{"id":41757,"date":"2019-10-09T22:19:20","date_gmt":"2019-10-09T20:19:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41757"},"modified":"2019-10-09T22:22:14","modified_gmt":"2019-10-09T20:22:14","slug":"leloquenza-del-silenzio-note-critiche-sul-joker-di-todd-phillips","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41757","title":{"rendered":"L&#8217;eloquenza del silenzio. Note critiche sul \u201cJoker\u201d di Todd Phillips"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41758\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-cover-r-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019alta industriosit\u00e0 di <em>Joker<\/em> va riconosciuta con ogni riguardo. Prodotto di impeccabile funzionalit\u00e0, tesoro di genialit\u00e0 capitalistica! Prova di incomparabile conoscenza dei mass media! Prodigiose intuizioni in materia di sadismo di massa, plusvalore, plusprodotto, analisi di mercato, distribuzione al minuto. Provocando interclassiste eccitazioni senza precedenti, e turbamenti innominabili, anche presso quella borghesia assatanata che sta riscoprendo la Crudelt\u00e0 (gi\u00e0 correntemente praticata nei quotidiani rapporti di classe) anche come oggetto di godimento estetico. Con quale intuizione profonda dei bisogni pi\u00f9 sordidi del mercato, e con che spregiudicata schiettezza aziendale questi registi in serie si impadroniscono dei pi\u00f9 significativi archetipi della Letteratura e del Mito, e li sottopongono stritolati a ogni triviale infamia della cultura di massa pi\u00f9 sputtanata e pi\u00f9 <em>cheap<\/em> (ma condita e guarnita con tutte le spezie e gli aromi e le salse dell\u2019Arte) per cucinarli e servirli in un abbondantissimo tripudio di emozioni a un ingordo e antropofago pubblico borghese, appunto, che non confesser\u00e0 mai a se stesso la vera natura dei propri appetiti innominabili, ma gi\u00e0 scalpita e deglutisce smanioso di nuovi seguiti ancor pi\u00f9 scioccanti. Uno sfruttamento intensivo del \u2018fondo\u2019 letterario di una vicenda triste, capitalizzandone accortamente il gadget genialissimo del Joker mefistofelico.<\/p>\n<p>Il colossale successo sorge da un\u2019astuta programmazione e premia un impeccabile calcolo che prende in esame una quantit\u00e0 di fattori e valori \u2013 merce, prodotto, profitto, consumo, prezzo, scambio \u2013 ignoti o irrilevanti per un vero maestro del cinema, totalmente indifferente delle tecniche produttive e distributive dell\u2019industria culturale, tanto ben note invece ai trafficoni di Hollywood, esperti nella semplificazione e mercificazione dei congegni, e delle loro motivazioni, e riproduzioni, e destinazioni, e circolazioni. Perci\u00f2 si vive immersi in un perenne <em>hype<\/em> per cui ogni prodotto (di massa) in uscita \u00e8 il capolavoro atteso e ineguagliato, salvo poi ricredersi (in massa) in poche settimane, e questo vale ormai per tutto, anche per \u2018mostri sacri\u2019 de facto o in itinere, e prove attoriali, valutate sempre pi\u00f9 al grido di \u201ccome te nessuno mai!\u201d, \u201cinarrivabili\u201d, \u201cmagistrali\u201d e \u201cinsuperabili\u201d con spreco di superlativi via via pi\u00f9 clamorosi, fino all\u2019arrivo di un\u2019altra moda o diktat di stagione scelte dall\u2019industria culturale che imponga nuove facce o qualche cosa d\u2019altro a soppiantarle, e allora l\u2019armento si ricarica e smentisce quanto calorosamente aveva belato una settimana prima.