{"id":39244,"date":"2017-07-10T11:00:39","date_gmt":"2017-07-10T09:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39244"},"modified":"2017-07-10T11:04:44","modified_gmt":"2017-07-10T09:04:44","slug":"unacqua-strana-signo-das-tetas-frederico-machado","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39244","title":{"rendered":"Un&#8217;acqua strana. \u201cO Signo das Tetas\u201d di Frederico Machado"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39245\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><strong>Un&#8217;acqua strana.<\/strong><br \/>\n<strong><em> O Signo das Tetas<\/em> di Frederico Machado<\/strong><br \/>\na cura di Leonardo Persia<\/p><\/blockquote>\n<p>Un film straziante, cupo, teso, <em>thriller<\/em> dell\u2019anima, sorprendente, fuori dagli schemi e dalle mode, una scossa tellurica di cinema, irrorato d\u2019acqua strana, esce in dvd. Il 22 luglio, a poco pi\u00f9 di un anno dall\u2019uscita sugli schermi brasiliani, e sempre in patria. Il mercato \u00e8 libero (soltanto quello), vogliamo approfittarne con un click? <em>O Signo das Tetas<\/em>, film uno e trino, diversamente tridimensionale, va visto, meditato e conservato. Immaginate uno sguardo sulle cose, mai freddo e neppure caldo, che possieda la rara facolt\u00e0 di evidenziare tutto di una situazione, di un soggetto, senza l\u2019ingombro di pregiudizi (negativi o positivi che siano), di dettagli o censure di tipo affettivo, di scelte e ossessioni personali, di <em>realismo<\/em>. Il cinema di Frederico Machado si muove in una direzione multipla che, se non \u00e8 completamente inafferrabile, di certo possiede l\u2019evidenza (e non semplicemente il sottotesto) di pi\u00f9 divergenti, opposti (forse complementari?) plurivoci enunciati.<\/p>\n<p>\u00c8 il secondo tassello della <em>trindade dantesca<\/em> inaugurata quattro anni fa con <em>O Exerc\u00edcio do Caos<\/em>, furioso intrico nella foresta mentale di sei personaggi (tre ragazze in simbiosi, il fantasma della madre, il padre carnefice vittima, un <em>capataz<\/em> che forse \u00e8 solo il doppio di tutti). A dicembre, a concludere la trilogia, inizieranno le riprese di <em>As \u00d3rbitas da \u00c1gua<\/em>. L\u2019acqua circola come il sangue in questa dolorifica trinit\u00e0 di acque materne (le stesse di cui si dice nella didascalia iniziale, opera del padre del regista, il grande poeta Nauro Machado, apparizione magica del film, poco prima della sua scomparsa). Nel frattempo, il regista ha iniziato un altro trittico con <em>A Lamparina da Aurora<\/em>, vincitore all\u2019ultimo festival di Tiradentes, \u00e8 intento alla post-produzione di <em>Filme Pol\u00edtico<\/em>, e per il 2018 sono previsti altri due titoli: uno da girarsi in Argentina, l\u2019altro sul padre poeta (autrice di versi pure la madre del regista, Arlete Nogueira da Cruz).<\/p>\n<p>Titolare, a S\u00e3o Lu\u00eds do Maranh\u00e3o, di una scuola di cinema, la <a href=\"http:\/\/www.lumefilmes.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lume Filmes<\/a>, che insegna a guardare il cinema, poi a discuterlo, a farlo e distribuirlo, con pochi mezzi e grande passione mai fanatica, Machado \u00e8 un cineasta cinefilo con un\u2019infinit\u00e0 di amori che destruttura e ricompone a suo modo. Il primo film, dedicato a Robert Bresson, era pi\u00f9 Lynch post-<em>Strade perdute<\/em> e Stanley Kubrick di <em>Shining<\/em>, e tuttavia le mani bressoniane vi avevano un inquieto posto in sintonia con l\u2019anima: pi\u00f9 pronte a incontrare la disgrazia che la Grazia, come invece avveniva nei film del regista francese. Tuttavia non \u00e8 dato sapere, in genere, dove cominci l\u2019una e finisca l\u2019altra. Parimenti al film precedente, anche <em>O Signo das Tetas<\/em> \u00e8 diviso in tre parti pi\u00f9 prologo, senza avere una singola attribuzione di uno dei regni ultraterreni di Dante: \u00e8, tutto insieme, Inferno, Paradiso, Purgatorio. L\u2019interna tripartizione (<em>Signo, Hidropsia, Tetas<\/em>) nemmeno ha rigidi steccati. L\u2019<em>Hidropsia<\/em>, la vista sull\u2019acqua (materna), \u00e8 presente anche in <em>Tetas<\/em> e viceversa. Di segni, segnali, marchi e ferite, forse anche qualche <em>Signo<\/em> del destino, le intere tre parti abbondano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39249\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-1.