{"id":5001,"date":"2010-01-04T01:48:28","date_gmt":"2010-01-04T00:48:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5001"},"modified":"2010-01-04T01:51:09","modified_gmt":"2010-01-04T00:51:09","slug":"con-le-ore-contate-il-cinema-di-elio-petri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=5001","title":{"rendered":"Con le ore contate. Il cinema di Elio Petri"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/eliopetri.jpg\" alt=\"eliopetri\" title=\"eliopetri\" width=\"620\" height=\"365\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5002\" srcset=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/eliopetri.jpg 620w, https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/eliopetri-300x176.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" size=\"2\"><b>Cinema Trevi: &quot;Con le ore contate. Il cinema di Elio Petri&quot;<\/b><\/font><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><br \/>\n<i>Il cinema di Elio Petri, sempre citato quando si parla di denuncia, va riosservato nel suo complesso, a cominciare dai primi film e dalle opere meno note.<\/i><br \/>\n&nbsp;<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>7-10 gennaio 2010<br \/>\nCINETECA NAZIONALE \u2013 CINEMA TREVI<\/b><br \/>\nVicolo del Puttarello 25, (Fontana di Trevi) Roma<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Quando si parla di cinema di denuncia in Italia il nome di Elio Petri non manca mai, viene recitato come una litania accanto ai nomi di Francesco Rosi e Damiano Damiani, modelli ineguagliabili per chiunque cerchi di <i>indagare<\/i> la realt\u00e0 con la macchina da presa ed emblemi di una stagione <i>aggressiva<\/i> del cinema italiano di fronte agli stimoli proposti dalla societ\u00e0. Ma questo accostamento reiterato nel tempo, destituito di ogni approfondimento critico, non giova alla figura di Petri, elevato a totem di un cinema che vanta molti tentativi di imitazione (anche e soprattutto televisivi), ma che in realt\u00e0 non ha fatto proseliti. Mentre il regista merita ben altra sorte e considerazione, prescindendo anche dal cinema di denuncia.<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">\u00c8 sufficiente vedere uno dei suoi film meno conosciuti, ma il pi\u00f9 significativo sul piano umano, <i>I giorni contati<\/i>, parabola sul tempo che scorre, per comprendere la variet\u00e0 espressiva e narrativa del cinema di questo autore, capace di <i>trascendere<\/i> la realt\u00e0 con l&#8217;arma del grottesco, ma anche di cogliere con sensibilit\u00e0 i mutamenti sociali in atto. Bisogna ripartire proprio dai film meno noti, il film d&#8217;esordio, <i>L&#8217;assassino<\/i>, che anticipa il poliziesco, il fantascientifico <i>La decima vittima<\/i>, il pop <i>Un tranquillo posto di campagna<\/i>, l&#8217;ossessionante <i>Buone notizie<\/i> e scandagliare le evidenti differenze fra i capolavori conclamati, citati anch&#8217;essi come una litania: <i>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto<\/i>, <i>La classe operaia va in paradiso<\/i>, <i>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/i>, <i>A ciascuno il suo<\/i>. Rimane inclassificabile <i>Todo modo<\/i>, uno dei film pi\u00f9 <i>allarmanti<\/i> del cinema italiano, che a distanza di quasi trentacinque anni non siamo ancora riusciti a definire, delineare, delimitare perch\u00e9 la Storia, con le sue contraddittorie vicende, ha contribuito a rendere ancora pi\u00f9 intrigato e intrigante. Il mistero del film \u00e8 il mistero di un regista che, affrontando prevalentemente (e rileggendo) la realt\u00e0 circostante, ha quasi sempre evitato di parlare di se stesso, eppure la sua complessa personalit\u00e0, il suo travaglio interiore (raccontati poi dal suo sceneggiatore di fiducia, Ugo Pirro, nel fondamentale libro <i>Il cinema della nostra vita<\/i>) sono comunque emersi, tra le righe. Dietro la denuncia si nascondeva un uomo che non si definiva un artista, tantomeno un intellettuale, ma \u00abun adolescente, ancora senz&#8217;arte, n\u00e9 parte\u00bb. Adolescente fino all&#8217;ultimo, per allontanare lo spettro della morte: \u00abSe ci penso bene, ogni cosa si fa per sfuggire all&#8217;idea della morte, per passare il tempo, perch\u00e9 la mente sia occupata da altro che non dall&#8217;idea, o voglia o paura, di morire\u00bb.