<\/p>\n<p>Ma a proposito di un film come <em>Joker<\/em>, quelle che abbiamo letto finora sono sfoghi emotivi, indagini psicologiche abusive che scandagliano una trama in cerca di significati \u2018alti\u2019 o \u2018ulteriori\u2019, o recensioni critiche? Le prime, uno le aspetterebbe dagli spettatori sprovvisti dei mezzi critici disciplinari sudati e necessari, che di mattina sono parrucchieri, panettieri, ingegneri, infermieri, impiegati di call center o avvocati che nel tempo libero fanno i dopolavoristi del cinema, invece se le vede arrivare anche dai cosiddetti \u2018esperti\u2019 o competenti. Sembra un dovere morale ammirare incondizionatamente <em>Joker<\/em>, un dovere che nasce da una rabbiosa presa di posizione anti-formalistica, per cui risulterebbe gretto giudicare un regista dalla qualit\u00e0 dei risultati formali del suo lavoro. E non importa che l\u2019opera racconti o testimoni una certa volont\u00e0 noetica, piuttosto, molto pi\u00f9 importante sar\u00e0 accertarsi della sua carica socio-pedagogica (e si badi bene, come prima intenzione, non inevitabile effetto secondario!) o di un suo \u2018messaggio\u2019 da \u2018lanciare\u2019 da qualche parte. Se per\u00f2 si tiene fede a questa ingenua volont\u00e0, il confronto con un qualsiasi capolavoro \u00e8 disastroso. Questo film, ordinario per troppi versi, e ben progettato per pochi altri, \u00e8 un oppiaceo che ha rimbambito la critica, cos\u00ec \u2018strafatta\u2019 da non accorgersi dei difetti pi\u00f9 evidenti ed elementari, e tutte le osservazioni finora udite sono assimilabili a trattatistica sociologica e per giunta fatta con grembiule e mattarello, \u2018in casa\u2019 e alla spicciolata. Non si \u00e8 ancora letto nulla a proposito del <em>Joker<\/em> di Phillips che parli il linguaggio del cinema e non si capisce cosa rende un film diverso da panino imbottito o da un appartamento. Quella povera Arte come procedimento astratto, ricondotta a dimensione sintattica, che fine avr\u00e0 fatto, col suo voler dare priorit\u00e0 alle regole di costruzione formale dell\u2019opera? Qualcuno ha chiesto ragione del lavoro sulla composizione, che regola le relazioni che si stabiliscono tra gli elementi di cui l\u2019opera \u00e8 composta? Siamo in un momento che consacra culturalmente il disprezzo delle belle arti come atto gratuito, non servo o strumento di alcunch\u00e9, in un disprezzo unanime di \u2018addetti\u2019 e di pubblico? Approcci come quelli visti nei giorni recenti alimentano l\u2019equivoco per cui un prodotto di massa, di sicuro industrioso e ben fatto e con quasi tutte le cose \u2018a posto\u2019, di ottimo odore e aspetto, viene proposto come \u2018capolavoro\u2019 per il solo fatto di contenere una squisita prova attoriale, a sua volta contenuta in una cornice fumettistica nobilitata da uno \u2018studio sul personaggio\u2019.<\/p>\n<p>Il pregio di questo film (ennesimo caso di un possibile talento che si sperpera, come quei bambini dotati e intelligenti che preferiscono marinare la scuola e farsela con Lucignolo invece che con Proust o Forster o Dante) \u00e8 che pu\u00f2 prendersi a pretesto per indagini e puntualizzazioni circa il come stanno le cose, per darci una una lezione su cosa non \u00e8 grande Cinema, per ripensare a che cosa sia un autore, un ottimo film, riconducendo a ci\u00f2 che tutte queste cose sono o dovrebbero essere. E anche, in un tentativo forse inutile e disperato, per eliminare l\u2019ingombro dei fraintendimenti tipici del romanticismo a servizio dell\u2019industria culturale (e viceversa), che parlano per esempio di pittura scambiando l\u2019aneddotica, pi\u00f9 o meno abietta o morbosa, dell\u2019extrapittorico (biografie e sentimenti e letterine dell\u2019artista, i suoi calzini, la prostata, cosa mangiava a colazione) per l\u2019oggetto proprio dell\u2019arte. Lo stesso destino naturalmente tocca pure al cinema, per cui un lavoro finisce per essere valutato soprattutto a partire da qualit\u00e0 empatiche e \u2018umanistiche\u2019 che vanno dalla prova attoriale del cast al sentimento di base, dal \u2018messaggio\u2019 agli intenti pedagogici ed etici, fino agli effetti catartici di rito e di riguardo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41759\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-phillips.