{"id":39568,"date":"2017-08-18T13:23:10","date_gmt":"2017-08-18T11:23:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39568"},"modified":"2020-04-09T13:56:11","modified_gmt":"2020-04-09T11:56:11","slug":"un-imprevisto-la-sola-speranza-turist-forza-maggiore-ruben-ostlund","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39568","title":{"rendered":"Un imprevisto \u00e8 la sola speranza. Turist (Forza maggiore) di Ruben \u00d6stlund"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39573\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><em>E ora che ne sar\u00e0<br \/>\ndel mio viaggio?<br \/>\nTroppo accuratamente l\u2019ho studiato<br \/>\nsenza saperne nulla. Un imprevisto<br \/>\n\u00e8 la sola speranza. Ma mi dicono<br \/>\nche \u00e8 una stoltezza dirselo.<\/em><br \/>\nEugenio Montale, <em>Prima del viaggio.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Il cinema di Ruben \u00d6stlund (Styrs\u00f6, 13 aprile 1974) possiede la rara capacit\u00e0 d&#8217;essere intelligente e mai intellettualistico e il suo <em>Turist (Forza maggiore)<\/em>, presentato a Cannes 2014 e vincitore in quel consesso del premio della giuria nella sezione Un certain regard, mi pare tra le opere pi\u00f9 interessanti degli anni &#8217;10 di questo confuso XXI secolo.<br \/>\nSe il suo nome vi dice poco sappiate che con il suo ultimo film, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39015\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>The Square<\/em><\/a>, ha conquistato nientemeno che la Palma d&#8217;Oro a Cannes 2017 e che inizi\u00f2 a fare cinema negli anni &#8217;90 con dei video sportivi dedicati allo sci e allo snowboard \u2013 all&#8217;interno della crew svedese <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=xsLMhDkN_lo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Free Radicals<\/a> (forse un omaggio all&#8217;omonimo <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=BxVOVhT_0d8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">film sperimentale<\/a> del 1958 di Len Lye?). Dai video sulla neve al trionfo a Cannes il passo non \u00e8 certo breve e sfido qualsiasi cinefilo a reputare quel tipo di filmmaking come un plausibile primo passo nel mondo del cinema di serie A. \u00d6stlund, dunque, rappresenta un paradosso e un caso limite del cinema contemporaneo e pure una tendenza che andrebbe tenuta nella giusta considerazione in un&#8217;epoca, come la presente, cos\u00ec diffusamente abitata da immagini in movimento (di natura sempre pi\u00f9 varia). Se \u00e8 pur vero che il regista svedese ha affinato le proprie competenze con una laurea conseguita nel 2001 presso la scuola di cinema di G\u00f6teborg, \u00e8 davvero degno di nota il fatto che il suo primo approccio alla produzione di immagini sia avvenuto con il taglio ipercinetico e adrenalinico dei video di snowboarder e sciatori sulle nevi europee; o, quantomeno, tale dato biografico solletica e conferma la personalissima convinzione circa il fatto che il miglior cinema del futuro prossimo sar\u00e0 diretto da ragazzi che oggi, in questo preciso istante, si dilettano con linguaggi solo in apparenza distanti dall&#8217;ultracentenario cinematografo \u2013 e sistematicamente snobbati, tanto dalla critica specializzata, quanto da miopi addetti ai lavori.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dal titolo \u00e8 evidente un certo sfasamento tra la lettura critica compiuta in questi anni attorno al film, soprattutto in Italia, e la sua reale natura, quasi a segnalarne immediatamente la complessa doppia anima e la stratificazione di significati che il testo in questione porta con s\u00e9. L&#8217;originale <em>Turist<\/em> lascia il posto, nella distribuzione internazionale, a <em>Forza maggiore<\/em> (<em>Force Majeure<\/em>) e, soprattutto in Italia, questo richiamo al diritto (civile e penale), finir\u00e0 per indirizzare la sua lettura in un&#8217;unica dimensione d&#8217;esonero della responsabilit\u00e0 di fronte a una imponderabile forza esterna.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 120px;\"><strong>Forza maggiore<\/strong> (d. civ.; d. pen.)<br \/>\nS&#8217;intende ogni forza esterna che, per il suo potere superiore, <em>determina<\/em> la persona <em>contro la sua volont\u00e0<\/em>, in modo necessario e inevitabile, al compimento di un atto positivo o negativo.