{"id":424,"date":"2009-01-06T16:00:16","date_gmt":"2009-01-06T15:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/confidenziale.wordpress.com\/?p=424"},"modified":"2013-04-25T18:59:08","modified_gmt":"2013-04-25T16:59:08","slug":"ferrara-abel-rintraccia-caino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=424","title":{"rendered":"Ferrara: Abel rintraccia Caino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2009\/01\/abelferrara.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-425\" title=\"abelferrara\" src=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2009\/01\/abelferrara.jpg\" alt=\"abelferrara\" width=\"270\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/abelferrara.jpg 679w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/abelferrara-300x234.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/confidenziale.wordpress.com\/2008\/08\/05\/rapporto-confidenziale-numerosette-lugago-2008\/\" target=\"_blank\">Rapporto Confidenziale &#8211; numerosette<\/a>, luglio\/agosto 2008 (pag.32-35).<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\"><strong>download.<\/strong> <a href=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2008\/08\/rapportoconfidenziale_numerosette_high.pdf\" target=\"_blank\">ALTA qualit\u00e0 13.4mb<\/a> | <a href=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2008\/08\/rapportoconfidenziale_numerosette_low.pdf\" target=\"_blank\">BASSA qualit\u00e0 5.5<\/a> | <a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rapportoconfidenziale_numerosette_low?mode=embed&amp;documentId=080805042051-ca453721d25447d59f9c300e056b1ba1&amp;layout=grey\" target=\"_blank\">ANTEPRIMA<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">\n<p style=\"padding-left:30px;text-align:justify;\">Il presente articolo \u00e8 parte d&#8217;uno speciale dedicato al regista italoamericano pubblicato sul <strong>numerosette<\/strong> di RC [<strong>speciale, Abel Ferrara!<\/strong> pag.31-56] e composto dai seguenti articoli: Ferrara: Abel rintraccia Caino di Ciro Monacella | China Girl di Cesare Moncelli | The Driller Killer di Samuele Lanzarotti | King of New York di Matteo Contin | The Addiction di Samuele Lanzarotti | Bad Lieutenant di Alessandra Cavisi | Trafficanti di moralit\u00e0. Cinepanettone all&#8217;eroina di Alessio Galbiati | The Funeral di Matteo Contin | L&#8217;angelo della vendetta di Samuele Lanzarotti | Abel Ferrara. Filmografia completa di Alessio Galbiati e Paola Cat\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">\n<p style=\"text-align:justify;\"><strong>Ferrara: Abel rintraccia Caino<\/strong> di Ciro Monacella<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">Abel Ferrara \u00e8 nel suo corpo, nella sua faccia da doberman pestato, quanto \u00e8 in ogni suo singolo film. La sua natura di camminatore degli spigoli e degli spaghi sospesi sull\u2019abisso lo incatena ad una apparente monotematicit\u00e0 che, dietro una patina di prevedibile schematismo, cela puntualmente un\u2019incrinatura. Basta averne visto solo due film, a caso, per avvertire quanto fondante sia nel suo corpo, nella sua faccia e nella sua arte, ad esempio, la riflessione sul cristianesimo. Da l\u00ec, alla velocit\u00e0 dello spirito santo, si passa alla riflessione su Dio. Da l\u00ec, stessa velocit\u00e0 di prima, alla riflessione sull\u2019arte, ovvero sulla sola attitudine che l\u2019uomo abbia mantenuto dalla \u2013 e della \u2013 sua creazione: la ri-creazione.