{"id":4305,"date":"2009-11-25T19:39:13","date_gmt":"2009-11-25T18:39:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4305"},"modified":"2013-02-02T23:02:56","modified_gmt":"2013-02-02T22:02:56","slug":"inglourious-basterds-quentin-tarantino-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4305","title":{"rendered":"Inglourious Basterds > Quentin Tarantino"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4306\" title=\"inglourious-basterds_02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/inglourious-basterds_02.jpg\" alt=\"inglourious-basterds_02\" width=\"620\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/inglourious-basterds_02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/inglourious-basterds_02-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\">articolo pubblicato su <a style=\"text-decoration: none\" href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4158\"><font color=\"#3399FF\">Rapporto Confidenziale numero19<\/font><\/a>, novembre 2009 (pag.36-37)<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"4\">Inglourious Basterds<\/font><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n<\/font><font face=\"Verdana\" size=\"2\">Le convergenze parallele (e bastarde) di Quentin Tarantino<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\">di Alessio Galbiati<\/p>\n<p>\u00c8 bene che chiarisca immediatamente la mia visione del film che \u00e8 piuttosto intransigente e schematica. <i>Inglourious Basterds<\/i> \u00e8 il racconto di una storia d\u2019amore impossibile fra una donna ebrea sfuggita alla morte nelle campagne francesi e rifugiatasi in un cinema parigino ed un valoroso soldato del terzo Reich che grazie al suo eroismo \u00e8 divenuto la star di un film di regime. Il tutto sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Dunque in essenza una storia d\u2019amore impossibile alla quale il regista-sceneggiatore Tarantino innesta una bizzarra vicenda da war exploitation che ha come protagonisti una selvaggia banda di spietati ebrei vendicatori guidati dal tenente Aldo the Apache Raine braccata da un arguto ed altrettanto spietato colonnello nazista, Hans Landa. Da una parte dunque c\u2019\u00e8 il cuore del film, la storia d\u2019amore impossibile ed il ritratto di una nuova eroina tarantiniana, dall\u2019altra il divertissement cinefilo, due traiettorie distinte ma parallele che convergono in un finale pirotecnico ambientato in una sala cinematografica entro la quale far saltare in aria Hitler e tutto l\u2019establishment nazista.<br \/>\nLa passione di Tarantino per le eroine dei suoi film \u00e8 arcinota e conclamata dalla sua filmografia, con <i>Inglourious<\/i> aggiunge un nuovo ritratto alla galleria di donne fiammeggianti del suo cinema di stampo sternberghiano per le passioni che accendono &#8211; penso ai film di Josef von Sternberg con Marlene Dietrich (1) &#8211; ed assai vicine alle <i>serial queen<\/i> di inizio secolo (2). Dopo le scatenate donne di cinema protagoniste di <i>Death Proof<\/i>, dopo la leggendaria The Bride in <i>Kill Bill<\/i> e l\u2019indimenticabile Jackie Brown, \u00e8 il turno di Shosanna Dreyfus, interpretata da M\u00e9lanie Laurent, un\u2019accanita cinefila pronta a tutto pur di distruggere l\u2019odiato Fuhrer ed il suo codazzo di tirapiedi. \u00c8 lei il motore della storia, lo sguardo dal quale l\u2019intero film prende il via (la prima sequenza, quella dello spossante e magistrale dialogo fra il \u201cvillano\u201d ed il colonnello interpretato da Christoph Waltz \u00e8 seguita con lo sguardo sbarrato propri dagli occhi di Shosanna, che da sotto il pavimento trattiene il respiro per non essere scovata), \u00e8 lei che decide le sorti della seconda guerra mondiale nell\u2019universo fantastico allestito da Tarantino prendendo forma come un golem cinematografico fra le fiamme che concludono la pellicola. <i>Inglourious Basterds<\/i> \u00e8 la storia