<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">gioved\u00ec 7 GENNAIO<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 17.00<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 Nasce un campione<\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"> (1954)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; fotografia: Pasqualino De Santis, Arturo Zavattini; operatore: Angelo Baistrocchi; origine: Italia; produzione: E. Petri, P. De Santis, A. Zavattini; durata: 11&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i>\u00ab<\/i>Nasce un campione <i>[&#8230;] \u00e8 un &quot;pezzo&quot; sportivo, molto sentimentale [&#8230;], nel quale il regista &#8211; che \u00e8 anche autore del soggetto &#8211; racconta di un ragazzotto romagnolo, detto &quot;Stampa&quot;, il quale, costretto a servirsi della bicicletta per necessit\u00e0 di lavoro, sogna di poter un giorno emulare in campo ciclistico i suoi conterranei divenuti famosi. Il film, dopo averci descritto una qualunque giornata del protagonista, lo segue poi nella sua prima fatica di lavoratore del pedale che si conclude con una vittoria strapaesana di &quot;Stampa&quot; e con la vincita di quella lucente bici da corsa che il ragazzo sognava ormai da tanto tempo\u00bb (Claudio Bertieri). \u00abVent&#8217;anni fa il cinema era ancora un mestiere da apprendere, una tecnica da sperimentare. A quell&#8217;epoca girare cortometraggi era una tappa obbligatoria sulla strada dell&#8217;apprendistato tecnico-professionale\u00bb (Petri).<\/i><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">a seguire<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>L&#8217;assassino<\/b> (1961)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto: Tonino Guerra, E. Petri; sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, E. Petri, T. Guerra; fotografia: Carlo Di Palma; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Graziella Urbinati; musica: Piero Piccioni; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Marcello Mastroianni, Micheline Presle, Cristina Gajoni, Salvo Randone, Andrea Checchi, Giovanna Gagliardo; origine: Italia\/Francia; produzione: Titanus, Vides Cinematografica, S.G.C.; durata: 98&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i>Alfredo Martelli \u00e8 un giovane antiquario che viene fermato dalla polizia e portato alla Centrale senza avere spiegazioni dagli agenti. Dentro di s\u00e9 l&#8217;uomo fa mille ipotesi sulle ragioni di quell&#8217;arresto: non sospetta nemmeno lontanamente che \u00e8 indiziato di omicidio. La donna uccisa \u00e8 una sua ex amante che l&#8217;antiquario ha incontrato proprio la sera prima della morte per chiederle la dilazione del pagamento di un debito. \u00ab\u00c8 da notare, poi, come ne<\/i> L&#8217;assassino <i>siano contenuti [&#8230;] germi delle opere del Petri maturo: la descrizione degli ambienti della questura e della prigione, ad esempio, anticipa<\/i> Indagine<i>: per inciso, ma non troppo, \u00e8 da considerare come si trattasse, allora, di argomenti poco meno che tab\u00f9 [&#8230;]; e infatti la censura (non ancora &quot;riformata&quot; dalla legge del 1962) infier\u00ec sulla pellicola con un gran numero di piccoli tagli. Superfluo [&#8230;] sottolineare&nbsp;[&#8230;] la destrezza, la sicurezza del mestiere che il regista debuttante manifesta; l&#8217;evidenza del buon rapporto stabilito con gli attori [&#8230;]; la cura delle immagini, con l&#8217;apporto di un operatore, come Carlo Di Palma\u00bb (Savioli).