{"id":42013,"date":"2020-05-23T12:35:47","date_gmt":"2020-05-23T10:35:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=42013"},"modified":"2020-05-23T12:37:31","modified_gmt":"2020-05-23T10:37:31","slug":"cosa-si-prova-a-perdere-un-figlio-che-non-si-e-mai-saputo-amare-favolacce-di-damiano-e-fabio-dinnocenzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=42013","title":{"rendered":"Cosa si prova a perdere un figlio che non si \u00e8 mai saputo amare? \u201cFavolacce\u201d di Damiano e Fabio D&#8217;Innocenzo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42016\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/favolacce-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><\/p>\n<blockquote><p>Quando ero bambino<br \/>\nvivevo inconsapevole<br \/>\nper raggiungere la memoria che oggi ho di allora.<br \/>\nComprendo adesso<br \/>\ncosa io fossi un tempo.<br \/>\nLa mia vita ora procede nutrita di finzione<br \/>\nma in questa prigione,<br \/>\nmio solo libro<br \/>\nleggo il sorriso di qualcun altro<br \/>\ndi colui che io ero allora.<br \/>\n\u2013 <em>Fernando Pessoa<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Giorni fa ho ritrovato un foglio appallottolato nel cestino della carta. L&#8217;ho steso con cura e poi l&#8217;ho letto. Era la recensione di un film del quale non si faceva il titolo, sollevava parecchi dubbi sulla pellicola ma pareva scritta da qualcuno che non voleva calcare troppo la mano. Poi s&#8217;interrompeva d&#8217;improvviso, senza ragione. Continuo a domandarmi se l&#8217;autore abbia cambiato idea, magari a seguito di una seconda visione, oppure se abbia pensato fosse meglio seguire il solito adagio corporativo del cinema, se non puoi parlarne bene, taci. Cercher\u00f2 qui di completare il lavoro iniziato dall&#8217;anonimo recensore.<\/p>\n<p><em>Favolacce<\/em>, dei fratelli D&#8217;Innocenzo.<\/p>\n<p>Posso ben immaginare, senza alcuna fatica, quante siano le difficolt\u00e0 da superare per riuscire a realizzare un film. A maggior ragione una pellicola che racconta di bambini suicidi. Ancor di pi\u00f9 se c&#8217;\u00e8 di mezzo Rai Cinema; ed in effetti i due autori hanno scritto il film a 19 anni ma lo hanno realizzato a 31. Questo potrebbe spiegare il motivo per il quale la voce di un adulto completi la storia iniziata da un bambino, mescolando realt\u00e0 e finzione.<\/p>\n<p>La visione di <em>Favolacce<\/em> \u00e8 paragonabile ad una cena fatta di tante pietanze diverse, ma cucinate in piccole quantit\u00e0 e senza sale. La tavola \u00e8 imbandita, sei comodo, ma come dire poca soddisfazione.<\/p>\n<p>Non amo il gioco dei rimandi, nel quale ognuno cerca di tirare in ballo registi e film lontani culturalmente, temporalmente e produttivamente, nel tentativo di dare forza alle proprie considerazioni sull&#8217;opera. Come se un film potesse trarre ispirazione solo da altri film e per giunta solo da quelli che chi scrive ha visto. Una favola.<\/p>\n<p>Per\u00f2 tracciare dei collegamenti con altre opere, spesso aiuta a comprendere perch\u00e9 alcune cose sembrino non funzionare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42017\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/ACrackUpattheRaceRiots-book-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/ACrackUpattheRaceRiots-book-cover.jpg 800w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/ACrackUpattheRaceRiots-book-cover-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/ACrackUpattheRaceRiots-book-cover-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/ACrackUpattheRaceRiots-book-cover-436x273.jpg 436w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anni fa lessi un libro, <a href=\"https:\/\/amzn.to\/2LTx9vz\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>A Crack Up at the Race Riots<\/em><\/a>, di Harmony Korine. Al suo interno erano presenti una serie di