{"id":4756,"date":"2008-06-30T23:53:39","date_gmt":"2008-06-30T21:53:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4756"},"modified":"2018-01-03T01:19:01","modified_gmt":"2018-01-03T00:19:01","slug":"gomorra-matteo-garrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4756","title":{"rendered":"speciale &#8220;Gomorra&#8221; di Matteo Garrone"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40350\" src=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"1112\" height=\"741\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover.jpg 1112w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover-436x291.jpg 436w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover-673x449.jpg 673w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/Gomorra-speciale-rc-cover-950x633.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 1112px) 100vw, 1112px\" \/><br \/>\nda <a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=102\">Rapporto Confidenziale \u2013 numero6 (giugno 2008)<\/a><\/p>\n<p><em>Gomorra \u00e8 tante cose contemporaneamente, fra le altre un film corale. <\/em><strong><em>Rapporto Confidenziale<\/em><\/strong><em> sceglie allora la strada della sommatoria delle visioni, una lettura polifonica che vuole essere invito e manifesto allo\/dello scompaginamento del testo, all\u2019esplosione d\u2019ogni possibile interpretazione nella convinzione che non pu\u00f2 esistere alcuna univocit\u00e0 per un\u2019arte che ha forma nel molteplice.<\/em><\/p>\n<p>Recensioni a cura di: Alessandra Cavisi, Ciro Monacella, Emanuele Palomba, Matteo Contin, Roberto Bernab\u00f2.<\/p>\n<p><strong>GOMORRA<\/strong><br \/>\nREGIA: Matteo Garrone; CAST: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster; ANNO: 2008.<\/p>\n<p>TRAMA: Scampia. Cinque storie di piccola criminalit\u00e0 si intrecciano mostrando la crudele e spietata logica della camorra che miete vittime su vittime e nella quale non si salva nessuno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4758\" title=\"Gomorra02\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra01.jpg\" alt=\"Gomorra02\" width=\"620\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra01.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra01-300x182.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><strong>Gomorra<\/strong><br \/>\na cura di Alessandra Cavisi<\/p><\/blockquote>\n<p><em>\u201cLa tua vita non te la posso regalare! La devi pagare!<\/em>\u201d, urla cos\u00ec l\u2019appartenente ad un clan camorrista al porta-soldi che decide di affiliarsi pur di salvarsi la pelle. E questa minaccia martella forte nella testa dello spettatore, perch\u00e9 \u00e8 forse il fulcro della pellicola, quello che ci fa capire cosa realmente voglia dire trovarsi in un ambiente corrotto fino al midollo, dove le cose vanno cos\u00ec perch\u00e9 devono andare cos\u00ec e non pu\u00f2 essere altrimenti, dove non si \u00e8 padroni della propria vita e di come condurla, dove tutti, chi pi\u00f9 chi meno, sono costretti a &gt;piegarsi alle logiche del gioco.<br \/>\nCinque sono le storie che si intrecciano in maniera impeccabile a dimostrazione di questa cruda realt\u00e0, diversi sono i personaggi che interpretano i vari modi di farsi risucchiare in un meccanismo di corruzione e delinquenza senza fine e soprattutto senza limiti. Dal ragazzino cresciuto troppo in fretta che non ha paura di indossare un giubbotto antiproiettile per farsi sparare e dimostrare di essere pronto ad entrare nel clan per poi arrivare a separarsi dall\u2019amico di sempre perch\u00e9 passato dalla parte opposta e vedersi costretto a tradirlo nella maniera pi\u00f9 brutale; al sarto Pasquale che lavora e viene sfruttato da vent\u2019anni e al quale viene proposto dai cinesi di fare loro delle lezioni per imitare i modelli griffati per poi finire a fare tutt\u2019altro lavoro perch\u00e9 spaventato e indignato dalle conseguenze di questa sua scelta; ai due ragazzi un po\u2019 tonti cresciuti col mito di Scarface e Tony Montana e per questo del tutto decisi a non affiliarsi a nessun clan e fare tutto di testa loro; a Don Ciro (Gianfelice Imparato) colui che distribuisce la mesata alle famiglie dei carcerati che tengono la bocca chiusa, che si ritrova a non sapere pi\u00f9 che fare quando avviene la scissione del suo gruppo in due clan; a Roberto il neolaureato che si ritrova a lavorare con un uomo, Franco, (lo straordinario Toni Servillo) che ben presto si dimostra un delinquente in giacca e cravatta che lucra sullo smaltimento illegale dei rifiuti che arrivano addirittura non solo al Nord-Italia, ma anche in Africa fatti passare per aiuti umanitari.<br \/>\nSono storie amare, sicuramente scioccanti che per\u00f2 aprono gli occhi e stringono i cuori in una morsa di ferro che fa fatica a mollare la presa data la forza dirompente delle verit\u00e0 che raccontano. Il merito va principalmente (oltre che al coraggio dello scrittore Saviano che ha portato a galla questa situazione ormai insostenibile), al regista che ha sapientemente e magistralmente utilizzato la mdp in modo tale da trasmettere egregiamente il rapporto di simbiosi di questi personaggi con l\u2019ambiente nel quale vivono. Rapporto reso ancora pi\u00f9 vivo e reale dall\u2019alternarsi di primi e primissimi piani che mostrano le singolarit\u00e0 di ciascuna pedina in questo enorme \u201cgioco\u201d che \u00e8 la camorra (particolarmente efficaci quelli del tredicenne che si fa le sopracciglia o si massaggia il livido creato dal proiettile fermatosi sul