{"id":4275,"date":"2009-11-25T16:24:56","date_gmt":"2009-11-25T15:24:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4275"},"modified":"2009-11-25T16:35:57","modified_gmt":"2009-11-25T15:35:57","slug":"narciso-rovesciato-narciso-liberato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4275","title":{"rendered":"Narciso rovesciato, Narciso liberato"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4276\" title=\"silly_03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/silly_031.jpg\" alt=\"silly_03\" width=\"620\" height=\"286\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/silly_031.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/silly_031-300x138.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\">articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=3495\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Rapporto Confidenziale \u2013 numero18<\/font><\/a>, ottobre 2009 (pag.7-10)<\/p>\n<p><\/font><b><font face=\"Verdana\" size=\"4\">Narciso rovesciato, Narciso liberato.<\/font><\/b><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n<\/font><font face=\"Verdana\"><b><i>Immagine di s\u00e9 e diversit\u00e0 nelle <\/i>Silly Symphonies<\/b><\/font><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\ndi Stefano Andreoli<\/p>\n<p>Compiono dai settanta agli ottant\u2019anni ma non li dimostrano. Le <i>Silly Symphonies<\/i>, a lungo dimenticate dalla critica e riscoperte da meno di vent\u2019anni, rappresentano una delle parti pi\u00f9 interessanti dell\u2019intera filmografia disneiana. Si tratta di 73 cortometraggi d\u2019animazione usciti dal 1929 al 1939, nei quali la musica (le \u201csinfonie pazzerelle\u201d) e la ricerca formale grafico \u2013 pittorica non sono pi\u00f9 al servizio esclusivo dei personaggi, ma diventano il perno attorno al quale far ruotare la storia. <\/p>\n<p>Le <i>Silly Symphonies<\/i> rappresentavano per Walt Disney una sorta di compensazione \u201cculturale\u201d ai cartoons delle \u201cstelle di carta\u201d Topolino, Minnie, Paperino, Pluto, Gambadilegno, incentrati esclusivamente sulle gag, sull\u2019azione, cio\u00e8 sul puro divertimento.<\/p>\n<p>Egli voleva, rimanendo saldamente ancorato all\u2019idea di un prodotto fatto per il grande pubblico, riscattare il cartone animato da quel complesso d\u2019inferiorit\u00e0 nei confronti non solo del cinema dal vero, ma in generale delle arti figurative. Intendeva insomma dimostrare che anche i cartoons, al pari di un classico della pittura, sono altrettanto capaci di infondere in un pubblico di massa l\u2019emozione per la bella forma e l\u2019edificazione morale.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire anzi che lo \u201cstile Disney\u201d, in cui la cura maniacale della verosimiglianza al mondo naturale si fonde con la natura antropomorfa degli animali, trovi a livello contenutistico il proprio corrispettivo oggettivo nell\u2019apologo, nel racconto morale, al quale si rifanno quasi tutte le <i>Silly Symphonies<\/i>.<\/p>\n<p>Non a caso i temi pi\u00f9 ricorrenti dell\u2019intera serie sono il rapporto tra l\u2019individuo e il gruppo, il concetto di appartenenza\/integrazione, l\u2019accettazione della propria immagine e la scoperta di s\u00e9, l\u2019handicap e lo svantaggio. Varianti, alla fin fine, di un unico tema, quello della diversit\u00e0, uno dei <i>t\u00f2poi<\/i> pi\u00f9 ricorrenti del cinema disneiano, che cercheremo di analizzare in questa sede con l\u2019aiuto di anatroccoli, elefanti e tori.<\/p>\n<p>Cominciamo mettendo a confronto le due versioni del Brutto anatroccolo, quella in bianco e nero del 1931 e quella in technicolor del 1939, la <i>Silly Symphonies<\/i> che ha chiuso definitivamente la serie.