{"id":41525,"date":"2019-01-15T15:02:37","date_gmt":"2019-01-15T14:02:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41525"},"modified":"2019-01-15T15:10:21","modified_gmt":"2019-01-15T14:10:21","slug":"ogni-singolo-giorno-escape-at-dannemora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41525","title":{"rendered":"Ogni singolo giorno. Escape at Dannemora"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41526\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Escape-at-Dannemora-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Escape-at-Dannemora-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Escape-at-Dannemora-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Escape-at-Dannemora-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Escape-at-Dannemora-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Il genere Prison Drama ha sempre avuto un certo fascino.<br \/>\nDa quel dimenticato ma potentissimo <em>Monster\u2019s Ball<\/em>, partorito dalla mente del tedesco Marc Forster con un cast e una storia fortemente americani, <em>Le Ali della Libert\u00e0<\/em>, <em>Prison Break<\/em>, Orange is The New Black, le serie documentarie come <em>Making a Murderer<\/em> e molti altri, tutti prodotti fruibili che ormai hanno fatto storia, eppure un film che \u00e8 rimasto sempre vivo nella mia mente per la sua metodica lentezza e per la potenza visiva e angosciante delle immagini resta l&#8217;ispirato <em>Un condannato a morte \u00e8 fuggito<\/em> di Bresson (<em>Un condamn\u00e9 \u00e0 mort s&#8217;est \u00e9chapp\u00e9, le Vent souffle o\u00f9 il veut<\/em>) titolo quanto mai assoluto.<br \/>\nIl film viene ricordato per la ripetitiva sequenza di scene all&#8217;interno del carcere: i detenuti che si alzano, che escono in fila, che si lavano, che mangiano, che passeggiano e poi di nuovo che si alzano. Avanti e indietro, come ombre di un sogno a ripetere, ogni singolo giorno. Le poche sillabe che riescono a scambiare tra loro volano in quei brevi, fugaci scambi di posto, tra un asciugamano poggiato su una sedia e una forchetta consegnata a mano. Ti sembra di percepire la polvere, l&#8217;odore degli stessi vestiti sporchi rindossati ogni giorno, la miseria degli oggetti tenuti con parsimonia.<br \/>\nIl vero protagonista del film \u00e8 <strong>il tempo<\/strong>, irreversibile, freddo, monotono, scandito con maniacale lentezza dalla mano del detenuto che taglia, con il manico di un cucchiaio, la porta di legno della sua cella, ogni notte, per poi richiuderla di giorno. Aprirla di notte e oscurarla di giorno. Il progetto \u00e8 lungo e ambizioso, la pazienza che l&#8217;asseconda \u00e8 un mantra. Perch\u00e9 nulla conta pi\u00f9 del lavor\u00eco quotidiano sulla porta dalla quale si potr\u00e0 \u2013 se saremo fortunati \u2013 scappare via.<\/p>\n<p>Vedendo <em>Escape at Dannemora<\/em>, la serie diretta da Ben Stiller per Showtime e scritta da <strong>Brett Johnson<\/strong> and <strong>Michael Tolkin<\/strong>, mi \u00e8 tornato in mente il costante lavor\u00eco del partigiano francese, Fontaine, in quel vecchio film, come se Ben Stiller avesse visto Bresson! (<em>\u00e8 mai possibile?<\/em>).<br \/>\nIl tempo nella cella \u00e8 congelato, deforma ogni ricordo, paralizza il passato e il futuro in un eterno presente, schizzoide e malato. Ben Stiller decide di trasformare in 7 episodi da un&#8217;ora e mezza, una storia accaduta nel carcere di Clinton nello stato di New York: due detenuti fuggono dal carcere di massima sicurezza aiutati da un\u2019impiegata del carcere innamorata di uno di loro. Una storia che ha quasi del comico se non fosse che si dilata fino a far gonfiare le vene delle mani.<br \/>\nIl tono \u00e8 cupo, verdastro, i dialoghi sono lenti con lunghe pause e continui grugniti.<br \/>\nGli sguardi e le occhiate dei detenuti sono come rasoi, perch\u00e9 in carcere ci si pu\u00f2 solo guardare e parlare il meno possibile. La parola, visto che \u00e8 l&#8217;unica cosa che conti qualcosa &#8211; va risparmiata per chi la merita.<\/p>\n<p><strong>Tilly Mitchell, la cinquantenne bionda responsabile della sartoria che insegna ai detenuti a cucire pantaloni, la merita davvero?<\/strong><\/p>\n<p>Tally (Patricia Arquette, in pessima forma, ma in brillante odore di Oscar&#8230;) in realt\u00e0 \u00e8 solo finita nella &#8220;rete&#8221; manipolatoria dei due amichetti di cella, <em>Richard Matt<\/em> (Benicio del Toro) e <em>David Sweat<\/em> (Paul Dano), il primo un messicano ubriacone, bravo con le parole e con i colori a olio, che trascorre le giornate a procurarsi rum sottobanco \u2013 compiacendo le guardie pi\u00f9 manipolabili e cercando del tempo per s\u00e9 e per i suoi ritratti a olio di personaggi famosi, (inquietanti i ritratti di Hilary Clinton e di Julia Roberts che trovate su google&#8230;), ritratti che poi user\u00e0 come merce di scambio per procurarsi seghetti, lampade e attrezzi sempre pi\u00f9 all&#8217;avanguardia.