{"id":40549,"date":"2018-01-12T19:59:28","date_gmt":"2018-01-12T18:59:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40549"},"modified":"2018-11-22T02:26:11","modified_gmt":"2018-11-22T01:26:11","slug":"cosa-sopravvive-dumano-cio-appare-mostruoso-elle-paul-verhoeven","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40549","title":{"rendered":"Cosa sopravvive d&#8217;umano in ci\u00f2 che appare mostruoso? \u201cElle\u201d di Paul Verhoeven"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40555\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_01-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Cosa sopravvive d&#8217;umano in ci\u00f2 che appare mostruoso? Forse \u00e8 sempre questo il tema centrale di tutto il cinema diretto da Paul Verhoeven (Amsterdam, 18 luglio 1938); da <em>Gli strani amori di quelle signore<\/em> (<em>Wat zien ik<\/em>, 1971) a <em>Elle<\/em> (2016), passando per <a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=1541\"><em>Spetters<\/em><\/a> (1980), <em>RoboCop<\/em> (1987), <em>Atto di forza<\/em> (<em>Total Recall<\/em>, 1990), <em>Basic Instinct<\/em> (1992), <a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=9701\"><em>Showgirls<\/em><\/a>\u00a0(1995) e <em>Black Book<\/em> (<em>Zwartboek<\/em>, 2006) c&#8217;\u00e8 sempre un fragile e invisibile confine, sottile come una corda tesa sopra l&#8217;abisso, sul quale i suoi protagonisti avanzano cercando di non venire inghiottiti dal vuoto.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 poi molta differenza tra l&#8217;Agente Murphy di <em>RoboCop<\/em> e Mich\u00e8le Leblanc (Isabelle Huppert) in <em>Elle<\/em>?<\/p>\n<p><em>Elle<\/em> non \u00e8 la storia di una donna che subisce uno stupro.<br \/>\n<em>Elle<\/em> \u00e8 la storia di una donna che, per ostinata sopravvivenza, non intende <em>essere<\/em> vittima di ci\u00f2 che le accade; d&#8217;una donna che ricerca attraverso un feroce individualismo il proprio <em>senso<\/em> all&#8217;interno di una realt\u00e0 che la vorrebbe inghiottire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40551\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle-paul-Verhoeven-scena1.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"486\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle-paul-Verhoeven-scena1.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle-paul-Verhoeven-scena1-300x186.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle-paul-Verhoeven-scena1-768x477.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle-paul-Verhoeven-scena1-436x271.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La prima scena del film ci racconta una brutale violenza carnale. Un uomo incappucciato piomba nella casa d&#8217;una donna, la getta a terra e abusa di lei. La sequenza non lascia spazio a nulla pi\u00f9 che l&#8217;efferatezza dell&#8217;atto, nessuna ambiguit\u00e0, solo una venatura ironica d&#8217;un campo e controcampo sullo sguardo placido d&#8217;un gattone che assiste al crimine senza alcun turbamento, forse solo un po&#8217; scocciato.<br \/>\nIn qualsiasi altro film lo stupro costituirebbe uno spartiacque. In <em>Elle<\/em> tutto prosegue invece senza alcuna drammatizzazione. Mich\u00e8le raccoglie i cocci dei piatti e dei bicchieri andati in frantumi, si toglie i vestiti strappati e li butta nel cestino della spazzatura, si fa un bagno caldo, scansando con la mano una rivolo di sangue che dal pube inonda di vermiglio la bianca schiuma dentro la quale \u00e8 immersa.<br \/>\nLo spettatore \u00e8 portato a domandarsi se ci sia qualcosa che non ha afferrato, \u00e8 come se le prime tessere di questo mosaico risultino scombinate e il film, in una manciata di minuti, \u00e8 riuscito a fare ci\u00f2 che anche solo a parole richiederebbe molto tempo: sovvertire la logica ordinaria della violenza.