{"id":41292,"date":"2018-07-03T15:53:53","date_gmt":"2018-07-03T13:53:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41292"},"modified":"2018-07-03T17:45:15","modified_gmt":"2018-07-03T15:45:15","slug":"la-teogonia-secondo-terlizzi-dopo-i-demoni-gli-dei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41292","title":{"rendered":"La teogonia secondo Terlizzi. Dopo i d\u00e9moni, gli \u201cDei\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41295\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/15-XT201508-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Nella sua stratificata linearit\u00e0, promette bene <em>Dei<\/em> [1], il film di esordio al lungometraggio di finzione del regista Cosimo Terlizzi. Per un esordio tradizionale dietro la macchina da presa si direbbe \u201cne sentiremo parlare\u201d, \u201cattendiamo il banco di prova dell&#8217;opera seconda\u201d&#8230; Il fatto \u00e8 che l&#8217;esordio in questione \u00e8 gi\u00e0 in verit\u00e0, e non pu\u00f2 che essere interpretato diversamente, il vagito di una ri-nascita, il concepimento di un inarrestabile spirito autoriale in un nuovo corpo linguistico, a rievocare e rigenerare i cicli di vita precedenti.<br \/>\nCon all&#8217;attivo quasi vent&#8217;anni di eclettica produzione d&#8217;autore, non si pu\u00f2 non riconoscere che la cifra artistica di Terlizzi sia proprio il radicale desiderio di rifiorire ogni volta a nuova vita, l&#8217;aspirazione virtuosa agli attraversamenti semiosici e di nuovo desiderio.<br \/>\nImmerso in prima persona, prima risorsa, nei disparati linguaggi (emblematiche ormai l&#8217;esplorazione degli ambienti virtuali e dei new media tramite l&#8217;indagine docu-diaristica, nonch\u00e9 le formule dell&#8217;art video e perturbanti performance concettuali) che svelino l&#8217;espansione immaginifica dell&#8217;uomo (ponte, conduttore) che li abita, Terlizzi s&#8217;\u00e8 imposto per il talento di dis-velare il quotidiano, di schiudere spiragli visionari complementari o conflittuali al contesto, se non quando fantasticherie, dimensioni sensoriali sincroniche, si pensi, con le dovute differenze di genere, ai vertici de <em>La benedizione degli animali<\/em> e <em>Aurora. Un percorso di creazione<\/em>.<br \/>\nE forse \u00e8 proprio qui, tra queste opere, dopo l&#8217;astrazione speculativa de <em>L&#8217;uomo doppio<\/em>, che s&#8217;insinua il ritorno alla pragmaticit\u00e0 e alla terra, senza abdicare al contatto simbiotico con spazi universali, qui, che bisogna collocare la de-cisione, \u201cil taglio di scelta\u201d tra i solchi sino ad ora tracciati, decretata con <em>Dei<\/em>. Percorsi che muovono dall&#8217;animale al zoomorfismo, dall&#8217;animalit\u00e0 dell&#8217;istinto e della sensibilit\u00e0 umane all&#8217;animismo. Tradizioni e rituali che affondano nella credenza popolare e nel folclore, riguadagnando l&#8217;agiografia alla spiritualit\u00e0 laica, alla mito-logia, sino all&#8217;eredit\u00e0 pasoliniana di nuova discorsivizzazione poietica: da un lato il sentimento profondo della ierofania, dall&#8217;altro la profezia sociopolitica della falsa innocenza ed ignoranza di coscienza, piegate allo sviluppo senza progresso, allo sfrenato fascismo del consumismo.<br \/>\nIl titolo <em>Dei<\/em>, trae spunto, non a caso, dal dialogo tra il centauro Chirone e Giasone bambino nel film <em>Medea<\/em> di Pier Paolo Pasolini (trasposizione da Euripide). Chirone, ancora Centauro bimembre, dice a Giasone tredicenne: \u201cTutto \u00e8 santo, tutto \u00e8 santo, tutto \u00e8 santo.[&#8230;] Tutto \u00e8 pieno di d\u00e8i. Se il dio non c\u2019\u00e8, ha lasciato un segno della sua presenza sacra. Eh s\u00ec, tutto \u00e8 santo, ma la santit\u00e0 \u00e8 insieme una maledizione. Gli dei che amano-nel tempo stesso-odiano.