{"id":40831,"date":"2018-04-22T14:00:17","date_gmt":"2018-04-22T12:00:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40831"},"modified":"2018-04-22T14:00:17","modified_gmt":"2018-04-22T12:00:17","slug":"i-film-sono-solo-un-pretesto-jeannette-lenfance-de-jeanne-darc-di-bruno-dumont","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40831","title":{"rendered":"I film sono solo un pretesto. \u201cJeannette, l\u2019enfance de Jeanne d\u2019Arc\u201d di Bruno Dumont"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40832\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Jeannette-Dumont-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>I film sono solo un pretesto. Scrivere di un film \u00e8 ugualmente un pretesto. In entrambi i casi un tale cerca di dire qualcosa tramite una delle possibili espressioni di quel linguaggio che teoricamente serve a mettere in comunicazione gli esseri umani.<br \/>\nPersonalmente apprezzo molto il cinema di Bruno Dumont, il suo percorso artistico, ostinato, ostile, ostentato e in perenne slalom tra le etichette e le incoronazioni di chi, per me a torto, ritiene che la strada giusta per il cinema d\u2019autore sia quella che procede contromano, cercando sempre il frontale col pubblico.<br \/>\nIl discorso \u00e8 complesso e va ben oltre il film in questione. Da tempo sono convinto che quando si decide di affrontare l\u2019opera di un vero autore, sia necessario andare oltre il concetto di bello e brutto, piaciuto o non piaciuto e che un film vada considerato parte di una intera filmografia, dinamica e in evoluzione. Non \u00e8 un pensiero n\u00e9 originale n\u00e9 nuovo, me ne rendo conto. In tal senso risulta auspicabile conoscere tutto ci\u00f2 che \u00e8 venuto prima per comprendere ci\u00f2 che si ha di fronte e poter anche immaginare il passo successivo. Questa conoscenza pregressa offre sicuramente un\u2019esperienza completa e stimolante durante la visione. \u00c8 chiaro che non a tutti \u00e8 dato sapere e non tutto il pubblico potenziale \u00e8 preparato ad affrontare visioni complesse. Capita allora che se casualmente uno spettatore medio si trova ad assistere all\u2019apparizione su grande schermo di quello spauracchio chiamato cinema d\u2019autore (sperimentale o come vi pare), ne ricavi una sensazione di disagio, noia, schifo e orrore, promettendo a se stesso di non ripetere mai pi\u00f9 un simile errore. Ancora peggiore \u00e8 il caso in cui il film subisca l\u2019introduzione di uno di quei grigi personaggi che usano proferire il nulla in prosa e finiscono col raccontare tutto il film per filo e per segno, cercando goffamente di suggerire alcune deboli motivazione per le quali quel film sia da ritenersi un capolavoro; e s\u00ec, perch\u00e9 per codesti appaiono, in media, 100 capolavori l\u2019anno; a meno che non ci si trovi di fronte ad un abuso del termine (cosa assai probabile). Il punto \u00e8 che, a mio avviso, cos\u00ec facendo si rende un pessimo servizio agli autori e a quelle pellicole che non rientrino nelle logiche narrative dei film commerciali o d\u2019evasione. Io sono convinto che sia sempre pi\u00f9 necessaria una riforma di tutto ci\u00f2 che ruota intorno al cinema che io stesso amo, quello pi\u00f9 sfaccettato, complicato, diverso e controverso. Bisognerebbe dire con forza che quando ad una proiezione o ad un festival i presenti tra il pubblico sono poche decine e che tra questi molti sono addetti ai lavori, non siamo di fronte a un successo e non \u00e8 colpa del pubblico medio, stupido o nella migliore delle ipotesi disabituato a visioni ostiche. Gioire perch\u00e9 una sala si svuota man mano che il film va avanti e prendere questo come un segnale della bont\u00e0 del lavoro a cui si sta assistendo \u00e8 una colossale cretinata. Affermare, come ho sentito, che il proprio sogno consista nel vedere proiettato il proprio lavoro su Fuori Orario andrebbe tradotto come \u201csogno che il mio film venga proiettato in tv alle 3 di notte e sia visto da 500 persone, met\u00e0 delle quali prese pi\u00f9 a scrivere sui social media di essere sintonizzati su Rai 3 che a seguire la trasmissione\u201d; \u00e8 chiaro che per molti conta solo ricevere una sorta di consacrazione all\u2019interno di un ambiente sempre pi\u00f9 ristretto, miope, privo di sbocchi, di stimoli, stantio e lontano anni luce da qualsiasi pubblico dotato di vitalit\u00e0 e sensibilit\u00e0. Sono convinto avesse ragione Truffaut quando diceva che tutti i generi