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table1\" cellspacing=\"15\" cellpadding=\"0\">\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><i>The Ugly Duckling<\/i> (1931)<br \/>\nNel pollaio si schiudono le uova della covata: nascono sei pulcini e da ultimo, un anatroccolo nero e spennacchiato al quale la chioccia impedisce da subito di integrarsi con i pulcini. L\u2019azione si sposta poi nel prato per il primo pasto: l\u2019anatroccolo scova un vermicello, ma i pulcini se ne appropriano senza nemmeno condividere il cibo con lui. Poi la chioccia credendo che l\u2019anatroccolo abbia malmenato i pulcini, lo caccer\u00e0 con un ceffone. Anche gli altri animali si dimostrano nient\u2019affatto solidali: una mucca e un cane lo respingono, una rana appena lo vede si tuffa dentro lo stagno. Disperato comincia a piangere e a questo punto, avviene la svolta. Una tromba d\u2019aria risucchia i pulcini e li scarica nel fiume; l\u2019anatroccolo si tuffa a salvarli. La forte corrente sta trascinando tutti verso la cascata e quando non sembra esserci pi\u00f9 scampo, ecco il colpo di fortuna: un piccolo mantice finito nel fiume consentir\u00e0 all\u2019anatroccolo di vincere la corrente e di restituire i pulcini alla chioccia, che felice, abbraccer\u00e0 e riconoscer\u00e0 l\u2019anatroccolo al pari degli altri figlio. <\/font><\/td>\n<td valign=\"top\">\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><i>The Ugly Duckling<\/i> (1939)<br \/>\nVicino allo stagno si schiudono le uova covate da mamma anatra: dal nido usciranno quattro anatroccoli gialli. Mamma e pap\u00e0 anatra si baciano, quand\u2019ecco uscire da un quinto uovo un\u2019altra creatura, che per\u00f2 ha le piume bianche, \u00e8 pi\u00f9 grosso e non starnazza \u201cdelicatamente\u201d come gli altri anatroccoli. Scoppia un litigio tra i genitori con accuse reciproche: il padre finisce per andarsene, la madre comincia a occuparsi degli anatroccoli. Il presunto anatroccolo li segue, ma mamma anatra e gli altri anatroccoli lo cacciano. Mentre se va fra gli sterpi, degli uccellini lo invitano a salire nel loro nido, ma la mamma giunta col cibo, lo mander\u00e0 via credendolo un ladruncolo. Poi nello stagno trova un\u2019altra anatra, che per\u00f2 \u00e8 di legno e ondeggiando lo picchier\u00e0 col becco nella testa. Il piccolo \u00e8 dunque respinto da tutti e si dispera. Ma proprio quando tutto sembra perduto, ecco apparire la sua vera famiglia: dei piccoli cigni con la mamma che lo accoglier\u00e0 sotto le sue grandi ali. Felice di aver scoperto la sua vera identit\u00e0, nell\u2019ultima scena si mostra orgogliosamente agli anatroccoli che lo salutano anch\u2019essi felici.<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\">In entrambi l\u2019esclusione (lo \u201cstigma\u201d come direbbe Erving Goffman) si fonda sulla <i>non appartenenza<\/i>; nel primo caso l\u2019anatroccolo non fa parte dell\u2019ordine dei galliformi, nel secondo caso la discriminazione \u00e8 addirittura su base familiare, dato che cigni e anatroccoli costituiscono due diverse famiglie dell\u2019ordine degli anseriformi. Comunque, al di l\u00e0 delle distinzioni tassonomiche, il dato di partenza comune ai protagonisti delle due versioni \u00e8 la negazione dell\u2019identit\u00e0, proprio nel senso letterale di escludere qualcuno per il semplice fatto di non ritenerlo somaticamente <i>identico<\/i> agli altri elementi del gruppo di nascita. Altro dato comune \u2013 che ritroveremo anche con riferimento al personaggio di Elmer \u2013 \u00e8 la reazione nell\u2019attimo in cui si rispecchiano nel laghetto: come in un