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"506\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-phillips.jpg 900w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-phillips-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-phillips-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-phillips-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il signor Phillips che scrive la sceneggiatura insieme a Scott Silver, invece di destituirsi dall\u2019incarico di informatore onnisciente come farebbe un maestro, delegando a chi guarda dall\u2019altra parte la capacit\u00e0 di reperire significati e informazioni, fa il \u2018daddy\u2019 saccente e dice tutto quel che dobbiamo sapere e notare, con tanto di spintarelle, evidenziatori e pacche sulle spalle. Tutto quel che dobbiamo ricordarci da bravi scolaretti \u00e8 che in fondo non dobbiamo mai credere a ci\u00f2 che Joker pensa o dice, posto che (wow!) Arthur sia effettivamente Joker e non un folle ossessionato dai clowns.<\/p>\n<p>Il film \u00e8 progettato come un falso monologo interiore che passa dalla forma di un diario poco segreto, destinato a sedute psicoanalitiche: e altro che tenebrosa antropologia che transfunzioni la Realt\u00e0 e la Storia secondo le strutture primordiali del Mito o di una Neurosi priva di Terapia! L\u2019effetto \u00e8 un basso continuo per una saga appetitosa destinata ai sequel industriali di domani. Vi sono \u2018trovate\u2019 che non divengono mai una vera e propria \u2018idea formale\u2019, neppure l\u2019intenzione di recuperare fenomeni patologici arcaici. Quello che doveva essere un potente flusso interminabile del \u2018discorso\u2019 di Joker a se stesso e al mondo \u00e8 spezzettato in lacerti sintattici minimi (superflui, talvolta compiaciuti, raramente riusciti), distanziati da puntini di sospensione retorici e da una serie infinita di punti esclamativi. Al posto di una rimeditazione-studio su Joker c\u2019\u00e8 un concitato referto tutto esclamativo, e non pi\u00f9 che uno sfogo o un\u2019arringa \u00e8 anche il dialogo finale col presentatore, un momento che immaginavamo soprattutto allusivo, come la pi\u00f9 rabbiosa, inquietante e diabolica delle profezie, invece ecco che spunta la barbosa parabola di uno spin-doctor.<\/p>\n<p>L\u2019operazione scaltra, <a href=\"https:\/\/collider.com\/joker-review-joaquin-phoenix\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">come ha notato Matt Goldman sulla rivista \u00abColllider\u00bb<\/a>, \u00e8 stata quella di girare un prodotto ingannevole, glamour e serioso \u201cNel mood di Martin Scorsese, ma destinato specialmente a un audience che si sente molto pi\u00f9 rassicurato nel confrontarsi con qualcosa che, nonostante gli accorgimenti e le trovate, rimane pur sempre inscritto nei confini di una comic book story\u201d. Il costante e ossessivo contrappunto musicale di una colonna sonora tirannica indebolisce l\u2019intero film, e in particolare alcune immagini e sequenze interessanti (ma poi, la Bathroom Dance composta da Hildur Gu\u00f0nad\u00f3ttir scopiazzer\u00e0 neanche tanto discretamente il Marianelli di <em>Jane Eyre<\/em>?). Joker doveva essere un disgraziato assoluto che ha ricevuto lo \u201cscacco del nulla\u201d, invece Phillips sembra avere una paura tremenda della \u2018seriet\u00e0\u2019 del nulla in quanto forma primaria di tragicit\u00e0, e allora non resta che renderlo casalingo e addomesticabile negli schemi pi\u00f9 elementari che riesce a proporre. Questo Jocker, Edipo relitto e reietto, pretende che gli si dia credito per aver toccato e maneggiato dei punti freudiani, dolenti