{"id":40696,"date":"2018-02-18T15:52:04","date_gmt":"2018-02-18T14:52:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40696"},"modified":"2018-02-18T15:52:32","modified_gmt":"2018-02-18T14:52:32","slug":"filo-nascosto-dellamore-ai-tempi-dellautolesionismo-consapevole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40696","title":{"rendered":"\u201cIl filo nascosto\u201d, o dell\u2019amore ai tempi dell\u2019autolesionismo consapevole"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40702\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/phantom_thread-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Il gusto per l\u2019estetismo emerge in ogni singolo frame nel cinema di Paul Thomas Anderson, anche se nel suo ultimo eccezionale lavoro \u00e8 probabilmente un estetismo pi\u00f9 subdolo e insinuante, che si sedimenta lentamente lungo tutta la durata dell\u2019opera, meno impattante e meno avvampante rispetto agli altri film del regista, ma che, come secolari gocce d\u2019acqua e calcare, alla fine \u00e8 in grado di formare un\u2019enorme e scultorea stalagmite di pietra forte, slanciata, energica, destinata a durare in eterno e proiettata verso le pieghe del cielo.<\/p>\n<p>E proprio come in una magica grotta carsica, dove il dualismo tra stalattiti e stalagmiti si intreccia in involontarie opere d\u2019arte naturali, nella cavernosa e oscura cinematografia di Paul Thomas Anderson torna a farsi vivo il tema a lui pi\u00f9 caro, quello di un rapporto duale, morboso e insistito, ossessivo e insistente, ossessionante e incalzante.<\/p>\n<p>L\u2019ambientazione, la Londra degli anni Cinquanta, trova nel cinema di Anderson il modo di creare uno spunto di partenza capace di convincere lo spettatore che si possa trattare di un film storico. In un\u2019annata dove i sequel, i remake, i reboot e i biopic sono i dittatori indiscussi di classifiche, incassi e presenze in sala, PTA si inventa un personaggio (e il relativo mondo interiore ed esteriore) e il suo marchio di moda, capaci di spingere lo spettatore (al termine della visione) a fare ricerche su nomi che in effetti non sono mai esistiti prima che uscissero dalla penna di uno dei pi\u00f9 geniali registi viventi.<\/p>\n<p>Qui la tematica addirittura si sdoppia a sua volta, facendo di <em>Phantom Thread<\/em> una piattaforma di dualismi incrociati. L\u2019inizio <em>in medias res<\/em> ci porta al momento in cui Alma, irruenta protagonista, racconta della sua storia d\u2019amore con Reynolds Woodcock, raffinatissimo creatore di abiti di lusso nella Londra del secondo dopoguerra. Lui, Reynold, severo, austero e silenziosissimo uomo, si prende cura di ognuna delle sue clienti come se le amasse intimamente, senza per\u00f2 prendersi cura di qualcuna in particolare; Lei, Alma, maldestra cameriera, si innamora del facoltoso sarto fino a diventarne musa, amante e prendendosi cura di lui in maniera quasi materna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/m37CBZTlSv8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 una storia di fantasmi, non solo dal titolo. Il primo fantasma \u00e8 quello della madre di Reynolds, una \u201cpresenza\u201d che nella vita del figlio si fa concreta grazie ad alcune \u201creliquie\u201d che egli tesse nelle fodere dei propri abiti. Ma in <em>Phantom Thread<\/em>, con l\u2019ingresso di Alma nella narrazione, almeno in fase diegetica, la realt\u00e0 prende il posto dei fantasmi, destabilizzando anche quelli che sono i ruoli ormai consolidati all\u2019interno del meccanismo routinario di Reynolds. La sorella, per esempio, egemone presenza nella vita professionale e personale di Woodcock, ancorch\u00e9 rappresentazione terrena di una madre ormai defunta da anni, deve affrontare un ridimensionamento del proprio ruolo nella sfera emotiva di Reynolds.