Narciso a rovescio, i due anatroccoli anzich\u00e9 innamorarsene inorridiscono di fronte alla propria immagine, non deforme in s\u00e9 ma resa deforme dalle increspature dell\u2019acqua. C\u2019\u00e8 per\u00f2 \u2013 ed \u00e8 ci\u00f2 che li unisce al mito greco \u2013 l\u2019attribuire uno statuto di realt\u00e0 ad un riflesso, che inevitabilmente conduce ad una scissione interiore. L\u2019impossibilit\u00e0 per Narciso di congiungersi, per gli anatroccoli di separarsi, da una copia immateriale scambiata per l\u2019originale \u201cs\u00e9 stessi\u201d.<\/p>\n<p>Diverso invece \u00e8 il carattere che dimostrano i due anseriformi nell\u2019affrontare il destino avverso.<\/p>\n<p>Nella prima versione la svolta \u00e8 rappresentata da una calamit\u00e0 naturale, grazie alla quale l\u2019anatroccolo ha l\u2019occasione di dimostrare al gruppo: a) di essere coraggioso e disinteressato (senza pensarci due volte e soprattutto dimentico dei torti subiti, si tuffa immediatamente nel fiume per salvare i pulcini) e b) di avere un livello di astuzia e di intelligenza superiori, in grado di risolvere una situazione di emergenza in tempi rapidissimi (l\u2019intuizione di utilizzare il mantice per vincere la corrente e come scialuppa di salvataggio).<\/p>\n<p>Il premio sar\u00e0 la trionfale riammissione, da parte della chioccia, nel gruppo da cui lei stessa lo aveva escluso. Ma quale modello di integrazione sottende la <i>Silly Symphonies<\/i> del 1931? Non certo un\u2019integrazione su base \u201cidentitaria\u201d, poich\u00e9 come si \u00e8 visto, l\u2019anatroccolo, oltre a rimanere brutto, rimane anatroccolo: non svela alcuna natura galliforme. Ci\u00f2 che avviene \u00e8 il riconoscimento di un ruolo e di una qualit\u00e0 morale: l\u2019anatroccolo viene accolto per acclamazione come un leader, un \u201cuomo della provvidenza\u201d (senza dubbio pi\u00f9 Roosevelt che Mussolini), fatto di decisionismo e di nobilt\u00e0 d\u2019animo. Potremmo definirla un\u2019integrazione di tipo \u201cmeritocratico\u201d: ti riconosco un\u2019identit\u00e0 sociale perch\u00e9 te la sei guadagnata sul campo, perch\u00e9 hai dimostrato di avere gli \u201cattributi\u201d!<\/p>\n<p>Nella versione del 1939 il presunto anatroccolo \u00e8 invece un rassegnato, senza particolari slanci. Si sente una vittima senza credere in una possibilit\u00e0 di riscatto sociale. Non \u00e8 certo un\u2019\u201cuomo della provvidenza\u201d, caso mai al contrario, sembra confidare nella provvidenza, che (pu\u00f2 non essere cos\u00ec?) lo ripagher\u00e0 di tutte le sue sofferenze facendogli incontrare i suoi veri simili (i cigni). Nella sequenza finale gli anatroccoli lo guardano contenti, lui si gira voltando loro le spalle come se dicesse: \u201cAvete visto?! Ce l\u2019ho fatta anch\u2019io a trovare il mio posto\u201d. Lui \u00e8 fiero di aver trovato la sua vera famiglia, ma anche gli anatroccoli, dopo averlo trattato in malo modo, sono felici che l\u2019abbia trovata: l\u2019importante \u2013 questa sembra essere in controluce la morale del remake del 1939 \u2013 \u00e8 che ognuno stia nel proprio recinto sociale.<\/p>\n<p>Contrariamente all\u2019anatroccolo 1931, l\u2019inclusione tra i cigni avviene su base paritaria, senza condizioni, a prescindere dall\u2019aver dimostrato doti particolari. Ma non vi \u00e8 alcuna forma di integrazione, dato che gli anatroccoli devono stare con gli anatroccoli, i cigni con i cigni. Insomma, la garanzia della pace sociale \u00e8 la separazione di ogni gruppo\/famiglia di animali all\u2019interno della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>In altre parole, il brutto anatroccolo ha diritto di cittadinanza per ci\u00f2 che <i>fa<\/i>, per aver dimostrato, in quanto diverso, di essere migliore degli altri; potremmo dire: anzich\u00e9 diversamente abile ha dimostrato di essere <i>maggiormente abile<\/i>. Nel presunto anatroccolo il diritto di cittadinanza gli \u00e8 concesso per ci\u00f2 che \u00e8, cio\u00e8 su base identitaria, ed \u00e8 concesso dai cigni, non dagli anatroccoli: guai infatti, a nascere nel posto sbagliato!