che la Rohrwacher esegue magistralmente.<br \/>\nIl tutto nella cornice della periferia calabrese, nell\u2019ottica pasoliniana di vite costrette a subire il proprio destino, pi\u00f9 che viverlo.<\/p>\n<p>Un altro esordio \u00e8 quello di Daniele Cipr\u00ec, che realizza \u00ab\u00c8 stato il figlio\u00bb (44) dopo la fine del sodalizio artistico con l\u2019amico Franco Maresco.<br \/>\nLa prima curiosit\u00e0, invero inerente anche al discorso in atto, \u00e8 che soggetto e sceneggiatura prevedono l\u2019ambientazione a Palermo, ma nella realt\u00e0 le riprese sono state effettuate a Brindisi, anche (e soprattutto) grazie al supporto della Apulia Film Commission.<br \/>\nIl film \u00e8 una commedia grottesca e scompaginata che rimane fedele ai canoni artistici a cui la coppia Cipr\u00ec-Maresco ci aveva abituati.<br \/>\n\u00c8 la storia di una famiglia che subisce un lutto tremendo, ovvero la morte della figlia pi\u00f9 piccola, colpita da un proiettile vagante durante una sparatoria tra bande rivali. Il contesto urbano \u00e8 la periferia palermitana, riprodotta in maniera assai veritiera tra i palazzoni dei quartieri Bozzano e Paradiso a Brindisi.<br \/>\nI protagonisti, capeggiati da uno straordinario Toni Servillo, sembrano essere intrappolati nel contesto urbano in cui si svolge l\u2019azione: un agglomerato di edifici e strade che emanano un senso di desolazione, di immobilismo e di ineluttabilit\u00e0 e che paiono voler fagocitare i protagonisti per annullare l\u2019individuo e uniformarlo alla societ\u00e0 distorta.<\/p>\n<p>Scontro generazionale e identit\u00e0 di genere caratterizzano, invece, il piccolo gioiello di Sebastiano Riso, che esordisce con l\u2019eccezionale opera prima \u00abPi\u00f9 buio di mezzanotte\u00bb (45).<\/p>\n<p>Ispirandosi alla reale storia dell\u2019adolescenza di Davide Cordova, una drag queen catanese che oggi vive a Roma, il regista ambienta la propria opera tra i vicoli che si districano attorno al centro storico della citt\u00e0 siciliana.<br \/>\nL\u2019ambiente urbano \u00e8 fotografato in maniera opprimente, quasi sempre sotto una luce notturna, quasi a volerlo rendere specchio della mentalit\u00e0 e delle barriere con cui Davide si \u00e8 dovuto scontrare in quegli anni Novanta che hanno visto la sua adolescenza travagliata farsi largo tra crisi di identit\u00e0 di genere e scontri con un padre ottuso e oppressivo.<br \/>\nUn film moralmente violento, dunque, dove Davide affronta il proprio percorso. Il protagonista perde la propria purezza, cerca di modellare il proprio corpo adattandosi a quella ricerca di identit\u00e0 che lo sconvolge.<\/p>\n<p>Gli amici di Davide compongono un eterogeneo mix di personalit\u00e0, che per\u00f2 restano sempre ai margini della societ\u00e0 (e dell\u2019inquadratura, appunto): sono \u201cbelle anime\u201d intrappolate in un corpo non loro, che portano addosso qualcosa che stroppia, rendendole irrimediabilmente diverse e incapaci di integrarsi in una societ\u00e0 che le guarda storto; questo senso di intrappolamento si materializza con l\u2019ambiente dei vicoli di Catania by night che ci mostra quella fetta di umanit\u00e0 che (soltanto) di giorno disprezza i nostri protagonisti, salvo poi andare a cercarli per un po\u2019 di compagnia notturna; l\u2019adolescenza e l\u2019omosessualit\u00e0 sono viste come mali da curare, mentre la figura di Davide rappresenta l\u2019adolescente da normalizzare, in un contesto urbano e culturale che appiattisce e annulla chi non si ribella a esso.