{"id":4855,"date":"2009-12-29T23:32:11","date_gmt":"2009-12-29T22:32:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4855"},"modified":"2009-12-29T23:34:21","modified_gmt":"2009-12-29T22:34:21","slug":"i-migranti-nel-cinema-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4855","title":{"rendered":"I migranti nel cinema italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/sudsidestory.jpg\" width=\"620\" height=\"391\"><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Sonia Cincinelli,<br \/>\n<b>I migranti nel cinema italiano<\/b><br \/>\nEdizioni Kappa, Roma 2009<\/p>\n<p>Pagine: 304<br \/>\nIsbn: 978-88-78909-74-8<\/p>\n<p>Prefazione di Roberto Silvestri; postfazione di Fulvio Vassallo Paleologo.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/cincinelli_migranti.jpg\" width=\"236\" height=\"317\" align=\"left\" hspace=\"3\">L&#8217;attenzione rivolta nella produzione cinematografica italiana dei primi anni &#8217;90 ai migranti registra una disparit\u00e0 agli approcci sul tema, la sua metabolizzazione da un lato e gli esiti di questo confronto dall&#8217;altro. In assenza di un vero e proprio genere, il cinema italiano si \u00e8 occupato dell&#8217;immigrazione in maniera episodica e superficiale. Successivamente nei primi anni del nuovo secolo l&#8217;attenzione dedicata dalla &quot;settima arte&quot; al fenomeno migratorio si \u00e8 rivelata sempre pi\u00f9 crescente. Nell&#8217;Europa che i governanti vorrebbero &quot;fortezza&quot; il cinema italiano apre squarci di verit\u00e0 sui processi migratori. In controtendenza rispetto agli omologati mass media. I film proposti in questo libro, che parlano di immigrazione e che vedono come protagonisti stranieri nel territorio italico, sono i pi\u00f9 significativi degli ultimi diciannove anni. Antologia critica ed analitica che attraversa larga parte del panorama cinematografico nostrano, da grandi maestri del cinema come Maselli e Bertolucci, Amelio e De Seta ad affermati registi italiani come Giordana e Soldini, Tornatore e Mazzacurati approdando a giovani promesse consolidate come Garrone fino a registi emergenti come Melliti e Munzi, Spada e Marra. Tutti hanno affrontato questo complesso argomento. Attraverso un ampio riesame di ogni regista, di cui vengono colti i motivi ricorrenti, e i tratti stilistici e con un approfondimento globale di ogni film, il volume di Sonia Cincinelli ricostruisce e interpreta con rigore critico e partecipazione l&#8217;attivit\u00e0 cinematografica su questo attualissimo tema colmando un vuoto nella saggistica cinematografica.<\/p>\n<p>\n<b>Sonia Cincinelli<\/b> \u00e8 nata ad Arezzo nel 1979 e vive a Roma dove si \u00e8 laureata in Stora e critica del cinema nel 2006. Nel 2008 consegue la laurea magistralis in Saperi e tecniche del linguaggio cinematografico. Ha pubblicato &quot;C&#8217;\u00e8 una spina che mi buca la vita&quot; (2006), \u00e8 presente nelle raccolte di poesie &quot;Antologia dell&#8217;amore&quot; (2001) e &quot;Writhink&quot; (2005). Ha collaborato con Gold TV a con Donna TV. Attualmente collabora con magazine e riviste telematiche di cinema quali Cinemafrica, Taxi Drivers. Il Cinemante, Filmaker&#8217;s, Acchiappafilm, con riviste di letteratura e cultura come Poeti e poesia, Historica, Farepoesia, Segreti du Pulcinella e con la rivista di fumetti Stradanove.<\/p>\n<p>\n<object width=\"620\" height=\"502\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/0S9xgCGXqCU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;\"><\/param><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\"><\/param><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\"><\/param><\/object><\/p>\n<p>&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Prezzo: \u20ac 25,00<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.edizionikappa.com\/EDK_popV.php?id=458\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Compra online<\/font><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.edizionikappa.com\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">http:\/\/www.edizionikappa.com<\/font><\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><a href=\"http:\/\/www.edizionikappa.com\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/edizionikappa.GIF\"><\/a><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i>Leggi un estratto dal libro:<\/i><\/p>\n<p><b>&quot;NUOVO E NUOVISSIMO CINEMA ITALIANO e IMMIGRAZIONE&quot;<br \/>\nFilm degli ultimi diciannove anni<\/b><\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">di Sonia Cincinelli<\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n[Fonte: <a