<\/p>\n<p>In entrambi i casi ne esce sconfitta l\u2019idea di persona, la concezione del cittadino nata dalla Rivoluzione Francese, quale titolare di diritti per il semplice fatto di esistere, indipendentemente dal luogo di nascita e\/o dalle proprie abilit\u00e0.<\/p>\n<p>Prendiamo ora in esame un altro aspetto dell\u2019esclusione, quella fondata sul corpo e sull\u2019aspetto fisico: diversit\u00e0 pi\u00f9 di tipo <i>freak<\/i>.<\/p>\n<p>Passiamo dagli anseriformi ai pachidermi e mettiamo anche in questo caso a confronto due piccoli elefanti: <i>Elmer<\/i> (<i>Elmer Elephant<\/i>, 1936) e <i>Dumbo<\/i> (<i>Dumbo<\/i>, 1941), che pur non facendo parte del ciclo delle <i>Silly Symphonies<\/i>, costituisce una filiazione\/evoluzione del personaggio di Elmer.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<table border=\"0\" width=\"620\" id=\"table2\" cellspacing=\"15\" cellpadding=\"0\">\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><i>Elmer Elephant<\/i> (1936) <br \/>\nDurante la festa di compleanno della tigrotta Tillie, Elmer riscuote le simpatie della festeggiata per averle regalato dei fiori. Gli altri animali per\u00f2 non gradiscono: sbeffeggiandolo per la lunghezza della proboscide, lo cacciano a calci e spintoni. Affranto, Elmer cerca in tutti i modi di nascondere la proboscide, quando un\u2019anziana giraffa gli fa notare che anche lei viene presa in giro a causa del collo. E anche i pellicani a causa del loro becco. Poi la giraffa nota lo scoppio di un incendio nella casa di Tillie. Elmer si precipita, e con l\u2019aiuto della giraffa e dei pellicani, riuscir\u00e0 con la tanto vituperata proboscide a spegnere l\u2019incendio e a trarre in salvo la tigrotta, conquistandosi sia l\u2019amata che l\u2019ammirazione degli animali che l\u2019avevano emarginato. <\/font><\/td>\n<td valign=\"top\">\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><i>Dumbo<\/i> (1941)<br \/>\nAtteso da tanto tempo, Dumbo l\u2019elefantino dalle orecchie ipertrofiche sulle quali continua a scivolare, rovina involontariamente uno spettacolo mandando all\u2019aria il circo. Ricever\u00e0 una doppia punizione: l\u2019organizzazione lo declassa al rango di clown, mentre la propria specie lo ripudia per indegnit\u00e0. Il povero Dumbo, gi\u00e0 privato della mamma rinchiusa in gabbia come pazza, fugge dal circo e dopo un lungo sogno, si risveglia sopra il ramo di un albero in compagnia di un gruppo scanzonato di corvi. Con il loro aiuto e del fido topo Timothy, imparer\u00e0 a volare scoprendo la potenzialit\u00e0 nascosta proprio in quelle orecchie che da fenomeno da baraccone lo faranno diventare la massima attrazione del circo.<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/table>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\">L\u2019umiliazione spinge Elmer a tentare di nascondere la proboscide, se potesse la taglierebbe. Poi la prova, \u00e8 il caso di dirlo, del fuoco che gli far\u00e0 scoprire in modo pieno il proprio corpo e le proprie potenzialit\u00e0 ridandogli l\u2019autostima perduta.