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-1.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-1-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-1-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A dire il vero, Machado abbatte ogni confine persino tra reale, immaginato, sognato, tra tempo mentale e tempo storico e cronologico, tra il tempo di un uomo-isola e quello della massa isolata, in Brasile e altrove. L\u2019abissale solitudine del protagonista fa sterzare il suo cinema, gi\u00e0 molto introspettivo nel precedente segmento, in una direzione ancor pi\u00f9 intima, biologicamente <em>interiore<\/em>. Qui aumenta i personaggi, che per\u00f2 costituiscono appena una comparsa rispetto alla consistenza di quello principale, un uomo senza nome (il drammaturgo Lauande Aires, plumbeo, infantile, <em>solo<\/em>, anche autore dei testi letti), che torna nel villaggio natale, dove molti anni prima aveva abbandonato la famiglia e soprattutto la madre.<\/p>\n<p>Non ci si pu\u00f2 bagnare due volte nello stesso fiume di ricordi. E nella stesse acque contenute nell\u2019amnio: per tornare all\u2019utero, all\u2019essere prima di essere (altro). L\u2019uomo si tuffa lo stesso e pare annegare, poi si corica sull\u2019acqua e sulla pietra come un crocifisso. Il film \u00e8 altres\u00ec un <em>Signo da Cruz<\/em>, formato da elementi verticali e orizzontali, maschili e femminili, segni e sogni religiosi che l\u2019autore spiana in sentieri perduti. L\u2019elevazione \u00e8 rappresentata da pali della luce che sembrano croci, altari, candele, crocifissi (sia pure mutilati), campane e campanili (con cordame simile a un cappio dove infilare la testa per impiccarsi), fuochi nel cielo, artificiali e naturali, abiti sacerdotali, nude divinit\u00e0, una preghiera invocata tra lacrime, saliva e muco.<\/p>\n<p>I colori sono l\u2019azzurro del cielo e il rosso del fuoco interiore, dell\u2019Inferno, verticalit\u00e0 in alto e in basso. Il colore della terra, il giallo, \u00e8 la tinta del furgone guidato dall\u2019uomo, che si arresta a inizio strada, mentre torna nella casa materna, nell\u2019illusione di ritrovare s\u00e9 stesso, perduto da quando la madre \u00e8 morta. Le riprese di lui alla guida sono mosse a dir poco, traducono i suoi nervi scoperti. O forse \u00e8 la grazia\/disgrazia che si muove dove vuole, come una camera senza guida, occhio meccanico impassibile. Dopodich\u00e9 per lui viene steso un orizzonte di sentieri e binari, solidi e liquidi, attraversato da bici, moto, canoe, treni merci, carretti trainati da asini, tacchi che si staccano dalle scarpe a forza di andare su e gi\u00f9. I sentieri conducono a casa, ma sembrano quelli de <em>Il mago di Oz<\/em>: gli stessi di chi ha invece perduto <em>casa<\/em>, nell\u2019accezione piena, letterale e figurata, del termine. All\u2019uomo manca l\u2019habitat interiore, rappresentato, a inizio film, da quel materasso bucherellato rasoterra che la madre srotol\u00f2 amorevole per lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39250\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-2.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-2.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-2-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-2-436x273.