href=\"http:\/\/www.imigrantinelcinemaitaliano.blogspot.com\/\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">http:\/\/www.imigrantinelcinemaitaliano.blogspot.com<\/font><\/a>]<br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">L\u2019attenzione rivolta ai migranti dalla produzione cinematografica italiana dei primi anni \u201990 registra una disparit\u00e0 negli approcci al tema: la sua metabolizzazione da un lato, e gli esiti di questo confronto dall\u2019altro. In assenza di un vero e proprio genere, il cinema italiano si \u00e8 occupato dell\u2019immigrazione in maniera episodica e superficiale. Successivamente, nei primi anni del nuovo secolo l\u2019attenzione rivolta dalla settima arte al fenomeno migratorio si \u00e8 rivelata sempre pi\u00f9 crescente. I film che citer\u00f2, che parlano di immigrazione e che vedono come protagonisti stranieri nel territorio italico, sono i pi\u00f9 significativi dell\u2019ultimo ventennio&nbsp;[1].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i class=\"spip\">I film<\/i><\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i class=\"spip\">Pummar\u00f2<\/i> (1990) \u00e8 la prima prova registica dell\u2019attore Michele Placido, un istant-movie. Qui l\u2019Italia degli anni \u201990 \u00e8 ulteriormente cambiata. Da paese che fornisce braccia per l\u2019emigrazione diventa una terra mito per clandestini affamati, dall\u2019Africa, dall\u2019India e dall\u2019Est Europa. \u00c8 un film che delinea il fenomeno dell\u2019immigrazione e che ribalta ruoli e mentalit\u00e0. Questa non \u00e8 pi\u00f9 storia, ma cronaca amara e inquietante dei nostri giorni. <br \/>\nInvece, quando il cinema racconta una storia d\u2019amore, mette in scena l\u2019incontro tra due mondi che \u00e8 modellato sul bisogno comune a tutte le culture di conservare l\u2019ordine e di garantire la sua propagazione. Cos\u00ec, se si innamorano due individui appartenenti a mondi separati, socialmente e culturalmente, l\u2019ordine \u00e8 minacciato dal rischio di un cambiamento radicale. Tutto questo lo ritroviamo in <i class=\"spip\">Un\u2019anima divisa in due<\/i> (Silvio Soldini, 1993). La pellicola narra un amore impossibile tra Pietro, un giovane milanese e Pabe, un\u2019affascinante rom che egli sorprende a rubare nei grandi magazzini. Un amore diverso perch\u00e9 diverse sono le realt\u00e0 sociali dei due protagonisti, un amore tormentato perch\u00e9 il rapimento e la fuga sono i riti matrimoniali che accompagnano il popolo dei rom. Qui le differenze culturali dei due protagonisti pesano come pietre, non c\u2019\u00e8 mai un coinvolgimento totale fra i due che sembrano ritrarsi ogni volta che le emozioni prendono il sopravvento&nbsp;[2].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">In <i class=\"spip\">Lamerica<\/i> (Gianni Amelio, 1994), Gino, spregiudicato imprenditore italiano in Albania, viene piantato dal suo socio in affari e resta solo. Conosce Michele, un italiano affetto da amnesia, convinto di essere in Sicilia. I due si imbarcheranno per l\u2019Italia, vista come la terra promessa che tanti albanesi sognano, fomentati dalle scintillanti trasmissioni televisive captate con l\u2019antenna parabolica&nbsp;[3]. <br \/>\nIn <i class=\"spip\">L\u2019articolo due<\/i> (Maurizio Zaccaro, 1994), Said, algerino, \u00e8 da vari anni a Milano dove lavora e vive, con la moglie Malika e tre figli, in modo decoroso, anche se con problemi. Egli ha lasciato per\u00f2 in patria una seconda moglie, Fatma, con altri tre bambini, che si prende cura dei genitori. Quando il suocero muore, Fatma decide di raggiungere il marito, ma la legge italiana, che riconosce il diritto al ricongiungimento del coniuge, non prevede per\u00f2 modelli familiari diversi dal proprio. Ottusit\u00e0 delle istituzioni che contraddicono l\u2019articolo 2 della Costituzione sui diritti inviolabili dell\u2019uomo. Il film tratta con efficacia i temi su difficolt\u00e0 di integrazione legale, accettazioni e rifiuti da parte degli italiani, stereotipi nostrani sul mondo arabo e musulmano e infine incidenti di lavoro agli stranieri.