<\/p>\n<p>La scoperta di s\u00e9 \u00e8 per Elmer semplicemente la scoperta di quello che tutti gli elefanti sanno fare, cio\u00e8 usare la proboscide. E\u2019 la metafora dello sviluppo della personalit\u00e0 di un adolescente proiettato verso l\u2019et\u00e0 adulta. Come l\u2019anatroccolo del 1931, egli si conquista per via meritocratica il proprio posto nella societ\u00e0 (ben inteso per entrambi, senza metterne minimamente in discussione le regole!). Diversamente per\u00f2 dal \u201ccollega\u201d anseriforme Elmer scopre, nel mettersi alla prova, di essere semplicemente come gli altri pachidermi, capace cio\u00e8 di saper sfruttare la proboscide per aspirare e gettare acqua. Dimostra coraggio ma non un acume particolare, \u00e8 insomma un piccolo-borghese in nuce. Il suo lo potremmo definire il passaggio dalla <i>disabilit\u00e0<\/i> alla (passatemi il termine) <i>normabilit\u00e0<\/i>.<\/p>\n<p>Il viaggio di formazione sentimentale di Dumbo invece, \u00e8 pi\u00f9 complesso. Innanzitutto egli appartiene ad una \u201cclasse\u201d subalterna, nel senso che gli elefanti, come gli altri animali del circo, sono degli sfruttati. Purtroppo per\u00f2 la condizione di sfruttamento non sempre fa nascere in chi vi soggiace, una mentalit\u00e0 libera da pregiudizi nel nome della solidariet\u00e0 tra esclusi: la falsa coscienza di chi \u00e8 oppresso senza averlo realizzato porta l\u2019individuo a incanalare la propria rabbia nella direzione non di combattere, ma di riprodurre il sistema oppressivo su qualcun altro pi\u00f9 svantaggiato.<\/p>\n<p>Come per Elmer, il punto di partenza \u00e8 rappresentato dall\u2019equazione <i>deformit\u00e0 = disabilit\u00e0<\/i>, essere cio\u00e8 ritenuto dai propri simili <i>non-abile<\/i> a esibirsi, in un modo considerato in fin dei conti innaturale e umiliante anche dagli stessi elefanti, ma da essi sub\u00ecto senza contestazioni.<\/p>\n<p>Quando Dumbo inciampando sulle orecchie, che pur aveva tentato di nascondere, franer\u00e0 su tutti gli elefanti provocando con un effetto domino la distruzione del circo, verr\u00e0 doppiamente punito.<\/p>\n<p>La prima sanzione gli deriva dall\u2019\u201cistituzione\u201d circo, che declassa il piccolo pachiderma al rango di clown. Nella gerarchia del circo i clown ricoprono il gradino pi\u00f9 basso, poich\u00e9 far ridere \u00e8 considerata un\u2019azione deprecabile, roba da bassi istinti, tollerata solo perch\u00e9 funzionale allo spettacolo. Gli stessi clown, privi della facciata di dignit\u00e0 degli elefanti, sono rappresentati come gente senza troppi scrupoli, capaci per denaro di utilizzare Dumbo, che non ha ancora scoperto di saper volare, in un numero molto pericoloso e che in pi\u00f9 lo ridicolizza.<\/p>\n<p>Da qui deriva la seconda e pi\u00f9 bruciante sanzione inflittagli dalla sua stessa \u201cclasse\u201d. Gli elefanti anzich\u00e9 cogliere la portata rivoluzionaria del gesto di Dumbo \u2013 certamente involontario e non premeditato, ma che aveva comunque colpito al cuore il \u201csistema\u201d \u2013 decidono di disconoscerlo, giudicandolo dopo il numero con i clown, indegno di appartenere agli elefanti: un atteggiamento di totale subalternit\u00e0 ai \u201cpadroni del tendone\u201d.<\/p>\n<p>Ed ecco la seconda nascita di Dumbo. Dopo la notte in cui \u00e8 nato, un\u2019altra notte segna il passaggio ad una nuova vita: al termine del sogno (la meravigliosa sequenza a cui pare abbia collaborato Salvador Dal\u00ec) si ritrova sopra un ramo e con l\u2019aiuto dei corvi e di Timothy imparer\u00e0 a volare.<\/p>\n<p>A differenza di Elmer, la scoperta di s\u00e9 non \u00e8 solo un\u2019\u201cordinaria\u201d acquisizione di autostima: la \u201cmetamorfosi\u201d di Dumbo \u00e8 innanzitutto prendere coscienza di essere \u201caltro\u201d, di essere dotato di un\u2019irriducibilit\u00e0 sia ai pachidermi che ai volatili. E\u2019 il passaggio dalla <i>disabilit\u00e0<\/i> al senso di una <i>diversa abilit\u00e0<\/i>. Dumbo si emancipa ma non si omologa, ritorna nel \u201csistema circo\u201d ma con spirito indipendente. Diventa s\u00ec una \u201cstar\u201d, ma non l\u2019\u201cuomo della provvidenza\u201d.