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 nessuna esistenza spezzata in <em>Elle<\/em>, la vita di Mich\u00e8le procede con pragmatica ordinariet\u00e0. C&#8217;\u00e8 solo un piccolo segno, una guancia gonfia, un occhio nero \u2013 che poi \u00e8 il dettaglio dal quale Philippe Djian, autore del romanzo dal quale \u00e8 tratta la sceneggiatura che sorregge il film di Verhoeven, \u00e8 partito per narrarci la storia dell&#8217;imperscrutabile Mich\u00e8le.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cDevo essermi graffiata la guancia. Mi brucia. La mascella mi fa male. Cadendo ho rovesciato un vaso, ricordo di averlo sentito esplodere a terra e mi domando se non mi sono ferita con un pezzo di vetro, non lo so. Fuori il sole brilla ancora. Si sta bene. Riprendo fiato piano piano. Sta per venirmi un mal di testa terribile, lo sento, manca poco. [\u2026]<br \/>\nApro l&#8217;acqua nella vasca. Ho la guancia rossa e anche un po&#8217; gialla, pare terracotta, e c&#8217;\u00e8 una gocciolina di sangue all&#8217;angolo del labbro. Sono orribilmente spettinata \u2013 la pinza con cui avevo raccolto i capelli di \u00e8 staccata per met\u00e0. Metto i sali nell&#8217;acqua. \u00c8 una pazzia, sono gi\u00e0 le cinque e quella ragazza, Josie, non la conosco bene. Non so cosa pensare di lei. Ma c&#8217;\u00e8 una luce stupenda e molto tenue, tutt&#8217;altro che minacciosa. Non riesco a credere che mi sia successa una cosa simile con questo azzurro, in questa giornata. Il bagno \u00e8 inondato di sole, si sentono voci, giochi di bambini in lontananza, l&#8217;orizzonte si spampana nella luce, uccelli, scoiattoli, e cos\u00ec via. Come si sta bene. Questo bagno \u00e8 portentoso. Chiudo gli occhi.\u201d<br \/>\nPhilippe Djian, <em>\u201cOh&#8230;\u201d<\/em> [incipit], traduzione di Daniele Petruccioli, Voland 2013 (ed. or. 2012)<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Elle<\/em> \u00e8 sceneggiato da David Birke, in lingua inglese, e adattato al francese da Harold Manning come trasposizione cinematografica del romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8862431392\/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=rapportoconfi-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=8862431392&amp;linkId=0a07a1c3f8f39c7996841eac6e8df0f6\"><em>\u201cOh&#8230;\u201d<\/em> di Philippe Djian<\/a> (Parigi, 3 giugno 1949), pubblicato dalle \u00e9ditions Gallimard nel 2012 e vincitore del prestigioso prix Interalli\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_40552\" style=\"width: 399px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40552\" class=\"size-full wp-image-40552\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Th\u00e9r\u00e8se-Dreaming.jpg\" alt=\"\" width=\"389\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Th\u00e9r\u00e8se-Dreaming.jpg 389w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Th\u00e9r\u00e8se-Dreaming-259x300.jpg 259w\" sizes=\"auto, (max-width: 389px) 100vw, 389px\" \/><p id=\"caption-attachment-40552\" class=\"wp-caption-text\">Balthus (Balthasar Klossowski), <em>Th\u00e9r\u00e8se Dreaming<\/em>, 149.9&#215;129.5cm, 1938<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dijian \u00e8 \u201cLo scrittore \u00abcontro\u00bb pi\u00f9 \u00abin\u00bb che ci sia, l&#8217;immoralista che si fa beffe di tutti i moralismi, autore di culto dei lettori \u00abpoco per bene\u00bb. [\u2026] Lo scrittore pi\u00f9 americano di Francia, che se dovessimo accostare a un pittore penseremmo a Balthus&#8230;\u201d (Lugi Mascheroni, Djian, se il romanzo deve stupire in \u00abIl Giornale\u00bb del 3 marzo 2013). Una specie di Houellebecq ancor pi\u00f9 spietato, in possesso di quel \u201csenso della frase\u201d che \u00e8 velocit\u00e0 di pensiero e ritmo della lingua.