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i class=\"spip\">Terra di mezzo<\/i> (Matteo Garrone, 1996) \u00e8 un film composto da tre episodi aventi a tema l\u2019immigrazione in Italia. Nel primo, <i class=\"spip\">Silhouette<\/i>, Garrone documenta la vita di alcune prostitute nigeriane a Roma, nel secondo, <i class=\"spip\">Euglen &amp; Gentian<\/i>, segue le vicende di due ragazzi albanesi a contatto con il lavoro nero; nell\u2019ultimo, <i class=\"spip\">Self-Service<\/i>, descrive i ricordi di un immigrato egiziano che lavora di notte in un distributore di benzina. <i class=\"spip\">Terra di mezzo<\/i> \u00e8 un film che esplora i confini invisibili, le soglie di accesso a mondi sommersi che il cinema riporta alla luce attraverso immagini che uniscono mondi lontani, che avvicinano realt\u00e0 clandestine, tolte ai nostri sguardi, emarginate. <br \/>\nCon il successivo <i class=\"spip\">Ospiti<\/i> (1998), lo stesso Garrone ci racconta la storia di due cugini ventenni albanesi, Gheni e Gherti, ospiti a casa di Corrado, giovane fotografo borghese che vive ai Parioli, ma dotato di personalit\u00e0 fuori dagli schemi; i due ragazzi incrociano le proprie storie con quella del padrone di casa, sensibile, buono e ingenuo. Le vicende si svolgono autonomamente, senza imposizioni, quasi a voler continuare il percorso iniziato nel precedente <i class=\"spip\">Terra di mezzo<\/i>.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">In <i class=\"spip\">Vesna va veloce<\/i> (Carlo Mazzacurati, 1997), Vesna, ventunenne ceca, si allontana dalla sua comitiva di turisti, rimane a Trieste e decide di non ritornare nel suo paese di origine, ma la sua vita in Italia non sar\u00e0 facile e avr\u00e0 bisogno di prostituirsi per sopravvivere in una societ\u00e0 mercificata dove i soldi sono tutto. Un film dove la protesta emerge in modo sottile, in cui Antonio Albanese interpreta il suo primo ruolo drammatico. <br \/>\nCon <i class=\"spip\">La giusta distanza<\/i> dello stesso Mazzacurati (2008), ci troviamo in un piccolo paese alle foci del Po, dove si incontrano Hassan e Mara. Lui \u00e8 un meccanico tunisino e lei una giovane maestra. Una storia che comincia sotto il segno dell\u2019inquietudine, con Hassan che di notte spia la ragazza nella casa isolata in cui abita, e lei che inizialmente lo manda via, ma poi intreccia una relazione con lui. Un giallo macchier\u00e0 il tranquillo paese, che riuscir\u00e0 a snodare solo un giovane giornalista del luogo.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">In <i class=\"spip\">L\u2019assedio<\/i> (Bernardo Bertolucci, 1998), si racconta la storia d\u2019amore tra un musicista e la sua domestica, una studentessa africana il cui marito si scopre essere prigioniero politico. Bertolucci ha voluto raccontare l\u2019amore come assedio, come occupazione di spazi mentali, come immigrazione; \u00e8 uno dei film che usa la love story per raccontare la crisi e la volont\u00e0 di conservazione di un mondo e di un ordine. <br \/>\nIn <i class=\"spip\">Occidente<\/i> (Corso Salani, 2000), un\u2019immigrata rumena studia e lavora ad Aviano, sorta di terra di nessuno, luogo a forte presenza americana dovuta alla base NATO, \u00e8 sola e tormentata per non essere rimasta a fianco dei compagni oppositori di Ceausescu. Un insegnante italiano si innamora di lei, ma la ragazza \u00e8 sempre pi\u00f9 sfuggente. Corso Salani filma lo sradicamento, l\u2019evanescenza e lo smarrimento di un\u2019immigrata rumena, del suo paese e dell\u2019Occidente di fronte alle proprie responsabilit\u00e0 storiche. Il regista, autore di pellicole underground degli anni \u201990, si mantiene volutamente e meritoriamente fuori dai circuiti ufficiali, dalle idee consolidate e dalle seduzioni del successo.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i class=\"spip\">Un posto al mondo<\/i> (Jacopo Quadri, Mario Martone, 2000) \u00e8 una produzione Rai Tre. In questo film vengono montati materiali differenti: attinge dagli archivi RAI le immagini di tutto il mondo che raccontano guerre, carestie, esodi, separazioni, incontri. Ad esse il film sovrappone il racconto di una messa in scena teatrale di Martone, <i class=\"spip\">Edipo Re<\/i>, realizzato per il teatro Argentina a Roma, reimmaginato e rivissuto attraverso un coro di emigranti donne e uomini giunti in Italia: marginali, integrati poveri, colti oppure ignoranti, rom, curdi, slavi, kosovari, maghrebini, africani per raccontare, da un paese di emigrati come l\u2019Italia, il fenomeno attuale delle migrazioni, la ricerca affannosa e spesso dolorosa di un posto al mondo. <br \/>\nIl film <i class=\"spip\">Sud side stori<\/i> (Roberta Torre, 2000) racconta la storia di un amore impossibile tra un palermitano (Giulietto) e una prostituta nigeriana (Romea). La comunit\u00e0 palermitana si oppone a questo amore. Le musiche popolari africane, reinterpretate in chiave irriverente e unite alla musica popolare siciliana e al pop contemporaneo caratterizzano il film &#8211; continuazione ideale di <i class=\"spip\">Tano da morire<\/i> (1997) &#8211; nell\u2019ottica di un uso spregiudicato del cinema e del musical come genere aperto.