<\/p>\n<p>Al contrario di Elmer e degli anatroccoli \u2013 che in ci\u00f2 li avevamo accomunati a Narciso \u2013 Dumbo non crede ad alcuna immagine riflessa, non scopre con orrore di avere delle orecchie grandi da una pozza d\u2019acqua: lo sa gi\u00e0 fin dalla nascita e lo sperimenta quotidianamente inciampandovi. La scoperta del proprio potenziale \u00e8 rivelazione di una soggettivit\u00e0 che, in quanto unica e irriducibile, non necessariamente ha bisogno di relazionarsi con gli altri. Dumbo riprende da Narciso il piacere di una soggettivit\u00e0 beata, autonoma, non bisognosa d\u2019altro. Un Narciso liberato, per\u00f2, non pi\u00f9 schiavo di quella logica del rispecchiamento che condurr\u00e0 alla morte il bellissimo giovane per essersi riconosciuto come mero riflesso, riflesso di nessun\u2019altra realt\u00e0.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 dunque il segno distintivo di Dumbo rispetto agli altri personaggi fin qui esaminati? Per tutti e quattro nascere \u201cdiversi\u201d non equivale al percepirsi \u201cdiversi\u201d, ognuno istintivamente si sente parte del gruppo in cui \u00e8 nato; \u00e8 il gruppo, o chi ne ha la tutela, che li fa sentire \u201cdiversi\u201d. In Dumbo per\u00f2 il processo di liberazione \u00e8 totale perch\u00e9 avviene nel segno sia di una radicale discontinuit\u00e0\/rottura con la propria specie, sia col \u201csistema-circo\u201d. Certo vi ritorner\u00e0 a farne parte, ma d\u2019altra parte Dumbo non \u00e8 un personaggio che segue un\u2019ideologia, non ha \u201csovrastrutture\u201d: \u00e8 semmai, come don Andrea Gallo ha detto di s\u00e9 stesso, un essere \u201cangelicamente anarchico\u201d.<\/p>\n<p>Anche il disegno animato con il quale si conclude questo breve viaggio nell\u2019et\u00e0 dell\u2019oro del \u201cmago di Burbank\u201d, ha come protagonista un altro \u201cangelo anarchico\u201d: si tratta del toro Ferdinando (<i>Ferdinand The Bull<\/i>, 1938). A essere precisi il cortometraggio va annoverato tra gli \u201cSpecial\u201d, il primo di una serie che la Disney produsse con relativa regolarit\u00e0 fino agli anni Sessanta e poi sempre pi\u00f9 saltuariamente fino agli anni Ottanta. Di fatto per\u00f2 <i>Ferdinand The Bull<\/i> \u00e8 assimilabile al ciclo delle <i>Silly Symphony<\/i> e come tale qui lo considereremo senza far troppo caso alle etichette.<\/p>\n<p>Nella campagna vicino Madrid, il piccolo Ferdinando anzich\u00e9 giocare alla lotta con gli altri torelli, preferisce starsene seduto ad annusare fiori all\u2019ombra di una vecchia quercia da sughero. Passano gli anni e Ferdinando, cresciuto, conserva inalterata la sua passione. Un giorno arriva un gruppo di impresari decisi a scegliere un toro per la corrida: i coetanei di Ferdinando fanno di tutto per mettersi in mostra ed essere scelti, lui no. Sennonch\u00e9 punto da un\u2019ape, comincia a correre e a saltare come un indemoniato, facendo entusiasmare i cinque uomini. Suo malgrado sar\u00e0 proprio lui a essere scelto per la corrida nell\u2019arena di Madrid. Presentato come \u201cel toro ferocio\u201d, Ferdinando raggiunge il centro dell\u2019arena e senza la bench\u00e9 minima intenzione di combattere, odora soavemente i fiori lanciati dal pubblico, facendo disperare fino alla pazzia il matador. Ferdinando verr\u00e0 riportato a casa e all\u2019ombra della sua amata quercia continuer\u00e0 felice ad annusare i fiori.