<br \/>\nSi tratta, dunque, di un evento derivante dalla natura o dal fatto dell&#8217;uomo che non pu\u00f2 essere preveduto o che, anche se preveduto, non pu\u00f2 essere impedito.<br \/>\nLa (\u2014) viene generalmente assimilata al <em>caso fortuito<\/em>.<br \/>\nIn ambito civile, la (\u2014) rileva:<br \/>\n\u2014 quale causa di esonero da <em>responsabilit\u00e0<\/em> (contrattuale o extracontrattuale);<br \/>\n\u2014 quale causa impeditiva della dichiarazione dello stato di adottabilit\u00e0. La (\u2014), se ha carattere transitorio, esclude la rilevanza dello stato di abbandono ai fini dell&#8217;<em>adozione<\/em>.<br \/>\nIn ambito penale, la (\u2014) rileva solo se costituisce la causa determinante dell&#8217;evento, non semplicemente quella concorrente. Inoltre, per invocarla, l&#8217;agente non deve trovarsi in condizioni di illegittimit\u00e0, e deve aver fatto tutto quanto era in suo potere per uniformarsi alla legge. Trattandosi di una forza <em>cui resisti non potest<\/em> \u00e8 escluso il nesso psichico dal momento che \u00e8 proprio tale forza la causa dell&#8217;agire umano (art. 45 c.p.).<br \/>\n\u2013 Dizionario Giuridico online <a href=\"http:\/\/bit.ly\/2w0sDFC\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Edizioni Simone<\/a><\/p>\n<p>La storia \u00e8 semplicissima e costruita tutt&#8217;attorno a un&#8217;idea fulminea. Una famiglia svedese, madre padre e due bambini, trascorre le proprie vacanze invernali sulle Alpi. Tutto procede in una sostanziale, tranquilla e vagamente noiosa routine vacanziera: colazione, salita alle piste, discesa, pranzi e cene e serate. Durante il secondo giorno di questo soggiorno, mentre sulla terrazza dell&#8217;hotel che li ospita consumano un pasto con vista sulla maestosa montagna, un&#8217;imponente valanga si stacca dalla cima prendendo a correre minacciosamente verso di loro. In breve si scatena il panico e, proprio quando l&#8217;enorme massa di neve pare piombargli addosso, il marito e padre fugge a gambe levate \u2013 non senza aver recuperato il proprio smartphone. Il caso vorr\u00e0 che questa valanga si arresti un attimo prima di travolgere gli ospiti della struttura e, dunque, la sua famiglia. A quel punto l&#8217;uomo torner\u00e0 da loro ma, da quel momento in poi, ogni rapporto sar\u00e0 trasformato. La donna, messa di fronte al comportamento del compagno, dovr\u00e0 fare i conti con il significato profondo dello stare insieme e l&#8217;uomo sar\u00e0 infine costretto a far cadere ogni maschera sociale e a fare i conti con la propria natura. Il film ci racconta tutto quello che succeder\u00e0 alla famiglia, seguendoli fino alla conclusione della vacanza alpina.<\/p>\n<p>Questa la storia. Semplice, come gi\u00e0 detto, e al contempo geniale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/fjjzVbTBF8o?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima di proseguire ritengo possa essere opportuno fare un salto indietro nel tempo, fino al 2009, per tornare a un cortometraggio realizzato da \u00d6stlund e che rappresenta un vero e proprio manifesto artistico capace di esplicitarne gli intenti e la poetica.<\/p>\n<p><em>H\u00e4ndelse vid bank<\/em> (<em>Incident by a Bank<\/em>) \u00e8 uno strano corto che affonda le proprie origini in un&#8217;esperienza autobiografica realmente vissuta dal regista. Un giorno gli capit\u00f2, nel pieno centro di G\u00f6teborg, di trovarsi a pochi metri di distanza da una goffa rapina a una banca. L\u00ec per l\u00ec, racconta il regista, non comprese quel che stava capitando, gli eventi parevano piuttosto surreali e confusi. Solo successivamente, riguardando pi\u00f9 e pi\u00f9 volte le immagini che un po&#8217; in automatico cattur\u00f2 con il proprio telefono, comprese d&#8217;essersi realmente trovato in prossimit\u00e0 d&#8217;una rapina a mano armata. <em>Incident by a Bank<\/em> mette in scena proprio questo e lo fa con un&#8217;estetica decisamente fredda, prossima alle immagini raccolte dalle telecamere di sorveglianza. Ci\u00f2 che conta, stando alle dichiarazioni pi\u00f9 volte rilasciate da \u00d6stlund, \u00e8 che quel giorno comprese che la realt\u00e0 pu\u00f2 essere decriptata e afferrata solo attraverso le immagini \u2013 dunque attraverso il cinema. Il reale \u00e8 a tal punto saturo di elementi, dettagli e parti in contrasto tra loro che solo la sua trasformazione in finzione narrativa pu\u00f2 rendere possibile la sua comprensione. <a href=\"http:\/\/amzn.to\/2wgdBfk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cIl realismo \u00e8 l&#8217;impossibile.