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">In <i class=\"spip\">Tornando a casa<\/i> (Vincenzo Marra, 2001), si sviluppa la storia di un gruppo di pescatori napoletani, tra i quali un nordafricano, costretti a pescare in Sicilia e a spingersi dentro le pi\u00f9 pescose acque territoriali africane. Ritornati a Napoli, una serie di vicende li porter\u00e0 nuovamente in Sicilia e ancora in Africa. Nella figura del protagonista napoletano, l\u2019immagine dello sradicamento: decider\u00e0 di unirsi ad una imbarcazione di clandestini, fingendosi africano. <br \/>\nIn <i class=\"spip\">Un confine di specchi<\/i> (Stefano Savona, 2002), troviamo gli emigrati siciliani in Tunisia e quelli tunisini in Sicilia, scambi e flussi che hanno generato vicende interessanti da raccontare. Storie dove l\u2019integrazione e l\u2019odio fra razze fanno parte di un unico universo. Dove il confine tra mondo islamico e quello occidentale \u00e8 evanescente e al tempo stesso insormontabile.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i class=\"spip\">Saimir<\/i> (Francesco Munzi, 2004), \u00e8 un sedicenne albanese che vive con il padre, trafficante di braccia migranti nella costa laziale. Conduce una vita violenta e malavitosa finch\u00e9 s\u2019innamora di una ragazza italiana borghese che lo fa entrare in un nuovo sogno subito infranto. La rabbia di Saimir esplode, ma ritrover\u00e0 la retta via denunciando il racket e rinunciando all\u2019omert\u00e0. In questo film c\u2019\u00e8 un figlio contro un padre, dunque nuova immigrazione contro vecchia. In <i class=\"spip\">Il resto della notte<\/i> dello stesso Munzi (2008), due ambienti si scontrano nella Torino di oggi: la borghesia ricca delle ville isolate e i poveri delle case di ringhiera e degli insediamenti abusivi. Uno sguardo lucido e sofferto, ma che nasconde ambiguit\u00e0, sull\u2019Italia attuale. <br \/>\nIn <i class=\"spip\">Quando sei nato non puoi pi\u00f9 nasconderti<\/i> (Marco Tullio Giordana, 2005), Sandro, un ragazzo di dodici anni, \u00e8 cresciuto in una famiglia bresciana benestante. Durante una crociera in barca, di notte cade in mare ma riesce a salvarsi perch\u00e9 viene avvistato da un barcone di immigranti clandestini. Sfidando la rabbia degli scafisti, che vorrebbero andare avanti ignorandolo, qualcuno si tuffa, lo salva e lo trascina a bordo. \u00c8 l\u2019inizio per Sandro di un viaggio avventuroso verso l\u2019Italia in cui avr\u00e0 occasione di scoprire un mondo completamente diverso e di misurare le proprie capacit\u00e0 di adattamento. Il viaggio lo mette alla prova misurandosi con la solitudine, la paura, le aspettative e le disillusioni. Egli \u00e8 oltre la linea che separa l\u2019adolescenza dal mondo degli adulti: una volta varcata la soglia nulla sar\u00e0 come prima&nbsp;[4].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i class=\"spip\">Il vento fa il suo giro<\/i> (Giorgio Diritti, 2005), \u00e8 un interessante film ambientato a Chersogno, un piccolo e tranquillo paesino delle Alpi piemontesi a lingua occitana la cui sopravvivenza \u00e8 legata ad alcune persone anziane ed a un po\u2019 di turismo estivo. L\u2019arrivo di Philippe, pastore francese, e della sua famiglia, movimenta la vita del villaggio. Gli abitanti dopo una generosa accoglienza, iniziano a mal tollerare la presenza dei nuovi arrivati. Cos\u00ec gelosie ed incomprensioni prendono il sopravvento e portano il paese a dividersi in due, ottenendo l\u2019espulsione finale dello straniero. <br \/>\n<i class=\"spip\">La sconosciuta<\/i> (Giuseppe Tornatore, 2006), invece, ci racconta la storia di Irena, arrivata in Italia dall\u2019Ucraina, che vive tra i ricordi del misterioso passato e il presente. Si trasferisce in un appartamento di fronte all\u2019edificio in cui abita la famiglia di orafi, gli Adacher, e passa le giornate ad osservarli. Con astuzia, Irena riesce a prendere il posto della vecchia domestica e a insinuarsi sempre pi\u00f9 nella loro vita. Ma il passato della donna lentamente riemerge portando con se ancora orrori e violenze.