<\/p>\n<p>Ma <em>Phantom Thread<\/em> non \u00e8 solo una storia di fantasmi. \u00c8 anche storia di presenze umane e della loro tangibilit\u00e0: lui, Reynolds, si concretizza al mondo con la propria arte e il proprio genio, accompagnando una silente condotta esistenziale alla creazione di abiti vistosissimi, dando loro il potere di rappresentarlo meglio di come possa riuscire il proprio corpo; lei, Alma, si manifesta con vigore, con la rumorosit\u00e0, il fragore e la tattilit\u00e0 di chi \u00e8 presente al mondo e vuole fare di tutto per restarci, soprattutto se \u00e8 il mondo di Reynolds. Entrambi i personaggi sono dotati di plasticit\u00e0 diverse tra loro, ma comunque non inferiori l\u2019una all\u2019altra, in un gioco complementare di equilibri e di alternanza nei ruoli, di manipolazioni psicologiche, in un continuo scambio del controllo che l\u2019uno ha sull\u2019altro, come del resto accade in ognuno dei film di PTA.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che a fronte delle caratterizzazioni \u201cdi facciata\u201d siano messi in scena anche gli eccessi \u201cprivati\u201d: l\u2019ipertrofica voracit\u00e0, la guida spericolata e le reazioni (volgari) spropositate di Reynolds ne fanno trasparire un animo vulcanico, ben definito dallo sguardo teso e libidinoso dello stilista mentre \u00e8 alla guida della propria auto sportiva (e come non citare la partecipazione di Daniel Day-Lewis alla Mille Miglia storica che ogni anno parte da Brescia?).<\/p>\n<p>Questa plasticit\u00e0 si traduce in un amore puramente fisico; l\u2019attrazione di Reynolds per la giovane Alma \u00e8 apparentemente privo di quegli elementi che solitamente stanno alla base di un rapporto amoroso. Sembrano non esserci particolari interessi in comune, la differenza d\u2019et\u00e0 \u00e8 apparentemente notevole cos\u00ec come l\u2019evidente differenza d\u2019estrazione sociale. \u00c8 il modo che Anderson ha per dotare il fantasma dell\u2019amore una tangibilit\u00e0 carica di mistero, con una vena di tensione sottilissima ma sempre presente, sempre alta, anche se la raffinatezza delle inquadrature di Anderson (qui anche direttore della fotografia) riesce a far trasparire un erotismo che non \u00e8 mai esplicitato.<br \/>\nMa si tratta di un amore malato, per le sue ossessioni e per come viene portato avanti il rapporto tra i due. Si tratta di un rapporto carico di inquietudini e tensione, facendolo assomigliare a una \u201cMadame Bovary ribaltata\u201d, un amore velenoso, un sentimento che lascia trapelare pi\u00f9 un bisogno di controllo e possessione che di scambio. L\u2019amore pu\u00f2 (portare a) far male; si pu\u00f2 parlare con buona ragione di Amore come autolesionismo consapevole, come necessit\u00e0 di abbassare le proprie difese per aprirsi all\u2019altro, anche utilizzando metodi che solitamente richiamano l\u2019annullamento dell\u2019amore pi\u00f9 che un suo rinvigorimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-t-DBzJ3t1I?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le dissolvenze incrociate che caratterizzano spesso i cambi di scena sono mirabile metafora di una trama sartoriale. L\u2019incrocio di fili capace di dare vita a uno splendido abito \u00e8 la perfetta rappresentazione di quel che \u00e8 il cinema di Anderson: un intreccio di inquadrature, sottotesti e prestazioni attoriali sublimi, capaci di dare forma a una confezione originale, nuova e assolutamente con pochi pari.<br \/>\nLe dissolvenze incrociate sono in grado anche di compiere salti temporali restando pur sempre nell\u2019indefinitezza dell\u2019ambientazione; si ha quasi sempre l\u2019impressione di una a-temporalit\u00e0 e di una sospensione del passaggio del tempo, dando anche ai personaggi un alone fantasmagorico, oltre a una notevole commistione tra realt\u00e0 e onirismo sulla linea narrativa.