giubbotto antiproiettile), contrapposti a campi lunghi e lunghissimi che rendono tristemente e dolorosamente palese la desolazione dei luoghi e dei paesaggi e fanno da sfondo alla delinquenza, che anzi contribuiscono a crearla (straordinaria l\u2019apparizione di Roberto e Franco dai tombini di una pompa di benzina). Particolarmente efficaci anche altre riuscitissime scelte registiche e non, a partire dall\u2019utilizzo del fuori-fuoco simbolo dell\u2019enorme annullamento di s\u00e9 stessi all\u2019interno di un\u2019organizzazione che prima ti crea e poi ti abbandona a te stesso, fino ad arrivare ad un uso straordinario delle musiche e dei suoni (dalle canzoni napoletane, alla techno music fino ad arrivare ai Massive Attack) perfettamente e indissolubilmente legati alle immagini e rispondenti all\u2019umanit\u00e0 che viene raccontata senza troppi fronzoli, seccamente e crudamente come era giusto che fosse.<br \/>\nIl tutto reso ancora pi\u00f9 dannatamente reale grazie all\u2019utilizzo del dialetto napoletano (sottotitolato per chi non riuscisse a coglierne tutte le sfumature) e dalla recitazione-non recitazione di attori non professionisti (fatta qualche dovuta eccezione, come il succitato Toni Servillo), rappresentanti di un mondo (impossibile demonimarlo micro-mondo soprattutto dopo aver letto le didascalie finali) nel quale ogni barlume di speranza \u00e8 bandito. Dopo aver visto sfilare Scarlett Joahnsson con uno degli abiti creati all\u2019interno del meccanismo-camorra (segno questo che il fenomeno si ramifica ovunque, anche dove meno ce lo aspettiamo), l\u2019unico che riesce a darci l\u2019illusione che non tutto \u00e8 perduto, che ancora qualcosa di pu\u00f2 fare, \u00e8 proprio Roberto che si ribella a Franco e lo abbandona sulla strada dopo aver buttato delle pesche marce regalategli con affetto da una vecchina un po\u2019 rimbambita.<br \/>\n<em>Gomorra<\/em> \u00e8 un film che si apre e si chiude allo stesso modo, con delle fredde e calcolate esecuzioni di uomini o ragazzi i cui corpi ormai privi di vita vengono abbandonati in un centro benessere o lasciati naufragare nel sereno e dolce mare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4764\" title=\"Gomorra06\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra06.jpg\" alt=\"Gomorra06\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra06.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra06-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><strong>Gomorra<\/strong><br \/>\na cura di Ciro Monacella<\/p><\/blockquote>\n<p>Dietro Sodoma, inequivocabile e limpida nella depravazione delle sue vie, c\u2019\u00e8 Gomorra. Misteriosa, forse timida, dal peccato ombroso, Gomorra citt\u00e0 biblica evoca puzzi e attorcigliamenti bui.<br \/>\nL\u2019assonanza fortunata che Roberto Saviano prende come titolo al suo romanzo, fra Gomorra e camorra, ha il compito di illuminare, di specificare la colpa, di prendere il mito e rovesciarlo e sbatterlo sicch\u00e9 con la polvere dei millenni ne cadano anche i vermi in modo che sia chiaro quanto poco si tratti di rimasuglia organica decomponibile, e quanto invece si tratti di organismo vivente. Cos\u00ec la \u201c<em>Gomorra<\/em>\u201d di Matteo Garrone. Le analogie fra romanzo e film devono fermarsi qua, poich\u00e9 lo strumento richiede distinti linguaggi e quindi distinti approcci, n\u00e9 mai giover\u00e0 spizzicare a mo\u2019 di topo fra concetti quali somiglianza o scarsa fedelt\u00e0. Si pu\u00f2 solo dire che \u00e8 un film necessario almeno quanto necessario era stato il romanzo, e che i due si traineranno a vicenda \u2013 chi ha letto il romanzo senz\u2019altro vedr\u00e0 il film, e chi ha visto il film senza leggere il romanzo andr\u00e0 a leggerselo. Garrone, infine, \u00e8 il migliore se non l\u2019unico che potesse affrontare il progetto non gi\u00e0, superficialmente, perch\u00e9 capace di rendere nel documento (come in \u201c<em>Terra Di Mezzo<\/em>\u201d e \u201c<em>Ospiti\u201d<\/em>). Piuttosto perch\u00e9 il suo filmare \u00e8 intensamente civico, e sa trarre dalle vite un pretesto di crescita civile (\u201c<em>Terra Di Mezzo<\/em>\u201d, con la solitudine degli immigrati d\u2019oggi quali un tempo furono i nostri padri; e anche \u201c<em>Primo Amore<\/em>\u201d, cos\u00ec drastico nell\u2019imboccare lo schifo per l\u2019anoressia che tutte le <em>-enni <\/em>d\u2019oggi dovrebbero imparare a memoria). Garrone quindi. Perch\u00e9 il suo non \u00e8 un cinema farmacologico, ma \u00e8 al contrario lacerante: egli apre tagli sul corpo e ci scava a mani nude.<br \/>\nDal buio nasce l\u2019immagine: l\u2019incipit \u00e8 la sezione pi\u00f9 dichiaratamente espressiva del film. La realt\u00e0 si trasfigura alla luce azzurra della lampada alogena, mentre il suono delle ventole richiama i gorgheggi delle navicelle spaziali. La funzione dell\u2019incipit \u00e8 qui acutamente metateatrale, serve a tradire i personaggi in scena per comunicare in segreto con lo spettatore, per dirgli della dimensione reale ma alterata, spietata e bicefala, nella quale si accede. E in pi\u00f9, nell\u2019economia della trama, serve a costituire il nucleo di passato storico dal quale certi movimenti si diramano. <em>Gomorra<\/em> \u00e8 gi\u00e0 tutta in quell\u2019incipit, condensata. Essiccata. Tutto ci\u00f2 che accade in seguito \u00e8 aggiunta di vita, di liquido, e allora il film si fa di singole vicende (il titolo originario concepito da Garrone era \u201c<em>Sei Brevi Storie\u201d<\/em>) accomunate solo dalla materia di cui esse si nutrono: lo spazio. Avremo spazi interni al sistema della camorra e spazi esterni, in uno schematismo che ha l\u2019onere, quasi <em>giornalisticamente<\/em>, di favorire la comprensione. L\u2019interno \u00e8 le due storie che si ambientano nelle \u201cvele\u201d di Scampia (un ragazzino che vuole entrare nel <em>sistema<\/em>, e il tecnico della mala il portasoldi), e la storia di due adolescenti invasati che si sgrana nella piana di Casal di Principe. L\u2019esterno invece, che sintetizza la laboriosit\u00e0 dell\u2019impero economico camorrista, \u00e8 illustrato dalla vicenda di un sarto e da quella dello smaltimento dei rifiuti.