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Con il docu-film musicale <i class=\"spip\">L\u2019orchestra di Piazza Vittorio<\/i> (Agostino Ferrente, 2006) abbiamo un bellissimo esempio di integrazione attraverso la formazione di un\u2019orchestra multietnica. I personaggi di questo <i class=\"spip\">documusical<\/i> sono tutti i componenti dell\u2019orchestra, la loro vita quotidiana, le loro storie di vita passata e presente, che trasmettono tanta voglia di integrazione. <br \/>\nIn <i class=\"spip\">Io, l\u2019altro<\/i> di Mohsen Melliti (2007), cineasta italo-tunisino, Giuseppe e Yussef sono due pescatori amici per la pelle che varcano il mare con il peschereccio Medea. Un giorno, per colpa di una notizia di cronaca estera diffusa dalla radio, tra di loro si insinua il dubbio che porter\u00e0 l\u2019italiano Giuseppe al pregiudizio nei confronti dell\u2019arabo Yussef. Tutto ci\u00f2 li condurr\u00e0 all\u2019autodistruzione fisica e morale. <br \/>\n<i class=\"spip\">Le ferie di Licu<\/i> (Vittorio Moroni, 2007) \u00e8 la storia di Licu, un ragazzo di ventisette anni che \u00e8 nato in Bangladesh ma vive a Roma. Un giorno riceve da sua madre la foto di una ragazza di diciotto anni. Si chiama Fancy ed \u00e8 la sposa che la sua famiglia ha scelto per lui. Licu avr\u00e0 solo quattro settimane di ferie per tornare nel suo paese e sposare questa ragazza che non conosce.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">In <i class=\"spip\">Lettere dal Sahara<\/i> di Vittorio De Seta (2004, <i class=\"spip\">nella foto<\/i>) Assane, un giovane senegalese, musulmano, dopo la morte del padre, interrompe gli studi per emigrare in Italia. Naufraga a Lampedusa e da l\u00ec viene poi tradotto in Sicilia. Riesce a fuggire, prima si reca a Villa Literno vicino Napoli dal cugino e poi a Firenze dalla cugina, ma le aspettative di Assane vengono deluse irreparabilmente. <br \/>\n<i class=\"spip\">Civico 0<\/i> (Francesco Maselli, 2007) \u00e8 un film a tre episodi. I primi due, che trattano segnatamente di immigrazione, ci raccontano le storie vere di due donne migranti che arrivano in Italia con la speranza di una vita migliore, lontane dalla povert\u00e0 e dalla guerra per trovare solo difficolt\u00e0, costrette a vivere in modo disumano. <br \/>\n<i class=\"spip\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4292\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Cover Boy<\/font><\/a><\/i> (Carmine Amoroso, 2008), parla dell\u2019amicizia fra Ioan e Michele, uno rumeno e l\u2019altro italiano. Due mondi che casualmente si incontrano: Ioan in cerca di un futuro migliore e Michele precario vive la crisi del lavoro occidentale. Precariet\u00e0, disoccupazione, immigrazione ed emarginazione vengono trattate con gusto e garbo in questo film. <br \/>\nInfine, <i class=\"spip\">Riparo<\/i> (Marco Simon Puccioni, 2007), ci racconta la storia di Anna e Mara, due lesbiche che di ritorno da una vacanza romantica, si accorgono che Anis, un giovane immigrato, si \u00e8 infilato nella loro automobile e ne ha approfittato per superare la frontiera. Nonostante tante difficolt\u00e0 i tre sembrano trovare un fragile ritmo domestico. Ma una catena di eventi mette in crisi l\u2019originalit\u00e0 che unisce questo singolare gruppo umano.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i class=\"spip\">Il viaggio<\/i><\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Il cinema italiano che parla di migranti ha, come si \u00e8 raccontato nei film elencati, una stretta correlazione col tema del viaggio che pi\u00f9 in generale ha accompagnato l\u2019intera storia del cinema. Pensiamo alla strada (ferrata) lungo la quale il treno dei Lumi\u00e8re, entrando in stazione, chiude un primo tragitto e segna l\u2019iniziazione dello spettatore: e se lo schermo fosse una strada? Il cinema con sempre pi\u00f9 evidente e consapevole determinazione, ha continuato, negli anni, a costruire una rete di convenzioni, di fantasie, di paure, di attese ai margini di strade capaci di garantire una <i class=\"spip\">viabilit\u00e0<\/i> dell\u2019immaginario&nbsp;[5]. Gioco e incrocio di parole che indicano la valenza metaforica della strada nella messa in scena, laddove la strada \u00e8 luogo di uno spostamento immaginato o reale, \u00e8 il supporto di una delle figure pi\u00f9 codificate e riconoscibili della narrativit\u00e0: per l\u2019appunto, il viaggio. Il viaggio come forma densa di senso, disponibile, fecondamente, ad accogliere e generare allegoria, metonimie, dotata di una struttura simbolica teoricamente complessa e raramente descritta e raffigurata nella sua semplicit\u00e0 o immediatezza.