{"id":41835,"date":"2020-02-03T12:51:19","date_gmt":"2020-02-03T11:51:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41835"},"modified":"2020-02-03T12:51:19","modified_gmt":"2020-02-03T11:51:19","slug":"due-occhi-diabolici-lo-sguardo-dei-mostri-nella-hollywood-degli-anni-trenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=41835","title":{"rendered":"Due occhi diabolici. Lo sguardo dei mostri nella Hollywood degli anni Trenta"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-41836\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/belalugosi-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<p>Sull\u2019invasione di Hollywood da parte dei mostri immediatamente dopo la crisi del 1929, David J. Skal scrive: \u201cRisorti da lastre di marmo, risvegliati bruscamente dalla vitalit\u00e0 dell\u2019et\u00e0 del jazz, furono abbastanza forti da fare a modo loro in quella triste e ormai trasformata America. Era il momento che gli dei oscuri avevano atteso da tempo. In quel mondo di sconvolgimenti sociali e di crisi economica, la loro notte sarebbe stata eterna\u201d (David J. Skal, <em>The Monster Show: A Cultural History of Horror<\/em>, Faber and Faber, New York 2001, p. 111). Una visione sicuramente poetica ed elegantemente metaforica che per\u00f2 centra anche il fulcro della questione. I mostri, i vampiri e tutte le altre creature della notte si erano riversate in frotte sugli schermi dei cinema americani e avevano iniziato a popolare gli incubi di molti spettatori. Le entit\u00e0 mostruose erano una risposta alle paure trascinate dalla Grande Depressione, erano un ritorno del represso: un modo per guardare in faccia l\u2019oscuro volto del terrore e poterlo in qualche modo esorcizzare. Ma come si manifestava questo terrore? Quali erano le tematiche pi\u00f9 utilizzate e le funzioni espressive pi\u00f9 ricercate? Tra quelle principali e pi\u00f9 eclatanti ce n\u2019\u00e8 sicuramente una che prevale ed \u00e8 quella dello sguardo ipnotizzante del mostro e del suo potere ammaliante.<\/p>\n<p>In <em>Dracula<\/em> (1931) di Tod Browning, la figura interpretata da Bela Lugosi \u00e8 aristocratica, ieratica e impone una sorta di modello per quello che sar\u00e0 il modo di intendere il vampiro per molti dei suoi successori sugli schermi cinematografici di tutto il mondo. Quello che per\u00f2 pi\u00f9 interessa e attira la nostra attenzione \u00e8 appunto lo sguardo dell\u2019attore ungherese: ipnotico e profondo come mai prima di allora. L\u2019accentuare un certo tipo di espressione rigorosa e ammaliante era un aspetto sul quale Browning aveva puntato molto: era probabilmente lo stesso Lugosi a rendere tuttavia semplice comprendere quale tipo di atteggiamento stilistico si sarebbe dovuto scegliere per evidenziare ancora meglio i suoi atteggiamenti recitativi, in quanto l\u2019intensit\u00e0 che donava alla sua interpretazione aveva a che fare con un modo di percepire il vampiro veementemente legato alla sua dimensione pi\u00f9 intima e personale. Come infatti scrive Edgardo Franzosini, \u201cQuando recita la parte del vampiro, Bela recita ormai la parte di se stesso. Il suo agire, insomma, \u00e8 gi\u00e0 altro rispetto alla creazione artistica di un personaggio: \u00e8 la realt\u00e0\u201d (Edgardo Franzosini, <em>Bela Lugosi<\/em>, Adelphi, Milano 1998, p. 107).