\u201d<\/a><\/p>\n<p>Il cortometraggio in questione, oltre a essersi aggiudicato l&#8217;Orso d&#8217;oro per il miglior cortometraggio alla Berlinale 2010, rappresenta un vero e proprio paradigma per comprendere lo stile del regista svedese, il cui cinema \u2013 volendo forzare il discorso \u2013 rappresenta il naturale punto di contatto tra <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=22268\">Ingmar Bergman<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=34327\">Roy Andersson<\/a>. Da una parte l&#8217;indagine prolungata dei sentimenti degli esseri umani immersi in situazioni limite, dall&#8217;altro la fissit\u00e0 esasperata dell&#8217;inquadratura dentro alla quale osservare gli uomini muoversi come dentro a un acquario. Da Bergman il dramma esistenziale, da Andersson la comicit\u00e0 crudele.<\/p>\n<p>Parlavo di una doppia natura di <em>Turist (Forza maggiore)<\/em> rischiarata da questo doppio titolo che ha accompagnato, come un equivoco, il percorso di questo film dalla sua presentazione a Cannes.<\/p>\n<p>Ponendo l&#8217;accento sul concetto di &#8216;Forza maggiore&#8217; sar\u00e0 immediato recepire il film in questione come uno studio, quasi antropologico, sulle reazioni suscitate in un individuo di fronte a un evento imponderabile. La domanda attorno alla quale \u00e8 costruito il film \u00e8 dunque: come reagiscono gli esseri umani in situazioni improvvise e inaspettate come una catastrofe?<\/p>\n<p>Goffredo Fofi su <a href=\"http:\/\/bit.ly\/2wTZatw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Internazionale<\/a>\u00a0ha ovviamente proposto una risposta manichea: \u201cSotto la patina della civilt\u00e0, un egoismo primordiale, istintivo, che si esprime qui nella vilt\u00e0 del maschio e nella dedizione ai figli della femmina. (&#8230;) \u00c8 un bel film, disturbante quanto basta, che dice cose vere e sgradevoli soprattutto per chi appartiene al sesso maschile.\u201d Ed \u00e8 indubitabilmente corretto porre l&#8217;accento sulla condizione maschile, perch\u00e9 il film ragiona, soprattutto nella sua prima parte, proprio su quest&#8217;uomo incapace di interpretare il proprio ruolo di patriarca e protettore della prole. In conferenza stampa e nelle molte interviste rilasciate, \u00d6stlund ha raccontato che l&#8217;idea di questo soggetto gli fu sollecitata dal racconto d&#8217;una coppia di amici che di fronte a una situazione di grave emergenza, durante una vacanza in America Latina, si trov\u00f2 in una situazione analoga a quella esposta nel film. Abbondano studi psicologici e comportamentali sugli atteggiamenti tenuti dagli esseri umani durante le situazioni catastrofiche. Dall&#8217;affondamento del Titanic, passando per lo tsunami nell&#8217;Oceano Indiano del 2004, fino ai fatti di Piazza San Carlo a Torino del giugno 2017 la cronaca ci restituisce comportamenti tutt&#8217;altro che solidaristici o cavallereschi, orientati piuttosto alla mera sopravvivenza, in molti casi a discapito dei propri simili, perfino dei propri cari. In situazioni d&#8217;emergenza sono certamente gli uomini, pi\u00f9 che le donne, i pi\u00f9 esposti a disattendere le aspettative sociali, perch\u00e9 la buona creanza e un certo idealismo ci portano a pensare che sia l&#8217;individuo adulto di sesso maschile colui che debba adoperarsi per far s\u00ec che si mettano in salvo \u201cwomen and children first\u201d. Ma questo \u00e8 il mondo delle favole, ci\u00f2 che ci piace pensare.