<\/i><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 16<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 19.00<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Alta infedelt\u00e0<\/b> (1964)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Franco Rossi, Elio Petri, Luciano Salce, Mario Monicelli; soggetto e sceneggiatura: Age [Agenore Incrocci] e [Furio] Scarpelli, Ruggero Marcelli, Ettore Scola; fotografia: Ennio Guarnieri, Gianni Di Venanzo (per <i>Gente moderna<\/i>); scenografia: Gianni Polidori, Mario Garbuglia (per <i>Gente moderna<\/i>); costumi: Lucia Mirisola; interpreti: Nino Manfredi, Fulvia Franco, Charles Aznavour, Claire Bloom, Monica Vitti, Ugo Tognazzi; origine: Italia\/Francia; produzione: Documento Film, S.P.C.E.; durata: 121&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i>\u00abSe riuscite a vincere il fastidio di una satira che ormai in troppi film, rispecchiando la bassa moralit\u00e0 e il declinante buon gusto, sconfina nel mercato boccaccesco,<\/i> Alta infedelt\u00e0<i>, film a episodi che fin dal titolo si dichiara un giuoco di parole e di situazioni, potr\u00e0 divertirvi. Bench\u00e9 i registi siano quattro, e quanto diversi di indole, non deve essere stato difficile per loro trovarsi d&#8217;accordo nel rinunciare a certe ambizioni e nell&#8217;uniformarsi al gusto dominante, che chiede appunto avventure erotiche variamente disposte come in un vassoio di antipasti, presentate con uno stile dinamico, attori popolari, e uno spolvero di pepe. [&#8230;] Passiamo nel surreale con<\/i> Peccato nel pomeriggio <i>di Elio Petri, che ha per protagonista Claire Bloom, una moglie mentecatta la quale soffre di inibizioni, e per guarirne tenta di tradire il marito. Vi riesce, dopo lunghi andirivieni romani, ma faticosamente, dopo infinite perplessit\u00e0 sue, e disperazioni dell&#8217;ometto prescelto, Aznavour. A cose fatte c&#8217;\u00e8 una sorpresa, che non sveleremo, ma che non \u00e8 certo una novit\u00e0. E perci\u00f2 il meglio dell&#8217;episodio sta nel suspense del racconto, girato alla svelta, e che tuttavia si avverte uscito dalle mani di un regista non privo di talento\u00bb (Grazzini). \u00abHo tentato di fare una piccola satira affettuosa dell&#8217;antonionismo\u00bb (Petri).<\/i><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 18<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 21.15<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>La propriet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un furto<\/b> (1973)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto e sceneggiatura: E. Petri, Ugo Pirro; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia e costumi: Gianni Polidori; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Ugo Tognazzi, Flavio Bucci, Daria Nicolodi, Mario Scaccia, Orazio Orlando, Julien Guiomar; origine: Italia\/Francia; produzione: Quasars Film Company, Labrador Films, Studio du Dragon, S.N. Cin\u00e9vog; durata: 137&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i>\u00abIl giovane bancario Total (F. Bucci), marxista-mandrakista e allergico al denaro, si licenzia e decide di colpire un ricco macellaio (U. Tognazzi), prototipo del ladrocinio organizzato, in quel che ha di pi\u00f9 caro: la propriet\u00e0 che, oltre a essere un furto, \u00e8 una malattia [&#8230;]. Storia di una persecuzione e apologo grottesco in chiave espressionista-brechtiana &quot;sulla nascita della disperazione in seno alla sinistra&quot; (E. Petri), il film segna il passaggio del regista, autore della sceneggiatura con Ugo Pirro, a quella fase catastrofica, apocalittica e quaresimale che sar\u00e0 accentuata in<\/i> <em>Todo modo<\/em> <i>(1976). &quot;&#8230; sfocia in un nullismo che sfiora l&#8217;onda scettica di uno Swift senza concederci il bene di una breve sponda non bagnata, non inquinata da un senso di impotenza e di vuoto&quot; (Pietro Bianchi). Troppo cupo, piuttosto isterico nella constatazione di un fallimento, privo di ironia e di gioia nel gusto della trasgressione. Notevoli il contributo di Luigi Kuveiller con una fotografia livida e deformante e il concertato dagli interpreti\u00bb (Morandini).<\/i><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 14<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n&nbsp;<\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">venerd\u00ec 8&nbsp; GENNAIO<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 17.00<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Un tranquillo posto di campagna<\/b> (1968)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto: Tonino Guerra, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Sergio Canevari; costumi: Franco Carretti; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Franco Nero, Vanessa Redgrave, Georges Geret, Gabriella