\u00a0\u2022<\/p>\n<p><em>Nicola Cargnoni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">+ + +<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><strong>(1)<\/strong> Un film di Fran\u00e7ois Truffaut. Con Jean-Pierre L\u00e9aud, Albert R\u00e9my, Claire Maurier, Patrick Auffay, Georges Flamant. Titolo originale <em>Les 400 coups<\/em>. Drammatico, b\/n, durata 93 min. \u2013 Francia 1959.<\/p>\n<p><strong>(2)<\/strong> Interpretato da Jean-Pierre L\u00e9aud.<\/p>\n<p><strong>(3)<\/strong> Un film di Leos Carax. Con Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendes, Kylie Minogue, Elise Lhomeau. durata 110 min. \u2013 Francia, Germania 2012.<\/p>\n<p><strong>(4)<\/strong> Interpretato da Denis Lavant.<\/p>\n<p><strong>(5)<\/strong> Un film di Spike Jonze. Con Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde. Titolo originale <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=31345\"><em>Her<\/em><\/a>. durata 126 min. \u2013 USA 2013.<\/p>\n<p><strong>(6)<\/strong> Interpretato da Joaquin Phoenix.<\/p>\n<p><strong>(7)<\/strong> Un film di Fritz Lang. Con Gustav Fr\u00f6hlich, Brigitte Helm, Alfred Abel, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp. Fantastico, b\/n durata 180 min. \u2013 Germania 1927.<\/p>\n<p><strong>(8)<\/strong> Questo particolare \u00e8 confermato per stessa ammissione del regista.<\/p>\n<p><strong>(9)<\/strong> Un film di Abdel Kechiche. Con Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraou\u00efa Marzouk. Titolo originale <em>La Graine et le Mulet<\/em>. Drammatico, durata 151 min. \u2013 Francia 2007.<\/p>\n<p><strong>(10)<\/strong> Interpretato da Habib Boufares.<\/p>\n<p><strong>(11)<\/strong> <em>La Notte<\/em>: un film di Michelangelo Antonioni. Con Monica Vitti, Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Rosy Mazzacurati, Bernhard Wicki. Drammatico, b\/n durata 122&#8242; min. \u2013 Italia 1961.<\/p>\n<p><strong>(12)<\/strong> Un film di Michelangelo Antonioni. Con Gabriele Ferzetti, Monica Vitti, Lea Massari, Renzo Ricci, Dominique Blanchar. Drammatico, b\/n durata 140 min. \u2013 Italia 1960.<\/p>\n<p><strong>(13)<\/strong> Interpretati da Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau.<\/p>\n<p><strong>(14)<\/strong> Un film di Aleksandr Sokurov. Con Maria Kzsnetsova, Leonid Mozgovoy, Alexander Chaban, Sergej Dreiden. Titolo originale <em>Russki Kovcheg \u2013 Russian Ark<\/em>. Storico, durata 96 min. \u2013 Russia, Germania 2002.<\/p>\n<p><strong>(15)<\/strong> Un film di Alfred Hitchcock. Con James Stewart, Farley Granger, John Dall, Cedric Hardwicke, Constance Collier. Titolo originale <em>Rope<\/em>. Giallo, durata 80 min. \u2013 USA 1948.<\/p>\n<p><strong>(16)<\/strong> Un film di Kevin Smith. Con Brian O&#8217;Halloran, Jeff Anderson, Marilyn Ghigliotti, Lisa Spoonauer, Kevin Smith. Titolo originale <em>Clerks<\/em>. Commedia, durata 90 min. \u2013 USA 1994.<\/p>\n<p><strong>(17)<\/strong> Un film di Stephen Frears. Con John Cusack, Iben Hjejle, Todd Louiso, Jack Black, Lisa Bonet. Titolo originale <em>High Fidelity<\/em>. Commedia, durata 113 min. \u2013 USA 2000.<\/p>\n<p><strong>(18)<\/strong> Un film di Wes Anderson. Con Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe. Titolo originale <em>The Grand Budapest Hotel<\/em>. Commedia, durata 100 min. \u2013 USA 2014.<\/p>\n<p><strong>(19)<\/strong> Interpretato da Tony Revolori.<\/p>\n<p><strong>(20)<\/strong> Un film di Robert Mulligan. Con Frank Overton, Gregory Peck, Paul Fix, Brock Peters, Mary Badham. Titolo originale <em>To Kill a Mockingbird<\/em>. Drammatico, Ratings: Kids+16, b\/n durata 129&#8242; min. \u2013 USA 1962.<\/p>\n<p><strong>(21)<\/strong> Interpretato da Gregory Peck.<\/p>\n<p><strong>(22)<\/strong> Interpretato da Brock Peters.<\/p>\n<p><strong>(23)<\/strong> Bisciglia Sergio, <em>L\u2019immagine della citt\u00e0 nel cinema<\/em>, Progedit editore, Bari 2013.