<\/p>\n<p>In <em>Every man for himself! Gender, Norms and Survival in Maritime Disasters<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/109\/33\/13220.abstract\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un interessante studio<\/a> del 2012 a cura di Mikael Elinder e Oscar Erixson del Dipartimento di Economia dell&#8217;Universit\u00e0 svedese di Uppsala (citato nel pressbook distribuito a Cannes dalla produzione del film in questione), viene sfatato il mito secondo il quale, nei disastri marittimi, viga la regola della messa in salvataggio di donne e bambini prima di ogni altro. Analizzando una base di dati comprensiva di 18 disastri marittimi nell&#8217;arco temporale di tre secoli, i ricercatori svedesi sono giunti alla conclusione con non esista alcuna prassi cavalleresca e che anzi la possibilit\u00e0 di sopravvivenza sia una variabile legata al genere di appartenenza: sopravvivono maggiormente gli uomini e, tra i membri dell&#8217;equipaggio, la possibilit\u00e0 di mettersi in salvo \u00e8 considerevolmente maggiore. <em>Every man for himself!<\/em><\/p>\n<p>Viviamo dunque nella convinzione d&#8217;un falso mito. \u00c8 troppo semplicistico (manicheo) leggere il mondo in bianco e nero: la realt\u00e0 e gli esseri umani sono assai pi\u00f9 complessi delle piccole favole menzognere che vorremmo raccontarci, con buona pace di chi ama dormire sonni giusti e tranquilli. Il mito della cultura si scioglie come neve al sole di fronte al terrore che, come un fulmine a ciel sereno, precipita gli esseri umani in una condizione puramente istintuale, di sopravvivenza, entro la quale ogni convenzione sociale svanisce istantaneamente.<\/p>\n<p>Il grande merito del film scritto e diretto da Ruben \u00d6stlund \u00e8 quello di esplorare questo <em>dark side<\/em> dell&#8217;animo umano, indagando, attraverso il personaggio maschile, ci\u00f2 che superficialmente potremmo liquidare come mera vilt\u00e0.<\/p>\n<p>Con la comparsa in scena di un amico di vecchia data e della sua giovane compagna, che raggiungeranno la famigliola sulle Alpi francesi un paio di giorno dopo il \u201cfattaccio\u201d, si avr\u00e0 modo di scendere ancor pi\u00f9 nel profondo delle motivazioni irrazionali del comportamento incongruo del padre di famiglia. Questa alterit\u00e0 \u2013 ma un amico di infanzia \u00e8 (anche) una parte di s\u00e9 \u2013 si strutturer\u00e0 come un doppio sopra al quale compiere congetture capaci di definire il grado di complessit\u00e0 dei sentimenti messi in moto dalla valanga. Il film non si limita dunque a biasimare il comportamento dell&#8217;uomo, ma cercher\u00e0 di comprenderne le motivazioni e i reconditi meccanismi che l&#8217;hanno reso possibile, soffermando il proprio sguardo crudele sul frantumarsi delle residuali certezze. Questo aspetto \u00e8 stato sostanzialmente omesso dalla critica cinematografica, indicandoci una volta di pi\u00f9 quanto questa attivit\u00e0, che ci piacerebbe pensare illuminata, sia oramai zavorrata da un pernicioso moralismo, che in ultima analisi coincide con ci\u00f2 che il film stesso mette alla berlina. Il falso mito dell&#8217;eroismo e della virilit\u00e0 priva di paure sono mitologie contemporanee propagandate dai media e dalla societ\u00e0 <em>tout court<\/em> che producono aspettative smisurate e spesso insostenibili.<br \/>\n<em>Turist (Forza maggiore)<\/em> non narra l&#8217;\u201cimperdonabile vilt\u00e0\u201d d&#8217;un uomo, \u00e8 invece l&#8217;esplorazione dei meccanismi attraverso i quali nelle societ\u00e0 occidentali avanzate tutto concorra alla rimozione della paura, all&#8217;assottigliamento del senso del limite, proiettandoci completamente impreparati di fronte a imponderabili eventi catastrofici.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 la vacanza dei Turist&#8230;<br \/>\nL&#8217;intera situazione \u00e8 immersa all&#8217;interno di cinque giorni da turisti: praticamente l&#8217;inferno. Serenit\u00e0 obbligatoria; ritmi serrati punteggiati da attivit\u00e0 innaturali, come lo sciare; vita vissuta in un surrogato d&#8217;abitazione: esteriormente confortevole, in realt\u00e0 tutto tranne che accogliente. Particolarmente felice \u00e8 l&#8217;ambientazione scelta, un resort d&#8217;alta montagna ipertecnologico: impianti di risalita avveniristici, ogni cosa lucida e perfettina \u2013 ma anonima \u2013 come nei d\u00e9pliant d&#8217;una agenzia di viaggi. Gli stessi esseri umani sembrano clich\u00e9 semplificati: l&#8217;amica <em>cougar<\/em> a caccia di avventure, il suo giovane amichetto, il fotografo per famiglie, gli addetti alla reception \u2013 ogni aspetto di questa vacanza sulla neve appare alienato e, quel che pi\u00f9 ci importa, alienante.