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">Il discorrere di Ferrara ha il senso della individuazione di un orientamento a mezzo di continue e lancinanti opposizioni. Qui risiederebbe lo schema. Tuttavia, ben lontano dalla logica \u201cA \u00e8 opposto a B perch\u00e9 la loro unione d\u00e0 piena simmetria\u201d, il discorso di Ferrara scova nell\u2019opposizione un punto di rottura. Quello che in altri tempi sarebbe stato osannato col nobile lemma \u2018dilemma\u2019, qui, in tempi in cui droga e alcool offrono tanto per poco (o poco per tanto) \u00e8 un\u2019equazione algebrica da risolvere facendo a meno della scienza. Il dilemma \u00e8 un concreto, meccanico, \u2018inceppo\u2019. Talmente concreto, o talmente meccanico, che la sua forma visibile \u00e8 l\u2019esito di una sperimentazione condotta in fase creativa dallo stesso regista sul suo proprio corpo\/faccia\/film \u2013 da qui il pestaggio. Esso esprime di volta in volta non tanto la pretesa della corretta scelta al cospetto di una biforcazione sul sentiero morale, ma una domanda sulla possibilit\u00e0 che il suddetto sentiero esista \u2013 altrimenti la morale non adempirebbe alla sua funzione ordinatrice.<br \/>\nIn \u201cThe Addiction\u201d (1995), ad esempio, la domanda \u00e8: se il male appartiene all\u2019uomo, se esso esiste solo nell\u2019uomo, se l\u2019uomo stesso ne \u00e8 plagiato ed assuefatto tramite le sue estrinsecazioni,\u00a0 l\u2019idea della catarsi ha una natura diversa da quella della mera illusione? Nel successivo \u201cThe Funeral\u201d (\u201cFratelli\u201d, 1996) la portata di questa domanda si estende rompendo l\u2019orizzonte: ammettendo per fede un disegno divino, e ammettendo in esso il ruolo polemico se non fondante del male, quale \u00e8 la collocazione dell\u2019uomo in tale disegno se non quella di oggetto, e strumento, di morte? Ovvero, il disegno di Dio prevede che Egli alla fine resti da solo? Perch\u00e9 allora disegnare?<br \/>\nIn \u201cDangerous Game\u201d (\u201cOcchi di serpente\u201d, 1993) la domanda \u00e8: la libera e cosciente scelta della propria dissoluzione ha un limite? E nella definizione di questo limite \u2013 e di quello del proprio libero arbitrio \u2013 in qual misura l\u2019uomo ha da dar conto a Dio e in quale al prossimo suo? Qui il personaggio interpretato da Harvey Keitel \u00e8 alle prese con un film per la cui regia sacrifica la salute mentale dei propri attori. Il titolo del film \u00e8 \u201cMother of Mirrors\u201d. Verso la fine della lavorazione il regista-Keitel attraverso il film denuder\u00e0 la propria volont\u00e0 di redenzione, e ogni dialogo di finzione si posizioner\u00e0 in una prospettiva tale da svelare come la vicenda fosse votata alla comprensione di s\u00e9 da parte del soggetto (e oggetto) creatore. Ecco che il titolo del film nel film, questa \u2018madre degli specchi\u2019, \u00e8 l\u2019arte stessa. Colei che riflettendo svela e svelando riflette. Il passaggio obbligato per ogni luogo che giaccia sotto la pelle. Ferrara dunque appartiene a quella ristretta cerchia di autori per i quali l\u2019attualit\u00e0 \u00e8 implicita e permanente. Costoro sono i soli in grado di forzare i limiti anche a rischio di dipingere lo stesso quadro per tutta la vita: dalle rinnovate sfumature di questi si capisce il mondo pi\u00f9 che dalla fantasmagorica peripezia di un qualsiasi Spielberg. Costoro posseggono quella noce di malattia che li torce alla risposta, e loro \u00e8 il regno dei cieli checch\u00e9 ne dica il re, loro \u00e8 il regno d\u2019oltre-schermo:<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\"><strong>Oltre lo schermo: la Maddalena<\/strong><br \/>\nLa metateatralit\u00e0 dunque, che non pu\u00f2 essere passeggera, si ripropone ancora una volta addensandosi di connotazioni religiose \u2013 e non a caso il metateatro sta al teatro (ne \u00e8 sostanza e nutrimento) come la vita alla morte (indagine risolta dalla funzione della religione) \u2013 in \u201cMary\u201d (2005). Qui \u201cThis is my blood\u201d, il film nel film del regista indipendente Tony Childress (Matthew Modine), \u00e8 la rivisitazione del fulcro della religione cristiana. Si narra del momento