e \u2018hot\u2019 del disagio universale, dimostrando tuttavia di non sapere che cosa farsene: indagarli? prendersene gioco? spiegarli? giudicarli severamente? Chiss\u00e0, in fondo \u00e8 bello anche sembrare postmoderni, lasciare tutto senza \u2018risposte\u2019 per un sicuro effetto nichilismo malinconico e selvaggio che piaccia tanto ad adulti, Sore Cecie, piccini e Signora mia. Per\u00f2, \u00e8 troppo semplice solidarizzare e voler bene a questo Joker, specie quando si usano i mezzi bassi e astuti del ricatto emotivo pi\u00f9 pornografico, mostrando addomi scavati, scapole e costole e ogni dettaglio di evidente persecuzione e abiezione subita come conseguenza di tutti i dispiaceri e le disgrazie e i dolori familiari, pi\u00f9 le botte e i bulli, che lo prendono a calci e a insegne in faccia.<\/p>\n<p>Eppure c\u2019erano tutti quegli ingredienti sugosi e anche molte carte in regola che valeva la pena non svendere: un delirante itinerario cristologico blasfemo e lisergico, teso fra consumazione del sacrificio e rinascita finale, gothic Bildungsroman molto nietzschiano per \u201cDiventare ci\u00f2 che si \u00e8\u201d, lungo un trip iniziatico dell\u2019uomo triste e perdente dentro la sua follia che lo porter\u00e0 a conclusioni decisamente machbetiane in cui (mirabile tragedia dell\u2019antitesi!) vincere sul proprio dolore \u00e8 comprendere che il male \u00e8 bene e il bene \u00e8 male. Ma ci pensa la h\u00fdbris mescolata all\u2019incompetenza ad annacquare tutto e rovinare la festa, cos\u00ec tout ne se tient pas: voleva essere un saggio di cinema sulla violenza e sulla vita perdente dei dimenticati delle metropoli, iperrealista nello stile, onirico nelle prese di coscienza, malinconico nell\u2019umore, beffardo nelle conclusioni, tra osservazioni penetranti e disincantate, e invece arriva a scimmiottare soltanto l\u2019ombra di tutte queste cose, lungo una sceneggiatura povera e filamentosa che si regge a spizzichi sui buoni ritmi del montaggio e sul lavoro recitativo di Phoenix.<\/p>\n<p>E quando ogni tanto appaiono risultati buoni, per Phillips, qualunquista e grossolano com\u2019\u00e8, sembra trattarsi di un evento involontario e prodigioso al tempo stesso, come certo lampeggiare di surrealismo inconscio presso i romantici tedeschi, o come nelle sorprese romantiche della scrittura automatica negli esercizi dei surrealisti moderni. Tirare fuori argomenti d\u2019autore (l\u2019epica del bene e del male, i disordini affettivi e civili di una societ\u00e0 ipocrita, affollata e nevrotizzata, le malattie mentali dimenticate e derise e come effetti di cause \u2018tab\u00f9\u2019 innanzitutto familiari), farli esplodere, pensando poi di lasciarli l\u00ec in un angolino, magari qualcuno passer\u00e0 a raccoglierli, altrimenti andr\u00e0 bene lo stesso? Il guaio \u00e8 che il regista non ha niente da \u2018dire\u2019 su queste faccende, che per\u00f2 ci mette continuamente sotto il naso (forse pensava di nascondersi sotto il tappeto delegando tutti i \u2018vuoti\u2019 alla fotografia di Lawrence Sher, che talvolta lavora con una certa maestria sui motivi delle luci artificiali e del sangue?).<\/p>\n<p>Sul piano diegetico (che insieme al cast \u00e8 il solo che sembra aver sollecitato la critica) il film \u00e8 un relata refero inerte e codardo, fingendo di trovarsi provato da una tormentosa dialettica mentre invece \u00e8 l\u00ec, spavaldo e motivato a schiudere le origini di Joker senza investire seriamente su nessuna delle molte \u2018rivelazioni\u2019 fatte. La posizione personale del regista rimane sdegnosamente eccentrica, e molto ambigua, di fronte a questo Prometeo della libert\u00e0 dal dolore, giacch\u00e9 non si identifica col suo eroe come farebbe un Cervantes o un Flaubert, n\u00e9 si dissocia dalle sue azioni