<\/p>\n<p>La mattina del primo giorno, poco dopo la prima discesa sulla neve, la famiglia giace esausta in calzamaglia azzurra sul letto matrimoniale. Sfinita. Sono trascorsi poco meno di dieci minuti dall&#8217;inizio del film e l&#8217;ambiente entro il quale far muovere i personaggi si \u00e8 gi\u00e0 dispiegato completamente attorno a loro \u2013 fagocitandoli.<\/p>\n<p>\u201cIl turismo come ricerca di senso, dunque, con le estroversioni ludiche che incoraggia e le immagini che genera, \u00e8 un meccanismo di comprensione graduale, codificata e non traumatica dell\u2019esterno e dell\u2019alterit\u00e0.\u201d Cos\u00ec Rachid Amirou ne l&#8217;<a href=\"http:\/\/classiques.uqac.ca\/contemporains\/amirou_rachid\/imaginaire_tour_sociabilites\/imaginaire_tour_sociabilites.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Imaginaire touristique et sociabilit\u00e9s du voyage<\/em><\/a> descrive il funzionamento dell&#8217;immaginario turistico che porta l&#8217;uomo contemporaneo a compiere vacanze in scenari paralleli alla realt\u00e0, resi pi\u00f9 semplici e accessibili. Ma quando capita che irrompa la realt\u00e0, all&#8217;interno della irrealt\u00e0 turistica semplificata, l&#8217;essere umano si ritrover\u00e0 inopinatamente proiettato in un nonluogo tutt&#8217;altro che amichevole, all&#8217;interno del quale non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile ritrovare alcunch\u00e9 della familiarit\u00e0 del proprio mondo di origine. \u00d6stlund lascia fluttuare il quartetto familiare in un nonluogo spettrale attraversato da ombre sinistre e amplificato nella sua natura psicotica dal sound design di Ola Fl\u00f8ttum e dall&#8217;acceso e violento violino di Antonio Vivaldi (<em>Le quattro stagioni<\/em>, Concerto per violino in G minore, op. 8 no. 2, RV 315, &#8220;Estate&#8221;: I. Allegro non molto. Takako Nishizaki, Capella Istropolitana &amp; Stephen Gunzenhauser).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Yu-pr3t9bWg?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo complesso alberghiero d&#8217;alta montagna, isolato e confortevole, avvolto dalla natura, sembra quasi una enclave circondata da un conflitto. \u00c8 un continuo di esplosioni che provocano valanghe (pi\u00f9 o meno controllate, come quella che far\u00e0 da motore al <em>plot<\/em>), cannoni che sferragliano il manto nevoso e squarciano il silenzio. \u00c8 un continuo sfrecciare di motoslitte a tutta velocit\u00e0 nel cuore della notte. \u00c8 un continuo rendere sicuro ci\u00f2 che in realt\u00e0 \u00e8 selvaggio, dunque incontrollabile, dunque imponderabile. Tutto \u00e8 immerso nell&#8217;illusione della sicurezza. Salendo sulle piste da sci i turisti avvertono una minaccia alla propria incolumit\u00e0, ma nulla li ferma perch\u00e9 condividono tra loro la certezza che tutto sia controllato. Tutto concorre a produrre l&#8217;illusoriet\u00e0 dell&#8217;azzeramento del pericolo e della minaccia, eppure il cavo della propria funivia cigola nefasto&#8230;<\/p>\n<p>E cos\u00ec uno dei passaggi pi\u00f9 interessanti del film avviene proprio quando l&#8217;uomo fugge dalla propria famiglia, lasciandola sola di fronte alla valanga. Nel diradarsi della nebbia prodotta dalla neve spostata dall&#8217;enorme massa, gli increduli turisti, accertatisi d&#8217;essere ancora vivi, torneranno a sedere ai loro posti, tra qualche risata, riprendendo a pranzare e sorseggiare bibite e aperitivi come se nulla fosse capitato.<\/p>\n<p>Durante la visione di <em>Turist (Forza maggiore)<\/em>, e sempre di fronte a un film o un romanzo \u2013 e non a un saggio o un testo scientifico \u2013, si fa via via largo l&#8217;impressione che il suo autore voglia parlarci d&#8217;altro di ci\u00f2 che galleggia in superficie. Lo stile cos\u00ec asciutto, assertivo e categorico, lascia spazio a una evidente lettura ironica, da una parte, ma pure a una interpretazione assai pi\u00f9 vasta che inevitabilmente (s)confina, per il critico, con il rischio della sovrainterpretazione <strong>*<\/strong>. \u201cO la critica non \u00e8 buona affatto, oppure fare critica significa dire di un autore proprio quelle cose che gli farebbero perdere le staffe\u201d, ammoniva G.K. Chesterton.