Grimaldi, Madeleine Damien, Rita Calderoni; origine: Italia\/Francia; produzione: P.E.A., Produzioni Associate Delphos, Productions Artistes Associ\u00e9s; durata: 107&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-style: italic; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">\u00abPittore di successo in crisi creativa, dilaniato dalla volont\u00e0 di contestazione e dalle richieste del mercato, ha un rapporto schizofrenico di amore\/odio con la donna che gli fa da amante, amministratrice e infermiera e, per sfuggirla, si rifugia in una villa veneta, da anni disabitata, e cerca la compagnia di un fantasma. Film sulla pittura (sulla pop art, usando i quadri dell&#8217;americano Jim Dine), sulla ricerca disperata della bellezza perduta, sulla morte dell&#8217;arte, sui rapporti tra arte e realt\u00e0, &quot;&#8230; \u00e8 prima di ogni altra cosa un giro di boa tecnico: di tecnica narrativa, di montaggio, di ritmi, di effetti speciali, di fotografia. Senza l&#8217;esperienza maturata sarebbero forse impensabili i successivi film&#8230;&quot; (A. Rossi)\u00bb (Morandini).<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 14<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 19.00<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>La classe operaia va in paradiso<\/b> (1971)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto e sceneggiatura: Ugo Pirro, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Dante Ferretti; costumi: Franco Carretti; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria Volont\u00e9, Mariangela Melato, Salvo Randone, Gino Pernice, Luigi Diberti, Donato Castellaneta; origine: Italia; produzione: Euro International Films; durata: 111&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i>\u00ab<\/i>La classe operaia<i>, e il suo portaparola funzionale Lul\u00f9 Massa, operaio alla catena di montaggio, riguarda direttamente il problema della rappresentazione sulla scena della &quot;classe operaia&quot;, e dello spess<\/i>ore mitologico <i>di cui &quot;soffre&quot; una tale rappresentazione. [\u2026] \u00c8 dunque il film di Petri pi\u00f9 radicalmente esposto, assieme a<\/i> Todo modo <i>&#8211; che ricordiamo fu un film anche di battaglia politica. E fu, conseguentemente, il film che pi\u00f9 &quot;divise&quot;, laddove, in certo modo,<\/i> Indagine <i>poteva unire, nell&#8217;equivoco per\u00f2. [\u2026] Cos\u00ec come la scena politica italiana era occupata dalle lotte operaie nelle fabbriche, altrettanto il discorso attorno al politico tendeva a doppiare la scena del reale investendola del desiderio, ammantandola del velo mitologico\u00bb (Rossi).<\/i><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 14<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 21.00<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Ipotesi sulla morte di Pinelli &#8211; Materiale n. 2<\/b> (1970)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; montaggio: Raimondo Crociani; interpreti: Luigi Diberti, Renzo Montagnani, Gian Maria Volont\u00e9; origine: Italia; produzione: Unitelefilm per conto del Comitato cineasti italiani contro la repressione; durata: 14&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">\u00ab<i>I<\/i> Documenti su Pinelli <i>furono prodotti dal &quot;Comitato cineasti contro la repressione&quot; che nacque su iniziativa di Petri e mia, all&#8217;indomani della strage di Piazza Fontana. Alla ricerca precipitosa degli autori della strage, tutte le forze di polizia iniziarono una repressione a tappeto che invest\u00ec indiscriminatamente tutti i gruppi extraparlamentari e che si estese successivamente anche contro gli operai in lotta. Al comitato aderirono i cineasti pi\u00f9 noti, ma pochi girarono dei &quot;pezzi&quot;. Comunque il finanziamento dell&#8217;impresa fu assicurato dai cineasti aderenti. I<\/i> Documenti su Pinelli <i>sono due, il primo fu realizzato a Milano da Nelo Risi, il secondo, con il titolo<\/i> Ipotesi<i>, fu girato da Petri. Il filmato ironizza sulle tre versioni che la polizia diede del &quot;suicidio&quot; di Pinelli. L&#8217;idea fu di Elio Petri e vi lavorammo insieme a definirlo, ma non scrivemmo una sceneggiatura, che in realt\u00e0 fu elaborata anche con il concorso degli attori partecipanti proprio durante le riprese\u00bb (Pirro).