\u201d [2]<br \/>\nSe <em>Dei<\/em> pu\u00f2 darsi come sorta di ri-fondazione della propria poetica autoriale, attraverso la finzione esplicita (dove era implicita nella raccolta e post produzione di montaggio di materiali documentali) essa sar\u00e0, dunque, l&#8217;impresa di ritrovare dentro di s\u00e9 l&#8217;aura del \u201cGiasone dell&#8217;infanzia\u201d (quella di cui \u00e8 ammantato per esempio il cortometraggio <em>S.N. Via senza nome Casa senza numeno<\/em>, mosaico della propria ineffabilit\u00e0 familiare) e ridargli parola accanto a quello adulto\/sconsacrato dalle contraffazioni del tempo, dalle agnizioni de <em>L&#8217;uomo doppio<\/em>. Cos\u00ec, dopo aver affrontato i propri d\u00e9moni (il superamento delle brame dell&#8217;Ego, proprie e altrui; il sospetto e il tradimento, proprio e altrui; la riconciliazione con l&#8217;Io e l&#8217;altro, rifratti nel mondo tra reale e virtuale) <em>Dei<\/em> si configura la ri-composizione programmaticamente apollinea del caos liberato da <em>Folder<\/em> in poi, da quella primigenia ferita, in cui affondare la lama per conoscere se stesso.<br \/>\nUn s\u00e9 \u2013 dimensione di natura e sua manifestazione d&#8217;intensit\u00e0, un \u201cre-incanto del mondo\u201d [3] (prossimo al Frammartino di <em>Alberi<\/em>) in atto gi\u00e0 ne <em>La benedizione degli animali<\/em>, quando intonandosi egli stesso come strumento, secondo l&#8217;etimo <em>per- sona (re)<\/em>, accordava il proprio respiro con la Madre Terra, quella vagheggiata <em>catarsi virtuosa<\/em>, cui accenna proprio in una topica scena di <em>Dei<\/em>: i protagonisti, Laura e Martino, contemplano dall&#8217;alto il panorama di grattacieli su Bari commentando: <em>Come siamo arrivati a questo? Non vedo armonia da qui. Ma un giorno anche questo sembrer\u00e0 bello, per catarsi!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/9nhkFFmzIJk?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong><em>Folder<\/em>. Vaso di Pandora<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Sospeso tra vertice e abisso di divino ed umano post-<em>Uomo doppio<\/em>, spirale aporetica, doppio nel doppio, della propria esplorazione umanista (<em>Folder<\/em>\/Tanatos \u2192 <em>Aurora. Un percorso di creazione<\/em>\/Giano Bifronte di oscurit\u00e0 e luce \u2192 <em>Dei<\/em>\/Eros) \u00e8 come se Terlizzi avesse compiuto un iter dionisiaco per ispirazione e ora proseguisse un tentativo calibrato, tutto personale, di sintesi tra la sacralit\u00e0 cosmogonica e le proprie origini, osando con la produzione industriale cinematografica, ben oltre l&#8217;alveo indipendente e in solitaria, che lo ha contraddistinto. <em>Dei<\/em> \u00e8 senza dubbio una \u201cprima volta\u201d, sia nella forma che nel merito, per ordito (la semina sparsa e stemperata della sua specifica poetica) e per la trama strettamente detta (il passaggio all&#8217;et\u00e0 adulta del protagonista Martino). Che questi Dei siano invocazioni presenti o echi passati, il regista ne sente la pulsione, ravvisa segni e segnali, e come ha cercato di imbastire una storia condivisibile di evoluzione introspettiva, cos\u00ec ha imbastito per lo spettatore privilegiato, gi\u00e0 suo conoscitore, una mappatura sotto-traccia delle opere passate.<br \/>\nL&#8217;artista dichiara di essersi perso e poi cercato in <em>Dei<\/em>, confusosi per proteggersi, ma quanto invece si \u00e8 molto pi\u00f9 esposto? Certo, i lavori precedenti sono intrisi di \u201cintimit\u00e0\u201d, ma non tanto quella dei corpi nudi, delle sessualit\u00e0 immortalate, quanto della \u201cconfidenza\u201d, fiducia mista a impudenza, confidar(si) e perdere un po&#8217; rispetto nel rimettere e ritrasmettere alla videocamera frammenti unici e irripetibili, silenzi e pensieri, debolezze e gioie, tenerezze, certa bellezza e purezza di s\u00e9, riprese perch\u00e9 siano espressamente viste \u2013 ingannando il rischio di banalizzarsi\/svuotarsi, esibendosi al mondo sconosciuto, (in)disponibile.