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cNon ho scritto la storia di uno stupro, ho scritto una storia che comincia con uno stupro. Fra l\u2019altro, iniziando a scrivere non avevo nessuna idea precisa di cosa avrei raccontato, non sapevo neppure se la voce narrante fosse quella di un uomo o di una donna. C\u2019era una prima frase \u2013 \u201cDevo essermi graffiata la guancia\u201d \u2013 a partire dalla quale ho iniziato a immaginare una situazione \u2013 una donna distesa sul tappeto \u2013 e una causa \u2013 \u00e8 caduta?, le \u00e8 successo qualcosa di pi\u00f9 grave?\u201d<br \/>\nPhilippe Djian in Giorgio Vasta, <em>Ritratto perturbante di signora tra desiderio e violenza<\/em>, \u00abIl Venerd\u00ec di Repubblica\u00bb, 13 maggio 2016<\/p>\n<p>\u201cNon ho mai un&#8217;idea di partenza. Quando ho scritto la prima frase non sapevo che avrei parlato di una donna, era qualcuno che era caduto e si era rialzato. Il personaggio poteva anche essere inciampato nel tappeto. Poi la storia si costruisce da sola, \u00e8 come un rubinetto: se lo apri, l&#8217;acqua comincia a scendere e piano piano riempi tutti gli spazi. \u00e8 lo stile che porta la storia, non il contrario, non ho un tema da difendere. C\u00e9line diceve: \u00abSe volete delle storie, comprate i giornali\u00bb.\u201d<br \/>\nPhilippe Djian in Florinda Fiamma, <em>Philippe Djian. \u00abHo amato la Beat Generation, ma oggi non si pu\u00f2 pi\u00f9 scrivere come in \u201cOn the Road\u201d, non posso essere uno scrittore americano\u00bb<\/em>, \u00abRolling Stone\u00bb, Maggio 2013<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40556\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_02-getto.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_02-getto.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_02-getto-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_02-getto-768x543.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_02-getto-436x308.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con il cinema \u00e8 da sempre complesso definire con certezza la reale paternit\u00e0 di un&#8217;opera. Del regista o del produttore? Degli attori o degli sceneggiatori? Ogni epoca interpreta questa paternit\u00e0, o maternit\u00e0, a suo modo. Agli albori del cinematografo il nome del regista era appena leggibile in qualche cartello, il padre-padrone era il produttore o ancor di pi\u00f9 la casa produttrice, poi venne il turno degli attori trasformati in divi. Solo molto tempo dopo, negli anni &#8217;50, la <em>politique des auteurs<\/em> mise al centro il regista quale demiurgo dell&#8217;opera: \u201cNon ci sono opere, ci sono solo autori\u201d (Truffaut). E cos\u00ec si deificarono Hitch, Welles, Ford, Ray eccetera. Con il passare dei decenni tale filosofare ha per\u00f2 finito per fagocitare l&#8217;intero giocattolo, fino ai giorni nostri, epoca di <a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=36431\">iperboli continue<\/a>, in cui lo status d&#8217;autore \u00e8 concesso oramai a ogni esordiente \u2013 foss&#8217;anche d&#8217;un solo cortometraggio.<\/p>\n<p>Il cinema \u00e8 un&#8217;arte piuttosto strana e l&#8217;artista rimane sovente intrappolato in tali dinamiche produttive, costretto a continue mediazioni, e la sua opera si compone grazie alla complementare azione di un gran numero di professionalit\u00e0 distinte (direttore della fotografia, montatore, sound design, musicista, scenografo, costumista, sceneggiatore ecc.). Si potrebbe dire che l\u00e0 dove si intravede un autore c&#8217;\u00e8 sempre un invisibile produttore attento a capace, in grado di accudirne il talento e di realizzarne la promessa. Qui \u00e8 Sa\u00efd Ben Sa\u00efd che con avveduta lungimiranza propose a Verhoeven il romanzo