<br \/>\nTale mole di narrabile viene tracciata dal regista con neutralit\u00e0. La sua presenza \u00e8 discreta quanto sa esserlo un occhio staccato dal corpo: egli osserva, non commenta, non anticipa, non sospende, ma si limita a pedinare i personaggi senza ossessivit\u00e0, a seguirli negli angusti spazi del degrado come un assetato. Il suo accesso nella citt\u00e0-Gomorra avviene grazie all\u2019ingresso del ragazzino di Scampia nei ranghi della camorra, ed \u00e8 l\u00ec, nell\u2019addestramento del giovane, che lo spettatore inizia l\u2019apprendimento. E proprio in virt\u00f9 di questa posizione simmetrica rispetto alla scena, la regia accresce il dramma dell\u2019inatteso: gli agguati, tutti gli agguati meno l\u2019ultimo, sono vissuti dall\u2019interno, dall\u2019ottica di chi l\u2019agguato lo subisce.<br \/>\nIl realismo della narrazione si evince dalla presenza costante del denaro, torrente a ribadire l\u2019essenza della camorra che non \u00e8 princ\u00ecpi ma economia. Al limite princ\u00ecpi economici. Ma che si forma di esseri umani arruolati volontari e non di leva come si potrebbe immaginare, le cui promozioni di carriera sono prestabilite (servizio vedetta, corriere, etc). Proprio la volontariet\u00e0 dell\u2019associazione \u00e8 la questione sociale principale. I ragazzi subiscono il fascino di coloro che nel microcosmo, nel cerchio chiuso del loro piccolo e fetente mondo, hanno ci\u00f2 che vogliono. Ogni piaga umana nasce dai limiti mentali, che qui coincidono tragicamente con limiti geografici e fisici. Per cui basterebbe, forse, aprire il microcosmo per destabilizzare quel fascino. Perch\u00e9 di deterrente al suo interno ce n\u2019\u00e8, come in ogni viscera. Su tutto la guerra, una ferocia disordinata in cui il nemico ha il tuo stesso volto. Ma anche l\u2019avvelenamento dell\u2019uomo, efficacemente fatto argilla dalla vicenda dell\u2019avvelenamento della terra campana con i rifiuti tossici del nord-est (Toni Servillo, il faccendiere della camorra addetto allo smaltimento, compare sulla scena uomotalpa, emergendo dal sottosuolo, ma in giacca). E c\u2019\u00e8 poi il tumore del male, la storia di due ragazzi che, invasati dalla violenza del contesto, prendono ad emulare il Toni Montana di \u201c<em>Scarface\u201d <\/em>e a fare i cani sciolti dando noie al sistema-camorra. Sono il tumore del male appunto, forse il bene paradossalmente, e per l\u2019ordine e la salute del male vanno estirpati.<br \/>\nSi tratta di un film in cui ogni voce canta la stessa farsa. Corale, si direbbe. Un \u201c<em>Magnolia\u201d <\/em>secco. Secco perch\u00e9 assetato ma ancor pi\u00f9 perch\u00e9 reale, con il dialetto e le espressioni gergali tradotte a senso nei sottotitoli, con i volti dei non professionisti che recitano a livello dei professionisti. Sono volti a loro agio nel posto e nelle espressioni, ed \u00e8 questa la forza realistica dell\u2019opera, questo neo-pasolinismo che ha concorso a dare la forma <em>guappo <\/em>a coloro che in questi posti hanno esattamente, e riconoscibilmente, quella forma, quel viso, quella corporatura, quell\u2019abbigliamento, quella tonalit\u00e0 di voce, quella gestualit\u00e0. Quindi le musiche che ascolteremo saranno le stesse che ascolteranno i personaggi, ovvero non c\u2019\u00e8 decorazione superflua. C\u2019\u00e8 secchezza. Ci\u00f2 tuttavia non esclude la buona resa di attimi poetici, e qui risalta la raffinatezza visiva di Garrone (come nella scena della danza dei tir resa esclusivamente attraverso l\u2019immagine). Ed \u00e8 con queste parole non parlate che talvolta, come solo nella realt\u00e0 <em>talvolta<\/em>, emerge una parvenza di umanit\u00e0. Ma \u00e8 un\u2019umanit\u00e0 rarefatta, fatta rara, \u00e8 un complesso frangente di debolezza che non pu\u00f2 esistere perch\u00e9 equivale alla sopraffazione. \u00c8 animalit\u00e0, pi\u00f9 che umanit\u00e0. E proprio in difetto materiale di tutti quegli elementi che di solito costituiscono le fondamenta per il finale, bisogna ammettere quanto fosse difficile da chiudere questo film \u2013 ancor pi\u00f9, essendo corale, senza poter disporre dell\u2019uso dell\u2019ultimo canto unificatore. Ma Garrone ci riesce con una non-chiusura, con uno spiffero. Gli ultimi cadaveri spariscono pur essendo ancora sulla scena. L\u2019ultimo macabro dettaglio noi non lo conosceremo, ma tutto si equivale, tutto \u00e8 gi\u00e0, perch\u00e9 l\u2019<em>essere <\/em>qui \u00e8 nascosto, solo la morte \u00e8 manifesta \u2013 come la camorra, come un agguato. E alla bulimia di questo organismo sotterraneo non c\u2019\u00e8 salvezza. Le uniche prospettive offerte dal film sono la fuga, come se \u2013 e cos\u00ec in effetti \u00e8 \u2013 il luogo sia la condanna, la terra sia non avvelenata ma veleno stesso. Si salveranno coloro che andranno via, poich\u00e9 il posto \u00e8 di Gomorra \u2013 si badi che lo Stato, nella persona della polizia, fa una sola timida capatina nella storia: lo Stato l\u00ec non <em>\u00e8<\/em>. Di coloro che avranno la forza di ammettere la propria differenza, di coloro che avranno avuto talento (l\u2019arte autentica del sarto) \u00e8 la salvezza.