<br \/>\nEssi stessi sono fantasmi, senza un\u2019et\u00e0 definita. Reynolds potrebbe essere ben oltre la mezza et\u00e0, ma le pieghe fanciullesche del proprio carattere e la fresca genialit\u00e0 della propria arte lo rendono un personaggio austero quanto vivace; Alma \u00e8 giovane, rumorosa, eppure \u00e8 anche madre, algida, controllata quando deve prendere in mano le redini della situazione.<\/p>\n<p>La fantasmagoria di tutto <em>Phantom Thread<\/em> \u00e8 attraversata da una cupa vena thriller che \u00e8 il vero e proprio \u201cfilo nascosto\u201d di tutto il film, grazie anche all\u2019opera di Jonny Greenwood che \u00e8 stato in grado di creare, ancora una volta per PTA, una traccia ininterrotta che insieme alle immagini d\u00e0 vita a una sinfonia senza fine, capace di essere \u201csenza tempo\u201d proprio come le atmosfere del film.<br \/>\nNon vi sono infatti riferimenti storici e letterari, se non un brevissimi accenno all\u2019olocausto, le architetture e, soprattutto, gli abiti, che sono i veri protagonisti di <em>Phantom Thread<\/em> con il loro valore estetico ed allegorico; infatti \u00e8 abbastanza evidente come per Paul Thomas Anderson l\u2019abito non sia soltanto il prodotto o il \u201cmarchio di fabbrica\u201d del proprio protagonista; gli abiti sono ci\u00f2 che danno una forma esteriore alla sostanza umana. Gli abiti ammantano le persone cos\u00ec come la fotografia (e i movimenti di macchina ipnotici) di PTA, le partiture di Greenwood e i gesti di Day-Lewis \/ Krieps \u201cvestono\u201d la sostanza di una scrittura mirabile, priva di orpelli e totalmente sgravata di dialoghi manieristici, senza appesantimenti forzati, capace di arrivare come un filo nascosto dritta tra le cuciture del cuore dello spettatore, per restare l\u00ec, custodita e conservata come un ricordo imperituro, come un messaggio di Reynold Woodcock cucito nella fodera di un abito da sposa.<\/p>\n<p><em>Phantom Thread<\/em> \u00e8 l\u2019incontro tra il cinema visionario del californiano Anderson con lo stile british delle ambientazioni e del monumentale Daniel Day-Lewis. Il melodramma \u00e8 permeato di angosce e turbamenti, di ossessioni e slanci di vitalit\u00e0, mentre il microcosmo fatto di abiti elegantissimi, stradine di campagna percorse a velocit\u00e0 d\u2019altri tempi e case in stile georgiano sottolineano un gusto anglosassone, euro-proteso all\u2019eleganza misurata e sobria, chiaramente ispirato ai grandi maestri europei che nel passato si son trovati a fare cinema negli Stati Uniti, dando al lavoro di Anderson una definitiva, inequivocabile internazionalit\u00e0, capace di uscire da ogni schema rispettando per\u00f2 i quadri di partenza, in grado di farsi cinema che va pi\u00f9 in l\u00e0 del cinema stesso, senza mai cadere nel citazionismo o nella nostalgia del passato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YWKMH6ssnzg?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine c\u2019\u00e8 un altro fantasma, ben pi\u00f9 spaventoso e reale dei turbamenti e dei ricordi che impregnano la pellicola di PTA: ed \u00e8 la consapevolezza che, mentre lo si guarda, <em>Phantom Thread<\/em> sia l\u2019ultima prova attoriale di Daniel Day-Lewis. Uno degli attori pi\u00f9 importanti e dotati del cinema contemporaneo, poco presente e con un peso specifico enorme. Un attore che a soli sessantuno anni e all\u2019apice della propria maturit\u00e0 (personale e professionale) decide di lasciare le scene, con soltanto una ventina di film all\u2019attivo, quasi tutti veri e propri capolavori, con tre Oscar vinti e una serissima ipoteca sul quarto.