{"id":39518,"date":"2017-08-04T13:24:46","date_gmt":"2017-08-04T11:24:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39518"},"modified":"2017-08-04T13:24:46","modified_gmt":"2017-08-04T11:24:46","slug":"coscienza-nessuna-memoria-the-putin-interviews-oliver-stone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39518","title":{"rendered":"Avere una coscienza e nessuna memoria: \u201cThe Putin Interviews\u201d di Oliver Stone"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39519\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/the-putin-interviews-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<blockquote><p>\u00ab Forse non vi rendete conto di cosa significhi avere una coscienza e nessuna memoria. \u00bb<br \/>\nda <em>Mr. Arkadin (Rapporto confidenziale)<\/em>; regia di Orson Welles, 1955<\/p><\/blockquote>\n<p>A seguito d&#8217;un recente viaggio negli States o forse attraverso canali clandestini, non ricordo con esattezza, sono infine giunto alle quattro parti di <em>The Putin Interviews<\/em>. La curiosit\u00e0 era stata creata, inevitabilmente dal nulla, a partire da articoli vari che mi era capitato di leggere sulla stampa, da tempo si parlava di questa lunga intervista realizzata da Oliver Stone a nientepopodimeno che Vladimir Putin; ovviamente, e come ognuno, mi sono dovuto fare largo tra la fitta selva di commenti e opinioni che infesta il web e le giornate \u2013 ai quali il qui presente testo non potr\u00e0 far altro che sommarsi \u2013, condivisi sulle pagine virtuali da psichi ipertrofiche o titillati dai corsivisti di una tal quantit\u00e0 di siti web di informazione, pi\u00f9 che altro d&#8217;opinione, cresciuti a dismisura nell&#8217;ultimo decennio. \u00c8 divenuto ormai esercizio quotidiano provare a schivare questa enorme massa senza forma che fluttua tra il ciberspazio e la \u201crealt\u00e0\u201d: anticipatrice di ogni fatto, incasellatrice di ogni evento, accadimento o opera con il fine, a volte addirittura inconsapevole, del suo (pre)confezionamento.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;\">Del resto: per quale motivo stai leggendo questo articolo?<\/p>\n<p>E cos\u00ec succede che l&#8217;oggetto si trasforma in un corpo inerte, mummificato, pronto allo scambio e alla condivisione. Ogni fatto sociale, culturale e storico si tramuta in merce e ci\u00f2 accade attraverso un continuo processo di annichilimento dei prerequisiti fondamentali della vitalit\u00e0: la sorpresa e il dubbio.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;\"><em>The Putin Interviews<\/em> parla del mondo degli uomini, quello dei governanti, dei gruppi terroristici, parla di stati e di presidenti, parla di morti, parla di arsenali atomici, parla di guerre, parla del futuro e di quell&#8217;incerto lacerto di spaziotempo che siamo soliti chiamare &#8216;presente&#8217;.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che attraverso il bombardamento di informazioni ci infliggiamo \u00e8 la rarefazione della capacit\u00e0 di sorprenderci e l&#8217;abolizione dei dubbi che, diradandosi, lasciano spazio a superficiali convinzioni ed a pre-giudizi esterni al nostro senso critico. L&#8217;opinione pubblica \u00e8 come la sabbia sospinta dal vento, come creta da modellare. A questo, come colpo di grazia e per sovrapprezzo, si aggiunga l&#8217;assuefazione alla quale siamo esposti di fronte all&#8217;ininterrotto flusso informativo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;\">Con questo voglio dire che guardando <em>The Putin Interviews<\/em> l&#8217;interesse intellettuale non dovrebbe cadere sulle scelte compiute da Stone e nemmeno sulle bugie e il cinismo di Putin, la nostra curiosit\u00e0 dovrebbe rivolgersi a ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8, a quel che viene detto \u2013 e in questo caso potete starne certi, non \u00e8 poco. L&#8217;attenzione alle omissioni \u00e8 esercizio critico al quale lo spettatore dovrebbe giungere autonomamente e non sospinto dalle opinioni di chi ha fruito il testo in precedenza. Perch\u00e9 qui pi\u00f9 che altrove, nella geopolitica e nella Storia, ci\u00f2 che \u00e8 omesso o mistificato \u00e8 rintracciabile a patto d&#8217;una notevole