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 Dorothy, versione adulta e maschile, piuttosto <em>triste solitario y final<\/em>, alla ricerca di chi pu\u00f2 aiutarlo a trovare la strada. Incontra subito, come fossero spaventapasseri, uomo di latta e leone fifone messi insieme, un vecchio trainato sul carretto da un asino. \u00abSono fermo, in mezzo alla strada, ad aspettare il figlio.\u00bb L\u2019uomo \u00e8 immobilizzato, ha paura, spaventa. Servo di dio, oppure del diavolo, <em>orix\u00e1<\/em> dei crocicchi tipo Exu, con qualche battuta fuori sincrono (e fuori sincrono diegetico spesso sono allo stesso modo le immagini, folgorazioni venute chiss\u00e0 da quale iperuranio individuale e collettivo). Il <em>padre<\/em> simbolico benedice il figlio, lo invita ad accontentarsi della propria cecit\u00e0, (non) gli indica la via. Lui affitta una stanza a trenta <em>reais<\/em>, accompagnata per tutto il corso del film da un rumor d\u2019acque, scintillio di cristalli del tempo, che non sappiamo se suono <em>intra<\/em> o <em>extra<\/em>, dentro o fuori lo spazio mentale di lui. Che parla con la voce fuoricampo, ma giusto due parole, per poi arrestarsi come il furgone.<\/p>\n<p>Uscendo e peregrinando fuori, avr\u00e0 altri incontri. In una balera-bordello, conosce una donna che gli si offre (a pagamento). Dal fiume amniotico, centrale nella vita dell\u2019uomo e nella struttura del film, Spirito Santo\/Cinema, sorgono altre tre donne, insieme a riti tra il nostalgico, il religioso e il sessuale (anche vagamente sado-maso) celebrati insieme a lui, rasato tipo bonzo. O forse, estremismo della <em>saudade<\/em>, come neonato intettuto. Con un bimbo scambia due chiacchiere sul tempo che passa e tutto muta. Dopo aver partecipato alle feste carnescialesche del luogo, si ubriaca e qualcuno lo riporta a casa. Prima, qualcun altro, lo aveva scortato in moto. Nel frattempo, parla con la madre, sogna la madre, vede la madre, prega la madre. Confondendola con la Vergine Maria, in un angolo attorno al fiume che sembra un deserto. Al momento di ripartire, beve avidamente un bicchiere di latte. E, dopo i titoli i coda, eccolo ancora steso, tra gli sbuffi visivi degli strati d\u2019aria rifrangenti, a dormire il solito sonno inquieto, tornando da dove \u00e8 venuto. \u00abDa lontano, da molto lontano.\u00bb Forse ha ucciso la prostituta.<\/p>\n<p>Un viaggio senza esito, dunque. N\u00e9 natura (di fiume e vegetazione, di alberi e frutti, di sesso) n\u00e9 cultura (preghiera, religione, festa, balli e carnevale, un <em>livre de chevet<\/em> con frasi sulla mamma) alleviano i tormenti del protagonista. Dalle campane-cultura che lo impiccano, il montaggio lo trascina al fiume-natura mulinellante che lo affoga. I luoghi attraversati diventano un esclusivo riflesso di lei dopo che il ricordo dei suoi seni, il primo della sua vita, gli si \u00e8 incistato nel cuore perennemente in inverno. I capezzoli diventano occhi che vedono oltre, lo conducono oltre, in una sfera magica al di sopra della terra. La terra non pu\u00f2 esserne all\u2019altezza. E tuttavia sono pure occhi ciechi, occhi non occhi, che impediscono all\u2019uomo di ambientarsi, di socializzare, di amare, di capire, di vivere e di vedere. Tutto il film \u00e8 la descrizione di un\u2019agonia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39251\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-3.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-3.