di Djian e, dopo alcuni tentativi statunitensi naufragati di fronte al moralismo americano, incapace di maneggiare una storia cos\u00ec complessa, vir\u00f2 l&#8217;intero progetto in Francia riuscendo a fornire: al regista olandese l&#8217;apice d&#8217;una carriera, a quel tempo considerata dai pi\u00f9 \u201cbollita\u201d (<em>Elle<\/em> ha ottenuto oltre sessanta premi, tra i quali una nomination agli Oscar e il C\u00e9sar come miglior film); allo scrittore francese la migliore trasposizione cinematografica d&#8217;una sua opera (dopo <em>Bleu comme l&#8217;enfer<\/em> di Yves Boisset\u00e9ponyme, <em>37\u00b02 le matin<\/em> di Jean-Jacques Beineix, <em>Impardonnables<\/em> di Andr\u00e9 T\u00e9chin\u00e9 e <em>L&#8217;amour est un crime parfait<\/em> di Arnaud e Jean-Marie Larrieu) e ad Isabelle Hupper una pioggia di premi e riconoscimenti per una performance memorabile.<\/p>\n<p>Con <em>Elle<\/em> il discorso \u00e8 davvero complesso perch\u00e9 \u00e8 come se il film in questione sia allo stesso tempo di pi\u00f9 autori. Il regista, certamente, riversa nell&#8217;opera molto del suo cinema precedente, rimanendo coerente alla propria poetica ed ai temi a lui pi\u00f9 cari: la femminilit\u00e0, la sessualit\u00e0, la religione, la violenza, la mostruosit\u00e0, la corruzione e il concetto di limite. Per\u00f2 \u00e8 indubbio notare quanto il film sia debitore del romanzo dal quale proviene. Ma non \u00e8 certo possibile fingere di non notare che la sua stratosferica protagonista riannodi, con questa performance davvero rimarchevole, molti dei caratteri indomiti di alcuni dei personaggi pi\u00f9 forti della sua formidabile carriera: penso soprattutto al personaggio di Erika in <em>La pianiste<\/em> di Michael Haneke, a Gabrielle del film omonimo diretto da Patrice Ch\u00e9reau ed a Jeanne e Marie dei chabroliani <em>La c\u00e9r\u00e9monie<\/em> e <em>Une affaire de femmes<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40557\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_03.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_03.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_03-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_03-768x543.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_03-436x308.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque? Un film \u00e8 sempre la somma di molte parti, un ottimo film \u00e8 la moltiplicazione delle sue componenti, un capolavoro \u00e8 la moltiplicazione esponenziale delle qualit\u00e0 delle singole parti.<br \/>\nCon <em>Elle<\/em> l&#8217;impressione \u00e8 quella di trovarsi di fronte, per davvero, cosa rarissima, a un capolavoro, perch\u00e9 possiede la rara capacit\u00e0 di rimanere in connessione con lo spettatore anche a mesi di distanza dalla visione, collocandosi ben <em>al di l\u00e0<\/em> delle immagini materiali prodotte. \u00c8 come se il film riesca a \u201cfunzionare\u201d come un romanzo, offrendoci la possibilit\u00e0 di <em>raccoglierci<\/em> \u2013 con Heidegger: \u201cCos&#8217;altro \u00e8 leggere se non raccogliere: raccogliersi nel raccoglimento di ci\u00f2 che, in quel che \u00e8 detto, rimane non detto?\u201d \u2013 nell&#8217;al di l\u00e0 delle immagini e delle parole, nell&#8217;inconscio.<\/p>\n<p>Tornando alla \u201cstoria\u201d&#8230; Mich\u00e8le esce della vasca nella quale si era immersa come se nulla fosse, ordina due Hamachi e si informa su cosa sia un Holiday Roll \u2013 sono le prime parole che le sentiamo pronunciare; dopodich\u00e9 cener\u00e0 con il figlio che \u00e8 passato a trovarla, minimizzando l&#8217;occhio nero, \u201cSono caduta con la bici.