<\/p>\n<p><strong>(24)<\/strong> Un film di Gus Van Sant. Con Eric Deulen, Alex Frost, Elias McConnell, Timothy Bottoms, Matt Malloy. Drammatico, durata 81 min. \u2013 USA 2003.<\/p>\n<p><strong>(25)<\/strong> Un film di Gus Van Sant. Con Gabe Nevins, Daniel Liu, Jake Miller, Taylor Momsen, Lauren Mc Kinney. Thriller, durata 90 min. \u2013 Francia, USA 2007.<\/p>\n<p><strong>(26)<\/strong> Un film di Robert De Niro. Con Robert De Niro, Chazz Palminteri, Lillo Brancato, Francis Capra, Joe Pesci. Titolo originale <em>A Bronx Tale<\/em>. Drammatico, durata 121 min. \u2013 USA 1993.<\/p>\n<p><strong>(27)<\/strong> Un film di Antoine Fuqua. Con Denzel Washington, Ethan Hawke, Scott Glenn, Tom Berenger, Snoop Doggy Dogg. Thriller, b\/n durata 123 min. \u2013 USA 2001.<\/p>\n<p><strong>(28)<\/strong> Un film di Martin Scorsese. Con Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone. Avventura, durata 125 min. \u2013 USA 2011.<\/p>\n<p><strong>(29)<\/strong> Un film di Lars von Trier. Con Nicole Kidman, Stellan Skarsg\u00e5rd, Siobhan Fallon, Chlo\u00eb Sevigny, Patricia Clarkson. Drammatico, durata 165 min. \u2013 Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia 2003.<\/p>\n<p><strong>(30)<\/strong> Interpretata da Nicole Kidman.<\/p>\n<p><strong>(31)<\/strong> Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Franca Pasut, Adriana Asti, Silvana Corsini, Paola Guidi. Drammatico, b\/n durata 120 min. \u2013 Italia 1961.<\/p>\n<p><strong>(32)<\/strong> Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Anna Magnani, Franco Citti, Ettore Garofalo, Lamberto Maggiorani, Silvana Corsini. Drammatico, b\/n durata 114 min. \u2013 Italia 1962.<\/p>\n<p><strong>(33)<\/strong> Interpretato da Franco Citti.<\/p>\n<p><strong>(34)<\/strong> Interpretato da Ettore Garofolo.<\/p>\n<p><strong>(35)<\/strong> Interpretata da Anna Magnani.<\/p>\n<p><strong>(36)<\/strong> <em>Brutti, sporchi e cattivi<\/em>: un film di Ettore Scola. Con Nino Manfredi, Marcella Michelangeli, Marcella Battisti, Francesco Crescimone, Silvia Ferluga. Commedia, durata 115 min. \u2013 Italia 1976.<\/p>\n<p><strong>(37)<\/strong> Interpretato da Nino Manfredi.<\/p>\n<p><strong>(38)<\/strong> Un film di Matteo Botrugno, Daniele Coluccini. Con Maurizio Tesei, Ughetta d&#8217;Onorascenzo, Michele Botrugno, Fabio Gomiero, Germano Gentile. Drammatico, durata 89 min. \u2013 Italia 2010.<\/p>\n<p><strong>(39)<\/strong> Matteo Botrugno e Daniele Coluccini.<\/p>\n<p><strong>(40)<\/strong> <em>Sacro GRA<\/em>: un film di Gianfranco Rosi. Documentario, durata 93 min. \u2013 Italia 2013.<\/p>\n<p><strong>(41)<\/strong> Un film di Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti. Biografico, durata 86 min. \u2013 Belgio, Italia, Francia 2014.<\/p>\n<p><strong>(42)<\/strong> Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Caterina Boratto, Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Umberto P. Quintavalle, Elsa De Giorgi, Anna Recchimuzzi. Drammatico, durata 116 min. \u2013 Italia, Francia 1975.<\/p>\n<p><strong>(43)<\/strong> Un film di Alice Rohrwacher. Con Yle Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri. Drammatico, durata 98 min. \u2013 Italia 2011.<\/p>\n<p><strong>(44)<\/strong> Un film di Daniele Cipr\u00ec. Con Toni Servillo, Giselda Volodi, Alfredo Castro, Fabrizio Falco, Aurora Quattrocchi. Drammatico, durata 90 min. \u2013 Italia 2012.<\/p>\n<p><strong>(45)<\/strong> Un film di Sebastiano Riso. Con Davide Capone, Vincenzo Amato, Lucia Sardo, Pippo Delbono, Micaela Ramazzotti. Drammatico, durata 94 min. \u2013 Italia 2014.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Pasolini a \u00abPasolini\u00bb. 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