<br \/>\nUn\u2019ultima considerazione. Non di rado capita che negli ambienti socialmente pi\u00f9 a rischio alcuni prodotti cinematografici vadano a eccitare quel certo desiderio di emulazione. In Campania, anche a causa delle vicende di censura cui \u00e8 stato soggetto, questo \u00e8 accaduto al film \u201c<em>Il Camorrista<\/em>\u201d di Tornatore. Non a caso i due ragazzi citano \u201c<em>Scarface\u201d, <\/em>ma sulla stessa linea \u00e8 la saga di Mario Puzo coi suoi <em>Padrini<\/em>. Ebbene, anche qui Garrone riesce bene a scongiurare il rischio che lui stesso aveva esplicitamente denunciato all\u2019inizio \u2013 i due ragazzi entrano in scena proprio scimmiottando Al Pacino \u2013 attraverso la scarnificazione di tutti gli elementi patetici, mitici, poetici e romantici che avevano fatto la fortuna commerciale dei film citati (a comprensibile eccezione de\u2019 \u201c<em>Il Camorrista<\/em>\u201d). Ecco perch\u00e9 questo film non piacer\u00e0 a chi s\u2019attende la solita mala da eroismo tragico. Addirittura questo film non deve piacere affatto, perch\u00e9 non intende rassicurare sulla presenza di forme millimetriche di coscienza nei malavitosi: qui i cattivi sono solo cattivi, e quasi tutti i buoni diventano cattivi: \u201c<em>Gomorra<\/em>\u201d non \u00e8 medicinale che acquieti i sogni e disponga al riso. \u00c8 una rasoiata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4759\" title=\"Gomorra03\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra02.jpg\" alt=\"Gomorra03\" width=\"620\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra02.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra02-300x181.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><strong>Gomorra<\/strong><br \/>\na cura di Emanuele Palomba<\/p><\/blockquote>\n<p>Purtroppo, subito prima dei titoli di coda, non appare la solita dicitura \u201cogni riferimento a fatti o persone esistenti \u00e8 puramente casuale\u201d. <em>Gomorra <\/em>\u00e8 un pugno nello stomaco che colpisce con forza: Garrone sceglie di non nascondere nulla allo spettatore, con una camera sempre pronta e in movimento, che segue da vicino lo svolgimento dell\u2019azione.<br \/>\nPrendendo le mosse dall\u2019omonimo libro di Roberto Saviano (ma certo non tentando di esserne una copia su celluloide), il film ci propone diverse storie di ordinario degrado, ambientate nell\u2019hinterland napoletano, che hanno come comune denominatore solo la stretta soffocante della criminalit\u00e0.<br \/>\nCi sono le prime \u201cesperienze\u201d di alcuni ragazzini con il <em>sistema<\/em> \u2013 da cani sciolti o da inconsapevoli pedine di una sanguinosa guerriglia \u2013 c\u2019\u00e8 lo spietato camorrista in giacca e cravatta (Toni Servillo), che violenta la sua terra riempiendola di ogni genere di rifiuto tossico (rigorosamente importato dalla legalitaria <em>Padania<\/em>), c\u2019\u00e8 il povero sarto (Salvatore Cantalupo) che vede frustrata ogni ambizione e buttato al vento tutto il suo incredibile talento, a causa di un sistema che lo schiavizza. E c\u2019\u00e8 infine il tapino porta-buste (Gianfelice Imparato), una vita trascorsa al servizio del clan, che si ritrova in mezzo ad una guerra che non vuole \u2013 e non ha il coraggio \u2013 di combattere, finendo col vendersi a chi pu\u00f2 salvargli la vita.<br \/>\nForse adesso che <em>le Vele <\/em>di Scampia \u2013 gli enormi edifici che sono veri e propri protagonisti di buona parte della narrazione \u2013 sono arrivate fino a Cannes, oltre a qualche comparsa in rari programmi di approfondimento tv, la coscienza di qualcuno otrebbe avere un po\u2019 di sano turbamento.<br \/>\nGarrone \u00e8 abilissimo nel lasciar parlare le immagini e il suono in presa diretta \u2013 a farla da padrone canzoni neomelodiche e dialetto partenopeo \u2013 senza abusare di facili clich\u00e8 o di moralismo spiccio.<br \/>\nC\u2019\u00e8 ben poco di romanzato in ci\u00f2 che ci viene mostrato, e prendendo spunto da alcune storie riportate da Saviano nel suo romanzo \u2013 emblematica quella del sarto \u2013 il regista romano riesce a conferire al film una fortissima componente di verosimiglianza, creando una sorta di docu-film.<br \/>\nTutti gli interpreti sono capacissimi ed in alcuni momenti tolgono il fiato. Su tutti l\u2019ormai <em>prezzemolino <\/em>Servillo (che interpreta forse il personaggio pi\u00f9 disgustoso dell\u2019intero film) e gli ottimi Cantalupo e Imparato.<br \/>\n\u00c8 proprio dall\u2019episodio che vede come protagonista Servillo che sembra arrivare l\u2019unica apertura verso la speranza di tutta la pellicola, quando il suo \u201cportaborse\u201d, il giovane Roberto (nome probabilmente non casuale) sceglie di abbandonarlo, seppur consapevole di lasciarsi alle spalle un\u2019agiatezza economica che non potr\u00e0 altrimenti avere. Guardando la sua terra, ben conscio di cosa sta contribuendo a causare, decide di ribellarsi e lasciare da solo Servillo, che gli sputa contro tutto il suo ignobile disprezzo (Non credere di essere meglio di me).<br \/>\nLa nostra speranza, invece, \u00e8 che questo film possa contribuire a mettere sotto la luce dei riflettori tutta una serie di personaggi e contesti che adorano l\u2019ombra dell\u2019indifferenza. E che magari la visione abbia anche fatto vergognare qualche delinquente \u201cinsospettabile\u201d.