conoscenza dei fatti e delle vicende storiche, che non sono semplicisticamente un \u201cqualcosa\u201d che possa risolversi con brutali <em>fact checking<\/em> \u2013 il punto di vista con il quale si osserva la storia, piaccia o meno, relativizza e rende molteplice qualsiasi fatto. Pertanto la qui presente non intende offrirsi al lettore quale riflessione critica, ma come semplice (forse un po&#8217; arzigogolato, astruso, bizantino, capzioso, cervellotico, contorto, tortuoso&#8230;) strumento che possa permettergli di fruire l&#8217;intervista scevra da pre-giudizi. Essenzialmente il mio intento \u00e8 quello di segnalare che l&#8217;intervista di Oliver Stone a Vladimir Putin \u00e8 un&#8217;opera dannatamente interessante. E che, come ogni testo realmente interessante, si offre a plurime letture \u2013 diffidate e diffidate e diffidate dalla critica, specie quella pessima.<\/p>\n<p>E ci\u00f2 accade con le medesime modalit\u00e0 per una battaglia tra eserciti in una nazione lontana o per l&#8217;uscita di un nuovo romanzo o film. Poco importa che un fatto stia accadendo: gi\u00e0 nel suo svolgersi esso ci appare alienato da s\u00e9, distante come una stella lontana e scarnificato nella sua sostanza in una riduzione semplificata e semplicistica ma comoda. Compulsare distratti un social network, il sito web di un quotidiano o le notizie di un&#8217;agenzia di stampa si traduce in un costante <em>d\u00e9j\u00e0 vu<\/em> \u2013 e ci\u00f2 che dovremmo \u201csentire\u201d con l&#8217;urgenza del tempo presente diviene sfasato, gi\u00e0 accaduto, istantaneamente (tra)passato.<\/p>\n<p>Essendo un malato di <em>informazione<\/em>, pi\u00f9 che altro oramai di opinioni, non ho potuto fare a meno (pi\u00f9 che altro ormai <em>ameno<\/em>) di cibarmi di <em>junk food<\/em> giornalistico concernente l&#8217;intervista <em>colossal<\/em> realizzata da Stone. Sostanzialmente all&#8217;unisono, ovvero conformate e conformanti, le varie voci intercettate rimproveravano al cattivo maestro Stone una certa acquiescenza nei confronti dello zar. \u201cOliver Stone ha scelto di lasciare la parola al presidente russo e di non contraddirlo mai. \u00c8 una scelta compiacente, per non dire inquietante&#8230;\u201d, ha scritto Bernard Guetta\u00a0su France Inter;\u00a0\u201cFlattery, but little scepticism\u201d, secondo il New York Times;\u00a0\u201cWildly irresponsible love letter&#8221;, per il Daily Beast;\u00a0\u201cIt says as much about Oliver Stone as it does Vladimir Putin\u201d, per la CNN.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altra parte della barricata sono invece udibili gli strepiti dei filo-putiniani, veri e propri figli di Putin, le cui fila crescono giorno dopo giorno, esondati tanto da destra quanto da sinistra, accorsi al capezzale del muscolare statista ex KGB, se non addirittura al capezzolo finanziario della sua politica estera opaca, pur se oramai decisamente palese, pronti a santificare la visione mistica d&#8217;una sua apparizione nel piccolo schermo televisivo.<\/p>\n<p>Come a dire che di questi tempi \u00e8 semplice rintracciare gli estremi \u2013 avendo per\u00f2 bene a mente di trovarsi a cospetto degli estremi del nulla. Perch\u00e9 di null&#8217;altro che nulla sono in grado di argomentare i tifosi, urlanti attorno a un rigore dato o non dato, a un fallo visto o non visto, invariabilmente ciechi osservatori del dito e mai e poi mai della luna. \u00c8 oltretutto necessaria una certa scaltrezza nel decriptare la falsit\u00e0 strumentale di troppi editorialisti <em>embedded<\/em> camuffati dentro a redazioni di testate ancor pi\u00f9 consustanziali a un establishment.