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-3-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-3-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-3-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Soprattutto gli occhi-<em>tetas<\/em> giudicano, intromessi negli occhi degli altri, nei seni degli altri. La macchina da presa stringe sul capezzolo sinistro dell\u2019uomo, forse a volerne sottolineare l\u2019incompletezza (privo di braccio sinistro \u00e8 pure il crocifisso sopra il letto dove l\u2019uomo dorme). Si intristisce il suo sguardo sul reggiseno rosso della ballerina prostituta, si mostra indecifrabile quando osserva (turbato?) il corpo di un bambino, introdotto da un insistito primo piano del piccolo petto adolescente. La mammella della donna della balera apparir\u00e0 all\u2019improvviso ricoperta di sangue. L\u2019ha morsa? accoltellata? l\u2019ha censurata? Si tratta di un\u2019immagine vera? immaginata? C\u2019\u00e8 stato un omicidio (femminicidio)? O ha messo a tacere la <em>donna<\/em>, la voce del sesso (l\u2019immagine \u00e8 preceduta da un agitato rifiuto delle tre vestali idriche) per sublimare i propri tormenti nell\u2019idealit\u00e0 della Vergine? Bu\u00f1uelianamente, per\u00f2, come si \u00e8 detto, l\u2019elevazione spirituale dei sensi non gli toglie l\u2019inquietudine e la voglia smodata di latte (in altro momento, divora un mango, con altrettanta voracit\u00e0 indicativa d\u2019altre voglie).<\/p>\n<p>Ellittico e a-cronologico, il regista confonde le acque, non solo quelle della madre. Assai arduo tentare di descrivere la trama del film, apparentemente semplice, senza storia forte, appunto <em>orizzontale<\/em>. La parola ambiguit\u00e0 \u00e8 abusata in ogni contesto e tanto pi\u00f9 quando si parla di cinema. Machado compie per\u00f2 il miracolo di fare dell\u2019ambiguit\u00e0 un segno ulteriore, lontano dall\u2019idea codificata che ci siamo fatti del falso, del doppio e del poco chiaro. Siamo dinanzi a una cripticit\u00e0 che attiene pi\u00f9 alla vita e agli esseri umani in generale che non a un testo conchiuso per quanto aperto possa risultare. Da Bresson, il giovane autore ha imparato a far interagire omissioni e dettagli, a concentrarsi su pochi elementi, esporre pochissima narrazione, scrivere dialoghi appena pronunciati. Il risultato diventa perci\u00f2 straricco di segni.<\/p>\n<p>Possiamo allora individuare (almeno) tre film in <em>O Signo das Tetas<\/em>, intrecciati tra loro, ognuno sconfinante nell\u2019altro. Il primo, la storia di un uomo senza pi\u00f9 riferimenti: la madre di cui sente la mancanza \u00e8 la metafora di un mondo non pi\u00f9 umano, perduto per sempre. Cerca di stabilire rapporti con gli altri, ma invano. Persino le cose pi\u00f9 naturali, in tale sconforto, appaiono distanti, mute. Il secondo ci dice di un uomo distrutto dal complesso di Edipo. La madre, avendolo legato a s\u00e9 per sempre, gli ha impedito qualsiasi rapporto reale con gli altri, donne soprattutto. Conseguentemente, l\u2019uomo ha pulsioni sadiche e ossessive e finisce per arrivare all\u2019omicidio. L\u2019ultimo film, immesso in un tempo dell\u2019inconscio collettivo, ci mostra il passaggio che porta a sublimare la morte in religione. Le tre vestali sono pagane dee mammarie della fecondit\u00e0, tipo Iside, Cibele, Rea, o Hera, che dalle mammelle sprizz\u00f2 il latte-galassia, poi si fondono nella Vergine Maria. Sostituendo la madre scomparsa e irripetibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39252\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-4.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"439\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-4.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-4-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-4-768x431.