<\/i><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">a seguire<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto<\/b> (1970)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto e sceneggiatura: Ugo Pirro, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Angela Sammaciccia; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria Volont\u00e9, Florinda Bolkan, Gianni Santuccio, Orazio Orlando, Sergio Tramonti, Arturo Dominici; origine: Italia; produzione: Vera Film; durata: 115&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-style: italic; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Un commissario di polizia uccide la sua amante e lascia ovunque, nella casa della donna, indizi contro di s\u00e9. Vuole verificare fino a che punto il potere, di cui egli \u00e8 un esaltato rappresentante, riuscir\u00e0 a proteggerlo, al di l\u00e0 di ogni prova che possa incriminarlo. \u00abPetri, preso alla gola dall&#8217;attualit\u00e0, e probabilmente compiaciuto del suo ruolo scandaloso, ha insistito su un solo versante, forzando le tinte nella pittura dei metodi polizieschi. Ma basta scalfire con l&#8217;unghia il suo film, ricordare il timbro esistenziale che accompagna la sua opera precedente, per toccarne il tessuto pi\u00f9 vero, intinto di angoscia storica espressa in forme di paradosso. Impressione accentuata dalla struttura narrativa, da quell&#8217;aprirsi e chiudersi del film su toni grotteschi (il delitto iniziale, il rinfresco sul finire) che stringe in una tenaglia di sarcasmo il cuore realistico del racconto\u00bb (Grazzini). Fra i tanti premi vinti, spicca l&#8217;Oscar per il miglior film straniero.<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 14<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt; font-weight: 700\">sabato 9&nbsp; GENNAIO<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 16.30<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>La decima vittima <\/b>(1965)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto: dal racconto <i>La 7\u00aa vittima<\/i> di Robert Sheckley; sceneggiatura: Ennio Flaiano, Tonino Guerra, Giorgio Salvioni, E. Petri; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Piero Poletto; costumi: Giulio Coltellacci; musica: Piero Piccioni; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Marcello Mastroianni, Ursula Andress, Elsa Martinelli, Salvo Randone, Massimo Serato, Milo Quesada; origine: Italia\/Francia; produzione: Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Concordia; durata: 90&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><i>In una societ\u00e0 tecnologica futura, non essendoci pi\u00f9 guerre, l&#8217;aggressivit\u00e0 viene scaricata attraverso la caccia all&#8217;uomo, nella quale vince chi totalizza dieci vittime. Marcello e Caroline sono entrambi a quota nove, l&#8217;uno d\u00e0 la caccia all&#8217;altra giocando l&#8217;arma della seduzione e dell&#8217;amore. \u00ab<\/i>La decima vittima <i>era un film assai rischioso: tratto da uno dei migliori racconti americani di fantascienza,<\/i> La decima vittima <i>[La settima vittima]<\/i> <i>di Robert Sheckley, non pensavamo che potesse trovare una plausibile ambientazione italiana. Da noi la fantascienza \u00e8 quella che pu\u00f2 essere in un paese povero anche di scienza, tutta merce d&#8217;importazione: in Italia il futuro non \u00e8 cominciato, siamo ancora alla liquidazione dei residui feudali; e quando vaticiniamo su ci\u00f2 che accadr\u00e0 dopodomani la fantasia resta al palo. Ogni precedente tentativo di &quot;science fiction&quot; indigena, compreso lo sfortunato<\/i> Omicron <i>di Gregoretti, era finito miseramente: e l&#8217;idea del nostro Petri alle prese con un tipico racconto newyorkese, legato alla crudele atmosfera della metropoli e impensabile sotto cieli non americani, non ci tranquillizzava affatto. E invece, vedere per credere, il film \u00e8 di prim&#8217;ordine\u00bb (Kezich).