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;\">\u00c8 pure difficile evitare di notare la natura profondamente ipocrita, dunque assolutamente comica, delle critiche mosse a Stone. A voi risulta che le testate che lo rimproverano d&#8217;acquiescenza siano davvero cos\u00ec prive di peccato da arrogarsi il diritto di scagliare pietre? Figurarsi la prima&#8230; Sono tali testate esempi di libera informazione? Sono tali testate esempi di schiena dritta, paladine della libert\u00e0 di parola o specchiate fonti d&#8217;onesta intellettuale? Sono tali testate in grado di fare domande realmente scomode ai propri interlocutori? Se una testata giornalistica o un giornalista che per essa scrive non dovrebbero essere demonizzati aprioristicamente, non vedo per qual motivi un regista come Oliver Stone debba essere considerato aprioristicamente un cattivo maestro, quando in realt\u00e0 ha saputo confezionare un prodotto giornalistico incommensurabilmente sopra la media ed estremamente interessante. Invidia per l&#8217;invasione di campo o malafede? Ah saperlo&#8230;<\/p>\n<p>Quel che conta con l&#8217;intervista di Stone \u00e8 che guardandola si ha l&#8217;opportunit\u00e0 di trovarsi di fronte a quattro ore di parole dannatamente interessanti, estremamente complesse e luciferine e mai facilmente riconducibili a interpretazioni univoche o semplificate. Il grande merito del regista statunitense e del suo staff \u2013 su tutti il produttore Fernando Sulichin, sodale compagno di merende di Stone, un tipo che in carriera \u00e8 stato in grado di far girare un film, <em>Malcom X<\/em> di Spike Lee, a La Mecca \u2013 \u00e8 quello di aver confezionato un pezzo di storia del XXI secolo la cui lettura sar\u00e0 definitiva solo quando l&#8217;attuale congiuntura geopolitica avr\u00e0 concluso il proprio ciclo, lasciando il campo a un nuova epoca della quale oggi \u00e8 assai arduo profetizzarne anche solo i tratti peculiari. Tutto \u00e8 in movimento&#8230;<\/p>\n<p>Cinematograficamente parlando il Vladimir Putin messo in scena da Oliver Stone ricorda il Gregory Arkadin interpretato da Orson Welles nel film che d\u00e0 il nome al sito che state leggendo; un personaggio gelido e ambiguo dietro le cui parole si celano misteri e intrighi, un uomo di potere con armadi zeppi di scheletri ma realista, estremamente consapevole d&#8217;esercitare un potere tutt&#8217;altro che democratico: un potere machiavellico.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 90px;\"><strong>machiav\u00e8llico<\/strong> agg. (pl. m. &#8211;<em>ci<\/em>). \u2013 Conforme alle dottrine di Niccol\u00f2 Machiavelli, come sono state spesso interpretate, soprattutto in passato, ossia con enfasi particolare sul cinismo e sulla spregiudicatezza che sarebbero giustificati in un governante il quale persegua il fine della conservazione del proprio potere, concetto talvolta riassunto, piuttosto arbitrariamente, nell\u2019espressione \u00abil fine giustifica i mezzi\u00bb (il Machiavelli sosteneva invece che il fine della politica \u00e8 la promozione della potenza di uno stato e che ogni mezzo utile a tal fine \u00e8 lecito, anche se immorale, in quanto l\u2019etica \u00e8 e va tenuta separata dall\u2019azione politica); il termine \u00e8 riferito in partic. ai comportamenti e alle strategie di chi non rifugge dall\u2019usare l\u2019inganno e la violenza per ottenere vantaggi politici, ed \u00e8 pi\u00f9 in generale usato per connotare modi di pensare e di agire astuti e subdoli, o persone prive di scrupoli: <em>una politica m.<\/em>; <em>arti m.<\/em>; <em>un piano m.<\/em>; <em>un complotto m.<\/em>; <em>una mente machiavellica<\/em>. \u25c6 Avv. machiavellicam\u00e9nte, con mezzi e comportamenti spregiudicatamente utilitar\u00ee, astuti e privi di scrupoli: <em>un piano machiavellicamente congegnato<\/em>; <em>perseguire machiavellicamente il proprio scopo<\/em>.<br \/>\n\u2013 Vocabolario on line <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/machiavellico\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Treccani<\/a><\/p>\n<p>Come Mr. Arkadin pure Mr. Putin pare chiedere al proprio interlocutore di investigare su di s\u00e9, di svelargli la propria vera essenza che, componendosi ormai d&#8217;una miriade di tasselli dispiegati in vent&#8217;anni di Potere e Storia, \u00e8 ormai divenuta una tal summa di polimorfismo e proteiformit\u00e0 da possedere la rarissima facolt\u00e0 di consustanziale tra loro posizioni, idee e azioni altrimenti apertamente contraddittorie.