<br \/>\nDell&#8217;ironia di <em>Turist<\/em> \u00e8 presto detto, in quanto il testo \u00e8 disseminato di indizi in tal senso: tutto appare a tal punto meschino da risultare caricaturale (anche i due bambini, in fondo non sono mai, n\u00e9 prima n\u00e9 dopo il \u201cfattaccio\u201d, altro che odiosetti).<br \/>\nDel resto \u00e8 invece un po&#8217; pi\u00f9 complesso dire e confido in un ultimo sforzo di pazienza da parte del lettore che mi vorr\u00e0 seguire in quest&#8217;ultima divagazione.<\/p>\n<p>Aleggia in <em>Turist<\/em> lo spettro della tragedia imminente. Come gi\u00e0 descritto in precedenza attorno ai personaggi risuonano inquietanti scricchiolii di morte: valanghe, esplosioni, viaggi sospesi su funivie, discese su lamine di carbonio lungo dislivelli imponenti amplificati dall&#8217;uso allucinato della potenza di Vivaldi. \u00c8 come se un mondo minaccioso sia l\u00ec pronto a colpire, infrangendo la normalit\u00e0 di una vacanza che vorrebbe lasciare fuori da s\u00e9 il mondo intero. Non \u00e8 forse la stessa condizione che ci troviamo a vivere in questo XXI secolo attraversato da attentati sanguinari da Londra a Manchester, passando per Parigi e Bruxelles, New York e Madrid, Tunisi, Istanbul, Berlino, Rouen, Ansbach, Wurzburg, Nizza e, proprio oggi mentre scrivo, Barcellona? E non viviamo in fondo lo stesso falso mito di poter gestire con eroismo e <em>savoir-faire<\/em> una eventuale e sfortunata nostra presenza all&#8217;interno dello scenario di un cataclisma o d&#8217;una strage?<\/p>\n<p>L&#8217;immediato ritorno alla normalit\u00e0 dopo lo scampato pericolo della valanga riecheggia la continua propaganda che dopo ogni strage prende a correre sui media e sui social: tornare alla vita di prima; non lasciarsi vincere dalla paura.<\/p>\n<p>Mi viene alla mente un <a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2017\/03\/24\/messaggio-metropolitana-londra-attentato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">falso messaggio<\/a>\u00a0circolato sui media e addirittura commentato dalla Premier britannica Theresa May a poche ore dagli attentati londinesi del 22 maggio &#8217;17: \u201cAll terrorists are politely reminded that THIS IS LONDON and whatever you do to us Wa will drink tea, And jolly well carry on. Thank you\u201d. <em>Ricordiamo gentilmente a tutti i terroristi che QUESTA \u00c8 LONDRA e che, a prescindere da cosa ci farete, noi continueremo a bere t\u00e8. E con gioia andremo avanti. Grazie.<\/em> Un messaggio falso ma verosimile che, nel giro di poche ore, trov\u00f2 l&#8217;adesione di milioni di persone d&#8217;ogni angolo del globo, il cui senso \u00e8 null&#8217;altro che non potr\u00e0 esistere paura che ci distolga dalle nostre abitudini. E lo stesso avvenne dopo gli attacchi armati nel I, X e XI arrondissement di Parigi e allo Stade de France.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote class=\"twitter-tweet\" data-lang=\"it\">\n<p dir=\"ltr\" lang=\"en\">And this is why I LOVE London <a href=\"https:\/\/t.co\/BertPv0nIo\">pic.twitter.com\/BertPv0nIo<\/a><\/p>\n<p>\u2014 Mal Krishnasamy (@MalCPD) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/MalCPD\/status\/844816246000386048\">23 marzo 2017<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E qui arriviamo al finale del film diretto da \u00d6stlund. Un finale letto perlopi\u00f9 dalla critica come ambiguo e rassicurante \u2013 il riferimento, per sintesi, \u00e8 il solito Fofi \u2013, quando in realt\u00e0 ai miei occhi rappresenta l&#8217;elemento decisivo capace di trasformare <em>Turist<\/em> in uno dei film pi\u00f9 importanti sul nostro tempo.<br \/>\nConclusi i cinque lunghissimi e traumatici giorni di vacanza i componenti della famiglia, insieme alla coppia di amici, lasciano il complesso alberghiero per scendere a valle a bordo di un autobus di linea. Percorrendo i tornanti abbarbicati sulla montagna (la sequenza \u00e8 girata sullo Stelvio) il gruppo non potr\u00e0 fare a meno di notare la guida improvvida dell&#8217;autista. A ogni tornante l&#8217;autobus si trova minacciosamente a picco sul vuoto e, ad ogni difficoltosa manovra, i passeggeri emettono grida di terrore. Eppure nessuno si muove, tutto stanno fermi, come un gregge. La scena \u00e8 particolarmente straniante, sembra quasi non avere alcun legame con il resto del film, eppure prosegue, tornante dopo tornante. A un certo punto la donna, la madre, la moglie non ne potr\u00e0 pi\u00f9 e urler\u00e0 all&#8217;autista di fermarsi e farla scendere. A quel punto tutti i passeggeri, tranne la <em>cougar<\/em> (scelta divertente!), lasceranno in fretta e furia il mezzo che, ripartendo con passo incerto, li lascer\u00e0 soli, dispersi sul passo alpino. Le ultime immagini del film ritraggono questo insolito gruppo procedere verso valle, disposto come un corteo, con in testa il padre che tiene in braccio il figlioletto e conduce il gruppo.