<br \/>\nIn questi precedenti non vi \u00e8 alcun timore, perch\u00e9 protetti dall&#8217;involucro iper-schermato del linguaggio iniziatico, sperimentale, non confondibile col semplice voyerismo.<br \/>\nSe in <em>Folder<\/em>, esordio <em>sui generis<\/em>, Terlizzi esteriorizza dietro la libert\u00e0 della patina stilistica, la vulnerabilit\u00e0 personale, imboccando l&#8217;identit\u00e0 autoriale che sente propria, poliedrica e ipertrofica nella commutabilit\u00e0 di vedente in visto, in <em>Dei<\/em>, primo ufficiale esordio per il grande pubblico, s&#8217;assesta sulla tradizionale diade spettatoriale, senza per\u00f2 esasperare la ricerca di una urgenza emozionale, l&#8217;effetto melo-neorealista oggi in voga. La vulnerabilit\u00e0 \u00e8 ora tutta nel linguaggio medesimo, che si simula sobrio e misurato, a strapiombo sul modesto e piatto. Questo margine di rischio \u00e8 l&#8217;insospettabile salto nel buio, tallone d&#8217;Achille esposto alla mercede critica e alla platea non d&#8217;avanguardia, quindi pre-giudizialmente sconosciuta.<br \/>\nNella sfida di insinuarsi nel visibile classico c&#8217;\u00e8 la sincerit\u00e0, la pasoliniana \u201cnella sincerit\u00e0, lo scandalo\u201d e la fedelt\u00e0 alla propria arte. Almeno una scena perfeziona l&#8217;intenzione: a Martino che spia suo padre con la prostituta, segue un cane randagio che lecca una chiazza d&#8217;eiaculazione sull&#8217;asfalto. Solo una primitiva docilit\u00e0 lenisce una pena consumata nell&#8217;abbandono del fuori campo e che muove dal profondo, in conflitto tra smania e repulsione.<br \/>\nForse questa la vera provocazione nel nuovo approdo, il vero inaspettato spiazzamento di chi \u00e8 solito spiazzare? Terlizzi stesso in parte conferma, affermando: \u201cFingere di assecondare il mezzo linguistico per dare l&#8217;illusione che prevalga e poi superarlo\u201d [4], come altrove \u201c&#8230;quando l&#8217;opera funziona il mezzo sparisce. S&#8217;inserisce nell&#8217;opera un segno che sia solo chiave per portare lo spettatore nel mio mondo.\u201d [5] &#8230;che \u00e8 ora la grecit\u00e0, ovvero il pi\u00f9 filosofico ripensamento arcadico (archetipi ideo-logici, che non possono essere confusi, se non per mera coincidenza \u2013 che pure potrebbe essere comparata \u2013 con i riferimenti scultorei, erotico-estetici, su cui invece poggia <em>Call Me by Your Name<\/em> di Guadagnino). Il corridore di Ercolano \u00e8 stata certo suggestione per la ricerca del volto dell&#8217;interprete (Luigi Catani) di Martino, evidente la somiglianza di lineamenti e tale la potenza conferitagli nella espressivit\u00e0 cromatica degli occhi, da tornare pi\u00f9 volte nel primo piano del ragazzo, determinante raccordo di inquadrature. Ma il volto di Martino \u00e8 ritratto di bellezza e spudorata sofferenza, la cicatrice sulla guancia, di cui non \u00e8 data la causa, non lascia dubbi, lui porta su di s\u00e9 la santit\u00e0 e la maledizione di chi ama e odia al tempo stesso, di chi divora, sporca, pecca. Ma Martino ancora sogna un bagno di lucciole, quelle famose, travisate, che per la disperazione del mondo s &#8216;\u00e8 smesso di vedere e cercare&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_41297\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41297\" class=\"size-full wp-image-41297\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/69-XT207086.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/69-XT207086.