di Shosanna che solo incidentalmente si incrocia con quella dei \u201cbastardi\u201d. Le convergenze parallele (3), storie distinte che ad un certo punto incrociano le loro traiettorie, sono una delle marche autorali del cinema di Quentin Tarantino, basti pensare al suo film pi\u00f9 celebre e amato, <i>Pulp Fiction<\/i> (1994), un ordigno perfetto organizzato per ellissi ed sovrapposizioni, dove la visione complessiva \u00e8 un abbaglio dato dalla somma di storie distinte che si toccano l\u2019una con l\u2019altra per pochi e piccoli dettagli. Questo scarto fra le due storie raccontate \u00e8 dunque ricorrente nel cinema di Tarantino, \u00e8 una sua caratteristica peculiare; c\u2019\u00e8 in tutta la sua filmografia una doppia anima, una doppia natura che non sempre soddisfa lo spettatore in maniera efficace (per quanto mi riguarda invece ogni film di Tarantino \u00e8 puro godimento) ma che \u00e8 dettata da una sua concezione profonda &#8211; e personale &#8211; dell\u2019arte cinematografica. \u00abHo sempre considerato di avere due universi. Da una parte c\u2019\u00e8 il mondo normale di Quentin, che a me sembra divertente come un film, ma in realt\u00e0 \u00e8 quasi pi\u00f9 vero della vita reale, ed \u00e8 da questo mondo che arrivano <i>Reservoir Dogs<\/i> o <i>Pulp Fiction<\/i>. Dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 il mondo del cinema, in cui la mia vita non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ci sono solo i film. <i>Kill Bill<\/i> \u00e8 la prima opera che ho diretto dentro questo universo. La maniera pi\u00f9 precisa per descrivere le differenze tra questi universi \u00e8 che un film come Kill Bill \u00e8 quello che i personaggi di <i>Reservoir Dogs<\/i> e <i>Pulp Fiction<\/i> andrebbero a vedere\u00bb (4). Difficile dire se il messianico Jules Winnfield di <i>Pulp Fiction<\/i> o il Mr. Blonde di <i>Reservoir Dogs <\/i>andrebbero al cinema a vedere l\u2019ultima fatica di Quentin, difficile a dirsi anche perch\u00e9 non sappiamo se avrebbero gradito <i>Jackie Brown<\/i> (di sicuro Pam Grier, l\u2019attrice protagonista ed icona della Blaxploitation (5)) senz\u2019altro il pi\u00f9 prossimo ad <i>Inglourious<\/i> anche solo per l\u2019ambivalenza di giudizi con il quale \u00e8 stato accolto (amato-odiato, apprezzato-stroncato). All\u2019epoca della sua uscita <i>Jackie Brown<\/i> venne salutato dalla critica specializzata come la maturazione definitiva di un regista che fino a quel momento era stato in grado unicamente di confezionare una serie di sequenze magistrali alle quali mancava ancora un tessuto connettivo pi\u00f9 solido e convincente, <i>Jackie Brown<\/i> era finalmente una storia completa, continua, ci faceva seguire un personaggio dall\u2019inizio alla fine ed insieme ad esso potevamo godere compiutamente di una trama, di una storia lineare. In apparenza con <i>Inglourious Basterds<\/i> Tarantino compie due passi indietro, tornando a sfilacciare la storia e perdendosi in interminabili sequenza dialogiche che molti potrebbero trovare stucchevoli, e per di pi\u00f9 c\u2019\u00e8 una trama secondaria, la vicenda dei bastardi capitanati da Brad Pitt, ricercati e temuti da Hitler in persona, che intorbida ulteriormente le acque del film, sembrando null\u2019altro che una parodia; ma c\u2019\u00e8 un qualcosa che unisce i due film, un qualcosa che \u00e8 stato ben definito nel 1998, a proposito di <i>Jackie Brown<\/i> e che calza perfettamente pure ad <i>Inglourious<\/i>, sui Cahier du cin\u00e9ma dell\u2019aprile \u201998 da Jones Kent: \u00abIl piacere della visione risiede nello sgretolarsi rallentato del tempo che \u00e8 passato sui volti e sui corpi dei personaggi. Come in un universo dall\u2019aria rarefatta, queste figure avanzano lentamente verso il loro destino, e la vera bellezza della regia sta nel prolungare questi percorsi paralleli e incrociati il pi\u00f9 lontano possibile, il pi\u00f9 a lungo possibile\u00bb (6).