<\/p>\n<p>Svelare al mondo Putin, farcelo conoscere, vederlo e sentirlo parlare, scoprire come articola il proprio pensiero, come gesticola, come piega il viso, dove vive, dove lavora, chi lo circonda, dentro quali architetture \u00e8 immerso. Osservarlo mentre guarda in compagnia del regista americano, per la prima volta in vita sua, <em>Il dottor Stranamore<\/em> di Stanley Kubrick, vedere la sua postura contratta e sentirlo affermare, alla fine della proiezione, che oggi \u00e8 tutto molto pi\u00f9 pericoloso, mette i brividi. Scoprire le sue pause, intravedere dubbi, scorgere bugie; capire un po&#8217; meglio come articola la propria dialettica, come sviluppa i propri pensieri, quale sia il suo punto di vista sul mondo. Nella lunga intervista si ripercorrono un elevato numero di fatti storici nei quali Putin ha preso parte: dalla caduta del muro di Berlino fino all&#8217;annessione della Crimea e alla guerra in Siria. E tra reticenze e molte menzogne a volte se ne ricaver\u00e0 l&#8217;impressione di sentire il mondo raccontato alla rovescia. Ad esempio i fatti dell&#8217;Euromaidan, avvenuti nella capitale Ucraina tra il novembre 2013 e il febbraio 2014, che molti cinefili avevano cinematograficamente vissuto con il documentario di Sergei Lozinska, appariranno, dopo l&#8217;esposizione del punto di vista putiniano, pacificamente assai pi\u00f9 opachi e ambigui di quanto l&#8217;improvvido (e per chi scrive immondo) regista ucraino aveva messo in luce.<\/p>\n<p>Dentro a una messa in scena fortemente condizionata dai voleri del capo del Cremlino \u00e8 pure possibile riuscire a intravedere lampi di sincerit\u00e0, che a volte giungono in maniera traversa grazie all&#8217;abilit\u00e0 di Stone di fare un passo indietro rispetto al proprio interlocutore. Per esempio sui diritti umani, \u00e8 chiaro, senza bisogno di passaggi troppo articolati, che la visione putiniana \u00e8 lontana anni luce dalle recenti conquiste occidentali \u2013 l&#8217;omosessualit\u00e0 e la condizione femminile non sono priorit\u00e0 dello zar e la visione retriva del governo russo in materia \u00e8 vissuta con assoluta consapevolezza e pragmatico (e disgustosamente cinico) realismo.<\/p>\n<p>\u00c8 innegabile constatare che Stone non prema sull&#8217;acceleratore dello scontro dialettico, e ci\u00f2 \u00e8 vero in particolar modo per le prime due parti dell&#8217;opera, ma credo possa risultare evidente che si tratti d&#8217;una scelta tattica per evitare lo scontro frontale con l&#8217;ingombrante interlocutore \u2013 portare a casa l&#8217;intervista, sempre e comunque, credo sia, con buona pace dei paladini della Verit\u00e0, una buon principio da seguire. \u00c8 altres\u00ec innegabile constatare che l&#8217;obiettivo retorico perseguito da Stone sia (da sempre) quello di mettere a nudo le ipocrisie della nazione che pi\u00f9 gli sta a cuore, cio\u00e8 quella che sempre e da sempre costituisce il suo precipuo <em>core business<\/em>, ovvero gli Stati Uniti d&#8217;America. Stone parla a suocera perch\u00e9 nuora intenda. Cos\u00ec fu con Fidel Castro (<em>Comandante<\/em>, 2003), cos\u00ec fu con Hugo Ch\u00e1vez (<em>Mi Amigo Hugo<\/em>, 2014), cos\u00ec fu con tutti i suoi documentari e opere di finzione, da <em>Salvador<\/em> del 1971 fino al recentissimo <em>Snowden<\/em> \u2013 il prossimo progetto sar\u00e0 una serie il cui titolo dice gi\u00e0 tutto: <em>Guantanamo<\/em>.<\/p>\n<p>Tra mille possibili interpretazioni, nel gioco delle parti di questo faccia-a-faccia, chi ne esce come sicuro trionfatore \u00e8 il giovane traduttore simultaneo, Sergei Chudinov. Avvolto in una severa grisaglia pare quasi invisibile nelle inquadrature eppure la sua presenza \u00e8 costante, anzi fondamentale perch\u00e9 essenziale; egli \u00e8 sempre reattivo e lucido: sempre sul pezzo. \u00c8 indubbio, senza scomodare Eco o Schlegel, quanto ogni traduzione sia impossibile, perch\u00e9 tra due lingue esister\u00e0 sempre lo scarto del &#8220;dire <em>quasi<\/em> la stessa cosa&#8221;, ma il suo sforzo, il suo impegno e la sua grigia professionalit\u00e0, a cospetto di tali egomaniaci dialoganti, fanno da cerniera di trasmissione perch\u00e9 l&#8217;epica possa esistere. (Il giovane traduttore mi ricorda le figure dello schiavo dei tempi delle piramidi egizie e al contempo il Fantozzi Rag. Ugo al cospetto del Megadirettore Galattico\u00a0Duca Conte \u2013\u00a0che poi sono la stessa cosa.)