\u201d<br \/>\nIn poche scene assistiamo alla ripresa della sua vita abituale, solo con un surplus di accorgimenti: uno spray antiaggressione al peperoncino, un&#8217;affilata accetta da tenere sul cuscino durante la notte e delle analisi del sangue, per esser certa di non aver contratto una malattia venerea. La violenza \u00e8 cos\u00ec scivolata fuori quadro, rivissuta in un flashback straniante, ma soprattutto \u00e8 divenuta un&#8217;assenza, un fantasma perturbante che pare sconvolgere pi\u00f9 lo spettatore che la protagonista. Dunque \u00e8 accaduto realmente? Certo, c&#8217;\u00e8 quell&#8217;occhio nero, ci sono i graffi. Ma Mich\u00e8le che pensa? La violenza torner\u00e0, eccome. Inizialmente a tavola, in un elegante ristorante mentre si discute del pi\u00f9 e del meno con l&#8217;ex marito e una coppia di amici, la donna prender\u00e0 la parola e, un po&#8217; in imbarazzo per come introdurre un discorso del genere, dir\u00e0: \u201cDevo dirvi una cosa. Cerco un mondo semplice e naturale di&#8230; dirvelo&#8230; ma non ci riesco. Allora, voil\u00e0, sono stata aggredita, in casa. Credo di essere stata stuprata.\u201d La frase produrr\u00e0 un gelo iniziale, una serie di domande e rispose assai scarne, seguite da un \u201cOrdiniamo?\u201d.<\/p>\n<p>Se, come disse Kieslowski (come ha giustamente ricordato <a href=\"http:\/\/ilciottasilvestri.blogspot.it\/2016\/05\/histoire-doh-un-videogioco-raccontato.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il grande Roberto Silvestri<\/a> da Cannes, dove il film fu presentato), lo humor \u00e8 \u201cuna tragedia raccontata come se fosse una commedia\u201d, e, come disse Baudelaire, \u201cIl riso \u00e8 satanico: \u00e8 dunque profondamente umano\u201d, \u00e8 evidente quanto <em>Elle<\/em> sia un film profondamente umoristico, d&#8217;un humor nerissimo, che riecheggia tanto Bu\u00f1uel (<em>El \u00e1ngel exterminador<\/em>, <em>Le journal d&#8217;une femme de chambre<\/em>, <em>Belle de jour<\/em>, <em>Le charme discret de la bourgeoisie<\/em>, <em>Le fant\u00f4me de la libert\u00e9<\/em>, <em>Cet obscur objet du d\u00e9sir<\/em>) e, perch\u00e9 no, molto cinema asiatico \u2013 giapponese e sudcoreano in special modo, penso a Kitano e Park Chan-wook. Ma <em>Elle<\/em> \u00e8 opera profondamente europea, fortemente ancorata alla Francia grazie all&#8217;indomita lucida follia del personaggio letterario reso carne da Isabelle Huppert e da un&#8217;ambientazione parigina fatta d&#8217;ambienti borghesi e d&#8217;un <em>milieu<\/em> di oggetti e abitudini mondane che riconosciamo come familiari, dunque sommamente stranianti. Il film danza incessantemente tra il thriller e la commedia, riuscendo ogni volta a centrare il tono appropriato attraverso un montaggio che rasenta la perfezione ritmica (opera di Job ter Burg), una perfezione tale da giungere allo spettatore con la potenza di un&#8217;ipnosi. <em>Elle<\/em> \u00e8 un gioco d&#8217;azzardo pienamente riuscito, un&#8217;opera che affronta il rischio spericolato di sorridere degli anfratti pi\u00f9 cupi e dolorosi dell&#8217;animo umano, di sorridere e comprendere il desiderio e la fragilit\u00e0 d&#8217;uno stupratore, l&#8217;abisso del guardare in faccia un omicida seriale riconoscendolo come proprio padre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40558\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_04.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_04.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_04-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_04-768x543.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Elle_ilcanediPavlov_04-436x308.