di film sono tollerabili tranne quelli noiosi. Credo altres\u00ec che avesse ragione pure Lars Von Trier quando affermava quanto fosse importante dare un contributo al linguaggio del cinema, invece di pensare solo al modo migliore di raccontare una storia o di far restare un pubblico in un cinema. In fondo i due punti non sono inconciliabili, basterebbe (pare facile) un cambio di atteggiamento. \u00c8 sacrosanto che ogni autore scelga autonomamente il proprio percorso artistico, il punto vero \u00e8 che la critica e chi si occupa di accompagnare e supportare il lavoro degli autori non credo faccia pi\u00f9 bene il proprio mestiere. Lo dico in tutta onest\u00e0, servirebbe un sincero e autentico cambio di rotta che non sia solo posa intellettuale, vaneggiante astrazione, incapacit\u00e0 di formulare un pensiero solido e concreto, estremismo nella forma e nella sostanza, ostilit\u00e0 sventolata come un vessillo di cui andare fieri e tutto questo solo per aver visto qualche film pi\u00f9 strano degli altri o per aver spulciato qualche testo di filosofia. Questo titanismo, l\u2019amore per una marginalit\u00e0 ostentata e che gode della propria sconfitta \u00e8 deleteria e va superata. Tutto ci\u00f2 non fa altro che allontanare la maggioranza del pubblico potenziale che altro non vorrebbe che un paio di risposte: \u201cperch\u00e9 mai questo film, che non riesco a capire fino in fondo, dovrebbe piacermi?\u201d, \u201cperch\u00e9 questo film non ha una trama, cosa mi sta raccontando?\u201d, \u201cperch\u00e9 l\u2019autore ha scelto una forma tanto ermetica per narrare una storia tanto semplice?\u201d e cose del genere. A nessuno interessa che il film sia stato premiato in qualche festival ai pi\u00f9 oscuro e nemmeno affermazioni perentorie e assolutistiche del tipo \u201cquesto autore \u00e8 totale, necessario, definitivo o questo film \u00e8 la summa di un discorso artistico\u201d, se poi a questo non fanno seguito approfondimenti chiari, circostanziati, precisi ed esaustivi. Di fronte la gente non vuole un ultras, un tifoso con la trombetta, vuole uno che con la razionalit\u00e0 di chi ha spaccato il capello sia in grado di accompagnarlo nel viaggio che sta per affrontare, che sia in grado di supportare la visione spiegando in quale punto preciso del percorso di ricerca del regista s\u2019inserisca questo lavoro e le motivazioni che lo hanno portato a fare tali scelte, giuste o sbagliate, condivisibili o meno. Un film, in certi casi, \u00e8 un tentativo e nel cinema d\u2019arte questo deve avere lo stesso valore sia che lo si possa considerare riuscito e sia che abbia portato ad un fallimento. Ma questo va spiegato. Un film che nasce per intrattenere per le due ore della sua visione non ha sempre dietro un autore complesso che aspira all\u2019immortalit\u00e0 (per essere drammatici). Il cinema d\u2019arte non deve piacere o non piacere, esso nasce per altre motivazioni, con ambizioni pi\u00f9 alte che non siano solo una fuga dal lavoro, dai problemi e dalla realt\u00e0. Bisogna, insomma, fare in modo che il pubblico medio s\u2019innamori del cinema d\u2019arte, d\u2019autore, sperimentale comunque vogliate chiamarlo.<\/p>\n<p><em>Jeannette, l&#8217;enfance de Jeanne d\u2019Arc<\/em> per me \u00e8 un tentativo, un pretesto per misurare la validit\u00e0 di una idea di linguaggio che vuole cambiare. \u00c8 un film che mi ha divertito, a tratti annoiato ma del quale comprendo e sostengo la genesi. Ritengo che sia un ottimo tentativo fallito, non totalmente ma fallito. Trovo invece un fallimento l\u2019atteggiamento di chi al solo comparire di un certo nome urla dogmaticamente al miracolo, tira in ballo Dio, battezza la nascita del nuovo Verbo e tutto questo senza mai addurre uno straccio di motivazione o il filo di un ragionamento che permetta una sua condivisione o l\u2019opposto. Io credo vada chiusa la stagione dello scontro ideologico tra il cinepanettone e il cine-polpettone, preferibilmente polacco con i sottotitoli in ungherese. Il cinema d\u2019arte ha assoluta necessit\u00e0 del confronto col pubblico, quello pi\u00f9 distante dalle sue istanze, quello meno abituato a certi modi di raccontare, quello che nemmeno sa quanti stimoli riceverebbe dall\u2019avvicinarsi a certi universi. E se per fare questo bisogna in qualche modo mentire, attirare con l\u2019inganno, promettere meraviglie: lo si faccia! Non possiamo pensare che avvicinarsi al cinema d\u2019autore sia equivalente a rispondere ad una