prendendo le proprie distanze con atteggiamento non equivoco, ed \u00e8 questo gongolare a renderlo colpevole di insistita compiacenza (tipicamente vittoriana!) per la d\u00e9confiture graduale degli individui, e forse tutto questo riconduce a un preciso artificio: la doppiezza nelle \u2018strutture\u2019 della cattiveria. Tale meccanismo funziona sostituendo alcune doppiezze specificamente malvagie al convenzionale dualismo fra buono e cattivo, moltiplicandone i modi di <em>approach<\/em> ma innanzitutto soppiantando l\u2019adagio per cui \u201cNon tutto il male vien per nuocere\u201d con il principio sadiano secondo il quale ad ogni sventura non segue affatto una ricompensa, bens\u00ec una serie di nuove sventure pi\u00f9 gravi, che dunque \u201cVengono per nuocere\u201d assai di pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41760\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-joaquin-oo.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"506\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-joaquin-oo.jpg 900w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-joaquin-oo-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-joaquin-oo-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/joker-joaquin-oo-436x245.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche la visione pretesca della Divinit\u00e0 che gioca a gatto e topo con l\u2019umanit\u00e0 fallibile, la mette perversamente di fronte a scelte balorde, e poi si diverte a tormentarla in base alla soluzione adottata, come il bambino cattivo che intralcia con i sassi il cammino della formica col suo chicco in spalla. Phillips arraffa, prende un po\u2019 a destra e qualcosa a manca: molto bello eventualmente mescolare \u2018basso\u2019 e \u2018alto\u2019, orribile invece contrabbandare l\u2019uno per l\u2019altro. L\u2019insincerit\u00e0 \u00e8 nel rifilare low-brow mettendo il vestitino da high-brow per fregare il metal detector dell\u2019essai, quindi a indisporre non \u00e8 tanto la dubbia qualit\u00e0 del risultato ma la mancanza di \u2018attributi\u2019 (in merito vengono in mente le parole della Woolf: \u201cIo mi trovo benissimo con la lady nel suo castello e con la portinaia alla sua caldaia, la cosa che non reggo \u00e8 la mezza calza che mi fa delle signorilit\u00e0 fra i suoi centrini\u201d).<\/p>\n<p>Entrambe le storie presenti nel sottotesto (Joker come pazzo in-credibile e Joker come narratore della sua origine ed evoluzione) non possono essere contemporaneamente vere, e quindi si annullano a vicenda, cosicch\u00e9 il \u2018finalone\u2019 doppio (o triplo carpiato) sembra un&#8217;alzata di spalle piuttosto che un&#8217;avvincente ambiguit\u00e0, e pi\u00f9 impariamo su Joker e meno interessante diventa. Siamo alle pelosit\u00e0 compiaciute da \u00e8 \u201cnato prima l\u2019uovo o la gallina\u201d quando siamo chiamati a capire se sia Batman l\u2019innesco per Joker o il contrario e la potenziale specularit\u00e0\/cooriginariet\u00e0 di Batman\/Joker diventa una barzelletta, costruita cos\u00ec goffamente all\u2019interno di conclusioni e domande sceme: \u201ce se i pazzi fossero i soli normali?\u201d, \u201c\u00e8 solo una linea sottile a separare eroi e uomini malvagi\u201d, \u201cma se Batman pu\u00f2 essere un&#8217;ispirazione per la gente di Gotham, perch\u00e9 non il Joker?\u201d, \u201cquando le cose vanno in malora, non \u00e8 probabile che le persone guardino verso qualcuno che rappresenta il caos e la violenza piuttosto che verso chi rappresenta onore e giustizia?\u201d. Ma Phillips, che \u00e8 il sabotatore di se stesso, non si accontenta di instupidire cose gravose e svela anche di non avere il coraggio delle sue convinzioni. Tanto che all&#8217;ultimo secondo si tira indietro e dice, \u201cBeh ragazzi, forse tutto \u00e8 stato inventato dal Joker e nulla \u00e8 davvero accaduto se non nella sua immaginazione!