<br \/>\nE quindi? Cosa significa tutto questo?<br \/>\nForse il significato di questa strana conclusione aperta \u00e8 legato all&#8217;importanza di avere paura. Ho come l&#8217;impressione che tutto il film ruoti attorno all&#8217;idea che esistano paure nascoste, paure che vengono tenute in disparte; che tutto il film verta sull&#8217;intuizione che sia importante per l&#8217;essere umano non doverle continuamente controllare e sopire.<br \/>\nViviamo in un mondo assediato dalla paura che ostinatamente si applica ad eliminarla.<br \/>\nViviamo alienati dal nostro stesso sistema percettivo, incapaci e timorosi d&#8217;essere conseguenti al nostro istinto. Ci\u00f2 produce reazioni incontrollate e incontrollabili di fronte a pericoli improvvisi e una continua e costante e permanente sottovalutazione dei rischi concreti.<\/p>\n<p>Con Montale, \u201cUn imprevisto \u00e8 la sola speranza\u201d. \u2022<\/p>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39576\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-3.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-3.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-3-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-3-768x384.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist-3-436x218.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>*<\/strong> Personalmente non reputo cos\u00ec problematica la possibilit\u00e0 di imbattermi nella sovrainterpretazione di un testo. Intendo dire che non nutro alcun tipo di fastidio nel leggere della critica che vada oltre le intenzioni dell&#8217;autore e nemmeno in quella che stravolge un film, un libro o un qualsivoglia \u201cspettacolo\u201d, per provare a dire \u201caltro\u201d. Anzi. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 non reputo cos\u00ec interessante leggere parafrasi, ma soprattutto perch\u00e9 nutro fortissimi dubbi in merito alle interpretazioni univoche. Tra il determinismo e il relativismo propendo senz&#8217;alcuna esitazione per il secondo -ismo, con buona pace di tutta la teologia oscurantista che, malamente camuffata da pensiero liberal, si aggira per il nostro tempo. <em>Turist<\/em> si presta ottimamente a un sano esercizio sovrainterpretativo, a una deriva sul bordo della tangente, all&#8217;apertura del testo per smontarne gli ingranaggi pezzo per pezzo e al tentativo di ricostruirlo con le proprie mani. Del resto: un putto, in un&#8217;opera del Mantegna, non rappresenta un angelo bambino, ma la natura immacolata del creato. Se vi guardate attorno abbiamo una critica in grado unicamente di descrivere il dito, traducendo con aggettivi la lunghezza dell&#8217;unghia e dettagliando i dermatoglifi dell&#8217;impronta, ma mai, salvo rarissime eccezioni, in grado di scrutare e scarabocchiare la luna. Perch\u00e9 dovrebbe importarmi leggere la traduzione della superficie di un film? Che me ne importa se ho il film? Cos\u00ec, con <em>Turist<\/em>, la critica cinematografica si \u00e8 soffermata sul dito, la famiglia (invariabilmente borghese) o al pi\u00f9 l&#8217;uomo (invariabilmente vile), e non sulla luna (la paura).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39575\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist_2.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist_2.