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-4-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La madre, che nel prologo conduce il figlio per mano, gli stende un materasso, ponendoglisi accanto, diventa la metafora di un mondo orfano, deprivato d\u2019umanit\u00e0, il segno solido di una societ\u00e0 diventata <em>liquida<\/em>. Proprio in senso baumaniano. L\u2019uomo cerca sentieri, scrive \u00abmamma\u00bb sui binari del treno, fa pip\u00ec come per segnare il territorio: \u00e8 privo di bussola. L\u2019<em>hidropsia<\/em>, in questo caso, rappresenterebbe uno <em>sguardo<\/em> sull\u2019acqua del mondo globalizzato, pi\u00f9 che un\u2019idropisia (accumulo d\u2019acqua, in questo caso materna, nei tessuti del corpo, e dell\u2019anima). Il dramma del protagonista \u00e8 non incontrare soggetti degni di ci\u00f2 che la madre era e dava. Emblematica, in questo senso, la scena in cui la prostituta comincia a essere umanamente vicina all\u2019uomo, difatti colpito (non solo perch\u00e9 lei rivela di aver avuto un uomo come lui, silenzioso e timoroso di tutto), fino a quando la donna torna bruscamente al linguaggio schiavo dell\u2019esistere contemporaneo (\u00ab\u00e8 ora di pagare!\u00bb).<\/p>\n<p>Gli sguardi di costernazione sul bambino nascerebbero dal constatare l\u2019artificiosit\u00e0 della conversazione (il bimbo annuisce pur non capendo: d\u2019altronde l\u2019argomento \u00e8 inadatto a un fanciullo\u2026). Nessuna tentazione pedofila allora, determinata dai capezzolini in primo piano, che rappresenterebbero piuttosto una pietra di paragone con le irraggiungibili <em>tetas<\/em> comunicanti di chi lo gener\u00f2. Per questa via, il seno insanguinato della prostituta attesterebbe lo choc di un dialogo ferito. Non di un omicidio. In questo film nel film, Machado, come Georges Bernanos (caro a Bresson) osa perdonare i pazzi; sa, regista-Dio, come lo sono diventati, come avrebbero potuto non esserlo, quindi non giudica. Arriva a un estremismo di polarit\u00e0 contrapposte per cui un delitto viene negato dal suo stesso meccanismo di asse alle cui estremit\u00e0 albergano i contrari attraentisi. Lo fa al momento stesso del compimento, non prima come Dostoevskij\/Raskolnikov. N\u00e9 delitto n\u00e9 castigo. L\u2019universo di chi tutto vede e sa \u00e8 oltre e al di l\u00e0 di un giudizio terreno. Immagine-Dio. Immagine morale suscettibile di annodarsi al proprio opposto di immoralit\u00e0, immagine <em>deus-diabo<\/em>.<\/p>\n<p>La vena cupa e oscura gi\u00e0 di <em>O Exerc\u00edcio do Caos<\/em>, ulteriormente accentuata in <em>A Lamparina da Aurora<\/em>, rivela, nel suo versante inferno, una pi\u00f9 sottile nettezza hitchcockiana. Ci troviamo dinanzi a uno <em>Psycho<\/em> incapace di esplodere, un <em>thriller<\/em> bernanosiano <em>sotto il sole di Satana<\/em>. Non erano forse hitchcockiani in potenza anche <em>Un condannato a morte \u00e8 fuggito<\/em> e <em>Pickpocket<\/em> di Bresson? Peraltro, a un certo punto, destandosi da un incubo, il protagonista si trova davanti un uomo che gli porta un bicchiere di latte, illuminato da una candela. Si manifesta <em>il sospetto<\/em> dell\u2019omosessualit\u00e0. Pure quell\u2019uomo fa strani sguardi, e aveva a lungo osservato l\u2019assistito, riportato nella sua cuccia, dopo la sbronza, perlustrando (sempre con la candela) la stanza. Forse \u00e8 solo incapace di comunicare, vorrebbe e non pu\u00f2; probabilmente rappresenta il sintomo di una grazia inafferrabile, simile alle guide precedenti (quella del conducente del motore, quella dell\u2019uomo con l\u2019asino).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39253\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-5.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-5.