cruciale in cui dopo la morte di Ges\u00f9 si tarano le autorit\u00e0 degli apostoli, con partecipata attenzione alla figura di Maria di Magdala \u2013 la Mary interpretata da Juliette Binoche. In un fotogramma che riprende il set s\u2019intravede il profilo curvo e in schivata di Abel Ferrara, di sfondo rispetto al vero (ma di fiction) regista Modine. Ora, considerata la meticolosit\u00e0 seppure ruvida di Ferrara in fase di montaggio, considerata la sua precisa ma arrogante architettura drammaturgica, non si pu\u00f2 non ammettere che la sua presenza in scena \u2013 narrativamente ingiustificabile \u2013 sia stata inclusa per ragioni indipendenti, dunque, dalla coerenza narrativa. Perfino in contrasto con essa. Il senso di quella presenza va interpretato alla stregua di un sigillo: \u00e8 un tratto d\u2019inchiostro fatto di proprio pugno che intende certificare l\u2019integrale autenticit\u00e0 della riflessione. Ci\u00f2 di fatto scalza la figura del regista Tony Childress dalla comoda posizione dell\u2019alter ego, per rinviarla ad una estensione particolare e storicizzata dell\u2019autore. Il personaggio interpretato ottimamente da Matthew Modine non \u00e8 altri che una porzione di Abel Ferrara per nulla in opposizione rispetto al totale; pi\u00f9 precisamente \u00e8 la porzione che s\u2019interroga sulle versioni di divinit\u00e0 trasmesse dalle scritture, e su quelle al contrario compatibili alla luce dei recenti ritrovamenti (il cosiddetto Vangelo di Tommaso, o Quinto Vangelo, rinvenuto in Egitto nel 1945 tra i Codici di Nag Hammadi). La ricerca di Ferrara \u00e8 orientata a seconda dei suoi lavori per direttrici assai variegate, ma tutte accomunate dalla impellenza della denudazione. La verit\u00e0 \u00e8 oggetto di circumnavigazione. Nel caso di Mary, la verit\u00e0 sulla fede. Dunque la fede stessa.<br \/>\nFerrara qui adopera tre fili tematici in movimento centripeto: c\u2019\u00e8 la vicenda del regista che lotta per poter dire ci\u00f2 che pensa; c\u2019\u00e8 la vicenda dell\u2019attrice Marie Palesi che non riesce ad uscire dal personaggio di Mary; c\u2019\u00e8 il popolare anchorman Ted Younger (il solito monumentale Forest Whitaker) che scivola nella domanda sul divino per ragioni personali. I tre muoveranno gli uni verso gli altri non senza interruzioni, brusche frenate, scarti stizziti. In dondolii che trovano percorsi scomodi, in equilibrio fra emotivit\u00e0 e razionalit\u00e0, in cerca di una via che sia rettamente praticabile, mentre l\u2019occhio allucinato di Ferrara ritrae e scompone, cattura e fonde. C\u2019\u00e8 una sequenza, ad esempio, in cui per la prima volta entrano in comunicazione Marie Palesi e Ted Younger \u2013 di fatto i due estremi quanto a vicinanza alla posizione mistica della cristianit\u00e0. La loro conversazione \u00e8 telefonica, Ted \u00e8 in una metropoli, Marie \u00e8 a Gerusalemme. Ferrara riesce a creare un vincolo d\u2019immagine fra i due attraverso la sovrapposizione di tre inquadrature in sfumato: restano pi\u00f9 o meno fissi i due personaggi (la densit\u00e0 dello sfumato varia, si carica e si scarica), mentre la terza inquadratura \u00e8 il luogo, dapprima il notturno metropolitano con le sue luci cadenti, in seguito l\u2019esterno pomeridiano di una spianata sabbiosa in medioriente. Qui la delicatezza del passaggio \u00e8 sintomatica di un processo d\u2019estrapolazione di singolarit\u00e0 dalla totalit\u00e0, quasi una testimonianza visiva del triplice ma unitario afflato divino: gli uomini, i due poli dialettici della questione, vincolati (e poi svincolati) alla natura del creato e al luogo reale tramite l\u2019immagine.