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Il viaggio \u00e8 da subito movimento attraverso lo spazio nel testo e movimento del testo stesso, movimento dell\u2019autore e del lettore nel testo e, infine, in alcuni casi, di quest\u2019ultimo verso i propri principi organizzativi&nbsp;[6]. L\u2019ambiguit\u00e0 della nozione di viaggio dilata i confini che separano lo spazio e la finzione, e li costringe, in qualche modo, ad avvicinarsi, a confondersi, a perdersi uno nell\u2019altro. La geografia intesa come scrittura delle aree, dei territori e dei terreni, e la finzione come attualizzazione, nel racconto, delle virtualit\u00e0 di un mondo possibile, si sfiorano in una complicit\u00e0 e in un intrattenimento che hanno l\u2019ottusit\u00e0 delle verit\u00e0 non decifrabili. La mitologia del viaggio che \u00e8 scoperta ed arricchimento, consente allo spazio di farsi testo e al testo di raccontare lo spazio, e ad entrambi di assumere, a loro volta, i tempi e i rischi di un percorso da seguire, una collocazione mitica da svelare&nbsp;[7].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Il viaggio \u00e8 struttura narrativa, ipotesi di partenza, monotono rimorso, metafora o ricerca di territori diversi o di diversi modi di raggiungere la propria identit\u00e0. Ogni struttura di viaggio oscilla sempre fra pulsioni contrastanti: la partenza e il ritorno. Da un lato il polo della fuga, dell\u2019evasione, del movimento, dell\u2019aspirazione al nuovo e all\u2019ignoto; dall\u2019altro lato il polo della <i class=\"spip\">catabasi<\/i>, del ritorno a casa, della nostalgia delle origini&nbsp;[8]. Il viaggio dei migranti \u00e8, come si \u00e8 visto nella cinematografia oggetto del nostro lavoro, anche e soprattutto bisogno, necessit\u00e0, incertezza, anche di arrivare vivi, e una volta arrivati grande nostalgia delle origini, ma il ritorno verrebbe vissuto con vergogna e decreterebbe una sconfitta. Nello specifico il viaggio della speranza \u00e8 caratterizzato da una meta a volte imprecisa ma con l\u2019obbiettivo preciso di vivere una vita migliore&nbsp;[9].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">La fine del viaggio assume tendenzialmente la struttura di <i class=\"spip\">deriva<\/i>, nel senso etimologico di abbandono al corso degli eventi, galleggiamento, verso una meta idealizzata che si scontrer\u00e0 inevitabilmente con la crudele realt\u00e0 di uno Stato incapace di accoglienza. Spesso i protagonisti di questi film, una volta che sono state deluse le loro aspettative, mantengono intatto il sogno, illudendosi ulteriormente di poterlo realizzare in un\u2019ulteriore terra promessa. Quindi il viaggio contemporaneo come deriva: derive urbane, derive postmoderne, ma anche derive sentimentali ed affettive. A volte i personaggi (come Malvina in <i class=\"spip\">Occidente<\/i>) ormai perdenti, si arroccano, disincantati, malati, invecchiati, feriti, in una zona metaforica, nell\u2019antico spazio divenuto un archivio, un magazzino di stereotipi e di attrezzi di scena. Il viaggio si trasforma in nomadismo, la scoperta in erranza, la luce della geografia in opaca topografia. Comincia proprio con un viaggio che al tempo stesso \u00e8 reale e simbolico o dispersivo.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">La strada presente in inquadrature che la vedono come oggetto e soggetto filmico \u00e8 stata per anni simbolo dell\u2019unicit\u00e0 dello sguardo (pensiamo a <i class=\"spip\">Terra di mezzo<\/i>, <i class=\"spip\">Saimir<\/i>, <i class=\"spip\">Riparo<\/i>, <i class=\"spip\">Vesna va veloce<\/i> e <i class=\"spip\">Civico 0<\/i> che ci mostra i migranti sbattuti da una parte all\u2019altra dell\u2019Italia). Quando la meta del viaggio stesso coincide con il punto di partenza (come succede al Franco di <i class=\"spip\">Tornando a casa<\/i> o al Sandro di <i class=\"spip\">Quando sei nato non puoi pi\u00f9 nasconderti<\/i>), l\u2019andare o il ritornare perdono il loro significato primario ed attraverso il moto delle onde riproducono la struttura del verso poetico&nbsp;[<a name=\"nh10\" id=\"nh10\" class=\"spip_note\" title=\"[10] Cfr. Iain Chambers, Paesaggi migratori: cultura e identit\u00e0 nell'epoca (...)\" href=\"http:\/\/www.cinemafrica.org\/spip.php?article794#nb10\">10<\/a>].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Lo stesso vale per un magnifico film della cinematografia magrebina come <i class=\"spip\">Travers\u00e9es<\/i> (Mahmoud Ben Mahmoud, 1984) in cui un polacco ed un arabo si incontrano su un traghetto che fa spola su la costa belga e la Gran Bretagna. \u00c8 la notte di capodanno e arrivati sulla sponda britannica, i due non vengono accettati perch\u00e9 i documenti non sono in regola. Sono costretti a ritornare nel porto di partenza dove vengono respinti per gli stessi motivi. Il viaggio dei due si snoda attraverso un\u2019identica emarginazione, originata da esperienze storiche, psicologiche e biografiche diverse, ma unificata da quell\u2019oscillazione da una costa all\u2019altra, tra le ondate di un mare violento, aggressivo e