<\/p>\n<p>Il soggetto \u00e8 tratto dal racconto per bambini <i>The Story of Ferdinand<\/i> (1936), scritto da Munro Leaf e illustrato da Robert Lawson. Ne \u00e8 anzi una trasposizione cos\u00ec fedele, che se confrontiamo il testo e i disegni in bianconero del libro con il film viene quasi da dire che gli autori della Disney si siano limitati ad aggiungere solo i colori!<br \/>\nIl libro esce nove mesi prima dello scoppio della guerra civile spagnola: bollato per il messaggio pacifista, \u00e8 ferocemente attaccato e poi bandito dai franchisti in Spagna e dai regimi nazifascisti europei. E\u2019 invece uno dei pochi libri, scritti da un non-comunista, ad essere diffuso dai sovietici durante l\u2019occupazione della Polonia. Negli Usa venne anche utilizzato dai sostenitori anti interventisti quando all\u2019indomani dell\u2019attacco di Pearl Harbor, il governo americano decise di entrare in guerra.<\/p>\n<p>Rivisto oggi decontestualizzato dalle vicende storiche, <i>Ferdinand The Bull<\/i> mantiene un\u2019impronta libertaria alquanto inusuale e inusitata nel mondo disneiano. Oltre al messaggio pacifista, \u00e8 una satira contro il \u201cmacho\u201d, l\u2019uomo forte e l\u2019omofobia che molto probabilmente non sarebbe stata prodotta in epoca maccartista, ma che sembra anticipare di trent\u2019anni gli hippie.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 addirittura una gag che sembra direttamente ispirata da Tex Avery. Dopo la sequenza introduttiva, viene inquadrata la mamma di Ferdinando; la voce off del narratore recita: \u201c\u2026 a volte sua madre, che era una vacca, si preoccupava per lui\u2026\u201d. Alla frase \u201cche era una vacca\u201d la mucca si gira, guarda in camera e scampanellando, strabuzza gli occhi; poi senza prendersela troppo si reca dal figlioletto. Audace doppio senso, pi\u00f9 unico che raro nella sterminata filmografia disneiana! <\/p>\n<p>Tuttavia ci\u00f2 che colpisce di pi\u00f9 in questo corto del \u201938 \u00e8 la filosofia di vita di Ferdinando: rispetto ai personaggi precedenti, egli nasce e cresce senza alcun complesso di inferiorit\u00e0, anche grazie a una madre che non cerca di cambiarlo, ma vedendolo sereno, lo accetta cos\u00ec com\u2019\u00e8. Non cerca un gruppo a cui integrarsi, non cerca occasioni per riscattarsi. E\u2019 come gli piace essere. La sua scelta di felicit\u00e0 \u00e8 un fatto congenito, istintivo, cos\u00ec naturale che non rinuncer\u00e0 ad essere s\u00e9 stesso neanche quando si trover\u00e0 al centro della corrida.<\/p>\n<p>Un Narciso liberato fin dalla nascita, che diversamente da Dumbo non ha neanche pi\u00f9 bisogno di una liberazione.<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n<br \/>\n* * *<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n<b>Bibliografia:<\/b><br \/>\n\u2022 Mariuccia Ciotta, <i>Walt Disney. Prima stella a sinistra<\/i>, Bompiani, 2005<br \/>\n\u2022 Oreste De Fornari, <i>Walt Disney<\/i>, Editrice Il Castoro, 1995<br \/>\n\u2022 Umberto Curi, <i>Il mito di Narciso<\/i>, in Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche. http:\/\/www.emsf.rai.it<\/p>\n<p>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale \u2013 numero18, ottobre 2009 (pag.7-10) Narciso rovesciato, Narciso liberato. Immagine di s\u00e9 e diversit\u00e0 nelle Silly Symphonies di Stefano Andreoli Compiono dai settanta agli ottant\u2019anni ma non li dimostrano. Le Silly Symphonies, a lungo dimenticate dalla critica e riscoperte da meno di vent\u2019anni, rappresentano una delle parti pi\u00f9 interessanti dell\u2019intera filmografia disneiana. 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