<br \/>\nNonostante il tema appaia impegnativo, Ferrara non manca di fornire all\u2019andamento del film le sue consuete virate ironiche. Un\u2019ironia che di colpo solca il blocco d\u2019argilla lasciando un marchio, un punto d\u2019approdo o di partenza stabile nella memoria: il film s\u2019intitola \u201cThis is my blood\u201d, e nel presentarlo il regista, che narcisisticamente ha scelto se stesso per la parte di Ges\u00f9, lo introduce dicendo \u201cquesto \u00e8 il mio film, e questo \u00e8 il mio sangue\u201d, dove \u2018film\u2019 sostituisce l\u2019eucaristico \u2018corpo\u2019, e diventa con ammirevole audacia esso stesso atto memoriale del sacrificio di Cristo. Il film, nell\u2019ottica del regista\/porzione di Ferrara, \u00e8 della sostanza dell\u2019ostia, e la sua funzione \u00e8 un\u2019annunciazione. Di cosa? La trama suggerisce una risposta ben pi\u00f9 rivoluzionaria della \u201cmoderna fiction che ha fatto della Maddalena l\u2019amante di Ges\u00f9\u201d \u2013 si riferisce a Dan Brown. Maria di Magdala \u00e8, in nome dell\u2019antica e bieca invidia maschilista, un ostacolo per gli apostoli a causa della sua vicinanza spirituale al Cristo. Costoro non possono tollerare che Ges\u00f9 abbia scelto lei. In sostanza lo scenario proposto segue il vangelo gnostico di Maria che fa della conoscenza, una conoscenza intuitiva, prerogativa unica per la salvezza. Si pu\u00f2 ben avvertire come questo scenario sia conflittuale e, seppure ricco di suggestivit\u00e0, interamente da verificare. Siamo cio\u00e8 al punto di rottura, al dilemma o inceppo.<br \/>\nTuttavia non \u00e8 arduo, considerando Cristo l\u2019artefice di un moto di rinnovamento morale dalle forti implicazioni sociali, immaginare che alla sua morte gli apostoli si siano venuti a trovare nella condizione, del tutto umana, di organizzarsi per evitare la dispersione o la alterazione del materiale umano sedotto. Non \u00e8 arduo quindi immaginare che, come in ogni successione accade, certe posizioni abbiano prevalso su altre. E la suggestivit\u00e0 sta nell\u2019idea che nel film \u00e8 attribuita a Tommaso, assai vicino alla Maddalena, per cui Ges\u00f9 non fosse l\u2019unico figlio di Dio, ma lo fosse in maniera identica rispetto a tutti gli altri uomini. \u00c8 nella condotta di vita che la natura del rapporto padre-figlio si specifica. Per\u00f2, ammettendo l\u2019assoluta \u2018normalit\u00e0\u2019 del Cristo, si sarebbe permessa la sottrazione della sua \u2018cristianit\u00e0\u2019, dell\u2019unzione, la sottrazione della sacralit\u00e0. Sacralit\u00e0, a sua volta, determinante per la costituzione di una chiesa con tanto di \u2018simulacra\u2019.<br \/>\nSi comprende bene come questa riflessione abbia rappresentato per Ferrara una sfida interiore che richiama la sofferenza del protagonista del suo \u201cIl cattivo tenente\u201d \u2013 tra l\u2019altro si possono ammirare analoghe sanguinose inquadrature del crocefisso. E proprio alla luce di tale sofferenza, di tale ostinazione nell\u2019affondo, si pu\u00f2 rileggere il titolo del film nel film come fosse la dichiarazione di una raggiunta pace interiore. \u201cQuesto \u00e8 il mio sangue\u201d pu\u00f2 dirlo solo colui che ha smesso di sanguinare o che, al limite, ha gi\u00e0 riaperto gli occhi sul proprio sangue. Che poi il film non approdi ad alcuna certezza non venga considerato un refuso: la grazia di Ferrara \u00e8 nella sua assenza di grazia, la potenza della sua voce \u00e8 nella sua voce sciupata, la sua coerenza \u00e8 nella sincerit\u00e0 dell\u2019incoerenza, la sua forza\u2026 le palle:<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\"><strong>Le palle di ferro di Ferrara<\/strong><br \/>\nQuando Ferrara dice che bisogna avere le palle solo per avvicinarsi al suo \u201cIl cattivo tenente\u201d, non lo fa per istrionismo o spicciola spavalderia. Di certo l\u2019idea di rifare un film ancora attualissimo e per niente superato \u00e8 enigmatica non tanto per inadeguatezza del nuovo regista (Werner Herzog dovrebbe essere in grado di non tradire l\u2019opera) quanto per il ruolo da protagonista che ricade su Nicholas Cage. Buon attore senz\u2019altro, il coppolino, plasmabile nel volto e capace di trasparire malesseri, ma povero del gusto di fradicio che Harvey Keitel trasuda.