<br \/>\nMa forse stiamo dando al cinema un potere che, purtroppo, non ha.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4760\" title=\"Gomorra04\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra04.jpg\" alt=\"Gomorra04\" width=\"620\" height=\"408\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra04.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra04-300x197.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><strong>Gomorra<\/strong><br \/>\na cura di Matteo Contin<\/p><\/blockquote>\n<p>Cemento armato. Acqua che spruzza da tutte le parti. Mobili di compensato. La muffa sembra colare dalle pareti, lascia i segni del tempo e delle infiltrazioni, si fa termometro e orologio di un tempo e di un luogo che sembra sospeso tra il niente e il tutto. \u00c8 un film dove l\u2019architettura assume un\u2019importanza quasi vitale questo \u201cGomorra\u201d che Matteo Garrone ha tratto dal best-seller di Saviano. Dove gli edifici sono s\u00ec il sintomo di una decadenza sociale, ma anche l\u2019affermazione ferma e solida di come la decadenza l\u00ec comanda e impera, di come il cemento armato diventa simbolo di un potere giocato nelle stanze, negli sgabuzzini, nei bar. Edifici che sembrano non dare spazio ai personaggi, sopraffatti dal cemento e dalle mura, rinchiusi nelle cave, nei serbatoi sotterranei dei benzinai, rinchiusi forse in loro stessi, incapaci di aprirsi anche di fronte all\u2019orizzonte infinito del mare, che sembra farsi spazio solo nel momento della morte, prima qualcosa ostruisce sempre la via di fuga del nostro sguardo. Sotto l\u2019occhio di Garrone, anche la bellezza arcaica di Venezia sprigiona tutto il suo fascino decadente, come se i personaggi influenzassero direttamente il sentire del regista, in un gioco macabro dove lo sgretolarsi degli edifici si contrappone inevitabilmente alla loro stabile durata, senza mai essere attaccati nelle fondamenta. Solo intonaco che viene sbriciolato.<br \/>\nDavanti al romanzo di Saviano, Garrone capisce di non poter raccontare. Bisogna rinunciare alla narrazione, agli stilemi, alle chiavi di lettura, alle emozioni e ai sentimenti.<br \/>\nGarrone documenta, non racconta. Segue i suoi personaggi con attenzione, li scruta da lontano, li analizza da vicino, senza mai giudicarli, ponendosi a una distanza emotiva che gli permette di passare con disinvoltura da un episodio a un altro. Semplicemente Garrone i personaggi ce li mostra, ce li fa conoscere, ma le conclusioni le fa trarre a noi. Non si piange per \u201cGomorra\u201d, non si prova compassione, non ci si emoziona.<br \/>\nNon che quello di Garrone sia un film freddo ed incolore, tutt\u2019altro, ma il regista riesce ad andare oltre al brivido sulla pelle, alla lacrima per un\u2019Italia in trappola. Garrone scava nel profondo delle anime (gi\u00e0 lo aveva dimostrato con i suoi due film precedenti) e non gli interessa l\u2019emozione del momento. Lui punta ad una stretta allo stomaco che, spalmata sui 135 minuti di pellicola, ci stringe dentro, ci angoscia, ci fa sentire intrappolati in una situazione dove non esiste via di scampo, dove l\u2019orizzonte sembra sparire davanti ai nostri occhi e dove lo stile secco e asciutto della sua regia si trasforma non di rado in vera poesia iconica. Il tutto sembra accadere in una situazione sospesa, come se non accadesse nulla, intrisa in una banale normalit\u00e0 che permette, in una delle scene pi\u00f9 funzionali della pellicola, l\u2019unione pop-criminale di un assassinio sulle note di una canzone napoletana. Garrone non si ferma alla descrizione della superficie frastagliata di un mare in burrasca ma, come lo stesso Saviano, si immerge nelle profondit\u00e0 degli abissi per documentare ci\u00f2 che accade nel buio dell\u2019oceano, dove le onde non esistono e anche un omicidio sembra non fare rumore.<br \/>\n<em>Gomorra<\/em> \u00e8 un film completamente fuso con il territorio, lo abbiamo gi\u00e0 detto. Non \u00e8 un caso che la scelta di Garrone sia andata verso un realismo non stilistico ma quasi giornalistico.<br \/>\nIl film \u00e8 quasi interamente in dialetto napoletano e gli attori sono tutti della zona. Tutte grandi performance, che provengono sia da attori alla prima esperienza cinematografica, sia da grandi talenti del nostro cinema. A fianco ad un Toni Servillo sempre pi\u00f9 bravo, troviamo anche Gianfelice Imparato, attore poco usato al cinema, ma che in questo caso regala la migliore interpretazione di tutta la pellicola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4762\" title=\"Gomorra05\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra05.jpg\" alt=\"Gomorra05\" width=\"620\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra05.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Gomorra05-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<blockquote><p><strong>Gomorra<\/strong><br \/>\na cura di Roberto Bernab\u00f2<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abIo so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verit\u00e0.\u00bb<br \/>\nRoberto Saviano, Gomorra<\/p>\n<p>\u00abComprendere cosa significa l\u2019atroce, non negarne l\u2019esistenza, affrontare spregiudicatamente la realt\u00e0.