<\/p>\n<p>Si capisce quindi come i volti e gli sguardi dei personaggi prodotti da questo nuovo immaginario siano dunque fondamentali per dare spessore alle mostruosit\u00e0 di molti degli esseri messi in scena. Ma \u00e8 facile allora trovare altri esempi efficaci e molto vicini al Dracula di Lugosi. Nella tragica storia di <em>Svengali<\/em> (1931) di Archie Mayo, questo maestro di musica alla ricerca di un amore impossibile possiede uno sguardo che diventa il veicolo principale attraverso il quale attivare due funzioni in contemporanea: i suoi occhi, una volta trasformatisi in bulbi vividi e opachi, rivolti verso la macchina da presa, ipnotizzano la povera Trilby nello stesso istante in cui terrorizzano lo spettatore. E l\u2019anno successivo, nuovamente Lugosi mette in atto quello maligno e ammaliante di Murder Legendre in <em>White Zombie<\/em> (1932) di Victor Halperin, che decide ogniqualvolta lo desideri quella che sar\u00e0 la prossima azione da dover far eseguire al malcapitato di turno; uno sguardo del destino, che determina chi vivr\u00e0 e chi morir\u00e0. Questo stesso sguardo sar\u00e0 anche esso, ancora una volta, uno sguardo diretto allo spettatore, come se dovesse convincerlo che anche lui potrebbe a breve diventare un morto vivente.<\/p>\n<p>Lo sguardo che per\u00f2 identifica questa volont\u00e0 all\u2019ipnosi si stratifica in un film che \u00e8 forse il pi\u00f9 emblematico per questo tipo di relazione: <em>The Mummy<\/em> (1932) di Karl Freund. In una sequenza in particolare, tutta la sua forza si manifesta e si rende esplicita: quella nella quale Ardath Bey attira Helen nella sua dimora e le mostra, nell\u2019acqua contenuta in una vasca, la storia che li ha visti protagonisti millenni prima. Ardath Bey era il sacerdote Im-Ho-Tep ed Helen era la figlia del faraone. Come fa notare Ruggero Eugeni, \u201cLa somministrazione delle immagini del flashback a Helen avviene in un clima da esperimento di ipnotismo. Risaltano in particolare due componenti della relazione ipnotica: all\u2019elemento di controllo dello sguardo attuato dal soggetto ipnotizzatore sul soggetto ipnotizzato, si salda l\u2019elemento del recupero memoriale, del ricordo, del ritorno del rimosso e quindi della ridefinizione narrativa dell\u2019identit\u00e0 al di l\u00e0 dei normali confini e delle cornici di spazio, tempo, appartenenza culturale\u201d (Ruggero Eugeni, <em>La relazione d\u2019incanto. Studi su cinema e ipnosi<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 2002, p. 201). E anche qui, questa azione viene esercitata nei confronti dello spettatore: Ardath Bey infatti rivolge il suo sguardo non solo verso Helen ma anche verso la macchina da presa. Di nuovo la volont\u00e0 di esprimere una doppia funzione che renda pi\u00f9 entusiasmante e coinvolgente l\u2019intera azione.<\/p>\n<p>Ma se da una parte, nei confronti dei personaggi protagonisti di queste pellicole, gli sguardi ipnotizzanti sono sguardi che appunto tendono al controllo della persona o al risveglio di elementi che sono stati rimossi, per lo spettatore questi stessi sguardi sono espressi in relazione del qui e ora. Lo sguardo in primo piano o in macchina del mostro tiene allora desta l\u2019attenzione e aumenta il realismo di un orrore che si assume il compito di esercitare l\u2019unica azione veramente necessaria e indispensabile nei confronti di chi assiste allo spettacolo: spaventare.<\/p>\n<p><em>Gabriele Baldaccini<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jf2IhYToDY4?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>vedi anche<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5317\"><strong>speciale UNIVERSAL MONSTERS<\/strong><\/a><br \/>\n<strong>Il fantasma dell\u2019opera, L\u2019uomo invisibile, Frankenstein, Dracula, La mummia, L\u2019uomo lupo, Il mostro della laguna nera: i mostri della Universal e la creazione di un genere<\/strong><br \/>\na cura di Roberto Rippa<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull\u2019invasione di Hollywood da parte dei mostri immediatamente dopo la crisi del 1929, David J. 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