<br \/>\nEsistono pi\u00f9 motivi per cui \u201cIl cattivo tenente\u201d vuole le palle. Anzitutto la necessit\u00e0 del film. La ragione intima della storia \u00e8 gi\u00e0 nella titolazione: un ossimoro di lettura. Lo sfratto della rassicurazione nella nostra societ\u00e0 non pu\u00f2 che essere la dimostrazione, iperrealistica e scorbutica, del male nel bene. Dal momento in cui la democrazia assicura all\u2019individuo un certo spazio di manovra, il potere della determinazione dei limiti di quello spazio, e del loro integro mantenimento, \u00e8 messo nelle mani di coloro che per strada, e non nei palazzi dove si discutono le norme, combattono le violazioni e permettono il permesso: la polizia. Da ci\u00f2 deriva che la sensazione di legalit\u00e0 come percepita dalla collettivit\u00e0, e ancor pi\u00f9 in profondo la sensazione di tranquillit\u00e0, dipenda strutturalmente dalla piena coincidenza fra la divisa, e il buon ruolo pubblico che essa impegna, e l\u2019essenza carnale in chi abita quella divisa. Il fatto che Abel Ferrara ritragga un tenente dalla psicologia complicata che tuttavia \u00e8 ascrivibile all\u2019ampia definizione di cattiveria, significa una sola cosa: la nostra realt\u00e0 fonda la propria somma virt\u00f9 \u2013 la promessa di una vita migliore e pi\u00f9 serena rispetto ad altre civilt\u00e0 \u2013 su una premessa che \u00e8 solo apparentemente inattaccabile; ma che se attaccata costituisce l\u2019abbandono del singolo a se stesso, in un\u2019architettura che umanamente e urbanisticamente non fa che accentuarne il disastro. Primo punto allora: occorrono le palle perch\u00e9 \u201cIl cattivo tenente\u201d mostra una falla nella nostra concezione di civilt\u00e0.<br \/>\nAncora, buona parte della tensione narrativa poggia su un inesorabile ma graduale tracollo. Al di l\u00e0 del falso nucleo del poliziesco (lo stupro, di cui parleremo sotto), questo tracollo \u00e8 inizialmente incentrato sulla finale del campionato di baseball fra Mets e Dodgers, sul cui esito c\u2019\u00e8 un ricco giro di scommesse clandestine. Il cattivo tenente partecipa a quelle scommesse con ostinazione. Continua a giocarsi la vittoria dei Dodgers e puntualmente perde, ma rigioca il suo debito ancora una volta, al raddoppio, perdendo. Questo aneddoto, di per s\u00e9 poco significativo non fosse che per una sua estrema americanit\u00e0, ha la duplice valenza di stringere l\u2019imbuto attraverso il quale il protagonista dovr\u00e0 passare \u2013 s\u2019evince che questo \u00e8 il tipo di film in cui lo spettatore, a dispetto della abominevole condotta del personaggio, parteggia inevitabilmente per lui \u2013, e di mostrare come la mala sorte sia una miope sfasatura. \u00c8 chiaro a tutti, nel film e in platea, e addirittura ad una parte del tenente (quella che ai colleghi suggerisce la giocata contraria alla sua e dunque vincente) che la serie di finale ha preso la via dei Mets. Ma il tenente non accetta. Incurante di ogni minimo segno, s\u2019incaponisce nella sua giocata. Perch\u00e9? Perch\u00e9 gi\u00e0 non ha scelta: l\u2019unica giocata che pu\u00f2 \u00e8 quella che gli cancellerebbe il debito. Allora la sua mala sorte \u00e8 nell\u2019assenza di scelta, ma non solo, perch\u00e9 anche in una scelta obbligata possono coesistere interpretazioni differenti della stessa. Lui sceglie di scommettere sulla sua redenzione, ovvero sulla bont\u00e0 della sorte a prescindere dai segni del mondo. Secondo punto allora: occorrono le palle perch\u00e9 \u201cIl cattivo tenente\u201d mostra che ogni gratuita credulit\u00e0 ha uno scotto salato.