<br \/>\nUn attore che non ha mai fatto del trasformismo la propria qualit\u00e0 migliore, ma che ha uno sguardo e un\u2019eleganza capaci di farlo entrare nell\u2019olimpo dei grandi protagonisti, in grado di dare vita ad alcuni dei personaggi pi\u00f9 memorabili della storia del cinema recente. Due occhi bellissimi e un\u2019espressivit\u00e0 unica fanno di Day-Lewis una delle poche facce in grado di reggere il confronto con James Stewart, Marlon Brando, Mastroianni, Cary Grant, Tony Curtis, Belmondo, e via fino a nominare tutti gli dei del Pantheon cinematografico.<\/p>\n<p>Un\u2019ombra di malinconia permea dunque tutta la visione del film, aggiungendo un filo (fantasma) di rimpianto a quell\u2019estesa gamma di romantici sentimenti capaci di scaturire da un film che, per\u00f2, oltre a tutto il resto, sa anche restituire una giusta dose di gratitudine, per esserci stati, per aver fatto parte di un\u2019epoca dove i grandi, i pi\u00f9 grandi, sono esistiti, dove il filo nascosto dell\u2019eternit\u00e0 passa dalle cuciture e dalle pieghe della stoffa dei sogni del Cinema. \u2022<\/p>\n<p><em>Nicola Cargnoni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/xNsiQMeSvMk?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>PHANTOM THREAD (Il filo nascosto)<\/strong><br \/>\n<strong>Regia, sceneggiatura, fotografia:<\/strong> Paul Thomas Anderson\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Dylan Tichenor\u00a0\u2022\u00a0<strong>Musiche:<\/strong> Jonny Greenwood\u00a0\u2022\u00a0<strong>Casting:<\/strong> Cassandra Kulukundis\u00a0\u2022\u00a0<strong>Production Design:<\/strong> Mark Tildesley\u00a0\u2022\u00a0<strong>Art Direction:<\/strong> Chris Peters, Adam Squires\u00a0\u2022\u00a0<strong>Set Decoration:<\/strong> V\u00e9ronique Melery\u00a0\u2022\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Mark Bridges\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Paul Thomas Anderson, Daniel Lupi, JoAnne Sellar\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori esecutivi:<\/strong> Chelsea Barnard, Megan Ellison, Peter Heslop, Adam Somner\u00a0\u2022\u00a0<strong>Interpreti principali:<\/strong> Daniel Day-Lewis (Reynolds Woodcock), Lesley Manville (Cyril Woodcock), Vicky Krieps (Alma Elson), Camilla Rutherford (Johanna), Gina McKee (Countess Henrietta Harding), Brian Gleeson (Robert Hardy), Harriet Sansom Harris (Barbara Rose), Lujza Richter (Princess Mona Braganza), Julia Davis (Lady Baltimore), Nicholas Mander (Lord Baltimore), Philip Franks (Peter Martin), Phyllis MacMahon (Tippy), Silas Carson (Rubio Gurrerro), Richard Graham (George Riley), Martin Dew (John Evans), Ian Harrod (the Registrar), Jane Perry (Mrs. Vaughan)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Annapurna Pictures, Focus Features, Ghoulardi Film Company, Perfect World Pictures\u00a0\u2022\u00a0<strong>Rapporto:<\/strong> 1.85:1\u00a0\u2022\u00a0<strong>Camera:<\/strong> Panavision Panaflex Millennium XL2, Panavision Ultra Speed Z-Series MKII Lenses\u00a0\u2022\u00a0<strong>Laboratorio:<\/strong> Cinelab (London, UK), FotoKem Laboratory (Burbank, USA)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Negativo:<\/strong> 35 mm (Kodak Vision3 200T 5213, Vision3 500T 5219)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Processo fotografico:<\/strong> sferico\u00a0\u2022\u00a0<strong>Formato di stampa:<\/strong> 35 mm (Kodak Vision 2383), 70 mm (blow-up) (Kodak Vision 2383), D-Cinema\u00a0\u2022\u00a0<strong>Paese:<\/strong> USA\u00a0\u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2017\u00a0\u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 130&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il gusto per l\u2019estetismo emerge in ogni singolo frame nel cinema di Paul Thomas Anderson, anche se nel suo ultimo eccezionale lavoro \u00e8 probabilmente un estetismo pi\u00f9 subdolo e insinuante, che si sedimenta 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