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist_2-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist_2-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/turist_2-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TURIST (FORZA MAGGIORE)<\/strong><br \/>\n<strong>Regia, sceneggiatura:<\/strong> Ruben \u00d6stlund \u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Fredrik Wenzel \u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Ruben \u00d6stlund, Jacob Secher Schulsinger \u2022\u00a0<strong>Production Design:<\/strong> Josefin \u00c5sberg \u2022\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Pia Aleborg \u2022\u00a0<strong>Scenografie:<\/strong> Josefin \u00c5sberg \u2022\u00a0<strong>Musiche originali:<\/strong> Ola Fl\u00f8ttum \u2022\u00a0<strong>Trucco:<\/strong> Erica Spetzig \u2022\u00a0<strong>Suono:<\/strong> Kjetil M\u00f8rk, Rune Van Deurs, Jesper Miller \u2022\u00a0<strong>Suono (mixer) :<\/strong> Andreas Franck, Gisle Tveito, Erlend Hogstad \u2022\u00a0<strong>Casting:<\/strong> Katja Wik, Maggie Widstrand \u2022\u00a0<strong>Interpreti principali:<\/strong> Johannes Bah Kuhnke (Tomas), Lisa Loven Kongsli (Ebba), Clara Wettergren (Vera), Vincent Wettergren (Harry), Kristofer Hivju (Mats), Fanni Metelius (Fanni)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Erik Hemmendorff, Marie Kjellson, Philippe Bober \u2022\u00a0<strong>Line Producer:<\/strong> Sofia Aspeheim \u2022\u00a0<strong>Produttori esecutivi:<\/strong> Jessica Ask, Film i V\u00e4st \u2022\u00a0<strong>Coproduttori:<\/strong> Marina Perales Marhuenda, Katja Adomeit, Yngve Saether \u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Plattform Produktion AB (Sweden), Parisienne (France), Coproduction Office ApS (Denmark), Motlys (Norway) \u2022\u00a0<strong>Coproduzione:<\/strong> Film i V\u00e4st, Rh\u00f4ne-Alpes Cin\u00e9ma \u2022\u00a0<strong>Supporto alla produzione:<\/strong> Svenska Film Institutet, Eurimages, Norsk Filminstitutt, Nordisk Film &amp; TV Fond, Det Danske Filminstitut \u2013 Minor Ordningen, BLS Business Location S\u00fcdtirol \u2013 Alto Adige, Cin\u00e9mas du Monde \u2013 Centre national du cin\u00e9ma et de l&#8217;image, anim\u00e9e \u2013 Minist\u00e8re des Affaires \u00e9trang\u00e8res \u2013 Institut fran\u00e7ais, MEDIA Programme of the European Union, ZDF\/Arte in collaboration with Arte, Sveriges Television, C More, DR, YLE \u2022\u00a0<strong>Vendite internazionali:<\/strong> Coproduction Office \u2022\u00a0<strong>Rapporto:<\/strong> 2.35:1 \u2022\u00a0<strong>Camera:<\/strong> Arri Alexa (Hawk Anamorphic Lenses) \u2022\u00a0<strong>Processo fotografico: <\/strong>Hawk Scope \u2022\u00a0<strong>Paese:<\/strong> Svezia, Norvegia, Danimarca, Francia \u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2014 \u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 118&#8242;<\/p>\n<blockquote><p><a href=\"http:\/\/amzn.to\/2wWHXRt\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>DVD \/ Amazon (ed. Cecchi Gori)<\/strong><\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ruben \u00d6stlund | Filmography<\/strong><\/p>\n<p>1993 | <strong>Addicted<\/strong> | Skiing film<br \/>\n1997 | <strong>Free Radicals<\/strong> | Skiing film<br \/>\n1998 | <strong>Free Radicals 2<\/strong> | Skiing film<br \/>\n2000 | <strong>L\u00e5t dom andra sk\u00f6ta k\u00e4rleken<\/strong> | Documentary<br \/>\n2002 | <strong>Familj igen (Family Again)<\/strong> | Documentary<br \/>\n2004 | <strong>Gitarrmongot (The Guitar Mongoloid)<\/strong> | Fiction feature<br \/>\n2005 | <strong>Scen nr: 6882 ur mitt liv (Autobiographical Scene Number 6882)<\/strong> | Fiction short<br \/>\n2008 | <strong>De ofrivilliga (Involuntary)<\/strong> | Fiction feature<br \/>\n2010 | <strong>H\u00e4ndelse vid bank (Incident by a Bank)<\/strong> | Fiction short<br \/>\n2011 | <strong>Play<\/strong> | Fiction feature<br \/>\n2014 | <strong>Turist (Force Majeure)<\/strong> | Fiction feature<br \/>\n2017 | <strong>The Square<\/strong> | Fiction feature<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39574\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ruben-ostlund.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ruben-ostlund.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ruben-ostlund-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ruben-ostlund-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ruben-ostlund-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ruben-ostlund-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2017\/08\/ruben-ostlund-673x449.jpg 673w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E ora che ne sar\u00e0 del mio viaggio? 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