<br \/>\nAncora, la monaca stuprata \u00e8 una donna di sensazionale bellezza. La sua pelle candida e nuvolosa straborda dalle lacerazioni dell\u2019abito sacro in una scena di inarrivabile anticristianit\u00e0: cade la Madonna, il Cristo agonizza in croce, il crocefisso le squarcia il sesso. La suora \u00e8 un personaggio maschera, la fervida credente obnubilata dalla fede, in qualche modo rapita dal suo abito come la Marie Palesi di \u201cMary\u201d \u00e8 rapita dal suo abito attoriale. Tuttavia il suo corpo desiderabile \u00e8 una violenta recriminazione. Interpretabile come una scelta esteticamente furbetta del regista (mai viste monache cos\u00ec belle!), o come un frangente sacrificato al realismo (perch\u00e9 altrimenti stuprare una racchia in pi\u00f9 monaca?), il corpo della suora va rivisto alla luce della sua reazione nei giorni successivi. Ella perdona gli aggressori, anzi si affligge interiormente poich\u00e9 non \u00e8 stata in grado di alleviare le pene di quei ragazzi emerse in una cos\u00ec autentica preghiera. Il suo corpo, il suo essere al contempo carne e desiderio, \u00e8 la natura del suo sacrificio, ovvero il suo inchiodarsi alla croce. Terzo punto allora: occorrono le palle perch\u00e9 \u201cIl cattivo tenente\u201d adegua al tempo l\u2019essenza del cristianesimo.<br \/>\nAncora, tanto \u00e8 maschera la suora quanto mascherato \u00e8 il cattivo tenente. \u00c8 l\u2019uomo che non comprende la fede, n\u00e9 il possessore della fede, n\u00e9 la propria incapacit\u00e0 di raggiungerla \u2013 gli riesce solo di rinnegare questa sua incapacit\u00e0.\u00a0 Il personaggio che si dimena di fronte alla pace che di colpo rinviene nella suora, e che a lui sembra essere proibita, non fa che lottare contro la sua condanna alla cattiveria. Se fino allo stupro egli aveva vissuto in totale dissipazione di s\u00e9 (\u201ci vampiri sono fortunati \u2013 gli dice la sua donna\/spacciatrice \u2013 perch\u00e9 si nutrono di persone che incontrano, mentre noi dobbiamo mangiarci le gambe per camminare\u201d), assorbito dalle droghe e da una sessualit\u00e0 corrotta e incontenuta (crudissima e imponente la scena della masturbazione di Harvey Keitel), dopo l\u2019incontro con la dimensione altra della fede egli sa riconoscere la sua disperazione. Finalmente piange. Ulula di stomaco come ferito a morte. D\u2019un tono di lamento animale che s\u2019avvertirebbe nei boschi, di notte, smarrito l\u2019orientamento. Quel momento segna il destino del cattivo tenente: egli decide di cibarsi di s\u00e9 in maniera differente, e s\u2019accompagna alla fine dopo un ultimo, contrastato, sacrificio. Ed \u00e8 la potenza del racconto ad avvisarci che il dilemma che regge tutto il film non pu\u00f2 essere mero campo d\u2019addestramento cinematografico: Abel Ferrara deve aver attinto da dentro di s\u00e9 tanto la cattiveria quanto il suo reciproco ideale. Quarto punto allora: occorrono le palle perch\u00e9 \u201cIl cattivo tenente\u201d non discute il generico o l\u2019universale, ma il particolare animo del regista. Si tratta di arte come cucchiaio, essa scava in cerca di un\u2019io che sia senza mediazioni:<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\"><strong>L&#8217;io im-mediato: New Rose Hotel<\/strong><br \/>\nTratto dal racconto cyberpunk di William Gibson, New Rose Hotel \u00e8 il nome del cunicolo d\u2019albergo da cui X (Willem Dafoe) ripercorre nell\u2019ultima mezz\u2019ora di film le vicende fin l\u00ec narrate. In un futuro indeterminato ma a gittata di fuoco, due spie industriali (Dafoe e Christopher Walken) assoldano una prostituta italiana (Asia Argento) perch\u00e9 circuisca un geniale ingegnere genetico, ma i piani pur razionalissimi sono travolti dalle forze nere che fanno sottotraccia nell\u2019essere umano.