\u00bb<br \/>\nHannah Arendt<\/p>\n<p><b>1. Introduzione \u2013 l\u2019importanza di Gomorra indipendentemente dal film<\/b><\/p>\n<p>Anche al di l\u00e0 di quello che si sa. Di quello che nel bene o nel male si conosce. Da letture distratte dei giornali, notizie gracchianti di una radio, speciali televisivi, appelli accorati di madri passati in qualche programma di cronaca vera. Noi in realt\u00e0 non sappiamo. Non conosciamo, non siamo messi in grado di valutare con cognizione di causa.<br \/>\nE questo non per caso, non per distrazione o peggio per colpa nostra. No. Noi non sappiamo perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 spesso assai semplice da capire e proprio per questo fa paura a chi avrebbe il dovere non solo etico ma spesso istituzionale di farcela conoscere. Ma la paura di cui parlo non \u00e8 quella a cui si pensa normalmente. No la paura \u00e8 quella di svelare troppo la trama nascosta della connivenza, della collusione.<br \/>\nMa, per fortuna, esiste un modo altro per avvicinarsi alla verit\u00e0 o meglio di far si che altri possano avvicinarsi alla verit\u00e0.<br \/>\nQuesto modo di accedere alla gnosi della camorra, della mafia, di tutti quei poteri occulti che pure controllano gran parte dell\u2019economia che deriva dai delitti, \u00e8 nelle mani dello storico, del documentarista ed un tempo anche del giornalista inviato, categoria in avanzata fase di sparizione, e della quale Roberto Saviano rappresenta un esemplare raro. Tanto di pi\u00f9 nell\u2019Italia di oggi.<br \/>\nChi altri se non questi studiosi meticolosi di ci\u00f2 che accade, dal loro punto di vista rigoroso, collegano i fatti che fanno la storia, restituendocene la spiegazione spesso contorta?<br \/>\nIl libro di Roberto Saviano \u00e8, in quest\u2019accezione, non solo un atto di denuncia ma anche ed al tempo stesso un atto di amore e di speranza.\u00abIo so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verit\u00e0.\u00bb<br \/>\nSaviano sa e per questo di quello che sa parla.<br \/>\nHa deciso di dire no, di ribellarsi non con la violenza. Non con la scissione. Ma con un\u2019arma assai meno violenta, ma, nella storia, sempre molto potente\u2026 quella della parola.<br \/>\nE forse, e sottolineo forse, la sua \u00e8 una ribellione rivolta non solo ai camorristi che combatte nel livello pi\u00f9 esteriore, ma anche contro tutti quegli inquietanti tenutari delle verit\u00e0, quei guardiani della soglia della conoscenza, che la mantengono sotto certi livelli di sicurezza in modo che le masse non riescano ad afferrarne, olisticamente, il senso compiuto.<br \/>\nIn un intervista ad Enzo Biagi Roberto ebbe a dire che il modo in cui il suo primo, ed al momento unico libro, Gomorra, si era diffuso ed era diventato un caso letterario era una specie di miracolo\u2026 e che lo stesso si era compiuto essenzialmente grazie non agli organi d\u2019informazione istituzionali, ma ai ragazzi.<br \/>\nLa prima edizione era di sole 5.000 copie. Oggi a distanza soli due anni dalla sua uscita grazie ai blog, ad internet, ad Anno Zero, ad Enzo Biagi, ma, soprattutto, alla potente crudezza e lucidit\u00e0 della denuncia contenuta nelle sue pagine, Gomorra \u00e8 diventato un caso letterario, vincendo \u201cIl premio Viareggio 2006 opera prima\u201c, ed il \u201cPremio Siani\u201c.<br \/>\nSaviano in quella intervista a Biagi disse cose che poi gli ho sentito ripetere in tante altre occasioni.<br \/>\nChe il libro ha peggiorato la sua vita, che spesso ha maledetto il giorno in cui ha deciso scriverlo. Ricordo che vive sotto scorta e sotto costante minaccia di morte da parte di coloro i quali denuncia.<br \/>\nMa credo che anche lui sappia che, in fondo, non \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nChe ogni scrittore sogni di riuscire a realizzare quello che sta accadendo a lui ed alla sua opera.<br \/>\nRoberto allora non si \u00e8 fermato. Ha trasposto il suo Gomorra prima in un opera teatrale, e adesso in un film affidato al giovane talento di Renato Garrone, romano, classe 1968: Gomorra (2008); \u201cPrimo amore\u201d (2004); \u201cL\u2019imbalsamatore\u201d (2002); \u201cEstate romana\u201d (2000); Ospiti (1998); \u201cSilhouette\u201d (1996); \u201cTerra di mezzo\u201d (1996).<br \/>\nInsomma la sua denuncia si fa multi-mediale e multi-artistica.<br \/>\nSi amplifica attraverso una diversificazione ed una moltiplicazione delle forme di comunicazione.<br \/>\nPer raggiungere masse sempre pi\u00f9 rilevanti di persone.<br \/>\nPerch\u00e9 non pochi lettori di una cronaca locale sappiano e comprendano.<br \/>\nPerch\u00e9 le connessioni tracimino verso livelli nazionali e transnazionali di persone in grado di valutarne la gravit\u00e0.<br \/>\nPerch\u00e9 solo quando un problema diventa cos\u00ec ingombrante non pu\u00f2 non essere risolto.<br \/>\nPerch\u00e9 di quello che sta tuttora accadendo a Scampia a Casal di Principe nella lotta di camorra per il governo tutti i racket che in quella zona si controllano non siano pi\u00f9 dominio di pochi.<br \/>\nDei soliti pochi che, pur sapendo, non agiscono.<br \/>\nIl film di Garrone \u00e8 arrivato a Cannes proprio in questi giorni ed \u00e8 stato accolto molto bene.<br \/>\nIo lo so, voi lo sapete, non \u00e8 un Leone d\u2019oro ad un prestigioso Festival di Cinema che potr\u00e0 cambiare quello che non \u00e8 esagerato definire urgente cambiare.<br \/>\nMa disturbare i poteri camorristici di quelle zone\u2026 beh questo \u00e8 proprio quello che Saviano sta riuscendo a fare.<br \/>\nVivendo sotto scorta, limitando la sua libert\u00e0 personale come se anche lui fosse un malavitoso bisognoso di protezione.