l\u2019indifferenza degli uomini. Qualche volta il viaggio \u00e8 circolare e il punto di arrivo \u00e8 l\u2019infanzia e ogni luogo lontano sembra la meta per cambiare la vita (come in <i class=\"spip\">L\u2019articolo 2<\/i>, <i class=\"spip\">Io l\u2019altro<\/i> e <i class=\"spip\">Lettere dal Sahara<\/i>). A volte, nei film analizzati, il cinema fa emergere le zone liminali ed interstiziali dell\u2019emarginazione dove come in un\u2019isola, sono luoghi dell\u2019incomunicabilit\u00e0 umana (<i class=\"spip\">Occidente<\/i>, <i class=\"spip\">L\u2019assedio<\/i>, <i class=\"spip\">Tornando a casa<\/i> e <i class=\"spip\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4292\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Cover Boy<\/font><\/a><\/i>).<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">La presenza continua della frontiera traduce in termini di spazio visivo la presenza di una barriera mentale, di un limite difficile se non impossibile da oltrepassare. Pi\u00f9 che una separazione tra due paesi, la frontiera diventa un\u2019immagine pregnante e parlante che rivela la presenza di una soglia critica dove i conflitti interiori, gli appuntamenti con se stessi diventano di volta in volta pi\u00f9 crudeli. Il viaggio diventa allora una sorta di erranza mentale, una ricerca dell\u2019identit\u00e0 ed una investigazione interiore che mette i protagonisti di fronte ai propri limiti e alle proprie frontiere&nbsp;[11].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">La nave \u00e8 peraltro un mezzo di trasporto cos\u00ec intimamente legato alla storia del cinema: per esempio, le navi degli anni \u201980 servono a tutto fuorch\u00e9 a viaggiare, si pensi a <i class=\"spip\">Fitzcarraldo<\/i> (1982) di Werner Herzog, in cui la nave da strumento che rende il viaggio possibile diventa ostacolo al viaggio. In questo contesto, la mitologia del viaggio come scoperta e arricchimento appare ormai definitivamente consunta, comunque impraticabile, tutt\u2019al pi\u00f9 sopravvive come figura di nostalgia. I migranti nel cinema italiano invece intraprendono per necessit\u00e0 il viaggio in mare e la nave, barca, sorta di <i class=\"spip\">zattera della medusa<\/i> dei disperati, \u00e8 un viaggio pericoloso, pieno di insidie incerto, dagli esiti a volte drammatici (<i class=\"spip\">Pummar\u00f2<\/i>, <i class=\"spip\">Tornando a casa<\/i>, <i class=\"spip\">Quando sei nato non puoi pi\u00f9 nasconderti<\/i>, <i class=\"spip\">Lamerica<\/i>, <i class=\"spip\">Lettere dal Sahara<\/i>, <i class=\"spip\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4292\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Cover Boy<\/font><\/a><\/i> e <i class=\"spip\">Riparo<\/i>). Quindi un viaggio che si compie, e a volte invano.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Quelle barche che si concretizzano in una notte, come miracolo necessario per giustificare chi parte e chi resta per sempre, come in <i class=\"spip\">Les baliseurs du d\u00e9sert<\/i> (Nacer Khemir, 1984) che contiene partenze reali e partenze mancate, arrivi reali ed arrivi sognati. La barca nel deserto \u00e8 la dichiarazione poetica dei <i class=\"spip\">baliseurs du d\u00e9sert<\/i>, un nucleo poetico senza testo, perch\u00e9 dal loro vagabondare non nasce un discorso, non si sviluppa un possibile racconto. Il deserto, luogo deputato all\u2019attesa, spazio peculiare del cinema di viaggio, vero <i class=\"spip\">grado zero della geografia<\/i>, con nessuna frontiera, nessuna separazione fra qui e altrove, nessun punto di partenza o di arrivo, nessun limite da raggiungere o superare: solo un continuum piatto, secco, giallastro e polveroso.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Negli anni \u201980, il deserto non si configurava come luogo da attraversare per andare oltre, come per esempio succede nel cinema italiano contemporaneo, dove prende una connotazione di transito ed attraversamento ma come luogo in cui si vive senza possibilit\u00e0 alternative come nel magnifico <i class=\"spip\">Il deserto dei tartari<\/i> (Valerio Zurlini, 1976) che ci propone un avamposto di frontiera che si affaccia sul nulla. Adesso il deserto diventa un luogo di transito da attraversare anche a piedi nudi se \u00e8 necessario (<i class=\"spip\">Civico 0<\/i>), affrontarlo e vincerlo per superare al di l\u00e0 di qualsiasi legge i confini, quindi lo spostamento qui si configura come necessit\u00e0 vitale, disperata, che \u00e8 pi\u00f9 forte di un semplice desiderio di esplorazione, un urgenza che pu\u00f2 portare anche all\u2019implosione e quindi all\u2019espulsione, una volta raggiunto l\u2019obbiettivo (Lettere dal Sahara). <br \/>\nInfine il mare in questi film rappresenta la libert\u00e0, lo sconfinamento, la leggerezza, a volte viene usato dai protagonisti come non-luogo di purificazione dalle scorie che gli infligge la nuova societ\u00e0 di cui sono entrati a far parte senza aver trovato l\u2019integrazione, come succede in <i class=\"spip\">Vesna va veloce<\/i>, <i class=\"spip\">Un\u2019anima divisa in due<\/i>, <i class=\"spip\">Saimir<\/i> e <i class=\"spip\"><a href=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=4292\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">Cover Boy<\/font><\/a><\/i>&nbsp;[12].