<br \/>\nL\u2019intreccio appare a lungo, nella sua diluizione, un mero pretesto per la definizione filosofica dell\u2019ambiente e della lettura delle circostanze che nel dato ambiente allacciano i destini dei protagonisti. L\u2019ombra di chi ha creato opacizza il tessuto senza concedere troppo al topos narrativo: navighiamo, appunto, in un io. Il centro, a giustificazione delle intenzioni dei due faccendieri, \u00e8 la scienza intesa come l\u2019ultima forma della domanda sul senso. \u201cUna vita senza ricerca non vale la pena d\u2019essere vissuta\u201d, dice Walken, colui che ha abbandonato da tempo la ricerca della virt\u00f9 e che non sa pi\u00f9 neppure se la virt\u00f9 sia conoscenza o se invece la conoscenza sia virt\u00f9. Walken dice che secondo i Greci \u201cla virt\u00f9 \u00e8 centrare il bersaglio\u201d, ma mentre fino al secolo scorso il superamento del limite consisteva nell\u2019esplorazione, ad esempio dell\u2019antartide, oggi quel varco risiede \u201cnell\u2019esile porzione della mente\u201d dello scienziato: la ricerca. Quella scintilla, non altro, \u00e8 virt\u00f9. Allora tutto pu\u00f2 e deve rileggersi gi\u00e0 dall\u2019inizio: la solidit\u00e0 apparente del personaggio interpretato da Walken, che a tutti gli effetti \u00e8 il teorico tanto dell\u2019operazione di spionaggio industriale quanto della sua pretesa ideologica, \u00e8 aperta alla contraddizione. La sua ricerca, affannata, turbata al limite dell\u2019insanit\u00e0, \u00e8 pi\u00f9 irresistibile che mai, e continua a volgersi verso un\u2019idea gi\u00e0 meglio definita di virt\u00f9.<br \/>\nMa i movimenti sono quelli degli insetti fra i funghi del sottobosco. Gi\u00e0 alla caduta del sipario ci accoglie uno spazio cupo, sensoriale, in cui la luce che definisce le forme \u00e8 filtrata in un unico totalizzante rosso. Mentre intorno voci femminili si alternano in canti d\u2019abbandono al canto stesso, come se il canto, e con esso il corpo e le labbra e le mani erotiche, disegnino gi\u00e0 dall\u2019inizio la possibilit\u00e0 che una realt\u00e0 di riserva esista. Il canto \u00e8 un porsi pi\u00f9 in alto, o pi\u00f9 dentro, comunque via dal metro quadro che abita il corpo. E in questa deriva di sensi Ferrara rende al meglio perch\u00e9 egli \u00e8 sporco, il suo ondeggiare \u00e8 da angoli di vicolo, il suo filmare \u00e8 iniettato d\u2019eroina. Ma con misura, mantenendo il galleggiamento in piena perpendicolarit\u00e0 al baratro. Allo stesso suo modo si adeguano gli attori, magnetizzati in un fascino putrido come sopravvissuto ai tumori e alle radiazioni. Lupi, ovvero \u201cocchio scintillante, labbra affilate, costole in mostra\u201d, sono gli attori e il regista. Lupo \u00e8 l\u2019uomo \u2013 come gi\u00e0 e ad oltranza in \u201cThe Addiction\u201d\u00a0 \u2013 , la sua voglia \u00e8 una abito che deve essere coerente, intimamente vincolato alla consapevolezza che sia cos\u00ec.<br \/>\nDa questo humus salgono frasi come \u201c(\u2026) la solita spaccapalle in giarrettiera che fa venire all\u2019uomo complessi di inferiorit\u00e0\u201d, in descrizione di una donna cui si accompagna un \u201cnon \u00e8 di indole gentile\u201d, dove la gentilezza \u00e8, qui in definizione della donna unitamente alla prima espressione, la generosit\u00e0 sessuale, l\u2019assoluto darsi. Ossia la capacit\u00e0, e la potenza, di insinuarsi senza freni fra le pieghe pi\u00f9 infossate della realt\u00e0 \u2013 ancora il sesso come varco \u2013 per superarla ed arrestarsi in una dimensione divina o, pi\u00f9 bassamente, orgasmica. \u00c8 evidente come Ferrara tenga a conservare nel suo cinema una prerogativa di letterariet\u00e0 che altrove langue, giacch\u00e9 ogni frase, ogni parola, \u00e8 alta, profonda, pregna di due o pi\u00f9 livelli. E sebbene non abbia accesso ai brodi creativi e alle pozze organiche come