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/69-XT207086-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/69-XT207086-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/69-XT207086-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/69-XT207086-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/69-XT207086-673x449.jpg 673w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-41297\" class=\"wp-caption-text\"><em>Dei<\/em>, regia di Cosimo Terlizzi (2018)<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><strong>Biografia del corpo filmico <\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Meritevole di nota \u00e8 l&#8217;investimento sulla costituzione seducente, senza una vera marcata commistione di contrasto, del corpo attoriale nella rifrazione d&#8217;interpreti. Cosa non da poco, nell&#8217;assenza scenica del regista, sovente egli stesso prismatico interprete, autobiografico e metanarrativo. In compenso il protagonista Martino \u00e8 forgiato sul ragazzo che Terlizzi \u00e8 stato, intriso delle atmosfere dei luoghi natii, sempre dominante il culto devozionale di santi e santini (non stupirebbe se il nome Martino e l&#8217;agnellino suo proscritto alter ego, si rifacessero al miracolo di S. Francesco di Paola, <em>La resurrezione di Martinello<\/em>, in forza del quale nelle figurine votive il Santo viene ritratto con in braccio proprio un agnello).<br \/>\nIn passato l&#8217;autore ha infatti pi\u00f9 volte rielaborato l&#8217;interesse iconografico religioso, espresso sovversivamente per\u00f2 rispetto ai rituali cattolici o di retaggio della civilt\u00e0 contadina (<em>Confessione al vuoto<\/em> e <em>Pietas<\/em>).<br \/>\nL&#8217;allevamento di animali e il loro macello raccontano quel peculiare trauma \u2013 transito di formazione che tocca a Martino, quando abbassa lo sguardo davanti lo sgozzamento della gallina (come nel fondante <em>over sound<\/em> di memoria <em>Dell&#8217;ammazzare il maiale<\/em> di Simone Massi) perpetrato con quotidiana destrezza dalla nonna. Nonna che, tuttavia, non parla dialetto \u2013 il patrimonio che maggiormente connota il clima rurale \u2013 e che era stato invece strategicamente dosato nel documentario <em>Murgia. Tre episodi<\/em>.<br \/>\nNell&#8217;approccio alla regia su sceneggiatura, Terlizzi sceglie di affidarsi a metafore, simbologie, filtri che hanno per correlati, oggetti, suoni, soluzioni traspositive, quale \u00e8 il gioco con le fonti d&#8217;ascolto musicali, da diegetiche a extradiegetiche, per manifestare l&#8217;andirivieni interiore, che ora si isola, ora travalica l&#8217;espandersi del s\u00e9.<br \/>\nParadigmatico \u00e8 il varco onirico, falsa soglia di distacco, suggerita pi\u00f9 volte e sin dall&#8217;incipit, non solo dal sonno e dai risvegli di Martino, ma anche dalle superfici di separazione (Martino dormiente \u00e8 colto dall&#8217;interno di un auto col capo poggiato al finestrino, superficie che apparta, ma non evita alla vista l&#8217;incombenza costante della realt\u00e0 esterna; il finestrino appannato, poi cristallino, della roulotte, da cui Martino spia e rifugge gli amplessi del padre con la prostituta. Una disgiunzione visiva, clandestina e lacrimante, che andr\u00e0 smontandosi, sino al diretto scambio di taciti sguardi col genitore, consapevoli, eppure totalmente ambigui. Pace o corruzione? Respiro di sospensione o inganno dei sensi (ingannata dal sonno sar\u00e0 anche l&#8217;attesa degli amici nell&#8217;appartamento che Martino teme vuoto per sempre) il sonno \u00e8 l&#8217;ago di bilancia che fa oscillare la narrazione tra necessario sollievo ricognitivo (ascolto della natura, dei suoi tesori e miracoli) ma anche incubo e turbamento (culmine la sovrapposizione della scarna figura materna con la prostituta volgare).