biglietti di addio, scritti da giovanissimi suicidi. Spesso contenevano le motivazioni del gesto, un saluto ai genitori, varie recriminazioni, accuse e tutto quanto possa passare per la testa di chiunque provi a scrivere le proprie ultime parole. E ricordo limpidamente che mentre le leggevo mi parevano vitali, autentiche, sentite e credibili. In <em>Favolacce<\/em> non ho trovato nulla di tutto ci\u00f2. Niente appare motivato in maniera profonda, fosse anche attraverso un unico piccolo sussulto, uno scarto dal percorso segnato. Giovani e vecchi avanzano paralleli, entrambi remissivi e \u201cmacchinati dall&#8217;ebetismo della loro psicosi\u201d.<\/p>\n<p>I vecchi si ripetono e i giovani non hanno nulla da dire, diceva un tale. La noia \u00e8 reciproca.<\/p>\n<p>Il tema c&#8217;\u00e8, esiste. Il punto \u00e8 che ad oggi appare un po&#8217; datato. Il non-luogo non \u00e8 certo una nuova meta turistica da scoprire e la famiglia \u00e8 deflagrata da tempo. Non \u00e8 pi\u00f9 una novit\u00e0 che i genitori, in molti casi, abbiamo cessato di essere tali, per diventare figli di taglia pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Anni fa vidi un film, <em>Lady Violence<\/em> di Alexandros Avranas, premiato a Venezia nel 2013. Gli argomenti erano la famiglia, la violenza e il suicidio giovanile, in un contesto tutto sommato normale e piccolo borghese. Le scene erano immerse in una luce abbacinante ma familiare, esattamente come in <em>Favolacce<\/em>; salotti addobbati a festa e l&#8217;infanzia che si fa luogo della memoria di ogni adulto. Ma quel film veniva dopo le gloriose stagioni di Yorgos Lanthimos che aveva gi\u00e0 dato il meglio di s\u00e9 con <a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32184\"><em>Kinetta<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=32219\"><em>Kynodontas<\/em><\/a> ed <em>Alpeis<\/em>, pure questo passato per Venezia. Cos\u00ec <a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=30609\"><em>Miss Violence<\/em><\/a> mi parve una copia sbiadita, arrivata in ritardo e senza nemmeno possedere la capacit\u00e0 di far trasparire i significati degli eventi in controluce, senza quel desiderio morboso di voler spiegare tutto, togliendo ogni mistero alla storia. Infine, il colpo di scena come unico orizzonte.<\/p>\n<p><em>Favolacce<\/em>, con la sua voce off, anticipa gli eventi, scopre le immagini ancora prima che lo spettatore abbia il tempo di ambientarsi.<\/p>\n<p>Ho trovato questo, c&#8217;era scritto quest&#8217;altro, \u00e8 successa una cosa, ho fatto cos\u00ec, fine.<\/p>\n<p>Ma a chi giova la voce fuori campo? Che funzione ha? Siamo al cinema e non in libreria. Perch\u00e9 si \u00e8 scelto di far ricorso a questa malsana pratica di giocare d&#8217;anticipo e spiegare gli eventi?<\/p>\n<p>\u201cIf you want to tell stories, be a writer, not a filmmaker\u201d. Diceva Greenaway.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che i feticisti della parola siano tra quelli ad aver maggiormente apprezzato il film.<\/p>\n<p>Indubbiamente i due fratelli hanno provato a mettersi dalla parte dei pi\u00f9 giovani; e chi non ha mai pensato al suicidio come estremo atto di vendetta verso il mondo degli adulti? Magari a seguito di una punizione particolarmente indigesta o di un qualche divieto ritenuto ingiusto. Quel suicidio che evita, a chi lo compie, di varcare la soglia che conduce alla vita oltre l&#8217;infanzia, colma di frustrazioni e disillusioni.<\/p>\n<p>Ma francamente anche questo passaggio mi appare forzato e poco convincente, un po&#8217; come Homer Simpson che urla al pubblico di un concerto: \u201cNon fidatevi di nessuno sopra i 30 anni!\u201d.<\/p>\n<p>Altro aspetto che mi ha lasciato perplesso, \u00e8 il fatto che in questo mondo popolato da adulti sboccati e caciaroni, i pi\u00f9 giovani sembrino invece piccoli lord emaciati e forbiti. Il contrasto a mio avviso rende tutto parecchio slegato. E cos\u00ec accade che un dolce bimbetto domandi ad un donnone in dolce attesa \u201cScusi, quanto costa?