Lynch, Ferrara \u00e8 comunque capace di scorticare perch\u00e8 ha dimestichezza con il lato d\u2019ombra dell\u2019uomo quanto Cronenberg, ma da premesse, e con modalit\u00e0 di indagine, differenti. Si noti ad esempio come l\u2019ultima parte del film, lungi dalla riproposizione del gi\u00e0 narrato intendendolo strumento di commemorazione, agisca a ristrutturare la memoria nella memoria per trovare la verit\u00e0 del passato, per raggiungere il reale presente. Allora le stesse scene saranno viste da inquadrature leggermente diverse, da altri punti di vista, e ci\u00f2 arricchir\u00e0 il ricordo gettando nuova luce su parole abbozzate, piccoli sorrisi ingolfati, accenni di emozioni che solo in quanto riletti possono essere estratti dal nugolo di macchinazioni che l\u2019uomo innesca. Risulter\u00e0 evidente, ad esempio, senza grossolana psicologia, il sintomo della finzione della donna\/puttana\/spia, il segnale della sua molteplice recitazione: ella di fronte ai dubbi di lui alza la posta, promette di pi\u00f9, promette l\u2019eternit\u00e0; ma chi ama \u00e8 simbiotico all\u2019oggetto amato, e la donna realmente innamorata sarebbe contagiata dal dubbio; l\u2019unica ragione per cui si promette il massimo \u00e8 una goffa, ma efficace, volont\u00e0 persuasiva. Ecco, tornando al regista, si pu\u00f2 dire quanto sincero egli sia nella sua completa assenza di promesse: tutto \u00e8 l\u00ec, raggomitolato in una narrazione concisa, economico e paziente nella volont\u00e0 di evidenziare la cancellazione di ogni mediazione fra se stesso e la rappresentazione. Rappresentazione, poi, che sembra godere d\u2019umilt\u00e0 nel suo concludersi in fretta affinch\u00e9 lo spettatore la riempia col suo lavoro di riflessione da un angolo buio, da un angolo sospeso fra gli angeli del passato e i demoni del futuro\u2026 dal suo personale New Rose Hotel.\n<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">\n<p style=\"text-align:justify;\">articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/confidenziale.wordpress.com\/2008\/08\/05\/rapporto-confidenziale-numerosette-lugago-2008\/\" target=\"_blank\">Rapporto Confidenziale &#8211; numerosette<\/a>, luglio\/agosto 2008 (pag.32-35).<\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\"><strong>download.<\/strong> <a href=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2008\/08\/rapportoconfidenziale_numerosette_high.pdf\" target=\"_blank\">ALTA qualit\u00e0 13.4mb<\/a> | <a href=\"http:\/\/confidenziale.files.wordpress.com\/2008\/08\/rapportoconfidenziale_numerosette_low.pdf\" target=\"_blank\">BASSA qualit\u00e0 5.5<\/a> | <a href=\"http:\/\/issuu.com\/rapportoconfidenziale\/docs\/rapportoconfidenziale_numerosette_low?mode=embed&amp;documentId=080805042051-ca453721d25447d59f9c300e056b1ba1&amp;layout=grey\" target=\"_blank\">ANTEPRIMA<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align:justify;\">\n<p style=\"padding-left:30px;text-align:justify;\">Il presente articolo \u00e8 parte d&#8217;uno speciale dedicato al regista italoamericano pubblicato sul <strong>numerosette<\/strong> di RC [<strong>speciale, Abel Ferrara!<\/strong> pag.31-56] e composto dai seguenti articoli: Ferrara: Abel rintraccia Caino di Ciro Monacella | China Girl di Cesare Moncelli | The Driller Killer di Samuele Lanzarotti | King of New York di Matteo Contin | The Addiction di Samuele Lanzarotti | Bad Lieutenant di Alessandra Cavisi | Trafficanti di moralit\u00e0. Cinepanettone all&#8217;eroina di Alessio Galbiati | The Funeral di Matteo Contin | L&#8217;angelo della vendetta di Samuele Lanzarotti | Abel Ferrara. Filmografia completa di Alessio Galbiati e Paola Cat\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale &#8211; numerosette, luglio\/agosto 2008 (pag.32-35). download. 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