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di tutto e su tutto domina l&#8217;allegoria delle lavatrici dismesse, da smontare o riparare. La lavatrice \u00e8 l&#8217;esplicita icona del riciclo dell&#8217;illusione passata di un fantomatico benessere domestico e per traslato affettivo (quei \u201cpanni sporchi da lavare in casa\/famiglia\u201d, non pi\u00f9 ai lavatoi d&#8217;acqua sorgiva, purificanti l&#8217;innocenza). Il rottame raccolto per strada ci parla di relazioni arrugginite e usurate nei panni ormai sfibrati di moglie\/marito\/genitori\/figli, persino il mutuo scambio di prestazioni tra il padre e la prostituta, sar\u00e0 marcato proprio dalla cessione di una lavatrice piantata all&#8217;ingresso della roulotte. Gesto monotono di compensazione. E proprio nella trasfigurazione familiare Terlizzi convoglia e sprigiona, su almeno due fronti, l&#8217;influenza pasoliniana. I rottami accatastati attorno all&#8217;ulivo secolare, afflitto dall&#8217;insorgere di nuova malattia, svilito, svendibile, sono i retaggi di culture distinte di ricchezze dissipate: gli elettrodomestici stanno per il boom economico, che and\u00f2 a estirpare le risorse della terra, a soppiantare la civilt\u00e0 contadina.<br \/>\nEd ancora, l&#8217;idea del soffocamento del respiro di natura, fa il paio con la scena di Martino che solleva un mattone del pavimento di casa ( l&#8217;avanzata edilizia) e vi ritrova direttamente la terra nuda. Questa stessa asfissia Martino cerca di levarsi di dosso, accodandosi alla seducente compagnia dei coetanei di citt\u00e0, ammalianti sirene rapsodiche.<br \/>\nAnche in <em>Dei<\/em>&#8221; \u00e8 sempre il paesaggio a raccontare la dualit\u00e0 motrice che alimenta la poetica d&#8217;autore: forza centrifuga \u00e8 l&#8217;<em>odi et amo<\/em> per la libert\u00e0 selvatica della periferia campestre, per la resilienza della natura (piccola firma autoriale resta la vegetazione, la macchia mediterranea arida e sopravvivente ) per il balsamo ancestrale delle radici e per le eterne vertigini primordiali (l&#8217;escursione al Pulo di Altamura); forza centripeta \u00e8 l&#8217;attrazione per la grande citt\u00e0 e la sua adrenalina intellettuale, trasgressiva, aggregativa, ebbra di ritmi e ascese, grattacieli e attici panoramici, moderni Parnaso (\u201cqui nn siamo pi\u00f9 a Bari, ma sopra Bari\u201d) da cui lanciare lo sguardo verso Olimpi di storia (Castel del Monte e lo Stupor Mundi).<br \/>\nLa sensualit\u00e0 e la fascinazione dei luoghi, il surrealismo epifanico e il realismo a sogni aperti rimestano per Cosimo Terlizzi un altro finale libero al suo personalissimo travaglio d&#8217;artista: \u201cbisogna rinunciare alla terra per emanciparsi?\u201d<br \/>\nIntanto, egli prova incessantemente a riscoprirla ed abitarla, difenderla con la sua intensit\u00e0 visionaria, laddove l&#8217;arte non sa ancora dar pace, ma solo conto al pensiero, di quanta bellezza del creato e dello spirito non muoia, finch\u00e9 afferrata e consacrata in un solo palpito di senso e ancora nuovo desiderio. \u2022<\/p>\n<p><em>Carmen Albergo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_41298\" style=\"width: 792px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41298\" class=\"size-full wp-image-41298\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Dei_Backstage_Foto-di-Matteo-Leonetti-4.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"521\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Dei_Backstage_Foto-di-Matteo-Leonetti-4.jpg 782w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Dei_Backstage_Foto-di-Matteo-Leonetti-4-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Dei_Backstage_Foto-di-Matteo-Leonetti-4-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Dei_Backstage_Foto-di-Matteo-Leonetti-4-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Dei_Backstage_Foto-di-Matteo-Leonetti-4-436x290.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Dei_Backstage_Foto-di-Matteo-Leonetti-4-673x449.jpg 673w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><p id=\"caption-attachment-41298\" class=\"wp-caption-text\"><em>Dei<\/em> (Backstage) &#8211; Foto di Matteo Leonetti<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><strong>[1]<\/strong> Dalle Note di regia: \u201c<em>Dei<\/em> \u00e8 un frammento sublimato dell\u2019adolescenza del regista e della sua lotta interiore, diviso tra il mondo rurale e la seduzione rappresentata da un gruppo di amici che riteneva inarrivabili. Urbanit\u00e0 e ruralit\u00e0 a confronto come metafora della sua condizione interiore: sono queste le due realt\u00e0 che Terlizzi ha voluto rappresentare. L\u2019amore per gli animali, la terra in senso viscerale, e il desiderio di conoscenza, di scoprire il diverso attraverso le fughe a Bari e all\u2019Universit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p><strong>[2]<\/strong> <em>Cfr.