\u201d.<\/p>\n<p>Dal primo momento sappiamo che Fleck \u00e8 un <em>unreliable narrator<\/em>, pertanto nulla di ci\u00f2 che riferisce o annota sul quaderno si sottrae all\u2019ipotesi dell\u2019invenzione. Le sequenze in cui sembra aver normalizzato la sua vita (vedi bacio alla ragazza) sono palesemente oniriche, e tra i meriti del regista c\u2019\u00e8 quello di esser riuscito a renderle tali: perch\u00e9 allora in un breve flash ce ne impone lo smascheramento, avvilente e didascalico? La sceneggiatura \u00e8 calligrafica e leccata, come quei romanzini ben scritti, stilisticamente ricercati, carichi di compiacimenti e soluzioni di problemini ben riusciti. Poi, trattandosi fra le altre cose di un tema cos\u00ec compromesso e popolare (il Joker) e gi\u00e0 iconograficamente smandrappato, fra pupazzi, figurine, mutande, posters, costumi di carnevale, pantofole e spille e tazze da latte, forse sarebbero serviti trattamenti di maggior riguardo, un taglio \u201ca punta di coltello\u201d, molte pi\u00f9 sottrazioni che carichi. Anche perch\u00e9 se non si sta attenti a scherzar troppo con gli oggetti (in questo caso diari, maschere, quadernini, nasoni rossi e parrucche verdi) si finisce per cadere nella trappola di scambiarli per \u2018simboli di qualcos\u2019altro\u2019: cio\u00e8 di scambiarli per metafore, le aborrite metafore della tradizione retorica e del m\u00e9lo larmoyant (che nella tradizione, sono: cancello che si chiude bruscamente \u2013 fra noi due \u00e8 tutto finito! \u2013, strormir di fronde che allude a ribollire o quietarsi di sentimenti. Cio\u00e8 nulla di diverso da quei film del &#8217;30 dove addensarsi di nuvole voleva dire \u201cguai in vista\u201d). Dove sarebbe la \u2018ricerca\u2019 cos\u00ec tanto annunciata? Lo \u201cstudio sul personaggio\u201d che non si ispira direttamente ai fumetti ma che cerca un\u2019esplorazione nuova e realistica sarebbe tutto in quella risata che \u201cseppellir\u00e0\u201d e nelle danze disturbanti sulle scale?<\/p>\n<p>Ci si aspettava un Joker stemperato e laconico in grado di resistere al tempo, ma invece altro che \u201clucidit\u00e0 in un\u2019era bassamente romantica\u201d, come da lezione di Val\u00e9ry secondo Borges. Quasi nessun controllo e scarsa padronanza del \u2018mezzo\u2019. Non gi\u00e0 rinuncia, \u2018reticenza\u2019, o restare all\u2019interno dell\u2019essenziale senza incorrere in semplificazioni, neppure rigorosa economia e ambiguit\u00e0 di emozioni, bens\u00ec pappa pronta servitissima su piatto d\u2019argento, poveristica e <em>pop<\/em>, con quei disgraziati aspetti ritenuti pi\u00f9 impegnativi o complessi che mostrano subito una banalit\u00e0 indifesa e deprimente da manualetto di pronto-soccorso freudiano. L\u2019ansia di novit\u00e0 ha tradito Phillips, condannando il suo Joker a rumorosa effervescenza, e alla perdita della cosa pi\u00f9 seducente di tutte, che \u00e8 l\u2019eloquenza del silenzio. Carlos Mart\u00ed Ar\u00eds, a proposito della bellezza e nobilt\u00e0 dell\u2019atto estetico e intellettuale del \u2018rinunciare\u2019 attraverso il <em>meno<\/em> (che \u00e8 l\u2019esatto contrario della miseria di materiali): \u201cAffinch\u00e9 il meno sia pi\u00f9, \u00e8 necessario partire con una certa generosit\u00e0, da una relativa abbondanza. Solo in questo modo \u00e8 possibile realizzare coscientemente la <em>rinuncia<\/em>: ogni elemento che si scarta, ogni parola non necessaria, lascer\u00e0 allora la sua impronta, far\u00e0 notare la sua assenza creando un campo di tensioni nascoste che arricchisce gli elementi presenti\u201d. A Phillips, che gira un film con buona volont\u00e0 e vitalit\u00e0, manca la qualit\u00e0 della grande