<\/i><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 18.10<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>I giorni contati<\/b> (1962)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto: Tonino Guerra, E. Petri; sceneggiatura: E. Petri, T. Guerra, Carlo Romano; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Giovanni Checchi; costumi: Graziella Urbinati; musica: Ivan Vandor; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Salvo Randone, Franco Sportelli, Regina Bianchi, Paolo Ferrari, Vittorio Caprioli, Marcella Valeri; origine: Italia; produzione: Titanus, Metro; durata: 99&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-style: italic; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">\u00abUna mattina a Roma in tram Cesare, idraulico di 55 anni, vede morire un uomo e va in tilt. Smette di lavorare, deciso a godersi la vita, ma anche questa svolta si rivela una sconfitta. Il 2\u00b0 film di E. Petri, e uno dei suoi migliori in assoluto, nasce da un&#8217;insolita contaminazione: un tema esistenziale inserito in un contesto neorealistico con un linguaggio che risente della lezione di Rossellini, ma anche di Antonioni e del primo Godard. Un racconto di dolente verit\u00e0, uno straordinario S. Randone. Scritto con Tonino Guerra. 1\u00b0 premio al Festival di Mar del Plata\u00bb (Morandini).<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 16<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 20.10<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>A ciascuno il suo<\/b> (1967)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto: dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia; sceneggiatura: Ugo Pirro, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Sergio Canevari; costumi: Luciana Marinucci; musica: Luis Enriquez Bacalov; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria Volont\u00e9, Irene Papas, Gabriele Ferzetti, Laura Nucci, Mario Scaccia, Luigi Pistilli; origine: Italia; produzione: Cemofilm; durata: 93&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-style: italic; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Sicilia. Un insegnante di liceo indaga sul duplice omicidio di un farmacista e di un medico. Per tutti gli altri \u00e8 un delitto d&#8217;onore. In realt\u00e0, dietro si cela una complessa trama, ottimamente congegnata al di l\u00e0 delle apparenze. \u00abUn film richiama l&#8217;attenzione del pubblico se colpisce l&#8217;immaginazione dello spettatore, se &quot;fotografa&quot; un momento di cambiamento, l&#8217;evoluzione del gusto, un&#8217;insofferenza della gente comune nell&#8217;istante in cui insorge. [\u2026] Il film colse quella fase di passaggio, quella insofferenza nascente senza che nemmeno noi stessi ne fossimo del tuto consapevoli; cogliemmo, cio\u00e8, qualcosa che era nell&#8217;aria e gi\u00e0 vagamente presente in noi\u00bb (Pirro).<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 22.00<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Buone notizie<\/b> (1979)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto e sceneggiatura: E. Petri; fotografia: Tonino Nardi; scenografia: Amedeo Fago, Franco Velchi Pellecchia; costumi: Barbara Mastroianni; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Giancarlo Giannini, Paolo Bonacelli, Angela Molina, Aurore Cl\u00e9ment, Ombretta Colli, Ninetto Davoli; origine: Italia; produzione: Medusa Distribuzione; durata: 116&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><em>Buone notizie,<\/em> <em>filmraro di Elio Petri, manifesta un pessimismo ormai inguaribile, saturo di spinte metafisiche. Racconta di un funzionario della televisione che incontra un vecchio amico ossessionato dalla paura di venire ucciso&#8230;<\/em> <em>\u00abPetri mi spiega il suo &quot;piccolo film&quot;, una storia che non mi dispiaceva. E propone di produrcelo noi [&#8230;]. Giriamo tanto materiale. C&#8217;era una comicit\u00e0 abbastanza astratta, strana, ma al primo montaggio il film non era niente male. [&#8230;] Elio [&#8230;] comincia a manipolare il film, a tagliare tutte le scene comiche, divertenti. [&#8230;] Petri mi spiega che non voleva ci accusassero di fare un film troppo vicino alla Wertm\u00fcller, che si rideva troppo. [&#8230;] Io non ero molto d&#8217;accordo sui tagli, per\u00f2 avevo un grande rispetto per Elio, persona straordinaria. Il film non ha successo. Forse Elio sapeva gi\u00e0 del suo male incurabile perch\u00e9 nel film ogni tanto mi faceva ripetere una cosa strana per cui, inginocchiato davanti a una parete, dicevo agli altri: &quot;io non voglio morire, non voglio morire!