chiamata divina; la vera rivoluzione \u00e8 spiegare che anche un film d\u2019autore pu\u00f2 considerarsi intrattenimento, che la sua visione non ha una natura punitiva e non presuppone una vocazione masochistica, seppure per alcune visioni questo aiuterebbe. Aprire al pubblico medio questo scrigno pieno di tesori non ne sminuir\u00e0 il valore, spiegare il senso di certi lavori li render\u00e0 anche meno attaccatili da chi \u00e8 sempre pronto ad etichettare un film come lento e senza trama. Bisogna puntare a rendere tutti gli spettatori maggiormente consapevoli, informati, evoluti ed inclusi, evitando di far sentire stupido chiunque faccia una domanda che non tiri in ballo Deleuze. Il cinema \u00e8 una cosa semplice, anche nelle sue espressioni complesse; sarebbe bello se si riuscisse a semplificare anche la forma attraverso la quale questa semplicit\u00e0 complessa viene spiegata e offerta a tutti. Se le recensioni, i commenti e gli approfondimenti sono pi\u00f9 tortuosi e cervellotici del film stesso, a difficolt\u00e0 si sommano altre difficolt\u00e0 di comprensione e questo allontana molte persone. Non si diventa pi\u00f9 intelligenti provando a far sentire gli altri pi\u00f9 stupidi. All\u2019uscita dalla sala dopo la visione di Jeannette, un amico al quale avevo sconsigliato la visione del film ha esclamato: \u201cQuesto \u00e8 il peggior film della mia vita, incomprensibile, lento e ridicolo\u201d; mi sono sentito in colpa nonostante lo avessi messo in guardia. Ho passato i minuti successivi a spiegargli pi\u00f9 o meno le cose che sto cercando di scrivere in questo articolo e sono riuscito a strappargli una seconda esclamazione: \u201cAdesso sono curioso di vedere altri sui film, per cercare di capire come si sia potuto ridurre tanto male da voler fare un film come questo\u201d. Va bene, non \u00e8 un successo pieno ma \u00e8 un punto di partenza, per quanto mi riguarda si apre la fase del dialogo. \u2022<\/p>\n<p><em>Michele Salvezza<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/9T7Rf9rLaLg?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Jeannette, l&#8217;enfance de Jeanne d&#8217;Arc<\/strong><\/p>\n<p><strong>Regia:<\/strong> Bruno Dumont\u00a0\u2022\u00a0<strong>Sceneggiatura:<\/strong> Bruno Dumont da <em>Jeanne d&#8217;Arc<\/em> (1897) e <em>Le Myst\u00e8re de la charit\u00e9 de Jeanne d&#8217;Arc<\/em> (1910) di Charles P\u00e9guy\u00a0\u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Guillaume Deffontaines\u00a0\u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Basile Belkhiri, Bruno Dumont\u00a0\u2022\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Alexandra Charles\u00a0\u2022\u00a0<strong>Musiche:<\/strong> Igorrr\u00a0\u2022\u00a0<strong>Co-compositions:<\/strong> Nils Cheville, Laure Le Prunenec, Aline Charles, Elise Charles, Ana\u00efs Rivi\u00e8re\u00a0\u2022\u00a0<strong>Suono:<\/strong> Philippe Lec\u0153ur\u00a0\u2022\u00a0<strong>Coreografie:<\/strong> Philippe Decoufl\u00e9, assist\u00e9 de Cl\u00e9mence Galliard\u00a0\u2022\u00a0<strong>Coreografie addizionali:<\/strong> Aline Charles, Elise Charles, Nicolas Leclaire, Victoria Lefebvre, Jeanne Voisin\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Rachid Bouchareb, Jean Br\u00e9hat, Muriel Merlin\u00a0\u2022\u00a0<strong>Interpreti principali:<\/strong> Lise Leplat Prudhomme (Jeannette, 8 ans), Jeanne Voisin (Jeanne, 15 ans), Lucile Gauthier (Hauviette, 8 ans), Victoria Lefebvre (Hauviette, 13 ans), Aline Charles (madame Gervaise, sainte Marguerite), \u00c9lise Charles (madame Gervaise, sainte Catherine), Nicolas Leclaire (Durand Lassois), Gery De Poorter (Jacques d&#8217;Arc), R\u00e9gine Delalin (Isabeau d&#8217;Arc), Ana\u00efs Rivi\u00e8re (saint Michel), Kyliann Mar\u00e9chal Tellier (enfant), Malone Leroy (enfant), Maxime Boulanger (fr\u00e8re d&#8217;Arc), Jonathan Leguen (fr\u00e8re d&#8217;Arc)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Taos Films, Arte France, Le Fresnoy &#8211; Studio National des Arts Contemporains, Pictanovo (coproductions)\u00a0\u2022\u00a0<strong>Rapporto:<\/strong> 1,66:1\u00a0\u2022\u00a0<strong>Formato:<\/strong> Stereo \/ Dolby 5.1\u00a0\u2022\u00a0<strong>Paese:<\/strong> Francia\u00a0\u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2017\u00a0\u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 115&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I film sono solo un pretesto. 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