<br \/>\nMa con rigore e forza ammirevoli porta avanti con tutto il fracasso di cui \u00e8 capace un uomo mite la sua missione, non saprei come altro definirla.<\/p>\n<p><b>2. Analisi di eventi esistenti e lo specifico filmico del linguaggio audiovisivo<\/b><br \/>\nNella mai semplice opera di trasposizione dal letterario al filmico il gruppo di sceneggiatori (ben sei compreso lo stesso Roberto Saviano) ha svolto una scelta di campo.<br \/>\nNell\u2019attuare l\u2019operazione di selezione del materiale ha scelto di non mantenere un\u2019ortodossia assoluta verso il format di denunzia adottato con le parole.<br \/>\nHa scelto di arrivare emotivamente con la sola potenza delle immagini.<br \/>\nDecadono quindi i nomi ed i cognomi che tanto al cinema verrebbero presto dimenticati e si lasciano le immagini affidate a cinque esistenti, come dire, guida. Cinque storie.<br \/>\nSotto il profilo della narrazione a me molto caro come ha giustamente sottolineato anche il mio amico Francesco decade il punto di vista narrativo di Roberto Saviano del libro che \u00e8 un punto di vista interno.<br \/>\nSaviano \u00e8 il personaggio che nel libro parla descrivendo fatti di cui \u00e8 testimone partecipe.<br \/>\nNel film di Garrone questa cosa avrebbe reso la narrazione farraginosa.<br \/>\nCostringendola ad una voce fuori campo che avrebbe restituito un film poco narrativo e molto pi\u00f9 documentario.<\/p>\n<p><b>2.1. Specifico della narrazione: dallo spettatore partecipe del libro alla macchina da presa che riprende l\u2019azione nel film<\/b><br \/>\nGarrone allora che fa? Semplice, si affida alla macchina da presa.<br \/>\nSar\u00e0 lei a raccontare attraverso le cinque storie.<br \/>\nE la macchina da presa ci racconta tutto senza n\u00e9 misericordia, ma anche senza eccessi. Non sempre, proprio come nel libro, riuscendo a farci vedere tutto.<br \/>\nA volte \u00e8 il buio di certi anfratti, altre la penombra di una zona, altre ancora la velocit\u00e0 dell\u2019azione ad impedire una cattura totale dell\u2019immagine rivelata.<br \/>\nMa quello che arriva \u00e8 comunque il senso della denunzia del libro.<br \/>\nSe \u00e8 vero che Ges\u00f9 Cristo disse a Tommaso \u201cBeati coloro che crederanno e non vedranno\u201d \u00e8 come se avesse ammesso che esiste una sorta di potere divinatorio nell\u2019atto della visione.<br \/>\nCome se vedere costituisse una forte semplificazione, una sorta di scorciatoia al raggiungimento ed alla penetrazione della verit\u00e0.<br \/>\nEd allora io dico che questo film \u00e8 un film importante.<br \/>\nProprio nel momento in cui l\u2019emergenza rifiuti in Campania \u00e8 cos\u00ec ormai palese ed evidente.<br \/>\nDovremmo probabilmente tutti essere grati che il Paese esprime persone come Roberto Saviano. Uomini che non hanno vergogna di parlare della propria gente per il come l\u2019hanno conosciuta. Svelandone la claustrofobica condizione di vita.<br \/>\nLa mancanza di alternative.<\/p>\n<p><b>2.2. Riferimenti neorealisti (l\u2019uso del dialetto e degli attori non professionisti)<\/b><br \/>\nAltra scelta formale che ho molto apprezzato \u00e8 lasciare il dialetto di quelle zone sottotitolato.<br \/>\nCos\u00ec che anche un campano, come me, possa apprezzare nelle differenze dello slang, quella sorta di progressiva barbarie in cui s\u2019immerge per tutta la durata del film.<br \/>\nCi\u00f2 non di meno Garrone usa la sua macchina da presa con un occhio che si attacca alle cose, attenta a non tradire la realt\u00e0, ma neanche a volerla a tutti i costi inseguire, come ho gi\u00e0 avuto modo di dire nell\u2019introduzione.<\/p>\n<p>1. \u00c8 vero che i riciclatori di scorie tossiche usano ragazzini rom per spostare i camion con i rifiuti tossici?<br \/>\n2. \u00c8 vero che l\u2019iniziazione al coraggio nei clan di Scampia avviene facendosi sparare da pochi metri, con indosso un giubbotto antiproiettile?<br \/>\n3. \u00c8 vero che i cinesi nascondono un sarto nel portabagagli per portarlo a dar loro lezioni di cucito?<br \/>\n4. E\u2019 vero che Scarlett Johansson (nel libro Angelina Jolie) indossa un manufatto realizzato nel casertano in una di quelle aste a cui assistiamo?<\/p>\n<p>Per trasferire un senso che non \u00e8 esagerato definire neorealista alla pellicola Garrone che non \u00e8 nuovo a questo espediente usa molti attori non professionisti nelle riprese.<br \/>\nLo fa a ragion veduta. Nulla di quello a cui assistiamo deve parlarci di cose gi\u00e0 viste. L\u2019atmosfera deve evocare un mondo altro che deve necessariamente scioccarci per assolvere alla sua funzione drammaturgica.<\/p>\n<p>In questa accezione la pellicola \u00e8 un vero gioiello in quanto a:<br \/>\n1. cura dei sopralluoghi per l\u2019individuazione delle location, tutte rigorosamente reali;<br \/>\n2. capacit\u00e0 nel dirigere gli attori non professionisti.<\/p>\n<p>Questi accorgimenti, che da sempre hanno caratterizzato il cinema sia del primo che del secondo neorealismo italiano, amplificano il senso della verit\u00e0 che il libro di Saviano ha tentato di restituirci, e che il film di Garrone descrive con occhio spietato e dolente al tempo stesso.<br \/>\nIn realt\u00e0, e per la precisione, gli attori sono tutti o quasi tutti professionisti e se non proprio cinematografici sono attori teatrali.