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-5-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-5-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/signo-5-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo stesso protagonista sarebbe implicato nell\u2019incomunicabilit\u00e0, inabile a intessere un discorso autentico col bimbo, con tutti gli altri e con chicchessia. La mutua difficolt\u00e0 contemporanea di guardarsi faccia a faccia viene fuori a pi\u00f9 riprese, drammatica, evidente. Soltanto per questo <em>O Signo das Tetas<\/em> sarebbe un <em>signe parmi nous<\/em>. La madre che ha condizionato lui \u00e8 il mondo che ha condizionato noi. E la scena iniziale diventa un fatale istante di imprigionamento: dopo i lavacri, l\u2019anziana donna lo fa entrare in quella casa-trappola da cui lui non potr\u00e0 mai pi\u00f9 affettivamente uscire. Il regista \u00e8 abilissimo a dire senza dire. Come quando, disteso sul letto, l\u2019uomo inizia a spogliarsi, facendo scivolare la mano verso la patta dei pantaloni. Si prepara al riposo o a un esercizio solitario di piacere? (c\u2019era una scena analoga, al femminile, in <em>O Exerc\u00edcio do Caos<\/em>). L\u2019eiaculazione ambisce al riposo, all\u2019illusione dello spegnimento di ci\u00f2 che brucia dentro.<\/p>\n<p>Tra i poli opposti del Bene e del Male, zampillano le acque del fiume-cinema, fiume-madre, fiume-inconscio (individuale, collettivo) che sublima la madre terrestre in madre celeste. \u00c8 <em>la fontana della vergine<\/em>, la nascita della religione come risposta al mistero della morte. E prima di arrivare alla Madonna, segno di un\u2019evoluzione inevitabilmente tormentata, il protagonista-officiante fa tuffi dolorosi, che sembrano esprimere un desiderio di annegare, non a caso collegati, col montaggio, alla corda-cappio-collana delle campane. Verso quella collana colorata, che, in un altro momento del film, in un <em>altro<\/em> film nel film, adorna il collo di una prostituta, l\u2019uomo avvicina la bocca avida, nostalgica di suzioni infantili, ora <em>adulte<\/em> e indecenti. Il fiume \u00e8 l\u2019avvicinarsi animista a una Natura interrogata. Ecco l\u2019uomo sacerdote cultore di riti pagani ancestrali in quell\u2019acqua feconda di dee nutrici, dee sessuali. Unita ai peculiari risvolti liquidi maschili che corrono a rivoli tra i fotogrammi anch\u2019essi liquidi, perfetta perlustrazione di una psiche maschile <em>assetata<\/em>. E non c\u2019\u00e8 acqua, latte, umore e liquore che possa spegnergli la sete. N\u00e9 orgasmo-schizzo, fuoriuscita di s\u00e9, che possa alleggerirgli il peso doloroso.<\/p>\n<p><em>Leonardo Persia<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39248\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-poster.jpg\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-poster.jpg 375w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/o-signo-das-tetas-poster-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>O SIGNO DAS TETAS<\/strong> (Brasile, 2015)<br \/>\nSceneggiatura, fotografia, produzione e regia: <strong>Frederico Machado<\/strong><br \/>\nProduzione: <strong>Mauricio Escobar<\/strong> \u2013 Produzione associato: <strong>Joari Carvalho<\/strong> \u2013 Montaggio: <strong>Raimo Benedetti<\/strong>, <strong>Rodrigo Carneiro<\/strong> \u2013 Interpreti: <strong>Lauande Aires<\/strong>, <strong>Maria Ethel<\/strong>, <strong>Rosa Ewerton Jara<\/strong>, <strong>Jo\u00e3o Capistrano<\/strong>, <strong>Filipe dos Santos Costas<\/strong>, <strong>Nauro Machado<\/strong> \u2013 Musica: <strong>Flo Menezes<\/strong> \u2013 Suono (presa diretta): <strong>Carlos Emilio Silva Costa<\/strong>, <strong>Danilo do Vale<\/strong> \u2013 durata: 70&#8242;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lumefilmes.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">lumefilmes.com<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Per acquistare il DVD, con sottotitoli in inglese, vi consigliamo di contattare la <a href=\"http:\/\/www.lumefilmes.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LUME FILMES<\/a>\u00a0al seguente indirizzo di posta elettronica: monicalumefilmes@gmail.com<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;acqua strana. 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