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Elle<\/em> \u00e8 la storia di una donna manager parigina che dirige un&#8217;azienda di videogames popolata da giovani uomini testosteronici; d&#8217;una donna che tradisce la propria miglior amica andando a letto con il di lei marito; d&#8217;una madre d&#8217;un figlio ancora totalmente immaturo, che ha deciso di diventare padre d&#8217;un pargoletto non suo, in coppia con una ragazza vagamente isterica; la storia d&#8217;una ex moglie d&#8217;un uomo in totale crisi di mezza et\u00e0 che corre dietro alle sottane di una giovane ammiratrice del suo passato di scrittore fallito; la storia di una figlia d&#8217;una madre anziana patita di chirurgia estetica e botulino che vorrebbe sposarsi con un giovane e prestante gigol\u00f2 a caccia di dote; e, <em>last but not least<\/em>, la storia della figlia di un serial killer in carcere da trent&#8217;anni. <em>Elle<\/em> \u00e8 la storia di questa donna, Mich\u00e8le, che all&#8217;inizio della vicenda narrata subisce uno stupro e che con il suo violentatore intratterr\u00e0 un rapporto perverso, un <em>oscuro oggetto del desiderio<\/em>, sadomasochista e mortale.<\/p>\n<p>A ben pensarci tutto ci\u00f2 \u00e8 talmente ricco di situazioni forti che ognuna avrebbe potuto costituire il soggetto d&#8217;un opera a s\u00e9 stante. <em>Elle<\/em> contravviene alla regola dell&#8217;economia di situazioni limite che purtroppo governa il cinema contemporaneo, regola nefasta che prescrive di non esagerare con le situazioni limite, di non esagerare con il grottesco, di non esagerare in ultima analisi con i rischi e con l&#8217;essenza stessa dello spettacolo cinematografico. Un regista che non osa, che va sempre sul sicuro del gi\u00e0 detto, del gi\u00e0 visto e del gi\u00e0 sentito, non fa altro che produrre esperienze della visione governate dal <em>d\u00e9j\u00e0 vu<\/em>, svuotando le sale e frustrando l&#8217;esigenza di storie complesse e articolate, che ci raccontino l&#8217;extra-ordinario che il cinema per sua essenza \u00e8 \u2013 o dovrebbe essere. Con Gipi: \u201cDammi risposte complesse. Please.\u201d<\/p>\n<p>Ma dove sta, nel film, l&#8217;esclamazione-titolo dell&#8217;opera di Djian? Che fine ha fatto?<br \/>\nLa incontriamo alla fine, come nel romanzo, scivolata quasi fuori campo, quasi appena udibile e non significher\u00e0 granch\u00e9 all&#8217;interno del dialogo nel quale \u00e8 posta, salter\u00e0 fuori dalla bocca della protagonista come un soffio di vita, come una minuta epifania d&#8217;una vitale sorpresa, lo stupore effimero del quotidiano, la sola forza che ci permetta di stare in equilibro su quella corda tesa sopra l&#8217;abisso che \u00e8 l&#8217;esistenza.<\/p>\n<blockquote><p>\u201cIl titolo di questo romanzo \u00e8 un \u201cOh&#8230;\u201d, sospeso tra virgolette e con i puntini di sospensione appunto. Quando ho consegnato il manoscritto alla mia casa editrice, Gallimard, mi hanno ridato le prime bozze con il titolo tra virgolette francesi, tipo le caporali. Ho chiesto allora che venissero mantenute le virgolette inglesi, dei piccoli apostrofi un po&#8217; sospesi in aria, perch\u00e9 dal punto di vista visivo corrispondono meglio alla mia idea del libro e poi sono pi\u00f9 aerei e sono le ultime parole dell&#8217;eroina, se vogliamo chiamarla eroina, il personaggio principale del libro, che \u00e8 una donna, Mich\u00e8le. Questo &#8220;Oh&#8230;&#8221; \u00e8 una risposta che in realt\u00e0 non lo \u00e8 veramente. La migliore amica di Mich\u00e8le ha lasciato il marito e le chiede se le affitta una stanza di casa sua. Mich\u00e8le non risponde n\u00e9 s\u00ec n\u00e9 no, anche se io penso che il suo sia un s\u00ec, ma non pu\u00f2 dirlo subito.\u201d<br \/>\nPhilippe Djian, <em>La letteratura non \u00e8 scrivere storie<\/em>, \u00abLa Lettura\u00bb, \u00abCorriere della Sera\u00bb, 24 febbraio 2013<\/p><\/blockquote>\n<p><em>Alessio Galbiati<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/gM96ne-XiH0?