Mistificazione. Si moltiplicano i passaggi di captatio benevolentiae, con questo povero spettatore accompagnato full-time nel visualizzare e comprendere ci\u00f2 che \u00e8 stato filmato. Questo sforzo per semplificare e ridurre, per sdrammatizzare e alleggerire, per rendere tutto fatalmente \u2018comunicabile\u2019, non sappiamo se sia lecito chiamarla ancora \u201cbassa adulazione del pubblico\u201d o se la <em>correctness<\/em> ha imposto una garbata litote ancora da scoprire. Phillips-sceneggiatore gira un bonario embrassons-nous, e ha deciso subito di non venir meno alla tradizione dello \u201cscript\u201d, cio\u00e8 di non fingere che lo spettatore sia quello che si suppone essere lo spettatore esigente e avveduto di Cinema, e di accettarne uno pi\u00f9 semplice: quello che andr\u00e0 a vedere il film. Cos\u00ec nasce il soggetto narrante tipico degli script, il ghignante plurale simpatetico, un \u2018noi\u2019 indeterminato e assolutamente ignoto alla tradizione del Grande Cinema.<\/p>\n<p>Almeno Phoenix \u00e8 ottimo in questa sua recita fatta con la purezza pi\u00f9 struggente e controllata di cui \u00e8 capace, ma serviva un altro direttore d\u2019orchestra per la sua sinfonia. Si \u00e8 inventato una risata nervosa e stridula che spesso ha stecche infernali, \u00e8 uno scatto involontario bello e poetico, ma impiegato come pomodorino nell\u2019insalata diventa il tipico tic demagogico che si contamina di ridicolo, convenzione umoristica da riproporre presso gli imitatori degli show e feticcio grottesco per i posteri, oltre che una molla da far \u2018scattare\u2019 al momento opportuno in cui nel film non accade nulla di interessante. La tentazione di monumentalizzare Joker ha abortito la chance del capolavoro, dato che \u00e8 mancato lo slancio di distruggere anche l\u2019ultimo elemento irrilevante della realt\u00e0, cio\u00e8 il \u2018personaggio\u2019, per costruire invece un\u2019icona stilizzata, atemporale e straniante. \u00c8 mancata, cio\u00e8, la scandalosit\u00e0 della ricerca? \u2022<\/p>\n<p><em>Rubina Mendola<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/rgXplohCw5o?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>JOKER<\/strong><br \/>\n<strong>Regia:<\/strong> Todd Phillips \u2022 <strong>Soggetto:<\/strong> Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson (personaggio) \u2022 <strong>Sceneggiatura:<\/strong> Todd Phillips, Scott Silver \u2022 <strong>Fotografia:<\/strong> Lawrence Sher \u2022 <strong>Montaggio:<\/strong> Jeff Groth \u2022 <strong>Musiche:<\/strong> Hildur Gu\u00f0nad\u00f3ttir \u2022 <strong>Scenografie:<\/strong> Mark Friedberg \u2022 <strong>Costumi:<\/strong> Mark Bridges \u2022 <strong>Produttori:<\/strong> Bradley Cooper, Todd Phillips, Emma Tillinger Koskoff \u2022 <strong>Produttori esecutivi:<\/strong> Michael E. Uslan, Walter Hamada, Aaron L. Gilbert, Joseph Garner, Richard Baratta, Bruce Berman \u2022 <strong>Interpreti principali:<\/strong> Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Glenn Fleshler, Bill Camp, Shea Whigham, Marc Maron, Douglas Hodge, Leigh Gill, Josh Pais, Brian Tyree Henry, Dante Pereira-Olson \u2022 <strong>Produzione:<\/strong> Joint Effort, Warner Bros., Creative Wealth Media Finance, DC Comics, DC Entertainment in associazione con BRON Studios, Village Roadshow Pictures \u2022 <strong>Rapporto:<\/strong> 1,85 : 1 \u2022 <strong>Paese:<\/strong> USA, Canada \u2022 <strong>Anno:<\/strong> 2019 \u2022 <strong>Durata:<\/strong> 123&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019alta industriosit\u00e0 di Joker va riconosciuta con ogni riguardo. Prodotto di impeccabile funzionalit\u00e0, tesoro di genialit\u00e0 capitalistica! Prova di incomparabile conoscenza dei mass media! 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