&quot;\u00bb (Giannini).<\/em><\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 14<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n&nbsp;<\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">domenica 10 GENNAIO<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 16.30<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>I sette contadini<\/b> (1958)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; sceneggiatura Cesare Zavattini, Luigi Chiarini, Renato Nicolai; testo: R. Nicolai; fotografia: Roberto Gerardi; musica: Claudia Nizza; montaggio: Gabriele Varriale; origine: Italia; produzione: A.B. Cinematografica; durata: 10&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-style: italic; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Il 28 dicembre 1943, a Reggio Emilia, cadevano assassinati &#8211; sotto i colpi di un plotone di esecuzione di militi fascisti della Repubblica sociale di Mussolini &#8211; sette fratelli. Giovani contadini, antifascisti e comunisti, cresciuti dal padre in una educazione laica e progressista, che li aveva portati anche ad introdurre &#8211; gi\u00e0 durante il fascismo &#8211; innovazioni importanti nella conduzione dei lavori agricoli, erano stati poi tra i primi ad entrare nella Resistenza armata contro i nazisti e i fascisti loro alleati. Il 25 novembre del 1943 la casa dei Cervi &#8211; in cui avevano trovato rifugio anche molti ex prigionieri inglesi, australiani, russi &#8211; fu circondata dai fascisti, che un mese dopo decisero l&#8217;orrenda strage. Il documentario contiene immagini della campagna emiliana, del paese natale dei fratelli Cervi, della loro vecchia casa colonica, delle loro mogli e dei figli che hanno lasciato, del luogo dove vennero trucidati e del cimitero in cui sono sepolti. Il filo conduttore del film \u00e8 costituito da un&#8217;intervista ad Alcide Cervi, il padre, che rievoca, in una sintesi affettuosa e commossa, la storia dei suoi sette figli. Il film \u00e8 stato restaurato nel 1995 a cura di Cinecitt\u00e0 s.p.a. per conto della Associazione Philip Morris Progetto Cinema.<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">a seguire<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Le mani sporche<\/b> (1979)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto: dal dramma di Jean-Paul Sartre; traduzione e adattamento televisivo: E. Petri; fotografia: Nando Forni; scenografia: Filippo Corradi-Cervi; costumi: Barbara Mastroianni; musica: Ennio Morricone; montaggio: Gianni Lari; interpreti: Marcello Mastroianni, Giovanni Visentin, Anna Maria Gherardi, Giuliana De Sio, Omero Antonutti, Massimo Foschi; origine: Italia; produzione: Rai; durata: 234&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-style: italic; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">\u00abIn un paese immaginario dell&#8217;Europa centrale, l&#8217;Illiria, alla fine della seconda guerra mondiale, la situazione politica \u00e8 confusa. Il partito dominante si \u00e8 schierato con le forze dell&#8217;Asse e subisce ora la controffensiva sovietica, mentre all&#8217;interno, il partito proletario clandestino prepara la sua ascesa al potere, pacificamente. Hugo si presenta ai suoi superiori del partito, e in particolare ad Olga, per essere giudicato in relazione all&#8217;assassino di Hoederer, il capo politico delle sinistre. Il Partito ha deciso di uccidere Hugo, ritenendolo responsabile di un&#8217;azione contraria agli interessi della sinistra, ma Olga vuole salvare il giovane e capire il perch\u00e9 della sua azione. Cos\u00ec Hugo racconta la sua vicenda&#8230;\u00bb (Anna Di Martino e Andrea Morini).<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Per gentile concessione di Rai Teche &#8211; Ingresso gratuito<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">ore 21.00<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><b><font style=\"font-size: 8pt\" face=\"Verdana\">\u2022 <\/font><\/b><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>Todo modo<\/b>(1976)<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Regia: Elio Petri; soggetto: dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia; sceneggiatura: E.