<br \/>\nGarrone al riguardo ha dichiarato in una recente intervista:<\/p>\n<p>&#8220;<em>Voglio precisare che gli attori sono tutti, o quasi tutti, degli attori professionisti, e che il loro percorso si differenzia: da quello che pu\u00f2 essere di Tony o di Gianfelice, che \u00e8 un percorso pi\u00f9 tradizionale, ad altri che magari hanno cominciato a fare teatro in carcere come Salvatore Striano, o altri ancora come Tot\u00f2, Simone che appartengono a una realt\u00e0 molto importante di teatro che avviene a Scampia e si chiama Revuoto, e che io ho avuto la fortuna di poter vedere recitare proprio in teatro; o Ciro per esempio che ha fatto un film a 14 anni per il cinema; quindi sono tutti attori professionisti e non, come si pu\u00f2 pensare, attori presi cos\u00ec, per caso, dalla strada.<\/em>&#8221; (Fonte: Cinema del Silenzio).<\/p>\n<p>Quasi sempre la verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sconvolgente ancora, mentre altre volte il film diventa il mezzo con cui una realt\u00e0 irraccontabile prende corpo.<br \/>\nUn punto di vista narrativo che il regista usa con un rigore e una moralit\u00e0 dello sguardo davvero encomiabili. Come solo i veri grandi maestri del cinema sanno fare.<\/p>\n<p><b>2.3. Le scelte degli esistenti<\/b><br \/>\nIn questo specifico argomento Garrone ha il merito di selezionare cinque storie che, come ha giustamente sottolineato Paolo Mereghetti, hanno tutte un qualcosa in comune. Si trovano tutte ad un bivio.<br \/>\nI loro esistenti protagonisti hanno, tutti, la necessit\u00e0 di operare una scelta. E questa scelta ha quasi sempre a che fare con il delitto, con il crimine, con il varcare quella soglia che dalla legalit\u00e0 sposta la narrazione nell\u2019illegalit\u00e0.<br \/>\nQuasi a suggellare la progressiva perdita di significato che, in quel contesto s\u2019interiorizza rispetto a cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, nonostante le evidenti tragiche conseguenze di quelle scelte.<br \/>\nL\u2019unico esistente che si ribella \u00e8 proprio Roberto, l\u2019aiutante di Tony Servillo il manager dei rifiuti tossici pulito al Nord e gestore di discariche abusive al SUD, in cui io ho visto un esplicito riferimento a Roberto Saviano.<br \/>\nVengono in mente nomi del calibro di Pier Paolo Pasolini con i suoi \u201cRagazzi di vita\u201d ed anche il mai dimenticato \u201cPater Familas\u201d di Francsco Patierno.<br \/>\nA me personalmente il film ha evocato certe strategie del racconto riconducibili al cinema dei fratelli Joel e Ethan Coen con il loro \u201cNon \u00e8 un paese per vecchi\u201c, per la tensione che lo stile narrativo filmico impone allo spettatore, uno stile che calibra in bit a volte serratissimi, altre molto dilatati, il mai facile rapporto tra suspance e sorpresa, e che lo costringe a non intuire, quasi mai, cosa aspettarsi nella sequenza che sta vedendo. Pur, magari, avendo letto il libro.<\/p>\n<p><b>3. Conclusioni \u2013 quanto ci riguarda, personalmente, questo film?<\/b><br \/>\nChe dire se non che \u201cGomorra\u201d \u00e8 un\u2019opera importantissima sotto molti profili.<br \/>\nNon ultima, ed \u00e8 di stasera, la scelta di Roberto di non calpestare il red carpet di Cannes.<br \/>\nQualcuno ha ipotizzato per prudenza, lui ha chiarito anche perch\u00e9 \u201cNon sono una persona di cinema ma di parole.\u201d<br \/>\nUn gesto di grande correttezza verso gli autori e gli attori del film,ed, al tempo stesso, la conferma di una personalit\u00e0 schiva, amante pi\u00f9 della sostanza che della forma.<br \/>\nVorrei dire ancora tante cose. Per ora mi fermo qui perch\u00e9 ho avuto un weekend molto lungo e faticoso.<br \/>\nTutte e cinque le stelle che ho a disposizione per questo film che travalica i meriti pur notevoli degli aspetti formali, e verso il quale mi corre l\u2019obbligo di ricordare ancora che coinvolge tantissimi attori non professionisti, scelti tra i veri abitanti di quelle zone, perch\u00e9 tra questi ci sono l\u2019amico Ettore Cuocolo (il mitico direttore della nota pizzeria di Roma Pizza Forum, un angolo di vero folklore made in Napoli, alle spalle del Colosseo), a cui va il mio augurio di una pronta e completa guarigione e che ha avuto un ruolo attivo anche nei sopralluoghi per alcune delle location del film, ed il suo collaboratore, da tutti conosciuto come il Barone, che svolgono, soprattutto Ettore, assai bene il loro compito.<br \/>\nUn\u2019ultima considerazione la voglio svolgere ponendomi una domanda che chiss\u00e0 quante volte si sar\u00e0 posto Roberto Saviano.<br \/>\nQuanto ci riguarda, personalmente, questo film?<br \/>\nAnche aldil\u00e0 di una facile risposta, che troviamo nelle scritte finali del film che ci restituiscono le impressionati cifre dei danni e del business che la Camorra produce in Campania, credo che quest\u2019opera cinematografica ci riguardi tutti.<br \/>\nNon possiamo pi\u00f9 rimanere inermi difronte alla verit\u00e0, al male che a tutta la societ\u00e0 italiana questa gente, priva di scrupoli, fa.<br \/>\nE se non lo vogliamo o possiamo fare per un senso etico o morale, dobbiamo farlo, molto banalmente, per consentire a noi stessi, ed ai nostri figli, di vivere in mondo pi\u00f9 sano, pi\u00f9 onesto, meno avvelenato in tutte le accezioni possibili del termine.<br \/>\nNon dico migliore.<br \/>\nMa almeno uguale a quello di tutti gli altri paesi civili, dove la quella parola sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia, come la definiva Giorgio Gaber, assolve, per\u00f2, ancora, tutto il suo irrinunciabile ruolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Rapporto Confidenziale \u2013 numero6 (giugno 2008) Gomorra \u00e8 tante cose contemporaneamente, fra le altre un film corale. 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