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>ELLE<\/strong><br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Paul Verhoeven\u00a0\u2022\u00a0<strong>Sceneggiatura:<\/strong> David Birke dal romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8862431392\/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=rapportoconfi-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=8862431392&amp;linkId=0a07a1c3f8f39c7996841eac6e8df0f6\"><em>&#8220;Oh&#8230;&#8221;<\/em> di Philippe Djian<\/a>\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> St\u00e9phane Fontaine\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Job ter Burg\u00a0\u2022\u00a0<strong>Musiche:<\/strong> Anne Dudley\u00a0\u2022\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Nathalie Raoul\u00a0\u2022\u00a0<strong>Scenografia:<\/strong> Laurent Ott\u00a0\u2022\u00a0<strong>Arredamenti:<\/strong> Cecile Vatelot\u00a0\u2022\u00a0<strong>Casting:<\/strong> Constance Demontoy\u00a0\u2022\u00a0<strong>Trucco:<\/strong> Anne Caramagnol, Thi-Loan Nguyen, Sophie Farsat\u00a0\u2022\u00a0<strong>Acconciature:<\/strong> Fr\u00e9d\u00e9ric Souquet\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Sa\u00efd Ben Sa\u00efd, Michel Merkt\u00a0\u2022\u00a0<strong>Coproduttori:<\/strong> S\u00e9bastien Delloye, Diana Elbaum, Kate Merkt, Fran\u00e7ois Touwaide\u00a0\u2022\u00a0<strong>Interpreti principali:<\/strong> Isabelle Huppert (Mich\u00e8le Leblanc), Laurent Lafitte (Patrick), Anne Consigny (Anna), Charles Berling (Richard), Virginie Efira (Rebecca), Judith Magre (Ir\u00e8ne), Christian Berkel (Robert), Jonas Bloquet (Vincent), Vimala Pons (H\u00e9l\u00e8ne), Alice Isaaz (Josie), St\u00e9phane Bak (Omar), Rapha\u00ebl Lenglet (Ralph), Arthur Mazet (Kevin), Lucas Prisor (Kurt), Hugo Conzelmann (Philipp Kwan)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> SBS Productions, SBS Films, Twenty Twenty Vision Filmproduktion, Entre Chien et Loup, France 2 Cin\u00e9ma\u00a0\u2022\u00a0<strong>Distribuzione italiana:<\/strong> Lucky Red\u00a0\u2022\u00a0<strong>Macchine da presa:<\/strong> Angenieux 28-76 Optimo, Leica Summicron-C Lenses, Red Epic Dragon, Red Epic Dragon Carbon\u00a0\u2022\u00a0<strong>Laboratorio:<\/strong> Technicolor\u00a0\u2022\u00a0<strong>Rapporto:<\/strong> 2,35:1\u00a0\u2022\u00a0<strong>Paese:<\/strong> Francia, Belgio, Germania\u00a0\u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2016\u00a0\u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 130&#8242;<\/p>\n<blockquote><p><strong>HOMEVIDEO:<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/B06XQTM3DN\/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=rapportoconfi-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=B06XQTM3DN&amp;linkId=136b7169cd84b4aac04d3e9c79d71c25\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">DVD<\/a> \/ <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/B06XRB75PW\/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=rapportoconfi-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=B06XRB75PW&amp;linkId=b4db438c6b8ca8210849556b096a722c\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Blu-Ray<\/a><br \/>\n<strong>ROMANZO:<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8862431392\/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&amp;tag=rapportoconfi-21&amp;camp=3414&amp;creative=21718&amp;linkCode=as2&amp;creativeASIN=8862431392&amp;linkId=5bffe5d4aef10f3174a692f1767ef771\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Edizione italiana (Voland)<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>le illustrazioni dell&#8217;articolo sono opera di <a href=\"https:\/\/ilcanedipavlov.it\/illustrazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ilcanediPavlov<\/a>.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa sopravvive d&#8217;umano in ci\u00f2 che appare mostruoso? 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