\u201d e riceva come risposta un \u201cMa de che aho, &#8216;tten a mori\u00ec ammazzato!\u201d.<\/p>\n<p>Il linguaggio biascicato, smozzicato e a tratti poco intelligibile, rende difficile la comprensione di molti dialoghi. Ma come spesso accade, ci\u00f2 che non funziona lo si giustifica come una precisa scelta stilistica. Immagino fosse funzionale a separare dialetticamente i due mondi. E questo dimostra ancora una volta la fiducia maggiore riposta nella parola rispetto all&#8217;immagine.<\/p>\n<p>Per me si tratta di un peccato mortale.<\/p>\n<p>Riassumendo, ci\u00f2 che non mi ha convinto del film \u00e8 la mancanza di coraggio nell&#8217;affondare il colpo. Cos\u00ec, da qualunque lato io provi a cercare i punti a favore del film, ritrovo tutti i limiti di una messinscena che non riesce ad incidere mai sul serio.<br \/>\nNon \u00e8 abbastanza realistica (dichiaratamente) da risultare cruda e disturbante; penso ad esempio alla capacit\u00e0 di Minervini di raccontare il disagio di certe periferie malate e di famiglie abbandonate a s\u00e9 stesse.<br \/>\nNon riesce a raggiungere i toni alterati di una fiaba nera; loro stessi citano Burton, che quando \u00e8 ispirato riesce a creare dei terribili mondi di plastica, parecchio affilati.<br \/>\nNon si avvicina nemmeno al teatro dei burattini di Lanthimos, spietato e fine conoscitore del linguaggio visivo, tanto da rinunciare spesso alla parola.<br \/>\nE infine, ma soprattutto, se si prova ad imboccare la strada che porta a Yates e Carver il rischio di perdersi in mezzo a quel vuoto che attende la catastrofe, \u00e8 alto. Amare il nulla fino ad annullarsi, resta probabilmente la cosa pi\u00f9 difficile. Un po&#8217; di sana ferocia belluina non avrebbe di certo guastato.<\/p>\n<p>Ma forse il vero problema \u00e8 che stiamo smarrendo del tutto il nostro immaginario. Cos\u00ec rincorriamo quello degli altri, ed \u00e8 ovvio che arriviamo in ritardo e col fiatone.<\/p>\n<p>Io credo che <em>Favolacce<\/em> sia nato con ambizioni internazionali. Sognando di portare in Europa il cinema italiano, dove da anni se ne producono di vispi e coraggiosi, ma strizzando l&#8217;occhio alla narrativa americana, capace di racconti in apparenza poco stratificati ma che aprono improvvisi buchi neri, profondi e laceranti. Se sia o meno una buona idea, rimane una questione di gusti personali. La domanda che mi pongo \u00e8 se abbia senso o meno adattare all&#8217;Italia qualcosa che qui non nasce, sulle note di un \u201cTu vuo&#8217; fa&#8217; l&#8217;american beauty\u201d che mi lascia perplesso tanto quanto i film nostrani sui supereroi.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 in particolare una scena dove tutto sembra franare. Succede quando Elio Germano rimane particolarmente scottato dalla domanda di uno dei figli, che chiede conto degli evidenti problemi di coppia tra i genitori. La reazione \u00e8 furente, tanto che parcheggia l&#8217;automobile in una stazione di servizio, tira gi\u00f9 il figlio dal sedile posteriore e lo trascina verso un prato buio, mentre l&#8217;altra figlia urla per lo spavento. Raggiunto il luogo del pestaggio, lo colpisce violentemente; FUORI CAMPO.<br \/>\nMa si pu\u00f2?<br \/>\nNel tragitto lungo il quale Germano riporta il figlio in auto, mi viene in mente una sola frase e spero che il giovane la pronunci a pieni polmoni: \u201cA cornuto! Manco er sangue m&#8217;hai fatto usci&#8217;!\u201d.<br \/>\nMa ovviamente non succede.<br \/>\nLa musica poi l&#8217;ho trovata parecchio invasiva, cos\u00ec dove non arriva la parola a spiegare, ecco le note a riempire e sottolineare.<br \/>\nMa in definitiva \u00e8 soprattutto questo \u201cFacciamolo ma senza esagerare\u201d che mi ha fatto storcere il naso.