<\/em> Dialoghi definitivi di <em>Medea<\/em>, Pier Paolo Pasolini, pp. 544\u2013545<\/p>\n<p><strong>[3]<\/strong> \u201c&#8230;ricreare l\u2019incantamento, il senso del sacro. Si tratta soprattutto di ritrovare la capacit\u00e0 di meravigliarsi, che \u00e8 stata distrutta con la banalizzazione della mercificazione. Bisogna re-incantare il mondo, bisogna aggiungere gli ingredienti di natura spirituale alle sottigliezze filosofiche e scientifiche, e per questo sembra che la poesia, l\u2019estetica e l\u2019utopia concreta possano essere sufficienti. Questo \u00e8 il ruolo dell\u2019arte vera.\u201d Cfr. Serge Latouche, <em>Decrescita Estetica. \u00abLa bellezza salver\u00e0 il mondo\u00bb?<\/em> in \u00abLogoi.ph \u2013 Journal of Philosophy\u00bb, ISSN 2420-9775, N. IV, 10, 2018 \u2013 Beauty and Vulnerability, <a href=\"http:\/\/logoi.ph\/edizioni\/numero-iv-10-2018\/introduction-editoriale-numero-iv-10-2018\/decrescita-ed-estetica.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">link<\/a><\/p>\n<p><strong>[4]<\/strong> <em>Cfr.<\/em> Arianna Pagliara, <em>Dei, un film tra autobiografia e nuovi linguaggi. Intervista al regista Cosimo Terlizzi<\/em> in \u00abCultframe.com\u00bb, <a href=\"http:\/\/www.cultframe.com\/2018\/02\/dei-un-film-tra-autobiografia-e-nuovi-linguaggi-intervista-al-regista-cosimo-terlizzi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">link<\/a><\/p>\n<p><strong>[5]<\/strong> <em>Cfr.<\/em> Paola Stroppiana, <em>Conversazione con Cosimo Terlizzi vincitore del Premio Videoinsight\u00ae 2018<\/em> in \u00abCanalearte.tv\u00bb, 15 febbraio 2018, <a href=\"http:\/\/www.canalearte.tv\/news\/conversazione-cosimo-terlizzi-vincitore-del-premio-videoinsight-2018\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">link<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SITOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"http:\/\/www.cosimoterlizzi.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cosimoterlizzi.com<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>COSIMO TERLIZZI, FILMOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><strong>Dei<\/strong> (2018)<\/li>\n<li><strong>Aurora. Un percorso di creazione<\/strong> (2015)<\/li>\n<li><strong>La benedizione degli animali<\/strong> (2013)<\/li>\n<li><strong>L&#8217;uomo doppio<\/strong> (2012)<\/li>\n<li><strong>Folder<\/strong> (2010)<\/li>\n<li><strong>Il solstizio di S. Giovanni Battista<\/strong> (2010)<\/li>\n<li><strong>Murgia. Tre episodi<\/strong> (2008)<\/li>\n<li><strong>Fratelli Fava<\/strong> (2008)<\/li>\n<li><strong>S.N. Via Senza Nome Casa senza Numero<\/strong> (2007)<\/li>\n<li><strong>Rocca Petrosa<\/strong> (2002)<\/li>\n<li><strong>Ritratto di famiglia<\/strong> (2001)<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>OPERE CINEMATOGRAFICHE CITATE<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40636\"><strong>Call Me by Your Name<\/strong> (L. Guadagnino, 2017)<\/a><\/li>\n<li><strong>Alberi<\/strong> (M. Frammartino, 2013)<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=21232\"><strong>Dell&#8217;ammazzare il maiale<\/strong> (S. Massi, 2011)<\/a><\/li>\n<li><strong>Medea<\/strong> (Pier Paolo Pasolini, 1969)<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella sua stratificata linearit\u00e0, promette bene Dei [1], il film di esordio al lungometraggio di finzione del regista Cosimo Terlizzi. 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