<br \/>\nLa bellezza nel cinema di Tarantino sta proprio nei dialoghi, in quelle sequenza lunghe ed interminabili che paiono contenere pi\u00f9 vita di quanta se ne possa incontrare scendendo per strada, l\u2019iper-realismo dei suoi personaggi, uomini o donne che siano, \u00e8 puro cinema, ed \u00e8 nella traiettoria dei loro destini incrociati, nella convergenza di queste esistenze, che sta la magia del suo cinema.<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n* * *<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n<b>Note:<\/b><\/p>\n<p>(1) Il connubio artistico fra Josef von Sternberg (1894-1969) e Marlene Dietrich (1901-1992), sbocciato in Germania nel 1930 con <i>Der blaue Engel<\/i> (fu il primo film sonoro del cinema tedesco) e proseguito ad Hollywood (entrambi lasciarono la Germania nazista per un rifugio dorato a stelle e strisce), ha prodotto (made in Paramount) capolavori indimenticabili quali <i>The Blue Angel<\/i> (rifacimento del successo tedesco girato nel \u201830), <i>Morocco<\/i> (1930), <i>Dishonored<\/i> (1931), <i>Shanghai Express<\/i> (1932), <i>Blonde Venus<\/i> (1932), <i>The Scarlet Express<\/i> (1934), <i>The Fashion Side of Hollywood<\/i> (film 1935 dove la Dietrich non ha propriamente il ruolo da protagonista ma dove svetta ancora una volta su tutto il resto del cast) e <i>The Devil Is a Woman<\/i> (1935). Pellicole in cui Marlene Dietrich \u00e8 resa immortale dalla regia di von Sternberg, film in cui si da forma e sostanza cinematica ad una femminilit\u00e0 tragica e monumentale ed in cui si afferma la natura assolutamente libera e indomabile di uno spirito femmineo androgino ed affascinante, capace di ammaliare entrambi i sessi.<\/p>\n<p>(2) Con il termine <i>serial queen<\/i> si designano le protagoniste di moltissimi prodotti seriali cinematografici che a partire dai primi anni del primo decennio del secolo scorso hanno inondato gli schermi di mezzo mondo (prodotti negli Stati Uniti vennero riadattati soprattutto per il mercato francese, ma non solo) con le rocambolesche avventure di un manipolo di donne ipercinetiche e decisamente emancipate dal giogo paternalismo maschilista del tempo. Il capostipite del genere \u00e8 un serial in dodici episodi della lunghezza di due rulli, distribuito a cadenza quindicinale a partire dal luglio 1912, <i>What Happened to Mary?<\/i>, regia di W. Edwin e J. Seale, che aveva come protagonista l\u2019attrice Mary Fuller. Il genere prosegu\u00ec incrementandosi esponenzialmente, per numero di serie (non c\u2019era casa cinematografica che non ne producesse almeno uno) e frequenza degli episodi, fino al 1920 soppiantato da una diversa modalit\u00e0 di fruizione del prodotto cinematografico che a quell\u2019epoca era alla ricerca di una sua collocazione nel sistema delle arti contemporanee. Alle serial queen Rapporto Confidenziale ha dedicato uno speciale in quattro parti (a cura di Alessio Galbiati) pubblicato sui numeri: <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=39\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">2 (febbraio 2008)<\/font><\/a>, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=53\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">3 (marzo 2008)<\/font><\/a>, <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=68\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">4 (aprile 2008)<\/font><\/a> e <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=77\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">5 (maggio 2008)<\/font><\/a>.<\/p>\n<p>(3) \u201cConvergenze parallele\u201d \u00e8 un\u2019espressione tipica della lingua italiana, e in particolare del lessico politico e\/o politichese. Dal punto di vista retorico, l\u2019espressione viene utilizzata in senso di ossimoro, in quanto nasce dall\u2019accostamento di due parole in antitesi. Le convergenze parallele sono infatti un paradosso. Nel pensare comune, ovvero nell\u2019ambito della geometria euclidea, due rette parallele non possono convergere; due rette parallele non si incontrano mai.