<br \/>\nMi rimarr\u00e0 il dubbio se la responsabilit\u00e0 di questa mancanza di coraggio sia da attribuire ai due fratelli oppure alla produzione. Ma a me \u00e8 parso palese che nel momento di spingere sull&#8217;acceleratore si sia tirato il freno a mano. E non basta il finale a mitigare questa sensazione. Un gran peccato, perch\u00e9 a dire il vero, l&#8217;epilogo \u00e8 quello che mi ha colpito maggiormente.<\/p>\n<p>La scoperta della morte, da parte del primitivo Elio Germano, ha il sapore dell&#8217;evoluzione da scimmia a uomo. Un salto evolutivo doloroso e soverchiante. Muto, finalmente! Un momento di cinema, come le scene seguenti, dove silenziosamente il dolore passa in rassegna le anime perse dei genitori. Svegliatisi di soprassalto, fuori tempo massimo.<\/p>\n<p>Cosa si prova a perdere un figlio che non si \u00e8 mai saputo amare? Il tema c&#8217;era, il film solo a tratti.<\/p>\n<blockquote><p>Non sono nulla, una pura fantasia.<br \/>\nCosa aspettarsi da me stesso e dalle cose di questo mondo?<br \/>\nE se non ho avuto amore\u2026<br \/>\nE se non ho avuto amore?<br \/>\nOh mio Dio, io non ho amore!<br \/>\nOh mio Dio , io, non ho amore.<br \/>\n\u2013 <em>Fernando Pessoa<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><em>Michele Salvezza<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"1112\" height=\"626\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/lOfwpdHKPaQ?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FAVOLACCE<\/strong><br \/>\n<strong>Regia, sceneggiatura:<\/strong> Fratelli D&#8217;Innocenzo (Damiano D&#8217;Innocenzo, Fabio D&#8217;Innocenzo) \u2022\u00a0<strong>Fotografia:<\/strong> Paolo Carnera \u2022\u00a0<strong>Montaggio:<\/strong> Esmeralda Calabria \u2022\u00a0<strong>Casting:<\/strong> Gabriella Giannattasio, Davide Zurolo \u2022\u00a0<strong>Production Design:<\/strong> Paolo Bonfini, Emita Frigato, Paola Peraro \u2022\u00a0<strong>Costumi:<\/strong> Massimo Cantini Parrini \u2022\u00a0<strong>Suono:<\/strong> Marc Thill \u2022\u00a0<strong>Effetti speciali:<\/strong> Fabio Traversari \u2022\u00a0<strong>Produttori:<\/strong> Agostino Sacc\u00e0, Giuseppe Sacc\u00e0 \u2022\u00a0<strong>Coproduttori:<\/strong> Giovanni Cova, Gabriella de Gara, Paolo Del Brocco, Michela Pini, Tiziana Soudani \u2022\u00a0<strong>Produttore creativo:<\/strong> Alessandro De Rita \u2022\u00a0<strong>Line producer:<\/strong> Giorgio Gasparini \u2022\u00a0<strong>Produttore esecutivo:<\/strong> Salvatore Pecoraro \u2022\u00a0<strong>Effetti speciali:<\/strong> Ghost SFX \u2022\u00a0<strong>Interpreti principali:<\/strong> Elio Germano (Bruno Placido), Barbara Chichiarelli (Dalila Placido), Lino Musella (Professor Bernardini), Gabriel Montesi (Amelio Guerrini), Max Malatesta (Pietro Rosa), Tommaso Di Cola (Dennis Placido), Giulietta Rebeggiani (Alessia Placido), Justin Korovkin (Geremia Guerrini), Giulia Melillo (Viola Rosa), Laura Borgioli (Ada Tartaglia), Giulia Galiani, Barbara Ronchi, Ileana D&#8217;Ambra (Vilma Tommasi), Cristina Pellegrino, Aldo Ottobrino, Sara Bertel\u00e0, Massimiliano Tortora (voce narrante) \u2022\u00a0<strong>Produzione:<\/strong> Pepito Produzioni, Rai Cinema, Vision Distribution \u2022\u00a0<strong>Coproduzione:<\/strong> Amka Films Productions, RSI-Radiotelevisione Svizzera \u2022\u00a0<strong>In associazione con:<\/strong> QMI \u2022\u00a0<strong>Con il supporto di:<\/strong> Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali e del Turismo (MiBACT) \u2022\u00a0<strong>Rapporto:<\/strong> 2.39:1 \u2022\u00a0<strong>Paese:<\/strong> Italia, Svizzera \u2022\u00a0<strong>Anno:<\/strong> 2020 \u2022\u00a0<strong>Durata:<\/strong> 98&#8242;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ero bambino vivevo inconsapevole per raggiungere la memoria che oggi ho di allora. 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