<\/p>\n<p>Ma andando oltre i ragionamenti sin qui espressi ho come l&#8217;impressione che <em>The Putin Interviews<\/em> sia un sonoro schiaffo; un poderoso schiaffone potenzialmente in grado di destare lo spettatore dallo stato di intorpidimento celebrale nel quale il sistema dei media e delle opinioni che fluttua attorno e dentro noi ci tiene intellettualmente imprigionati. Quel che Oliver Stone prova a realizzare \u00e8 lo svelamento della natura orwelliana delle narrazioni mediatiche dell&#8217;occidente che, come un guscio, rivestono il nostro tempo e la realt\u00e0. In essenza \u00e8 questo che sbalordisce nel sentire Vladimir Putin parlare in prima persona e senza filtri, ed \u00e8 questo brivido, orwelliano, la fondamentale attrazione dell&#8217;opera in questione. L&#8217;<em>agenda setting<\/em> dei <em>media mainstram<\/em>, e pure la caotica condivisione social, producono un&#8217;assuefazione alla realt\u00e0 o, per meglio dire, un&#8217;assuefazione che produce disinteresse per le reali questioni che affliggono il nostro tempo. E ci\u00f2 \u00e8 decisamente preoccupante.<\/p>\n<p>In chiusura mi tornano alla mente le parole pronunciate da Gregory Arkadin a Guy Van Stratten: \u00abForse non vi rendete conto di cosa significhi avere una coscienza e nessuna memoria.\u00bb Ed \u00e8 forse proprio la memoria, la sua assenza precipitata in un presente immemore, il pi\u00f9 insidioso male che affligge il nostro tempo, pi\u00f9 terribile e minaccioso di un arsenale atomico.\u00a0\u2022<\/p>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Di cosa parliamo quando parliamo di <\/em>The Putin Interviews<\/strong><em><br \/>\n<\/em>L&#8217;intervista realizzata da Oliver Stone si compone di oltre venti ore di conversazione intrattenuta con il presidente russo Vladimir Putin ed \u00e8 stata realizzata in dodici differenti occasioni in un arco di tempo che va dal luglio 2015 al febbraio 2017. L&#8217;intervista, suddivisa in quattro parti della durata di 58 minuti, \u00e8 andata in onda a partire dal 12 giugno 2017 sulla pay TV statunitense Showtime e pochi giorno dopo in Francia, Germania e Paesi Bassi. Sar\u00e0 trasmessa in Russia in una versione estesa \u2013 e lo stesso Putin ha promesso d&#8217;essere tra gli spettatori. Per l&#8217;Italia, a oggi, non \u00e8 ancora stata annunciata la messa in onda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>THE PUTIN INTERVIEWS<\/strong><br \/>\n<strong>Regia, sceneggiatura:<\/strong> Oliver Stone\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Anthony Dod Mantle, Rodrigo Prieto\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Alex Marquez\u00a0\u2022\u00a0<strong>Musiche:<\/strong> Jeff Beal\u00a0\u2022\u00a0<strong>Suono:<\/strong> Dean Hurley, Milos Zivkovic, Frank Heidbrink\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Oliver Stone, Fernando Sulichin, Robert S. Wilson\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori esecutivi:<\/strong> Max Arvelaiz, David Tang\u00a0\u2022\u00a0<strong>Line producer:<\/strong> Steve Pines\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori associati:<\/strong> Val\u00e9rie Bellavoine, Nikoloz Bezhuashvili, Michael Harkins\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Showtime Documentary Films, New Element Media, Ixtlan Productions\u00a0\u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2017\u00a0\u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 58&#8242; (4 episodi)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BrBoj760aD8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Tanto tempo fa, un grande e potente re chiese a un poeta: \u201ccosa posso darti di ci\u00f2 che posseggo?\u201d, \u201ctutto, tranne il tuo regno, sire&#8230;\u201d<br \/>\nda <em>Mr. Arkadin (Rapporto confidenziale)<\/em>; regia di Orson Welles, 1955<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab Forse non vi rendete conto di cosa significhi avere una coscienza e nessuna memoria. \u00bb da Mr. Arkadin (Rapporto confidenziale); regia di Orson Welles, 1955 A seguito d&#8217;un recente viaggio negli States o forse attraverso canali clandestini, non ricordo con esattezza, sono infine giunto alle quattro parti di The Putin Interviews. 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