&nbsp;Petri, con la collaborazione di Berto Pelosso; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Dante Ferretti; costumi: Franco Carretti; musica: Ennio&nbsp;Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria Volont\u00e9, Marcello Mastroianni, Mariangela&nbsp;Melato, Ciccio Ingrassia, Franco Citti, Tino&nbsp;Scotti; origine: Italia; produzione: Cinevera; durata: 130&#8242;<\/font><\/div>\n<div style=\"font-style: italic; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">\u00abMentre in Italia si scatena una terribile epidemia, un centinaio di &quot;notabili&quot; del partito che governa l&#8217;Italia da tre decenni si riunisce in un albergo-convento, costruito nel sottosuolo di una pineta, per eseguirvi un corso di esercizi spirituali condotto dal severo gesuita don Gaetano. In realt\u00e0, indifferenti alle prediche del sacerdote, che non ha dubbi sulla loro corruzione, ai convenuti preme soltanto concordare una nuova spartizione del potere. Ben presto la riunione si trasforma in rissa; si arriva persino ad un morto cui altri, misteriosamente, seguono nei giorni successivi, gettando il terrore tra i politici riuniti. Forse l&#8217;opera pi\u00f9 &quot;politicamente scorretta&quot; sulla figura di Aldo Moro (rappresentato da colui che tutti chiamano &quot;il presidente&quot;). Film cupo, grottesco, profetico, nel quale lo statista democristiano vi \u00e8 rappresentato come colui che dovr\u00e0 &quot;portare la croce della mediazione sul Monte Calvario dei nuovi assetti&quot;. Il film fu girato nel 1975, proprio nel momento in cui le BR cominciavano a prendere in considerazione come possibili obiettivi di un sequestro, oltre a Moro, personalit\u00e0 politiche come Giulio Andreotti e Amintore Fanfani\u00bb (Christian Uva).<\/font><\/div>\n<div style=\"font-weight: bold; text-align: justify;\">\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">Vietato ai minori di anni 14<\/font><\/div>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">[Fonte: <a href=\"http:\/\/www.fondazionecsc.it\/events_detail.jsp?IDAREA=16&#038;ID_EVENT=273&#038;GTEMPLATE=ct_home.jsp\" style=\"text-decoration: none\"><font color=\"#3399FF\">http:\/\/www.fondazionecsc.it<\/font><\/a>]<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\">* * *<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0; margin-bottom: 0\"><font face=\"Verdana\" style=\"font-size: 8pt\"><b>CINETECA NAZIONALE \u2013 CINEMA TREVI<\/b><br \/>\nVicolo del Puttarello 25, (Fontana di Trevi) Roma<br \/>\ntel. 06.6781206, salatrevi@fondazionecsc.it<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 di programmazione al cinema Trevi fa parte della funzione di Diffusione Culturale della Cineteca Nazionale:<br \/>\n\u2022 Conservatore: Enrico Magrelli (segreteria: 06.72294371)<br \/>\n\u2022 Responsabile Diffusione culturale: Laura Argento (06.72294316)<br \/>\n\u2022 La programmazione \u00e8 curata da Domenico Monetti (06.72294301) e Luca Pallanch (06.72294389), con la collaborazione di Maria Coletti, Juan Del Valle, Annamaria Licciardello (salatrevi@fondazionecsc.it)<br \/>\n\u2022 comunicazione culturale e documentazione: Silvia Tarquini<br \/>\n(06.72294393, comunicazione@fondazionecsc.it)<br \/>\n\u2022 ufficio stampa: Susanna Zirizzotti e Valentina Contessi<br \/>\n(06.72294260, comunicazione@fondazionecsc.it)<br \/>\n\u2022 direttrice di sala: Laura Bartoletti (06.6781206)<br \/>\nproiezionisti: Giorgio Simoni, Christian Saccoccio, Barbara Puller\u00e0<\/p>\n<p>INGRESSO: interi \u20ac 4,00 | ridotti \u20ac 3,00 | tessera per 10 ingressi, con validit\u00e0 di un anno dalla data di acquisto \u20ac 20.<\/p>\n<p>COME ARRIVARE<br \/>\n&#8211; metro A, fermata Barberini<br \/>\n&#8211; autobus: via del Tritone : 52-61-62-63-71\u201380\u201395\u201311 6\u2013119-175-492-590 &gt; via del Corso : 62-63<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinema Trevi: &quot;Con le ore contate. 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