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Convergenze_parallele\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Convergenze_parallele<\/font><\/a><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n(4) Intervista concessa da Quentin Tarantino in Mark Olsen, <i>Turning On A Dime &#8211; The Kill Bill interview<\/i>, Sight &amp; Sound, ottobre 2003.<\/p>\n<p>(5) A proposito della Blaxploitation si veda: Roberto Rippa, <i>L\u2019avventurosa storia della AMERICAN INTERNATIONAL PICTURES. Quarta parte: eroi neri e luoghi comuni bianchi \u2013 La Blaxploitation secondo la A.I.P.<\/i> in <a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=68\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">RC, numero4<\/font><\/a> aprile 2008 (pag.6-12); in particolare la mini-biografia dedicata a Pam Grier a pagina 9.<\/p>\n<p>(6) Jones Kent, <i>Eloge de l\u2019acteur vieillissant<\/i>, in Cahiers du cin\u00e9ma, n\u00b0523, aprile 1998 (pag.30-33).<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p><object classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" width=\"425\" height=\"344\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/MlZhe_8M9aA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"2\"><b>Inglourious Basterds<\/b><\/font><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n<i>Bastardi senza gloria<\/i><br \/>\n(USA-Germania\/2009)<br \/>\n<b>regia, sceneggiatura:<\/b> Quentin Tarantino<br \/>\n<b>fotografia:<\/b> Robert Richardson<br \/>\n<b>macchine da presa:<\/b> Arriflex 435, Panavision Primo and G-Series Lenses, Panavision Panaflex Millennium, Panavision Primo and G-Series Lenses<br \/>\n<b>negativo:<\/b> 35 mm (Kodak Vision2 200T 5217, Vision3 500T 5219)<br \/>\n<b>formato:<\/b> 35 mm (Fuji Eterna-CP 3513DI)<br \/>\n<b>mascherino:<\/b> 2.35 : 1<br \/>\n<b>montaggio:<\/b> Sally Menke<br \/>\n<b>scenografia:<\/b> Sandy Reynolds-Wasco<br \/>\n<b>costumi:<\/b> Anna B. Sheppard<br \/>\n<b>casting:<\/b> Simone B\u00e4r, Olivier Carbone, Jenny Jue, Johanna Ray<br \/>\n<b>stunts:<\/b> Zoe Bell (e altri)<br \/>\n<b>direttore di produzione:<\/b> David Wasco<br \/>\n<b>produzione:<\/b> Universal Pictures, The Weinstein Company, A Band Apart, Zehnte Babelsberg Film, Visiona Romantica<br \/>\n<b>anteprima mondiale:<\/b> Cannes Film Festival, 20 maggio 2009<br \/>\n<b>distribuzione italiana:<\/b> Universal Pictures<br \/>\n<b>data di uscita italiana:<\/b> 2 ottobre 2009<br \/>\n<b>lingua:<\/b> inglese, tedesco, francese, italiano<br \/>\n<b>paese:<\/b> USA, Germania<br \/>\n<b>anno: <\/b>2009<br \/>\n<b>durata:<\/b> 160\u2019<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"1\"><br \/>\n<b>Interpreti principali:<\/b> Brad Pitt (tenente Aldo the Apache Raine), M\u00e9lanie Laurent (hosanna Dreyfus), Christoph Waltz (colonnello Hans Landa), Eli Roth (sergente Donny Donowitz), Michael Fassbender (tenente Archie Hicox), Diane Kruger (Bridget von Hammersmark), Daniel Br\u00fchl (soldato Fredrick Zoller), Til Schweiger (sergente Hugo Stiglitz), Gedeon Burkhard (Wilhelm Wicki), Jacky Ido (Marcel), B.J. Novak (Smithson Utivich), August Diehl (maggiore Dieter Hellstrom), Denis Menochet (Perrier LaPadite), Sylvester Groth (Joseph Goebbels), Martin Wuttke (Adolf Hitler), Rod Taylor (Winston Churchill), Mike Myers (General Ed Fenech), Julie Dreyfus (Francesca Mondino), Richard Sammel (sergente Werner Rachtman)<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale numero19, novembre 2009 (pag.36-37) &nbsp; Inglourious Basterds Le convergenze parallele (e bastarde) di Quentin Tarantino di Alessio Galbiati \u00c8 bene che chiarisca immediatamente la mia visione del film che \u00e8 piuttosto intransigente e schematica. 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