<\/font><\/p>\n<p class=\"spip\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">La settima arte, come si \u00e8 visto, ha l\u2019indubbio merito di aprire squarci di luce e di verit\u00e0 nascoste su una realt\u00e0 che miopi governanti vorrebbero cupa e irta di frontiere e fortezze. Che il viaggio <i class=\"spip\">a 35 mm<\/i> nell\u2019Italia dei migranti, che nessuno vuole riconoscere, continui.<\/font><\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"spip\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"spip\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"spip\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt; font-weight: 700\">Note:<\/font><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt\"><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[1] Cfr. Vito Zagarrio, <i class=\"spip\">Il cinema della transizione. Scenari italiani degli anni \u201990<\/i>, Venezia, Marsilio, 2000.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[2] Cfr. Philippe Antonello, <i class=\"spip\">Dieci anni, cinque film, cento foto: il cinema di Silvio Soldini raccontato dagli scatti di Philippe Antonello<\/i>, Parma, Edicta, 2004.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[3] Cfr. Gianni Amelio, <i class=\"spip\">Lamerica<\/i>, a cura di Alberto Cattini, Circolo del cinema di Mantova, 1999.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[4] Cfr. Lorenzo Costelli, <i class=\"spip\">Quando sei nato non ti puoi nascondere<\/i>, Venezia, Marsilio, 2005.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[5] Cfr. Riccardo Triolo, <i class=\"spip\">Vedere gli immigrati attraverso il cinema<\/i>, Perugia, Guerra, 2004.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[6] Cfr. Vito Zagarrio, <i class=\"spip\">Cinema italiano anni novanta<\/i>, Venezia, Marsilio, 2001.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[7] Cfr. Elena Bertonelli, Luigi M. Lombardi Satriani (a cura di), <i class=\"spip\">Emigrazione e immigrazione<\/i>, Milano, Jaka book, 1991.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[8] Cfr. Federica Giovannelli (a cura di), <i class=\"spip\">Frontiere: il cinema e le narrazioni dell\u2019identit\u00e0. Nazione, sesso, gender, razza tra tradizione e traduzione<\/i>, Roma, Bulzoni, 2005.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[9] Cfr. Giovanna Granturco, <i class=\"spip\">Per una sociologia del Viaggio<\/i>, Roma, Edizioni Eucus, 2000.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[10] Cfr. Iain Chambers, <i class=\"spip\">Paesaggi migratori: cultura e identit\u00e0 nell\u2019epoca postcoloniale<\/i>, Roma, Meltemi, 2003.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[11] Cfr. Nourredine Ghali, <i class=\"spip\">Les chemins de l\u2019errance et de la solitude<\/i>, \u00abCin\u00e9ma\u00bb, n. 216, dicembre 1976.<\/font><\/p>\n<p class=\"spip_note\" style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\" align=\"justify\"><font face=\"Verdana\">[12] Cfr. Giorgio Simonelli, Paolo Taggi (a cura di), <i class=\"spip\">L\u2019altrove perduto: il viaggio nel cinema e nei mass media<\/i>, Roma, Gremese, 1987.<\/font><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">[Fonte: <a href=\"http:\/\/www.imigrantinelcinemaitaliano.blogspot.com\/\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">http:\/\/www.imigrantinelcinemaitaliano.blogspot.com<\/font><\/a>]<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Sonia Cincinelli, I migranti nel cinema italiano Edizioni Kappa, Roma 2009 Pagine: 304 Isbn: 978-88-78909-74-8 Prefazione di Roberto Silvestri; postfazione di Fulvio Vassallo Paleologo. &nbsp; L&#8217;attenzione rivolta nella produzione cinematografica italiana dei primi anni &#8217;90 ai migranti registra una disparit\u00e0 agli approcci sul tema, la sua metabolizzazione da un lato e gli esiti di questo confronto dall&#8217;altro. 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