<br \/>\nMentre il secondo \u00e8 un teppistello, omicida per sbaglio, ragionevolmente pentito di quello che ha fatto. Lucido e freddo, sta scontando il suo 12esimo anno, ma ha gi\u00e0 raccolto i vantaggi della buona condotta, pacifico e collaborativo con tutti, \u00e8 giovane, sa che potr\u00e0 avere, a differenza di Richard, una seconda possibilit\u00e0. Non ha nessuna intenzione di mettersi contro i poliziotti. <strong>Perch\u00e9 si uniscono?<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 sono due artisti: uno \u00e8 un genio dell&#8217;imitazione e l&#8217;altro della pianificazione.<br \/>\nAnche se David Sweat ha il brutto vizio di avere rapporti sessuali con Tilly, nel ripostiglio della sartoria, una tresca che scoperta da un&#8217;altra guardia, finisce per farlo tornare in isolamento: nella cella del piano terra, una delle peggiori. \u00c8 l\u00ec in quello squallore, rumoroso e assordante che accetta di iniziare a lavorare al piano di Richard. Il Piano della Fuga.<br \/>\nSe Tilly e David non possono pi\u00f9 incontrarsi, entra in scena Richard, adesso tocca a lui sedurla e convincerla a stare dalla loro parte. Riprendono gli incontri clandestini nella sartoria ma questa volta c&#8217;\u00e8 un grande sogno dietro. La possibilit\u00e0 di una formidabile fuga in Messico, dove potr\u00e0 esserci anche lei, finalmente accanto a David di cui \u00e8 innamorata e libera da suo marito. E infatti Tilly non si tira indietro. Con un&#8217;ingenuit\u00e0 affascinante e goffa consegna sotto banco tutto quello che serve per uscire dal penitenziario, occhiali, lampade, martelli, ventilatori e seghetti con i quali David inizia a scavare un <strong>buco<\/strong> che parte da una grata della sua cella e corre lontano \u2013 da tutto e tutti \u2013 per oltre sei chilometri oltre il recinto della fortezza.<br \/>\nCome nel film di Bresson il solco da aprire \u00e8 impenetrabile, viene rotto un pezzetto alla volta, minuto dopo minuto, fino a far sanguinare le mani, (in scene meravigliose di asfissia livida e paralizzante paragonabili solo al Capitolo numero 7: La tomba solitaria di Paula Schultz in <em>Kill Bill<\/em>&#8230;) per giungere a quella che viene chiamata &#8220;la prova generale&#8221;, quando tutto \u00e8 pronto.<br \/>\nPerch\u00e9 solo quando si \u00e8 in grado di mettere un braccio fuori dal penitenziario allora s\u00ec che si prova un brivido e la certezza di poter organizzare finalmente la &#8220;prima&#8221;.<br \/>\nLa serie lascia spazio anche ad un&#8217;amara visione dell&#8217;America lontana dalle citt\u00e0, nei quartieri razzisti di un paese che vive in &#8220;allarme&#8221; a causa dei due fuggitivi, che corre a comprare quanti pi\u00f9 fucili possibili per difendersi, per chiudere le porte, piazzare telecamere. Un paese in cui la &#8220;collaboratrice&#8221; degli evasori viene messa in carcere per sette anni con le manette ai polsi e una tuta a righe, proprio come nel film di Bresson (ma non siamo nella Francia nazista del 43!), portatrice di una totale, brutale ma inesistente pericolosit\u00e0. \u2022<\/p>\n<p><em>Giuliana Liberatore<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RVbOjP1Ziec?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Escape at Dannemora<\/strong> (prima serie)<br \/>\n<strong>Creators:<\/strong> Brett Johnson, Michael Tolkin \u2022\u00a0<strong>Regia:<\/strong> Ben Stiller \u2022\u00a0<strong>Interpreti principali:<\/strong> Benicio Del Toro, Patricia Arquette, Paul Dano, Bonnie Hunt, Eric Lange, David Morse, Jeremy Bobb \u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Red Hour Films \u2022\u00a0<strong>Network:<\/strong> Showtime (USA) \u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2018 \u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 7 episodi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41529\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/219d4412-203b-43da-84ff-fad4a565c569-DANNEMORA_105_0952.R.jpg\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"537\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/219d4412-203b-43da-84ff-fad4a565c569-DANNEMORA_105_0952.R.jpg 782w, 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